Una giornalista in esilio. Un paese senza libertà. Una voce chediventa milioni di voci. “BE MY VOICE” (Svezia, 2021, 90′) della
regista Nahid Persson, potentissimo documentario sulla condizione
femminile nell’Iran dell’hijab, sarà in programma al cinema Ariston in
prima visione in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti
della Donna, martedì 8 marzo alle ore 16.30, 18.45 e 21.00. Il film è
distribuito nelle sale italiane da Tucker Film insieme al Pordenone
Docs Fest – Le Voci del documentario dove ha conquistato il Premio del
pubblico.
Essere la voce di chi alla propria voce ha dovuto rinunciare. Essere
il punto di connessione tra chi non può parlare e chi, invece, è
libero di ascoltare. Questa è l’urgenza narrativa di “Be My Voice”, il
nuovo documentario della regista Nahid Persson, film-maker iraniana
naturalizzata svedese che racconta una donna, un popolo, una scelta. È
la storia di Masih Alinejad, giornalista e attivista, diventata la
voce delle donne iraniane nelle battaglie di civiltà e nella
ribellione contro l’hijab forzato: guida uno dei più grandi atti di
disobbedienza civile nell’Iran di oggi e usa la sua libertà in esilio
per dare voce alla protesta nel suo paese d’origine. Una guerriera
lontana dalla sua terra (oggi vive sotto protezione negli Stati Uniti)
ma non dall’anima del suo Paese, che lotta da anni contro ogni
limitazione dei diritti civili, per il rispetto delle donne. Masih
rischia la vita e nemmeno una quotidianità così dolorosa e precaria
basta a zittirla, usa quotidianamente i profili social per raccontare
la propria battaglia, aggiornare i suoi connazionali e non solo: più
di 6 milioni di persone la seguono su Instagram e ha raccontato la sua
esperienza anche in un libro, “Il vento fra i capelli” (Nessun Dogma,
2020). In “Be My Voice” sono raccolte testimonianze e video inediti,
che portano ad altissimo ritmo dentro un fronte di battaglia che
conosciamo ancora troppo poco.
La battaglia del popolo iraniano è combattuta anche dalla regista
Nahid Perrson: nel 2007 è stata arrestata e imprigionata con l’accusa
di aver infamato il proprio Paese mentre girava uno dei suoi
documentari più famosi, sulla storia di alcune prostitute in Iran,
“Prostitution Behind the Veil” nel 2004. Altri suoi celebri lavori
sono “My Stolen Revolution” (2013), “The Last Days of Life” (2012),
“The Queen and I” (2009), “My mother – A Persian Princess” (2000),
“The End of Exile” (1999). Una donna fiera e coraggiosa che ha
trasformato l’arte in uno strumento di lotta civile.
