“LE VERITÁ” (La vérité, Francia/Giappone, 2019, 107’) del registagiapponese Kore-eda Hirokazu (premiato l’ano scorso con la Palma d’oro
a Cannes con “Un affare di famiglia”), ambientato a Parigi con
protagonisti Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, film di
apertura della 76. Mostra del Cinema di Venezia, sarà in programma in
prima visione all’Ariston dal 10 ottobre.
Fabienne (Catherine Deneuve) è una star del cinema francese circondata
da uomini che la adorano e la ammirano. Quando pubblica la sua
autobiografia, la figlia Lumir (Juliette Binoche) torna a Parigi da
New York con marito (Ethan Hawke) e figlia. L’incontro tra madre e
figlia si trasformerà velocemente in un confronto: le verità verranno
a galla, i conti saranno sistemati, gli amori e i risentimenti
confessati.
Scrive Kore-eda Hirokazu nelle note di regia: «Se ho osato raccogliere
la sfida di girare il mio primo film fuori dal mio paese, in una
lingua che non è la mia e con una troupe interamente francese, è solo
perché ho avuto la grande fortuna di incontrare attori e collaboratori
che hanno voluto realizzare questo film insieme a me. È stata Juliette
Binoche ad accendere la scintilla iniziale. Ci conoscevamo già da
qualche tempo quando venne in Giappone nel 2011 e sostenne che un
giorno avremmo fatto qualcosa insieme. Quella sua proposta è stato il
punto di partenza di questo progetto. Dunque vorrei cominciare
manifestando il mio rispetto e la mia gratitudine per la sua audacia.
Alla base della sceneggiatura c’è una commedia che avevo iniziato a
scrivere nel 2003 su una notte nel camerino di un’attrice teatrale che
si sta avviando verso la fine della sua carriera. Ho finito col
trasformare quella pièce in una sceneggiatura cinematografica che
racconta la storia di un’attrice del grande schermo e di sua figlia
che aveva rinunciato ai suoi sogni di diventare attrice. Durante il
processo di riscrittura, ho più volte chiesto a Catherine Deneuve e a
Juliette Binoche qual è la vera essenza della recitazione e sono state
le loro parole a nutrire la sceneggiatura e a darle vita. Volevo che
la storia fosse ambientata in autunno perché desideravo sovrapporre
gli stati d’animo della protagonista alla fine della sua vita ai
paesaggi urbani di Parigi a fine estate. Spero che gli spettatori
osservino come la vegetazione del giardino muta impercettibilmente con
l’approssimarsi dell’inverno, accompagnando madre e figlia e dando
colore a quel momento della loro esistenza».
