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SUMMARY:In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste
DESCRIPTION:Un ospite forestiero scende il 15 novembre 1772 alla Locanda Grande\, edificata in quella che oggi è Piazza Unità d’Italia. E’ un uomo di mezz’età\, disinvolto e affabile\, che nei locali dell’albergo – teatro solo quattro anni prima dell’assassinio di Johann W. Winckelmann – si trattiene a riordinare degli appunti per un suo progetto editoriale. \nL’ospite è molto di più che un disinvolto uomo di mondo: è Giacomo Casanova. \nNel 2025\, anno in cui ricorrono i 300 anni dalla nascita di Casanova (1725-1798)\, il Civico Museo petrarchesco piccolomineo ricorda il periodo in cui lo scrittore ha vissuto a Trieste\, dal 15 novembre 1772 al 14 settembre 1774\, con la mostra “In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste” a cura di Alessandra Sirugo. \nAl Museo petrarchesco piccolomineo\, si potranno ammirare prime edizioni patrimonio della Biblioteca Civica\, stampe e pubblicazioni che illustrano la cultura teatrale e letteraria del suo tempo. Infatti lo scrittore\, dopo essere evaso dai «Piombi» ed aver vagato in Europa in cerca di un impiego degno di lui\, lascia il segno del suo talento di brillante narratore nelle raccolte librarie della Biblioteca Civica “Attilio Hortis”. Su questi scaffali sono collocati undici esemplari delle opere dell’avventuriero veneziano e alcuni articoli di politica internazionale sull’«Osservatore triestino». Dalla scelta degli esemplari a stama della “Hortis”\, scaturisce il ritratto di uno scrittore dalla scrittura chiara ed avvincente\, assiduo spettatore dei teatri di Trieste e catalizzatore dell’attenzione nei salotti della buona società. \nL’esposizione nasce dalla collaborazione con il progetto dell’Università Ca’Foscari\, incentrato sulle attività di ricerca e di divulgazione del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati (DSLCC) sotto la direzione di Antonio Trampus ed è coordinata con l‘esposizione di via Torino “In viaggio con Casanova. Porti e approdi dall’Adriatico al Levante: Trieste\, l’Istria\, Fiume e la Dalmazia”.
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LOCATION:Museo Petrarchesco Piccolomineo\, via Madonna del Mare 13\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie
DESCRIPTION:La mostra è stata ideata e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi del Comune di Trieste\, da Stefano Bianchi\, P.O. dei Musei Storici e Artistici ed è stata curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nNel 2025 ricorre il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste\, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie\, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo\, a partire dalle prime testimonianze fotografiche. \nOltre 40 fotografi\, tra cui Carlo e Giuseppe Wulz\, Ferdinando Ramann\, Carlo Wernigg\, Pietro Opiglia\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, l’agenzia Giornalfoto\, Tullio Stravisi\, Gianni Berengo Gardin\, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti\, volti\, gesti e atmosfere. Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali\, barbieri\, ambulanti e bancarelle\, tram affollati\, alberghi\, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale. \nAltre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918\, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia. \nNon mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità\, come la piazza sferzata dalla bora\, le riprese di Senilità\, con una giovane Claudia Cardinale\, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti. Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina\, la piazza è un habitat fortemente vissuto\, crocevia di tensioni sociali\, spinte e istanze identitarie\, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione\, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico. \nIn esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana\, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl\, ai rasoi dei barbieri\, fino alle tazzine da caffè e alla tazza dotata di copribaffi di fine Ottocento. A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti\, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:25 anni di FVG Film Commission
DESCRIPTION:La Casa del Cinema di Trieste inaugura la mostra fotografica “25 anni di FVG Film Commission” lunedì 29 dicembre alle 18.30 nei propri spazi di piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste. Un racconto per immagini di film girati in regione”\, visitabile dal 29 dicembre 2025 al 27 febbraio 2026 ad ingresso libero dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì. \nLa mostra fotografica è il primo di una serie di appuntamenti volti a celebrare i 25 anni della Friuli Venezia Giulia Film Commission\, una realtà che dal 2000 – tra le primissime in Italia – accompagna e sostiene il cinema e l’audiovisivo nel nostro territorio. In un quarto di secolo di attività\, la Film Commission ha seguito centinaia di produzioni tra film\, documentari\, serie televisive\, videoclip musicali e spot pubblicitari\, accogliendo registi premi Oscar accanto a giovani autori emergenti\, con lo stesso impegno e la medesima attenzione per ogni progetto. \nAttraverso una selezione di immagini tratte dai film girati in regione\, “25 anni di FVG Film Commission” racconta una parte di questo lungo percorso\, consapevole di rappresentare solo una piccola porzione delle molte produzioni che hanno scelto il Friuli Venezia Giulia come set. Gli scatti restituiscono il dialogo tra il linguaggio cinematografico e il territorio: città\, borghi\, paesaggi naturali e spazi urbani che\, grazie al cinema\, si sono trasformati in luoghi di racconto e immaginazione.\nNel 2003 la Friuli Venezia Giulia Film Commission è stata la prima in Italia a dotarsi di un fondo dedicato alle riprese\, il FVG Film Fund\, uno strumento che\, con continuità e trasparenza\, sostiene le produzioni che scelgono di lavorare nella regione\, contribuendo allo sviluppo dell’industria audiovisiva locale e alla valorizzazione del territorio. Nel 2022 la Film Commission è entrata a far parte di PromoTurismoFVG\, l’ente pubblico regionale che promuove e gestisce lo sviluppo turistico\, rafforzando ulteriormente il legame tra cinema e promozione del territorio. \nLa lunga esperienza maturata in questi 25 anni consente oggi alla Friuli Venezia Giulia Film Commission di affrontare con competenza e professionalità le criticità che ogni produzione incontra\, offrendo un supporto solido e affidabile a chi sceglie di girare un film in regione. Una realtà ormai consolidata nel panorama dell’industria cinematografica italiana.\nLa Casa del Cinema di Trieste ospita e organizza questo racconto per immagini\, accogliendo nei propri spazi una selezione di fotografie che ripercorrono i 25 anni di vita della Friuli Venezia Giulia Film Commission: un racconto per immagini che guarda al passato\, celebra il presente e apre lo sguardo al futuro. \nLa mostra viene realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia\, in collaborazione con FVG Film Commission.
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LOCATION:Casa del Cinema di Trieste\, Piazza Duca degli Abruzzi\, 3\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque
DESCRIPTION:Sabato 17 gennaio alle ore 11\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 nel Porto Vecchio di Trieste\, si inaugura la mostra a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner\, “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”\, un percorso espositivo che restituisce alla città uno sguardo sorprendentemente moderno sulla sua vita quotidiana agli inizi del Novecento.\nL’esposizione\, visitabile fino al 15 marzo 2026\, riunisce 70 fotografie stampate su pannelli e 100 fotografie originali\, componendo un insieme di grande fascino che permette di riscoprire atmosfere\, gesti e volti di un’epoca in trasformazione.\nLe immagini provengono dal lavoro di un fotografo rimasto anonimo\, capace di raccontare con freschezza e spontaneità la Trieste che precedette il primo conflitto mondiale. Il suo obiettivo si posa sui frequentatori dei caffè e delle vie del centro\, sul pubblico elegante dell’ippodromo\, sulle balie con i bambini\, sui passeggeri dei vaporetti che animavano il porto. Ma soprattutto sulle donne: cappellini\, abiti elaborati\, gioielli e sguardi compongono una sorta di sfilata urbana che restituisce la vitalità della Belle Époque triestina. Il taglio delle sue fotografie\, sorprendentemente moderno per l’epoca\, anticipa di decenni lo stile che sarebbe poi diventato tipico della fotografia di reportage con l’arrivo della Leica. Non mise mai in posa i suoi soggetti: attese l’attimo\, lo colse e lo consegnò alla storia.\nUna parte delle immagini è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale\, permettendo di immaginare come potessero apparire abiti\, pellicce\, cappellini e architetture. Il desiderio di superare il bianco e nero\, già vivo nella Belle Époque\, trova così una nuova forma contemporanea\, in continuità con le sperimentazioni dell’epoca\, quando atelier e cineasti coloravano a mano fotografie e pellicole\, come accadde nel celebre Cabiria del 1914.\nLa mostra (17 gennaio- 15 marzo) è accompagnata da un ricco calendario di incontri a ingresso libero\, che si svolgeranno tra la Sala Sbisà del Magazzino 26\, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. Sono previsti la presentazione del catalogo della mostra a cura di Claudio Erné con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin\, visite guidate\, ritratti realizzati dal vivo con la minutera di Daniele Sandri\, approfondimenti sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica\, visite teatralizzate sulle protagoniste femminili dell’epoca\, una proiezione cinematografica “Il dilemma dell’identità” di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.\nL’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali\, in collaborazione con Associazione Hubgrade\, I.R.C.I.\, Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart\, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo.
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SUMMARY:Odissee. L'esperienza dell'orizzonte
DESCRIPTION:Sabato 7 marzo 2026 alle ore 17 in occasione della chiusura della mostra (8 marzo) si terrà un finissage in presenza dell’artista Alfonso Firmani a cui seguiranno delle letture da parte di Sara\nAlzetta\, attrice e performer. Laureata in filosofia\, ha studiato al Piccolo di Milano e all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Ha lavorato prevalentemente a Milano (Giorgio\nStrehler). \nPer l’occasione la mostra chiuderà alle ore 19. \nLa mostra\, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo\, fa parte del progetto CHRONOCROMA Memorie\, conflitti ed ecologie nell’arte contemporanea e rientra nell’ambito del bando Manifestazioni Espositive 2025\, Regione Friuli Venezia Giulia. “ \n“Odissee. L’esperienza dell’orizzonte”\nLe nostre esistenze si muovono su di un piano delimitato da barriere\, da confini dentro ai quali fingiamo di sentirci sicuri. \nViviamo in città prive di sbocchi verso l’orizzonte e la sua vocazione all’infinito. Sembra che il nostro destino si possa nutrire solo della ineluttabilità del cibo necessario al rafforzamento del nostro ego. \nCrediamo che la sola dimensione possibile sia quella di un ordine regolato nei confronti del quale non c’è che da soggiacere e dentro al quale l’unica strada possibile sia quella dell’affermazione del proprio io. \nMa uno sguardo persistente\, reiterato verso l’orizzonte\, può aiutare a raggiungere la percezione di altri piani sui quali orientare la ricerca e il nostro viaggio verso l’accettazione della continua trasformazione del tutto. \nL’idea che stava alla base del progetto era proprio quella di attivare quello sguardo persistente verso l’orizzonte e trasformarlo in una narrazione. \nUn viaggio a cui sottrarre l’idea della meta; una sorta di Odissea senza Itaca\, attraversando anche le sue carcasse fumanti; un concedersi completamente all’assenza del limite\, attraversando le terre di nessuno prive di identità\, come una nuova frontiera invisibile senza più nessuna biografia\, eliminando tutte quelle strutture consolatorie che trovi nel tuo quotidiano. \nLa mappatura del viaggio è un insieme di parole che danno il ritmo\, la traiettoria: assenze\, dissolvenze\, disassamenti; desideri\, spezie\, segreti\, intuizioni\, corrispondenze; luci di lune\, terre da attraversare o da portate con sé\, isole nuove a cui approdare. \nE questo mare infinito negli occhi\, oscillando tra orrore e bellezza. \nIn mostra sarà proiettato il video “Odissee. L’esperienza dell’orizzonte” \nediting: Nanni Spano \nmusiche di Andrea Michelutti \nWorkshop\nIl workshop è indirizzato agli studenti dei licei artistici delle città di Trieste\, Udine e Gorizia . \nSi svilupperà in due appuntamenti in due giornate consecutive. L’obiettivo è quello di stimolare un’esperienza artistica legata al tema attraverso una riflessione sui contenuti espressi dall’esposizione\, una riflessione sull’arte contemporanea e sulle diverse tipologie di linguaggi che le sono proprie; la definizione del percorso creativo capace di individuare la miglior forma possibile in relazione ai contenuti espressi dal tema. Inoltre il workshop\, come obiettivo operativo\, promuoverà una esperienza progettuale sempre legata al tema. \nPrima giornata\nLezione teorica relativa all’individuazione delle varie articolazioni del tema: \n\n– orizzonte come limite del conoscibile\n– orizzonte e indicibile\n– orizzonte geometrico come linea a cui appartengono tutti i punti di fuga delle linee di profondità\n– orizzonte come elemento compositivo\n-l’orizzonte e il corpo umano\nl’esperienza dell’orizzonte nell’arte contemporanea.\n\nSeconda giornata\n\n-impostazione di un’ipotesi progettuale avente come tema centrale quello dell’esperienza dell’orizzonte\n-produzione di un elaborato grafico capace di sintetizzare la suddetta ipotesi.\n\nChronocroma\nI colori hanno sempre suscitato dibattiti tra filosofi\, psicologi\, scienziati e pittori. Ogni colore evoca infatti emozioni e stati d’animo differenti\, e può essere legato a eventi specifici\, assumendo un ruolo fondamentale nella nostra personale interpretazione del mondo. \nIl modello additivo RGB\, composto da tre colori primari – rosso\, verde e blu – rappresenta lo spettro dei colori visibili e si presta a una riflessione artistica che attraversa il tempo e lo spazio. \nIl progetto “RGB: significanti artistici tra attuale\, memoria e futuro” si sviluppa su tre linee temporali\, ciascuna rappresentata da un colore e un orizzonte distinti. Ogni colore rappresenta una dimensione specifica\, offrendo un punto di vista critico sulla relazione tra arte\, società e tempo. Le linee si intrecciano dinamicamente durante le manifestazioni\, proponendo prospettive in continua evoluzione. \nAlfonso Firmani\nAlfonso Firmani si è formato presso lo I.U.A.V di Venezia alla fine degli anni ‘70 immerso nello spirito culturale di quegli anni. Nel 1982 ha aperto a Udine il suo studio professionale e dal 1987 è docente di progettazione architettonica e progettazione scenografica presso il Liceo Artistico Sello. \nÈ stato tra i fondatori dei gruppi artistici “Magazzino” e CasAltrove. \nHa esposto in numerose mostre personali e collettive a Parigi\,Vilnius\,Venezia\, Novara\, Vercelli\, Vienna\, Bologna\, Udine\, Trieste. \nLa sua ricerca in campo artistico sperimenta contaminazioni tra diversi linguaggi. Le composizioni si ispirano ai temi strutturanti l’arte contemporanea e alla capacità dei suoi linguaggi di rivelazione e di evocazione. L’impianto poetico è basato su un’idea di una narrazione sviluppata attraverso la tecnica compositiva delle corrispondenze e il loro automatismo inconscio in grado di svelare direzioni di senso orientate alla formulazione delle giuste domande. I suoi lavori sono molto spesso ispirati dallo spazio in cui opera\, spazio che viene inteso come un impianto drammaturgico all’interno del quale il tema viene messo in scena. Una sorta di autonomo microcosmo dove tutto succede e si risolve nelle corrispondenze tra i vari elementi\, dove tutto si raccoglie e parte verso l’ignoto approdo di chi guarda. \nInfo:\ndaydreamingproject2022@gmail.com\nGiovanni Spano 3337245244
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SUMMARY:La strage dimenticata - Vergarolla e il suo eroe\, il dottor Geppino Micheletti 1946-2026
DESCRIPTION:Lunedì 9 febbraio\, alle ore 17.30 inaugurazione della mostra \nSiamo nel 1946\, la guerra è finita ma non è ancora chiusa e per la Venezia Giulia\, il palcoscenico in cui si recita questo ennesimo assurdo umano\, il presente significa occupazione straniera: l’Istria\, di fatto\, quasi tutta alla Jugoslavia di Tito\, Trieste e Gorizia\, non perdute\, ma in amministrazione militare anglo-americana e Pola\, anch’essa non perduta\, ma enclave sotto governo militare inglese. Siamo al 18 di agosto e sulla spiaggia di Vergarolla\, subito fuori Pola\, un’enorme folla si è raccolta ed è la non solo per fare il bagno ma anche per assistere alle gare sportive in mare\, nuoto\, tuffi\, vela\, canottaggio: si celebrano i sessant’anni della società sportiva nautica Pietas Julia\, emblema di patriottismo e italianità.  E la sera\, su quella spiaggia e in quella bella pineta\, ci sarà una grande festa. Sulla riva\, accatastate ai bordi della pineta\, un cumulo di mine\, enormi residuati bellici\, recuperate e disinnescate\, sembrano testimoni ingombranti e senza ricordi di un cruento già stato. E invece no: all’improvviso\, subito dopo le 14\, scoppia tutto\, i corpi volano a brandelli e la carne dell’uomo diventa il pasto più macabro e truculento per l’inconsapevole gabbiano. È una strage\, non fortuita ma provocata da una mano maligna che va ad innescare ciò che era disarmato\, che dà la chiave per liberarsi al mostro imprigionato. Più di cento sono i morti e senza numero i feriti: tonnellate di carne umana martoriata che arrivano all’ospedale Santorio di Pola dove Geppino Micheletti\, unico chirurgo in servizio\, opera per ore ed ore. Non si ferma neanche quando gli dicono che i suoi due unici bimbi\, Carletto\, nove anni\, e Renzo\, solo quattro\, sono fra i morti. E così suo fratello Alberto e sua cognata Caterina che stavano là con i piccoli: Micheletti non crolla davanti al dolore\, sa che altre vite sono nelle sue mani. Solo nelle sue.\nAll’ospedale Santorio accorrono tutte le autorità di Pola e il 20 agosto\, giorno del funerale. È una tragedia cittadina paragonabile al primo bombardamento del 9 gennaio 1944\, ma questa ha la calcolata forza di annichilire la popolazione in un momento di illusoria serenità. Dirà Radio Venezia Giulia: «Le mine non potevano scoppiare per autocombustione o da sole. Era necessario applicare uno o più detonatori». Un atto criminale\, un attentato e una strage. Ancora: «Chi lo ha fatto? Chi ha avuto la mostruosa idea di un attentato contro la popolazione italiana di Pola?».\nPer i morti\, dopo due giorni\, viene proclamato il lutto cittadino e le esequie funebri sono celebrate dal vescovo Raffaele Radossi. Solo 64 salme sarà possibile ricomporre nelle bare e\, fra queste\, il corpicino straziato di Carletto e niente\, tranne una scarpa e i suoi giocattoli\, in quella di Renzo. \nGeppino Micheletti (nato Michelstaedter)\, cugino del filosofo Carlo Michelstaedter\, morto suicida nel 1910\, era figlio di Giuseppe e Irma Majer ed era nato a Trieste il 18 luglio del 1905. Si sarebbe laureato in medicina nel 1929 specializzandosi\, con il massimo dei voti\, in chirurgia nell’anno accademico 1937/38. Un’altra specializzazione\, in ortopedia e traumatologia\, la otterrà nel 1945/46. Sarà aiuto chirurgo all’ospedale Santorio di Pola a partire dal 1935 e là continuerà ad operare sino alla chiamata alle armi nel 1941. Dopo il congedo del 30 giugno 1945\, rientrerà ancora in servizio all’ospedale di Pola. \nLa mostra resterà aperta fino al 5 luglio 2026\, ogni giorno con il seguente orario: 10.30-12.30 e 16.30-18.30. INGRESSO LIBERO \nMercoledì 18 marzo alle 17.00 visita guidata alla mostra a cura del dott. Piero Delbello.
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SUMMARY:Notre Dame di Carolina Franza
DESCRIPTION:Dal 13 febbraio la Sala Comunale d’Arte di Trieste ospita NOTRE DAME\, personale di Carolina Franza\, presentata dall’architetto Marianna Accerboni. La mostra esplora la rifrazione della luce attraverso pigmenti antichi dalla morfologia irregolare – come il rosso cinabro autentico e il giallo di Napoli – capaci di generare una vibrazione luminosa impossibile nei colori industriali moderni. La luce non si posa sulla superficie\, ma attraversa la materia\, subisce micro‑rifrazioni e riemerge come spazio interiore. Il titolo NOTRE DAME richiama la Madre di Dio e la Sapienza\, ma anche le Madonne delle vetrate delle grandi cattedrali francesi\, e le Madonne nere\, presenti in mostra con soluzioni originali che dialogano con le icone. Tutte le opere\, realizzate su abete\, bisso di lino\, alabastro di Volterra\, bolo rosso armeno\, oro zecchino e tempera a uovo\, compongono un percorso in cui la tradizione diventa visione contemporanea e la materia si fa rivelazione\, presenza.
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SUMMARY:Sissi l’imperatrice
DESCRIPTION:Dopo essere stata applaudita nel corso della passata stagione\, Federica Luna Vincenti interpreta ancora una volta Elisabetta D’Austria: è infatti protagonista di “Sissi l’imperatrice” in scena alla Sala Bartoli dal 17 al 20 febbraio. \nL’autore e regista Roberto Cavosi percorre un viaggio alla scoperta di una delle donne più famose di tutti i tempi\, l’imperatrice Elisabetta d’Austria. La sua vita – raccontata spesso come una fiaba con tanto di carrozze dorate\, gioielli\, balli a corte – è anche in realtà l’emblema della lotta di una donna indipendente in contrasto con le convenzioni della sua epoca. La sua storia si intreccia infatti a quella di un impero destinato a scomparire\, ma che fino all’ultimo mostrerà al mondo i suoi splendori e i suoi artigli. \nIn “Sissi l’imperatrice” Federica Luna Vincenti incarna Elisabetta d’Austria\, una donna che\, sottratta all’olografia grazie anche alla pubblicazione dei suoi diari\, ci appare in una veste tanto dirompente quanto irriverente e attuale\, che non può che affascinarci e colpirci nel profondo. \nFigura carismatica e ribelle\, anticonformista\, perennemente in lotta con sé stessa e con la realtà che la circondava: imperatrice anti-imperialista\, vicina alle masse operaie\, alle minoranze etniche\, contraria ad ogni forma di sopraffazione. Anoressica\, in eterno lutto per la morte assurda di due dei suoi figli\, Sissi cerca di esorcizzare il dolore attraverso estenuanti sedute ginniche\, con l’infinita cura del suo corpo e la pettinatura dei suoi detestati capelli – «è come se reggessi sul capo un corpo estraneo\, sono schiava dei miei capelli» dice. \nDotata di un feroce sarcasmo\, fustigava la Corte asburgica e i nobili – «Una schiatta depravata» – senza mezzi termini. Non lesinava nemmeno a sé stessa tutta l’amara ironia di cui era capace\, un modo per nascondere in realtà la sua vulnerabilità\, la fragilità della sua anima. Un’anima che cercava in tutti i modi di trovare sollievo rifugiandosi nella poesia: amante di Heine e di Baudelaire\, componeva lei stessa poesie. \nIl testo e la regia sono di Roberto Cavosi che dirige una compagnia di talenti\, i costumi di Paola Marchesin\, mentre il disegno delle luci è affidato a Gerardo Buzzanca. Le musiche originali sono composte da Oragravity. \nLo spettacolo è prodotto da Federica Luna Vincenti per Goldenart Production in coproduzione con Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \nBiglietti presso i punti vendita e nei circuiti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.
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SUMMARY:Presentazione del volume “Experience Trieste. Una città inventata”
DESCRIPTION:Nel contesto degli eventi collaterali alla mostra “La Fototeca in piazza – Scatti di storia e storie” a Palazzo Gopcevich\, mercoledì 18 febbraio 2026\, alle ore 17.00\, presso la Sala Bazlen\, sarà presentato il volume “Experience Trieste. Una città inventata”\, con testi di Claudia Cervo e Federica Luser. \nLe autrici dialogheranno con Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e della Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nA passeggio lungo le Rive o il Canal Grande\, nel parco del castello di Miramare o seduti a un caffè\, risuona la voce della storia dei luoghi: è quella di Trieste\, città magica adagiata sul golfo più a nord del mare Adriatico. \nTrieste si visita a piedi\, seguendo i propri tempi e lasciandosi guidare dall’intuizione. È una città da esplorare lentamente\, dai vicoli della Cittavecchia fino al colle di San Giusto\, per poi scendere verso la città nuova\, progettata dagli architetti di Maria Teresa\, Giuseppe II e Francesco I nella metà del XVIII secolo. Non è un caso che i principali quartieri conservino ancora i nomi dei sovrani che ne hanno plasmato il volto. \nFederica Luser racconta che\, come un flâneur che si muove con le mani in tasca\, con leggerezza apparente e occhi attenti ai dettagli\, ha voluto “annusare l’aria della mia città”. \nDa questa esperienza è nato un volume cross-mediale\, che unisce parole\, disegni e tecnologie: i testi illustrativi e i disegni di Patrizia Bigarella sono accompagnati da QR code per approfondimenti tramite immagini\, realtà virtuale e audio. In questo modo\, il lettore diventa visitatore e ascoltatore\, guidato passo passo alla scoperta dei luoghi\, dei dettagli nascosti e degli aneddoti che rendono Trieste unica. \nPer l’occasione\, sarà possibile acquistare il volume e prolungare così l’esperienza tra le strade e le storie di Trieste. \nLa mostra “La Fototeca in piazza” sarà straordinariamente aperta fino alle 18.30\, con ingresso libero.
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