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SUMMARY:In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste
DESCRIPTION:Un ospite forestiero scende il 15 novembre 1772 alla Locanda Grande\, edificata in quella che oggi è Piazza Unità d’Italia. E’ un uomo di mezz’età\, disinvolto e affabile\, che nei locali dell’albergo – teatro solo quattro anni prima dell’assassinio di Johann W. Winckelmann – si trattiene a riordinare degli appunti per un suo progetto editoriale. \nL’ospite è molto di più che un disinvolto uomo di mondo: è Giacomo Casanova. \nNel 2025\, anno in cui ricorrono i 300 anni dalla nascita di Casanova (1725-1798)\, il Civico Museo petrarchesco piccolomineo ricorda il periodo in cui lo scrittore ha vissuto a Trieste\, dal 15 novembre 1772 al 14 settembre 1774\, con la mostra “In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste” a cura di Alessandra Sirugo. \nAl Museo petrarchesco piccolomineo\, si potranno ammirare prime edizioni patrimonio della Biblioteca Civica\, stampe e pubblicazioni che illustrano la cultura teatrale e letteraria del suo tempo. Infatti lo scrittore\, dopo essere evaso dai «Piombi» ed aver vagato in Europa in cerca di un impiego degno di lui\, lascia il segno del suo talento di brillante narratore nelle raccolte librarie della Biblioteca Civica “Attilio Hortis”. Su questi scaffali sono collocati undici esemplari delle opere dell’avventuriero veneziano e alcuni articoli di politica internazionale sull’«Osservatore triestino». Dalla scelta degli esemplari a stama della “Hortis”\, scaturisce il ritratto di uno scrittore dalla scrittura chiara ed avvincente\, assiduo spettatore dei teatri di Trieste e catalizzatore dell’attenzione nei salotti della buona società. \nL’esposizione nasce dalla collaborazione con il progetto dell’Università Ca’Foscari\, incentrato sulle attività di ricerca e di divulgazione del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati (DSLCC) sotto la direzione di Antonio Trampus ed è coordinata con l‘esposizione di via Torino “In viaggio con Casanova. Porti e approdi dall’Adriatico al Levante: Trieste\, l’Istria\, Fiume e la Dalmazia”.
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LOCATION:Museo Petrarchesco Piccolomineo\, via Madonna del Mare 13\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Tolkien. Uomo\, Professore\, Autore
DESCRIPTION:Trieste ospiterà dal 19 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 al Salone degli Incanti la grande mostra dedicata a John Ronald Reuel Tolkien\, creatore della celebre epopea della Terra di Mezzo che ha plasmato un nuovo immaginario per il mondo contemporaneo e lo ha reso uno degli autori più letti del pianeta. \nTOLKIEN. Uomo\, Professore\, Autore racconta il percorso umano\, il lavoro accademico\, la potenza narrativa e la forza poetica del celebre romanziere attraverso un viaggio senza eguali\, grazie al quale appassionati e pubblico saranno introdotti nella grandezza di questo autore e comprenderanno quanto la sua straordinaria conoscenza del mondo antico siano alla base del suo processo creativo.
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SUMMARY:I Cavalieri dei Mari
DESCRIPTION:Conte Rosso – Conte Verde – Conte Biancamano – Conte Grande \nQuesta mostra\, curata dallo storico Maurizio Eliseo\, nasce per celebrare un fatto storico per la città di Trieste e la sua industria navale. \nNel 1925 entra in servizio il primo colosso dei mari italiano\, il Conte Biancamano\, costruito dal celebre cantiere scozzese Beardmore\, che pochi anni prima ha dato i natali anche al Conte Rosso e al Conte Verde. Tutte navi care ai ricordi dei triestini\, avendo navigato molti anni per il Lloyd sulle rotte dell’Estremo Oriente. \nNel 1925 viene presa una decisione fondamentale. La nave gemella del Conte Biancamano\, la grande turbonave Conte Grande\, verrà costruita in città\, sugli scali del cantiere San Marco. È un fatto epocale\, perché fino ad allora la cantieristica locale non aveva mai costruito navi oceaniche di tali dimensioni e in particolare nessun transatlantico. Il successo del Conte Grande\, completato nel 1928\, segna l’ingresso della cantieristica italiana nell’empireo dei costruttori delle più grandi\, belle e veloci navi di linea\, ammirate in tutto il mondo\, mettendo le basi per la nascita di Fincantieri. Infatti\, grazie all’esperienza ottenuta con il Conte Grande\, i cantieri di Trieste vareranno la motonave Victoria (1931) e i supertransatlantici Conte di Savoia (1932) e Raffaello (1965)\, solo per citare alcuni dei nomi più famosi di unità concepite nel capoluogo giuliano. \nFortuita coincidenza di questo 2025 è la messa in vendita dei pannelli dipinti da Umberto Noni nel 1927 per la sala di scrittura e lettura di prima classe del Conte Grande. A oggi\, si conoscono pochissimi reperti di allestimento e arredo dei transatlantici italiani costruiti prima della Seconda guerra mondiale. Il planisfero\, con le navi dei grandi esploratori del Quattrocento\, firmati dall’artista triestino Umberto Noni\, costituiscono dunque un unicum. \nQuesti pannelli\, oggi sottoposti a un dovuto restauro da parte di Opera Est conservazione e restauro Srl\, saranno visibili nella mostra al termine del loro delicato intervento. \nConte Rosso\, Conte Verde e Conte Biancamano diventeranno celebri per aver traghettato a Shangai 17.000 ebrei in fuga dall’Europa nazi-fascista tra il 1938 e il 1940. Ma sono molti altri gli episodi degni nota: a esempio\, nel 1930 il Conte Verde avrebbe trasportato la prima coppa mondiale di Calcio sponsorizzata dal presidente della FIFA Jules Rimet\, le squadre\, gli arbitri e tutto il personale che diede vita al celebre campionato in Uruguay. \nOltre agli aspetti legati alla geopolitica mondiale\, i quattro Conti hanno avuto un ruolo importante in molte altre discipline\, a cominciare da quella dell’arredamento navale. Allestite in origine dai noti fratelli Coppedè di Firenze in maniera molto sontuosa e storicista\, nel dopoguerra Conte Biancamano e Conte Grande si riveleranno una palestra di arte e decorazione nazionale del Novecento\, con l’intervento dei massimi designer e artisti italiani degli anni Cinquanta. \nVa infine ricordato che una parte del Conte Biancamano\, oggi preservato presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano\, resta l’unica testimonianza effettiva di una delle grandi navi di linea nazionali ancora esistenti.
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LOCATION:Sala Arturo Nathan\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola”
DESCRIPTION:Da sabato 18 ottobre 2025 al Bastione Fiorito sarà visitabile la mostra Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola”. \nAperta negli orari del Castello di San Giusto e inclusa nel biglietto ordinario del Museo. \nLa mostra Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola” viene allestita grazie alla collaborazione del Comune di Trieste – Musei Storici – Museo del Castello di San Giusto con la Regione Istriana e con il Museo Storico e Navale dell’Istria – Povijesni i pomorski muzej Istre di Pola-Pula\, in un’ottica di cooperazione transnazionale tra istituzioni museali. È realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. \nLa mostra è stata ideata e curata dal Museo Storico e Navale dell’Istria in occasione del 333esimo anniversario della pubblicazione della monumentale opera dell’erudito Johann Weichard Valvasor Die Ehre deß Hertzogthums Crain (La gloria del Ducato di Carniola). Allestita nella Fortezza di Pola nel 2022\, è stata proposta l’anno successivo a Capodistria per approdare ora nella magnifica cornice del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto in un allestimento ripensato per i suoi spazi espositivi. \nLa rassegna espositiva si concentra sull’opera La gloria del Ducato di Carniola\, edita nel 1689 e dedicata alla descrizione del Ducato di Carniola\, l’antica provincia asburgica con capitale Lubiana che comprendeva l’attuale Slovenia e parti dell’Istria croata e dell’Italia.
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LOCATION:Castello di San Giusto\, Piazza della Cattedrale\, 3\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:India. Due sguardi\, un racconto
DESCRIPTION:Le fotografie di Adriano Perini\, conservate nella Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte\, dialogano con le testimonianze di Sandro Antoniolli\nNell’ambito del Festival Trieste Photo Days\, venerdì 24 ottobre\, alle ore 10.00\, si inaugura la mostra India. Due sguardi\, un racconto. Le fotografie di Adriano Perini\, conservate nella Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte\, dialogano con le testimonianze di Sandro Antoniolli presso il Civico Museo d’Arte Orientale a Trieste. \nL’esposizione propone un viaggio visivo nell’India contemporanea attraverso le fotografie di Adriano Perini e Sandro Antoniolli. Due autori\, due sensibilità\, due modi distinti di raccontare uno stesso luogo: l’India\, colta tra spazio architettonico e vita quotidiana\, silenzi e rumori\, assenza e presenza. \nLa mostra\, curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte\, in collaborazione con Francesca Avignone\, conservatrice del Civico Museo d’Arte Orientale\, costruisce un dialogo tra visioni occidentali che si confrontano con l’alterità\, offrendo al pubblico non solo un percorso per immagini\, ma una riflessione sull’atto stesso del vedere\, dell’approcciarsi e del rappresentare.
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LOCATION:Museo d’Arte Orientale\, Via San Sebastiano\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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SUMMARY:Micromondo del Carso: forme e colori nascosti nelle rocce
DESCRIPTION:Inaugura il 22 novembre la mostra fotografica dedicata all’universo racchiuso nelle rocce del Carso. Un percorso che unisce ricerca scientifica\, fotografia e territorio\, nel segno della cooperazione transfrontaliera tra Italia e Slovenia. \nSabato 22 novembre alle 10.30\, presso la Sala Sbisà del Magazzino 26 (Porto Vecchio\, Trieste)\, sarà inaugurata la mostra Il micromondo del Carso: forme e colori nascosti nelle rocce\, esposizione fotografica sulla ricchezza del micromondo fossile del Carso italiano e sloveno.\nL’inaugurazione è su invito; la mostra sarà successivamente aperta al pubblico con ingresso libero. \nLa mostra\, realizzata dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e dal Servizio Geologico-Regione autonoma Friuli Venezia Giulia\, in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e il Comune di Trieste\, propone un suggestivo viaggio tra scienza e arte\, dove la geologia del territorio diventa meraviglia per gli occhi. \nL’invisibile bellezza del mondo fossile custodito nelle rocce del Carso si svela attraverso una raccolta di insolite fotografie. Osservati al microscopio\, i microfossili si trasformano in composizioni di forme\, trame e colori\, dove scienza e arte si incontrano nel racconto del patrimonio naturale e geologico di questo territorio unico. \nIl percorso espositivo è arricchito da una sezione dedicata alla candidatura della Pietra di Aurisina ad Heritage Stone\, un riconoscimento conferito dalla International Union of Geological Sciences (IUGS) alle pietre che\, per il loro uso in architetture e monumenti di particolare valore storico e culturale\, sono considerate patrimonio dell’umanità. \n“Questa mostra trasforma la ricerca accademica in uno strumento di divulgazione accessibile e coinvolgente\, dimostrando come la geologia possa dialogare con cultura\, arte e territorio”\, afferma il Prof. Nicola Surian\, Direttore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova. \nIl Dott. Massimo Zanetti\, Direttore del Servizio geologico della RAFVG\, aggiunge: “La mostra crea un ponte tra la comunità locale e la ricerca geologica\, offrendo una nuova prospettiva sull’antico mare tropicale del Carso e le sue componenti microscopiche.”\nLa mostra è parte del progetto KRAS–CARSO II\, co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021- 2027. Obiettivo del progetto è promuovere la cooperazione transfrontaliera per la valorizzazione e la tutela del patrimonio naturale e culturale del Carso. \nL’esposizione sarà aperta al pubblico dal 22 novembre 2025 all’11 gennaio 2026\, da giovedì a domenica (10.00 – 17.30) con ingresso libero.
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SUMMARY:Com'era prima
DESCRIPTION:La sezione di Trieste di Italia Nostra organizza una mostra fotografica documentaria esponendo una serie di suggestive immagini della fotografa Lidia Giusto\, e altre tratte dagli archivi di Italia Nostra a Trieste\, che documentano lo stato della Centrale Idrodinamica e di alcuni altri edifici in Porto Vecchio prima degli interventi di restauro. Le foto testimoniano l’impegno e il grande lavoro fatto dalle istituzioni e da Italia Nostra per preservare il valore di questo ineguagliabile patrimonio di archeologia industriale e architettonica\, ma svelano anche particolari\, aspetti e dettagli\, purtroppo ormai perduti\, degli edifici e delle attività che in essi si svolgevano.\nIl lavoro nasce da un viaggio di studio\, a cui partecipò Lidia Giusto nel 2008\, che la condusse a Trieste per approfondire da vicino la storia e la complessità di una città profondamente segnata dal suo ruolo marittimo e commerciale. Fu per lei un’esperienza importante\, resa ancora più preziosa dalla possibilità di visitare anche l’interno del Porto Vecchio\, un luogo carico di memorie\, testimonianze materiali e stratificazioni culturali che raccontano\, meglio di qualsiasi manuale\, l’identità di Trieste e il suo rapporto con il mare.\nSul posto fu accompagnata e coordinata\, fra altri\, anche dalla prof.ssa Antonella Caroli\, Ispettore Archivistico Onorario del MIC e Presidente di Italia Nostra Trieste\, che l’aiutò a comprendere tanto il valore culturale e storico dell’area quanto le delicate questioni legate alla sua tutela e valorizzazione. Il viaggio assunse una profondità inaspettata: non si trattò soltanto di osservare edifici e infrastrutture\, ma di cogliere l’insieme di relazioni\, saperi\, vocazioni economiche e memorie collettive che ruotano attorno al Porto Vecchio.\nLe immagini di questa mostra\, in parte nate dall’obiettivo di Lidia Giusto durante la visita a Porto Vecchio e in parte tratte dai ricchi archivi di Italia Nostra\, testimoniano com’erano gli edifici prima dei restauri\, ma anche\, soffermandosi spesso su particolari e sfumature\, cercano di trasmettere sensazioni e emozioni provate da chi\, allora\, camminava attraverso l’area abbandonata di Porto Vecchio.\nLa mostra fa parte di un progetto di studio\, editoriale e documentale\, ormai pluridecennale\, portato avanti da Italia Nostra a testimonianza\, protezione e valorizzazione di questo immenso e unico patrimonio archeologico della città di Trieste. \nLa mostra sarà inaugurata\, con la presenza di Lidia Giusto\, Venerdì 28 Novembre alle ore 17.00\, in Sottostazione Elettrica in Porto Vecchio\, e sarà visitabile\, gratuitamente\, fino al 14 Gennaio 2026\, ogni mercoledì dalle ore 10.00 alle ore 13.00\, esclusi il 24 e il 31 Dicembre.\nPer ulteriori informazioni: trieste@italianostra.org \nAntonella Caroli – Presidente – Italia Nostra Trieste \n  \nL’artista Lidia Giusto (1984) è dedita alla fotografia dell’archeologia urbana e dell’industriale abbandonato dall’anno 2004\, attività che la porta a viaggiare in Italia e all’estero. Lidia incentra la sua ricerca sulla contrapposizione tra la presenza e l’assenza\, che traduce poi in un bianco e nero ad alta densità. Dove l’ombra è intesa come assenza di luce e la luce come assenza di ombra\, come tempo trascorso\, ma mai perduto\, immortalato in quell’attimo in cui una linea netta traccia il confine tra il chiaro e lo scuro oppure si scioglie\, laddove assenza e presenza si confondono. Un dogma di vita\, insomma\, che si traduce in immagini pulite\, intense\, assolute. Inizia a fotografare da bambina con la Nikon F2 di famiglia\, avvicinandosi in età adolescenziale al tema degli abbandoni industriali e civili. Ha partecipato ed esposto a numerose mostre e concorsi\, personali e collettive\, in Italia e all’estero.
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SUMMARY:La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie
DESCRIPTION:La mostra è stata ideata e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi del Comune di Trieste\, da Stefano Bianchi\, P.O. dei Musei Storici e Artistici ed è stata curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nNel 2025 ricorre il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste\, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie\, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo\, a partire dalle prime testimonianze fotografiche. \nOltre 40 fotografi\, tra cui Carlo e Giuseppe Wulz\, Ferdinando Ramann\, Carlo Wernigg\, Pietro Opiglia\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, l’agenzia Giornalfoto\, Tullio Stravisi\, Gianni Berengo Gardin\, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti\, volti\, gesti e atmosfere. Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali\, barbieri\, ambulanti e bancarelle\, tram affollati\, alberghi\, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale. \nAltre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918\, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia. \nNon mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità\, come la piazza sferzata dalla bora\, le riprese di Senilità\, con una giovane Claudia Cardinale\, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti. Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina\, la piazza è un habitat fortemente vissuto\, crocevia di tensioni sociali\, spinte e istanze identitarie\, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione\, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico. \nIn esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana\, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl\, ai rasoi dei barbieri\, fino alle tazzine da caffè e alla tazza dotata di copribaffi di fine Ottocento. A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti\, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Rainer Maria Rilke 150 - Le elegie duinesi
DESCRIPTION:La mostra è dedicata a Rainer Maria Rilke\, uno dei poeti più intensi e profondi del Novecento\, che proprio qui\, sul nostro territorio\, trovò l’ispirazione per uno dei vertici assoluti della poesia europea: Le Elegie Duinesi.\nL’iniziativa è promossa dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis\, in collaborazione con il Comune di Trieste e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito del bando umanistico del progetto “DuinoBook – Le origini”. \nL’esposizione si inserisce nelle celebrazioni per il 150º anniversario della nascita di Rilke\, avvenuta il 4 dicembre 1875. \nUn legame profondo con il territorio\nRilke giunse a Duino nel 1911\, ospite della principessa Marie von Thurn und Taxis\, e qui\, tra le falesie carsiche affacciate sul mare e l’atmosfera suggestiva del Castello di Duino\, scrisse i primi versi delle Elegie Duinesi. \nLe Elegie Duinesi: cosa sono e dove nacquero\nLe Elegie Duinesi costituiscono uno dei punti più alti della poesia del Novecento: dieci elegie che affrontano i grandi temi dell’esistenza — il senso del vivere\, il rapporto con il divino\, la vulnerabilità e la bellezza del mondo\, il mistero dell’amore e della metamorfosi. \nRilke iniziò la stesura nel 1912\, durante una giornata di vento fortissimo: la leggenda vuole che le parole iniziali della Prima Elegia — «Chi\, se io gridassi\, mi udirebbe dalle schiere degli angeli’»— gli siano “giunte” con la forza del mare e del Carso. \nInterrotte dalla guerra e completate soltanto nel 1922 in Svizzera\, le Elegie restano tuttavia profondamente radicate nel paesaggio e nello spirito di Duino. \nIl Castello e il Sentiero Rilke\nIl Castello di Duino\, con le sue terrazze a picco sul mare e il suo intreccio di storia e natura\, rappresentò per il poeta un luogo di rivelazione. \nDal castello si snoda l’attuale Sentiero Rilke\, che collega Duino a Sistiana: uno dei percorsi panoramici più suggestivi della regione\, dove ancora oggi è possibile respirare la stessa atmosfera che ispirò il poeta più di un secolo fa. \nIn esposizione nella Sala il nuovissimo diorama ideato e realizzato da Aureliano Barnaba sul progetto dedicato al Mitreo\, ma che propone in scala\, tutta l’area di Duino\, con il Castello\, il Sentiero ed altri siti importanti come la Grotta Fioravante e il Mitreo stesso. \nLa mostra\nLa mostra al Magazzino 26 ripercorrerà e amplierà il percorso espositivo già presentato all’Aeroporto di Trieste – Ronchi dei Legionari\, al Castello di Duino\, e a Grado\, integrando testi\, immagini e documenti storici su pannelli che raccontano la vita\, i luoghi e le opere di Rilke\, con un’attenzione speciale al periodo duinese. \nL’allestimento sarà ulteriormente arricchito da: immagini del territorio duinese e triestino\, pannelli dedicati all’idea progettuale della statua di Rilke dell’artista Giorgio Del Ben\, che illustrano la nascita e l’evoluzione dell’opera\, un area dedicata agli Angeli del Rilke e Gli Angeli di Castel Sant’Angelo immortalati dalla fotografa Linda Simeone\, le elegie duinesi e spazio poi a due importanti iniziative collegate a Duino\, i quadri dell’artista duinese Luisia Comelli in arte Luis\, raffiguranti il Castello di Duino\, con quadri realizzati en plein air in occasione di Primavera al Castello\, e le poesie dei vincitori e partecipanti al Premio Internazionale di Poesie Rainer Maria Rilke giunto alla sua quinta edizione. \nLe iniziative collegate\nDurante il periodo di apertura della mostra\, si svolgeranno anche letture pubbliche delle poesie di Rilke\, coordinate da Christian Sinicco\, direttore del concorso\, insieme a Elisa Donzelli e Elisabeth Faller\, rappresentanti degli scrittori carinziani. \nIl progetto è coordinato da Massimo Romita\, presidente del Gruppo Ermada\, e vedrà la collaborazione con il Castello di Duino per la realizzazione di visite guidate e percorsi integrati tra mostra\, poesia e territorio\, con l’obiettivo di valorizzare la sinergia tra cultura\, turismo e memoria storica. \nUn territorio che genera poesia\n“Siamo particolarmente orgogliosi di ospitare al Magazzino 26 una mostra di così alto profilo dedicata a Rainer Maria Rilke\, figura centrale della poesia europea e autore che proprio nel nostro territorio trovò una delle sue più profonde fonti di ispirazione. Celebrare il 150° anniversario della sua nascita significa anche valorizzare quel legame unico tra Rilke\, Duino e Trieste\, un rapporto che continua a parlare alla nostra identità culturale. – Giorgio Rossi Assessore alla Cultura del Comune di Trieste – Questa iniziativa conferma inoltre la crescita qualitativa del Magazzino 26\, divenuto negli ultimi anni un polo espositivo capace di accogliere progetti di grande valore storico\, letterario e artistico. Mostre come questa arricchiscono la città e rafforzano il ruolo di Trieste come crocevia internazionale della cultura e della creatività.” \nQuesta mostra e le iniziative che la accompagnano intendono riportare Rilke al centro dell’identità culturale di Duino e di Trieste\, città di confine e di dialogo\, crocevia di lingue e sensibilità che il poeta seppe trasformare in poesia universale -Massimo Romita presidente del Gruppo Ermada Flavio Vidonis\, attraverso il progetto “DuinoBook – Le origini” vorrebbe\, assieme ai suoi collaboratori\, continuare a costruire ponti tra letteratura\, arte e comunità\, facendo del nostro territorio un luogo di ispirazione e di accoglienza per la poesia di ieri e di oggi. \nApprofondimenti\nRainer Maria Rilke – Cenni biografici\nRainer Maria Rilke (Praga\, 4 dicembre 1875 – Valmont\, 29 dicembre 1926) è unanimamente riconosciuto come uno dei più grandi poeti europei del Novecento. Nato nell’allora Impero Austro-Ungarico\, crebbe in un contesto multiculturale che contribuì in modo decisivo alla sua sensibilità letteraria. Dopo una giovinezza difficile e studi non sempre lineari\, Rilke maturò la propria vocazione poetica attraverso una vita di viaggi\, incontri e spostamenti continui: Monaco\, Berlino\, Firenze\, Parigi\, la Russia\, la Scandinavia. Tra le figure centrali della sua formazione vanno ricordate Lou Andreas-Salomé\, che ebbe un ruolo cruciale nel suo sviluppo intellettuale\, e Auguste Rodin\, il cui rigore artistico influenzò profondamente il modo rilkiano di “vedere” il mondo. \nAutore del Libro d’Ore\, del Libro delle Immagini e dei Quaderni di Malte Laurids Brigge\, Rilke cercò sempre una poesia capace di dare voce all’invisibile\, al mistero dell’esistenza\, alla metamorfosi come forza essenziale della vita.\nL’arrivo a Duino nel 1911\, come ospite della principessa Marie von Thurn und Taxis\, rappresentò per lui uno dei momenti più fertili della sua intera produzione: qui\, immerso nel paesaggio del Carso e del Golfo di Trieste\, nacquero i primi versi delle Elegie Duinesi\, capolavoro assoluto della modernità. Rilke trascorse gli ultimi anni in Svizzera\, dove morì nel 1926. Riposa nel cimitero di Raron\, sotto una lapide da lui stesso voluta\, che richiama l’idea della vita come continua trasformazione.\nGli Angeli delle Elegie duinesi di Rilke e gli Angeli di Ponte Sant’Angelo\nGli Angeli delle Elegie duinesi di Rilke e gli Angeli di Ponte Sant’Angelo rivelano due forme complementari di relazione tra visibile e invisibile\, due configurazioni simboliche che\, pur provenendo da tradizioni e funzioni diverse\, illuminano la medesima soglia tra umano e trascendente. L’Angelo rilkeano è una presenza assoluta\, tremenda\, non consolatoria: una forza straniera che non si cura degli uomini e che\, proprio nel suo Dasein sovrabbondante\, misura la povertà dell’esserci umano. È figura di distanza\, non di contatto; appare come ciò che svela la sproporzione tra il nostro bisogno di senso e la pura trascendenza. Gli Angeli berniniani del Ponte Sant’Angelo\, al contrario\, si offrono come mediazioni visibili: modellati nel marmo\, partecipi del pathos umano\, inscritti nel racconto della Passione\, accompagnano il pellegrino in un itinerario ascensionale\, trasformando il ponte in un cammino verso il sacro. E tuttavia\, proprio nella loro differenza\, queste due angelologie si toccano: l’angelo rilkeano rappresenta il compito impossibile di «portare il visibile nell’invisibile»\, mentre il barocco romano realizza l’operazione inversa\, restituendo all’occhio umano un’immagine incarnata dell’oltre. In entrambi i casi\, l’angelo è figura liminare\, segno di un passaggio: nell’uno si manifesta l’incolmabile distanza dell’assoluto\, nell’altro la necessaria ricerca di forme che rendano quel medesimo assoluto abitabile. Così\, sullo sfondo di Castel Sant’Angelo – luogo di transito\, protezione e memoria – le statue berniniane sembrano intercettare\, pur senza saperlo\, la tensione rilkiana: il desiderio di un vedere più profondo\, capace di riconoscere nel mondo interpretato la traccia del tremendo\, e insieme la nostalgia di quel legame col reale che Rilke affida all’occhio umano come compito supremo. In questa dialettica fra distanza e prossimità\, terrore e consolazione\, gli angeli di Rilke e quelli del ponte romano mostrano due vie diverse ma convergenti per pensare l’invisibile: una che lo teme e lo preserva\, l’altra che lo traduce e lo offre allo sguardo\, entrambe necessarie alla nostra fragile esperienza del sacro. \nL’artista Giorgio Delben\nGiorgio Delben\, nato a Trieste nel 1946\, scopre fin da bambino la passione per la pittura. La sua formazione è autonoma\, costruita attraverso lo studio personale di artisti antichi e contemporanei e attraverso sperimentazioni che spaziano dal classicismo all’impressionismo\, dalla pop-art all’astrattismo\, fino al ritratto\, ambito che lo affascina particolarmente per la sua carica emotiva.\nNel suo percorso alterna pittura\, scultura e creazione di nuovi materiali espressivi. La sua ricerca è segnata da un continuo interesse per colore\, luce\, vibrazioni tonali e forme corporee\, e trova esiti anche in opere di fantasia e in storie surreali. Negli ultimi anni si dedica molto alla scultura\, soprattutto a quella legata al corpo\, come nella mostra “Palestra”\, dove riflette su vita\, movimento e armonia interiore. Dal 1970 al 2008 partecipa a numerose mostre personali e collettive; alcune sue opere sono esposte stabilmente in luoghi pubblici. Il bronzo “Dipendenza” diventa tema di una tesi universitaria. Nel 2007 pubblica il volume Giorgio Delben – Opere dal 1995 al 2007\, oggi conservato in importanti biblioteche internazionali. Compare anche in trasmissioni televisive dedicate all’arte. Il suo percorso artistico\, ricco e vario\, attraversa tappe significative: dalle prime mostre degli anni ’60 alla sperimentazione di tecniche innovative\, da cicli dedicati al paesaggio triestino o al colore emotivo\, fino alle opere concettuali e simboliche degli anni ’90 e 2000. Tra i lavori più rappresentativi figurano “La piena”\, “Scorci di Trieste”\, “Sensazioni”\, “Palestra”\, “Proiezioni energetiche”\, “La goccia cosmica del III millennio” e diverse sculture dedicate al movimento e al corpo. Ha creato anche opere effimere come installazioni sulla sabbia e sculture di ghiaccio\, divenute celebri a Cortina. Presente nelle enciclopedie di arte internazionale\, collabora con fotografi italiani e stranieri per esplorare nuove tecniche visive. Attualmente vive e lavora a Trieste\, dove gestisce un laboratorio dedicato al benessere e alla cura della persona. \nLUISIA COMELLI (in arte Luìs)\nNasce a Trieste il 1 agosto 1935 da una famiglia spagnola di nobile origine\, madre friulana e padre triestino\, e da più di trent’anni vive e opera a Duino (Trieste). Si appassiona fin da giovanissima alla pittura a olio\, che diventerà la sua tecnica prediletta\, ma\, nonostante la spiccata predilezione e attitudine per il disegno e le materie artistiche\, la rigida educazione dei genitori le impedisce di frequentare il Liceo artistico di Venezia. Supplisce in seguito a tale esigenza\, seguendo negli anni Cinquanta le lezioni private di Carlo Pacifico\, maestro lombardo che contribuì alla formazione di molti valenti artisti triestini\, e grazie agli incontri con il pittore Nino Perizi. Nel corso della sua vita ha sperimentato varie tecniche\, in particolare\, oltre al disegno e alla pittura a olio\, anche la xilografia\, eseguendo migliaia di opere\, soprattutto oli. Si è dedicata anche al restauro di dipinti\, tra cui quello raffigurante la Madonna Lauretana nella Cappella privata dell’ex villa veneta di Visco (Udine)\, e di opere monumentali di carattere profano. Nel 2003 ha realizzato un ciclo di murales\, mentre suoi dipinti di soggetto sacro sono conservati nella chiesa francescana di Sant’Antonio di Tirana (Albania) e nelle chiese di San Giuseppe a Sistiana e di Santo Spirito a Duino (Trieste). Negli ultimi trent’anni ha allestito diverse mostre personali\, partecipato a più di 300 collettive in Italia e all’estero e a una cinquantina di concorsi\, ricevendo numerosissimi premi\, menzioni e riconoscimenti molto significativi. Varie sue opere sono esposte in permanenza in sedi di enti pubblici e in spazi privati.
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LOCATION:Sala Leonor Fini\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Mosaicamente: omaggio a Edward Hopper
DESCRIPTION:Si inaugura il prossimo 17 dicembre alle ore 18.00 a Trieste nella sala Veruda di Palazzo Costanzi una mostra di mosaici dedicata all’arte di Edward Hopper organizzata da Fondazione Bambini e Autismo ONLUS assieme al Comune di Trieste in collaborazione con la Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità\, le Associazioni Noi Uniti per l’Autismo di Pordenone e Veneto Orientale\, l’Unione Italiana Cechi sez. PN e con il sostegno di Fondazione Pittini.\nEdward Hopper è l’artista statunitense che con le sue opere ha immortalato l’America del ‘900. Metodico\, puntiglioso e grande osservatore della realtà\, Hopper a riproposto su tela paesaggi urbani\, interni di case\, luoghi quotidiani: bar\, sale cinematografiche\, pompe di benzina quasi sempre fermati senza presenze umane e quando vi sono intese come presenze di sottofondo. Definito il più importante realista americano la sua opera ha condizionato l’arte di vari suoi colleghi e altre espressioni artistiche come ad es. il cinema che si è ispirato in molte inquadrature di film ai suoi dipinti.\nL’omaggio che viene fatto attraverso la tecnica musiva non è un esercizio di trascrizione dalla pittura al mosaico\, ma piuttosto la creazione di nuove opere che\, partendo dalle suggestioni di quelle dell’artista americano\, si presentano fortemente originali per l’attenzione ai dettagli e per i materiali usati che fondono assieme le tessere vitree multicolori con materiali di scarto riportati a nuova vita attraverso la sensibilità degli speciali mosaicisti.\nLe opere dell’esposizione raccontano di una sensibilità speciale. Sono infatti realizzate all’Officina dell’Arte\, il centro lavorativo regionale per persone con autismo adulte di Fondazione Bambini e Autismo ONLUS. \nLa mostra è visitabile dal 18 dicembre al 6 gennaio tutti i giorni feriali e festivi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00. Fanno eccezione il 24 pomeriggio\, il 25 dicembre tutto il giorno\, il 31 dicembre pomeriggio e il 1° gennaio tutto il giorno. Ingresso libero.\nArte
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SUMMARY:Francesca Danese: Acqua\, scienza e note
DESCRIPTION:Giovedì 18 dicembre alle ore 18 presso la Sala Comunale d’Arte di Trieste in Piazza Unità d’Italia\, 4 si svolgerà l’inaugurazione della mostra dell’artista triestina Francesca Danese intitolata “Acqua\, scienza e note”\, che sarà presentata da Franco Rosso. \nLa rassegna è organizzata in collaborazione con l’Assessorato alle politiche della cultura e del turismo del Comune di Trieste. \nCon in tasca la Maturità al Liceo Classico\, la frequenza universitaria di Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e la Natura e poi Medicina e Chirurgia\, vari concorsi di scrittura\, due masterclass di recitazione con Pupi Avati e Giovanni Veronesi\, lo studio della musica ( tecnica e solfeggio\, chitarra\, canto e musica d’assieme)\, vari corsi di pittura\, laboratori di disegno e china giapponese\, Francesca Danese sceglie il linguaggio sinestesico per esprimere la sua creatività e lo fa in collaborazione con il chitarrista Sergio Giangaspero\, le cui composizioni spesso ispirano le sue opere che coniugano colori \, pensiero e note musicali. Ha partecipato a mostre collettive a Trieste\, Venezia\, Firenze\, Bologna\, Udine e Shanghai oltre ad aver realizzato il progetto sinestesico LiquidGuitar che ha presentato a Monfalcone e Trieste. \n“Francesca Danese fa riferimento ai colori \, alla musica e al pensiero – scrive Franco Rosso nella presentazione – per dare forma ad una espressività creativa che fa suo il fenomeno sensoriale/percettivo della sinestesia che contamina più sensi nella percezione e che permette all’artista di dare voce a note e colori\, e viceversa. L’esito è rappresentato da opere (presenti in questa rassegna) realizzate ad acquarello e china su carta\, ascoltando e traendo ispirazione dalle composizioni di Sergio Giangaspero\, cultore della chitarra classica\, metabolizzando sensazioni ed atmosfere di tipo visivo ed uditivo mentre le note si fanno segni e viceversa. La Danese sente e fa\, sposta il pensiero sul foglio di carta in una atmosfera multisensoriale\, ma non fa quadri: dipinge brani di vita. I soggetti dei quadri non sono delle immagini ma sono la visualizzazione di un flusso che è il frutto della gestualità che intende esprimere una emozione nel suo divenire attraverso frammenti grafici che si amalgamano magicamente. Ma la pittura rimane sempre un’operazione magica il cui significato può essere letto solo seguendo i codici di lettura della natura: un illimitato sistema di corrispondenze tra suoni\, colori\, forme\, emozioni\, memorie. \nQuelli della Danese sono quadri in movimento\, viaggi fatti con la mente\, il messaggio di un radicale e mentale senso della libertà. \nIl fruitore\, attraverso il Codice QR che accompagna il quadro può sentire la musica ispiratrice dell’opera e la descrizione letteraria della stessa”.
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