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SUMMARY:Modernismi. La Venezia Giulia fra Liberty e Art Déco
DESCRIPTION:Questa mostra è un tentativo di uno sguardo d’insieme nell’arte – meglio dire: nelle arti – della Venezia Giulia\, con l’occhio rivolto anche a Fiume e alla Dalmazia dall’inizio del Novecento sino agli anni Trenta del secolo trascorso. Una visione a 360 gradi fra architettura\, scultura\, decorazione\, pittura\, illustrazione\, arti applicate\, artigianato\, “costume”\, cercando il tempo\, l’artista e l’opera e andando ad incontrare sì chi nacque\, visse e creò in quest’area\, ma anche chi trovò fortuna altrove e qui non sarebbe più tornato e per la Venezia Giulia non avrebbe mai\, o quasi\, dato. Ancora: in mostra vediamo anche altre realtà e altri geni\, di altri luoghi\, che produssero per la nostra terra. E un ultimo spunto: la Venezia Giulia vivrà i tempi fra il Liberty e il Déco celando e scoprendo dietro le occhiaie liberty dei palazzi\, oltre quei muri che poi si squadreranno più secchi quando il decoro floreale lascerà spazio alle semplificazioni\, mille sorprese nell’arredo e nell’oggetto che fa bella la casa. Porcellane\, ceramiche\, bronzi\, vasi\, vetri\, pannelli che in trenta/quarant’anni ci mostreranno quanto questa terra sia stata capace di accogliere ed apprezzare il meglio che il mercato poteva offrire. A Trieste\, ma anche a Pola\, a Fiume\, a Gorizia\, non sarà difficile ritrovare oggetti di grandi firme\, il servizio di bicchieri che esce dal disegno di Hoffmann\, il piatto della Wiener Werkstätte\, la donnina in bronzo di Chiparus\, il vaso di Gallé o la ciotola di Lalique. Fino a scoprire che anche in case non ricchissime poteva trovare spazio una ceramica della Lenci\, una testa femminile inventata da Sandro Vacchetti\, una piastrella di Gio Ponti\, un pochoir di Brunelleschi o un bucchero\, se non un bronzo\, di Cambellotti. Anche questa sarà la Venezia Giulia fra Liberty e Déco\, quella che in questa rassegna cercheremo di mostrare.\nLiberty. Alzi gli occhi\, giri per Trieste\, trovi facciate\, strutture\, decorazioni\, portoni e portali. A Fiume la stessa cosa. Architetti\, alcuni grandi\, una manciata grandissimi\, alcuni assai poco noti. Pure l’impronta secessionista\, il colpo di frusta da japonisme o la razionalizzazione di cerchi e linee rette da Wiener Werkstätte\, offrono toni e colpi da maestro. Decoratori\, gli uomini che servono per condire la scena delle scelte dell’architetto\, se non scultori per dare un profumo ancora più forte. Fiori stilizzati\, la rosa di Mackintosh\, ripresa e perpetuata sulle facciate delle case.\nDéco. Nelle cose\, più che nelle case. A volte\, sulle case; sicuramente\, dentro le case.\nScultura. Da Ruggero Rovan sino a Ivan Rendić\, poi Giovanni Marin che liberteggia e\, dopo un attimo\, Attilio Selva. Poi c’è Franco Atschko-Asco\, ci sono i suoi allievi\, si trasfigura: Déco’ Qui il pensiero va verso due scultori giovanissimi\, Marcello Mascherini e Ugo Carà.\nNaturalmente\, pittura e illustrazione poiché sovente il pittore è anche illustratore. E viceversa. Nella Venezia Giulia individuare un pittore che sia squisitamente liberty oppure definibile déco non è cosa facile. Rudolf Kalvach\, viennese/triestino\, cos’è’ Come definire\, dove inserire le xilografie del porto di Trieste’ Ma\, poi\, nella sua esperienza alla Wiener Werkstätte\, quelle cartoline con gli esseri grotteschi\, in colori forti e\, soprattutto\, netti sono Secessione’\nArgio Orell\, con studi monacensi\, allievo di von Stuck\, può essere inserito nella dimensione secessionista\, per un periodo e per parte della sua produzione. Così Vito Timmel\, che fu a Vienna e avrebbe voluto essere\, senza riuscirsi\, allievo di Klimt. E di chiara e squisita ispirazione klimtiana restano alcune sue opere superbe. Poi\, però\, tanto quanto Orell\, in pittura\, si avvicinerà ai canoni novecentisti\, altrimenti i modi di Timmel potranno essere inseriti in una dimensione déco\, anche qui\, però\, per un periodo e per parte della sua produzione. Liberty\, senz’altro\, sarà il poco noto\, eppure formidabile\, allievo di Orell\, Umberto Schiavon\, che ci ha lasciato alcune opere di rara efficacia e di eccelsa capacità decorativa. Egli esemplificherà in maniera suggestiva il passaggio dal Liberty al Déco.\nDéco: il più genuino esempio nostro è Mariella Polli\, in arte Popi. “Figurinista” la Popi\, negli anni Trenta\, interpretò l’Art Déco con uno stile da farsi rivale a Gio Ponti e le sue donnine\, le deliziosamente frivole cocotte\, i profili che nulla hanno da invidiare agli Accornero\, i colori pastello e l’uso dell’argento e della porporina\, ne fecero la perfetta interprete del momento.\nForse tutto questo lo avremmo potuto trovare ovunque. Ma la nostra è stata terra di passaggio\, con un mare grande\, con navi che imbarcavano e sbarcavano\, terra di incontro di gente e di gusti\, di nuovo ed antico. Sì\, fra il nascere del Novecento e gli anni Trenta\, pur con una guerra grande in mezzo e una che sarebbe arrivata a rivoltare il mondo\, l’arte\, anche nelle piccole cose\, l’arte\, anche nel quotidiano\, sarebbe arrivata da ogni dove\, a portare opere grandi e minime\, a mostrare segni. Fra Liberty e Déco. E questi che vedrete sono solo piccoli spunti.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:Voci della Guerra Fredda
DESCRIPTION:Al primo piano del Museo di guerra per la pace “Diego de Henriquez” venerdì 20 febbraio 2026\, ore 15.30\, verrà inaugurata la mostra “Voci della Guerra Fredda” realizzata da Storigrafica APS in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, che intende ripercorrere l’esperienza di migliaia di giovani che prestarono servizio di leva nel Friuli Venezia Giulia nel periodo della Guerra Fredda\, illustrando le memorie della “naja” e della vita in caserma basate su testimonianze orali di imprescindibile importanza. \nL’esposizione darà spazio alla dimensione umana del servizio militare in un percorso che intende offrire al pubblico un’esperienza immersiva e interattiva\, volta a coniugare rigore storico\, tecnologia e coinvolgimento fisico: il percorso espositivo\, infatti\, sarà composto da otto totem dotati di QR Code di approfondimento\, da un allestimento ”touch and try” per cui sarà proposta l’esperienza tangibile di una camerata di soldati\, da un documentario finale riepilogativo del progetto complessivo e della mostra stessa. \nLa mostra costituisce la sintesi del progetto di ricerca di storia orale che ha generato il portale vociguerrafredda.it. Al centro della mostra non ci sono solo le strategie militari\, ma soprattutto le vite\, i ricordi e la quotidianità di chi ha vissuto per mesi o anni all’interno delle caserme e delle fortificazioni del Friuli Venezia Giulia\, regione che per quasi cinquant’anni ha rappresentato il fulcro della difesa nazionale. \nIl progetto\, realizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Storigrafica con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di CiviBank – Gruppo Sparkasse\, attinge a un vasto archivio di interviste e memorie. La mostra esplora il legame profondo tra i reparti militari e il tessuto sociale locale\, raccontando un’epoca in cui la presenza di soldati e ufficiali ha plasmato l’economia e il paesaggio di intere comunità. \nAll’inaugurazione di venerdì 20 febbraio 2026 alle ore 15.30\, i curatori Massimo Sgambati e Lorenzo Ielen condurranno i presenti in un percorso che alterna documenti storici e racconti in prima persona\, illustrando come la ricerca orale sia riuscita a recuperare frammenti di storia che rischiavano di andare perduti con la chiusura delle grandi caserme regionali. \nLa mostra sarà visitabile dal 21 febbraio al 12 aprile 2026\, dal mercoledì alla domenica\, ore 10.00-17.00\, con ingresso incluso nel biglietto del Museo di via Cumano\, 22. Ingresso provvisorio da via dei Tominz\, 4.  \nPossibili variazioni d’orario saranno segnalate sui canali di comunicazione del Museo.
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LOCATION:Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez\, Via Cumano\, 22\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Sormani. L'ordine del tempo
DESCRIPTION:Una pittura lenta\, riflessiva\, sospesa\, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso.\nPaesaggi e spiagge\, treni\, barche\, un tavolo\, una sedia\, una fontana\, un albero\, un mazzo di carte sono immersi in atmosfere silenziose\, avvolti in una luce diffusa e tersa. Una quiete sospesa che infonde calma e serenità. Una metafisica del quotidiano\, come l’hanno definita i critici e storici dell’arte Decio Gioseffi e Sergio Molesi\, che esclude la figura umana\, ma ne esalta le tracce\, i manufatti\, collocandoli in uno spazio ben definito e in un tempo rarefatto. O meglio\, un realismo psicologico ricco di evocazioni simboliche nell’architettura della composizione sempre semplice e sobria.\nA cent’anni dalla nascita\, la mostra rende omaggio a Marino Sormani (Aurisina 1926 – Trieste 1995) con l’esposizione di una cinquantina di opere che raccontano l’evoluzione stilistica del maestro triestino\, sempre molto attento tanto al segno grafico quanto al colore.\nDai taccuini e album fitti di disegni e schizzi\, si passa alle prove a olio dei primi anni Cinquanta\, opere di grande intensità cromatica – tra le quali alcune del suo periodo parigino – fino a giungere alle tavole della maturità in cui schiarisce la tavolozza\, abbandona l’olio per l’antica tecnica della tempera all’uovo e ammanta il soggetto di una luce mattinale che lo ha reso riconoscibile tra tutti. Accanto ai dipinti\, alcune prove di grafica in cui il piacere del segno netto\, nitido\, senza alcun ripensamento ci ricorda quanto fosse importante per Sormani l’ordine\, “quello con la O maiuscola”\, come lui stesso diceva. \n\n«Non ho cominciato a dipingere da bambino\, ma più tardi\, per una scelta precisa. Come avviene quasi sempre\, si comincia per gioco\, poi si fa seriamente. Il fatto è che la mia pittura non esce di getto\, ma richiede una certa ricerca\, una certa lucidità: il lavoro più duro per me è quello di “pensare” il quadro. Il mio fare spiagge deserte è qualcosa di insito in me\, devo e voglio farle. Certe cose piacciono anche senza che lo vogliamo. Dipingere in un certo modo dipende dall’educazione\, dalla cultura\, dalle esperienze\, c’è in questo qualcosa di imponderabile»
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LOCATION:Sala Leonor Fini\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Una sfinge l'attrae. Massimiliano D’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna
DESCRIPTION:Dal 2 aprile al 1° novembre 2026 le Scuderie del Castello di Miramare ospitano una grande mostra dedicata alla passione per l’Antico Egitto dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo. In esposizione oltre cento reperti che raccontano la nascita e la storia della sua collezione di antichità egizie\, tra sogno personale e visione moderna del museo come patrimonio a beneficio della collettività. \nGrazie alla prestigiosa collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna\, una parte significativa della raccolta\, trasferita a Vienna nel XIX secolo\, torna eccezionalmente a Trieste\, con un allestimento altamente scenografico ed evocativo. Il percorso espositivo include anche importanti prestiti del Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann e approfondisce il contesto culturale dell’Ottocento triestino\, quando il fascino per l’Antico Egitto animava viaggi\, commerci e collezionismo. \nLa mostra ricostruisce le tappe della collezione di Massimiliano: dagli acquisti iniziali alle missioni diplomatiche\, dal progetto (mai realizzato) di un museo a Miramare al viaggio avventuroso dei reperti tra Trieste\, Messico e Vienna. \nUn percorso narrativo che ripercorre anche la storia del collezionismo e dell’approccio allo studio delle antichità: da oggetti di prestigio destinati all’uso e al godimento personale\, a beni culturali riconosciuti come patrimonio condiviso\, finalizzati alla conoscenza\, alla tutela e alla fruizione collettiva.
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SUMMARY:Mario Magajna e la Trieste del Cinema
DESCRIPTION:L’Associazione Casa del Cinema di Trieste\, in collaborazione con Alpe Adria Cinema – Trieste Film Festival\, presenta “Mario Magajna e la Trieste del Cinema”\, una mostra fotografica che inaugura martedì 14 aprile alle ore 18.00 nell’atrio di Casa del Cinema\, in piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste. La mostra\, ad ingresso libero\, sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00 fino al 31 maggio.\n\nNell’immenso archivio di Mario Magajna (1916–2007)\, storico fotoreporter del «Primorski dnevnik»\, quotidiano degli sloveni in Italia\, si conserva anche un nucleo di circa cento fotografie dedicate al cinema “fatto” a Trieste. I ritratti di Claudia Cardinale\, Silvana Mangano\, Rosanna Schiaffino\, ma anche di Liana Orfei e Maria Schell\, raccontano il talento del fotografo e il fascino delle dive del cinema di passaggio a Trieste.\n\nLa mostra ripercorre i set realizzati in città e nei dintorni tra il 1957 e i primi anni Ottanta\, oltre a vere e proprie “sequenze” fotografiche\, come quelle scattate durante le riprese di Vlak bez voznog reda di Veljko Bulajić (1959) o Senilità di Mauro Bolognini (1962). Tra immagini di documentazione e scatti di backstage di film celebri e di pellicole oggi dimenticate\, prende forma un vero racconto per immagini\, accompagnato da stralci della stampa dell’epoca («Primorski dnevnik» e «Il Piccolo»).\n\nLa serata inaugurale del 14 aprile prende avvio alle ore 18.00 con l’apertura della mostra nell’atrio di Casa del Cinema\, a cui seguirà un aperitivo offerto al bar del Teatro Miela. La serata prosegue poi con due proiezioni ad ingresso libero di film i cui set furono seguiti da Mario Magajna: alle 18.30 sarà presentato Ernesto (1979) di Salvatore Samperi\, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Saba\, con Martin Halm e Michele Placido — un film intimo e coraggioso che restituisce sullo schermo la Trieste di inizio Novecento filtrata dalla sensibilità di uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Alle 20.30 sarà la volta di Senilità (1962) di Mauro Bolognini\, liberamente ispirato al capolavoro di Italo Svevo\, con Anthony Franciosa\, Claudia Cardinale\, Betsy Blair e Philippe Leroy: un’opera che traduce con eleganza e malinconia il mondo borghese e tormentato di Emilio Brentani\, figura emblematica della letteratura triestina. Due titoli raramente visibili al cinema per riscoprire sul grande schermo il rapporto tra la grande letteratura triestina e il cinema italiano.\n\nLa mostra è accompagnata da due appuntamenti aperti al pubblico. Venerdì 17 aprile alle ore 17.00 è in programma una passeggiata cinematografica con Elisa Grando\, un percorso alla scoperta dei luoghi triestini legati al cinema. Venerdì 8 maggio alle ore 18.00 Massimiliano Schiozzi condurrà invece una visita guidata all’interno della mostra. Entrambi gli eventi sono a ingresso gratuito\, ma richiedono la prenotazione all’indirizzo segreteria@casadelcinematrieste.it.\n\nMario Magajna\, nato a Santa Croce\, si trasferì a Trieste già da bambino\, dove frequentò la scuola media inferiore. A 14 anni prese in prestito dalla vicina una macchina fotografica e iniziò così a scoprire i segreti della fotografia. Terminata la scuola\, trovò impiego in un negozio di materiale fotografico a Trieste e con i primi guadagni si comprò una macchina fotografica di migliore qualità. Durante la guerra approfondì le sue conoscenze nel campo presso l’ospedale principale di Trieste\, dove sviluppava lastre radiografiche e fotografava interventi chirurgici.\n\nNel 1945 fotografò l’arrivo dell’esercito jugoslavo a Trieste. Nello stesso anno iniziò la collaborazione con il «Primorski dnevnik»\, che proseguì anche dopo il pensionamento fino al 1993. Il Fondo Primorski dnevnik\, che raccoglie le fotografie di Mario Magajna\, è conservato presso la Sezione di storia della Biblioteca Nazionale e degli Studi di Trieste e conta circa 300.000 scatti. Con il suo lavoro ha creato una testimonianza documentata dei cambiamenti storici e culturali del nostro territorio e della vita degli sloveni in Italia dal dopoguerra fino alla metà degli anni ’90 del secolo scorso. Fu un uomo di dialogo nel turbolento panorama politico ed etnico locale\, elemento di collegamento tra le diverse correnti ideologiche della comunità e tra la popolazione slovena e quella italiana.\n\nMagajna si dedicò alla fotografia d’informazione\, ma sapeva cogliere con il suo obiettivo anche la natura in tutte le stagioni e l’espressività dell’uomo nei diversi momenti della vita. Ritrasse il mondo urbano e rurale\, documentò eventi sportivi e culturali\, oltre a immortalare personalità di rilievo provenienti dagli ambienti politici\, culturali e cinematografici. La sua fotografia è stata presentata in pubblicazioni monografiche e antologiche e in mostre a Trieste\, a Lubiana\, in Austria e in Australia. Per il suo lavoro\, Magajna ha ricevuto numerosi premi.\n\nLa mostra\, ideata da Massimiliano Schiozzi e Cristina Sain\, è a cura di Casa del Cinema di Trieste e di Alpe Adria Cinema – Trieste Film Festival\, in collaborazione con Cizerouno e Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi ETS\, che conserva l’archivio Magajna. La mostra è realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed è una nuova presentazione della mostra Sirene immaginarie. Dive e cinema nelle foto di Mario Magajna\, ideata da Massimiliano Schiozzi e curata assieme a Cristina Sain per il 28° Trieste Film Festival.
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LOCATION:Casa del Cinema di Trieste\, Piazza Duca degli Abruzzi\, 3\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Un anno di scuola
DESCRIPTION:Da giovedì 7 maggio in programmazione all’Ariston Un anno di scuola\, la rilettura del classico di Giani Stuparich ambientato dalla regista Laura Samani in una Trieste degli ultimi anni 2000. \nSettembre 2007\, Trieste. Fred\, diciottenne svedese esuberante e coraggiosa\, arriva in città per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico. Si ritrova ad essere l’unica ragazza in una classe di soli maschi e catalizza l’attenzione di tutti\, in particolare quella di tre amici: Antero\, affascinante e riservato; Pasini\, seduttore istrionico; Mitis\, bonaccione protettivo. I tre si appartengono da quando hanno memoria. L’arrivo di Fred sconvolge la loro omogeneità\, mettendo a dura prova la loro amicizia. Mentre ognuno di loro la desidera segretamente per sé\, Fred vuole essere ammessa nel gruppo\, ma le viene chiesto continuamente di sacrificare qualcosa di sé per diventare una di loro.
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LOCATION:Cinema Ariston\, Viale Romolo Gessi
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SUMMARY:Romeo e Giulietta
DESCRIPTION:Grazie alla collaborazione tra i due teatri storici della città di Trieste – il Verdi ed il Rossetti – dall’8 al 24 maggio si avrà su un unico palco\, quello del Verdi\, un’inedita doppia produzione dedicata alla coppia letteraria più celebre della cultura occidentale\, Romeo e Giulietta\, raccontati in musica grazie all’opera di Gounod ed in prosa col testo di Shakespeare nella regia di Paolo Valerio. Grazie alla regia comune ad entrambi i titoli\, i dodici appuntamenti\, intrecciati tra prosa e opera\, offriranno al pubblico un’occasione unica – in Italia e in Europa – per godere di un excursus storico\, letterario e musicale\, sui temi eterni di amore e morte\, violenza e trascendenza\, dall’800 francese di Gounod alla modernità. \n\nVenerdì 8 maggio 2026 ore 20.00\nDomenica 10 maggio 2026 ore 16.00\nGiovedì 14 maggio 2026 ore 20.00\nSabato 16 maggio 2026 ore 16.00\nVenerdì 22 maggio 2026 ore 20.00\nDomenica 24 maggio 2026 ore 16.00
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LOCATION:Teatro Lirico Giuseppe Verdi\, Riva Tre Novembre
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SUMMARY:Due secoli di storia attraverso le compagnie di navigazione
DESCRIPTION:Un viaggio da non perdere al Museo del Mare\, tra moli carichi di storia\, innovazioni nate guardando l’Adriatico e navi che hanno solcato il mondo\, Trieste racconta la sua anima più autentica. \nUn appuntamento al polo museale di Porto Vecchio dedicato al mare e alla storia della città\, con una visita guidata che si snoda tra le sale del Museo del Mare e della sezione Lloyd\, per scoprire l’evoluzione del porto di Trieste\, le sue rotte e la storia delle sue compagnie di navigazione con il supporto dei ricchi allestimenti presenti: plastici\, dipinti\, modelli\, grafiche\, stampe\, oggettistica e fotografie d’epoca che ci permetteranno di fare una vera e propria “passeggiata nel tempo”. \n  \nPer informazioni e prenotazioni:\nDue secoli di storia attraverso le compagnie di navigazione | CoopCulture\nTel: 040 9892032 (lun-ven 9-18\, sab 9-13)\nMail: museicivici.trieste@coopculture.it\nIniziativa organizzata in collaborazione con CoopCulture.
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SUMMARY:Bande in Festa XXI Edizione
DESCRIPTION:Organizzato annualmente dall’Orchestra di Fiati Arcobaleno\, “Bande in Festa” trasforma il centro di Trieste in un vivace palcoscenico internazionale. L’iniziativa nasce come momento di incontro tra diverse realtà bandistiche italiane e straniere\, promuovendo il dialogo interculturale attraverso il linguaggio universale della musica. Per questa edizione\, abbiamo il piacere di ospitare la Zagrebački Orkestar ZET-a da Zagabria\, Croazia.\nL’Orchestra ZET di Zagabria\, fondata nel 1927\, rappresenta un’istituzione culturale fondamentale per la capitale croata. Nata come orchestra di fiati dell’azienda di trasporti pubblici cittadina\, si è distinta nei decenni per l’alto livello artistico e la versatilità del suo repertorio\, che spazia dalla musica classica e sinfonica a quella leggera e cinematografica. Con quasi un secolo di storia\, l’orchestra è oggi un prestigioso ambasciatore culturale della Croazia nel mondo\, partecipando a festival internazionali e mantenendo viva la tradizione musicale.
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LOCATION:Sala Lelio Luttazzi\, Magazzino 26 - Porto Vecchio\, Trieste\, TS\, 34135\, Italy
CATEGORIES:Spettacolo
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SUMMARY:Sormani. L'ordine del tempo - Visite teatralizzate gratuite con Trart
DESCRIPTION:Si informa che SABATO 2 e DOMENICA 10 MAGGIO 2026 alle ore 11 si terranno delle  VISITE TEATRALIZZATE GRATUITE alla mostra a cura di TRART. \nAll’interno della mostra dedicata a Marino Sormani nel centenario della sua nascita\, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio nella poetica dell’artista attraverso un monologo originale interpretato da Valentino Pagliei.Un testo che dà voce a Marino Sormani e alla sua ricerca silenziosa\, fatta di lentezza\, ordine e luce trattenuta. Pagliei conduce gli spettatori dentro le origini intime della sua pittura– dal sanatorio del dopoguerra alle città che lo hanno formato – fino alla scelta della tempera all’uovo\, gesto antico che diventa ritmo interiore. Le parole si armonizzano con i paesaggi cari all’artista: il Carso\, il mare\, le case sovrapposte\, gli oggetti che parlano al posto delle figure: un\nmondo sospeso\, essenziale\, costruito per sottrazione. La performance restituisce la dimensione meditativa dell’artista\, la sua distanza dalle mode\, la sua fedeltà al silenzio. Un racconto scenico che non illustra le opere\, ma le fa respirare\, offrendo al visitatore un accesso emotivo e sensoriale alla loro calma ostinata. Pagliei dà corpo a una voce che sembra emergere direttamente dalle tavole\, invitando a guardare Sormani non solo come pittore\, ma come custode di un ordine possibile nel caos del mondo. \n\napertura al pubblico\n14 marzo_10 maggio 2026\norari\ngiovedì\, domenica e festivi: 10_18\nvenerdì e sabato: 10_20\ningresso libero \nDomenica 3 maggio\, in concomitanza con la Trieste Spring Run\, la mostra rimarrà chiusa
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SUMMARY:L’attrice
DESCRIPTION:A 50 anni dalla morte di Agatha Christie\, Teatro incontro vuole omaggiare questa scrittrice geniale\, anticonformista\, che sfida lo stereotipo della donna fragile\, sottomessa\, facile agli svenimenti per dare vita a un personaggio ingegnoso e abile nel comprendere e risolvere i crimini\, senza essere sopraffatto dal sentimento. In questa storia gli uomini sono ignari spettatori degli eventi\, un po’ indolenti\, un po’ gretti\, pedine nelle mani di una donna forte\, intelligente\, che ha il controllo della propria vita e usa il suo ingegno per fare in modo che ognuno abbia ciò che davvero si merita. Lasciatevi trasportare dalla capacità della scrittrice di creare suggestioni attraverso la parola: in scena\, l’ambientazione\, la musica e i personaggi che escono dalle pagine della scrittrice e danno vita al racconto\, specchio di una società in cui alcuni luoghi comuni sul ruolo delle donne non sono ancora superati. Liberamente tratto dal racconto “The actress” (1923)\, regia di Elisabetta Gustini.
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