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SUMMARY:1954 - Trieste è italiana\, la Zona B è perduta
DESCRIPTION:Venerdì 25 ottobre l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata inaugura alle 17.30 presso la propria sede/museo istriano\, via Torino\, 8\, la mostra dedicata al 70° del ritorno di Trieste all’Italia (26 ottobre 1954). Ma quel giorno sancì di fatto (anche se non di diritto) la perdita della zona B. Ed è questo l’aspetto\, non secondario\, DELLA PERDITA DELLA ZONA B che l’iniziativa intende rappresentare: Trieste\, in quel giorno\, scenderà tutta in piazza e\, con i triestini\, ci saranno a migliaia gli esuli istriani che usciranno dal Silos\, dai ghetti dei campi profughi sventolando da una parte il tricolore e dall’altra la bandiera con la capra istriana listata lutto. Trieste ritornava all’Italia\, la zona B era perduta. \nA quel fatidico giorno ci saremmo arrivati dopo il dramma delle foibe\, dopo l’occupazione tedesca\, dopo quaranta giorni drammatici di occupazione jugoslava\, dopo nove anni di governo alleato\, dopo illusioni e delusioni fra manifestazioni e scontri in piazza\, nel 1948\, nel 1952\, fino al culmine delle giornate di rivolta con i sei morti del novembre 1953. Solo nell’ottobre di un anno dopo sarebbe arrivata l’Italia\, con un ulteriore aggiustamento dei confini che ci priverà anche dei paesini sui colli di Muggia. \nIl 26 ottobre 1954 Trieste tornerà all’Italia\, ma l’ultimo lembo di Istria sarà perduto e inizierà in maniera radicale\, aumentando di mese in mese per tutto il 1955 e protraendosi fino agli anni Sessanta\, l’esodo dalla zona B\, area su cui\, fino all’ultimo\, molti avevano continuato a nutrire grandi speranze. \nLa mostra\, ad ingresso libero\, resterà aperta ogni giorno\, sabato e domenica inclusi\, con orario 10.30-12.30 e 16.30-18.30\, sino al 30 marzo 2025.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:Istanbul\, faces of freedom. Between past and present
DESCRIPTION:Nell’ambito del Festival Trieste Photo Days\, è stata inaugurata al Museo d’Arte Orientale di via S. Sebastiano la mostra “Istanbul\, faces of freedom. Between past and present”\, che resterà aperta al pubblico fino al 22 genaio 2025.\n  \nGli scatti contemporanei della fotografa slovena Manca Iuvan dedicati a Istanbul\, suggeriti da Stefano Ambroset\, presidente dell’Associazione dotART\, dialogano con le testimonianze ottocentesche conservate presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \n  \nL’esposizione\, curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca\, in collaborazione con Francesca Avignone\, conservatore del Civico Museo d’Arte Orientale\, propone un itinerario per immagini della città turca nel tempo e nello spazio\, organizzato in due sezioni.\n \nNella prima parte la fotografa slovena racconta Istanbul attraverso alcuni dei suoi luoghi iconici: il Bosforo su cui si affaccia l’illimitata cupola di Santa Sofia\, il trionfo della vegetazione sui resti dell’architettura difensiva bizantina\, le case con i panni stesi\, accalcate l’una sull’altra come ricorda Mark Twain\, il dedalo di vicoli\, di cui non si percepisce l’inizio e la fine al punto da ricordare un perfetto labirinto\, come sostiene Hermann Melville.\n\nGli scatti del XXI secolo sono messi a confronto con i positivi\, conservati in Fototeca\, che illustrano gli eleganti edifici realizzati dall’architetto muggesano\, Domenico Pulgher (1837-1917)\, negli anni Settanta del XIX secolo.\n\nIl fascino dell’esotico è evidente anche nel mondo delle stereoscopie ottocentesche. Le fotografie tridimensionali hanno la capacità di condurre il fruitore\, grazie ai visori stereoscopici\, in giro per il mondo\, consentendogli di ampliare le proprie conoscenze geografiche\, etnografiche\, antropologiche e storico-artistiche.\n\nNella seconda sezione i protagonisti di ieri sono messi a confronto\, in un raffinato gioco di rimandi e contrasti\, con quelli di oggi.\n\nI ritratti etnografici dai colori intensi del fotografo turco Pascal Sèbah (1823-1886) e di altri autori orientali non identificati\, realizzati nella seconda metà dell’Ottocento\, conoscono una larga diffusione. Il modico costo delle carte de visite consente a un vasto ed eterogeneo pubblico di acquistare i piccoli positivi\, tra cui la famiglia triestina Piacere che lascia i suoi beni al Comune nel 1940.\n\nLe fotografie inserite negli album\, sfogliati in salotto accanto al caminetto\, forniscono un piacevole passatempo\, oggetti di divertimento e di istruttive informazioni al contempo.\n\nLa staticità che contraddistingue i positivi degli edifici immortalati nell’Ottocento caratterizza anche i ritratti storici. Il soggetto è sempre fotografato centrato\, illuminato in maniera uniforme\, intero. La rappresentazione dei volti e dei mestieri di ieri risulta isolata dal relativo contesto ambientale\, riprodotta artificialmente in studio. I protagonisti sono soggetti anonimi riconoscibili solo per il ruolo che rappresentano\, sintesi ed espressione della seduzione esercitata sul turista dal passato\, dall’esotico.\n\nForte è il contrasto tra l’immobilità dei volti di ieri e la vivacità di quelli odierni. Le immagini realizzate nel XXI secolo da Manca Juvan sono contestualizzate e pregne di informazioni. L’attenzione della fotografa assume la funzione di speculum di matrice antropologica: evidente sete di conoscenza dell’altro. Immagini eloquenti\, obiettive e al tempo stesso evocative\, in grado di restituire l’empatia tra la ritrattista e il soggetto fotografato.\n\nAttraverso la selezione e il confronto delle immagini\, è così possibile esplorare\, nel tempo e nello spazio\, l’evoluzione di una città straordinariamente carica di Storia\, anzi di storie.\n \nInformazioni: \nmuseoarteorientaletrieste.it \nmuseoarteorientale@comune.trieste.it \nfototeca.trieste.it \ncmsafototeca@comune.trieste.it \ntel. 040/3220736 \ntel. 040/6754039
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LOCATION:Museo d’Arte Orientale\, Via San Sebastiano\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:McCurry - Sguardi sul mondo
DESCRIPTION:Steve McCurry è considerato\, da oltre cinquant’anni\, una delle voci più̀ autorevoli della fotografia contemporanea.  La maestria nell’uso del colore\, l’empatia e l’umanità̀ rendono le sue fotografie indimenticabili.\nAl Salone degli Incanti a Trieste dal 15 novembre 2024 al 4 maggio 2025 va in scena una mostra che raccoglie oltre 150 fotografie\, incluse alcune sorprendenti immagini inedite. \nLa retrospettiva offre uno sguardo profondo e simbolico sull’opera di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. Ogni scatto\, come una finestra su mondi lontani\, accompagna il visitatore in un viaggio emozionante e complesso tra culture\, esperienze e sensibilità diverse. \nAttraverso le sue immagini\, McCurry ci avvicina a popoli remoti e ci svela frammenti di umanità nascosti\, rivelando sentimenti universali attraverso volti fieri e dignitosi. I suoi scatti attraversano confini geografici e sociali\, guidandoci alla scoperta di un mondo in costante cambiamento. \nLa mostra si apre con una serie di ritratti di straordinaria intensità e prosegue con immagini che spaziano tra guerra e poesia\, sofferenza e gioia\, stupore e ironia\, componendo un mosaico di emozioni che catturano lo sguardo e toccano l’anima.
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SUMMARY:Lezioni di Storia: La guerra dei sessi
DESCRIPTION:Le Lezioni di Storia tornano a Trieste con un nuovo ciclo\, La guerra dei sessi\, che si terrà al Teatro Verdi a partire dal 17 novembre 2024.Nella storia dell’umanità il conflitto tra donne e uomini si è declinato in forme assai diverse\, coinvolgendo tutte le dimensioni della vita: dalla famiglia alla politica\, dall’economia alla cultura. Le sei Lezioni di questo ciclo esploreranno allora il conflitto dei sessi dall’antichità all’età contemporanea\, mostrando tutte le differenze di ogni epoca ma anche le ricorrenze nei modi e nei temi del rapporto tra donne e uomini. \n\nProgramma\n17 novembre 2024 \nFRANCESCA CENERINIMessalina\, meretrix augusta \nMeretrix Augusta\, ovvero prostituta imperiale. Con questo non invidiabile epiteto il poeta satirico Giovenale tramandò nei secoli l’immagine di Messalina\, moglie dell’imperatore Claudio e figura di grande rilievo nella Roma del I secolo. Che cosa si nasconde dietro la leggenda nera che ha infamato il ricordo di questa giovane aristocratica’ \n  \n1 dicembre 2024 \nMARIA GIUSEPPINA MUZZARELLIChiara d’Assisi\, passione e risolutezza \nLa vita di Chiara è segnata dall’incontro con Francesco e la sua vicenda spesso è finita nel cono d’ombra dello straordinario “pazzo di Dio”. Di lei va messa in valore la fortissima personalità e l’indubbia capacità politica nell’opporsi ai vertici ecclesiastici in un mondo che assegnava alle donne ruoli assai limitati. Voleva per le sorores un modello di vita come quello dei fratres al seguito di Francesco; lottò\, non vinse\, ma non fu nemmeno sconfitta. \n  \n19 gennaio 2025 \nLISA ROSCIONIMarianna de Leyva\, la Monaca di Monza \nTrasfigurata da Manzoni nei Promessi sposi\, era in realtà una donna in carne ed ossa\, con i suoi desideri\, sogni\, frustrazioni. Obbligata a entrare in convento a tredici anni\, divenne donna di potere\, a tratti arrogante e persino violenta. Restituite alla loro verità storica\, la sua complessa personalità e la parabola della sua vita -dall’abisso del crimine all’espiazione esemplare- ci permettono di cogliere il tentativo drammatico e inquietante di chi cercava di sottrarsi a un destino già scritto. \n  \n26 gennaio 2025 \nALBERTO MARIO BANTIMadame Bovary e la morale borghese \nSi può amare Emma Bovary’ La sua propensione a sognare a occhi aperti\, la sua vocazione al disastro affettivo’ Forse no. E tuttavia Emma\, nonostante le sue romanticherie\, sa bene in che mondo vive. Vorrebbe un figlio maschio\, perché “una donna è continuamente frustrata. Inerte e flessibile insieme\, ha contro di sé le debolezze della carne”. Madame Bovary è una banale autoassoluzione o una lucida diagnosi di cosa voglia dire essere donna secondo le regole della morale dominante’ \n  \n2 febbraio 2025 \nLORIS ZANATTAEva Perón\, l’ira di Dio \nSenza Perón\, niente Evita; ma senza Evita\, Perón sarebbe stato un altro. Del suo regime fu l’anima messianica\, l’oggetto di una ammirazione incondizionata per l’indefesso impegno nei confronti dei diritti dei lavoratori\, dei poveri\, delle donne. Sfigurata dal mito\, esaltata dai media\, l’Eva reale\, cattolica e tradizionale\, sfuma dinanzi all’Eva leggendaria\, femminista e fatale. Venerata e spietata\, fu tanto odiata quanto amata\, da morta e da viva. Visse poco\, ma tanto. \n  \n23 febbraio 2025 \nCOSTANTINO D’ORAZIOFrida Kahlo\, corpo a corpo con la pittura \nMaestra di libertà\, rivoluzionaria\, feroce avversaria della società patriarcale messicana. Grazie al suo coraggio molti stereotipi che inchiodavano le donne a pochi ruoli circoscritti furono per sempre sradicati. Lo fece dipingendo il suo corpo in modo crudo\, mostrando cicatrici\, dolore e vulnerabilità\, sfidando gli ideali convenzionali di bellezza con l’esplorazione minuziosa della complessità dell’identità di genere e affrontando temi legati alla sessualità\, alla maternità\, a una femminilità orgogliosamente vissuta.
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LOCATION:Teatro Lirico Giuseppe Verdi\, Riva Tre Novembre
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SUMMARY:Trieste città di spie
DESCRIPTION:L’Associazione Casa del Cinema di Trieste in collaborazione con la Cineteca del Friuli presenta la mostra “Trieste città di spie”\, locandine e poster di film di spionaggio girati a Trieste o ambientati nella città\, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni ’60.La mostra\, curata da Tiziana Ciancetta e Gianluca Guerra\, attinge alle preziose collezioni della Cineteca del Friuli di Gemona ed è realizzata con il contributo della Regione Friuli-Venezia Giulia nell’ambito del bando regionale “Contenitori Culturali e Creativi”.L’inaugurazione si terrà venerdì 22 novembre alle ore 18:00 presso l’atrio della Casa del Cinema di Trieste Annamaria Percavassi\, in Piazza Duca degli Abruzzi 3. La mostra sarà visitabile fino al 24 gennaio 2025\, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00\, con ingresso gratuito (giorni di chiusura: 24\, 25\, 26\, 31 dicembre\, 1 e 6 gennaio). \nLa mostra “Trieste città di spie” a cura di Tiziana Ciancetta e Gianluca Guerra esplora la rappresentazione cinematografica della Trieste del dopoguerra\, un luogo che\, più di ogni altro in Italia\, ha incarnato la tensione politica tra le superpotenze. Questa esposizione ci guida attraverso le locandine e i poster di film ispirati alla “questione di Trieste\,” dal 1945 al 1954\, anno in cui la città fu restituita all’Italia settanta anni fa\, fino ai film di genere Eurospy degli anni ’60 che trovano in Trieste una location ideale per i loro avventurosi intrighi internazionali. \nNel periodo tra il 1945 e il 1954\, Trieste fu al centro di un intenso dibattito internazionale. Questa disputa\, nata dal crollo del nazifascismo e dall’emergere della guerra fredda\, opponeva le potenze occidentali\, come Stati Uniti e Gran Bretagna\, alla Jugoslavia comunista\, supportata dall’Unione Sovietica. La città divenne simbolo della “cortina di ferro” che\, come disse Winston Churchill nel 1946\, si estendeva “da Stettino nel Baltico fino a Trieste nell’Adriatico.” Le strade di Trieste si riempivano di agenti segreti\, diplomatici\, militari\, e politici\, tutti impegnati a difendere o conquistare posizioni strategiche. \nQuesta atmosfera di sospetti\, fughe e doppi giochi ha alimentato l’immaginario cinematografico. La mostra espone locandine di quei film che\, in pieno clima di guerra fredda\, rappresentavano Trieste come un luogo turbolento\, popolato da spie e intrighi internazionali. Corriere diplomatico è uno dei primi esempi di come la città venga ritratta come un centro di traffici loschi\, mentre film come Mr. Arkadin di Orson Welles (1954) dipingono Trieste come una destinazione pericolosa e avventurosa\, densa di misteri. Anche il celebre Dalla Russia con amore\, secondo capitolo della saga di James Bond\, cita Trieste come primo avamposto occidentale oltre la cortina di ferro. \nNegli anni ‘60\, l’immagine di Trieste si arricchisce ulteriormente grazie ai film del genere “Eurospy\,” un curioso filone ispirato al successo internazionale di 007. Trieste diventa lo scenario ideale per nuove pellicole che giocano con il fascino dello spionaggio. In queste produzioni colorate e avventurose\, tra pop art e minacce atomiche\, emergono spie italiane dai nomi improbabili come Agente 008\, 777 e OSS77\, che si muovono in una Trieste rappresentata come un set di transito e scambio per spie di ogni sorta. Questi film\, spesso girati nei padiglioni della Fiera Campionaria di Montebello negli studi Ceria\, catturano anche l’aura di Trieste come città di frontiera. \nTrieste Città di Spie esplora quindi questo doppio volto cinematografico della città: prima come simbolo delle tensioni della guerra fredda e poi come set per film di intrattenimento che celebrano il fascino dell’avventura e della spia. Attraverso locandine\, poster e immagini di film che spaziano dal dopoguerra agli anni ‘60\, la mostra restituisce l’immagine di una Trieste che incarna\, nel cinema\, l’intreccio tra realtà storica e immaginario collettivo. \nLe location dei film presentati in mostra potranno essere scoperte attraverso la passeggiata cinematografica “Il mondo in una città” disegnata da Gianluca Guerra e compresa nella app “Set Discover XR” sviluppata dalla Casa del Cinema di Trieste\, un’esperienza divertente e alla portata di tutti per conoscere il Friuli Venezia Giulia attraverso il cinema. Grazie alla narrazione sonora e agli approfondimenti si viene guidati a visitare location note o scoprire luoghi poco conosciuti della città. Il tutto arricchito da aneddoti e curiosità cinematografiche. \nCON IL CONTRIBUTO DERegione Autonoma Friuli Venezia Giulia \nA CURA DI:Tiziana Ciancetta\, Gianluca Guerra con il supporto di Ivan Marin (La Cineteca del Friuli) \nPROGETTAZIONE GRAFICA:La Furia Studio – Laura Gorlato \nCOORDINAMENTO:Elisa Rossetto \n ALLESTIMENTO: \nAlessandro Benedetti \nSTAMPA:Art Group Graphics
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LOCATION:Teatro Miela\, Piazza Duca degli Abruzzi\, 3
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SUMMARY:Com'è bello da Trieste in giù
DESCRIPTION:PROROGATA AL 16 MARZOEra il 1978  quando Raffaella Carrà cantava “Tanti Auguri” celebre per tutti\, ma soprattutto per i triestini che a quel ritornello tanto sono affezionati: “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!” Com’è bello far l’amore\, io son pronta e tu Tanti auguri\, a chi tanti amanti ha Tanti auguri\, in campagna ed in città…”  \nE forse\, a quella strofa cantata\, Trieste deve qualche cosa della sua notorietà.  Nel ’78 non lo si percepiva\, ma oggi invece se ne può parlare come di un autentico “sound branding” per la sua capacità evocativa.  \nA ricordare il legame – dal 30 novembre 2024  al 16 febbraio 2025\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 in Porto Vecchio – “Come è bello da Trieste in giù” l’esposizione di 35 abiti di scena indossati da Raffaella Carrà e  provenienti dell’Archivio Privato Giovanni Gioia e Vincenzo Mola (Collezioni Carrà). Il tutto accompagnato da alcuni dei video più iconici del suo periodo in RAI selezionati da Massimiliano Canè\, autore televisivo\, che ha donato inoltre alla mostra 2 abiti della sua collezione privata. \nL’evento espositivo è realizzato dal Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo\, organizzato da “Prandicom – IES Trieste Lifestyle”. \nL’ingresso è libero.
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SUMMARY:Verso le vette. L’alpinismo e Trieste
DESCRIPTION:Dal 6 dicembre 2024 all’8 giugno 2025 è visitabile nelle sale del Bastione Fiorito la mostra Versole vette. L’alpinismo e Trieste.\nA 70 anni dalla conquista italiana del K2\, la mostra racconta un secolo di storia dell’alpinismo a\nTrieste attraverso i suoi principali protagonisti. Da Antonio Marussi\, scienziato triestino che\npartecipò alla spedizione di Ardito Desio del 1954\, a Julius Kugy\, Vladimir Dougan\, Napoleone\nCozzi\, Emilio Comici\, Guglielmo Delvecchio\, Enzo Cozzolino\, Bianca Di Beaco\, Tiziana Weiss e\nmolti altri: i grandi nomi che hanno portato Trieste verso le vette.\nLa mostra è curata da Anna Krekic\, conservatrice del Castello di San Giusto e della Risiera di\nSan Sabba\, e da Flavio Ghio\, alpinista e scrittore\, e si avvale della collaborazione e della\nconsulenza scientifica di numerosi studiosi ed esperti.\nÈ realizzata dal Comune di Trieste – Musei Storici – Museo del Castello di San Giusto in\ncollaborazione con le principali realtà che sul territorio si occupano di alpinismo: le due sezioni\ntriestine del Club Alpino Italiano\, Associazione XXX Ottobre e Società Alpina delle Giulie\, e lo\nSlovensko Planinsko Društvo Trst – SPDT.
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SUMMARY:Le tavole di Giovanni Cervesi
DESCRIPTION:“Il progetto del Porto Vecchio è un progetto per una parte di città\, una grande architettura civile che siimpone per la sua ordinata compostezza\, per il suo carattere\, per la sua chiarezza strutturale\, per la\ncorrispondenza fra le sue parti”. Così inizia la relazione generale e metodologica del progetto dell’ing.\nGiovanni Cervesi\, elaborato nel maggio 2008: una premessa importante prima di affrontare il tema di Porto\nVecchio. \nItalia Nostra\, con questa manifestazione espositiva sullo studio del Porto Vecchio dell’ing. Giovanni Cerve-\nsi\, apre un dialogo e un confronto tra le parti coinvolte per conoscere e individuare le metodologie di inter-\nvento e i tempi di realizzazione. Alla fine dell’800 i costruttori e i progettisti del Porto proponevano un modo \ndiverso di crescita della città\, capace di generare tessuto urbano non episodico ma rivolto direttamente alle\nesperienze più significative della cultura di Trieste città europea. \nNell’ambito dell’esposizione si terranno alcuni appuntamenti tematici dal titolo \n“Porto Vecchio: come\, quando e perché.” \nCome si può intervenire in questo imponente distretto storico portuale’ Quando la città sarà\nfinalmente pronta e matura per essere all’altezza di questa rigenerazione urbana’ Perché il contesto del\nPorto Vecchio riveste un rilevante interesse storico ed architettonico’ \nIntanto si tratta del recupero di un’area vasta costruita\, che a causa del lungo abbandono si trova in stato\ndi alto degrado. Nonostante ci siano già stati interventi di restauro e di riuso\, ora va affrontata con grande\npreparazione la complessità degli interventi.
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SUMMARY:Alfabeto Schmidl. 100 anni di Museo Teatrale
DESCRIPTION:Dicembre 2024: il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” compie cent’anni. La mostra Alfabeto Schmidl celebra questa ricorrenza con un abecedario di suoni\, immagini\, oggetti e documenti che arbitrariamente declina la multiforme varietà delle collezioni del Museo\, nato per volontà dell’editore musicale Carlo Schmidl. Costumi e gioielli di scena\, manifesti\, locandine\, fotografie\, stampe\, medaglie\, dipinti\, strumenti musicali\, cimeli\, libri\, fondi archivistici e manoscritti costituiscono l’ossatura di un teatro della memoria che da un secolo incrementa le sue collezioni nello spirito del fondatore. Curata da Stefano Bianchi\, Conservatore dello Schmidl\, assieme a Elisabetta Buffulini\, Emilio Medici e Cristina Zacchigna\, e con la collaborazione di Francesco Recanati e Cristiano Rossetti\, l’esposizione suggerisce inediti percorsi di lettura in questo straordinario patrimonio\, in un itinerario dalla A alla Z anche attraverso una serie di incontri di approfondimento\, distribuiti nell’ambito del tradizionale cartellone dei «Lunedì dello Schmidl».\nLa mostra sarà visitabile nella sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich (sede dello Schmidl)\, fino a domenica 15 giugno 2025 a ingresso libero\, negli orari di apertura del Museo (da mercoledì a domenica 10-16).\nSi devono a Matteo Bartoli per Basiq il progetto grafico e di allestimento\, a Artgroup la stampa di materiali in esposizione\, a Riccigraf la stampa di un catalogo in corso di realizzazione\, a Diego Cenetiempo e Alessio Bozzer la realizzazione di filmati in mostra.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Fotografia Wulz. Trieste\, la famiglia\, l’atelier\,
DESCRIPTION:Un percorso fotografico lungo oltre cent’anni\, scandito sia dagli eventi che hanno collocato la città di Trieste al centro dello scenario internazionale\, sia dalle tappe del suo sviluppo economico\, demografico\, sociale e culturale. Una lunga storia vista attraverso il filtro privilegiato della famiglia Wulz\, che per più di un secolo gestì l’omonimo atelier fotografico triestino.\nÈ Fotografia Wulz. Trieste\, la famiglia\, l’atelier\, la mostra che si inaugura al Magazzino delle Idee di Trieste il prossimo 13 dicembre alle ore 18:00\, curata da Antonio Giusa e Federica Muzzarelli. \nOrganizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia\, in collaborazione con la Fondazione Alinari di Firenze\, l’esposizione presenta una selezione storica e critica dell’archivio dello Studio fotografico Wulz di Trieste (1868-1981)\, uno tra i più importanti complessi archivistici conservati oggi negli Archivi Alinari\, divenuti patrimonio pubblico grazie all’acquisizione della Regione Toscana che li ha affidati alla Fondazione Alinari per la Fotografia. \nL’esposizione rimarrà aperta al pubblico dal 14 dicembre 2024 fino al 27 aprile 2025\, inserendosi così nel palinsesto di “GO!2025&Friends”\, il cartellone di eventi collegato al programma ufficiale di “GO!2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale europea della Cultura”. \nGrazie alla selezione critica del patrimonio Alinari operata dai due curatori e alla presenza di altri materiali provenienti da istituzioni pubbliche\, come la Wolfsoniana di Genova\, il Museo Revoltella e i Civici Musei di Storia e Arte di Trieste\, ma anche da collezioni private quali quelle della Libreria antiquaria Drogheria 28 di Trieste e la Collezione Sergio Vatta\, con questa mostra si vogliono offrire nuovi spunti di riflessione e proporre letture nuove o aggiornate della produzione fotografica dei Wulz. Attraverso quasi trecento pezzi\, tra scatti fotografici\, negativi\, vintage\, documenti e oggetti dell’archivio dello Studio fotografico Wulz\, la mostra ci restituisce una Trieste per certi versi inedita\, una città calata in un periodo storico cruciale per la sua evoluzione\, quello che va dalla seconda metà dell’800 alla seconda del ‘900 e non solo. Le immagini realizzate nell’ultimo periodo di attività dello studio\, dalle sorelle Wanda e Marion Wulz\, possono essere lette come l’occasione di visualizzare concretamente i progressivi mutamenti dell’identità delle donne\, che nei primi decenni del Novecento intrapresero una delle fasi più importanti del loro percorso di emancipazione e indipendenza. \nLa mostra è sostenuta da Calliope Arts Foundation\, ente impegnato nella salvaguardia e promozione del patrimonio culturale delle donne. Calliope cura pubblicazioni come The Curators’ Quaderno\, che vedrà per l’occasione la stampa di un nuovo numero dedicato alle sorelle Wulz. \nAccompagnata da un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale\, la mostra avrà anche una serie di eventi d’approfondimento.
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LOCATION:Magazzino delle Idee\, Corso Camillo Benso Conte di Cavour\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Alfabeto Schmidl - 100 anni di Museo Teatrale
DESCRIPTION:Dicembre 2024: il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” compie cent’anni. La mostra Alfabeto Schmidl celebra questa ricorrenza con un abecedario di suoni\, immagini\, oggetti e documenti che arbitrariamente declina la multiforme varietà delle collezioni del Museo\, nato per volontà dell’editore musicale Carlo Schmidl. Costumi e gioielli di scena\, manifesti\, locandine\, fotografie\, stampe\, medaglie\, dipinti\, strumenti musicali\, cimeli\, libri\, fondi archivistici e manoscritti costituiscono l’ossatura di un teatro della memoria che da un secolo incrementa le sue collezioni nello spirito del fondatore. Curata da Stefano Bianchi\, Conservatore dello Schmidl\, assieme a Elisabetta Buffulini\, Emilio Medici e Cristina Zacchigna\, e con la collaborazione di Francesco Recanati e Cristiano Rossetti\, l’esposizione suggerisce inediti percorsi di lettura in questo straordinario patrimonio\, in un itinerario dalla A alla Z anche attraverso una serie di incontri di approfondimento\, distribuiti nell’ambito del tradizionale cartellone dei «Lunedì dello Schmidl».\nLa mostra sarà visitabile nella sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich (sede dello Schmidl)\, fino a domenica 4 maggio 2025 a ingresso libero\, negli orari di apertura del Museo (10-17\, da martedì a domenica).
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SUMMARY:Scienza per tutti
DESCRIPTION:Ecothema\, concessionaria dei servizi didattici e attività di divulgazione dei Civici Musei Scientifici di Trieste\, presenta Scienza per tutti\, un ciclo di tre eventi che avranno luogo nei mesi di dicembre 2024\, gennaio e febbraio 2025 dedicati alla conoscenza di alcune delle eccellenze scientifiche e culturali della città giuliana e pensati per coinvolgere pubblici di tutte le età.
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SUMMARY:Bochinche
DESCRIPTION:Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste\, l’esposizione presenta circa venti opere fotografiche che intendono catturare l’anima di un Paese in evoluzione\, spingendo l’osservatore a riflettere sulla complessità della società cubana.Questa\, nonostante le difficoltà\, conserva un fermento culturale vivace\, espressione di un’identità che resiste alle tensioni interne. “L’allentamento di alcune restrizioni socio-economiche e l’apertura parziale all’economia di mercato stanno portando Cuba a una fase di grandi sfide e opportunità. Nonostante la crisi economica\, aggravata dall’embargo statunitense e da disastri naturali\, i cubani mantengono un forte senso di comunità. Le nuove generazioni guardano al futuro con speranza\, cercando un equilibrio tra tradizione e modernità\, aspirazioni individuali e bene collettivo.” \nLa mostra sarà aperta dal 11 al 26 gennaio\, con ingresso libero.\nTutti i giorni\, feriali e festivi dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00.
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SUMMARY:Riverberi Teatrali: Incontri tra il Teatro Giapponese e il Teatro Occidentale
DESCRIPTION:Lunedì 13 gennaio alle ore 17\, presso il Civico Museo d’Arte Orientale\, avrà luogo il primo di un ciclo di quattro incontri dal titolo “Riverberi Teatrali. Incontri tra il Teatro Giapponese e il Teatro Occidentale”. Nelle collezioni del Museo d’Arte Orientale di Trieste è presente un interessante nucleo di stampe ukiyo-e\, aventi per soggetto il teatro giapponese. La produzione di questo genere in Giappone era infatti molto vasta\, essendo stato per lungo tempo uno dei temi preferiti da tutti i più importanti artisti dell’epoca. Queste opere danno lo spunto per approfondire “l’universo teatro” del mondo giapponese\, e non solo.\nIl titolo della rassegna “Riverberi teatrali. Incontri tra il Teatro Giapponese e il Teatro Occidentale” si riferisce alla volontà di allargare l’orizzonte e scoprire quelle che furono le influenze reciproche tra Giappone e Occidente\, in un momento di grandi cambiamenti in entrambe queste culture. Tali cambiamenti hanno profondamente segnato lo sviluppo artistico nel mondo teatrale\, da sempre specchio della società.\nGli incontri sono a cura di Giovanna Coen\, responsabile della Sezione Cultura dell’Associazione YUDANSHA KYOKAI-IWAMA AIKIDO di Trieste (YKIAT).
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LOCATION:Museo d’Arte Orientale\, Via San Sebastiano\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:TRIESTE FILM FESTIVAL 36 ed.
DESCRIPTION:Oltre i confini dell’Europa: i Balcani e noi\, dagli anni Novanta a oggi\nOltre 130 film\, tra anteprime italiane ed eventi speciali\, concorsi internazionali e sezioni tematiche\, per indagare e incontrare la realtà oltre i confini\, l’immaginario apolide di un mondo in fermento\, in cerca di presente e futuro\, per ricostruire il recente passato degli anni Novanta nei Paesi balcanici.\nAppuntamento con il 36. Trieste Film Festival dal 16 al 24 gennaio: diretto da Nicoletta Romeo\, il primo e principale appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro orientale\, nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino\, continua a essere un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori da scoprire\, con i nomi più interessanti del cinema europeo. \nSpiega la direttrice del festival: “Il tema della famiglia e dei legami familiari quest’anno sembra un Leitmotiv trasversale che unisce tanti dei film in programma in questa 36ma edizione del Trieste Film Festival: famiglie disfunzionali\, queer\, fluide\, bigotte\, famiglie-prigioni\, famiglie come rifugio e famiglie allargate. La famiglia viene messa alla berlina come istituzione\, con tutti i meccanismi inceppati di una struttura archetipica potente\, che tuttavia non sembra rispondere sempre ai bisogni e ai desideri degli individui che ne fanno parte. Ma a volte è anche l’unico luogo di salvezza nelle società disgregate\, ed è sempre davanti alla morte che i legami si rinsaldano\, e i vecchi rancori passano in secondo piano”. \nIl festival si terrà a Trieste nelle sedi del Politeama Rossetti\, del Teatro Miela e del Cinema Ambasciatori. Tre le sezioni competitive con i concorsi internazionali per lungometraggi\, cortometraggi e documentari. \nDoppia inaugurazione per il festival: prima serata con l’ultimo film di Peter Kerekes\, affezionato autore slovacco-ungherese che ha visto tutti i suoi film presentati al Trieste Film Festival\, “Wishing on a star” (che ha esordito alla Mostra di Venezia\, distribuito ora da Lab 80)\, storia dall’Italia ai più lontani lidi del mondo lungo il lavoro dell’astrologa napoletana Luciana\, a cui seguirà – nell’apertura del Politeama Rossetti (20 gennaio) – l’anteprima italiana de “Lo Spartito della Vita” (Sterben) di Matthias Glasner\, comedy-drama tedesca presentata alla Berlinale (presto in sala in Italia con Satine Film)\, ironica e graffiante\, sul rapporto tra affetti e morte in una famiglia disfunzionale eppure ancora viva. Quest’ultimo sarà introdotto in sala dalla proiezione del film muto\, il corto del 1921 “The Perl of the Ruins” di Giovanni Vitrotti\, accompagnato da una performance live con il pianoforte a cura di Andrej Goričar. Rapporti familiari e ricerca di nuove possibilità sono al centro anche dell’evento di chiusura\, con la prima nazionale di “Crossing” di Levan Akin (prossimamente nei cinema italiani con Lucky Red)\, viaggio dalla Georgia alla Turchia\, incontro inaspettato con il mondo queer.\nLa lente sul mondo passa\, necessariamente\, dallo sguardo sull’attualità alle guerre ancora in atto proprio alle porte dell’Europa: in anteprima italiana arriva “The invasion” di Sergei Loznitsa che\, dieci anni dopo l’uscita del suo film epico Maidan\, continua le sue cronache ucraine e documenta la lotta del suo Paese contro l’invasione russa\, in una tela monumentale e compassionevole di una nazione determinata a difendere il proprio diritto di esistere. Dal documentario al racconto più intimo delle conseguenze della guerra in Ucraina\, come in “Under the volcano” di Damian Kocur – regista che con il precedente Bread and Salt vinse il Premio speciale della Giuria Orizzonti a Venezia 2022\, oggi candidato agli Oscar per la Polonia – che dipinge uno scavo profondo sul senso di colpa\, verso se stessi e il proprio Paese\, tra latenti rotture familiari\, anche lontano dal luogo del conflitto. In anteprima italiana\, al festival ci sarà anche “My Late summer” di Danis Tanović\, regista premio Oscar al Miglior film straniero nel 2002 con No man’s land\, che oggi ritorna con il candidato all’Oscar per la Bosnia\, film dolce-amaro che indaga il passato nel Paese con una storia di eredità e perdono. In sala a Trieste poi il miglior film a Venezia Orizzonti 2024\, “The new year that never came” di Bogdan Mureşanu\, commedia corale e dolce-amara sull’orlo della rivoluzione nella Romania del 1989\, dove sei vite si incrociano tra proteste e lotte personali\, portando alla caduta di Ceaușescu e del regime comunista. Proprio da qui\, dalla Romania post-socialista\, attinge “Eight Postcards from Utopia” di Radu Jude – presente nella sezione Romanian experimental cinema programme: Expanded – tra le ultime trovate del regista rumeno\, documentario di found-footage assemblato esclusivamente con pubblicità di quel periodo storico\, era di transizione\, rimbalzando tra poesie ritrovate e un’enciclopedia obsoleta\, tra trash art e mitologia capitalista (in collaborazione con il filosofo Christian Ferencz-Flatz). \nTra le novità\, nasce quest’anno la sezione Visioni Queer\, curata da Giuseppe Gariazzo\, per seguire lotte e diritti (ancora) negati alla comunità Lgbtq+ nei Paesi orientali e balcanici\, con titoli come “As I was looking above I could see myself”\, documentario del kosovaro Ilir Masanaj\, il primo girato in Kosovo senza oscurare volti e nomi dei profili coinvolti\, “Housekeeping for Beginners”\, film del nord-macedone Goran Stolevski\, dramedy su una comune queer dove la legge si oppone alla libertà dei corpi\, e “Avant-Drag! Radical Performers Re-Image Athens” del greco Fil Ieropoulos\, ritratto di dieci artisti e artiste drag che vivono ad Atene\, delle loro performance artistiche\, veri gesti politici. \nAncora\, la sezione Wild Roses è dedicata quest’anno alle cineaste della Serbia contemporanea\, curata dal regista Stefan Ivančić\, produttore e membro del comitato di selezione del Festival di Locarno; la retrospettiva sul 1945 “La guerra è finita’” a cura di Francesco Pitassio riflette sul lascito e l’eredità del secondo conflitto mondiale a 80 anni dalla fine; come di consueto\, torna anche il Premio Corso Salani\, i film del TSFF dei Piccoli\, e un programma ricco di eventi collaterali in tutta la città. \nIl manifesto dell’edizione numero 36 porta la firma di Monika Bulaj\, fotografa\, reporter e documentarista\, che lavora sui confini delle fedi e luoghi sacri condivisi\, minoranze e popoli nomadi a rischio\, in Eurasia\, Africa\, nei Caraibi e Sud America\, e pubblica con i più importanti magazine europei e internazionali. \nInfine\, a ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale\, il festival presenta la retrospettiva 1945. La guerra è finita’ Traumi\, rovine\, ricostruzione\, a cura di Francesco Pitassio\, un percorso cinematografico declinato in 19 proiezioni\, tra cui pellicole inedite\, volto a mappare da più punti di vista un periodo così controverso e complesso come quello del dopoguerra. La sezione si concentrerà nelle giornate del 20 e 21 gennaio al Teatro Miela di Trieste e poi il 20 e 21 marzo alcuni titoli saranno riproposti nella città di Gorizia al Kinemax in occasione delle iniziative per Nova Gorica-Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025. Omaggio\, riflessione e riscoperta\, per analizzare un periodo così controverso come quello della Guerra: proprio in quegli anni il cinema (come la fotografia) svolse un ruolo peculiare\, di ispirazione e costruzione dalla precarietà e l’indeterminazione dello scenario\, politico come delle reti di fruizione. Saranno quindi presentate opere del cinema del secondo dopoguerra\, tra esitazioni e angosce\, timida speranza e prospettiva. A indicare il percorso ci saranno otto chiavi interpretative: dalle Rovine\, emblema di ciò che è rimasto\, si passerà alla Giustizia transizionale\, gli atti di quella esigenza di segnare con un taglio netto il rapporto con un passato problematico\, che deve fare i conti con la scoperta traumatica dei Campi\, suolo del genocidio. Tra le macerie si muovono anche i protagonisti di un futuro incerto: l’Infanzia è al centro della cultura visuale del dopoguerra. Nuove forme e prospettive esistenziali hanno avuto origine dai Movimenti di intere popolazioni\, che hanno anche portato a ridisegnare i Confini delle nazioni e a fare i conti con i Ritorni ai focolari domestici\, spesso drammatici dopo anni di assenze. E infine un focus sulla Resistenza\, delle persone e del cinema stesso al suo irreggimentamento totalitario\, unico mito positivo radicato in un conflitto che ha segnato la sconfitta della civiltà. \nGiunto alla quindicesima edizione\, When East Meets West è organizzato dal Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia assieme a Trieste Film Festival / Alpe Adria Cinema\, con il sostegno di Creative Europe – MEDIA Programme\, MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo\, CEI (Central European Initiative)\, Programa Ibermedia\, Film Center Serbia\, Catalan Films\, Ciclic-Centre Val de Loir\, Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia.\nIn collaborazione con Creative Europe Desk Italia\, Croazia\, Serbia\, Belgio Wallonie\, Belgio Fiandre\, Lituania\, Lettonia\, Estonia\, Bulgaria\, Grecia\, Montenegro\, Slovenia.\nL’edizione 2025 prevede quattro giorni dedicati a produttori\, broadcaster\, mercati\, fondi regionali italiani\, europei\, e non solo. L’idea\, anche in questa edizione\, è quella di dare vita a un appuntamento capace di creare un forte legame tra le regioni e i paesi coinvolti.  \nI Paesi della 36. Edizione: \nArmenia – Austria – Belgio – Bosnia Erzegovina – Bulgaria – Canada – Croazia – Danimarca – Emirati Arabi Uniti – Estonia – Francia – Georgia – Germania – Grecia – India – Italia – Kosovo – Lettonia – Lituania – Macedonia del Nord – Norvegia – Paesi Bassi – Polonia – Portogallo – Regno Unito – Repubblica Ceca – Romania – Russia – Serbia – Slovacchia – Slovenia – Spagna – Stati Uniti – Svezia – Svizzera – Taiwan – Turchia – Ucraina – Ungheria\nNato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino\, il Trieste Film Festival è il primo e più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale: da trent’anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano\, e più in generale a quello “occidentale”.
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SUMMARY:Giorno della memoria 2025
DESCRIPTION:Il Giorno della Memoria 2025 si caratterizza per due importanti anniversari: 80 anni sono trascorsi dall’abbattimento dei cancelli del lager di Auschwitz\, il 27 gennaio 1945\, e 25 anni dall’istituzione del Giorno della Memoria con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 per “ricordare la Shoah\, le leggi razziali\, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei\, gli italiani che hanno subìto la deportazione\, la prigionia\, la morte\, nonché coloro che\, anche in campi e schieramenti diversi\, si sono opposti al progetto di sterminio\, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.\nCome ogni anno\, il fulcro delle celebrazioni organizzate dal Comune di Trieste sarà la cerimonia commemorativa nel cortile interno del Museo della Risiera di San Sabba-Monumento Nazionale la mattina del 27 gennaio. \nLe celebrazioni inizieranno alle ore 9 con la deposizione di una corona d’alloro della Polizia di Stato presso la lapide che ricorda la prigionia di Giovanni Palatucci all’interno del Carcere del Coroneo\, a cura della Questura di Trieste e dell’Associazione Nazionale “Giovanni Palatucci” Onlus. Seguiranno alle 9.30 la marcia silenziosa verso la Stazione Centrale\, a cura dell’Aned\, Associazione nazionale ex deportati – Sezione di Trieste\, e alle 10.00 la deposizione di una corona d’alloro del Comune di Trieste presso la lapide che ricorda la partenza dei convogli che dal settembre 1943 al febbraio 1945 trasportarono i deportati per ragioni razziali\, politiche e di sfruttamento economico. \nAlle ore 11 nel cortile interno del Monumento Nazionale della Risiera di San Sabba si terrà la tradizionale cerimonia commemorativa con la presenza delle autorità politiche e religiose.
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LOCATION:Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, via Giovanni Palatucci\, 5\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:WASTED - Gradisca d’Isonzo e Trieste
DESCRIPTION:Questo inverno ritorna con due mostre a Gradisca d’Isonzo e a Trieste la rassegna artistica che mette in discussione gli stereotipi e le narrazioni sulla questione femminile attraverso la sensibilità e la potenza espressiva di artiste internazionali contemporanee. \n[Gennaio 2025 – Gradisca d’Isonzo e Trieste] – Dal 18 gennaio al 2 febbraio 2025 a Trieste\, e dal 1 febbraio al 30 marzo 2025 a Gradisca d’Isonzo\, prende vita WASTED\, la rassegna artistica diffusa che propone un confronto sui temi caldi della questione di genere odierna\, rintracciando sentieri e collegamenti tra lo spreco della competenza femminile e di quella naturale\, problematizzando\, ipotizzando antidoti e nuove chiavi di lettura ai fenomeni che hanno contraddistinto la disparità di genere.\nProtagoniste del progetto sono diverse artiste internazionali\, le cui opere e performance interrogano il pubblico su stereotipi\, iconografie e narrazioni storiche che ancora oggi contribuiscono a circoscrivere le donne a ruoli di marginalità. \nIl progetto è realizzato dal Comune di Gradisca d’Isonzo con il contributo del Comune di Trieste\, in collaborazione con IoDeposito ETS e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Proprio Gradisca d’Isonzo negli anni si è affermata come un punto di riferimento per l’arte e la cultura contemporanea in Friuli Venezia Giulia. La cittadina ospita istituzioni di grande prestigio\, come la Galleria Regionale Luigi Spazzapan\, istituzione museale interamente dedicata all’arte contemporanea\, e il Polo Culturale di Casa Maccari\, uno spazio di studio\, lettura e informazione per i giovani e cuore pulsante di eventi e mostre.\nA queste strutture si affianca un ricco calendario di rassegne\, festival e iniziative culturali che riflettono le urgenze del presente\, ponendo spesso l’attenzione su temi cruciali come la condizione del femminile\, le disuguaglianze e le narrazioni storiche marginalizzanti. \nOrganizzata in luoghi simbolo dell’area transfrontaliera giuliana\, come Sala U.Veruda a Trieste e Casa Maccari a Gradisca d’Isonzo\, WASTED non si limita a esporre opere d’arte contemporanea: crea un percorso critico per stimolare riflessioni collettive su come superare le disparità di genere\, ridurre gli sprechi – umani e ambientali – e immaginare nuovi modelli di convivenza tra uomo\, donna e natura. \nLa live performance a Trieste\nGiovedì 30 gennaio\, alle 18:00\, WASTED ospiterà a Trieste la walking performance di Abigaïl Sia\, artista franco-ivoriana e italiana che a partire da Sala U. Veruda svilupperà una performance che fonde arte e attivismo: il camminare dell’artista diventa dispositivo per fermare il fluire della storia e riflettere su come la violenza razziale e di genere incida sul corpo e sul metabolismo. Camminare come atto pubblico di visibilità per le donne razzializzate che portano nel loro cuore\, psiche\, dna il trauma storico\, e che subiscono micro-traumi quotidiani. Durante la “walking performance” l’artista cambia pelle più volte\, legge passi e poesie\, si spoglia gradualmente dei suoi strati di abbigliamento\, in modo simbolico.\nAlla conclusione della performance\, si tornerà presso la sala Veruda\, dove tutte le partecipanti e i partecipanti saranno invitati a prendere parte ad un rilassato e informale talk con l’artista\, per scambiarsi impressioni e riflessioni. \nLa mostra si snoda attraverso quattro capitoli concettuali\, ciascuno dedicato a una dimensione cruciale del rapporto tra donne\, natura e società. Le opere esplorano\, con sguardi audaci e innovativi\, la marginalizzazione delle competenze femminili\, la rappresentazione del corpo come oggetto\, e il legame tra colonialismo e subalternità femminile. \nIl primo capitolo analizza come le pratiche patriarcali abbiano sminuito le conoscenze femminili legate all’empatia e alla comprensione del mondo naturale. Le installazioni di Beatrice Achille e Zosia Zoltkowski offrono nuovi linguaggi di conoscenza\, attraverso la corporeità e la memoria storica.\nIl secondo capitolo si concentra sullo “sguardo maschile” e la rappresentazione del femminile: ripensando modelli iconografici come quello della natura morta e del nudo femminile\, opere come quella di Holly Timpener e Marta Lodola ribaltano lo stereotipo del corpo oggettualizzato\, proponendo nuove prospettive visive ed emotive.\nIl terzo capitolo mette in luce l’impatto della società sessista sulla presenza femminile nello spazio pubblico\, con opere che denunciano limitazioni fisiche ed espressive. Il video “Freedom of Speech” di Sarah Maple esplora il conflitto tra il diritto di parola e la sopraffazione corporea.\nL’ultimo capitolo affronta l’intersezione tra genere e colonialismo: le performance di Abigaïl Sia\, evocative e simboliche\, raccontano l’esperienza delle donne razzializzate attraverso il linguaggio del corpo\, ingaggiando i fruitori sul suolo della città. \nOltre alla mostra e alle live performance\, WASTED offre visite guidate e workshop dedicati a educatori e operatori culturali. Inoltre\, la mostra collega le sue attività a laboratori creativi e pratici sui temi di interesse dell’esposizione appositamente studiati per ragazzi di età 10+ da arte-terapeute e educatrici presso la Scuola Secondaria di Gradisca d’Isonzo dell’I.C. della Torre-Verni\, gli Spazi Aggregativi di Fogliano Redipuglia e di Mariano del Friuli e il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi di Romans d’Isonzo\, al Polo Culturale di Casa Maccari\nQueste attività permettono di approfondire le tematiche esposte\, rendendo la rassegna un’esperienza coinvolgente per tutte le età. \nTutti gli eventi e le attività sono a ingresso libero. Per partecipare ai workshop e alle performance\, è necessario prenotarsi inviando una mail a prenotazioni@iodeposito.org. \nLUOGHI DELLA MOSTRA\, ORARI E INGRESSI: \nTrieste\nSala U.Veruda\, Palazzo Costanzi\, Piazza Piccola 2\, Trieste (TS)\nDal 18 gennaio al 2 febbraio 2025 \nOrari di apertura:\nTutti i giorni\n10:00 – 13:00 e 17:00 – 20:00\nIngresso libero \nGradisca d’Isonzo\nPolo Culturale di Casa Maccari\, via della Campagnola 18\, Gradisca d’Isonzo (GO)\nDal 1 febbraio al 30 marzo 2025 \nOrari di apertura:\nmar 10.30 – 12:30\nmer 16:00 – 19:30\ngio 10.30 – 12:30 e 16.00 – 19.30\nven 16:00 – 19:30\nsab 10.30 – 12:30 e 15.30 – 19.00\ndom 10.00 – 12.30 e 15.30 – 19.00\nIngresso libero \nVisite guidate gratuite disponibili in loco e su prenotazione\, per informazioni e necessità particolari: prenotazioni@iodeposito.org \nCALENDARIO EVENTI \nTrieste – Preview della mostra dedicata a stampa\, gruppi invitati e scuole\nVenerdì 17 gennaio 2025 / 10:00-12:00\nTrieste\, Sala U.Veruda \nTrieste – Opening della mostra\nSabato 18 gennaio 2025 / 10:00  \nTrieste\, Sala U.Veruda \nUdine – Workshop “De-colonizzare il museo”\nSabato 25 gennaio 2025 / 9:00\nMuseo Friulano di Storia Naturale\, via Sabbadini 32\, Udine (UD)\nWorkshop per operatori culturali\, genitori\, educatori con l’artista Leyla Degan.\nPrenotazione obbligatoria a @prenotazioni@iodeposito.org \nTrieste – Performance Site specific di Abigaïl Sia e finissage\nGiovedì 30 gennaio 2025 / 18:00\nA partire da Sala U.Veruda\nÈ gradita la prenotazione a @prenotazioni@iodeposito.org \nGradisca d’Isonzo – Preview della mostra con le autorità e i giornalisti\, e performance di Abigaïl Sia\nSabato 1 febbraio 2025 / 11:00\nA partire dal Polo Culturale di Casa Maccari \n“Covered”\, performance di Marta Lodola\nMercoledì 12 marzo 2025\nCarinarnica\, Erjavčeva 53\, 5000\, Nova Gorica\, (SLO)\nUna giornata di visite guidate gratuite bilingui\, dedicate alla video-opera di Marta Lodola “Covered”.\nÈ gradita la prenotazione a @prenotazioni@iodeposito.org \nTutte le informazioni e gli aggiornamenti sui singoli eventi su www.bsidewar.org \nCoordinamento comunicazione e stampa:\nGiacomo Raffin / giacomo.raffin@gmail.com / +39 348 0140600
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DESCRIPTION:“Debutta martedì 21 gennaio “Woyzeck” da Georg Büchner nella nuova traduzione e adattamento di Federico Bellini e nella regia di Tommaso Tuzzoli. Lo spettacolo è una coproduzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e replica alla Sala Bartoli fino a venerdì 24 gennaio”.\nÈ un’operazione affascinante e ricca di induzioni alla cui produzione il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia partecipa con convinzione\, quella che porta in scena “Woyzeck” il capolavoro di Georg Büchner nella nuova traduzione e adattamento di un autore raffinato come Federico Bellini e nella regia di Tommaso Tuzzoli\, un artista dalla poetica incredibilmente potente e profonda. \nLo spettacolo va in scena alla Sala Bartoli – per la stagione “Scena contemporanea” del Teatro Stabile regionale – da martedì 21 a venerdì 24 gennaio. \nIl lavoro porterà il pubblico a riflettere su un mondo in cui il male diventa sempre più sfuggente e pervasivo\, un mondo così assonante con gli incubi contemporanei\, che sembra quasi incredibile sia stato tratteggiato da un autore antesignano e geniale\, morto nel 1837\, a soli 23 anni. \nHeiner Müller\, in occasione del discorso tenuto nel 1985 per il conferimento proprio del Premio Büchner\, lasciò praticamente attonito l’uditorio\, sostenendo che forse Woyzeck tornerà tra noi\, da vivo o nella sua resurrezione\, assumendo una forma tutt’altro che rassicurante e in qualche modo anticipatoria della grande aberrazione nazista del Novecento. Il potere\, nelle sue varie incarnazioni\, lo dirige come un burattino\, uno degli automi tanto cari allo scienziato Büchner\, forse incapace di intendere ma non ancora di non volere.  \nNel ritmo sincopato di questa nuova traduzione di Bellini\, l’obiettivo è di restituire la natura del testo originale tedesco\, dove le frasi sono spesso spezzate\, allucinate\, dove il gergo proletario di Woyzeck e Marie si distanzia dal tedesco barocco e persino sgrammaticato con cui Büchner si prende gioco del potere.  \nUna versione coerente con quella che pare la distribuzione e la cronologia più verosimile delle scene pensate da Georg Büchner\, che di fatto presenta quasi due inizi diversi\, ma che restituisce immediatamente\, fin dalla scena iniziale\, la rappresentazione di un uomo già probabilmente al limite delle forze. Frammenti legati in scene in un unico respiro\, cercando di non tradire la natura visionaria e incredibilmente post-drammatica del capolavoro.  \nImmersi in un luogo sospeso\, come pianeti che ruotano intorno alla stella madre\, gli interpreti di questo lavoro – gli ottimi Tony Laudadio (Il Potere)\, Alberto Boubakar Malanchino (Woyzeck)\, Federica Sandrini (Marie)\, Edoardo Sorgente (Tamburo Maggiore)\, ruoteranno intorno al corpo di Woyzeck come in un vortice che condurrà ad un finale profetico e privo di speranze. L’incubo di Woyzeck diventa l’incubo che sfocerà nel totalitarismo\, nella rivoluzione restauratrice. \n«Büchner è un’ossessione giovanile ed in passato avevo già affrontato in forma di studio “Leonce e Lena”» ha raccontato Tommaso Tuzzoli «E rispetto al “Woyzeck” molti aspetti mi hanno sempre incuriosito: non solo rispetto al teatro moderno\, è il primo testo in cui una figura di sottoproletario diventa protagonista\, ma è anche un testo incompleto\, dalla natura frammentaria. La storia è molto semplice: Woyzek è un uomo che ama una donna\, Marie\, ma è anche un soldato cui viene chiesto di fare diverse azioni e che piano piano si scopre essere la cavia di un esperimento.\nAl di là della storia del femminicidio che sottende tutto il testo\, mi è presto stato chiaro che “Woyzeck” racconta ed evoca ben altro e leggendo le lettere di Büchner ho scoperto che dietro all’autore c’era un giovane rifugiato politico fuggito in Svizzera\, c’era un medico\, ed anche un politico che andava contro un certo tipo di potere. Con Federico Bellini abbiamo studiato “Woyzeck” indagandone le pieghe\, leggendone tutte le traduzioni e tutte le varie stesure. Poi Federico ha creato la propria traduzione e un nuovo adattamento ed ha recuperato un discorso che Heiner Müller ha tenuto ricevendo il “Premio Brüchner” e lì ci siamo resi conto che in realtà la questione politica era uno degli aspetti fondamentali in “Woyzeck”. Parlo di politica intesa come l’arrivo di quelli che sarebbero stati i nazionalismi: sicuramente il tipo di nazionalismi che tendono a schiacciare l’essere umano\, che fanno sì che l’umanità diventi soltanto pedina di un gioco molto più grande». \nLo spettacolo va in scena alla Sala Bartoli martedì 21 e venerdì 24 gennaio alle ore 19.30\, mercoledì 22 e giovedì 23 gennaio alle ore 21. Biglietti sono per ora disponibili presso i punti vendita e nei circuiti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.
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