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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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SUMMARY:La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie
DESCRIPTION:La mostra è stata ideata e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi del Comune di Trieste\, da Stefano Bianchi\, P.O. dei Musei Storici e Artistici ed è stata curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \nNel 2025 ricorre il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste\, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie\, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo\, a partire dalle prime testimonianze fotografiche. \nOltre 40 fotografi\, tra cui Carlo e Giuseppe Wulz\, Ferdinando Ramann\, Carlo Wernigg\, Pietro Opiglia\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, l’agenzia Giornalfoto\, Tullio Stravisi\, Gianni Berengo Gardin\, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti\, volti\, gesti e atmosfere. Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali\, barbieri\, ambulanti e bancarelle\, tram affollati\, alberghi\, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale. \nAltre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918\, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia. \nNon mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità\, come la piazza sferzata dalla bora\, le riprese di Senilità\, con una giovane Claudia Cardinale\, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti. Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina\, la piazza è un habitat fortemente vissuto\, crocevia di tensioni sociali\, spinte e istanze identitarie\, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione\, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico. \nIn esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana\, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl\, ai rasoi dei barbieri\, fino alle tazzine da caffè e alla tazza dotata di copribaffi di fine Ottocento. A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti\, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:La strage dimenticata - Vergarolla e il suo eroe\, il dottor Geppino Micheletti 1946-2026
DESCRIPTION:Lunedì 9 febbraio\, alle ore 17.30 inaugurazione della mostra \nSiamo nel 1946\, la guerra è finita ma non è ancora chiusa e per la Venezia Giulia\, il palcoscenico in cui si recita questo ennesimo assurdo umano\, il presente significa occupazione straniera: l’Istria\, di fatto\, quasi tutta alla Jugoslavia di Tito\, Trieste e Gorizia\, non perdute\, ma in amministrazione militare anglo-americana e Pola\, anch’essa non perduta\, ma enclave sotto governo militare inglese. Siamo al 18 di agosto e sulla spiaggia di Vergarolla\, subito fuori Pola\, un’enorme folla si è raccolta ed è la non solo per fare il bagno ma anche per assistere alle gare sportive in mare\, nuoto\, tuffi\, vela\, canottaggio: si celebrano i sessant’anni della società sportiva nautica Pietas Julia\, emblema di patriottismo e italianità.  E la sera\, su quella spiaggia e in quella bella pineta\, ci sarà una grande festa. Sulla riva\, accatastate ai bordi della pineta\, un cumulo di mine\, enormi residuati bellici\, recuperate e disinnescate\, sembrano testimoni ingombranti e senza ricordi di un cruento già stato. E invece no: all’improvviso\, subito dopo le 14\, scoppia tutto\, i corpi volano a brandelli e la carne dell’uomo diventa il pasto più macabro e truculento per l’inconsapevole gabbiano. È una strage\, non fortuita ma provocata da una mano maligna che va ad innescare ciò che era disarmato\, che dà la chiave per liberarsi al mostro imprigionato. Più di cento sono i morti e senza numero i feriti: tonnellate di carne umana martoriata che arrivano all’ospedale Santorio di Pola dove Geppino Micheletti\, unico chirurgo in servizio\, opera per ore ed ore. Non si ferma neanche quando gli dicono che i suoi due unici bimbi\, Carletto\, nove anni\, e Renzo\, solo quattro\, sono fra i morti. E così suo fratello Alberto e sua cognata Caterina che stavano là con i piccoli: Micheletti non crolla davanti al dolore\, sa che altre vite sono nelle sue mani. Solo nelle sue.\nAll’ospedale Santorio accorrono tutte le autorità di Pola e il 20 agosto\, giorno del funerale. È una tragedia cittadina paragonabile al primo bombardamento del 9 gennaio 1944\, ma questa ha la calcolata forza di annichilire la popolazione in un momento di illusoria serenità. Dirà Radio Venezia Giulia: «Le mine non potevano scoppiare per autocombustione o da sole. Era necessario applicare uno o più detonatori». Un atto criminale\, un attentato e una strage. Ancora: «Chi lo ha fatto? Chi ha avuto la mostruosa idea di un attentato contro la popolazione italiana di Pola?».\nPer i morti\, dopo due giorni\, viene proclamato il lutto cittadino e le esequie funebri sono celebrate dal vescovo Raffaele Radossi. Solo 64 salme sarà possibile ricomporre nelle bare e\, fra queste\, il corpicino straziato di Carletto e niente\, tranne una scarpa e i suoi giocattoli\, in quella di Renzo. \nGeppino Micheletti (nato Michelstaedter)\, cugino del filosofo Carlo Michelstaedter\, morto suicida nel 1910\, era figlio di Giuseppe e Irma Majer ed era nato a Trieste il 18 luglio del 1905. Si sarebbe laureato in medicina nel 1929 specializzandosi\, con il massimo dei voti\, in chirurgia nell’anno accademico 1937/38. Un’altra specializzazione\, in ortopedia e traumatologia\, la otterrà nel 1945/46. Sarà aiuto chirurgo all’ospedale Santorio di Pola a partire dal 1935 e là continuerà ad operare sino alla chiamata alle armi nel 1941. Dopo il congedo del 30 giugno 1945\, rientrerà ancora in servizio all’ospedale di Pola. \nLa mostra resterà aperta fino al 5 luglio 2026\, ogni giorno con il seguente orario: 10.30-12.30 e 16.30-18.30. INGRESSO LIBERO \nMercoledì 18 marzo alle 17.00 visita guidata alla mostra a cura del dott. Piero Delbello.
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LOCATION:Istituto per la Cultura Istriano Fiumano Dalmata\, Via Duca d'Aosta\, 1
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SUMMARY:Voci della Guerra Fredda
DESCRIPTION:Al primo piano del Museo di guerra per la pace “Diego de Henriquez” venerdì 20 febbraio 2026\, ore 15.30\, verrà inaugurata la mostra “Voci della Guerra Fredda” realizzata da Storigrafica APS in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, che intende ripercorrere l’esperienza di migliaia di giovani che prestarono servizio di leva nel Friuli Venezia Giulia nel periodo della Guerra Fredda\, illustrando le memorie della “naja” e della vita in caserma basate su testimonianze orali di imprescindibile importanza. \nL’esposizione darà spazio alla dimensione umana del servizio militare in un percorso che intende offrire al pubblico un’esperienza immersiva e interattiva\, volta a coniugare rigore storico\, tecnologia e coinvolgimento fisico: il percorso espositivo\, infatti\, sarà composto da otto totem dotati di QR Code di approfondimento\, da un allestimento ”touch and try” per cui sarà proposta l’esperienza tangibile di una camerata di soldati\, da un documentario finale riepilogativo del progetto complessivo e della mostra stessa. \nLa mostra costituisce la sintesi del progetto di ricerca di storia orale che ha generato il portale vociguerrafredda.it. Al centro della mostra non ci sono solo le strategie militari\, ma soprattutto le vite\, i ricordi e la quotidianità di chi ha vissuto per mesi o anni all’interno delle caserme e delle fortificazioni del Friuli Venezia Giulia\, regione che per quasi cinquant’anni ha rappresentato il fulcro della difesa nazionale. \nIl progetto\, realizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Storigrafica con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di CiviBank – Gruppo Sparkasse\, attinge a un vasto archivio di interviste e memorie. La mostra esplora il legame profondo tra i reparti militari e il tessuto sociale locale\, raccontando un’epoca in cui la presenza di soldati e ufficiali ha plasmato l’economia e il paesaggio di intere comunità. \nAll’inaugurazione di venerdì 20 febbraio 2026 alle ore 15.30\, i curatori Massimo Sgambati e Lorenzo Ielen condurranno i presenti in un percorso che alterna documenti storici e racconti in prima persona\, illustrando come la ricerca orale sia riuscita a recuperare frammenti di storia che rischiavano di andare perduti con la chiusura delle grandi caserme regionali. \nLa mostra sarà visitabile dal 21 febbraio al 12 aprile 2026\, dal mercoledì alla domenica\, ore 10.00-17.00\, con ingresso incluso nel biglietto del Museo di via Cumano\, 22. Ingresso provvisorio da via dei Tominz\, 4.  \nPossibili variazioni d’orario saranno segnalate sui canali di comunicazione del Museo.
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SUMMARY:Mind the STEM Gap – Together
DESCRIPTION:Mostra di Fondazione Bracco nata in collaborazione con Politecnico di Milano e Fondazione Politecnico di Milano e sostenuta da Regione Lombardia\, approda al Museo del Mare di Trieste in occasione della Giornata Internazionale della Donna. \n\n\n\nAperta al pubblico dal 6 marzo al 12 aprile 2026 presso lo spazio polifunzionale della sezione Lloyd al piano rialzato del Magazzino 26\, l’esposizione\, che rientra nell’ambito degli eventi promossi dal Comune di Trieste per celebrare la Giornata Internazionale della Donna e che vede anche la collaborazione dell’Immaginario Scientifico\, propone una galleria di manifesti eclettici\, colorati e provocatori\, realizzati da 150 studentesse e studenti che hanno interpretato “Mind the STEM Gap”\, il Manifesto con cui Fondazione Bracco sostiene l’accesso femminile alle discipline STEM superando gli stereotipi di genere. \n\n\n\nAlcuni giovani autori e autrici hanno focalizzato l’attenzione sui modi di dire e sui luoghi comuni\, che fin dall’infanzia ricorrono e che rischiano di determinare la percezione delle nostre capacità\, orientando le successive scelte scolastiche\, universitarie\, professionali. Altri hanno invece dato risonanza ai modelli di ruolo per sottolineare la positiva influenza che generano\, ritraendo donne\, spesso pioniere\, che hanno conquistato ruoli di primo piano in ambito STEM. In alcuni manifesti infine vengono proposte buone pratiche di comportamento\, ponendo l’accento su evidenze e punti di attenzione che si possono adottare nella vita di tutti i giorni per evitare di avere\, anche inconsapevolmente\, attitudini discriminatorie.
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SUMMARY:SCART - Il lato bello e utile del rifiuto
DESCRIPTION:Dal 13 marzo al 3 maggio 2026\, il Salone degli Incanti di Trieste ospiterà SCART – Il lato bello e utile del rifiuto\, una mostra che celebra l’arte del riuso e la bellezza nascosta nei materiali di scarto. Il progetto SCART è un’iniziativa di Waste Art che rappresenta da quasi trent’anni uno dei percorsi più significativi con cui il Gruppo Hera – una delle maggiori multiutility italiane che opera nei settori ambiente\, energia e idrico – interpreta e comunica il valore dell’economia circolare. Le opere SCART non sono semplici installazioni artistiche: sono strumenti culturali capaci di rendere accessibili temi come la gestione responsabile delle risorse e il ruolo dei comportamenti individuali nella transizione ecologica. L’arte diventa così un veicolo immediato ed efficace per coinvolgere il pubblico\, stimolando una riflessione sul valore intrinseco della materia e sulla necessità di ripensare il modello lineare di consumo. \nLo spazio espositivo all’interno dell’iconico Salone degli Incanti\, affacciato direttamente sul mare nel cuore della città\, diventa teatro ideale di un percorso immersivo tra arte\, moda sostenibile e responsabilità ambientale. Nato nel 1913 come antica Pescheria Centrale\, oggi l’edificio conserva il fascino dell’architettura originaria unito a una vocazione contemporanea per l’arte e gli eventi culturali. \nPromossa e organizzata da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, Io Sono Friuli Venezia Giulia e Comune di Trieste\, SCART\, Gruppo Hera\, AcegasApsAmga e Automobili Lamborghini\, l’iniziativa è stata presentata questa mattina in conferenza stampa nel cuore pulsante della mostra stessa che verrà inaugurata questa sera da una sfilata con gli ‘inconsueti’ abiti della linea fashion con una madrina d’eccezione\, la Miss Italia triestina Susanna Huckstep. \nLa mostra Il lato bello e utile del rifiuto\, curata da Maurizio Giani\, si articola in due sezioni principali: \nModa sostenibile – Una collezione di 28 abiti e costumi di scena realizzati interamente con materiali di recupero\, esposti su manichini allestiti ad arte. Ogni capo è un pezzo unico che celebra l’immaginazione e la capacità di trasformare lo scarto in bellezza: dall’abito che nasce dalla sovrapposizione di guanti da lavoro difettosi al mini dress realizzato con i numeri in legno della tombola provenienti da un’azienda che produce giochi da tavolo; dall’abito confezionato con un intreccio di nastri segnaletici per cantieri edili a quello ricavato da camere d’aria di penumatici dismessi\, fino all’abito creato con scarti di produzione di materassi o con il recupero di bottiglie in plastica e imballaggi industriali. A completare la sezione\, 16 fotografie firmate da Andrea Varani\, che ritraggono modelle che indossano le creazioni SCART. \nSuper Robot SCART e Lamborghini – Sei paladini dell’ambiente – sculture alte 450 cm realizzate con materiali di scarto provenienti dalle linee produttive di Automobili Lamborghini –\, accompagnati da una supersportiva Lamborghini. La sezione include anche 12 pannelli con illustrazioni del fumettista Giuseppe Camuncoli che ha curato insieme a Giacomo Gheduzzi il character design dei robot\, mentre la loro realizzazione è il risultato del lavoro congiunto degli studenti delle Accademie di Belle Arti di Firenze\, Ravenna e del POLI.design – Politecnico di Milano. \nCompletano il percorso 10 pannelli con immagini degli artisti SCART all’opera\, testimonianza visiva di un processo creativo originale ed unico. \nLa mostra SCART propone un dialogo virtuoso tra industria e arte\, tra sostenibilità e creatività\, dove il rifiuto non è la fine\, ma l’inizio di una nuova storia.
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SUMMARY:Sormani. L'ordine del tempo
DESCRIPTION:Una pittura lenta\, riflessiva\, sospesa\, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso.\nPaesaggi e spiagge\, treni\, barche\, un tavolo\, una sedia\, una fontana\, un albero\, un mazzo di carte sono immersi in atmosfere silenziose\, avvolti in una luce diffusa e tersa. Una quiete sospesa che infonde calma e serenità. Una metafisica del quotidiano\, come l’hanno definita i critici e storici dell’arte Decio Gioseffi e Sergio Molesi\, che esclude la figura umana\, ma ne esalta le tracce\, i manufatti\, collocandoli in uno spazio ben definito e in un tempo rarefatto. O meglio\, un realismo psicologico ricco di evocazioni simboliche nell’architettura della composizione sempre semplice e sobria.\nA cent’anni dalla nascita\, la mostra rende omaggio a Marino Sormani (Aurisina 1926 – Trieste 1995) con l’esposizione di una cinquantina di opere che raccontano l’evoluzione stilistica del maestro triestino\, sempre molto attento tanto al segno grafico quanto al colore.\nDai taccuini e album fitti di disegni e schizzi\, si passa alle prove a olio dei primi anni Cinquanta\, opere di grande intensità cromatica – tra le quali alcune del suo periodo parigino – fino a giungere alle tavole della maturità in cui schiarisce la tavolozza\, abbandona l’olio per l’antica tecnica della tempera all’uovo e ammanta il soggetto di una luce mattinale che lo ha reso riconoscibile tra tutti. Accanto ai dipinti\, alcune prove di grafica in cui il piacere del segno netto\, nitido\, senza alcun ripensamento ci ricorda quanto fosse importante per Sormani l’ordine\, “quello con la O maiuscola”\, come lui stesso diceva. \n\n«Non ho cominciato a dipingere da bambino\, ma più tardi\, per una scelta precisa. Come avviene quasi sempre\, si comincia per gioco\, poi si fa seriamente. Il fatto è che la mia pittura non esce di getto\, ma richiede una certa ricerca\, una certa lucidità: il lavoro più duro per me è quello di “pensare” il quadro. Il mio fare spiagge deserte è qualcosa di insito in me\, devo e voglio farle. Certe cose piacciono anche senza che lo vogliamo. Dipingere in un certo modo dipende dall’educazione\, dalla cultura\, dalle esperienze\, c’è in questo qualcosa di imponderabile»
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SUMMARY:Giovani Visioni. Mostra di Arti Visive degli studenti del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico
DESCRIPTION:Il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico ONLUS\, in collaborazione con il Comune di Trieste\, è lieto di presentare “Giovani Visioni”\, una mostra che raccoglie i progetti finali di Arti Visive di 15 studenti che stanno completando il loro percorso formativo a Duino. L’esposizione propone i lavori di studenti provenienti dai seguenti Paesi: Brasile\, Grecia\, Finlandia\, Armenia\, Moldova/Ucraina\, Slovenia\, Paesi Bassi/Germania\, Bosnia-Erzegovina\, Italia\, Vietnam\, Ucraina\, Iraq\, Costa Rica/Paesi Bassi\, Costa Rica/Francia e Israele. Le opere esposte affrontano temi che spaziano dalla memoria all’identità\, dall’immaginazione alle pressioni sociali\, e dal rapporto con la tecnologia alla riflessione su cosa significhi essere umani. \nQuesti giovanissimi artisti hanno realizzato le loro opere durante i due anni trascorsi al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico. Il collegio ospita 184 studenti provenienti da 78 Paesi: una comunità in cui il dialogo costante tra culture e prospettive diverse è parte integrante dell’esperienza educativa.
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LOCATION:Sala Umberto Veruda\, Piazza Piccola\, 2\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:La nostra vita\, degna\, nella casa umana
DESCRIPTION:Disegni e dipinti da collezioni pubbliche e private di Virgilio Giotti\, Paolo Belli e Nina Schekotoff\nMuseo LETS inaugura il 18 marzo nello Spazio Forum una mostra dedicata a Virgilio Giotti artista visivo\, figura appartata e insieme centrale della cultura triestina del Novecento\, capace di tradurre in immagini e parole l’anima più intima della sua città. \nA pochi mesi dai 140 anni dalla nascita del poeta e a quarant’anni dalla storica esposizione di tutti i suoi disegni a Palazzo Costanzi\, la mostra propone per la prima volta una rilettura ampia e corale della sua produzione\, affiancando alle opere del poeta quelle della moglie Nina Schekotoff e del figlio Paolo Belli. Un percorso che restituisce il dialogo creativo che attraversa una famiglia segnata da vicende biografiche intense e dolorose. \nPortato fin da giovane per il disegno\, Giotti frequenta la scuola d’arte insieme agli amici pittori Guido Marussig e Giulio Toffoli. Nel 1907 si trasferisce a Firenze per sottrarsi alla leva asburgica: qui matura la propria voce poetica\, che trova espressione nel Piccolo canzoniere triestino (1914). Nel 1911 incontra Nina Schekotoff\, compagna di vita e artista a sua volta\, con la quale avrà tre figli\, tra cui Paolo. Dopo il ritorno a Trieste nel 1919\, Giotti continua a coltivare una ricerca poetica e grafica coerente e appartata. Paesaggi\, affetti familiari\, nature morte diventano il leitmotiv dei suoi versi e dei suoi disegni. La raccolta Colori testimonia pienamente questa tensione tra parola e immagine. \nL’esposizione presenta disegni\, dipinti\, incisioni e rari manufatti librari provenienti da importanti collezioni private e dalle raccolte della Biblioteca Civica Attilio Hortis. Particolare attenzione è dedicata alla straordinaria attività grafica editoriale sviluppata da Giotti negli anni Venti nel sodalizio con la Libreria Antiquaria di Umberto Saba\, capitolo di grande rilievo nella storia culturale triestina.
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SUMMARY:Sogno Occidentale di Arturo Picca
DESCRIPTION:Le opere esposte\, attraverso una rappresentazione realista basata sull’immaginazione e non sulla fotografia\, rimettono in gioco la pittura figurativa. \nSi possono cogliere infatti – talvolta in chiave seria\, talvolta in chiave ironica – richiami all’mpressionismo e al surrealismo\, alla metafisica e alla pop art\, unificati dall’originario amore per l’arte antica. \nLe ambientazioni marine ampie e profonde e la grande attenzione alla rappresentazione di una luce densa ed evocativa\, creano una scena in cui possono interagire sogni e quotidianità\, passato e futuro\, commedia e dramma.
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SUMMARY:Biennale Internazionale Donna: La Boemia sta sul mare
DESCRIPTION:Giunta alla sua quinta edizione\, la Biennale Internazionale Donna conferma il proprio ruolo di piattaforma culturale capace di interrogare criticamente il presente attraverso le pratiche artistiche contemporanee\, la ricerca teorica e il dialogo internazionale. Realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste e con il patrocinio di Io Sono FVG\, la Biennale rinnova la propria vocazione a costruire uno spazio aperto di riflessione\, trasformazione e confronto. \nCurata da Riccardo Rizzetto in qualità di curatore invitato\, questa edizione prende forma attorno al titolo La Boemia sta sul mare. Esercitare discontinuità\, immaginare altrimenti\, sviluppando una riflessione sulla nostalgia non come desiderio di ritorno\, ma come possibilità critica di riaprire il tempo\, restituire visibilità a ciò che è stato marginalizzato e immaginare alternative nel presente. \nIn un’epoca segnata da categorie sempre più rigide e da una crescente pressione alla semplificazione del reale\, la Biennale assume la parola donna non come definizione identitaria o categoria descrittiva\, ma come campo critico\, luogo di tensione e ridefinizione\, in cui si intrecciano aspettative culturali\, proiezioni politiche\, economie del desiderio e forme di esclusione. In questa prospettiva\, la Biennale non offre risposte chiuse\, ma apre uno spazio di immaginazione\, resistenza e trasformazione. \nAccanto al percorso espositivo principale\, la mostra accoglie anche una serie di attivazioni a cura di Riccardo Rizzetto riunite sotto il titolo interferences PUBLIC PROGRAMME. Pensato come una costellazione di interventi che intersecano la mostra e talvolta se ne discostano\, il programma non opera come una semplice sequenza parallela di eventi\, ma come un insieme di interferenze interne al campo curatoriale\, capaci di complicarne\, amplificarne e rilanciare le traiettorie. \nAttraverso proiezioni\, walkshop\, workshop\, performance e display temporanei\, interferences apre la Biennale a ulteriori voci\, pratiche e forme di conoscenza. Ogni attivazione introduce uno spostamento di scala o di prospettiva\, permettendo alla mostra di rimanere permeabile a incontri\, gesti e situazioni collettive che si dispiegano nel tempo. Molti di questi momenti si svolgono all’interno dell’Ephemeral Library – A Library for the Time Being\, concepita non come archivio stabile ma come infrastruttura temporanea di incontro\, scambio e sperimentazione; altri abitano differenti spazi della Biennale\, tra cui la Sala Luttazzi\, sede delle proiezioni curate all’interno di BID the Screen. Insieme a interventi come il walkshop Architetture del Postporre di Communal Matters\, il workshop TRACEFORM e il display temporaneo Stories as Forms\, queste attivazioni compongono una costellazione mobile di pratiche che attraversa la Biennale dall’interno\, aprendola a forme ulteriori di incontro\, scambio e costruzione collettiva di significato. \nAccanto al percorso espositivo e al public programme\, la mostra accoglie anche A Library for the Time Being\, una biblioteca effimera ideata come organismo vivo e commons contemporaneo\, attiva esclusivamente per la durata della Biennale. Più che conservare saperi\, la biblioteca li mette in circolazione\, li espone all’uso\, allo scambio\, alla trasformazione\, configurandosi come soglia condivisa di attivazione culturale nel presente. \nIl programma si amplia con un Progetto Satellite\, curato da Marlene Elvira Steinz\, che per questa quinta edizione assume un rilievo particolare: presso Portopiccolo\, il Satellite Pavilion austriaco sviluppa infatti un dialogo autonomo ma strettamente connesso alla mostra principale\, rafforzando il carattere internazionale e plurale della Biennale. Il progetto approfondisce i temi della luce\, della fragilità e del desiderio come forze attive del presente\, costruendo un ponte curatoriale tra Trieste e l’Austria. \nLa V edizione della Biennale sarà accompagnata anche dal catalogo La Boemia sta sul mare. Esercitare discontinuità\, immaginare altrimenti\, con progetto editoriale a cura di Antonella Trotta\, che affianca la mostra come spazio autonomo di riflessione e condivisione. \nDichiarazione della presidente di BID\, Šeherzada Ahmetović\n“Questa inaugurazione restituisce con chiarezza la forza collettiva che sostiene oggi la Biennale Internazionale Donna. La partecipazione del pubblico\, il dialogo tra artiste\, curatori\, istituzioni e partner\, e la qualità delle opere e dei contenuti presentati confermano la solidità di un progetto che continua a crescere\, mantenendo viva la propria capacità critica.\nQuesta edizione si distingue per una composizione curatoriale e progettuale ampia e articolata: il lavoro di Riccardo Rizzetto\, il contributo editoriale di Antonella Trotta\, il progetto satellite curato da Marlene Elvira Steinz e la biblioteca effimera A Library for the Time Being aprono insieme un campo di ricerca condiviso\, in cui il sapere\, l’arte e il pensiero si incontrano in forme vive e trasformative.\nRingrazio il Comune di Trieste\, le artiste\, la giuria\, i partner\, il team organizzativo e tutte le persone che hanno reso possibile questa apertura. Trieste si conferma ancora una volta un luogo capace di accogliere un progetto culturale internazionale che non si limita a esporre opere\, ma costruisce relazioni\, domande e possibilità.” \nInformazioni per il pubblico\nLa mostra è visitabile fino al 2 maggio 2026.\nBiglietto unico: 5 euro. \nDate utili – interferences PUBLIC PROGRAMME \n03.04.2026 – Venerdì | Ephemeral Exhibition\n17:00–20:00 Stories as Forms – Preview della Ephemeral Exhibition di Malles Design Mediterraneo\n(in mostra fino al 12.04.2026) \nMagazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste \n19.04.2026 – Domenica | Screening\n15:00 BID the Screen – Lagoon / Ice / Data\nSonia Levy (We Marry You\, O Sea)\, Susan Schuppli (Moving Ice)\, Felix Lenz (Brute Force)\nSala Luttazzi\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste \n25.04.2026 – Sabato | Screening\n15:00 BID the Screen – Optics / Communication\nFilipa César & Louis Henderson (Sunstone)\, Nick Calori & Nicola Sersale (Letters from the Blue)\nSala Luttazzi\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste \n01.05.2026 – Venerdì | Ephemeral Exhibition\n17:00–19:00 TRACEFORM – Preview della Ephemeral Exhibition che presenta i risultati del workshop curato da Riccardo Rizzetto con Sarah Staton per il Royal College of Art MA Sculpture 2026\n(in mostra fino al 02.05.2026) \nMagazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste \n  \n02.05.2026 – Sabato | Finissage\n16:30–18:00 Presentazione di Intersections Research Art Residency\, Presentazione catalogo \nMagazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste \n  \nArtiste invitate\nVeronica Barbato\, Francesca Centonze\, Luisa Elia\, Arianna Giorgi\, Silvia Giordani\, Francesca Pionati\, Marta Ravasi\, Laura Russell\, Vittoria Serena (Claudia Zaggia)\, Andrea Solaja\, Sarah Staton\, Vivianne van Singer\, Sarah Kate Wilson\, Alba Zari. \nArtiste partecipanti alla V edizione della Biennale Internazionale Donna\nGaia Aducchio\, Karina Akopyan\, Aliteia (Alice Babolin)\, Anastasiia Artiukhina\, Beatrice Bartolozzi\, Franca Bertani\, Letizia Carattini\, Chiara Anna Colombo\, Marina Comerio\, Tiziana Contu\, Martina Dallastella\, Marie-José D’Aprile\, Marija Delić\, Donatella Donatelli\, Elisabetta Eleutieri Serpieri\, Fabiola Faidiga\, Marica Fasoli\, Kikki Ghezzi\, Monica Gorini\, Valentina Grilli\, Barbara Grossato\, Jane Kerry Lowery\, Paulina Jazvić\, Sofia MacGregor Oettler\, Micol Magni\, Eliana Marinari\, Pamela Martinez Rod\, Maria Cristina Marzola\, Viviana Rasulo\, Giorgia Razzetta\, Ann Russell\, Claudia Villani\, Ana Vivoda. \nArtiste Satellite Pavilion\nJulia Bugram\, Julia Dorninger\, Julia Hovorka\, Marion Kilianowitsch\, Gabriele Kutschera\, Dora Mai\, Teresa Maria von Matthey\, Viktoria Morgenstern\, Nora Mü\, Lea Radatz\, Michaela Schwarz-Weismann\, Birgit Schweiger\, Hannah Stippl\, Heike Stuckstedde\, Noémi Kiss\, Billi Thanner\, ISA Stein. \nCrediti\nPromozione: Biennale Internazionale Donna APS \nPresidente: Šeherzada Ahmetović \nConsiglio direttivo: Mirela Ahmetović\, Alessandra Postir\nPresidente onorario: Alda Radetti \n  \nCoorganizzazione: Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo \nAssessore: Giorgio Rossi \nCuratore invitato: Riccardo Rizzetto\nProgetto Satellite: a cura di Marlene Elvira Steinz \nDirezione artistica: Šeherzada Ahmetović\, Francesca Carmellino\, Antonella Trotta\nProgetto editoriale / Catalogo: a cura di Antonella Trotta \nBiennale Internazionale Donna\nVia San Giorgio 1\, 34123 Trieste\, Italy\ninfo@bidartbiennale.com\nwww.bidartbiennale.com \nPress office\nSTUDIO THEO\nfrancesca@studio.theo.com\nwww.studio-theo.com
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SUMMARY:Benvenuta Primavera! – Passeggiata guidata
DESCRIPTION:Pasqua all’orto botanico. La nuova stagione dell’Orto Botanico si apre con due attività speciali dedicate alle festività pasquali. \nIn occasione della riapertura stagionale\, un’affascinante passeggiata guidata alla scoperta dell’Orto Botanico di Trieste. Il percorso condurrà i partecipanti attraverso la storia di questo prezioso spazio verde cittadino\, raccontandone le funzioni scientifiche e didattiche\, le trasformazioni nel tempo e il suo assetto attuale. \nUn’opportunità speciale per visitarlo nel momento più suggestivo dell’anno: quando la natura si risveglia e l’Orto si riempie di nuovi germogli\, profumi e colori che annunciano l’arrivo della primavera. \nPer info e prenotazioni: Benvenuta Primavera! | CoopCulture \nSi informa chela passeggiata guidata “Benvenuta Primavera!”\, in programma sabato 4 aprile alle ore 11.00 presso l’Orto Botanico di Trieste\, ha registrato il tutto esaurito. È stato quindi aggiunto un nuovo turno della visita guidata alle ore 10.00 della stessa giornata.
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DESCRIPTION:Pasqua all’orto botanico. La nuova stagione dell’Orto Botanico si apre con due attività speciali dedicate alle festività pasquali. \nIn occasione della riapertura stagionale\, un’affascinante passeggiata guidata alla scoperta dell’Orto Botanico di Trieste. Il percorso condurrà i partecipanti attraverso la storia di questo prezioso spazio verde cittadino\, raccontandone le funzioni scientifiche e didattiche\, le trasformazioni nel tempo e il suo assetto attuale. \nUn’opportunità speciale per visitarlo nel momento più suggestivo dell’anno: quando la natura si risveglia e l’Orto si riempie di nuovi germogli\, profumi e colori che annunciano l’arrivo della primavera. \nPer info e prenotazioni: Benvenuta Primavera! | CoopCulture \nSi informa chela passeggiata guidata “Benvenuta Primavera!”\, in programma sabato 4 aprile alle ore 11.00 presso l’Orto Botanico di Trieste\, ha registrato il tutto esaurito. È stato quindi aggiunto un nuovo turno della visita guidata alle ore 10.00 della stessa giornata.
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SUMMARY:Visita guidata alla mostra "Sormani. L'ordine del tempo"
DESCRIPTION:In occasione delle festività pasquali si informa che SABATO 4 APRILE 2026 alle ore 11 si terrà una visita guidata gratuita alla mostra a cura di TRART.
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SUMMARY:Risiera di San Sabba: visite guidate a partenza fissa  in lingua slovena
DESCRIPTION:Da sabato 31 gennaio a domenica 3 maggio i sabati e le domeniche si terranno delle visite guidate della Risiera di San Sabba a partenza fissa in lingua italiana e in lingua slovena. \nI visitatori saranno accompagnati in un percorso storico e narrativo all’interno degli spazi del Monumento Nazionale. La guida fornirà strumenti di approfondimento per comprendere il valore del luogo e il suo significato nella storia del Novecento\, favorendo un’esperienza di conoscenza\, riflessione e memoria. \nVisite guidate in lingua italiana \nLe visite si svolgono con cadenza settimanale: \n\nSabato alle ore 15.30\nDomenica alle ore 11.00\n\nVisite guidate in lingua slovena\nSono previste visite guidate mensili nelle seguenti date: \n\n1 febbraio alle ore 11.30\n1 marzo alle ore 11.30\n4 aprile alle ore 15.00\n3 maggio alle ore 11.30\n\nDate speciali\n\n1 maggio alle ore 11.00 – visita guidata in lingua italiana\n6 aprile alle ore 11.00 – visita guidata in lingua italiana\, in sostituzione dell’appuntamento di domenica 5 aprile (Pasqua)\n\nIl costo della visita è di 7 Euro a partecipante. \nPer informazioni e prenotazioni:  \nhttps://www.coopculture.it/it/prodotti/risiera-di-san-sabba-visita-guidata-al-monumento-nazionale/ \nTel: 040 9892032 (lun-ven 9-18\, sab 9-13) \nMail: museicivici.trieste@coopculture.it \nL’iniziativa è organizzata dal Comune di Trieste – Museo della Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale e da CoopCulture.
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SUMMARY:La Natura a colori – visita gioco per famiglie
DESCRIPTION:Tra i vialetti dell’Orto chi si è già svegliato dal lungo inverno? Chi riposa ancora? Quali colori fanno già capolino tra le zolle? \nUna visita-gioco a tappe pensata per tutta la famiglia\, per osservare da vicino i primi segni del risveglio della natura e scoprire\, attraverso piccoli indizi e attività\, i tempi e i cicli della vita dell’Orto. \nPer info e prenotazioni: La Natura a colori | CoopCulture \nLe attività si svolgeranno all’aperto e in caso di maltempo verranno rinviate a una nuova data da definirsi.
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SUMMARY:Risiera di San Sabba: visite guidate a partenza fissa
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