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SUMMARY:In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste
DESCRIPTION:Un ospite forestiero scende il 15 novembre 1772 alla Locanda Grande\, edificata in quella che oggi è Piazza Unità d’Italia. E’ un uomo di mezz’età\, disinvolto e affabile\, che nei locali dell’albergo – teatro solo quattro anni prima dell’assassinio di Johann W. Winckelmann – si trattiene a riordinare degli appunti per un suo progetto editoriale. \nL’ospite è molto di più che un disinvolto uomo di mondo: è Giacomo Casanova. \nNel 2025\, anno in cui ricorrono i 300 anni dalla nascita di Casanova (1725-1798)\, il Civico Museo petrarchesco piccolomineo ricorda il periodo in cui lo scrittore ha vissuto a Trieste\, dal 15 novembre 1772 al 14 settembre 1774\, con la mostra “In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste” a cura di Alessandra Sirugo. \nAl Museo petrarchesco piccolomineo\, si potranno ammirare prime edizioni patrimonio della Biblioteca Civica\, stampe e pubblicazioni che illustrano la cultura teatrale e letteraria del suo tempo. Infatti lo scrittore\, dopo essere evaso dai «Piombi» ed aver vagato in Europa in cerca di un impiego degno di lui\, lascia il segno del suo talento di brillante narratore nelle raccolte librarie della Biblioteca Civica “Attilio Hortis”. Su questi scaffali sono collocati undici esemplari delle opere dell’avventuriero veneziano e alcuni articoli di politica internazionale sull’«Osservatore triestino». Dalla scelta degli esemplari a stama della “Hortis”\, scaturisce il ritratto di uno scrittore dalla scrittura chiara ed avvincente\, assiduo spettatore dei teatri di Trieste e catalizzatore dell’attenzione nei salotti della buona società. \nL’esposizione nasce dalla collaborazione con il progetto dell’Università Ca’Foscari\, incentrato sulle attività di ricerca e di divulgazione del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati (DSLCC) sotto la direzione di Antonio Trampus ed è coordinata con l‘esposizione di via Torino “In viaggio con Casanova. Porti e approdi dall’Adriatico al Levante: Trieste\, l’Istria\, Fiume e la Dalmazia”.
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LOCATION:Museo Petrarchesco Piccolomineo\, via Madonna del Mare 13\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola”
DESCRIPTION:Da sabato 18 ottobre 2025 al Bastione Fiorito sarà visitabile la mostra Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola”. \nAperta negli orari del Castello di San Giusto e inclusa nel biglietto ordinario del Museo. \nLa mostra Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola” viene allestita grazie alla collaborazione del Comune di Trieste – Musei Storici – Museo del Castello di San Giusto con la Regione Istriana e con il Museo Storico e Navale dell’Istria – Povijesni i pomorski muzej Istre di Pola-Pula\, in un’ottica di cooperazione transnazionale tra istituzioni museali. È realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. \nLa mostra è stata ideata e curata dal Museo Storico e Navale dell’Istria in occasione del 333esimo anniversario della pubblicazione della monumentale opera dell’erudito Johann Weichard Valvasor Die Ehre deß Hertzogthums Crain (La gloria del Ducato di Carniola). Allestita nella Fortezza di Pola nel 2022\, è stata proposta l’anno successivo a Capodistria per approdare ora nella magnifica cornice del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto in un allestimento ripensato per i suoi spazi espositivi. \nLa rassegna espositiva si concentra sull’opera La gloria del Ducato di Carniola\, edita nel 1689 e dedicata alla descrizione del Ducato di Carniola\, l’antica provincia asburgica con capitale Lubiana che comprendeva l’attuale Slovenia e parti dell’Istria croata e dell’Italia.
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LOCATION:Castello di San Giusto\, Piazza della Cattedrale\, 3\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie
DESCRIPTION:La mostra è stata ideata e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi del Comune di Trieste\, da Stefano Bianchi\, P.O. dei Musei Storici e Artistici ed è stata curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nNel 2025 ricorre il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste\, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie\, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo\, a partire dalle prime testimonianze fotografiche. \nOltre 40 fotografi\, tra cui Carlo e Giuseppe Wulz\, Ferdinando Ramann\, Carlo Wernigg\, Pietro Opiglia\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, l’agenzia Giornalfoto\, Tullio Stravisi\, Gianni Berengo Gardin\, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti\, volti\, gesti e atmosfere. Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali\, barbieri\, ambulanti e bancarelle\, tram affollati\, alberghi\, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale. \nAltre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918\, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia. \nNon mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità\, come la piazza sferzata dalla bora\, le riprese di Senilità\, con una giovane Claudia Cardinale\, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti. Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina\, la piazza è un habitat fortemente vissuto\, crocevia di tensioni sociali\, spinte e istanze identitarie\, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione\, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico. \nIn esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana\, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl\, ai rasoi dei barbieri\, fino alle tazzine da caffè e alla tazza dotata di copribaffi di fine Ottocento. A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti\, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:25 anni di FVG Film Commission
DESCRIPTION:La Casa del Cinema di Trieste inaugura la mostra fotografica “25 anni di FVG Film Commission” lunedì 29 dicembre alle 18.30 nei propri spazi di piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste. Un racconto per immagini di film girati in regione”\, visitabile dal 29 dicembre 2025 al 27 febbraio 2026 ad ingresso libero dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì. \nLa mostra fotografica è il primo di una serie di appuntamenti volti a celebrare i 25 anni della Friuli Venezia Giulia Film Commission\, una realtà che dal 2000 – tra le primissime in Italia – accompagna e sostiene il cinema e l’audiovisivo nel nostro territorio. In un quarto di secolo di attività\, la Film Commission ha seguito centinaia di produzioni tra film\, documentari\, serie televisive\, videoclip musicali e spot pubblicitari\, accogliendo registi premi Oscar accanto a giovani autori emergenti\, con lo stesso impegno e la medesima attenzione per ogni progetto. \nAttraverso una selezione di immagini tratte dai film girati in regione\, “25 anni di FVG Film Commission” racconta una parte di questo lungo percorso\, consapevole di rappresentare solo una piccola porzione delle molte produzioni che hanno scelto il Friuli Venezia Giulia come set. Gli scatti restituiscono il dialogo tra il linguaggio cinematografico e il territorio: città\, borghi\, paesaggi naturali e spazi urbani che\, grazie al cinema\, si sono trasformati in luoghi di racconto e immaginazione.\nNel 2003 la Friuli Venezia Giulia Film Commission è stata la prima in Italia a dotarsi di un fondo dedicato alle riprese\, il FVG Film Fund\, uno strumento che\, con continuità e trasparenza\, sostiene le produzioni che scelgono di lavorare nella regione\, contribuendo allo sviluppo dell’industria audiovisiva locale e alla valorizzazione del territorio. Nel 2022 la Film Commission è entrata a far parte di PromoTurismoFVG\, l’ente pubblico regionale che promuove e gestisce lo sviluppo turistico\, rafforzando ulteriormente il legame tra cinema e promozione del territorio. \nLa lunga esperienza maturata in questi 25 anni consente oggi alla Friuli Venezia Giulia Film Commission di affrontare con competenza e professionalità le criticità che ogni produzione incontra\, offrendo un supporto solido e affidabile a chi sceglie di girare un film in regione. Una realtà ormai consolidata nel panorama dell’industria cinematografica italiana.\nLa Casa del Cinema di Trieste ospita e organizza questo racconto per immagini\, accogliendo nei propri spazi una selezione di fotografie che ripercorrono i 25 anni di vita della Friuli Venezia Giulia Film Commission: un racconto per immagini che guarda al passato\, celebra il presente e apre lo sguardo al futuro. \nLa mostra viene realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia\, in collaborazione con FVG Film Commission.
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SUMMARY:Sulle correnti dell’arte
DESCRIPTION:La mostra “Sulle correnti dell’arte”\, organizzata dall’Associazione Culturale Giovanile Serba (ACGS) con il sostegno del Comune di Trieste\, si terrà dal 10 al 26 gennaio 2026 presso la Sala Umberto Veruda (Piazza Piccola 2). \nUn percorso affascinante che intreccia fumetto\, poesia\, storia e scienza\, con protagonista Nikola Tesla e la graphic novel Tesla: Il signore dei fulmini. \nL’esposizione è un omaggio alla forza dell’immaginazione e alla capacità dell’arte di raccontare il mondo\, creando ponti tra passato e futuro e invitando a riflettere sul ruolo dell’innovazione nella vita quotidiana. \nAttraverso tavole originali e racconti illustrati\, l’artista Živorad “Zico” Mišić trasforma Trieste in un luogo narrativo che unisce arte e scienza. \nEvento collaterale:\nSuperhero Science Week\n(12–18 gennaio)\nUna settimana di laboratori e talk che trasformano la scienza in avventura. \nScopri i segreti del James Webb Telescope\, i superpoteri dei batteri e il ruolo dell’IA tra eroi e villain. \nAttività per bambini\, ragazzi\, famiglie\, workshop bilingue (IT/EN) e spazi creativi per inventare il tuo supereroe della natura o della fisica. \nUn’occasione unica per unire arte\, scienza e immaginazione in un’esperienza coinvolgente per tutta la famiglia. \nInfo e prenotazioni: \nacgs.sko@gmail.com \nNon perdere l’evento che celebra creatività e conoscenza nel cuore di Trieste!
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LOCATION:Sala Umberto Veruda\, Piazza Piccola\, 2\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Echoes of Unity
DESCRIPTION:Echoes of Unity – una mostra itinerante sulla liminalità è un’esposizione collettiva che presenta i lavori di nove artiste ucraine\, oggi residenti in Italia\, Polonia e Portogallo. La mostra nasce all’interno dell’omonimo progetto europeo Echoes of Unity\, cofinanziato dal programma Creative Europe\, e promosso a Trieste da Mimma Dreams APS\, in collaborazione con partner internazionali attivi in Polonia\, Grecia e Portogallo. \nIl progetto sostiene artiste sfollate a causa della guerra\, accompagnandole in un percorso artistico\, formativo e comunitario che mette al centro il dialogo interculturale e la costruzione di nuove reti. Il tema della mostra ruota attorno al concetto di liminalità: una condizione sospesa “tra due mondi”\, geografica\, identitaria ed emotiva\, che diventa spazio fertile di trasformazione e narrazione. \nAttraverso dipinti\, opere bidimensionali e installazioni di piccola scala\, le artiste restituiscono esperienze personali e collettive legate alla migrazione\, alla memoria e alla resilienza\, trasformando lo sradicamento in linguaggio condiviso.
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LOCATION:Sala Comunale d’Arte\, Piazza Unità d'Italia\, 4\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque
DESCRIPTION:Sabato 17 gennaio alle ore 11\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 nel Porto Vecchio di Trieste\, si inaugura la mostra a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner\, “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”\, un percorso espositivo che restituisce alla città uno sguardo sorprendentemente moderno sulla sua vita quotidiana agli inizi del Novecento.\nL’esposizione\, visitabile fino al 15 marzo 2026\, riunisce 70 fotografie stampate su pannelli e 100 fotografie originali\, componendo un insieme di grande fascino che permette di riscoprire atmosfere\, gesti e volti di un’epoca in trasformazione.\nLe immagini provengono dal lavoro di un fotografo rimasto anonimo\, capace di raccontare con freschezza e spontaneità la Trieste che precedette il primo conflitto mondiale. Il suo obiettivo si posa sui frequentatori dei caffè e delle vie del centro\, sul pubblico elegante dell’ippodromo\, sulle balie con i bambini\, sui passeggeri dei vaporetti che animavano il porto. Ma soprattutto sulle donne: cappellini\, abiti elaborati\, gioielli e sguardi compongono una sorta di sfilata urbana che restituisce la vitalità della Belle Époque triestina. Il taglio delle sue fotografie\, sorprendentemente moderno per l’epoca\, anticipa di decenni lo stile che sarebbe poi diventato tipico della fotografia di reportage con l’arrivo della Leica. Non mise mai in posa i suoi soggetti: attese l’attimo\, lo colse e lo consegnò alla storia.\nUna parte delle immagini è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale\, permettendo di immaginare come potessero apparire abiti\, pellicce\, cappellini e architetture. Il desiderio di superare il bianco e nero\, già vivo nella Belle Époque\, trova così una nuova forma contemporanea\, in continuità con le sperimentazioni dell’epoca\, quando atelier e cineasti coloravano a mano fotografie e pellicole\, come accadde nel celebre Cabiria del 1914.\nLa mostra (17 gennaio- 15 marzo) è accompagnata da un ricco calendario di incontri a ingresso libero\, che si svolgeranno tra la Sala Sbisà del Magazzino 26\, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. Sono previsti la presentazione del catalogo della mostra a cura di Claudio Erné con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin\, visite guidate\, ritratti realizzati dal vivo con la minutera di Daniele Sandri\, approfondimenti sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica\, visite teatralizzate sulle protagoniste femminili dell’epoca\, una proiezione cinematografica “Il dilemma dell’identità” di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.\nL’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali\, in collaborazione con Associazione Hubgrade\, I.R.C.I.\, Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart\, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo.
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SUMMARY:Laboratorio di lettura condivisa Paideia
DESCRIPTION:Prende avvio\, lunedì 19 gennaio alle ore 17.30\, presso la Sala Forum LETS (Piazza Hortis 4)\, un nuovo ciclo di incontri dedicati alla lettura. PAIDEIA è un laboratorio di lettura condivisa dedicato ai testi di saggistica\, pensato come spazio di ricerca\, confronto e formazione culturale. \nIl progetto\, coordinato da Mavis Toffoletto\, si propone di esplorare la lettura come pratica critica e collettiva\, capace di generare consapevolezza e nuove prospettive sul presente. Un nuovo tassello che arricchisce gli incontri di LETSread ed inaugura uno spazio di formazione permanente e partecipata\, in cui la lettura diventa strumento attivo di ricerca\, relazione e crescita culturale\, restituendo centralità al tempo dell’ascolto\, dell’approfondimento e del pensiero condiviso. \nIl nome del laboratorio si ispira al significato originario del termine greco Paideia: un concetto che\, a partire dall’educazione\, evolve in “formazione umana” fino a indicare la cultura nel suo senso più alto\, personale e profondo. In questa prospettiva\, la “paideia” non è un traguardo statico\, ma un processo continuo\, che accompagna l’essere umano lungo tutto l’arco della vita\, permettendogli di realizzarsi come soggetto autonomo\, consapevole e in armonia con il mondo. \nAll’interno di questo quadro teorico e culturale\, Paideia si configura come un laboratorio aperto\, non rivolto esclusivamente a chi opera nei campi dell’educazione o della cura\, ma a chiunque desideri mettersi in gioco attraverso la lettura\, la discussione e la condivisione delle proprie esperienze\, per pensare in modo nuovo e costruttivo la Paideia del nostro tempo. \nIl percorso sarà inoltre arricchito da incontri pubblici con esperti\, chiamati a dialogare con i testi affrontati e a integrare il dibattito emerso all’interno del laboratorio\, stimolando ulteriori riflessioni e connessioni interdisciplinari. \nL’incontro di lunedì sarà dedicato alla presentazione del progetto e all’organizzazione dei successivi appuntamenti che avranno cadenza mensile. \nIl progetto fa parte de “L’officina della lettura”\, promosso dal Comune di Trieste nell’ambito del Patto per la Lettura\, realizzato con il finanziamento del CEPELL – Centro per il Libro e la Lettura. \nInfo: mavis.toffoletto@comune.trieste.it | 3408530624\nfb ig letteraturatrieste\nfb bibliotecahortis
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LOCATION:Museo LETS – Letteratura Trieste\, Piazza Hortis\, 4\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Giuseppe Tartini. Il genio dell'arco
DESCRIPTION:È dedicata a “Giuseppe Tartini\, genio dell’arco” la conversazione di Mirko Schipilliti e Ivano Cavallini in calendario lunedì 19 gennaio 2026\, alle ore 17.30\, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4)\, per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, il ciclo di incontri e approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Museo Teatrale da vent’anni offre al pubblico dei cultori della musica e del teatro. \nLa conversazione prende a prestito il titolo dell’ultimo libro di Mirko Schipilliti\, recentemente pubblicato da Zecchini Editore\, con il sostegno del Comune di Pirano\, della Comunità degli Italiani di Pirano\, della Comunità autogestita della nazionalità italiana di Pirano e con la collaborazione del Comune di Padova e degli Amici della Musica di Padova. \nNel Settecento Tartini è stato il più importante violinista e uno dei più affermati musicisti\, appassionato studioso\, didatta di fama internazionale\, scopritore del “terzo suono”. \nConsiderato «uno dei più celebri violinisti» (Leopold Mozart)\, “il maggiore compositore di questi tempi” (Eulero)\, “Maestro delle nazioni” (Lalande)\, è da sempre stato circondato da approssimazioni\, mito e leggenda\, con una vita che nasconde ancora aspetti misteriosi o poco indagati. Negli ultimi decenni le numerose ricerche concentrate in testi di non facile reperimento e in analisi sparse\, hanno tuttavia collezionato notizie frammentarie\, focalizzandosi su aspetti isolati del musicista. \nAttraverso un’analisi comparata delle fonti\, dei documenti e degli studi fino ad ora compiuti\, in relazione al contesto storico-culturale e con nuove evidenze e deduzioni\, Mirko Schipilliti offre un quadro organico su una tra le più complesse\, audaci\, affascinanti ed enigmatiche personalità musicali di tutto il XVIII secolo\, ripercorrendo una ricostruzione fedele e lineare del percorso biografico del violinista e della sua produzione musicale. \n“Un lavoro enorme – precisa Schipilliti – che dalla nascita alla morte di Tartini ne analizza le relazioni con la storia contemporanea e la storia della musica\, le composizioni e i trattati”\, restituendoci l’immagine di un compositore geniale che visse al di fuori dell’ordinario\, massima espressione del suo tempo e precursore del Classicismo in una dimensione europea. \nMirko Schipilliti si è laureato in direzione d’orchestra e in pianoforte col massimo dei voti e lode presso il Conservatorio B. Marcello di Venezia\, dove ha inoltre seguito gli studi in composizione. Perfezionatosi in direzione d’orchestra con Giancarlo Andretta e Isaac Karabtchevsky\, ha ottenuto master e diplomi di alto perfezionamento sotto la guida di Neeme Jarvi\, Jorma Panula\, Kurt Masur\, Jesus Lopez-Cobos e ha frequentato i seminari di Riccardo Muti e Gustav Kuhn. Ha diretto numerose orchestre in Italia e all’estero e ha suonato in formazioni cameristiche. \nCritico musicale per “Musica” e per la rivista francese “Opéra Magazine”\, membro dell’Associazione Nazionale Critici Musicali\, ha collaborato dal 1999 per i quotidiani “Il Mattino di Padova”\, “La Nuova Venezia”\, “La Tribuna di Treviso”. Appassionato studioso\, si dedica a saggi musicologici per i programmi di sala di importanti istituzioni. Nel 2015 ha pubblicato il saggio “Zanetto. Mascagni tra verismo e stile liberty” (ed. La Caravella). Dirigente medico di Pronto Soccorso\, si è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Medicina interna presso l’Università di Padova. \nIvano Cavallini\, già professore di Storia della musica al Conservatorio di Trieste e di Musicologia all’università di Palermo\, è membro dei comitati scientifici dei periodici “Recercare” (Roma)\, “Arti Musices” (Zagabria)\, “De Musica Disserenda” (Lubiana). \nNel 1998 ha vinto il premio “Città di Iglesias” con il libro “Il direttore d’orchestra: genesi e storia di un’arte”. Dal 2002 al 2007 è stato membro del comitato scientifico della Fondazione Levi di Venezia. Nel 2012 ha ricevuto la nomina di membro onorario per meriti scientifici dalla Società Croata di Musicologia. Nel 2020\, con la plaquette “Fango pannonico: un paradigma populista per Miroslav Krleža” (EUT)\, ha ricevuto il premio Experimenta Saggistica d’Arte e nel 2025 ha ricevuto la nomina di socio “ad honorem” dell’Accademia Filarmonica di Bologna. Si occupa di storiografia della musica e dei rapporti tra la musica italiana e i paesi dell’Europa Centro-orientale nella prima età moderna. \nL’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento di posti disponibili.
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LOCATION:Sala Bobi Bazlen\, Via Gioachino Rossini\, 4\, Trieste\, Trieste\, Italy
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