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SUMMARY:In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste
DESCRIPTION:Un ospite forestiero scende il 15 novembre 1772 alla Locanda Grande\, edificata in quella che oggi è Piazza Unità d’Italia. E’ un uomo di mezz’età\, disinvolto e affabile\, che nei locali dell’albergo – teatro solo quattro anni prima dell’assassinio di Johann W. Winckelmann – si trattiene a riordinare degli appunti per un suo progetto editoriale. \nL’ospite è molto di più che un disinvolto uomo di mondo: è Giacomo Casanova. \nNel 2025\, anno in cui ricorrono i 300 anni dalla nascita di Casanova (1725-1798)\, il Civico Museo petrarchesco piccolomineo ricorda il periodo in cui lo scrittore ha vissuto a Trieste\, dal 15 novembre 1772 al 14 settembre 1774\, con la mostra “In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste” a cura di Alessandra Sirugo. \nAl Museo petrarchesco piccolomineo\, si potranno ammirare prime edizioni patrimonio della Biblioteca Civica\, stampe e pubblicazioni che illustrano la cultura teatrale e letteraria del suo tempo. Infatti lo scrittore\, dopo essere evaso dai «Piombi» ed aver vagato in Europa in cerca di un impiego degno di lui\, lascia il segno del suo talento di brillante narratore nelle raccolte librarie della Biblioteca Civica “Attilio Hortis”. Su questi scaffali sono collocati undici esemplari delle opere dell’avventuriero veneziano e alcuni articoli di politica internazionale sull’«Osservatore triestino». Dalla scelta degli esemplari a stama della “Hortis”\, scaturisce il ritratto di uno scrittore dalla scrittura chiara ed avvincente\, assiduo spettatore dei teatri di Trieste e catalizzatore dell’attenzione nei salotti della buona società. \nL’esposizione nasce dalla collaborazione con il progetto dell’Università Ca’Foscari\, incentrato sulle attività di ricerca e di divulgazione del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati (DSLCC) sotto la direzione di Antonio Trampus ed è coordinata con l‘esposizione di via Torino “In viaggio con Casanova. Porti e approdi dall’Adriatico al Levante: Trieste\, l’Istria\, Fiume e la Dalmazia”.
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LOCATION:Museo Petrarchesco Piccolomineo\, via Madonna del Mare 13\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie
DESCRIPTION:La mostra è stata ideata e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi del Comune di Trieste\, da Stefano Bianchi\, P.O. dei Musei Storici e Artistici ed è stata curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nNel 2025 ricorre il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste\, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie\, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo\, a partire dalle prime testimonianze fotografiche. \nOltre 40 fotografi\, tra cui Carlo e Giuseppe Wulz\, Ferdinando Ramann\, Carlo Wernigg\, Pietro Opiglia\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, l’agenzia Giornalfoto\, Tullio Stravisi\, Gianni Berengo Gardin\, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti\, volti\, gesti e atmosfere. Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali\, barbieri\, ambulanti e bancarelle\, tram affollati\, alberghi\, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale. \nAltre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918\, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia. \nNon mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità\, come la piazza sferzata dalla bora\, le riprese di Senilità\, con una giovane Claudia Cardinale\, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti. Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina\, la piazza è un habitat fortemente vissuto\, crocevia di tensioni sociali\, spinte e istanze identitarie\, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione\, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico. \nIn esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana\, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl\, ai rasoi dei barbieri\, fino alle tazzine da caffè e alla tazza dotata di copribaffi di fine Ottocento. A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti\, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque
DESCRIPTION:Sabato 17 gennaio alle ore 11\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 nel Porto Vecchio di Trieste\, si inaugura la mostra a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner\, “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”\, un percorso espositivo che restituisce alla città uno sguardo sorprendentemente moderno sulla sua vita quotidiana agli inizi del Novecento.\nL’esposizione\, visitabile fino al 15 marzo 2026\, riunisce 70 fotografie stampate su pannelli e 100 fotografie originali\, componendo un insieme di grande fascino che permette di riscoprire atmosfere\, gesti e volti di un’epoca in trasformazione.\nLe immagini provengono dal lavoro di un fotografo rimasto anonimo\, capace di raccontare con freschezza e spontaneità la Trieste che precedette il primo conflitto mondiale. Il suo obiettivo si posa sui frequentatori dei caffè e delle vie del centro\, sul pubblico elegante dell’ippodromo\, sulle balie con i bambini\, sui passeggeri dei vaporetti che animavano il porto. Ma soprattutto sulle donne: cappellini\, abiti elaborati\, gioielli e sguardi compongono una sorta di sfilata urbana che restituisce la vitalità della Belle Époque triestina. Il taglio delle sue fotografie\, sorprendentemente moderno per l’epoca\, anticipa di decenni lo stile che sarebbe poi diventato tipico della fotografia di reportage con l’arrivo della Leica. Non mise mai in posa i suoi soggetti: attese l’attimo\, lo colse e lo consegnò alla storia.\nUna parte delle immagini è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale\, permettendo di immaginare come potessero apparire abiti\, pellicce\, cappellini e architetture. Il desiderio di superare il bianco e nero\, già vivo nella Belle Époque\, trova così una nuova forma contemporanea\, in continuità con le sperimentazioni dell’epoca\, quando atelier e cineasti coloravano a mano fotografie e pellicole\, come accadde nel celebre Cabiria del 1914.\nLa mostra (17 gennaio- 15 marzo) è accompagnata da un ricco calendario di incontri a ingresso libero\, che si svolgeranno tra la Sala Sbisà del Magazzino 26\, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. Sono previsti la presentazione del catalogo della mostra a cura di Claudio Erné con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin\, visite guidate\, ritratti realizzati dal vivo con la minutera di Daniele Sandri\, approfondimenti sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica\, visite teatralizzate sulle protagoniste femminili dell’epoca\, una proiezione cinematografica “Il dilemma dell’identità” di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.\nL’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali\, in collaborazione con Associazione Hubgrade\, I.R.C.I.\, Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart\, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo.
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SUMMARY:La strage dimenticata - Vergarolla e il suo eroe\, il dottor Geppino Micheletti 1946-2026
DESCRIPTION:Lunedì 9 febbraio\, alle ore 17.30 inaugurazione della mostra \nSiamo nel 1946\, la guerra è finita ma non è ancora chiusa e per la Venezia Giulia\, il palcoscenico in cui si recita questo ennesimo assurdo umano\, il presente significa occupazione straniera: l’Istria\, di fatto\, quasi tutta alla Jugoslavia di Tito\, Trieste e Gorizia\, non perdute\, ma in amministrazione militare anglo-americana e Pola\, anch’essa non perduta\, ma enclave sotto governo militare inglese. Siamo al 18 di agosto e sulla spiaggia di Vergarolla\, subito fuori Pola\, un’enorme folla si è raccolta ed è la non solo per fare il bagno ma anche per assistere alle gare sportive in mare\, nuoto\, tuffi\, vela\, canottaggio: si celebrano i sessant’anni della società sportiva nautica Pietas Julia\, emblema di patriottismo e italianità.  E la sera\, su quella spiaggia e in quella bella pineta\, ci sarà una grande festa. Sulla riva\, accatastate ai bordi della pineta\, un cumulo di mine\, enormi residuati bellici\, recuperate e disinnescate\, sembrano testimoni ingombranti e senza ricordi di un cruento già stato. E invece no: all’improvviso\, subito dopo le 14\, scoppia tutto\, i corpi volano a brandelli e la carne dell’uomo diventa il pasto più macabro e truculento per l’inconsapevole gabbiano. È una strage\, non fortuita ma provocata da una mano maligna che va ad innescare ciò che era disarmato\, che dà la chiave per liberarsi al mostro imprigionato. Più di cento sono i morti e senza numero i feriti: tonnellate di carne umana martoriata che arrivano all’ospedale Santorio di Pola dove Geppino Micheletti\, unico chirurgo in servizio\, opera per ore ed ore. Non si ferma neanche quando gli dicono che i suoi due unici bimbi\, Carletto\, nove anni\, e Renzo\, solo quattro\, sono fra i morti. E così suo fratello Alberto e sua cognata Caterina che stavano là con i piccoli: Micheletti non crolla davanti al dolore\, sa che altre vite sono nelle sue mani. Solo nelle sue.\nAll’ospedale Santorio accorrono tutte le autorità di Pola e il 20 agosto\, giorno del funerale. È una tragedia cittadina paragonabile al primo bombardamento del 9 gennaio 1944\, ma questa ha la calcolata forza di annichilire la popolazione in un momento di illusoria serenità. Dirà Radio Venezia Giulia: «Le mine non potevano scoppiare per autocombustione o da sole. Era necessario applicare uno o più detonatori». Un atto criminale\, un attentato e una strage. Ancora: «Chi lo ha fatto? Chi ha avuto la mostruosa idea di un attentato contro la popolazione italiana di Pola?».\nPer i morti\, dopo due giorni\, viene proclamato il lutto cittadino e le esequie funebri sono celebrate dal vescovo Raffaele Radossi. Solo 64 salme sarà possibile ricomporre nelle bare e\, fra queste\, il corpicino straziato di Carletto e niente\, tranne una scarpa e i suoi giocattoli\, in quella di Renzo. \nGeppino Micheletti (nato Michelstaedter)\, cugino del filosofo Carlo Michelstaedter\, morto suicida nel 1910\, era figlio di Giuseppe e Irma Majer ed era nato a Trieste il 18 luglio del 1905. Si sarebbe laureato in medicina nel 1929 specializzandosi\, con il massimo dei voti\, in chirurgia nell’anno accademico 1937/38. Un’altra specializzazione\, in ortopedia e traumatologia\, la otterrà nel 1945/46. Sarà aiuto chirurgo all’ospedale Santorio di Pola a partire dal 1935 e là continuerà ad operare sino alla chiamata alle armi nel 1941. Dopo il congedo del 30 giugno 1945\, rientrerà ancora in servizio all’ospedale di Pola. \nLa mostra resterà aperta fino al 5 luglio 2026\, ogni giorno con il seguente orario: 10.30-12.30 e 16.30-18.30. INGRESSO LIBERO \nMercoledì 18 marzo alle 17.00 visita guidata alla mostra a cura del dott. Piero Delbello.
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LOCATION:Istituto per la Cultura Istriano Fiumano Dalmata\, Via Duca d'Aosta\, 1
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SUMMARY:Voci della Guerra Fredda
DESCRIPTION:Al primo piano del Museo di guerra per la pace “Diego de Henriquez” venerdì 20 febbraio 2026\, ore 15.30\, verrà inaugurata la mostra “Voci della Guerra Fredda” realizzata da Storigrafica APS in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, che intende ripercorrere l’esperienza di migliaia di giovani che prestarono servizio di leva nel Friuli Venezia Giulia nel periodo della Guerra Fredda\, illustrando le memorie della “naja” e della vita in caserma basate su testimonianze orali di imprescindibile importanza. \nL’esposizione darà spazio alla dimensione umana del servizio militare in un percorso che intende offrire al pubblico un’esperienza immersiva e interattiva\, volta a coniugare rigore storico\, tecnologia e coinvolgimento fisico: il percorso espositivo\, infatti\, sarà composto da otto totem dotati di QR Code di approfondimento\, da un allestimento ”touch and try” per cui sarà proposta l’esperienza tangibile di una camerata di soldati\, da un documentario finale riepilogativo del progetto complessivo e della mostra stessa. \nLa mostra costituisce la sintesi del progetto di ricerca di storia orale che ha generato il portale vociguerrafredda.it. Al centro della mostra non ci sono solo le strategie militari\, ma soprattutto le vite\, i ricordi e la quotidianità di chi ha vissuto per mesi o anni all’interno delle caserme e delle fortificazioni del Friuli Venezia Giulia\, regione che per quasi cinquant’anni ha rappresentato il fulcro della difesa nazionale. \nIl progetto\, realizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Storigrafica con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di CiviBank – Gruppo Sparkasse\, attinge a un vasto archivio di interviste e memorie. La mostra esplora il legame profondo tra i reparti militari e il tessuto sociale locale\, raccontando un’epoca in cui la presenza di soldati e ufficiali ha plasmato l’economia e il paesaggio di intere comunità. \nAll’inaugurazione di venerdì 20 febbraio 2026 alle ore 15.30\, i curatori Massimo Sgambati e Lorenzo Ielen condurranno i presenti in un percorso che alterna documenti storici e racconti in prima persona\, illustrando come la ricerca orale sia riuscita a recuperare frammenti di storia che rischiavano di andare perduti con la chiusura delle grandi caserme regionali. \nLa mostra sarà visitabile dal 21 febbraio al 12 aprile 2026\, dal mercoledì alla domenica\, ore 10.00-17.00\, con ingresso incluso nel biglietto del Museo di via Cumano\, 22. Ingresso provvisorio da via dei Tominz\, 4.  \nPossibili variazioni d’orario saranno segnalate sui canali di comunicazione del Museo.
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LOCATION:Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez\, Via Cumano\, 22\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Thàlassa\, mare
DESCRIPTION:Il 4 marzo alle 18.30 verrà presentata la mostra dal titolo Thálassa-mare dell’incisore Cristiana Falcoz. \nIl percorso espositivo nasce da un verso del Primo Libro dell’Iliade di Omero e comprende sedici incisioni\, (acquaforti\, acquatinte e maniere pittoriche) che testimoniano la gratitudine verso la bellezza del mare; il mare dell’Istria e di altri litorali europei che\, con i suoi colori\, è sempre stato capace di far vibrare le corde più intime dell’essere di quest’artista. Ma non solo\, perchè in questo elemento Falcoz riconosce le sue montagne e queste due dimensioni\, mare e montagna\, in apparenza tanto diverse\, in realtà si assomigliano e condividono moltissimo. Al centro della sala\, poi\, l’artista ha posizionato un’installazione che prevede\, per chi vuole\, una parte interattiva del visitatore.
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LOCATION:Sala Comunale d’Arte\, Piazza Unità d'Italia\, 4\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Quelli di Shakespeare al Rossetti
DESCRIPTION:Da giovedì 5 marzo saranno in prevendita due appuntamenti programmati a marzo alla Sala 1954: si tratta di due momenti di approfondimento e disseminazione culturale\, una linea che  quest’anno il pubblico ha mostrato di seguire con interesse ed entusiasmo.\nDue appuntamenti importanti quindi da seguire.\nIl 18 marzo alle ore 19 prosegue il ciclo “Quelli di Shakespeare al Rossetti: interviste impossibili e insospettabili confessioni” a cura di Laura Pelaschiar\, Professore Associato di Letteratura inglese all’Università di Trieste. Questa volta sarà Portia a raccontarsi\, incalzata dalle domande di Laura Pelaschiar. La protagonista de “Il mercante di Venezia” è una delle figure femminili più seducenti\, brillanti e potenti tra quelle di Shakespeare\, in una delle commedie più luminose\, e tuttavia anche ambigue e problematiche\, del canone shakespeariano. Di cosa parlerà Portia nel corso dell’intervista impossibile? Dei suoi rapporti con il mondo maschile nel dramma\, di perché si innamori di un arrampicatore sociale come Bassanio (chiaramente a caccia della sua dote) e della sua\nsfida in tribunale con Shylock e la sua anelata libbra di “bella carne umana”.\nIl 25 marzo\, in occasione del Dantedì\, in cui l’Alighieri è celebrato in tutta Italia e nel mondo\, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia invita alla Sala 1954\, sempre alle ore 19\, un insigne studioso della materia e della lingua dantesca: sarà infatti Fabio Romanini Professore associato in Linguistica italiana all’Università di Ferrara a tenere la conversazione “DANTE NON TORNERÀ DALL’ESILIO”. Ma perché? Quale mistero si cela nel destino dell’Alighieri? Romanini alternerà racconto a letture poetiche\, scandagliando con un andamento quasi da indagine\, la storia di Dante e del suo esilio\, il\nsuo profilo di uomo politico e letterato.\nPer garantire il posto nella Sala 1954\, che ha una capienza limitata si accede con biglietto\, in vendita a 5 euro. Gli abbonati al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia avranno diritto alla riduzione a 1 euro: la prevendita è nei punti vendita del Rossetti e su www.ilrossetti.vivaticket.it .
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SUMMARY:Mind the STEM Gap – Together
DESCRIPTION:Mostra di Fondazione Bracco nata in collaborazione con Politecnico di Milano e Fondazione Politecnico di Milano e sostenuta da Regione Lombardia\, approda al Museo del Mare di Trieste in occasione della Giornata Internazionale della Donna. \n\n\n\nAperta al pubblico dal 6 marzo al 12 aprile 2026 presso lo spazio polifunzionale della sezione Lloyd al piano rialzato del Magazzino 26\, l’esposizione\, che rientra nell’ambito degli eventi promossi dal Comune di Trieste per celebrare la Giornata Internazionale della Donna e che vede anche la collaborazione dell’Immaginario Scientifico\, propone una galleria di manifesti eclettici\, colorati e provocatori\, realizzati da 150 studentesse e studenti che hanno interpretato “Mind the STEM Gap”\, il Manifesto con cui Fondazione Bracco sostiene l’accesso femminile alle discipline STEM superando gli stereotipi di genere. \n\n\n\nAlcuni giovani autori e autrici hanno focalizzato l’attenzione sui modi di dire e sui luoghi comuni\, che fin dall’infanzia ricorrono e che rischiano di determinare la percezione delle nostre capacità\, orientando le successive scelte scolastiche\, universitarie\, professionali. Altri hanno invece dato risonanza ai modelli di ruolo per sottolineare la positiva influenza che generano\, ritraendo donne\, spesso pioniere\, che hanno conquistato ruoli di primo piano in ambito STEM. In alcuni manifesti infine vengono proposte buone pratiche di comportamento\, ponendo l’accento su evidenze e punti di attenzione che si possono adottare nella vita di tutti i giorni per evitare di avere\, anche inconsapevolmente\, attitudini discriminatorie.
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SUMMARY:Mistero buffo
DESCRIPTION:Nasceva 100 anni fa\, proprio a marzo\, Dario Fo: e portare due dei suoi più amati monologhi\, scritti con Franca Rame\, nuovamente in scena è un modo bello e “teatrale” per ricordare il grande artista premio Nobel. Protagonista del dittico racchiuso in “Mistero buffo” è Ugo Dighero\, protagonista alla Sala Bartoli da lunedì 9 marzo. \n100 anni fa\, proprio a marzo\, nasceva Dario Fo: e portare in scena il suo teatro – un capolavoro come il dittico dei suoi grandi monologhi “Il primo miracolo di Gesù bambino” e “La parpàja topola” scritti con Franca Rame\, sembra il modo più vivo e adeguato per fare omaggio al suo genio. \nEcco dunque sul palcoscenico della Sala bartoli\, per la stagione “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, approdare “Mistero buffo” che questi due brani riunisce in un dittico che mette davvero alla prova l’interprete che coglie la sfida: Ugo Dighero\, versatile\, originale\, colto e ironico lo porta in scena da lunedì 9 a mercoledì 11 marzo. \nTra i più famosi del repertorio di Fo\, questi due brani uniscono un grande divertimento a un forte contenuto\, il tutto condito con la leggerezza e la poesia tipici dei racconti dell’autore italiano più rappresentato nel mondo. Il ritmo incalzante e l’interpretazione simultanea di tutti i personaggi delle due storie consentono a Dighero di mettere in campo le sue brillanti capacità attoriali\, e al pubblico di assistere a un momento di teatro davvero coinvolgente. \nIl primo miracolo di Gesù Bambino è tratto dallo spettacolo “Storia della tigre e altre storie “del 1977. Dario Fo e Franca Rame costruiscono questa storia prendendo spunto dai “Vangeli apocrifi”\, quell’insieme di storie legate alla vita di Gesù e degli apostoli\, che furono alla base di tutta la letteratura paleocristiana. Il vangelo apocrifo dal quale è ricavata la storia è quello detto “protovangelo”\, e vi si narra la vita di Gesù Cristo dalla fuga in Egitto fino al momento in cui ritorna nel deserto. Durante la fuga in Egitto Gesù\, Giuseppe e Maria si fermano a Jaffa: Gesù rimane da solo in mezzo alla strada e tenta di fare amicizia con i ragazzini del posto per giocare con loro. Purtroppo viene deriso in quanto “foresto”\, un povero emigrante figlio di emigranti che parla un dialetto incomprensibile. Gesù si trova nella condizione del “diverso”\, cerca di vincere il rifiuto che gli altri ragazzini gli oppongono e\, pur di farseli amici\, di riuscire a giocare e ridere con loro\, decide di compiere un piccolo miracolo. Subito i bimbi entusiasti lo eleggono “capo dei giochi”\, ma quel divertimento assurdo e fantastico viene distrutto dall’antipatico figlio del padrone della città. \nLa parpàja topola è tratto da “Il fabulazzo osceno” del 1982. Narra di un giovane e sempliciotto capraio\, Giavan Pietro\, che si è arricchito d’imporvviso grazie all’eredità lasciatagli dal suo padrone che era in sostanza un misogino paranoico. Il povero pastore\, terrorizzato dai racconti del padrone\, fuggiva ogni contatto con le ragazze\, accucciandosi in mezzo alle pecore. Ovviamente la notizia della sua ricchezza si diffonde velocemente e il poveretto si trova circondato da aspiranti spose. Tra tutte ha la meglio Alessia\, che con la sua bellezza vince le paure di Giavan Pietro. La splendida ragazza non disdegnava nemmeno i favori di Don Faina sotto lo sguardo compiacente della madre\, ed il giovane pastore diviene una soluzione alla scabrosa situazione. La prima notte di nozze tutto viene combinato perché il povero Giavan Pietro rimanga a bocca asciutta e faccia posto al prelato\, ma l’ingenuità del capraio tocca a tal punto il cuore della ragazza che tutto si conclude in suo favore trasformando il tema “osceno” della storia in una favola poetica di grande purezza. \nLe repliche si succedono alle ore 19.30 (quelle di lunedì e martedì) mentre mercoledì come di consueto lo spettacolo inizia alle ore 21.\nInfo sui biglietti presso i punti vendita e nei circuiti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511. \nMISTERO BUFFO\nIl primo miracolo di Gesù bambino e La parpàja topola\ndi Dario Fo e Franca Rame\ninterpretazione e regia Ugo Dighero\nproduzione Teatro Nazionale di Genova
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SUMMARY:The Barricade Boys
DESCRIPTION:In esclusiva italiana solo il 10 marzo al Politeama Rossetti lo show “The Barricade Boys”: show di musica\, canzoni e danza che coinvolge gli spettatori in una festa irresistibile fra grandi arie di musical e successi senza tempo. Straordinari i quattro interpreti\, performer dei maggiori musical del West End che hanno condiviso “sulle barricate” l’esperienza di cantare in “Les Misèrables”. Lo spettacolo è in programma fra gli eventi internazionali del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \nUna festa a cui prendere letteralmente parte\, contagiati dalla gioia e dalla vitalità degli interpreti ma soprattutto uno show composto di musica\, coreografie\, empatia dei protagonisti che arriva in Italia per la prima volta (e in esclusiva nazionale) a Trieste al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: è “The Barricade Boys”\, e martedì 10 marzo – data unica al Politeama Rossetti – è consigliabile non avere altri impegni! \n«Dall’inizio alla fine\, i Barricade Boys danno vita ad uno dei concerti più eleganti\, professionali e ben organizzati che io abbia mai visto su entrambe le sponde dell’Atlantico» dichiara infatti il critico del sito specializzato Broadwayworld.com nella sua trionfale la recensione allo show che si basa interamente sull’incontenibile talento\, sul senso del palcoscenico\, sulla verve degli interpreti e ideatori Craig Mather\, Kieran Brown\, Scott Garnham e dal fondatore Simon Schofield a cui si aggiunge James Doughty al pianoforte. \nSono loro “The Barricade Boys”\, e dopo aver conquistato Londra e New York si apprestano a “salire sulle barricate” e a vincere anche a Trieste!\nSono quattro eccellenti performer e cantanti che hanno vissuto l’esperienza – indimenticabile sul piano emotivo e profondamente formativa e arricchente su quello professionale – di aver fatto parte del cast di “Les Misèrables” da lì la passione\, l’amicizia e l’idea di portare in scena questo show che proprio per questo evoca nel titolo il musical-icona.\nInoltre Simon Schofield\, Craig Mather\, Kieran Brown\, Scott Garnham condividono la passione per il canto e una carriera nelle grandi produzioni di musical del West End.\nFrammenti dei quali\, brani interpretati e danzati\, e sapientemente mixati nella scaletta dello show che vedremo al Rossetti\, sono gli strumenti con cui conquistano il pubblico regalando entusiasmo\, coinvolgimento. \nEccoli allora ripercorrere ricordi e esperienze vissute sul palcoscenico e poi cantare e danzare sulle note delle più amate canzoni di “Wicked”\, “Mamma Mia!”\, “The Phantom of The Opera”\, “West Side Story”\, “The Rocky Horror Show”… Ma non basta: c’è spazio anche per qualche incursione cantata e danzata alla perfezione nel repertorio pop\, rock\, swing\, e fra le canzoni più amate di tutti i tempi: dai Beatles ad Edith Piaf\, ai Jersey Boys. \n“The Barricade Boys” va in scena alle 20.30 solo martedì 10 marzo alle 20.30: i biglietti sono disponibili presso presso i punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.
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