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SUMMARY:Una sfinge l'attrae. Massimiliano D’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna
DESCRIPTION:Dal 2 aprile al 1° novembre 2026 le Scuderie del Castello di Miramare ospitano una grande mostra dedicata alla passione per l’Antico Egitto dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo. In esposizione oltre cento reperti che raccontano la nascita e la storia della sua collezione di antichità egizie\, tra sogno personale e visione moderna del museo come patrimonio a beneficio della collettività. \nGrazie alla prestigiosa collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna\, una parte significativa della raccolta\, trasferita a Vienna nel XIX secolo\, torna eccezionalmente a Trieste\, con un allestimento altamente scenografico ed evocativo. Il percorso espositivo include anche importanti prestiti del Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann e approfondisce il contesto culturale dell’Ottocento triestino\, quando il fascino per l’Antico Egitto animava viaggi\, commerci e collezionismo. \nLa mostra ricostruisce le tappe della collezione di Massimiliano: dagli acquisti iniziali alle missioni diplomatiche\, dal progetto (mai realizzato) di un museo a Miramare al viaggio avventuroso dei reperti tra Trieste\, Messico e Vienna. \nUn percorso narrativo che ripercorre anche la storia del collezionismo e dell’approccio allo studio delle antichità: da oggetti di prestigio destinati all’uso e al godimento personale\, a beni culturali riconosciuti come patrimonio condiviso\, finalizzati alla conoscenza\, alla tutela e alla fruizione collettiva.
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LOCATION:Castello di Miramare\, Parco di Miramare\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:La Contrada: 50 anni e oltre
DESCRIPTION:Il 22 aprile 2026 il Teatro La Contrada taglierà il traguardo dei suoi primi cinquant’anni di storia. I festeggiamenti\, che si protrarranno fino a settembre\, non rappresentano solo l’omaggio a un’istituzione culturale amatissima dai cittadini\, ma diventano l’occasione per celebrare a settembre il compleanno della sua fondatrice e anima instancabile\, Ariella Reggio\, per commemorare il ventennale della scomparsa di Orazio Bobbio\, motore della nascita del teatro e i vent’anni di responsabile da parte di Livia Amabilino che ne ha preso il testimone. \nAd aprire ufficialmente le celebrazioni sarà l’inaugurazione della mostra “La Contrada: 50 anni e oltre”\, mercoledì 22 aprile alle ore 18 presso il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. \nLontana dall’essere una semplice rassegna commemorativa\, l’esposizione – curata da Mario Bobbio e Andrea Stanisci – si configura come un percorso vivo. L’iniziativa\, realizzata in co-organizzazione con il Comune di Trieste\, Assessorato Politiche della Cultura e del Turismo e sotto la supervisione di Stefano Bianchi\, sarà visitabile\, ad ingresso gratuito\, fino a settembre presso il Palazzo Gopcevich (giorni e orari: da mercoledì a domenica; dalle 10 alle 18). \n«Questa mostra – spiega la direttrice artistica e presidente della Contrada\, Livia Amabilino – non racconta solo una storia artistica: è il racconto di un teatro che ha attraversato molte stagioni\, alcune tempeste\, diversi linguaggi e più generazioni\, ma sempre mantenendosi fedele alle origini: un teatro popolare nel senso più nobile del termine. L’esposizione\, che non è cronologica ma di prospettiva\, cerca di proiettarci verso il futuro con ascolto e coraggio\, pronti a parlare nuove lingue e a lasciarci cambiare\, lasciando spazio a chi arriva di re-immaginare il teatro e – perché no – artisticamente il mondo.» \nIl percorso espositivo si snoda infatti attraverso sezioni tematiche che guidano il visitatore dalle origini orientate orgogliosamente al teatro ragazzi\, in quell’epoca fucina di sperimentazione\, fino alle fortunate produzioni in dialetto triestino che hanno segnato un’epoca\, come A casa tra un poco\, Marcovaldo\, Due paia di calze di seta di Vienna. Il racconto approda poi alle sfide produttive di respiro nazionale\, testimoniate da grandi interpreti dagli anni ’90 in poi e da centinaia di spettacoli che hanno portato il nome di Trieste in tutta Italia. Da Cochi Ponzoni a Lauretta Masiero\, da Johnny Dorelli a Antonio Salines\, da Anna Galiena a Tullio Solenghi\, innumerevoli artisti hanno collaborato con La Contrada in cinquant’anni di tournée\, basti pensare ai i più recenti La Bisbetica Domata con Amanda Sandrelli\, The Other Side con Elisabetta Pozzi e Gigio Alberti\, Pazza con Vanessa Gravina e il suggestivo Un Sogno a Istanbul con Maddalena Crippa. Discorso a parte merita dal 2018 il percorso realizzato con Le residenze artistiche che hanno visto protagonisti nazionali e internazionali come Alessandro Sciarroni\, Marco D’Agostin o Chiara Bersani. Il cuore tecnologico dell’allestimento è rappresentato da un apparato di ledwall e totem interattivi che proiettano una selezione tra le oltre 1500 testimonianze digitalizzate\, offrendo un’esperienza tra fotografie e video d’archivio di oltre 500 spettacoli prodotti. La mostra “La Contrada: 50 anni e oltre” è realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste\, della Camera di Commercio di Trieste e Gorizia\, della Regione Friuli Venezia Giulia\, della Banca di Credito Cooperativo Venezia Giulia e del Ministero della Cultura.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:CRANIO C. Patrimonio Paleoantropologico Mondiale
DESCRIPTION:Per la prima volta al di fuori della Croazia\, al museo Winckelmann sarà possibile ammirare il cranio C\, proveniente dal sito di Krapina\, patrimonio paleoantropologico dell’Umanità. \nIl sito dei Neandertal di Krapina rappresenta uno dei luoghi più importanti della paleoantropologia mondiale. Scoperto alla fine del XIX secolo sulla collina di Hušnjakovo\, fu oggetto di ricerche tra il 1899 e il 1905 sotto la guida del celebre scienziato Dragutin Gorjanović-Kramberger. I reperti\, risalenti a circa 130.000 anni fa\, sono oggi conservati presso il Museo Croato di Storia Naturale di Zagabria e il pezzo più emblematico sarà ospitato al Museo Winckelmann dal 22 maggio al 16 agosto \nOltre alle caratteristiche anatomiche\, particolare interesse suscitano le incisioni presenti sull’osso frontale\, che potrebbero indicare aspetti simbolici più complessi della vita dei Neandertal. \nIl fulcro della mostra è rappresentato dall’esposizione del reperto fossile originale\, collocato in una speciale vetrina progettata per garantire condizioni microclimatiche e luminose controllate. I visitatori avranno così un’opportunità unica di osservare direttamente un cranio di inestimabile valore scientifico e culturale. Accanto al reperto sarà presentato anche un documentario\, nel quale\, attraverso suggestive immagini\, animazioni e commenti di esperti\, viene interpretato il significato del Cranio C nel più ampio contesto delle conoscenze sui Neandertal.
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LOCATION:Museo d’Antichità J.J. Winckelmann\, Piazza della Cattedrale\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Festival dell’operetta
DESCRIPTION:Giunto alla quarta edizione\, il Festival mette in campo molte risorse artistiche locali che rappresentano l’esperienza\, tutta triestina\, acquisita negli anni dell’importante Festival Internazionale dal dopoguerra ai primi anni duemila\, a cui si aggiungono artisti internazionali impegnati nei ruoli lirici. Due grandi orchestre\, quella del Teatro Lirico Giuseppe Verdi e la FVG Orchestra\, dirette rispettivamente da Andrea Albertin e Romolo Gessi. Gli adattamenti di entrambi gli spettacoli sono stati affidati ad Andrea Binetti\, che ne cura anche le regie. Il Festival si avvale del contributo della Regione FVG e del Comune di Trieste. \n  \nAi due titoli si aggiungono alcuni concerti di operetta e musical inserti nel programma di Trieste Estate\, nei luoghi di piazza Verdi (14 luglio e 7 agosto) e Giardino del Museo Sartorio (5 agosto)\, a cura dell’Associazione Internazionale dell’Operetta. \n  \n“Trieste è storicamente la capitale dell’operetta” ha esordito l’assessore Giorgio Rossi. “Quest’anno proponiamo un’offerta importante che mira a rilanciare questo genere straordinario. L’operetta attrae un vasto pubblico\, soprattutto transfrontaliero. Si tratta di produzioni che richiedono ingenti risorse economiche. Nonostante lo sforzo profuso da Comune e Regione\, siamo consapevoli che servano scenografie sempre più imponenti per fare la differenza. Gli artisti di livello li abbiamo in casa a partire da Andrea Binetti. I dati positivi sul turismo e la crescita della tassa di soggiorno registrati in questo 2026 rispetto al 2025 ci fanno guardare al futuro con ottimismo. Manca ancora un anno alla fine del mandato: l’obiettivo per il 2027 è incrementare ulteriormente le disponibilità finanziarie per valorizzare al massimo questa realtà iconica”. \n  \nIl programma in dettaglio: \n  \nPoliteama Rossetti 19 e 20 giugno\, ore 20.30 \nBallo al Savoy \n  \noperetta in due atti \nmusica di Paul Abraham \nlibretto di Alfred Grünwald e Fritz Löhner-Beda \nAdattamento e regia di Andrea Binetti \nAllestimento dell’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG \n  \npersonaggi ed interpreti: \n  \nMarchese Aristide di Faublas: Mathia Neglia \nMaddalena – sua moglie: Veronika Foia \nDaisy Parker – compositrice di Jazz: Marzia Postogna \nMustafà Bey: Andrea Binetti \nLa Tangolita – danzatrice argentina: Ilaria Zanetti \nArcibaldo-cameriere di Aristide: Gualtiero Giorgini \nCelestino Formand – giovane avvocato: Julian Sgherla \n  \nFVG Orchestra diretta da Romolo Gessi \nCoro diretto da Andrea Mistaro \nCoreografie di Noemi Gaggi \nScene e Costumi della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste \n  \nINFORMAZIONI e PREVENDITA dei BIGLIETTI per “Ballo al Savoy”: presso la Biglietteria del Politeama Rossetti di Largo Giorgio Gaber 1\, lunedì-sabato 10.00-13.00 e 16.00-19.00; domenica chiuso\, e un’ora prima dello spettacolo. È possibile contattare la biglietteria al numero: 040.3593511 oppure inviando una mail all’indirizzo: prenotazioni@ilrossetti.it. Sul circuito VIVATICKET. Presso Ticket Point di Corso Italia 9- Galleria Rossoni a Trieste\, dal lunedì al sabato 8.30-12.30 e 15.30-19.00\, tel. 040 3498276; on line biglietteria.ticketpoint-trieste.it. Prezzo dei biglietti da 20 a 35 euro. www.triesteoperetta.it\, info@triesteoperetta.it. \n  \nOperetta su musica di Paul Abraham e libretto di Alfred Grünwald e Fritz Löhner-Beda\, fu rappresentata per la prima volta il 23 dicembre 1932 al Großes Schauspielhaus di Berlino. La partitura dell’operetta risulta essere più moderna rispetto ai canoni dell’epoca\, facendo un uso abbondante di musiche a ritmo di Fox-Trot e balli di impronta latino-americana\, come il Tango e il Paso Doble\, che in quel tempo cominciavano a invadere l’Europa\, contaminando tutto un genere di teatro musicale. \n  \nNominato direttore d’orchestra presso il Teatro dell’Operetta di Budapest nel 1927\, Paul Abraham trovò la sua strada attraverso questa forma d’arte che\, più popolare\, si adattava meglio al suo talento. Vittoria e il suo Ussaro\, Fior d’Hawaii e Ballo al Savoy sono le composizioni che lo resero famoso in tutto il mondo\, assieme a colonne sonore di molti film. Nel 1933 abbandonò la Germania a causa delle persecuzioni nei confronti degli ebrei. Visse prima a Cuba\, poi in Messico e infine a New York. Rientrò in Germania nel 1956 dove morì quattro anni più tardi\, afflitto da gravi problemi mentali. \n  \nIl maggiordomo Arcibaldo ci introduce in casa Faublas dove si festeggiano i padroni di casa\, Aristide e Maddalena\, di ritorno dal lungo viaggio di nozze. Fra gli eleganti invitati spiccano lo stravagante Mustafà Bey\, un turco sempre alla ricerca di una nuova moglie\, e la frizzante Daisy Parker\, cugina della padrona di casa. Nel mezzo del divertimento generale Aristide riceve un telegramma da Tangolita\, una danzatrice sua ex-fiamma\, che pretende una notte d’amore con lui: lo aspetterà al Savoy. Aristide\, consigliato da Mustafà\, trova una buona scusa per andare: deve assolutamente incontrare il suo amico José Pasodoble\, compositore jazz al Savoy. Naturalmente Aristide non conosce affatto Pasodoble\, anche perché in tal caso saprebbe che Pasodoble non è altro che lo pseudonimo dietro cui si nasconde Daisy Parker\, la cugina di sua moglie; Maddalena è così certa che si tratta di una scusa. Decisione fatale: anche loro andranno al Savoy\, Daisy per dirigere il concerto\, Maddalena per sorvegliare il marito. Qui troviamo fra gli avventori un buffo e timido avvocato\, Celestino\, che si concede ogni tanto qualche follia nel celebre hotel. Quando Maddalena si rende conto che suo marito\, dopo il bellissimo numero di danza di Tangolita\, si ritira con questa in un separé\, fa altrettanto con lo stralunato Celestino. A questo punto la direzione del Savoy premia Pasodoble per le sue composizioni jazz rivelandone la vera identità. Aristide è sbalordito ma lo è ancora di più quando Maddalena sotto l’effetto dello champagne dice di aver tradito il marito. La mattina dopo nella sua bella villa Aristide è furibondo e pretende la rottura del matrimonio. Le pratiche per il divorzio vengono affidate ad uno studio che manda proprio l’ignaro Celestino: immaginate lo scompiglio! E anche il lieto fine! \n  \nTeatro Verdi 9 e 11 luglio 2026 ore 20\,30 – 12 luglio ore 18 \nLa Bajadera \nOperetta in due atti \nMusica di Emmerich Kálmán \nLibretto di Bela Jenbach e Alfred Grünwald \nAdattamento in due atti di Andrea Binetti \n  \nAllestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi \n  \nPersonaggi e interpreti: \n  \nPrincipe Radiani di Lahore: Domenico Menini \nOdette Darimonde: Ana Petricevic \nNapoleone di Saint Cloche: Andrea Binetti \nMarietta: Alessandra Della Croce \nLuigi Filippo La Tourette\, suo marito: Gualtiero Giorgini \nAriellette\, capo-claque del teatro: Ariella Reggio \nTrebisonde\, direttore del Teatro Chatelet: Maurizio Zacchigna \nJokhim-Mukt. Alessio Colautti \nColonnello Parker: Julian Sgherla \nDott. Cohen\, giornalista: Michele Dirodi \nOrchestra\, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi \nMaestro concertatore e direttore dell’orchestra: Andrea Albertin \nMaestro del Coro: Paolo Longo \nRegia: Andrea Binetti \nCoreografie di Noemi Gaggi e Luca Miclausig \nIn collaborazione con l’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG \n  \nLa Bajadera\, composta da Emmerich Kálmán\, debuttò il 23 dicembre 1921 al Carltheater di Vienna. L’operetta si presentava al pubblico con un sapore esotico-indiano\, facendo letteralmente impazzire la capitale austriaca ed ottenendo un successo straordinario. Alla vena passionale del compositore che anima i cori\, le romanze\, i motivi danzanti\, i duetti comici\, piacevolissimi\, coloriti\, ricchi di originalità\, vivacità e varietà\, ma nel contempo di sentimento\, dalla forma elegante e graziosa\, sostenuti da una ricca strumentazione e con ﬁnali pieni di grandiosità\, si aggiungono i fox trot\, gli shimmy\, i motivi nuovi che andavano a quel tempo sostituendo i valzer nell’operetta\, furono il motivo da subito della popolarità che ebbe il titolo. \nInizio modulo \n  \nNato a Siòfok in Ungheria da famiglia ebrea\, Kálmán fu compagno di studi di Béla Bartók. Raggiunta la popolarità con le sue canzoni allegre cominciò la composizione di operette. Dopo Manovre d’autunno si trasferì a Vienna dove acquisì fama mondiale componendo le operette La principessa della Csarda e Contessa Mariza\, che fondono assieme il valzer viennese con le csárdás ungheresi. Nel 1921 compose La Bajadera\, che arrivò a 353 recite consecutive. Lasciò l’Europa per sfuggire alla persecuzione nazista\, andando a vivere in California. Acquistò la cittadinanza statunitense nel 1942. Ritornò in Europa da New York nel 1949\, stabilendo la sua residenza a Parigi\, dove morì quattro anni dopo. \n  \nIl libretto della Bajadera è basato su una vicenda sentimentale\, ambientata a Parigi: un principe indiano\, Radjami\, è costretto a prender moglie per poter salire sul trono. La sua ricerca di una sposa arriva alla capitale francese\, ove incontra Odette Darimonde\, assistendo ad una replica dell’operetta “La Bajadera”\, nella quale la diva è protagonista. Radjani se ne innamora. Odette\, seppur ricambiandolo\, rifiuta di sposarlo; mentre Napoleone corteggia Marietta\, noiosamente sposata con Luigi Filippo. Qualche tempo dopo Napoleone e Marietta sono diventati una coppia\, a sua volta annoiati e stufi\, nel contempo il principe Radjami frequenta tutte le sere il teatro per vedere la donna che gli ha spezzato il cuore. Sarà il capo claque Ariellette ad organizzare uno stratagemma\, assieme al direttore del teatro\, per far convolare il Principe e la Bajadera alle nozze. \n  \nINFORMAZIONI e PREVENDITA dei BIGLIETTI per “La Bajadera”: presso la biglietteria del Teatro Verdi\, da martedì a sabato dalle 9:00 alle16:00\, domenica dalle 10:00 alle 13:00 (e da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo). Lunedì e festivi chiuso. E-Mail: boxoffice@teatroverdi-trieste.com\, Numero Verde 800 898 868 dedicato alle informazioni di biglietteria attivo dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle 21.00 (dall’estero +39 040 0648638)\, Contatti Telefonici 040 6722299 – da martedì a sabato dalle 09.00 alle 16.00\, domenica dalle 10.00 alle 13.00. \n  \nAltri eventi a cura dell’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG \n  \n14 luglio piazza Verdi \n“Goodbye Berlin”\, omaggio a Kurt Weill \nCon Marzia Postogna e Leonardo Zannier \nUn viaggio che dalla Germania portò il grande compositore tedesco\, in Francia e poi negli States\, in fuga come tanti dal nazismo. \n  \n5 agosto Giardino del Museo Sartorio \n“Bulli e botte – da West Side Story a Dear Evan Hansen” \nCon Stefania Seculin e Gianluca Sticotti \nLa questione contemporanea giovanile attraverso i grandi titoli di musical\, che raccontano di scontri etnici\, tensioni e amore. \n  \n7 agosto piazza Verdi \n“Tutti insieme appassionatamente – dall’Operetta al Musical” \nCon Andrea Binetti\, Ilaria Zanetti\, Stefania Seculin e Sergey Kanygin \nDalle belle arie del musical The Sound of Music al repertorio che racconta i luoghi della vicenda dei von Trapp.
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SUMMARY:Ila Bêka: Fotoni
DESCRIPTION:Per la prima volta in mostra una selezione di oltre 300 fotografie tratte dall’archivio personale e inedito dell’artista\, composto da circa 300.000 scatti raccolti nell’arco di quarant’anni di ricerca e pratica artistica. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDal 27 giugno all’11 ottobre 2026 il Magazzino delle Idee di Trieste presenta FOTONI\, la prima personale\, a cura di Barbara Casavecchia\, che rivela al pubblico la ricerca fotografica di Ila Bêka\, artista e regista friulano riconosciuto a livello internazionale per il lavoro filmico sviluppato insieme a Louise Lemoine. Prodotta e organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC\, la mostra raccoglie per la prima volta una selezione di 300 fotografie provenienti dall’ampio e inedito archivio personale di Ila Bêka\, composto da circa 300.000 immagini realizzate nell’arco di quarant’anni di pratica artistica. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nIl titolo FOTONI rimanda alla passione di Ila Bêka per la meccanica quantistica e alle particelle di luce al centro delle ricerche di Albert Einstein. Più di un secolo fa\, il fisico formulò l’ipotesi che l’energia di un raggio luminoso non si distribuisse in modo continuo nello spazio\, ma fosse composta da “quanti” localizzati e in movimento\, successivamente denominati fotoni. Una volta riflessi dalla materia\, questi vengono percepiti e interpretati dal nostro cervello. Da qui il titolo della mostra\, che l’artista sintetizza così: “Vedere significa tradurre i fotoni in esperienza”. \nCome spiega Carlo Rovelli\, la fisica quantistica ci invita a vedere il mondo come una rete di relazioni\, in cui gli oggetti non hanno proprietà assolute\, ma le acquisiscono attraverso le interazioni. Tutto ciò che ci circonda emette\, riflette o trasmette luce. Quando la luce entra nei nostri occhi\, la retina la trasforma in segnali nervosi\, e il cervello li interpreta come forme e colori. \nLa parola “fotoni” suggerisce anche una sottile dose di autoironia dell’artista per la scala di grande formato che alcune fotografie assumono in mostra\, rispetto alla dimensione tascabile del repertorio d’immagini da lui scattate in maggior parte con il suo cellulare. Per Ila Bêka\, infatti\, il cellulare assume la funzione di un taccuino di schizzi e annotazioni\, uno strumento spesso in uso dagli artisti per sviluppare e affinare la propria grammatica del guardare\, ancor prima del raffigurare. Vagando per le strade l’artista registra attese\, piccoli eventi e il suo sguardo si cala nella quotidianità\, rimanendo vigile e curioso\, senza imporsi l’obbligo della perfezione formale o della completezza.
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SUMMARY:Le due età di Dudovich. Opere scelte da due grandi collezioni italiane
DESCRIPTION:DUDOVICH\, 1900\nAll’inizio del Novecento il triestino Marcello Dudovich ha poco più di vent’anni. È dunque un giovanissimo cartellonista di ottime speranze: lavora a Bologna e fa incetta di premi nei concorsi indetti annualmente in città\, poi approderà alle prestigiose Officine Grafiche Ricordi di Milano e spiccherà il volo\, con manifesti che si sono emancipati da ogni suggestione decorativa e allegorica di sapore Liberty e puntano su un inedito gusto della sintesi formale e sulle grandi campiture di colore privo di ombreggiature. Soggetti vincenti per i messaggi pubblicitari così ideati sono le seducenti figure femminili\, che rimarranno la sua cifra identificativa\, fino a farlo considerare – a ragione – il più importante cartellonista italiano del ‘900. Gli anni giovanili\, fino al 1910 – 1912 sono i più originali e creativi\, con capolavori assoluti realizzati per grandi marchi (Campari\, Borsalino\, Strega\, Uliveto\, Fonotipia) ma soprattutto per i grandi magazzini napoletani di abbigliamento dei fratelli Mele: una “galleria” ancor oggi di straordinario impatto visivo. \nDUDOVICH\, 1937\nIl più celebre cartellonista italiano è entrato da qualche tempo in una sorta di cono d’ombra\, si sente invecchiato e attardato in un mondo\, dell’arte e della grafica\, che negli anni Trenta sta cambiando radicalmente: emergono cartellonisti di nuova generazione\, in pubblicità si scoprono la fotografia e il fotomontaggio\, si impongono nuovi stili di design (Studio Boggeri\, Ufficio Tecnico Pubblicità Olivetti). A questo Dudovich spiazzato giunge l’invito di Nives Comas Casati\, sua nipote\, allieva e modella\, a recarsi a Tripoli\, nella Libia colonizzata\, dove il governatore Italo Balbo va radunando una “corte” di artisti italiani. L’impatto con quella realtà è provvidenziale: il sessantenne “Dudo” ritrova il gusto della pittura e dell’illustrazione\, realizza alcuni manifesti ma soprattutto fotografa e ritrae i vari aspetti umani e sociali dell’habitat indigeno\, sorprendente e affascinante\, dando pure un personale contributo alla costruzione dell’immagine turistica della cosiddetta “quarta sponda”.
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SUMMARY:Flying Racquets. Il tennis in un millesimo di secondo
DESCRIPTION:Quarant’anni di tennis mondiale in mostra al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste \nLa mostra fotografica di Ray Giubilo dedicata al mondo del tennis professionistico contemporaneo\, che si inaugura a Trieste\, venerdì 17 luglio\, alla Sala Leonor Fini del Magazzino 26\, in Porto Vecchio\, realizzata dall’Associazione culturale Triestebookfest\, in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo \nLa mostra presenta una selezione di oltre 60 immagini di grande formato (accompagnate da centinaia di scatti digitali)\, realizzate nel corso di quasi quarant’anni di attività fotografica di Ray Giubilo nei più importanti eventi internazionali del tennis. Un patrimonio di esperienze e di sguardi raccolti sui campi dei tornei più prestigiosi del mondo e restituiti al pubblico attraverso un percorso visivo libero da rigide scansioni cronologiche. \n“Protagonisti delle fotografie sono certamente questi grandi campioni (Federer\, Nadal\, Williams\, Sampras\, Djokovic\, Alcaraz\, Paolini\, Sinner solo per citarne alcuni) e i loro gesti atletici” – afferma Ray Giubilo – “ma anche tutto ciò che rende unico questo sport: le atmosfere dei tornei\, la tensione dei momenti decisivi\, i dettagli spesso invisibili a occhio nudo e quell’universo di luci\, ombre e colori che soltanto la fotografia riesce a fissare nel tempo”. \nIngresso libero
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LOCATION:Sala Leonor Fini\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:L'arte triestina al femminile nel '900 d'avanguardia italiano ed europeo
DESCRIPTION:Un progetto espositivo multimediale di arte visiva\, fashion e musica che\, attraverso la vita e le opere di cinque emblematiche artiste triestine apprezzate a livello internazionale\, intende testimoniare\, l’elevato e particolare milieu artistico culturale che ha caratterizzato il Novecento a Trieste – città che nel corso del tempo aveva assunto una straordinaria connotazione internazionale – e la valenza creativa e innovativa dell’elemento femminile sviluppatasi in tale contesto. \nOpere delle artiste\nLeonor Fini\, Maria Lupieri\, Maria Melan\, Anita Pittoni e Miela Reina \nMostra promossa e realizzata da Associazione Foemina APS in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo \nIdeazione\, curatela\, progetto di allestimento\nMarianna Accerboni \nA pagamento (Euro 5\,00.-)
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LOCATION:Sala Carlo Sbisà\, porto vecchio\, Trieste\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Le stagioni delle armi 2026
DESCRIPTION:Da sabato 25 luglio a domenica 13 settembre\, durante tutti i fine settimana\, al Castello di San Giusto si terrà “Le stagioni delle armi”\, il ciclo estivo di animazione storico-didattica pensato per valorizzare il percorso espositivo del Museo-Armeria e giunto nel 2026 alla sua settima edizione. \nL’iniziativa è promossa dall’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste e realizzata dal Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi. È organizzata dai Musei Storici – Museo del Castello di San Giusto e curata da Wavents in collaborazione con il Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche-Cers Italia. \nAttraverso i rievocatori dei gruppi storici Compagnia d’Arme Malleus\, Compagnia de Tergeste e White Company\, “Le stagioni delle armi” consentirà di rivivere i momenti più rappresentativi della storia della fortezza triestina\, illustrando di settimana in settimana la Trieste del XIV\, XV\, XVI e XVII secolo. \nI visitatori\, adulti e bambini\, potranno comprendere la vita di guarnigione\, le mansioni dei soldati\, il loro equipaggiamento fino all’addestramento e all’uso delle varie armi\, anche attraverso le ricche raccolte dell’Armeria del Museo esposte nei tre camminamenti interni del Castello\, con armi e armamenti dal Medioevo al Sette-Ottocento. Durante i fine settimana di attività\, saranno inoltre presentati vari aspetti della vita quotidiana dell’epoca oggetto della specifica rievocazione. \nCiascuna delle 16 giornate in programma prevede la presenza di un gruppo di rievocatori storicamente equipaggiati e formati per dimostrazioni\, addestramenti e spiegazioni al pubblico\, distribuiti lungo il percorso espositivo esterno e interno del Castello di San Giusto in quattro postazioni di Living History: Corpo di guardia all’ingresso; Armeria; Bastione Rotondo; Sala dei Cannoni.\nOgni fine settimana sarà dedicato a un particolare periodo storico e la rassegna vedrà alternarsi i rievocatori di varie compagnie. \nNovità dell’edizione 2026 sarà l’approfondimento di alcuni temi specifici legati alla vita quotidiana a Trieste tra Medioevo e Rinascimento: cartografia e commercio\, spezie e cucina\, conio e circolazione delle monete\, moda e produzione delle stoffe\, ordinamento giuridico e vita notarile.\nGli argomenti cambieranno ogni fine settimana secondo il calendario.
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SUMMARY:Navigli dell’Adriatico e dello Ionio in Età Moderna (1650-1850)
DESCRIPTION:La mostra nasce dall’analisi di circa 20.000 documenti del Settecento prodotti da varie cancellerie adriatiche e ionie: registrazioni di entrate ed uscite dai porti\, registri nelle “scuole” o confraternite di marinai\, registri di capitani e padroni\, lettere di consoli\, prove di fortuna\, raccolti dallo studioso croato Nikola Čolak (Janjevo 1914 – Padova 1996) nella collana dei Regesti marittimi croati del Settecento\, voll. I-IV (RMC I-IV). La curatrice della mostra\, Zrinka Podhraški Čizmek\, ha analizzato circa 25.500 menzioni di navigli estratte dai documenti suddividendole e classificandole per nominativi differenti\, sistematizzandoli con metodo storiografico\, arricchendo ulteriormente la ricerca grazie alla collaborazione con studiosi ed esperti di marineria italiani\, croati\, montenegrini e greci (fra cui Vermiglio Ricci\, Lovorka Čoralić\, Željko Brguljan\, Željko Skomeršić\, Ljubomir Radić\, Tea Marinović\, Đivo Bašić\, Slaven Bertoša\, Ilija Mlinarević ed in particolar modo Mateo Bratanić e Gerassimos Pagratis che hanno anche curato la traduzione dei testi in inglese e greco).\nZrinka Podhraški Čizmek è storica e ricercatrice presso l’Università di Zagabria\, specializzata nella storia marittima dell’Adriatico e del Mediterraneo in età moderna. I suoi studi si concentrano sulle reti commerciali\, sulle imbarcazioni storiche e sulle relazioni culturali tra le due sponde dell’Adriatico contribuendo a valorizzarne il patrimonio storico.
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LOCATION:Museo del Mare\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:AFRICA 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste – Dakar
DESCRIPTION:Sulla rotta Trieste-Dakar: un viaggio nell’anima dell’Africa tra natura e impegno sociale\, raccontato attraverso una selezione di oltre 100 minuziosi disegni tratti da una prodigiosa produzione di oltre 700 opere \nDal 2 agosto al 27 settembre 2026\, la Sala Nathan del Magazzino 26\, situata nel Porto Vecchio di Trieste\, ospiterà la mostra “Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar”\, retrospettiva dedicata all’artista dalla straordinaria produzione e illustratore scomparso nel 2022. Realizzata dall’Associazione Viva Comix in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo\, con il fondamentale sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, l’esposizione è curata dalla professoressa Paola Bristot e dalla dottoressa Mimina Di Muro\, antropologa e figlia dell’artista\, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nel continente africano attraverso 100 opere originali\, litografie e preziosi taccuini che coprono oltre trentacinque anni di produzione\, impreziosita dalla collezione M’Afrique dell’azienda Moroso e da piante esotiche che donano alla mostra un tratto ancora più immersivo.\nL’inaugurazione ufficiale si terrà domenica 2 agosto alle ore 11.00\, arricchita\, a seguire\, da interventi musicali dal vivo a cura di Adriano Viterbini ( chitarrista\, cantante e compositore italiano\, noto per essere fondatore dei Bud Spencer Blues Explosion e degli I Hate My Village. Chitarrista per Jovanotti. e collaboratore di Joachim Cooder)\, Paolo Baldini (produttore discografico italiano di Pordenone\, bassista degli Almamegretta\, membro degli Africa Unite fino al 2014\, e fondatore dei B.R. Stylers ) e Davide Toffolo (noto fumettista e componente dei Tre Allegri Ragazzi Morti).\nL’esposizione sarà a ingresso libero e rispetterà i seguenti orari di apertura: il giovedì dalle 16.00 alle 20.00\, mentre il venerdì\, il sabato\, la domenica e i festivi sarà visitabile dalle 11.00 alle 20.00.\nLa mostra celebra la vita incredibile e avventurosa di un artista che ha prodotto oltre 700 disegni straordinari attraversando in lungo e in largo il continente africano. Nato a Cuneo nel 1944 in un’Italia ferita dalla guerra\, Edoardo Di Muro trovò fin da piccolissimo nel disegno la sua salvezza e il suo rifugio esclusivo dalle privazioni quotidiane\, utilizzando inizialmente pezzi di carboncino su tavoli di marmo o fogli di recupero. Dopo aver svolto diversi mestieri per sopravvivere e aver lavorato come guardiacaccia nei parchi delle sue amate Alpi Marittime\, l’inquieto artista decise nel 1973 di imbarcarsi come marinaio su un cargo\, sbarcando infine sulla terra rossa dell’Africa\, un incontro fatale che gli stravolse l’esistenza. A differenza di molti occidentali\, scelse di vivere stabilmente dentro la complessa realtà africana\, diventando un attento osservatore della vita quotidiana del popolo. Il suo stile grafico\, caratterizzato da un tratto minuzioso a china e rapidograph realizzato direttamente dal vivo\, gli permise di catturare istantaneamente l’anima di mercati brulicanti\, foreste lussureggianti e riti ancestrali.\nLa sua incredibile parabola esistenziale lo portò anche a collaborare negli anni Ottanta a Parigi con prestigiose riviste di fumetti come Charlie Hebdo e Pilote\, stringendo amicizie durature con figure del calibro di Georges Wolinski e François Cavanna. L’eclettismo di “Edo” si espresse inoltre nella creazione di raffinati batik in Senegal\, nell’illustrazione di manuali medici per i villaggi più remoti e nella pubblicazione di importanti antologie introdotte da figure chiave della cultura africana come il regista Ousmane Sembène e il musicista Francis Bebey. Dalla Costa d’Avorio\, dove lavorò come guida nel Parco Nazionale della Comoé\, fino agli imponenti altopiani dell’Etiopia\, Di Muro ha attraversato e amato visceralmente il continente\, prima di ristabilirsi in Italia negli anni Duemila e continuare a esporre le sue opere in tutto il mondo.\nLe sue illustrazioni non sono solo estetiche\, ma spesso cariche di significato sociale. Documenta le contraddizioni del territorio\, dalle bellezze dei paesaggi alle provocazioni politiche\, come i disegni contro l’apartheid in Namibia e in Angola. Negli anni Settanta\, in Angola\, entra in contatto con l’MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola)\, che lotta contro il colonialismo portoghese. Negli stessi anni sostiene i guerriglieri della SWAPO nella lotta per l’indipendenza della Namibia. Per questi ultimi crea manifesti di propaganda utilizzati dalla popolazione locale per manifestare contro le disuguaglianze e le ingiustizie del colonialismo. Nei numerosi Paesi dove soggiorna (Angola\, Benin\, Burkina Faso\, Camerun\, Costa d’Avorio\, Etiopia\, Gabon\, Gambia\, Gibuti\, Guinea Conakry\, Kenya\, Mali\, Mauritania\, Namibia\, Niger\, Nigeria\, Tanzania\, Togo\, Repubblica Democratica del Congo\, Senegal\, Sudafrica) le sue illustrazioni sono oggetto di mostre ed esposizioni\, a cominciare dalla prima presso la “Gallerie 39” di Dakar nel dicembre del 1979. In seguito a tale evento\, l’allora Presidente della Repubblica del Senegal\, il poeta Léopold Sédar Senghor\, incuriosito\, lo riceve nel palazzo presidenziale e acquista una serie completa delle sue litografie.\n«Una qualità indubbia della produzione di Edoardo Di Muro – spiega la cocuratrice Paola Bristot – è l’originalità del suo sguardo che è capace di cogliere i tanti aspetti dell’Africa\, dalla potenza della Natura che ci appare nel suo aspetto più primordiale e quindi mitico\, alle osservazioni paesaggistiche e antropologiche che non conoscevamo affatto e che ci stupiscono. Entriamo attraverso la porta segreta che ci apre l’artista in un’Africa atavica\, da dove anche noi proveniamo e siamo stati originati nella notte dei tempi\, ne sentiamo la forza e l’energia persino il rumore e siamo infine presi dal Mal d’Africa da cui non possiamo più guarire.» \nGuardando i disegni dei taccuini di Edoardo Di Muro vengono subito in mente quelli degli artisti viaggiatori. I tanti disegnatori che hanno descritto con i loro disegni\, specialmente in assenza di apparecchiature fotografiche\, luoghi geografici\, reperti archeologici e monumenti architettonici del passato come del presente e che hanno costituito i repertori visivi di molti artisti che non avevano altre fonti documentative per creare scenografie o opere ambientate in altre epoche o paesi lontani. Tra questi ultimi\, forse il più noto è stato Antonio Basoli\, scenografo e decoratore\, attivo a Bologna tra la fine del ‘700 e la metà dell’800.\nAncora oggi questa attività di rappresentazione attraverso il disegno in quaderni di appunti è molto diffusa e penso ai bellissimi quaderni giapponesi di Igort (Igor Tuveri) o a quelli di Jacques De Loustal sulla Polinesia o di Lorenzo Mattotti sulle acque di Venezia….\nIl caso di Edoardo Di Muro è molto diverso\, se non altro perché lui in Africa ha trascorso almeno 40 anni e l’ha sempre disegnata. La conosceva così bene da essere confuso e noto come artista africano con il nome diminutivo “Edo”. Ha esposto in diverse mostre soprattutto a Dakar e alcuni dei suoi disegni sono tuttora riprodotti e divulgati come “arte africana” e lo sono a tutti gli effetti\, perché dell’Africa aveva colto lo spirito e l’anima.\nRacconta Mimina Di Muro\, figlia dell’artista e cocuratrice della mostra: «Mio padre era pieno di vita\, spinto da un’insaziabile fame di autenticità. Viveva immerso nella realtà africana\, condividendone ogni istante con la gente.\nInizialmente\, raccogliere la sua eredità artistica mi sembrava un’impresa spaventosa per la sua immensa complessità. Poi ho capito che aveva sempre seguito una bussola interiore: ha costruito il lavoro di una vita con la precisa intenzione di consegnarlo ai posteri.\nDietro il caos apparente della sua esistenza si cela infatti un ordine rigoroso. I suoi disegni non sono solo una documentazione capillare sull’Africa\, ma rivelano un filo conduttore invisibile che lega ogni illustrazione ai viaggi e agli spostamenti della nostra famiglia. Di fatto\, mio padre ha strutturato la sua opera secondo precise coordinate geografiche\, storiche e antropologiche\, lasciandoci un tracciato chiaro\, profondo ed eloquente.» \nIl percorso espositivo all’interno della Sala Nathan si sviluppa in tre grandi sezioni che dialogano fluidamente con lo spazio. La prima sezione accoglie il visitatore ponendo l’accento sul tema del porto per gettare un ponte ideale al di qua e al di là del mar Mediterraneo\, mettendo in relazione l’attività del porto di Dakar con quella del porto di Trieste. Si tratta di un legame storico che\, attraverso le rotte marittime commerciali e simboliche\, ha sempre rappresentato e conserva ancora oggi un’evidente\, vitale necessità di esistere. Questo racconto portuale si sviluppa esplorando l’immaginario marittimo e le storiche connessioni tra le due realtà\, avvalendosi di materiale fotografico d’archivio e di gigantografie fornite dal Museo del Mare del Comune di Trieste e dal Museo nazionale Collezione Salce di Treviso – Direzione regionale Musei nazionali Veneto\, su concessione del Ministero della cultura. La seconda sezione è dedicata alla flora\, alla fauna e ai paesaggi incontaminati\, che caratterizzano gran parte dei disegni di Edoardo Di Muro e colpiscono\, tra questi\, i grandi dettagliatissimi alberi\, mentre la terza si concentra sull’aspetto antropologico e sulla complessa dimensione umana del continente africano\, attraverso la rappresentazione di scene nei villaggi o nelle vie delle città\, brulicanti del via vai della gente\, o le scene del lavoro domestico\, delle danze….\nUn elemento di eccezionale rilievo nel design dell’allestimento\, curato dall’architetto Giulia Sgrò\, è rappresentato dalla prestigiosa collaborazione con Moroso. Lungo lo spazio espositivo sono disposti iconici arredi e materiali fotografici della celebre collezione M’Afrique dell’azienda\, tra cui le sedute Banjooli\, Baobab\, Modou e Shadowy\, che richiamano i colori e le forme della terra africana. L’allestimento comprende inoltre storiche immagini che documentano il lavoro di produzione artigianale di tali arredi realizzato direttamente nella sede senegalese di Moroso\, evidenziando un legame concreto e profondo tra il design contemporaneo e il continente africano.\nLa mostra dopo l’esposizione triestina proseguirà il suo viaggio in Senegal\, proprio a Dakar. \nOrganizzato da:\nAssociazione Culturale Viva Comix\nIn coorganizzazione con:\nComune diTrieste -Assessorato alle politiche della cultura e del turismo \nA cura di:\nPaola Bristot\,Mimina DiMuro\nCon il sostegno di:\nRegione FriuliVenezia Giulia #Io Sono FriuliVenezia Giulia\nin partnership con:\nTrieste Contemporanea\,\nFondazione Franco Jesurun ETS\,\nAssociazione Culturale ETS Gruppo Area di Ricerca\, Associazione mHOUSE-LAB APS\,LaTempesta snc.\, Istituto Italiano di Cultura di Dakar\nIn collaborazione con:\nPiccolo Festival dell’Animazione\, Cinemazero\,Moroso s.p.a.\, Eredi Famiglia Di Muro\nProgetto grafico\,editing delle immagini: Alessandro De Ioannon\nProgetto di Allestimento: Giulia Sgrò\nAllestimento Tecnico: mHOUSE-LAB APS\nUfficio stampa: Daniela Sartogo – 3428551242\nSocialmedia: Jacopo Sanna\nPrestatori: Eredi Famiglia Di Muro
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