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SUMMARY:Due uomini in coffa. Carpinteri Faraguna
DESCRIPTION:La mostra\, grazie alle soluzioni allestitive e grafiche di Mario Bobbio\, Diego Fantoma e Susan Petri e alla collaborazione alle ricerche di Cristina Fenu e Gabriella Norio\, si sforza di raccontare la lunga vicenda “C&F” e di mostrarne i momenti salienti attraverso fotografie e documenti provenienti dalle collezioni familiari di Fiammetta Zuliani Faraguna da un lato e di Roberta Carpinteri dall’altro\, affiancati a oggetti iconici\, come la coppia di poltroncine provenienti dalla motonave Vulcania che i due utilizzavano nelle loro sessioni creative. Ci saranno naturalmente libri\, giornali\, rare plaquettes e dattiloscritti autografi dalla collezione della Biblioteca Civica Hortis\, locandine e bozzetti dal Museo Teatrale Schmidl e dal Teatro Stabile “La Contrada” oltre a una serie di piccole\, interessanti curiosità: dai “pizzini” in versi indirizzati ai tipografi che Carpinteri appiccicava ai testi da comporre\, ai cliché originali delle vignette per “La Cittadella”\, dal grande quadro a olio realizzato da Renzo Kollmann nel 1947 in occasione del varo del “piano Marshall” al “Reservistenbild” del 1901\, quadro di stoffa ricamato in seta\, ricordo della missione austriaca contro la rivolta dei Boxer in Cina\, da cui è stata tratta\, con una piccola\, significativa interpolazione\, la copertina del primo volume delle Maldobrie del 1966.
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LOCATION:Spazio Forum LETS\, Piazza Hortis\, 4\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Trieste marittima. Armatori\, porto e servizi dal 1836 al 1975
DESCRIPTION:La mostra “TRIESTE MARITTIMA – ARMATORI\, PORTO E SERVIZI DAL 1836 AL 1975”\, promossa dal Museo del Mare e organizzata assieme all’Associazione Marinara Aldebaran Aps Ets\, ripercorre la storia dei servizi e delle rotte che hanno collegato il Trieste con tutte le destinazioni del globo. \nRiproduzioni modellistiche uniche delle navi\, eseguite in perfetta scala dai modellisti dell’Associazione\, insieme a materiale inedito fotografico ed iconografico e oggettistica dell’epoca\, illustrano i servizi svolti dalle storiche società armatrici che hanno operato nel porto giuliano come il Lloyd Austriaco\, poi Lloyd Triestino e ancora Austro Americana\, Cosulich\, Italia\, Adriatica\, N.L.T. e Istria-Trieste\, fino alle piccole compagnie minori libere o di cabotaggio. \nUlteriori sezioni della mostra sono dedicate allo sviluppo del Porto di Trieste\, e agli indispensabili servizi complementari di Pilotaggio\, Rimorchio e Ormeggio.\nViene anche ricordata la nascita in Italia\, proprio a Trieste\, esattamente un secolo fa\, dei primi servizi di navigazione aerea italiani\, iniziati dai Cosulich\, tramite la Società controllata S.I.S.A. con aerei prodotti nelle Officine Aereonautiche del Cantiere di Monfalcone. \nNel percorso espositivo particolare attenzione è stata rivolta a offrire al visitatore un’ampia selezione dei modelli navali realizzati nel corso degli anni dai membri dell’Associazione: il modellismo è stato\, fin dalla nascita dell’Aldebaran\, un’attività fondante\, tesa ad approfondire le strutture dei natanti con rigore tecnico e storico. \nL’Associazione Marinara Aldebaran ha proposto questa iniziativa al Museo del Mare di Trieste in occasione del suo settantacinquesimo anno di attività\, nel quadro di una convenzione che afferma l’impegno comune per la promozione del patrimonio marittimo. \nUna sezione della mostra è dedicata proprio a quanto realizzato sinora dai Soci dell’Associazione Marinara Aldebaran\, su base volontaria e nel pieno rispetto di quanto previsto dallo statuto per il mantenimento\, la ricerca e la divulgazione della cultura marinara\, ricordando particolarmente Paolo Valenti\, ex presidente\, storico e perito navale e l’Ing. Ernesto Gellner ispiratori delle attività sociali.
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LOCATION:Museo del Mare\, Magazzino 26\, Porto Vecchio\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Jack Vettriano
DESCRIPTION:Dopo l’incredibile successo delle prime tre tappe di Bologna\, Milano e Roma\, che hanno registrato oltre 80.000 visitatori\, la straordinaria mostra dedicata a Jack Vettriano arriva a Trieste. L’esposizione intende celebrare la produzione artistica di Jack Vettriano (Fife\, 17 novembre 1951 – Nizza\, 1° marzo 2025)\, tra i pittori più amati e riconosciuti dal pubblico italiano e internazionale. \nDal 29 ottobre 2026 al 2 maggio 2027\, la suggestiva cornice del Salone degli Incanti\, in Riva Nazario Sauro 1\, ospiterà un’ampia selezione di opere che ripercorrono la storia e la straordinaria carriera del pittore\, recentemente scomparso. \nIl pubblico avrà l’opportunità di approfondire la conoscenza di uno degli artisti più venduti e riprodotti di tutti i tempi attraverso un percorso espositivo composto da oltre ottanta opere: otto dipinti a olio\, una selezione di opere su carta museale a tiratura unica\, realizzate appositamente per la mostra\, un contributo video dedicato all’artista e suggestivi scatti ambientati nello studio di Jack Vettriano\, realizzati da Francesco Guidicini\, celebre ritrattista del The Sunday Times\, le cui fotografie sono conservate presso la National Portrait Gallery di Londra. \nL’esposizione è promossa dal Comune di Trieste ed organizzata da Chiara Campagnoli\, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini S.r.l.\, ed è stata resa possibile grazie alla compartecipazione dell’amministrazione comunale. Come nelle precedenti edizioni\, il progetto si avvale dell’importante partnership con Jack Vettriano Publishing\, che continua a sostenere il tour italiano. La presentazione ai media è affidata al dott. Pietro Franca\, mentre i testi curatoriali sono a cura della dott.ssa Francesca Bogliolo. \n\nLa vicenda di Jack Vettriano\, all’anagrafe Jack Hoggan\, sembra uscita dalle pagine di un romanzo vittoriano: una storia di origini umili\, scoperta tardiva del talento e affermazione internazionale. Nato nella contea di Fife\, sulla costa scozzese del Mare del Nord\, in una famiglia legata all’industria carbonifera\, Vettriano inizia a lavorare molto presto\, già all’età di dieci anni\, per contribuire alle finanze familiari. A sedici anni lascia la scuola e intraprende un apprendistato come tecnico minerario. \nLa sua vocazione artistica emerge solo più tardi. A ventun anni\, dopo aver ricevuto in regalo un set di pennelli e acquerelli per il compleanno\, comincia a dipingere da autodidatta\, dando avvio a un percorso che lo porterà a sviluppare un linguaggio pittorico personale e immediatamente riconoscibile. \nQuasi quindici anni dopo\, nel 1988\, arriva la prima importante occasione espositiva professionale: Vettriano presenta le proprie opere alla Royal Scottish Academy di Edimburgo. Il debutto si rivela subito promettente: entrambi i dipinti esposti vengono venduti già nel primo giorno di apertura della mostra. Trasferitosi a Edimburgo\, sceglie il nome d’arte Vettriano\, ripreso dal cognome della madre\, figlia di un emigrante italiano originario della provincia di Frosinone. Un nome destinato a diventare noto ben oltre i confini scozzesi\, legandosi a una produzione artistica capace di conquistare un vasto pubblico internazionale. \nIl percorso di Vettriano è caratterizzato da una particolare relazione con il mondo della critica: mentre una parte degli ambienti artistici e giornalistici ha guardato al suo lavoro con riserve\, il pubblico ne ha riconosciuto e sostenuto con costanza il valore espressivo e narrativo. Le sue opere\, popolate da figure eleganti\, atmosfere sospese e suggestioni cinematografiche\, raccontano spesso storie di seduzione\, desiderio\, solitudine e mistero\, costruendo un immaginario che ha trovato un’ampia diffusione anche al di fuori dei tradizionali circuiti espositivi. \nLa selezione delle opere in mostra\, con particolare attenzione a quelle su carta museale\, intende valorizzare le diverse sfaccettature della ricerca espressiva dell’artista e offrire al pubblico l’opportunità di approfondirne il linguaggio visivo. Una scelta che si inserisce nel percorso di un pittore il cui lavoro ha suscitato reazioni contrastanti da parte della critica\, conquistando tuttavia un pubblico vasto e affezionato. Nonostante le riserve espresse da una parte del mondo della critica e del giornalismo\, Vettriano è riuscito ad affermarsi grazie all’apprezzamento del pubblico\, che nel tempo ha continuato a sostenere la sua produzione attraverso l’acquisto e la diffusione delle riproduzioni delle sue opere. \nIl successo commerciale dell’artista è stato significativo anche sul piano dei diritti di riproduzione. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian\, Vettriano avrebbe percepito circa 500.000 sterline all’anno dai diritti d’autore legati alle riproduzioni delle sue opere. Tra queste\, The Singing Butler\, considerata la sua opera più celebre\, è diventata un’immagine iconica\, ampiamente riprodotta su biglietti d’auguri nel Regno Unito e capace di raggiungere una diffusione eccezionale. Le immagini di Vettriano hanno inoltre trovato spazio in Italia e all’estero\, comparendo sulle copertine di numerose pubblicazioni letterarie. \nNel 2004\, la regina Elisabetta II gli conferì l’onorificenza OBE (Ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico) per i servizi resi alle arti visive\, riconoscimento che rappresenta una tappa significativa del suo percorso professionale. Tra i personaggi noti e i collezionisti che hanno posseduto o collezionato opere del pittore scozzese figurano Jack Nicholson\, Sir Alex Ferguson\, Sir Tim Rice e Robbie Coltrane.
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LOCATION:Salone degli Incanti – Ex Pescheria Centrale\, Riva Nazario Sauro\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Filippo Tommaso Marinetti e l’Avanguardia futurista a Trieste. 1876-2026
DESCRIPTION:Era il 22 dicembre 1876 quando ad Alessandria d’Egitto nasceva Filippo Tommaso Marinetti\, 150 anni fa.\nPoeta visionario\, demolitore della tradizione ottocentesca\, deciso ad essere promotore culturale di un movimento di arte e di vita.\nNon vi è aspetto della creatività in cui l’Avanguardia promossa da Marinetti non abbia affermato la propria estetica.\nIl legame di Marinetti con Trieste si manifesta già nei primi anni del Novecento\, quando lo scrittore prende parte alla vita politico-culturale cittadina e interviene nelle manifestazioni a favore dell’Università italiana.\nLe relazioni dello scrittore con Trieste proseguono nei decenni successivi\, attraverso incontri pubblici\, conferenze e rapporti con artisti\, scrittori e intellettuali locali. La documentazione conservata e analizzata restituisce una rete di contatti che coinvolge\, tra gli altri\, Bruno G. Sanzin\, Vladimiro Miletti\, Giannina Censi\, Tullio Crali e permette di seguire la presenza del Futurismo in ambiti diversi\, dalla letteratura alla pittura\, dal teatro alla danza e alla fotografia. \nFilippo Tommaso Marinetti e l’Avanguardia futurista a Trieste\, progetto curato da Alessandra Sirugo\, intende ricostruire queste vicende senza limitarle alla figura del fondatore\, allargando lo sguardo alle esperienze artistiche e letterarie sviluppatesi a Trieste e nella Venezia Giulia\, e ampliando la ricerca a percorsi artistici e culturali successivi all’esperienza marinettiana.\nI documenti e le testimonianze provengono dal patrimonio della Biblioteca civica “Hortis”\, del Civico Museo teatrale “Carlo Schmidl”\, del Civico Museo Revoltella e Galleria d’Arte Moderna\, dall’Archivio degli Scrittori e della Cultura Regionale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste\, e da prestatori privati come la Lega Nazionale\, Libreria antiquaria Drogheria 28 e Libreria antiquaria Umberto Saba con la Fondazione Salaris-Echaurren.
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LOCATION:Museo LETS – Letteratura Trieste\, Piazza Hortis\, 4\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:"Chiamale se vuoi emozioni" di Marco Moro
DESCRIPTION:Marco Moro\, le emozioni prendono forma in fotografia\nAlla Sala Comunale d’Arte di Trieste la personale “Chiamale\, se vuoi\, emozioni” del fotografo Marco Moro. Inaugurazione venerdì 30 ottobre alle 17.30\, con la presentazione di Linda Simeone\, direttrice de Le Vie delle Foto. \nCi sono fotografie che trattengono lo sguardo prima ancora che si riesca a comprenderne il motivo. Un particolare\, una luce\, un equilibrio inatteso: qualcosa ci invita a fermarci e apre la strada a un ricordo\, a una domanda\, a una sensazione. È da questa esperienza che nasce “Chiamale\, se vuoi\, emozioni. Io le chiamo fotografie”\, la mostra personale di Marco Moro che sarà inaugurata venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 17.30 alla Sala Comunale d’Arte di Trieste\, in piazza dell’Unità 4. \nL’esposizione\, a cura de Le Vie delle Foto\, sarà presentata da Linda Simeone\, direttrice della manifestazione\, e propone una selezione di immagini tratte dal portfolio dell’autore. Scatti realizzati in momenti e luoghi differenti\, riuniti attraverso un criterio profondamente personale: la capacità di emozionare chi li ha concepiti e\, successivamente\, chi li ha osservati. \nIl richiamo alle parole della celebre canzone interpretata da Lucio Battisti introduce così il senso del percorso. Moro affida al pubblico fotografie che conservano ciascuna la propria autonomia\, il proprio racconto\, la propria ragione di esistere. Il legame emerge nella sensibilità di chi le ha scelte e nella disponibilità del visitatore a lasciarsi coinvolgere. \nPer l’autore\, fotografare significa raccontare attraverso ciò che riesce a catturare l’attenzione: un luogo\, uno sguardo\, un gesto\, una luce. La scelta dell’inquadratura diventa il primo passaggio di una relazione che si completa quando l’immagine incontra altri occhi. È allora che il significato si amplia\, accogliendo esperienze e interpretazioni che appartengono a chi guarda. \n«In questa mostra il filo conduttore è la sensibilità di Marco\, il suo modo di riconoscere qualcosa che merita di essere trattenuto e condiviso»\, osserva Linda Simeone. «Mi interessa soprattutto la libertà che queste fotografie lasciano al visitatore. Davanti alla stessa immagine possiamo provare sensazioni diverse\, riconoscere un frammento della nostra vita oppure scoprire qualcosa che non avevamo mai considerato. È uno degli aspetti più preziosi della fotografia: partire dallo sguardo di una persona e riuscire a parlare a molte altre». \nMolte delle immagini selezionate hanno già suscitato interesse nelle comunità fotografiche online e nelle esposizioni alle quali Moro ha partecipato. Il passaggio alla sala espositiva offre ora l’occasione di ritrovarle in una dimensione diversa\, dedicando a ciascuna il tempo dell’osservazione e mettendola in relazione con le altre. \nLa varietà dei soggetti diventa parte dell’esperienza: il pubblico è invitato a seguire le proprie curiosità\, a soffermarsi\, a tornare su uno scatto. Ogni fotografia costituisce una possibilità di incontro\, senza che sia necessario provare la stessa emozione del suo autore. \n“Chiamale\, se vuoi\, emozioni” porta dunque al centro una domanda che accompagna ogni esperienza visiva: che cosa ci spinge a fermarci proprio davanti a un’immagine? Marco Moro risponde attraverso il proprio portfolio\, lasciando a chi osserva lo spazio per trovare una risposta personale.
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LOCATION:Sala Comunale d’Arte\, Piazza Unità d'Italia\, 4\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:La verità nelle tracce – Oltre 120 anni di Polizia Scientifica
DESCRIPTION:La mostra\, realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato – Questura di Trieste\, e in concomitanza con il Trieste True Crime (in programma dal 5 al 7 novembre 2026 in Sala Luttazzi)\, racconta l’affascinante mondo della Polizia Scientifica raccontato dagli specialisti attraverso scoperte\, indagini sui casi di cronaca\, segreti e testimonianze esclusive: dalle origini al presente e al futuro. Un viaggio multimediale e immersivo – con immagini\, oggetti e video\, organizzato su ambienti tematici su come scienza e tecnologie hanno cambiato e migliorato le indagini forensi.
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LOCATION:Sala Carlo Sbisà\, porto vecchio\, Trieste\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Ieri\, oggi... Ricre! Un campo per crescere
DESCRIPTION:Mostra storica dei Ricreatori comunali di Trieste\nI Ricreatori\, attraverso il linguaggio universale del gioco\, aiutano i ragazzi a crescere e diventano luoghi e spazi importanti per lo sviluppo e il benessere dei più giovani. Sono piccoli mondi che sanno offrire esperienze ed opportunità\, dialogo e relazioni e che affiancano le famiglie nel non sempre facile compito dell’educazione\, e le sostengono nelle sfide quotidiane.\nRappresentano pertanto un prezioso osservatorio su una società in continua evoluzione e\, contemporaneamente\, il luogo che custodisce i valori importanti di un tempo e la memoria di un’intera città. La mostra racconta i Ricreatori comunali di Trieste in un percorso che attraversa passato\, presente e futuro: dal 1908\, quando nacquero per offrire ai bambini e ragazzi un luogo di gioco\, studio e crescita\, fino alla loro vita di oggi\, tra voci\, immagini e testimonianze che ne restituiscono il ruolo di presidio sociale e culturale della città.
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LOCATION:Sala Umberto Veruda\, Piazza Piccola\, 2\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Suoni dei Balcani – Concerto dell’orchestra sinfonica della Scuola di musica “Davorin Jenko” di Belgrado – Direttore Nenad Petković
DESCRIPTION:L’orchestra sinfonica giovanile della Scuola di musica “Davorin Jenko” di Belgrado\, diretta da Nenad Petković\, porta in concerto un programma con musiche di Davorin Jenko\, Georgy Sviridov e Josif Ivanovici. Nata nel 1951\, nel quartiere belgradese di Rakovica come semplice corso di musica con 50 allievi\, la scuola è oggi tra le istituzioni musicali più importanti della Serbia e conta oltre 900 studenti\, con un percorso che arriva fino al livello secondario superiore. Sotto la guida del M° Petković\, l’orchestra si esibisce regolarmente in varie sedi e rassegne anche a carattere umanitario\, offrendo ai giovani talenti un’autentica esperienza orchestrale. Petković è inoltre uno dei direttori stabili della ESYO – European Spirit of Youth Orchestra\, fondata nel 1994 da Igor Coretti Kuret\, che\, attraverso l’associazione Scuola per Giovani Musicisti Europei (SGME)\, riunisce ogni anno giovani musicisti europei per promuovere dialogo\, pace e cooperazione culturale attraverso la musica.
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SUMMARY:The beat of Freedom
DESCRIPTION:Lunedì 9 novembre\, alle 20.30\, il Teatro Miela ospita uno spettacolo di grande significato storico\, dal messaggio potente e inclusivo. Protagonista di “The beat of Freedom” è Marta Cuscunà (attrice e autrice) affiancata dal disegnatore Fabio Babich che commenta con i suoi disegni dal vivo (inquadrati su grande schermo) le parole dell’attrice.\nI due artisti condividono il palco con l’interprete LIS Elisa Verrando (non “solo” un’interprete ma una vera e propria attrice nella Lingua Italiana dei Segni\, che restituisce emozioni\, profondità e intensità dei contenuti dello spettacolo. \nTratto dal libro “Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani” a cura di Giacomo Papi\, Stefano Faure e Andrea Liparoto\, The beat of Freedom. La Resistenza a fumetti cerca di restituire ai ragazzi e alle ragazze di oggi il sogno rock\, nato durante la lotta partigiana\, di un’Italia di persone uguali nei diritti e libere. \nLo spettacolo scorre attraverso dieci disegni\, dieci illustrazioni uniche ispirate ad altrettante lettere partigiane tratte dal libro. Davanti agli occhi del pubblico\, il disegnatore Fabio Babich (firma Bonelli) realizza le tavole che evocano i paesaggi e le atmosfere della Lotta di Liberazione dal nazifascismo\, commentando la narrazione di Marta Cuscunà. Le mani dell’artista sono sempre presenti nell’inquadratura della videocamera che segue in diretta la costruzione dell’immagine attraverso ogni singolo tratto del pennello o della matita. Acquerelli\, chine\, illustrazioni a carboncino o pennarelli prendono forma su un grande schermo da videoproiezione mentre le lettere che gli ultimi partigiani ancora in vita hanno scritto per i giovani che non faranno in tempo a conoscerli\, risuonano su una partitura inaspettatamente rock.\nAl loro fianco la presenza di Elisa Verrando\, che con palpitante sensibilità restituisce la narrazione nella LIS Lingua Italiana dei Segni: una vera interpretazione teatrale a favore di chi non può sentire. Un’operazione dal forte significato inclusivo. \n«Realizzare “The beat of Freedom” in LIS (Lingua dei Segni Italiana) – spiega Cuscunà – significa raccogliere il testimone della Lotta partigiana per i diritti e una società più giusta e portarla avanti con il fine democratico di permettere a pubblici storicamente esclusi dagli spazi artistici di potervi accedere. \nIn Italia\, la Lingua dei Segni Italiana è stata riconosciuta dallo Stato come vera lingua solo nel maggio 2021. È giusto\, oggi\, che artiste e artisti\, con il sostegno delle istituzioni culturali\, agiscano per riconoscere questa forma di oppressione e rendere finalmente accessibili le loro opere. La traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana) di “The beat of Freedom” richiede un lavoro non soltanto linguistico ma anche artistico: Elisa Verrando che interpreta in LIS le lettere dei partigiani “performandole” insieme all’attrice Marta Cuscunà e rievocando la partitura rock su cui è costruita la lettura». \nUna performance live\, dunque\, per conoscere attraverso il teatro e il fumetto quel momento della storia del nostro Paese in cui tutto sembrava possibile. \n“Io sono l’ultimo”\, il libro da cui è tratto “The beat of Freedom”\, è nato quando Annita Malavasi\, la partigiana “Laila”\, ha cominciato a parlare d’amore. Ci teneva a dire una cosa\, soprattutto: fu tra i partigiani che\, per la prima volta\, uomini e donne ebbero pari dignità e che l’uguaglianza sancita dalla Costituzione a guerra finita\, non fu un regalo ma una conquista e un riconoscimento. La sua testimonianza fu pubblicata su D – La Repubblica. Poi arrivarono molte lettere. Alcune erano di vecchi partigiani e parlavano d’amore. Le lettere sono un’autobiografia collettiva di giovani accomunati dall’aver condiviso un tempo e un Paese\, che a un certo punto sentirono l’esigenza di cambiare. \nLo spettacolo “The beat of Freedom” di e con Marta Cuscunà ha come assistente alla realizzazione Marco Rogante; cura e organizzazione sono di Laura Marinelli\, Miriam Paschini\, la distribuzione di Jean-François Mathieu. Il lavoro è stato creato per ViPride\, il gaypride di Vicenza ’13. Le foto di scena sono di Aghite Pavan\, la Produzione Etnorama – Cultura per nuovi ecosistemi \nA corredo dello spettacolo\, a partire dalle 19.00\, all’interno dei locali del Teatro è allestita “SEGNI DI RESISTENZA”\, una mostra multimediale che ospita opere artistiche in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e opere grafiche. \nLa mostra ospita le opere finaliste (opere artistiche in LIS – Lingua dei Segni Italiana – e opere grafiche\, come disegni e manifesti) di un concorso creativo ispirato a “THE BEAT OF FREEDOM”. Un contest aperto anche alla comunità Sorda e segnante\, dedicato al tema della resistenza alle oppressioni. La mostra vuole essere uno spazio partecipato\, dove l’accessibilità diventa azione creativa e la Lingua dei Segni Italiana si afferma come lingua artistica e politica\, al pari delle arti grafiche. \nLe opere finaliste sono di Valentina Aicardi/Mauro Biondillo\, Michi Andriola\, Valentina Bani\, Andreia Cristea\, Michela Nanut\, Serena Perrone\, Pietro Scarso e Valentina Stecchi. \nCi sono opere che parlano della resistenza delle donne contro gli stereotipi e l’oppressione patriarcale\, opere che immaginano partigiane contemporanee che portano i simboli del Disability Pride\, storie di famiglia durante la dittatura in Argentina\, i semi da cui è fiorita la nostra Repubblica\, un gruppo di animali e esseri umani prigionieri di un guardiano e del suo cane e una serie di mani che resistono. \nLa mostra vuole essere uno spazio partecipato\, dove l’accessibilità diventa azione creativa in cui la Lingua dei Segni Italiana si afferma come lingua artistica e politica alla pari delle arti grafiche. Perché riconoscere le forme di oppressione e condividerne\, in forma artistica\, i segni della resistenza è il primo passo per immaginare futuri migliori. \n“Segni di Resistenza” è resa possibile dal contributo di Fondazione Comunità Milano e Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e dal sostegno di BCC Venezia Giulia.
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