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SUMMARY:ITS Arcademy
DESCRIPTION:ITS Arcademy – Museum of Art in Fashion è il primo museo dedicato interamente alla moda contemporanea in Italia\, un luogo dove il design di abiti\, accessori e gioielli si rivela nella sua più elevata espressione artistica\, fonte di ispirazione straordinaria per visitatori di qualsiasi età.\nIl museo ospita mostre di livello internazionale e progetta attività didattiche dedicate allo sviluppo del pensiero creativo. Nasce da ITS Contest\, iniziativa di Barbara Franchin lanciata nel 2002 a Trieste\, trampolino di lancio per talenti creativi destinati a lasciare un segno nel panorama della moda internazionale\, anticipandone le evoluzioni. Le loro creazioni (oltre 15000 oggetti tra portfolio di progetto\, abiti\, accessori\, gioielli e fotografie) costituiscono una Collezione unica al mondo in continua evoluzione\, che ITS Arcademy tutela per le generazioni future grazie a una costante attività di conservazione. \n\nITS Arcademy Museum of Art in Fashion\nVia Cassa di Risparmio\, 10 – 34121 Trieste\, Italia\n+39 040 300 589\nitsarcademy.org\n\nMostre in Corso:\n\nLe Molte Vite di un Abito \n\nA cura di Olivier Saillard e Emanuele Coccia\n28.03.24 – 06.01.25\n\nChe siano indossati come protezione o espressione della nostra personalità\, i vestiti vivono innumerevoli vite. Ogni indumento racconta la storia del corpo che lo abita\, e il nostro guardaroba è innanzitutto un archivio personale\, una sorta di museo della nostra esistenza. \nLa mostra di ITS Arcademy si sviluppa in un percorso poetico che stimola il visitatore a riflettere sul valore che attribuiamo ai vestiti in diversi contesti e fasi del loro ciclo di vita: dalla vetrina al guardaroba\, indossati\, incarnati da personaggi famosi\, amati\, consumati\, catalogati\, esposti\, evocati nella letteratura o ancora abbandonati. Oggetti selezionati dalla Collezione di ITS Arcademy si alternano a indumenti quotidiani e straordinari appartenenti a gente comune\, ma anche a muse della moda quali Charlotte Rampling e Tilda Swinton.\n\n\nBorn to Create\n\nA cura di Fondazione ITS\n28.03.24 – 06.01.25\n\nLa mostra offre una prospettiva unica sul futuro del design. È dedicata alle opere dei finalisti e dei vincitori di ITS Contest 2023/24\, designer emergenti dotati di un talento creativo innato\, selezionati da una giuria di esperti di primo piano da oltre 750 candidature provenienti da tutto il mondo. Sono inoltre presenti progetti speciali sviluppati in risposta a brief di importanti marchi internazionali ed enti che condividono l’impegno di ITS Contest nel sostenere la creatività. Fondato a Trieste nel 2002 da Barbara Franchin\, ITS Contest è diventato una delle principali piattaforme internazionali per i talenti emergenti del design. Ha ricoperto un ruolo fondamentale nel lanciare le carriere di molti designer che attualmente stanno ridisegnando l’industria della moda e definendo il look della cultura pop.
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SUMMARY:Cronache Triestine 1945-1954
DESCRIPTION:Nell’ambito delle iniziative promosse per la celebrazione del settantesimo anniversario del ritorno di Trieste all’Italia\, giovedì 17 ottobre\, alle ore 15.30\, presso lo stand del Comune allestito in piazza Unità d’Italia in occasione della Settimana dei Castelli\, la curatrice Antonella Cosenzi illustrerà la mostra Vola colomba. Cronache Triestine 1945-54 allestita al primo piano del Civico Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez: un’analisi attenta di diversi aspetti\, anche tragici\, caratterizzanti uno dei periodi più articolati e multiformi della storia di Trieste e della Venezia Giulia.\nIl trait d’union è costituito da un’analisi della situazione politico-amministrativa retta in tale arco di tempo dal Governo Militare Alleato e dalle forze di polizia da esso utilizzate sul territorio\, lasciando\, però\, uno spazio apprezzabile anche ad argomenti di carattere sociale come la Sezione Lavoro Aiuto Disoccupati (SE.L.A.D.) e alle due edizioni del Festival Nazionale dei Ragazzi – anni 1951 e 1953 – promosse dal sindaco Gianni Bartoli quali occasioni per esaminare i problemi pedagogici della gioventù italiana nel secondo dopoguerra e per attirare l’attenzione di tutta l’Italia sulla questione di Trieste.\n\nAppartengono alla collezione di Diego de Henriquez tutti i materiali esposti – divise\, distintivi\, copricapi\, attrezzi da lavoro\, quadri\, modellini e tabelle – mentre la documentazione\, anche fotografica\, e i manoscritti riconducibili all’archivio del collezionista sono integrati da testimonianze appartenenti ad alcuni fondi del Civico Museo di Storia Patria ai quali si aggiunge un interessante album fotografico prestato dalla Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte.\n\nNel corso della conferenza saranno descritti tutti questi elementi e verrà\, altresì\, sottolineata la posizione di rilievo che de Henriquez ebbe durante il Governo Militare Alleato quando era ben inserito nella vita cittadina e nel substrato politico ed economico di Trieste. Una realtà desumibile anche dai suoi scritti una selezione dei quali – esposta in mostra – racconta avvenimenti e curiosità degli anni clou di quel periodo\, il 1953 e il 1954.\n \nLa mostra Vola colomba. Cronache triestine 1945-54\, realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia\, sarà visitabile fino all’8 dicembre 2024 durante l’orario di apertura del Museo Diego de Henriquez al quale\, attualmente\, si accede da via dei Tominz 4.\n \nInformazioni \nwww.museodiegodehenriquez.it \nmuseodehenriquez@comune.trieste.it \n+39 040 675 4699
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LOCATION:Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez\, Via Cumano\, 22\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:1954 - Trieste è italiana\, la Zona B è perduta
DESCRIPTION:Venerdì 25 ottobre l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata inaugura alle 17.30 presso la propria sede/museo istriano\, via Torino\, 8\, la mostra dedicata al 70° del ritorno di Trieste all’Italia (26 ottobre 1954). Ma quel giorno sancì di fatto (anche se non di diritto) la perdita della zona B. Ed è questo l’aspetto\, non secondario\, DELLA PERDITA DELLA ZONA B che l’iniziativa intende rappresentare: Trieste\, in quel giorno\, scenderà tutta in piazza e\, con i triestini\, ci saranno a migliaia gli esuli istriani che usciranno dal Silos\, dai ghetti dei campi profughi sventolando da una parte il tricolore e dall’altra la bandiera con la capra istriana listata lutto. Trieste ritornava all’Italia\, la zona B era perduta. \nA quel fatidico giorno ci saremmo arrivati dopo il dramma delle foibe\, dopo l’occupazione tedesca\, dopo quaranta giorni drammatici di occupazione jugoslava\, dopo nove anni di governo alleato\, dopo illusioni e delusioni fra manifestazioni e scontri in piazza\, nel 1948\, nel 1952\, fino al culmine delle giornate di rivolta con i sei morti del novembre 1953. Solo nell’ottobre di un anno dopo sarebbe arrivata l’Italia\, con un ulteriore aggiustamento dei confini che ci priverà anche dei paesini sui colli di Muggia. \nIl 26 ottobre 1954 Trieste tornerà all’Italia\, ma l’ultimo lembo di Istria sarà perduto e inizierà in maniera radicale\, aumentando di mese in mese per tutto il 1955 e protraendosi fino agli anni Sessanta\, l’esodo dalla zona B\, area su cui\, fino all’ultimo\, molti avevano continuato a nutrire grandi speranze. \nLa mostra\, ad ingresso libero\, resterà aperta ogni giorno\, sabato e domenica inclusi\, con orario 10.30-12.30 e 16.30-18.30\, sino al 30 marzo 2025.
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LOCATION:Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata\, via torino
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SUMMARY:Istanbul\, faces of freedom. Between past and present
DESCRIPTION:Nell’ambito del Festival Trieste Photo Days\, è stata inaugurata al Museo d’Arte Orientale di via S. Sebastiano la mostra “Istanbul\, faces of freedom. Between past and present”\, che resterà aperta al pubblico fino al 22 genaio 2025.\n  \nGli scatti contemporanei della fotografa slovena Manca Iuvan dedicati a Istanbul\, suggeriti da Stefano Ambroset\, presidente dell’Associazione dotART\, dialogano con le testimonianze ottocentesche conservate presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \n  \nL’esposizione\, curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca\, in collaborazione con Francesca Avignone\, conservatore del Civico Museo d’Arte Orientale\, propone un itinerario per immagini della città turca nel tempo e nello spazio\, organizzato in due sezioni.\n \nNella prima parte la fotografa slovena racconta Istanbul attraverso alcuni dei suoi luoghi iconici: il Bosforo su cui si affaccia l’illimitata cupola di Santa Sofia\, il trionfo della vegetazione sui resti dell’architettura difensiva bizantina\, le case con i panni stesi\, accalcate l’una sull’altra come ricorda Mark Twain\, il dedalo di vicoli\, di cui non si percepisce l’inizio e la fine al punto da ricordare un perfetto labirinto\, come sostiene Hermann Melville.\n\nGli scatti del XXI secolo sono messi a confronto con i positivi\, conservati in Fototeca\, che illustrano gli eleganti edifici realizzati dall’architetto muggesano\, Domenico Pulgher (1837-1917)\, negli anni Settanta del XIX secolo.\n\nIl fascino dell’esotico è evidente anche nel mondo delle stereoscopie ottocentesche. Le fotografie tridimensionali hanno la capacità di condurre il fruitore\, grazie ai visori stereoscopici\, in giro per il mondo\, consentendogli di ampliare le proprie conoscenze geografiche\, etnografiche\, antropologiche e storico-artistiche.\n\nNella seconda sezione i protagonisti di ieri sono messi a confronto\, in un raffinato gioco di rimandi e contrasti\, con quelli di oggi.\n\nI ritratti etnografici dai colori intensi del fotografo turco Pascal Sèbah (1823-1886) e di altri autori orientali non identificati\, realizzati nella seconda metà dell’Ottocento\, conoscono una larga diffusione. Il modico costo delle carte de visite consente a un vasto ed eterogeneo pubblico di acquistare i piccoli positivi\, tra cui la famiglia triestina Piacere che lascia i suoi beni al Comune nel 1940.\n\nLe fotografie inserite negli album\, sfogliati in salotto accanto al caminetto\, forniscono un piacevole passatempo\, oggetti di divertimento e di istruttive informazioni al contempo.\n\nLa staticità che contraddistingue i positivi degli edifici immortalati nell’Ottocento caratterizza anche i ritratti storici. Il soggetto è sempre fotografato centrato\, illuminato in maniera uniforme\, intero. La rappresentazione dei volti e dei mestieri di ieri risulta isolata dal relativo contesto ambientale\, riprodotta artificialmente in studio. I protagonisti sono soggetti anonimi riconoscibili solo per il ruolo che rappresentano\, sintesi ed espressione della seduzione esercitata sul turista dal passato\, dall’esotico.\n\nForte è il contrasto tra l’immobilità dei volti di ieri e la vivacità di quelli odierni. Le immagini realizzate nel XXI secolo da Manca Juvan sono contestualizzate e pregne di informazioni. L’attenzione della fotografa assume la funzione di speculum di matrice antropologica: evidente sete di conoscenza dell’altro. Immagini eloquenti\, obiettive e al tempo stesso evocative\, in grado di restituire l’empatia tra la ritrattista e il soggetto fotografato.\n\nAttraverso la selezione e il confronto delle immagini\, è così possibile esplorare\, nel tempo e nello spazio\, l’evoluzione di una città straordinariamente carica di Storia\, anzi di storie.\n \nInformazioni: \nmuseoarteorientaletrieste.it \nmuseoarteorientale@comune.trieste.it \nfototeca.trieste.it \ncmsafototeca@comune.trieste.it \ntel. 040/3220736 \ntel. 040/6754039
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LOCATION:Museo d’Arte Orientale\, Via San Sebastiano\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Vola Colomba – Lunario triestino 1953-54
DESCRIPTION:Nell’ambito delle iniziative finalizzate a celebrare la ricorrenza dei settant’anni del ritorno di Trieste all’Italia\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich\, la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte presenta un lunario fotografico scandito in quindici mesi.\nIl diario visivo documenta\, con ricercata densità informativa\, i tragici giorni del novembre 1953 fino all’effervescenza connessa al ritorno all’Italia dell’ottobre 1954. \nLungo il percorso circa trecento fotografie arricchite da alcuni oggetti iconici d’epoca tra cui la Topolino\, la Lambretta\, la radio Geloso\, il vinile originale di Vola Colomba\, giocattoli\, macchine fotografiche\, documenti e riviste. \nUn’accurata ricognizione dei fondi dei fotografi Ugo Borsatti\, Adriano de Rota\, Livio Amstici\, Gianni Anzalone\, dell’agenzia fotografica Giornalfoto\, dell’archivio fotografico comunale e dell’archivio donato dalla famiglia del Sindaco Gianni Bartoli\, tutti conservati in Fototeca\, incrociata con l’analisi di altre fonti documentali e bibliografiche coeve\, consente una sorta di rendicontazione che mira a illustrare i grandi e piccoli eventi occorsi\, senza alcuna pretesa di completezza ed esaustività.
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LOCATION:Sala Attilio Selva\, Via Rossini Gioacchino\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:McCurry - Sguardi sul mondo
DESCRIPTION:Steve McCurry è considerato\, da oltre cinquant’anni\, una delle voci più̀ autorevoli della fotografia contemporanea.  La maestria nell’uso del colore\, l’empatia e l’umanità̀ rendono le sue fotografie indimenticabili.\nAl Salone degli Incanti a Trieste dal 15 novembre 2024 al 4 maggio 2025 va in scena una mostra che raccoglie oltre 150 fotografie\, incluse alcune sorprendenti immagini inedite. \nLa retrospettiva offre uno sguardo profondo e simbolico sull’opera di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. Ogni scatto\, come una finestra su mondi lontani\, accompagna il visitatore in un viaggio emozionante e complesso tra culture\, esperienze e sensibilità diverse. \nAttraverso le sue immagini\, McCurry ci avvicina a popoli remoti e ci svela frammenti di umanità nascosti\, rivelando sentimenti universali attraverso volti fieri e dignitosi. I suoi scatti attraversano confini geografici e sociali\, guidandoci alla scoperta di un mondo in costante cambiamento. \nLa mostra si apre con una serie di ritratti di straordinaria intensità e prosegue con immagini che spaziano tra guerra e poesia\, sofferenza e gioia\, stupore e ironia\, componendo un mosaico di emozioni che catturano lo sguardo e toccano l’anima.
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SUMMARY:Le connessioni del silenzio
DESCRIPTION:A Trieste\, una personale antologica che esplora i paesaggi di Tullio Fantuzzi \nTrieste\, 17 novembre – 8 dicembre 2024 – Sala Comunale d’Arte\, Piazza dell’Unità d’Italia\, 4\nLa Sala Comunale d’Arte di Trieste ospiterà dal 17 novembre all’8 dicembre Le connessioni del silenzio\, una personale antologica di Tullio Fantuzzi.\nL’inaugurazione è prevista per sabato 16 novembre alle ore 18.30. \nUn viaggio attraverso paesaggi silenziosi\nLa mostra raccoglie una selezione di opere che riflettono la poetica di Fantuzzi\, caratterizzata dalle sperimentazioni pittoriche degli ultimi anni. I lavori esposti evocano la presenza dell’uomo senza mai rappresentarlo direttamente: tracce invisibili che si intrecciano come un filo sottile\, conducendo lo spettatore attraverso i paesaggi dell’artista. \nUn dialogo tra assenza e connessione\nLe opere di Fantuzzi suggeriscono un senso di connessione tra luoghi e significati\, invitando il pubblico a immergersi in un silenzio pieno di riflessioni e domande. “Ogni tela è come un frammento di un viaggio\, un tassello che si inserisce nel mosaico di un mondo dove il silenzio diventa narrazione\,” spiega il curatore della mostra. \nDettagli di visita\nLa mostra sarà aperta tutti i giorni\, feriali e festivi\, con i seguenti orari:\n10.00 – 13.00 / 17.00 – 20.00
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SUMMARY:Trieste città di spie
DESCRIPTION:L’Associazione Casa del Cinema di Trieste in collaborazione con la Cineteca del Friuli presenta la mostra “Trieste città di spie”\, locandine e poster di film di spionaggio girati a Trieste o ambientati nella città\, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni ’60.La mostra\, curata da Tiziana Ciancetta e Gianluca Guerra\, attinge alle preziose collezioni della Cineteca del Friuli di Gemona ed è realizzata con il contributo della Regione Friuli-Venezia Giulia nell’ambito del bando regionale “Contenitori Culturali e Creativi”.L’inaugurazione si terrà venerdì 22 novembre alle ore 18:00 presso l’atrio della Casa del Cinema di Trieste Annamaria Percavassi\, in Piazza Duca degli Abruzzi 3. La mostra sarà visitabile fino al 24 gennaio 2025\, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00\, con ingresso gratuito (giorni di chiusura: 24\, 25\, 26\, 31 dicembre\, 1 e 6 gennaio). \nLa mostra “Trieste città di spie” a cura di Tiziana Ciancetta e Gianluca Guerra esplora la rappresentazione cinematografica della Trieste del dopoguerra\, un luogo che\, più di ogni altro in Italia\, ha incarnato la tensione politica tra le superpotenze. Questa esposizione ci guida attraverso le locandine e i poster di film ispirati alla “questione di Trieste\,” dal 1945 al 1954\, anno in cui la città fu restituita all’Italia settanta anni fa\, fino ai film di genere Eurospy degli anni ’60 che trovano in Trieste una location ideale per i loro avventurosi intrighi internazionali. \nNel periodo tra il 1945 e il 1954\, Trieste fu al centro di un intenso dibattito internazionale. Questa disputa\, nata dal crollo del nazifascismo e dall’emergere della guerra fredda\, opponeva le potenze occidentali\, come Stati Uniti e Gran Bretagna\, alla Jugoslavia comunista\, supportata dall’Unione Sovietica. La città divenne simbolo della “cortina di ferro” che\, come disse Winston Churchill nel 1946\, si estendeva “da Stettino nel Baltico fino a Trieste nell’Adriatico.” Le strade di Trieste si riempivano di agenti segreti\, diplomatici\, militari\, e politici\, tutti impegnati a difendere o conquistare posizioni strategiche. \nQuesta atmosfera di sospetti\, fughe e doppi giochi ha alimentato l’immaginario cinematografico. La mostra espone locandine di quei film che\, in pieno clima di guerra fredda\, rappresentavano Trieste come un luogo turbolento\, popolato da spie e intrighi internazionali. Corriere diplomatico è uno dei primi esempi di come la città venga ritratta come un centro di traffici loschi\, mentre film come Mr. Arkadin di Orson Welles (1954) dipingono Trieste come una destinazione pericolosa e avventurosa\, densa di misteri. Anche il celebre Dalla Russia con amore\, secondo capitolo della saga di James Bond\, cita Trieste come primo avamposto occidentale oltre la cortina di ferro. \nNegli anni ‘60\, l’immagine di Trieste si arricchisce ulteriormente grazie ai film del genere “Eurospy\,” un curioso filone ispirato al successo internazionale di 007. Trieste diventa lo scenario ideale per nuove pellicole che giocano con il fascino dello spionaggio. In queste produzioni colorate e avventurose\, tra pop art e minacce atomiche\, emergono spie italiane dai nomi improbabili come Agente 008\, 777 e OSS77\, che si muovono in una Trieste rappresentata come un set di transito e scambio per spie di ogni sorta. Questi film\, spesso girati nei padiglioni della Fiera Campionaria di Montebello negli studi Ceria\, catturano anche l’aura di Trieste come città di frontiera. \nTrieste Città di Spie esplora quindi questo doppio volto cinematografico della città: prima come simbolo delle tensioni della guerra fredda e poi come set per film di intrattenimento che celebrano il fascino dell’avventura e della spia. Attraverso locandine\, poster e immagini di film che spaziano dal dopoguerra agli anni ‘60\, la mostra restituisce l’immagine di una Trieste che incarna\, nel cinema\, l’intreccio tra realtà storica e immaginario collettivo. \nLe location dei film presentati in mostra potranno essere scoperte attraverso la passeggiata cinematografica “Il mondo in una città” disegnata da Gianluca Guerra e compresa nella app “Set Discover XR” sviluppata dalla Casa del Cinema di Trieste\, un’esperienza divertente e alla portata di tutti per conoscere il Friuli Venezia Giulia attraverso il cinema. Grazie alla narrazione sonora e agli approfondimenti si viene guidati a visitare location note o scoprire luoghi poco conosciuti della città. Il tutto arricchito da aneddoti e curiosità cinematografiche. \nCON IL CONTRIBUTO DERegione Autonoma Friuli Venezia Giulia \nA CURA DI:Tiziana Ciancetta\, Gianluca Guerra con il supporto di Ivan Marin (La Cineteca del Friuli) \nPROGETTAZIONE GRAFICA:La Furia Studio – Laura Gorlato \nCOORDINAMENTO:Elisa Rossetto \n ALLESTIMENTO: \nAlessandro Benedetti \nSTAMPA:Art Group Graphics
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SUMMARY:Com'è bello da Trieste in giù
DESCRIPTION:PROROGATA AL 16 MARZOEra il 1978  quando Raffaella Carrà cantava “Tanti Auguri” celebre per tutti\, ma soprattutto per i triestini che a quel ritornello tanto sono affezionati: “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!” Com’è bello far l’amore\, io son pronta e tu Tanti auguri\, a chi tanti amanti ha Tanti auguri\, in campagna ed in città…”  \nE forse\, a quella strofa cantata\, Trieste deve qualche cosa della sua notorietà.  Nel ’78 non lo si percepiva\, ma oggi invece se ne può parlare come di un autentico “sound branding” per la sua capacità evocativa.  \nA ricordare il legame – dal 30 novembre 2024  al 16 febbraio 2025\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 in Porto Vecchio – “Come è bello da Trieste in giù” l’esposizione di 35 abiti di scena indossati da Raffaella Carrà e  provenienti dell’Archivio Privato Giovanni Gioia e Vincenzo Mola (Collezioni Carrà). Il tutto accompagnato da alcuni dei video più iconici del suo periodo in RAI selezionati da Massimiliano Canè\, autore televisivo\, che ha donato inoltre alla mostra 2 abiti della sua collezione privata. \nL’evento espositivo è realizzato dal Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo\, organizzato da “Prandicom – IES Trieste Lifestyle”. \nL’ingresso è libero.
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LOCATION:Sala Carlo Sbisà\, porto vecchio\, Trieste\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:Tracce di vita
DESCRIPTION:In occasione del 1° dicembre 2024\, Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS\, l’Area Dipartimentale delle Dipendenze di ASUGI organizza una serie di incontri d’interesse culturale e sociale in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, con il supporto di Trieste Trasporti\, con il contributo delle cooperative sociali AMICO\, CLU\, Duemilauno Agenzia Sociale\, La Collina\, La Quercia e dell’Associazione ALT\, e in collaborazione con Arcigay\, HeadMadeLab e SISM. La manifestazione affronta i molteplici aspetti dell’infezione da HIV e delle altre patologie a trasmissione sessuale.\nL’evento di quest’anno\, dal sottotitolo Tracce\, sottolinea l’importanza straordinaria dei risultati ottenuti con la terapia antiretrovirale. I nuovi farmaci riducono la quantità di virus HIV nel sangue e nelle altre secrezioni biologiche della persona sieropositiva e di conseguenza riducono significativamente anche il rischio dell’HIV ad altre persone. Se la terapia è efficace\, la quantità di virus è ridotta a Tracce\, così da eliminare il rischio di trasmissione del virus per via sessuale. Si tratta di un risultato scientifico rivoluzionario\, che ha un enorme impatto sia sulla vita privata delle persone sieropositive\, sia sulla sa#lute pubblica. Lo slogan adottato a livello internazionale è TasP: Treatment as Prevention\, il trattamento dell’infezione funziona anche come Prevenzione della trasmissione del virus. \nLa manifestazione propone il tema Tracce anche con le arti visive e la scrittura\, parlando delle tracce di vita che lasciamo lungo il nostro percorso esistenziale. Come ogni anno infatti presso la Sala Veruda del Comune di Trieste viene allestita una mostra d’arte; saranno esposti gli intensi quadri e gli ieratici autoritratti della pittrice iraniana Banafsheh Rahmani\, e una selezione di suggestivi poster sul tema HIV/AIDS\, con citazioni scritte tratte dal cinema e dalla letteratura\, ma anche dai mass media e dalla viva voce delle persone sieropositive. La manifestazione è arricchita infine da appuntamenti informativi aperti al pubblico\, da incontri con esperti dedicati ai ragazzi\, e da proiezioni di film e video\, anche a Gorizia. \nTRACCE DI VITA \n“La personale della pittrice iraniana Banafsheh Rahmani rappresenta il cuore della manifestazione “più o meno positivi” di quest’anno\, trattando il tema delle tracce di vita che lasciamo lungo il nostro percorso esistenziale restituite attraverso quadri di grande formato e piccoli autoritratti. In esposizione significative opere dai più recenti cicli pittorici dell’artista che condensano elementi della cultura europea e mediorientale\, filtrati e armonizzati da una pratica pittorica che\, fra atmosfere acquatiche e colature di colore\, fanno emergere con prepotenza temi fondanti il ciclo della vita\, in cui la natura genera e rigenera sotto l’occhio dell’artista. \nINFO\npiuomenopositivi@gmail.com\nwww.facebook.com/piuomenopositivi
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LOCATION:Sala Umberto Veruda\, Piazza Piccola\, 2\, Trieste\, Trieste\, Italy
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