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SUMMARY:In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste
DESCRIPTION:Un ospite forestiero scende il 15 novembre 1772 alla Locanda Grande\, edificata in quella che oggi è Piazza Unità d’Italia. E’ un uomo di mezz’età\, disinvolto e affabile\, che nei locali dell’albergo – teatro solo quattro anni prima dell’assassinio di Johann W. Winckelmann – si trattiene a riordinare degli appunti per un suo progetto editoriale. \nL’ospite è molto di più che un disinvolto uomo di mondo: è Giacomo Casanova. \nNel 2025\, anno in cui ricorrono i 300 anni dalla nascita di Casanova (1725-1798)\, il Civico Museo petrarchesco piccolomineo ricorda il periodo in cui lo scrittore ha vissuto a Trieste\, dal 15 novembre 1772 al 14 settembre 1774\, con la mostra “In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste” a cura di Alessandra Sirugo. \nAl Museo petrarchesco piccolomineo\, si potranno ammirare prime edizioni patrimonio della Biblioteca Civica\, stampe e pubblicazioni che illustrano la cultura teatrale e letteraria del suo tempo. Infatti lo scrittore\, dopo essere evaso dai «Piombi» ed aver vagato in Europa in cerca di un impiego degno di lui\, lascia il segno del suo talento di brillante narratore nelle raccolte librarie della Biblioteca Civica “Attilio Hortis”. Su questi scaffali sono collocati undici esemplari delle opere dell’avventuriero veneziano e alcuni articoli di politica internazionale sull’«Osservatore triestino». Dalla scelta degli esemplari a stama della “Hortis”\, scaturisce il ritratto di uno scrittore dalla scrittura chiara ed avvincente\, assiduo spettatore dei teatri di Trieste e catalizzatore dell’attenzione nei salotti della buona società. \nL’esposizione nasce dalla collaborazione con il progetto dell’Università Ca’Foscari\, incentrato sulle attività di ricerca e di divulgazione del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati (DSLCC) sotto la direzione di Antonio Trampus ed è coordinata con l‘esposizione di via Torino “In viaggio con Casanova. Porti e approdi dall’Adriatico al Levante: Trieste\, l’Istria\, Fiume e la Dalmazia”.
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LOCATION:Museo Petrarchesco Piccolomineo\, via Madonna del Mare 13\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola”
DESCRIPTION:Da sabato 18 ottobre 2025 al Bastione Fiorito sarà visitabile la mostra Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola”. \nAperta negli orari del Castello di San Giusto e inclusa nel biglietto ordinario del Museo. \nLa mostra Valvasor in Istria. Viaggio nel libro “La gloria del Ducato di Carniola” viene allestita grazie alla collaborazione del Comune di Trieste – Musei Storici – Museo del Castello di San Giusto con la Regione Istriana e con il Museo Storico e Navale dell’Istria – Povijesni i pomorski muzej Istre di Pola-Pula\, in un’ottica di cooperazione transnazionale tra istituzioni museali. È realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. \nLa mostra è stata ideata e curata dal Museo Storico e Navale dell’Istria in occasione del 333esimo anniversario della pubblicazione della monumentale opera dell’erudito Johann Weichard Valvasor Die Ehre deß Hertzogthums Crain (La gloria del Ducato di Carniola). Allestita nella Fortezza di Pola nel 2022\, è stata proposta l’anno successivo a Capodistria per approdare ora nella magnifica cornice del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto in un allestimento ripensato per i suoi spazi espositivi. \nLa rassegna espositiva si concentra sull’opera La gloria del Ducato di Carniola\, edita nel 1689 e dedicata alla descrizione del Ducato di Carniola\, l’antica provincia asburgica con capitale Lubiana che comprendeva l’attuale Slovenia e parti dell’Istria croata e dell’Italia.
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LOCATION:Castello di San Giusto\, Piazza della Cattedrale\, 3\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie
DESCRIPTION:La mostra è stata ideata e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi del Comune di Trieste\, da Stefano Bianchi\, P.O. dei Musei Storici e Artistici ed è stata curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nNel 2025 ricorre il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste\, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie\, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo\, a partire dalle prime testimonianze fotografiche. \nOltre 40 fotografi\, tra cui Carlo e Giuseppe Wulz\, Ferdinando Ramann\, Carlo Wernigg\, Pietro Opiglia\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, l’agenzia Giornalfoto\, Tullio Stravisi\, Gianni Berengo Gardin\, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti\, volti\, gesti e atmosfere. Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali\, barbieri\, ambulanti e bancarelle\, tram affollati\, alberghi\, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale. \nAltre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918\, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia. \nNon mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità\, come la piazza sferzata dalla bora\, le riprese di Senilità\, con una giovane Claudia Cardinale\, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti. Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina\, la piazza è un habitat fortemente vissuto\, crocevia di tensioni sociali\, spinte e istanze identitarie\, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione\, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico. \nIn esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana\, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl\, ai rasoi dei barbieri\, fino alle tazzine da caffè e alla tazza dotata di copribaffi di fine Ottocento. A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti\, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:25 anni di FVG Film Commission
DESCRIPTION:La Casa del Cinema di Trieste inaugura la mostra fotografica “25 anni di FVG Film Commission” lunedì 29 dicembre alle 18.30 nei propri spazi di piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste. Un racconto per immagini di film girati in regione”\, visitabile dal 29 dicembre 2025 al 27 febbraio 2026 ad ingresso libero dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì. \nLa mostra fotografica è il primo di una serie di appuntamenti volti a celebrare i 25 anni della Friuli Venezia Giulia Film Commission\, una realtà che dal 2000 – tra le primissime in Italia – accompagna e sostiene il cinema e l’audiovisivo nel nostro territorio. In un quarto di secolo di attività\, la Film Commission ha seguito centinaia di produzioni tra film\, documentari\, serie televisive\, videoclip musicali e spot pubblicitari\, accogliendo registi premi Oscar accanto a giovani autori emergenti\, con lo stesso impegno e la medesima attenzione per ogni progetto. \nAttraverso una selezione di immagini tratte dai film girati in regione\, “25 anni di FVG Film Commission” racconta una parte di questo lungo percorso\, consapevole di rappresentare solo una piccola porzione delle molte produzioni che hanno scelto il Friuli Venezia Giulia come set. Gli scatti restituiscono il dialogo tra il linguaggio cinematografico e il territorio: città\, borghi\, paesaggi naturali e spazi urbani che\, grazie al cinema\, si sono trasformati in luoghi di racconto e immaginazione.\nNel 2003 la Friuli Venezia Giulia Film Commission è stata la prima in Italia a dotarsi di un fondo dedicato alle riprese\, il FVG Film Fund\, uno strumento che\, con continuità e trasparenza\, sostiene le produzioni che scelgono di lavorare nella regione\, contribuendo allo sviluppo dell’industria audiovisiva locale e alla valorizzazione del territorio. Nel 2022 la Film Commission è entrata a far parte di PromoTurismoFVG\, l’ente pubblico regionale che promuove e gestisce lo sviluppo turistico\, rafforzando ulteriormente il legame tra cinema e promozione del territorio. \nLa lunga esperienza maturata in questi 25 anni consente oggi alla Friuli Venezia Giulia Film Commission di affrontare con competenza e professionalità le criticità che ogni produzione incontra\, offrendo un supporto solido e affidabile a chi sceglie di girare un film in regione. Una realtà ormai consolidata nel panorama dell’industria cinematografica italiana.\nLa Casa del Cinema di Trieste ospita e organizza questo racconto per immagini\, accogliendo nei propri spazi una selezione di fotografie che ripercorrono i 25 anni di vita della Friuli Venezia Giulia Film Commission: un racconto per immagini che guarda al passato\, celebra il presente e apre lo sguardo al futuro. \nLa mostra viene realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia\, in collaborazione con FVG Film Commission.
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LOCATION:Casa del Cinema di Trieste\, Piazza Duca degli Abruzzi\, 3\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque
DESCRIPTION:Sabato 17 gennaio alle ore 11\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 nel Porto Vecchio di Trieste\, si inaugura la mostra a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner\, “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”\, un percorso espositivo che restituisce alla città uno sguardo sorprendentemente moderno sulla sua vita quotidiana agli inizi del Novecento.\nL’esposizione\, visitabile fino al 15 marzo 2026\, riunisce 70 fotografie stampate su pannelli e 100 fotografie originali\, componendo un insieme di grande fascino che permette di riscoprire atmosfere\, gesti e volti di un’epoca in trasformazione.\nLe immagini provengono dal lavoro di un fotografo rimasto anonimo\, capace di raccontare con freschezza e spontaneità la Trieste che precedette il primo conflitto mondiale. Il suo obiettivo si posa sui frequentatori dei caffè e delle vie del centro\, sul pubblico elegante dell’ippodromo\, sulle balie con i bambini\, sui passeggeri dei vaporetti che animavano il porto. Ma soprattutto sulle donne: cappellini\, abiti elaborati\, gioielli e sguardi compongono una sorta di sfilata urbana che restituisce la vitalità della Belle Époque triestina. Il taglio delle sue fotografie\, sorprendentemente moderno per l’epoca\, anticipa di decenni lo stile che sarebbe poi diventato tipico della fotografia di reportage con l’arrivo della Leica. Non mise mai in posa i suoi soggetti: attese l’attimo\, lo colse e lo consegnò alla storia.\nUna parte delle immagini è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale\, permettendo di immaginare come potessero apparire abiti\, pellicce\, cappellini e architetture. Il desiderio di superare il bianco e nero\, già vivo nella Belle Époque\, trova così una nuova forma contemporanea\, in continuità con le sperimentazioni dell’epoca\, quando atelier e cineasti coloravano a mano fotografie e pellicole\, come accadde nel celebre Cabiria del 1914.\nLa mostra (17 gennaio- 15 marzo) è accompagnata da un ricco calendario di incontri a ingresso libero\, che si svolgeranno tra la Sala Sbisà del Magazzino 26\, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. Sono previsti la presentazione del catalogo della mostra a cura di Claudio Erné con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin\, visite guidate\, ritratti realizzati dal vivo con la minutera di Daniele Sandri\, approfondimenti sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica\, visite teatralizzate sulle protagoniste femminili dell’epoca\, una proiezione cinematografica “Il dilemma dell’identità” di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.\nL’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali\, in collaborazione con Associazione Hubgrade\, I.R.C.I.\, Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart\, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo.
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LOCATION:Sala Carlo Sbisà\, porto vecchio\, Trieste\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Echoes of Unity
DESCRIPTION:Echoes of Unity – una mostra itinerante sulla liminalità è un’esposizione collettiva che presenta i lavori di nove artiste ucraine\, oggi residenti in Italia\, Polonia e Portogallo. La mostra nasce all’interno dell’omonimo progetto europeo Echoes of Unity\, cofinanziato dal programma Creative Europe\, e promosso a Trieste da Mimma Dreams APS\, in collaborazione con partner internazionali attivi in Polonia\, Grecia e Portogallo. \nIl progetto sostiene artiste sfollate a causa della guerra\, accompagnandole in un percorso artistico\, formativo e comunitario che mette al centro il dialogo interculturale e la costruzione di nuove reti. Il tema della mostra ruota attorno al concetto di liminalità: una condizione sospesa “tra due mondi”\, geografica\, identitaria ed emotiva\, che diventa spazio fertile di trasformazione e narrazione. \nAttraverso dipinti\, opere bidimensionali e installazioni di piccola scala\, le artiste restituiscono esperienze personali e collettive legate alla migrazione\, alla memoria e alla resilienza\, trasformando lo sradicamento in linguaggio condiviso.
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SUMMARY:La mia città - Claudio Martincic
DESCRIPTION:Sarà presentata il giorno 24 gennaio alle ore 17.00 la mostra “La mia città” del pittore CLAUDIO MARTINCIC. \nClaudio Martincic nasce a Trieste il 27 dicembre 1939. Pittore iperrealista inizia a dipingere con regolarità dopo la pensione\, prediligendo i paesaggi e gli scorci della città. In un primo periodo utilizza la china su cartone\, poi passa alla tela ed all’utilizzo dell’acrilico. “Delicato e contemporaneamente incisivo Martincic evidenzia quale sia la sua capacità di mettere in rilievo ogni dettaglio dei suoi soggetti senza tralasciare i dettami del disegno classico con equilibrio cromatico esaltato da riflessi\, chiaroscuri e prospettive perfettamente rispettate. E’ un viaggio attraverso ricordi\, momenti e amore per ciò che lo circonda e che ripropone una visione così nitida e fresca come solo chi vive in una città circondata dal mare può esprimere” (Gabriella Pastor).
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LOCATION:Sala Comunale d’Arte\, Piazza Unità d'Italia\, 4\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Stand up for Giuda
DESCRIPTION:“Ettore Bassi è il protagonista di “Stand up for Giuda” scritto e diretto da Leonardo Petrillo e in scena alla Sala Bartoli dal 28 gennaio all’1 febbraio. L’apostolo “traditore” racconta – come un attore – la sua versione dei fatti\, un monito per la nostra epoca di pregiudizi. Lo spettacolo è ospite della stagione “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”. \nEttore Bassi è il protagonista di “Stand up for Giuda”\, scritto e diretto da Leonardo Petrillo\, in scena da martedì 28 gennaio a domenica 1 febbraio alla Sala Bartoli\, ospite del cartellone “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nÈ una produzione del Teatro Biondo di Palermo. \nNell’immaginario collettivo\, l’apostolo Giuda Iscariota è il traditore per eccellenza. Studiandone la storia e cogliendone il profondo simbolismo\, l’autore e regista Leonardo Petrillo ricostruisce i passaggi fondamentali della vita di Giuda\, dall’incontro con Gesù\, il “folle visionario” sul quale nutriva molti dubbi\, fino al giorno in cui smise di ragionare e seguì l’istinto. \nLa voce del cuore fu premiata quando Giuda si convinse che Gesù era davvero il figlio di Dio\, e lo amò più di tutti gli altri apostoli\, arrivando a tradirlo affinché potesse compiersi il disegno divino.\nMa quando Gesù si lascia crocifiggere\, senza ricorrere ai poteri soprannaturali per salvarsi\, perdendo l’occasione per dimostrare la sua natura divina\, Giuda\, realizza che è solo un uomo: il folle che la ragione gli aveva indicato all’inizio. Se solo Gesù avesse spiegato\, senza ricorrere a incomprensibili metafore\, il “mistero della resurrezione”\, Giuda e gli altri apostoli avrebbero compreso il significato di quella morte\, e non si sarebbero smarriti. Con l’“apparizione” il mistero fu svelato agli altri\, ma non all’Iscariota\, che si era già suicidato\, distrutto dal rimorso per aver sacrificato inutilmente l’amico. \nPetrillo racconta\, attraverso l’intensa interpretazione di Ettore Bassi\, che si comporta come un attore in procinto di calcare la scena\, un’inedita versione dei fatti: Giuda è uomo che\, sentendosi ingiustamente discriminato da secoli\, si ribella alla coscienza collettiva che lo ha fatto diventare “il traditore”.\n«Il monologo – spiega il regista – si sviluppa come un’arringa lucida e appassionata. Giuda si rivolge direttamente agli spettatori\, li coinvolge\, li provoca. Allarga la colpa: il tradimento non è un’eccezione mostruosa\, ma una condizione umana quotidiana. Tutti tradiscono qualcosa o qualcuno: un ideale\, un amore\, un sogno. Giuda diventa il luogo simbolico su cui l’umanità ha scaricato il proprio bisogno di purezza». \n«Ma Giuda non ha perso la speranza – conclude Petrillo – è tornato a dirci che la sua condanna non è eterna; finirà quando\, come ci ha insegnato Papa Francesco\, “orgoglio\, cupidigia e vanità\, le radici del male\, saranno estirpate e l’uomo non sarà più prigioniero del pregiudizio”». \nLo spettacolo va in scena martedì e venerdì alle ore 19.30\, mercoledì e giovedì alle ore 21\, sabato alle ore 19 e domenica alle ore 17. Gli ultimi biglietti sono disponibili presso presso i punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.
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SUMMARY:Odissee. L'esperienza dell'orizzonte
DESCRIPTION:Sabato 7 marzo 2026 alle ore 17 in occasione della chiusura della mostra (8 marzo) si terrà un finissage in presenza dell’artista Alfonso Firmani a cui seguiranno delle letture da parte di Sara\nAlzetta\, attrice e performer. Laureata in filosofia\, ha studiato al Piccolo di Milano e all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Ha lavorato prevalentemente a Milano (Giorgio\nStrehler). \nPer l’occasione la mostra chiuderà alle ore 19. \nLa mostra\, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo\, fa parte del progetto CHRONOCROMA Memorie\, conflitti ed ecologie nell’arte contemporanea e rientra nell’ambito del bando Manifestazioni Espositive 2025\, Regione Friuli Venezia Giulia. “ \n“Odissee. L’esperienza dell’orizzonte”\nLe nostre esistenze si muovono su di un piano delimitato da barriere\, da confini dentro ai quali fingiamo di sentirci sicuri. \nViviamo in città prive di sbocchi verso l’orizzonte e la sua vocazione all’infinito. Sembra che il nostro destino si possa nutrire solo della ineluttabilità del cibo necessario al rafforzamento del nostro ego. \nCrediamo che la sola dimensione possibile sia quella di un ordine regolato nei confronti del quale non c’è che da soggiacere e dentro al quale l’unica strada possibile sia quella dell’affermazione del proprio io. \nMa uno sguardo persistente\, reiterato verso l’orizzonte\, può aiutare a raggiungere la percezione di altri piani sui quali orientare la ricerca e il nostro viaggio verso l’accettazione della continua trasformazione del tutto. \nL’idea che stava alla base del progetto era proprio quella di attivare quello sguardo persistente verso l’orizzonte e trasformarlo in una narrazione. \nUn viaggio a cui sottrarre l’idea della meta; una sorta di Odissea senza Itaca\, attraversando anche le sue carcasse fumanti; un concedersi completamente all’assenza del limite\, attraversando le terre di nessuno prive di identità\, come una nuova frontiera invisibile senza più nessuna biografia\, eliminando tutte quelle strutture consolatorie che trovi nel tuo quotidiano. \nLa mappatura del viaggio è un insieme di parole che danno il ritmo\, la traiettoria: assenze\, dissolvenze\, disassamenti; desideri\, spezie\, segreti\, intuizioni\, corrispondenze; luci di lune\, terre da attraversare o da portate con sé\, isole nuove a cui approdare. \nE questo mare infinito negli occhi\, oscillando tra orrore e bellezza. \nIn mostra sarà proiettato il video “Odissee. L’esperienza dell’orizzonte” \nediting: Nanni Spano \nmusiche di Andrea Michelutti \nWorkshop\nIl workshop è indirizzato agli studenti dei licei artistici delle città di Trieste\, Udine e Gorizia . \nSi svilupperà in due appuntamenti in due giornate consecutive. L’obiettivo è quello di stimolare un’esperienza artistica legata al tema attraverso una riflessione sui contenuti espressi dall’esposizione\, una riflessione sull’arte contemporanea e sulle diverse tipologie di linguaggi che le sono proprie; la definizione del percorso creativo capace di individuare la miglior forma possibile in relazione ai contenuti espressi dal tema. Inoltre il workshop\, come obiettivo operativo\, promuoverà una esperienza progettuale sempre legata al tema. \nPrima giornata\nLezione teorica relativa all’individuazione delle varie articolazioni del tema: \n\n– orizzonte come limite del conoscibile\n– orizzonte e indicibile\n– orizzonte geometrico come linea a cui appartengono tutti i punti di fuga delle linee di profondità\n– orizzonte come elemento compositivo\n-l’orizzonte e il corpo umano\nl’esperienza dell’orizzonte nell’arte contemporanea.\n\nSeconda giornata\n\n-impostazione di un’ipotesi progettuale avente come tema centrale quello dell’esperienza dell’orizzonte\n-produzione di un elaborato grafico capace di sintetizzare la suddetta ipotesi.\n\nChronocroma\nI colori hanno sempre suscitato dibattiti tra filosofi\, psicologi\, scienziati e pittori. Ogni colore evoca infatti emozioni e stati d’animo differenti\, e può essere legato a eventi specifici\, assumendo un ruolo fondamentale nella nostra personale interpretazione del mondo. \nIl modello additivo RGB\, composto da tre colori primari – rosso\, verde e blu – rappresenta lo spettro dei colori visibili e si presta a una riflessione artistica che attraversa il tempo e lo spazio. \nIl progetto “RGB: significanti artistici tra attuale\, memoria e futuro” si sviluppa su tre linee temporali\, ciascuna rappresentata da un colore e un orizzonte distinti. Ogni colore rappresenta una dimensione specifica\, offrendo un punto di vista critico sulla relazione tra arte\, società e tempo. Le linee si intrecciano dinamicamente durante le manifestazioni\, proponendo prospettive in continua evoluzione. \nAlfonso Firmani\nAlfonso Firmani si è formato presso lo I.U.A.V di Venezia alla fine degli anni ‘70 immerso nello spirito culturale di quegli anni. Nel 1982 ha aperto a Udine il suo studio professionale e dal 1987 è docente di progettazione architettonica e progettazione scenografica presso il Liceo Artistico Sello. \nÈ stato tra i fondatori dei gruppi artistici “Magazzino” e CasAltrove. \nHa esposto in numerose mostre personali e collettive a Parigi\,Vilnius\,Venezia\, Novara\, Vercelli\, Vienna\, Bologna\, Udine\, Trieste. \nLa sua ricerca in campo artistico sperimenta contaminazioni tra diversi linguaggi. Le composizioni si ispirano ai temi strutturanti l’arte contemporanea e alla capacità dei suoi linguaggi di rivelazione e di evocazione. L’impianto poetico è basato su un’idea di una narrazione sviluppata attraverso la tecnica compositiva delle corrispondenze e il loro automatismo inconscio in grado di svelare direzioni di senso orientate alla formulazione delle giuste domande. I suoi lavori sono molto spesso ispirati dallo spazio in cui opera\, spazio che viene inteso come un impianto drammaturgico all’interno del quale il tema viene messo in scena. Una sorta di autonomo microcosmo dove tutto succede e si risolve nelle corrispondenze tra i vari elementi\, dove tutto si raccoglie e parte verso l’ignoto approdo di chi guarda. \nInfo:\ndaydreamingproject2022@gmail.com\nGiovanni Spano 3337245244
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SUMMARY:I magici colori del nostro Golfo
DESCRIPTION:Il progetto culturale “I MAGICI COLORI DEL NOSTRO GOLFO” nel suo complesso si ispira alla ricchezza del territorio e alle sue radici\, recuperando il suo passato e proiettandosi verso il futuro. L’evento nasce dall’idea di creare un’occasione unica per poter vivere giornate indimenticabili tra i colori del nostro mare \, il fascino dell’arte e anche la tipicità della regata velica Barcolana ispiratrice della mostra : un modo diverso dal consueto per scoprire e riscoprire gli angoli incantati di Trieste\, il suo mare ed i suoi colori . La mostra si caratterizza come un insieme di opere scelte per esprimere il particolare tema .\nL’esperienza pittorica ci rende capaci di interfacciarci con la natura di soggetti che conoscono proprio in ragione di quello scambio sensoriale e diretto che avviene per immagini – astratte o figurative che siano – mediante l’esercizio dello sguardo. La pittura ci rende consapevoli perché guardando ci riconosciamo a causa di un meccanismo di arricchimento: la pittura non consente nascondimenti. In questo senso l’opera d’arte può esemplificare l’esperienza in genere laddove vige quella estetica\, concetto valido per ogni opera che possa dirsi tale in virtù della tipologia di esperienza che produce. E anche per questo la pittura prova la possibilità di un incontro con l’altro permeabile al nostro io. L’evento espositivo potrà dirsi riuscito se si stabilisce un equilibrio tra luogo e opere tal che né l’uno né l’altro abbia il sopravvento .\nL’iniziativa è rivolta alla cittadinanza in generale\, gli autori saranno a disposizione per eventuali visite guidate.
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SUMMARY:Quartett
DESCRIPTION:Il ballo macabro dell’anima umana. Un duello serrato\, feroce\, intellettuale\, carnale tra due esseri in rovina… Ecco cos’è Quartett\, la pièce di Heiner Müller che si ispira a “Le relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos e arriva alla Sala Bartoli in 2 e 3 febbraio\, ospite della stagione “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \nProtagonisti dello spettacolo sono Viola Graziosi e Maximilian Nisi\, che ne cura anche la regia. Prodotto dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale\, lo spettacolo\, con la traduzione di Saverio Vertone\, vanta le musiche di Stefano De Meo e le scene e i costumi di Vincenzo La Mendola. \nAl centro della storia ci sono la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont: due figure emblematiche dell’aristocrazia del XVIII secolo\, spogliate di ogni maschera sociale\, chiuse in un bunker fuori dal tempo e dallo spazio che deliberatamente giocano con il destino di Madame de Tourvel\, la giovane vittima sedotta. \nL’umorismo è nero\, la follia si mescola alla lucidità\, la decadenza morale si fa forma scenica. Quartett è un rito oscuro\, in cui lo spettatore è testimone e prigioniero. \nLo spettacolo va in scena lunedì 2 febbraio alle ore 21.30 e martedì 3 febbraio alle ore 19.30: i biglietti sono disponibili presso presso i punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.
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SUMMARY:Zlatorog
DESCRIPTION:È dedicato all’opera “Zlatorog” di Viktor Parma l’appuntamento di lunedì 2 febbraio 2026\, alle ore 17.30\, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4)\, per il cartellone dei “Lunedì dello Schmidl”\, il ciclo di incontri e approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Museo Teatrale da vent’anni offre al pubblico dei cultori della musica e del teatro. \nRealizzato in collaborazione con il circolo culturale Društvo slovenskih izobražencev\, l’incontro illustra l’opera la cui esecuzione\, in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, è in programma al Teatro Verdi lunedì 9 febbraio 2026 – con Iztok Kocen sul podio dell’Orchestra dell’Accademia di Musica di Lubiana – quale tappa conclusiva del progetto «La musa smarrita – Viktor Parma 1858-1924»\, avviato nel 2024 dal Circolo della Stampa di Trieste. Il progetto\, sostenuto dall’Assessorato alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia\, dalla Fondazione CRTrieste e dalla Fondazione Polojaz\, ha trovato quali partner\, oltre al Comune di Trieste\, l’Università di Lubiana con l’Accademia di Musica\, il Conservatorio “Tartini” e la Glasbena Matica\, il Centro sloveno di educazione musicale “Emil Komel” di Gorizia e l’Associazione Internazionale dell’Operetta. \nCoordinato dalla musicologa Rossana Paliaga\, l’incontro allo Schmidl vede la partecipazione\, accanto agli attori istituzionali coinvolti\, del musicologo Paolo Petronio\, autore del volume “Viktor Parma – Padre dell’opera slovena” (Hammerle Editori\, 2025)\, del direttore d’orchestra Iztok Kocen e del giornalista Luciano Santin\, ‘anima’ dell’intero Progetto. \nComposta negli anni della Prima Guerra Mondiale\, l’opera di Viktor Parma venne messa in scena a Lubiana il 17 marzo 1921\, osannata dal pubblico\, che affollò il teatro in ben 14 repliche\, ma avversata\, per invidia\, da altri musicisti\, e accolta freddamente dalla critica perché l’autore – “dilettante” e “forestiero”\, non si mancò di ribadire – risentiva sempre troppo dell’opera italiana. Se quest’ultima osservazione è corretta (e non necessariamente ascrivibile a demerito) va detto che “Zlatorog” risente molto anche dell’operetta viennese (che influenzò Parma nei suoi studi nel conservatorio della capitale) e dà ampio spazio alla tradizione corale slovena. \nIl libretto\, tratto dall’omonima Alpensage scritta da Rudolf Baumbach\, poeta turingio triestino d’adozione\, è opera del viennese Richard Brauer. La storia innesta una tragica storia d’amore sulle antiche credenze slovene: la leggenda di entità femminili benefiche\, le Rojenice\, e quella dell’animale magico\, il camoscio dalle corna d’oro custode del Triglav e dell’immenso tesoro nascosto nelle viscere del vicino monte Bogatin. \nSi tratta di miti comuni nell’arco alpino che assumono qui una forma compiuta legandosi alla vicenda di Janez\, Jerica\, Špela e Marco e componendo un affresco nazional-identificativo dai risvolti arcani\, ma\, se vogliamo\, anche sociali. Lo sfondo è quello del monte sacro alla Slovenia (campeggia nella bandiera della repubblica e si dice che nessuno può dirsi veramente sloveno se non lo ha salito)\, mentre nel testo\, oltre alle tradizioni locali\, ci sono un ammonimento legato all’intangibilità del sacro e una condanna della mercificazione di tutto. \nL’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento di posti disponibili.
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