A quarant’anni dalla scomparsa di Rainer Werner Fassbinder, uno deipiù geniali e prolifici registi del Ventesimo Secolo, la rassegna “I
lunedì dell’Ariston” organizzata da La Cappella Underground presenta
una selezione di cinque dei suoi film più rappresentativi – in
edizione restaurata dalla R.W. Fassbinder Foundation – e un inedito
documentario biografico: i titoli, in programma dal 20 giugno al 18
luglio in versione originale sottotitolata, sono “L’amore è più freddo
della morte” (Liebe ist kälter als der Tod, 1969), “Le lacrime amare
di Petra Von Kant” (Die bitteren Tränen der Petra von Kant, 1972), “La
paura mangia l’anima” (Angst essen Seele auf, 1973), “Effi Briest”
(Fontane Effi Briest, 1974), “Il matrimonio di Maria Braun” (Die Ehe
der Maria Braun, 1978) e il documentario “Fassbinder” (2015) di
Annekatrin Hendel.
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la distribuzione
italiana Viggo e promossa a Trieste con la collaborazione di
CulturArteffetto Tedesco.
Nessun regista è stato più controverso, scandaloso, prolifico e
ossessionato dal cinema di Rainer Werner Fassbinder. Morto
tragicamente, il 10 giugno del 1982, a soli 37 anni, Fassbinder aveva
rivoluzionato il teatro e lasciato un totale di 44 film e serie
televisive diretti e, spesso, autoprodotti. Nessuno, prima o dopo di
lui, è stato in grado di narrare la società tedesca in modo così duro
e veritiero attraverso personaggi indimenticabili, comunque capaci di
emozionare, toccare l’animo umano, offrire una possibilità. La
rassegna offre un tributo a un regista scomodo, volutamente
dimenticato, per concedere al suo cinema la possibilità di rivivere
sul grande schermo attraverso cinque significative opere che,
raccontando la società e la storia tedesca, hanno profondamente mutato
il racconto cinematografico.
La rassegna si apre con “L’amore è più freddo della morte” (Liebe ist
kälter als der Tod, Germania, 1969, 89’), il 20 giugno alle ore 17.00
e 21.00, film d’esordio di R.W. Fassbinder in cui il regista tedesco
gioca con alcuni dei suoi miti cinematografici, lasciando trapelare
sprazzi delle tematiche che verranno.
“Le lacrime amare di Petra Von Kant” (Die bitteren Tränen der Petra
von Kant, Germania, 1972, 125’), in programma il 27 giugno alle ore
18.30 e 21.00, è il più doloroso e forse il più perfetto film di
Fassbinder: claustrofobico, retto da interpretazioni impeccabili, da
una regia fortemente teatrale e da una fotografia esemplare.
“La paura mangia l’anima” (Angst essen Seele auf, Germania, 1973,
94’), in palinsesto il 4 luglio alle ore 17.00 e 21.00, è un film sul
razzismo quotidiano e sulla normalità, sull’amore e sulla felicità,
costruito attorno alla storia di Emmi, una sessantenne vedova e con
figli sposati, e del suo incontro con Alì, un marocchino immigrato per
lavoro in Germania.
“Effi Briest” (Fontane Effi Briest, Germania, 1974, 141’), in data 11
luglio alle ore 18.00 e 21.00, lungometraggio fedele all’omonimo
romanzo di Theodor Fontane, è girato in uno splendido bianco e nero
che restituisce nitido il ritratto di una società cupa ed opprimente
dove non è più possibile vivere l’amore.
“Il matrimonio di Maria Braun” (Die Ehe der Maria Braun, Germania,
1978, 121’), ultimo titolo in cartellone il 18 luglio alle 18.30 e
21.00, è uno dei migliori film di Fassbinder, denso di avvenimenti e
di personaggi, pieno di drammaticità e di sarcasmo, una ricca parabola
sul “miracolo” tedesco, con una memorabile Hanna Schygulla.
L’inedito documentario biografico “Fassbinder” (Germania, 2015, 96’)
di Annekatrin Hendel sarà presentato in due date, il 20 giugno e il 4
luglio alle ore 19.00: l’opera offre un nuovo approccio al fenomeno
Fassbinder consentendogli di raccontare la propria storia attraverso
il collegamento di elementi autobiografici dei suoi film con opere
scritte inedite e interviste; la storia di un giovane studente con
grandi ambizioni artistiche che, con il suo stile di vita scandaloso e
una furiosa energia, ha profondamente segnato e trasformato il
paesaggio culturale tedesco ed internazionale, ricostruita attraverso
interviste alle sue “donne”, Hanna Schygulla, Irm Hermann e Margit
Carstensen, ad amici e sostenitori come Harry Baer, Thomas Schühly,
Günter Rohrbach, Volker Schlöndorff e Juliane Lorenz.
