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SUMMARY:ITS Arcademy
DESCRIPTION:ITS Arcademy – Museum of Art in Fashion è il primo museo dedicato interamente alla moda contemporanea in Italia\, un luogo dove il design di abiti\, accessori e gioielli si rivela nella sua più elevata espressione artistica\, fonte di ispirazione straordinaria per visitatori di qualsiasi età.\nIl museo ospita mostre di livello internazionale e progetta attività didattiche dedicate allo sviluppo del pensiero creativo. Nasce da ITS Contest\, iniziativa di Barbara Franchin lanciata nel 2002 a Trieste\, trampolino di lancio per talenti creativi destinati a lasciare un segno nel panorama della moda internazionale\, anticipandone le evoluzioni. Le loro creazioni (oltre 15000 oggetti tra portfolio di progetto\, abiti\, accessori\, gioielli e fotografie) costituiscono una Collezione unica al mondo in continua evoluzione\, che ITS Arcademy tutela per le generazioni future grazie a una costante attività di conservazione. \n\nITS Arcademy Museum of Art in Fashion\nVia Cassa di Risparmio\, 10 – 34121 Trieste\, Italia\n+39 040 300 589\nitsarcademy.org\n\nMostre in Corso:\n\nLe Molte Vite di un Abito \n\nA cura di Olivier Saillard e Emanuele Coccia\n28.03.24 – 06.01.25\n\nChe siano indossati come protezione o espressione della nostra personalità\, i vestiti vivono innumerevoli vite. Ogni indumento racconta la storia del corpo che lo abita\, e il nostro guardaroba è innanzitutto un archivio personale\, una sorta di museo della nostra esistenza. \nLa mostra di ITS Arcademy si sviluppa in un percorso poetico che stimola il visitatore a riflettere sul valore che attribuiamo ai vestiti in diversi contesti e fasi del loro ciclo di vita: dalla vetrina al guardaroba\, indossati\, incarnati da personaggi famosi\, amati\, consumati\, catalogati\, esposti\, evocati nella letteratura o ancora abbandonati. Oggetti selezionati dalla Collezione di ITS Arcademy si alternano a indumenti quotidiani e straordinari appartenenti a gente comune\, ma anche a muse della moda quali Charlotte Rampling e Tilda Swinton.\n\n\nBorn to Create\n\nA cura di Fondazione ITS\n28.03.24 – 06.01.25\n\nLa mostra offre una prospettiva unica sul futuro del design. È dedicata alle opere dei finalisti e dei vincitori di ITS Contest 2023/24\, designer emergenti dotati di un talento creativo innato\, selezionati da una giuria di esperti di primo piano da oltre 750 candidature provenienti da tutto il mondo. Sono inoltre presenti progetti speciali sviluppati in risposta a brief di importanti marchi internazionali ed enti che condividono l’impegno di ITS Contest nel sostenere la creatività. Fondato a Trieste nel 2002 da Barbara Franchin\, ITS Contest è diventato una delle principali piattaforme internazionali per i talenti emergenti del design. Ha ricoperto un ruolo fondamentale nel lanciare le carriere di molti designer che attualmente stanno ridisegnando l’industria della moda e definendo il look della cultura pop.
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SUMMARY:1954 - Trieste è italiana\, la Zona B è perduta
DESCRIPTION:Venerdì 25 ottobre l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata inaugura alle 17.30 presso la propria sede/museo istriano\, via Torino\, 8\, la mostra dedicata al 70° del ritorno di Trieste all’Italia (26 ottobre 1954). Ma quel giorno sancì di fatto (anche se non di diritto) la perdita della zona B. Ed è questo l’aspetto\, non secondario\, DELLA PERDITA DELLA ZONA B che l’iniziativa intende rappresentare: Trieste\, in quel giorno\, scenderà tutta in piazza e\, con i triestini\, ci saranno a migliaia gli esuli istriani che usciranno dal Silos\, dai ghetti dei campi profughi sventolando da una parte il tricolore e dall’altra la bandiera con la capra istriana listata lutto. Trieste ritornava all’Italia\, la zona B era perduta. \nA quel fatidico giorno ci saremmo arrivati dopo il dramma delle foibe\, dopo l’occupazione tedesca\, dopo quaranta giorni drammatici di occupazione jugoslava\, dopo nove anni di governo alleato\, dopo illusioni e delusioni fra manifestazioni e scontri in piazza\, nel 1948\, nel 1952\, fino al culmine delle giornate di rivolta con i sei morti del novembre 1953. Solo nell’ottobre di un anno dopo sarebbe arrivata l’Italia\, con un ulteriore aggiustamento dei confini che ci priverà anche dei paesini sui colli di Muggia. \nIl 26 ottobre 1954 Trieste tornerà all’Italia\, ma l’ultimo lembo di Istria sarà perduto e inizierà in maniera radicale\, aumentando di mese in mese per tutto il 1955 e protraendosi fino agli anni Sessanta\, l’esodo dalla zona B\, area su cui\, fino all’ultimo\, molti avevano continuato a nutrire grandi speranze. \nLa mostra\, ad ingresso libero\, resterà aperta ogni giorno\, sabato e domenica inclusi\, con orario 10.30-12.30 e 16.30-18.30\, sino al 30 marzo 2025.
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SUMMARY:Istanbul\, faces of freedom. Between past and present
DESCRIPTION:Nell’ambito del Festival Trieste Photo Days\, è stata inaugurata al Museo d’Arte Orientale di via S. Sebastiano la mostra “Istanbul\, faces of freedom. Between past and present”\, che resterà aperta al pubblico fino al 22 genaio 2025.\n  \nGli scatti contemporanei della fotografa slovena Manca Iuvan dedicati a Istanbul\, suggeriti da Stefano Ambroset\, presidente dell’Associazione dotART\, dialogano con le testimonianze ottocentesche conservate presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte. \n  \nL’esposizione\, curata da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca\, in collaborazione con Francesca Avignone\, conservatore del Civico Museo d’Arte Orientale\, propone un itinerario per immagini della città turca nel tempo e nello spazio\, organizzato in due sezioni.\n \nNella prima parte la fotografa slovena racconta Istanbul attraverso alcuni dei suoi luoghi iconici: il Bosforo su cui si affaccia l’illimitata cupola di Santa Sofia\, il trionfo della vegetazione sui resti dell’architettura difensiva bizantina\, le case con i panni stesi\, accalcate l’una sull’altra come ricorda Mark Twain\, il dedalo di vicoli\, di cui non si percepisce l’inizio e la fine al punto da ricordare un perfetto labirinto\, come sostiene Hermann Melville.\n\nGli scatti del XXI secolo sono messi a confronto con i positivi\, conservati in Fototeca\, che illustrano gli eleganti edifici realizzati dall’architetto muggesano\, Domenico Pulgher (1837-1917)\, negli anni Settanta del XIX secolo.\n\nIl fascino dell’esotico è evidente anche nel mondo delle stereoscopie ottocentesche. Le fotografie tridimensionali hanno la capacità di condurre il fruitore\, grazie ai visori stereoscopici\, in giro per il mondo\, consentendogli di ampliare le proprie conoscenze geografiche\, etnografiche\, antropologiche e storico-artistiche.\n\nNella seconda sezione i protagonisti di ieri sono messi a confronto\, in un raffinato gioco di rimandi e contrasti\, con quelli di oggi.\n\nI ritratti etnografici dai colori intensi del fotografo turco Pascal Sèbah (1823-1886) e di altri autori orientali non identificati\, realizzati nella seconda metà dell’Ottocento\, conoscono una larga diffusione. Il modico costo delle carte de visite consente a un vasto ed eterogeneo pubblico di acquistare i piccoli positivi\, tra cui la famiglia triestina Piacere che lascia i suoi beni al Comune nel 1940.\n\nLe fotografie inserite negli album\, sfogliati in salotto accanto al caminetto\, forniscono un piacevole passatempo\, oggetti di divertimento e di istruttive informazioni al contempo.\n\nLa staticità che contraddistingue i positivi degli edifici immortalati nell’Ottocento caratterizza anche i ritratti storici. Il soggetto è sempre fotografato centrato\, illuminato in maniera uniforme\, intero. La rappresentazione dei volti e dei mestieri di ieri risulta isolata dal relativo contesto ambientale\, riprodotta artificialmente in studio. I protagonisti sono soggetti anonimi riconoscibili solo per il ruolo che rappresentano\, sintesi ed espressione della seduzione esercitata sul turista dal passato\, dall’esotico.\n\nForte è il contrasto tra l’immobilità dei volti di ieri e la vivacità di quelli odierni. Le immagini realizzate nel XXI secolo da Manca Juvan sono contestualizzate e pregne di informazioni. L’attenzione della fotografa assume la funzione di speculum di matrice antropologica: evidente sete di conoscenza dell’altro. Immagini eloquenti\, obiettive e al tempo stesso evocative\, in grado di restituire l’empatia tra la ritrattista e il soggetto fotografato.\n\nAttraverso la selezione e il confronto delle immagini\, è così possibile esplorare\, nel tempo e nello spazio\, l’evoluzione di una città straordinariamente carica di Storia\, anzi di storie.\n \nInformazioni: \nmuseoarteorientaletrieste.it \nmuseoarteorientale@comune.trieste.it \nfototeca.trieste.it \ncmsafototeca@comune.trieste.it \ntel. 040/3220736 \ntel. 040/6754039
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LOCATION:Museo d’Arte Orientale\, Via San Sebastiano\, 1\, Trieste\, Trieste\, Italy
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SUMMARY:McCurry - Sguardi sul mondo
DESCRIPTION:Steve McCurry è considerato\, da oltre cinquant’anni\, una delle voci più̀ autorevoli della fotografia contemporanea.  La maestria nell’uso del colore\, l’empatia e l’umanità̀ rendono le sue fotografie indimenticabili.\nAl Salone degli Incanti a Trieste dal 15 novembre 2024 al 4 maggio 2025 va in scena una mostra che raccoglie oltre 150 fotografie\, incluse alcune sorprendenti immagini inedite. \nLa retrospettiva offre uno sguardo profondo e simbolico sull’opera di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. Ogni scatto\, come una finestra su mondi lontani\, accompagna il visitatore in un viaggio emozionante e complesso tra culture\, esperienze e sensibilità diverse. \nAttraverso le sue immagini\, McCurry ci avvicina a popoli remoti e ci svela frammenti di umanità nascosti\, rivelando sentimenti universali attraverso volti fieri e dignitosi. I suoi scatti attraversano confini geografici e sociali\, guidandoci alla scoperta di un mondo in costante cambiamento. \nLa mostra si apre con una serie di ritratti di straordinaria intensità e prosegue con immagini che spaziano tra guerra e poesia\, sofferenza e gioia\, stupore e ironia\, componendo un mosaico di emozioni che catturano lo sguardo e toccano l’anima.
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SUMMARY:Trieste città di spie
DESCRIPTION:L’Associazione Casa del Cinema di Trieste in collaborazione con la Cineteca del Friuli presenta la mostra “Trieste città di spie”\, locandine e poster di film di spionaggio girati a Trieste o ambientati nella città\, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni ’60.La mostra\, curata da Tiziana Ciancetta e Gianluca Guerra\, attinge alle preziose collezioni della Cineteca del Friuli di Gemona ed è realizzata con il contributo della Regione Friuli-Venezia Giulia nell’ambito del bando regionale “Contenitori Culturali e Creativi”.L’inaugurazione si terrà venerdì 22 novembre alle ore 18:00 presso l’atrio della Casa del Cinema di Trieste Annamaria Percavassi\, in Piazza Duca degli Abruzzi 3. La mostra sarà visitabile fino al 24 gennaio 2025\, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00\, con ingresso gratuito (giorni di chiusura: 24\, 25\, 26\, 31 dicembre\, 1 e 6 gennaio). \nLa mostra “Trieste città di spie” a cura di Tiziana Ciancetta e Gianluca Guerra esplora la rappresentazione cinematografica della Trieste del dopoguerra\, un luogo che\, più di ogni altro in Italia\, ha incarnato la tensione politica tra le superpotenze. Questa esposizione ci guida attraverso le locandine e i poster di film ispirati alla “questione di Trieste\,” dal 1945 al 1954\, anno in cui la città fu restituita all’Italia settanta anni fa\, fino ai film di genere Eurospy degli anni ’60 che trovano in Trieste una location ideale per i loro avventurosi intrighi internazionali. \nNel periodo tra il 1945 e il 1954\, Trieste fu al centro di un intenso dibattito internazionale. Questa disputa\, nata dal crollo del nazifascismo e dall’emergere della guerra fredda\, opponeva le potenze occidentali\, come Stati Uniti e Gran Bretagna\, alla Jugoslavia comunista\, supportata dall’Unione Sovietica. La città divenne simbolo della “cortina di ferro” che\, come disse Winston Churchill nel 1946\, si estendeva “da Stettino nel Baltico fino a Trieste nell’Adriatico.” Le strade di Trieste si riempivano di agenti segreti\, diplomatici\, militari\, e politici\, tutti impegnati a difendere o conquistare posizioni strategiche. \nQuesta atmosfera di sospetti\, fughe e doppi giochi ha alimentato l’immaginario cinematografico. La mostra espone locandine di quei film che\, in pieno clima di guerra fredda\, rappresentavano Trieste come un luogo turbolento\, popolato da spie e intrighi internazionali. Corriere diplomatico è uno dei primi esempi di come la città venga ritratta come un centro di traffici loschi\, mentre film come Mr. Arkadin di Orson Welles (1954) dipingono Trieste come una destinazione pericolosa e avventurosa\, densa di misteri. Anche il celebre Dalla Russia con amore\, secondo capitolo della saga di James Bond\, cita Trieste come primo avamposto occidentale oltre la cortina di ferro. \nNegli anni ‘60\, l’immagine di Trieste si arricchisce ulteriormente grazie ai film del genere “Eurospy\,” un curioso filone ispirato al successo internazionale di 007. Trieste diventa lo scenario ideale per nuove pellicole che giocano con il fascino dello spionaggio. In queste produzioni colorate e avventurose\, tra pop art e minacce atomiche\, emergono spie italiane dai nomi improbabili come Agente 008\, 777 e OSS77\, che si muovono in una Trieste rappresentata come un set di transito e scambio per spie di ogni sorta. Questi film\, spesso girati nei padiglioni della Fiera Campionaria di Montebello negli studi Ceria\, catturano anche l’aura di Trieste come città di frontiera. \nTrieste Città di Spie esplora quindi questo doppio volto cinematografico della città: prima come simbolo delle tensioni della guerra fredda e poi come set per film di intrattenimento che celebrano il fascino dell’avventura e della spia. Attraverso locandine\, poster e immagini di film che spaziano dal dopoguerra agli anni ‘60\, la mostra restituisce l’immagine di una Trieste che incarna\, nel cinema\, l’intreccio tra realtà storica e immaginario collettivo. \nLe location dei film presentati in mostra potranno essere scoperte attraverso la passeggiata cinematografica “Il mondo in una città” disegnata da Gianluca Guerra e compresa nella app “Set Discover XR” sviluppata dalla Casa del Cinema di Trieste\, un’esperienza divertente e alla portata di tutti per conoscere il Friuli Venezia Giulia attraverso il cinema. Grazie alla narrazione sonora e agli approfondimenti si viene guidati a visitare location note o scoprire luoghi poco conosciuti della città. Il tutto arricchito da aneddoti e curiosità cinematografiche. \nCON IL CONTRIBUTO DERegione Autonoma Friuli Venezia Giulia \nA CURA DI:Tiziana Ciancetta\, Gianluca Guerra con il supporto di Ivan Marin (La Cineteca del Friuli) \nPROGETTAZIONE GRAFICA:La Furia Studio – Laura Gorlato \nCOORDINAMENTO:Elisa Rossetto \n ALLESTIMENTO: \nAlessandro Benedetti \nSTAMPA:Art Group Graphics
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SUMMARY:Com'è bello da Trieste in giù
DESCRIPTION:PROROGATA AL 16 MARZOEra il 1978  quando Raffaella Carrà cantava “Tanti Auguri” celebre per tutti\, ma soprattutto per i triestini che a quel ritornello tanto sono affezionati: “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!” Com’è bello far l’amore\, io son pronta e tu Tanti auguri\, a chi tanti amanti ha Tanti auguri\, in campagna ed in città…”  \nE forse\, a quella strofa cantata\, Trieste deve qualche cosa della sua notorietà.  Nel ’78 non lo si percepiva\, ma oggi invece se ne può parlare come di un autentico “sound branding” per la sua capacità evocativa.  \nA ricordare il legame – dal 30 novembre 2024  al 16 febbraio 2025\, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 in Porto Vecchio – “Come è bello da Trieste in giù” l’esposizione di 35 abiti di scena indossati da Raffaella Carrà e  provenienti dell’Archivio Privato Giovanni Gioia e Vincenzo Mola (Collezioni Carrà). Il tutto accompagnato da alcuni dei video più iconici del suo periodo in RAI selezionati da Massimiliano Canè\, autore televisivo\, che ha donato inoltre alla mostra 2 abiti della sua collezione privata. \nL’evento espositivo è realizzato dal Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo\, organizzato da “Prandicom – IES Trieste Lifestyle”. \nL’ingresso è libero.
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SUMMARY:La Pop art e la Street art...a mosaico
DESCRIPTION:Arriva a Trieste con la collaborazione del Comune Ass. alla Cultura una nuova mostra di mosaici realizzati nel centro regionale per persone con autismo adulte: “Officina dell’Arte” di Pordenone che fa parte della rete di servizi di Fondazione Bambini e Autismo ONLUS.\nL’esposizione raccoglie opere musive realizzate da persone con neurodiversità e neurotipiche insieme che verrà inaugurata venerdì alle ore 18.00 nella Sala Veruda di Palazzo Costanzi in P.zza Piccola. \nGli autori sono adulti con autismo provenienti da vari territori della regione e non solo che frequentano l’Officina dell’arte con il supporto di maestri mosaicisti e terapeuti\, dando alla luce opere suggestive e originali che reinterpretano a mosaico i lavori di grandi maestri del passato più o meno recente. \nQuesta mostra è dedicata al tema: “Dalla POP art alla STREET art” e omaggia quindi non un singolo artista ma due movimenti che hanno rivoluzionato l’arte moderna\, avvicinandola a pubblici più vasti e portandola oltre le forme e i luoghi classici. \nDue movimenti da cui è stato possibile attingere materiale complesso e stimolante\, la cui trasposizione a mosaico ha richiesto un grande lavoro d’equipe e di ricerca all’interno del composito gruppo di utenti\, artisti\, artigiani e professionisti. La scommessa è stata quella di portare in una mostra di mosaici opere che per concezione e dimensione erano molto lontane dall’arte musiva. Il risultato è quindi un connubio tra antico e moderno attraverso una esposizione fuori dai canoni. \nSarà possibile visitare la mostra dal 7 Dicembre 2024 fino al 6 Gennaio 2025. Orari: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00 con eccezione del 24 Dicembre pomeriggio\, il 25 Dicembre tutto il giorno\, il 31 Dicembre nel pomeriggio e il 1° Gennaio tutto il giorno. \nIngresso libero. \nInfo: 0434551463
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SUMMARY:Verso le vette. L’alpinismo e Trieste
DESCRIPTION:Dal 6 dicembre 2024 all’8 giugno 2025 è visitabile nelle sale del Bastione Fiorito la mostra Versole vette. L’alpinismo e Trieste.\nA 70 anni dalla conquista italiana del K2\, la mostra racconta un secolo di storia dell’alpinismo a\nTrieste attraverso i suoi principali protagonisti. Da Antonio Marussi\, scienziato triestino che\npartecipò alla spedizione di Ardito Desio del 1954\, a Julius Kugy\, Vladimir Dougan\, Napoleone\nCozzi\, Emilio Comici\, Guglielmo Delvecchio\, Enzo Cozzolino\, Bianca Di Beaco\, Tiziana Weiss e\nmolti altri: i grandi nomi che hanno portato Trieste verso le vette.\nLa mostra è curata da Anna Krekic\, conservatrice del Castello di San Giusto e della Risiera di\nSan Sabba\, e da Flavio Ghio\, alpinista e scrittore\, e si avvale della collaborazione e della\nconsulenza scientifica di numerosi studiosi ed esperti.\nÈ realizzata dal Comune di Trieste – Musei Storici – Museo del Castello di San Giusto in\ncollaborazione con le principali realtà che sul territorio si occupano di alpinismo: le due sezioni\ntriestine del Club Alpino Italiano\, Associazione XXX Ottobre e Società Alpina delle Giulie\, e lo\nSlovensko Planinsko Društvo Trst – SPDT.
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