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SUMMARY:Fotografia Wulz. Trieste\, la famiglia\, l’atelier\,
DESCRIPTION:Un percorso fotografico lungo oltre cent’anni\, scandito sia dagli eventi che hanno collocato la città di Trieste al centro dello scenario internazionale\, sia dalle tappe del suo sviluppo economico\, demografico\, sociale e culturale. Una lunga storia vista attraverso il filtro privilegiato della famiglia Wulz\, che per più di un secolo gestì l’omonimo atelier fotografico triestino.\nÈ Fotografia Wulz. Trieste\, la famiglia\, l’atelier\, la mostra che si inaugura al Magazzino delle Idee di Trieste il prossimo 13 dicembre alle ore 18:00\, curata da Antonio Giusa e Federica Muzzarelli. \nOrganizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia\, in collaborazione con la Fondazione Alinari di Firenze\, l’esposizione presenta una selezione storica e critica dell’archivio dello Studio fotografico Wulz di Trieste (1868-1981)\, uno tra i più importanti complessi archivistici conservati oggi negli Archivi Alinari\, divenuti patrimonio pubblico grazie all’acquisizione della Regione Toscana che li ha affidati alla Fondazione Alinari per la Fotografia. \nL’esposizione rimarrà aperta al pubblico dal 14 dicembre 2024 fino al 27 aprile 2025\, inserendosi così nel palinsesto di “GO!2025&Friends”\, il cartellone di eventi collegato al programma ufficiale di “GO!2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale europea della Cultura”. \nGrazie alla selezione critica del patrimonio Alinari operata dai due curatori e alla presenza di altri materiali provenienti da istituzioni pubbliche\, come la Wolfsoniana di Genova\, il Museo Revoltella e i Civici Musei di Storia e Arte di Trieste\, ma anche da collezioni private quali quelle della Libreria antiquaria Drogheria 28 di Trieste e la Collezione Sergio Vatta\, con questa mostra si vogliono offrire nuovi spunti di riflessione e proporre letture nuove o aggiornate della produzione fotografica dei Wulz. Attraverso quasi trecento pezzi\, tra scatti fotografici\, negativi\, vintage\, documenti e oggetti dell’archivio dello Studio fotografico Wulz\, la mostra ci restituisce una Trieste per certi versi inedita\, una città calata in un periodo storico cruciale per la sua evoluzione\, quello che va dalla seconda metà dell’800 alla seconda del ‘900 e non solo. Le immagini realizzate nell’ultimo periodo di attività dello studio\, dalle sorelle Wanda e Marion Wulz\, possono essere lette come l’occasione di visualizzare concretamente i progressivi mutamenti dell’identità delle donne\, che nei primi decenni del Novecento intrapresero una delle fasi più importanti del loro percorso di emancipazione e indipendenza. \nLa mostra è sostenuta da Calliope Arts Foundation\, ente impegnato nella salvaguardia e promozione del patrimonio culturale delle donne. Calliope cura pubblicazioni come The Curators’ Quaderno\, che vedrà per l’occasione la stampa di un nuovo numero dedicato alle sorelle Wulz. \nAccompagnata da un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale\, la mostra avrà anche una serie di eventi d’approfondimento.
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SUMMARY:Attraverso uno sguardo diverso. Stanley Kubrick fotografo
DESCRIPTION:Al Magazzino delle Idee dal I. ottobre 2021 oltre 130 fotografie testimoniano il precoce talento di Stanley Kubrick. A soli 17 anni\, il futuro genio del cinema lavorò come fotoreporter per Look Magazine\, celebre rivista di New York\, affinando il suo straordinario sguardo sulle persone e sulla realtà.   \nTRIESTE – Stanley Kubrick prima di diventare un regista geniale\, fu un fotografo geniale.  A soli 17 anni venne assunto da Look Magazine\, una fra le più importanti riviste U.S.A. per la quale documentò\, tra il 1945 e il 1950\, i diversi aspetti della società newyorchese e americana\, manifestando una straordinaria sensibilità fotografica e capacità narrativa attraverso le immagini.  \nDal I. ottobre 2021 al 30 gennaio 2022\, l’Ente regionale per il patrimonio culturale propone al Magazzino delle Idee la mostra\, dedicata alla eccezionale carriera da fotoreporter di Kubrick prima che divenisse il celebre regista che tutti conosciamo. In esposizione a Trieste 130 fotografie e circa quaranta numeri Look\, in cui compaiono molte delle immagini scattate dal giovane artista. Le immagini testimoniano lo straordinario talento per le storie e le inquadrature di uno dei geni cinematografici del dopoguerra\, regista di capolavori come Orizzonti di Gloria\, Lolita\, 2001 Odissea nello spazio\, Il Dottor Stranamore\, Arancia Meccanica\, Barry Lyndon\, Shining\, Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut. \nAttraverso i suoi scatti\, spesso organizzati in sequenze narrative\, Kubrick racconta i diversi aspetti di una società in rapida evoluzione\, le sue contraddizioni\, l’evoluzione dei rapporti fra le persone\, i protagonisti del mondo dello spettacolo nei suoi diversi aspetti – dalla boxe\, alla nascente televisione –  \nNel 1950 lascia il suo lavoro Look per dedicarsi ai cortometraggi e al film Paura e desiderio (1953)\, primo di una straordinaria avventura da regista.  \nIl primo scatto di Kubrick pubblicato da Look è datato 26 giugno 1945. Si tratta del ritratto di un edicolante affranto per la morte di Roosevelt. Un’immagine che affascinò a tal punto gli editors di Look da indurre la rivista ad offrire al fotografo dilettante la possibilità di entrare nello staff come fotoreporter. \nOltre alle immagini scattate nei vicoli di New York\, così come nei luoghi dell’alta società\, nei night club e negli stadi\, negli studi televisivi e radiofonici\, in mostra si possono ammirare i servizi fotografici dedicati a una serie personalità del mondo del cinema\, dello sport\, della cultura: il giovane attore Montgomery Clift\, ripreso nell’appartamento nel quale conduce una vita del tutto ordinaria nonostante la fama ormai raggiunta\, e ancora il campione di boxe italo-americano Rocky Graziano\, uomo dall’infanzia difficile\, colto da Kubrick lontano dai riflettori; Peter Arno\, fumettista bohémien nel suo appartamento di Park Avenue; Betsy Furstenberg\, simbolo della vita mondana newyorkese contrapposta all’esistenza precaria dei piccoli lustrascarpe che si aggirano agli angoli delle strade di New York con il loro sguardo rivolto alla speranza di una vita diversa e dei giovani  ritratti nelle diverse fasi dell’amore adolescenziale. \nKubrick punta la macchina fotografica anche sugli artisti del circo\, fotografati durante le prove\, mentre negli scatti della Columbia University\, il giovane reporter osserva da dietro l’obiettivo il luogo d’élite per eccellenza dove l’America forma la classe dirigente del futuro.  \nA rendere particolarmente interessante la mostra al Magazzino delle Idee\, è la presenza\, accanto alle fotografie sviluppate in grande formato\, dei numeri di Look in cui le immagini apparvero per la prima volta. È così possibile cogliere il contesto giornalistico per cui furono concepite e metterle in relazione agli articoli o ai testi che le accompagnarono.  \nL’esposizione non si limita tuttavia a proporre il materiale edito da Look. Molti degli scatti di Kubrick non trovarono spazio nelle pagine della rivista\, per lo stile eccentrico\, per il carattere anticonvenzionale per i tempi o rispetto alla linea editoriale del giornale. Si tratta tuttavia di immagini straordinarie che documentano l’evoluzione dell’estetica del grande regista e ci permettono oggi di coglierne appieno il precoce talento.  \nNella sezione finale della mostra sarà proiettato un cortometraggio di Stanley Kubrick\, il documentario incentrato sul pugile e attore Walter Cartier\, Day of the Fight (1951). Il lavoro fotografico su questa personalità del Bronx divenne lo storyboard del film e consentì a Kubrick di elaborare le scene\, gli angoli di ripresa\, le inquadrature e le luci. Kubrick continuò ad affidarsi alle fotografie per l’elaborazione delle proprie sceneggiature per tutta la vita. Questa sezione comprenderà anche un estratto dal suo secondo lungometraggio\, Killer’s Kiss (1955) fortemente legato all’estetica e ai temi del film noir – boxe\, crimine\, sale da ballo e showgirl – già oggetto dei suoi servizi per Look. \nMostra organizzata da Erpac in collaborazione con il Museo della Città di New York e l’Archivio Stanley Kubrick\, a cura di Sean Corcoran e Donald Albrecht.
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SUMMARY:Sandro Miller. Malkovich\, Malkovich\, Malkovich.
DESCRIPTION:Pronti\, via! I musei e le mostre Erpac FVG riaprono finalmente al pubblico. Solo nei giorni feriali e nel rispetto delle misure anti-Covid. Una ripartenza che arriva dopo una sospensione di ben tre mesi e che è legata al passaggio della nostra regione da arancione a gialla. \nSi comincerà martedì con la riapertura di “Malkovich\, Malkovich\, Malkovich. Homage to Photographic Masters”\, mostra organizzata da Erpac FVG al Magazzino delle Idee di Trieste\, inaugurata lo scorso 31 ottobre e sospesa dopo una sola settimana per l’emergenza sanitaria. Prorogata fino al 2 maggio\, l’esposizione vede il noto attore John Malkovich immortalato dall’obiettivo del fotografo americano Sandro Miller\, in sessantuno ritratti a colori e in bianco e nero\, ispirati dai grandi maestri della fotografia. Aperta dal martedì al venerdì dalle 10 alle 19. \nLa mostra – chiusa subito dopo l’inaugurazione avvenuta a fine ottobre a causa dell’emergenza sanitaria – sarà visitabile fino alla prossima primavera a partire dalla nuova apertura\, ancora da definire in base alle diposizioni governative nazionali. Una decisione voluta da Erpac FVG\, visto il successo mediatico riscontrato nel primo mese\, per dare al pubblico la possibilità di visitare l’esposizione dal vivo e ammirarne le straordinarie fotografie e i video che caratterizzano il progetto fotografico di Sandro Miller\, omaggio a trentaquattro maestri della fotografia\, fra cui Albert Watson\, Annie Leibovitz\, Bill Brandt\, Diane Arbus\, Herb Ritts\, Irving Penn\, Pierre et Gilles\, Richard Avedon e Robert Mapplethorpe. In ognuno degli scatti\, John Malkovich impersona infatti il soggetto di una celebre fotografia\, trasformandosi di volta in volta in Marilyn Monroe\, Salvador Dalì\, Mick Jagger\, Muhammad Alì\, Meryl Streep\, John Lennon e Yoko Ono\, Andy Warhol\, Albert Einstein\, Ernest Hemingway e in molti altri personaggi.  \nOgni opera riproduce in tutti i dettagli le fotografie prese a modello esaltando le doti camaleontiche e la capacità mimetica di Malkovich\, così che egli di volta in volta muta non solo espressione\, ma anche sesso e età divenendo uomo o donna\, anziano o bambino\, sensuale o enigmatico\, cupo o gioioso. \nLa collaborazione fra Sandro Miller e John Malkovich risale agli anni Novanta quando i due si incontrano a Chicago nella sede della Steppenwolf Theatre Company di cui Malkovich è uno dei membri fondatori. «È diventato la mia tela\, la mia musa\, John si sedeva ed ascoltava la mia idea\, poi diceva “Ok facciamolo”\, racconta Miller. Negli anni di collaborazione John non ha mai detto non mi piace». \nLa mostra documenta il lavoro intrapreso da Sandro Miller e Malkovich nel 2013. Lo scatto che dà vita all’intero progetto è quello in cui John Malkovich reinterpreta Truman Capote ritratto da Irving Penn.\nDurante una giornata di lavoro con Malkovich in teatro\, Miller notò infatti la somiglianza dell’attore a Truman Capote. Desiderando omaggiare Irving Penn\, suo maestro per eccellenza\, Miller propose a Malkovich di posare per lui nelle vesti di Capote.\nSulla scorta di questo primo scatto nascono tutte le opere esposte in mostra\, in cui Malkovich interpreta una galleria di ritratti così noti da essere divenuti quasi immagini devozionali e che tuttavia non ha timore di dissacrare attraverso il proprio talento. Malkovich si cala nella parte di Che Guevara di Korda\, in Warhol del celebre autoritratto\, o in Mick Jagger nel ritratto di Bailey\, sottolineando debolezze\, vanità e contraddizioni dei grandi personaggi.\nGli scatti sono preceduti da una minuziosa ricerca in cui Miller e Malkovich\, assistiti da costumisti\, truccatori e scenografi analizzano accuratamente ogni dettaglio degli originali\, scandagliando i lavori dei grandi fotografi presi a modello.  \n«Non ho voluto fare una parodia. Rendere omaggio ai fotografi e alle fotografie che hanno cambiato il mio punto di vista sulla fotografia è una cosa seria per me. Queste sono le immagini che mi hanno ispirato facendomi diventare il fotografo che sono oggi.» \nArricchiscono l’esposizione tre ritratti non facenti parte del progetto originario che rappresentano Malkovich nei panni di Adolf Hitler (Hitler Green)\, di Papa Giovanni XXIII (Recreations)\, e impegnato in una rivisitazione del tema di Salomè con la testa del Battista (Head on Plate). Un video making-off permette inoltre di ripercorrere il processo creativo e di trasformazione di Malkovich davanti all’obiettivo e sotto la direzione di Miller.\nPer meglio apprezzare l’accurato lavoro affrontato da Miller e Malkovich saranno presenti in mostra anche le riproduzioni delle fotografie che hanno fornito l’ispirazione ai diversi scatti. \n«Ognuno di noi ha un eroe o una persona che ammira. Li lodiamo\, li veneriamo e li mettiamo su un piedistallo. Può essere una figura religiosa\, un attore di Hollywood\, una star dello sport come Tiger Woods o Michael Jordan. Per me i grandi maestri della fotografia sono come i campioni sportivi. Ammiro Irving Penn\, Richard Avedon\, Annie Leibovitz\, e ogni singolo fotografo rappresentato nel mio Homage to the Masters. Ho ricreato le fotografie dei grandi maestri in segno di rispetto\, amore e ammirazione.» \nConclude la mostra la sezione inedita Malkolynch che si compone del video Psychogenic Fugue (2015)\, un cortometraggio frutto della collaborazione fra Sandro Miller e David Lynch e definito da Miller “un ottovolante nella mente di David Lynch” e alcune fotografie. Nel video e nelle immagini fotografiche otto fra i personaggi più noti di Lynch sono reinterpretati da John Malkovich\, tra cui Frank Booth\, Mystery Man dal film Robert Blake\, il protagonista di The Elephant Man\, il personaggio di John Nance Henry Spencer del film Eraserhead\, l’agente Dale Cooper e la Log Lady\, del Segreto di Twin Peaks. Per il gran finale\, Malkovich interpreta Lynch in persona.
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SUMMARY:FELLINI. La Dolce Vita e 8 ½. Fotografie di scena
DESCRIPTION:L’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con Cinemazero di Pordenone\, La Cineteca di Bologna\, la Cineteca del Friuli\, Casa del Cinema di Trieste\, la Collezione Maraldi di Cesena e la Collezione Minisini di Cividale del Friuli\, celebra i suoi cent’anni con la mostra “FELLINI. La Dolce Vita e 8 ½. Fotografie di scena” dall’8 dicembre al 1° marzo 2020. \nPer onorare l’artista\, il poeta\, il regista\, il pittore\, l’uomo poliedrico\, il contemporaneo italiano più amato e conosciuto al mondo della celluloide e della cultura\, che il 20 gennaio 2020 avrebbe compiuto 100 anni\, il Magazzino delle Idee di Trieste mette in evidenza attraverso 120 fotografie di scena fino a che punto due tra i suoi film più celebri La dolce vita e 8 ½ – abbiano contribuito ad affermare modelli di eleganza\, di gusto e di stile così nuovi e affascinanti da influenzare un pubblico molto più ampio di quello delle pellicole stesse e attualissimi ancora oggi. Prima ancora che racconti\, sono una successione di immagini straordinarie che mettono in luce l’inesauribile creatività del regista. I fotografi di scena chiamati a testimoniare la realizzazione dei suoi film raccontano anche ciò che altrimenti gli spettatori non potrebbero vedere\, e offrono l’occasione per comprendere il contesto in cui nacquero le opere: si vedono le signore impellicciate che\, in pieno inverno\, assistono al celebre bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi\, gli attori al trucco\, il regista all’opera mentre si sbraccia\, ammalia\, impartisce direttive agli attori. \nTre i fotografi di scena i cui scatti sono esposti: \nPierluigi Praturlon\, testimone d’eccezione della dolce vita romana – autore della famosa fotografia di Anita Ekberg\, infantile e smaliziata\, nella Fontana di Trevi\, simbolo del film di Fellini e manifesto di un’intera epoca. i impose nel giro di pochi anni come uno dei maggiori interpreti della Roma della Dolce vita e fu chiamato spesso dalle stesse produzioni a scattare servizi fotografici dentro gli studi di Cinecittà. \nGideon Bachmann\, cosmopolita e poliedrico\, critico cinematografico\, e fotografo amico di Pasolini e Fellini. Nato in Germania\, ma presto emigrato con la famiglia\, crebbe a New York\, dove fu allievo di Hans Richter. Trasferitosi a Roma negli anni di maggiore vitalità del cinema italiano\, strinse amicizia con Fellini e Pasolini\, Bertolucci\, Ferreri e Scola\, documentò con la macchina fotografica i set di alcuni delle loro opere più importanti.  \n Paul Ronald\, francese di nascita ma fra i più importanti fotografi di scena del cinema italiano\, chiamato dallo stesso Fellini sul set di 8 ½\, ha lasciato attraverso i suoi scatti a colori una testimonianza eccezionale di scene e personaggi.   \nLe fotografie sono dunque la testimonianza di un’esperienza artistica e della squadra di uomini e donne\, artigiani\, tecnici e artisti che consentirono a Fellini di compierla. Completano l’esposizione anche alcune immagini del fotografo Tazio Secchiaroli  il “paparazzo” per eccellenza\, che testimoniano alcuni momenti della dolce vita romana rimasti nella storia del costume italiano; oltre a racconti\, ritagli di stampa\, manifesti che gettano luce sulle fonti di ispirazione e raccontano il dietro le quinte.
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SUMMARY:Vivian Maier. The Self-portrait and its Double
DESCRIPTION:Al Magazzino delle idee a Trieste\, l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale presenta la mostra “Vivian Maier. The Self-portrait and its Double”: settanta autoritratti in bianco e nero e a colori raccontano la vita misteriosa di Vivian Maier. In programma dal 20 luglio al 13 ottobre 2019\, la mostra curata da Anne Morin diChroma Photography\, Madrid\, realizzata e organizzata dall’ Ente Regionale per il Patrimonio Culturale in collaborazione con John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery di New York\, intende raccontare come l’artista si vedeva e come percepiva il mondo che la circondava.\nVivian Maier trascorre tutta la vita in anonimato fino al 2007\, quando il suo immenso e impressionante lavoro\, composto da più di 120.000 negativi\, filmati Super 8mm e 16mm\, diverse registrazioni audio\, alcune fotografie e centinaia di rullini non sviluppati\, viene scoperto da John Maloof\, fotografo per passione e agente immobiliare per professione. Dopo aver stampato alcune foto\, Maloof le pubblica su Flickr\, ottenendo un forte interesse che diventa virale. Pertanto decide di fare delle indagini sulla donna che ha scattato quelle fotografie:\n\nVivian Maier nasce a New York il 1 febbraio 1926\, i genitori presto si separano e la figlia viene affidata alla madre\, che si trasferisce presso un’amica francese\, Jeanne Bertrand\, fotografa professionista. Negli anni Trenta le due donne e la piccola Vivian si recano in Francia\, dove Vivian vive fino all’età di 12 anni. Nel 1938 torna a New York\, città in cui inizia la sua vita da governante e bambinaia. Un ruolo che ricoprirà per oltre quarant’anni.\n\nPer anni Vivian Maier è solo una “tata francese” mentre\, nella stanzetta messa a disposizione dalla famiglia presso cui abita\, coltiva una passione immensa\, la fotografia. Vivian passa la sua vita a catturare immagini\, prima con la macchina fotografica Rolleiflex poggiata sul ventre\, e poi con la Leica davanti agli occhi.  Riproduce la cronaca emotiva della realtà quotidiana. I soggetti delle sue fotografie sono persone che incontra nei quartieri degradati delle città\, frammenti di una realtà caotica che pullula di vita\, istanti catturati nella loro semplice spontaneità. Molte foto testimoniano i viaggi dell’artista in giro per il mondo\, con uno sguardo meravigliato e incuriosito sulla società contemporanea.\n\nNella serie di autoritratti esposti al Magazzino delle Idee\, l’artista si ritrae su superfici riflettenti\, specchi o vetrine di negozi. Il suo interesse per l’autoritratto è più che altro una disperata ricerca della propria identità. Produce discretamente prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembra non avere un posto per lei. Riflessi del suo volto in uno specchio o in un infinito ritorno della sua immagine\, la sua ombra che si allunga a terra\, o il profilo della sua figura: ogni autoritratto di Vivian Maier è un’affermazione della sua presenza in quel particolare luogo\, in quel particolare momento. La caratteristica ricorrente\, che è diventata poi una firma nei suoi autoritratti\, è l’ombra: quella silhouette il cui tratto principale è il suo essere attaccata al corpo\, quella copia del corpo in negativo\, “ricavato dalla realtà”\, che ha la capacità di rendere presente ciò che è assente. Infatti\, sebbene l’ombra dimostri l’esistenza di un soggetto\, allo stesso tempo ne annulla la presenza. All’interno di questa dualità\, Vivian Maier gioca con il sé fino al punto di scomparire e di ricomparire nel suo doppio\, riconoscendo forse che l’autoritratto è un “intervento in terza persona che dimostra la coesistenza della presenza e della sua assenza.”\n\nAutoritratti in bianco e nero\, il tema del doppio rivelato negli specchi e negli oggetti riflettenti\, 11 fotografie a colori\, mai esposte in Italia e  realizzate dopo gli anni Sessanta\, raccontano il passaggio dalla Rolleiflex alla Leica. Inoltre\, Film in Super 8\, girati dalla stessa artista e il film documentario “Finding Vivian Maier” diretto da John Maloof nel 2013 fanno da corredo alle fotografie in mostra.
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SUMMARY:Robert Doisneau. Across the Century
DESCRIPTION:L’ Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia-Erpac in collaborazione con diChroma Photography di Madrid e l’Atelier Robert Doisneau\, Parigi\, presenta al Magazzino delle Idee di Trieste dal 13 aprile al 23 giugno 2019 la mostra “Robert Doisneau. Across the Century”. L’esposizione\, attraverso 88 stampe d’epoca\, narra la passione fotografica dell’autore che ha più celebrato la bellezza misconosciuta della quotidianità\, creando un immaginario collettivo basato sulla vita della gente comune. \nAl Magazzino delle Idee sono esposte tutte le tematiche su cui Doisneau ha lavorato: la vita quotidiana\, la vita di strada\, i sobborghi\, Parigi\, i bambini\, la ricostruzione della Francia dopo la seconda guerra mondiale. Una vera e propria passeggiata nel XX secolo\, attraverso le sue immagini più iconiche come il Bacio all’Hotel de Ville\, la fotografia più riprodotta in assoluto nella storia della fotografia\, e altre meno note al grande pubblico. \nOrari \nDa martedì a domenica: 10:00 – 19:00 \nLunedì chiuso \nAperture straordinarie: \ndomenica 21 e lunedì 22 aprile
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SUMMARY:Prendiamo la parola. Esperienze dal ’68 in Friuli Venezia Giulia
DESCRIPTION:Il 25 febbraio del 1968\, ancora prima che scoppiasse il maggio francese\, a Trieste fu occupata la facoltà di Lettere. Fu il primo vagito del neonato movimento studentesco\, che in Friuli Venezia Giulia si sviluppò in quegli anni con alcune caratteristiche peculiari. Per raccontarle in occasione del cinquantenario del movimento sessantottino sbarca a Trieste\, al Magazzino delle Idee\, la mostra “Prendiamo la parola”. L’esposizione\, che inaugurerà venerdì 11 maggio alle 11\, è stata pensata per ricordare il ’68 non solo attraverso gli accadimenti storici\, ma soprattutto per mezzo delle testimonianze di chi visse in prima persona quel periodo. Gli studenti delle scuole superiori e dell’Università di Trieste\, che in un momento di difficile trasformazione del mondo si misero in gioco per affrontare i loro problemi e quelli della società in cui vivevano. Grazie a migliaia di persone come loro\, che presero la parola\, parteciparono e lottarono per il cambiamento\, si costituì il Movimento studentesco nel nostro territorio. A Trieste\, nella sua Università\, il movimento assunse delle caratteristiche assolutamente peculiari: per la prima volta\, 50 anni fa\, triestini\, friulani\, sloveni\, greci si trovarono assieme a condividere le stesse esperienze e a discutere di temi importanti quanto pratici: la mensa\, il presalario\, le politiche della casa per i fuori sede\, i programmi di studio. Il tutto avvenne in un confronto vivace\, a volte vigoroso\, senza però episodi di intolleranza. Ci fu il desiderio di partecipare\, di garantire il diritto allo studio\, di essere coautori della propria formazione\, di poter vivere in una società meno rigida e aperta alla giustizia sociale. “Prendere la parola” fu il primo passo. L’Associazione “Quelli del ’68” ha raccolto foto\, documenti\, interventi audio e video\, per restituire il clima e il senso di quell’esperienza di 50 anni fa. I materiali sono stati riuniti in questa mostra\, che si avvale della co-organizzazione dell’Ente Regionale Patrimonio Culturale ed è realizzata in collaborazione con l’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea del Friuli Venezia Giulia e l’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione. L’esposizione propone foto\, pagine di giornale\, riviste\, volantini\, manifesti\, musiche e testi di canzoni\, insieme a documenti di raro interesse storico\, come le lettere che si scambiarono il presidente dell’Assemblea generale degli studenti dell’Università di Trieste\, Aldo Colleoni\, e il rettore. Ad accogliere lo spettatore all’inizio della mostra sono alcuni materiali che ricordano il carattere globale del ’68\, con riferimenti al Vietnam\, al maggio francese e alle altre occupazioni negli atenei italiani. Più corposa invece la parte dedicata ai documenti relativi all’esperienza locale\, che si sviluppa anche su alcuni temi specifici\, dal disagio psicologico alla condizione femminile. Una rarità presentata in mostra sono i manifesti d’epoca provenienti dalla prestigiosa Collezione Bardellotto di Venezia: dalla matrice del celebre poster che ritrae il Che dopo la sua morte agli storici manifesti in ricordo di Angela Davis\, delle Black Panthers e delle contestazioni contro Nixon e la guerra del Vietnam. All’interno della mostra c’è anche un’installazione multimediale che attraverso dieci monitor disposti a cerchio ripropone una sorta di “assemblea”\, dando voce a dieci protagonisti dell’epoca\, che si ritrovano a discutere del passato e delle prospettive del presente\, in un prezioso esercizio di democrazia. La mostra rimarrà aperta a ingresso libero fino al 17 giugno (da martedì a domenica 10–13 e 16–19.30). Nel mese d’apertura dell’esposizione saranno proposti anche alcuni eventi collaterali\, che esploreranno il ’68 attraverso la saggistica\, il cinema\, la musica. Parte del materiale in mostra è raccolto nel sito web www.quellidel68.it.
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SUMMARY:Maria Teresa e Trieste. Storia e culture della città e del suo porto
DESCRIPTION:In occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Maria Teresa d’Austria\, dal 7 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018 il Magazzino delle Idee a Trieste presenta la mostra Maria Teresa e Trieste. Storia e culture della città e del suo porto\, attraverso un percorso inedito – tra storia\, costume e società – dedicato a Trieste e allo straordinario ruolo che Maria Teresa d’Austria ebbe nello sviluppo urbano\, sociale\, politico e culturale della città\, anticipando il futuro con le sue riforme. La mostra è organizzata da ERPaC (Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia)\, Servizio promozione\, valorizzazione e sviluppo del territorio\, in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e l’Università di Trieste. L’esposizione rientra nel progetto “Una donna è Trieste”\, voluto dalle più importanti Istituzioni della città. Inaugurazione: venerdì 6 ottobre 2017\, ore 18.00
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SUMMARY:Tu mi sposerai
DESCRIPTION:Opere di Gigetta Tamaro.Da martedì a domenica dalle 10 alle 19.
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SUMMARY:La Grande Guerra 1915-1918
DESCRIPTION:In occasione del Centenario della Grande Guerra\, l’Esercito Italiano ed il Comune di Trieste\, col patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia e la collaborazione il Gruppo Ermada ed il Centro Regionale di Studi Militari Antichi e Moderni di TRIESTE\, promuovono la mostra itinerante su “la Grande Guerra” in programma al Magazzino delle Idee di Trieste dal 6 al 22 dicembre\, con ingresso gratuito\, dalle 10.00 alle 18.00 (escluso sabato e domenica). La rassegna espositiva sarà inaugurata ufficialmente martedì 6 dicembre\, alle ore 10.30.Lo scopo che la mostra itinerante si prefigge è quello di consentire l’interazione degli Enti territoriali di F.A. con Istituzioni culturali e storiche locali\, coinvolgendo le Associazioni Combattentistiche e d’Arma\, i gruppi storici\, e qualunque altra eccellenza di natura storico-culturale presenti nella Provincia.\nIl contenuto dei pannelli oltre ad analizzare l’evoluzione del conflitto nei vari anni approfondisce aspetti meno conosciuti dello stesso come ad esempio: le condizioni di vita del soldato al fronte; la guerra in trincea; il contributo delle donne nel conflitto (donne che sostituiscono gli uomini nelle fabbriche\, portatrici carniche); lo sviluppo tecnologico degli armamenti (dirigibili\, artiglierie; aeroplani; mitragliatrici; tank e armi chimiche);la guerra in montagna; la propaganda nel suo duplice aspetto (rafforzare il morale delle truppe o minare il morale dell’avversario); la croce rossa; tutela del patrimonio artistico (salvaguardia dei monumenti in città come Padova\, Venezia\, Treviso\, Milano e Udine);necessità di edificare i sacrari e cimiteri per eternare la memoria dei caduti alle future generazioni (Redipuglia\, Vittoriale).Tutti i pannelli sono corredati da numerose illustrazioni e foto d’epoca che integrano i contenuti dei testi.\nI visitatori potranno ammirare anche un area espositiva allestita dal 3° reggimento genio di Udine che riproduce una tratto di trincea che veniva realizzato nel corso del primo conflitto mondiale\, in territorio carsico\, da unità nazionali a ridosso della linea di contatto con il nemico.
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SUMMARY:Play It Again (R)evolution
DESCRIPTION:Parla a tutti\, ma soprattutto ai maniaci della realtà virtual videoludica la mostra PLAY IT AGAIN: ®EVOLUTION. In ambito tecnologico un anno rappresenta praticamente un’era geologica. Lì il tempo scorre ad una velocità impossibile\, così come l’evoluzione delle macchine che hanno accompagnato i nostri momenti di svago. Strati di silicio e plastica sedimentati hanno formato il terreno ricco di reperti dall’inestimabile valore sentimentale su cui poggia l’intera cultura videoludica odierna. Osservando dalla giusta prospettiva\, possiamo però godere di uno sguardo privilegiato sull’interno cammino di sviluppo del pixel. Con questa consapevolezza\, Play It Again abbandona la propria rassicurante ed accogliente cameretta e passa al livello successivo: tra rovine quasi dimenticate e realtà virtuali inesplorate. Lasciatevi alle spalle ogni convinzione ed abbandonatevi all’imprevedibile stabilità e all’eccentrica precarietà degli universi forgiati dal pixel. (Ri)portate alla luce il piacere dell’esplorazione sepolto sotto ammassi di civiltà. (Ri)trovate nelle forme squadrate amici da lungo tempo dimenticati e sfidate illustri sconosciuti. (Ri)scoprite il piacere dell’ignoto. Preparatevi per Play It Again: (R)evolution! In collaborazione con Trieste Diventi Gioco.  \nInaugurazione Venerdì 28 ottobre alle ore 18.00\nOrari:\nSabato 29 – lunedì 31 ottobre 10.00 – 13.00 e 16.00 – 19.00\nMartedì 01 – domenica 06 novembre
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SUMMARY:25 anni di Nathan Never
DESCRIPTION:Nel 1991 arrivava in edicola il primo numero di “Nathan Never”\, la prima serie di fantascienza di Sergio Bonelli Editore ideata da Michele Medda\, Antonio Serra e Bepi Vigna. L’Agente Speciale Alfa festeggia oggi i suoi 25 anni con una mostra di tavole preziose e materiali originali appositamente selezionati\, regalando un inedito itinerario storico sulle tracce di albi e speciali legati all’universo di Nathan Never. \nÈ il giugno del 1991. I Queen hanno da poco dato alla luce Innuendo\, il loro ultimo album con Freddie Mercury\, “Il Silenzio degli Innocenti” con Anthony Hopkins ha terrorizzato il pubblico del cinema e\, soprattutto\, Tim Berners-Lee\, ricercatore del Cern\, sta per annunciare al mondo la soluzione al problema di come condividere i documenti tra studiosi grazie a un software basato sul concetto di ipertesto che lui stesso battezza come World Wide Web: il sito che mette in rete è il primo della storia e inaugura ufficialmente l’era di internet. È in questo 1991 rivoluzionario che\, 25 anni\, fa arrivava in edicola il primo numero di Nathan Never\, la prima serie di fantascienza di Sergio Bonelli Editore ideata da Michele Medda\, Antonio Serra e Bepi Vigna e subito amatissima dai lettori\, primi tra tutti quelli che sono rimasti conquistati dal “Blade Runner” di Ridley Scott. Come spiegano gli autori\, del resto\, Nathan Never racconta un viaggio nel tempo dove\, partendo dai ricordi\, si va incontro al sogno. \nIn mostra a Trieste\, curata da Napoli COMICON\, il Salone del Fumetto della città partenopea dove si è allestita la prima tappa dell’esposizione\, immagini e tavole originali della storia di Nathan Never\, a partire dagli studi del personaggio per mano di Roberto De Angelis  e Nicola Mari\, passando per le matite di Stefano Casini e altri autori\, con la chicca di una storia poco vista di De Angelis per un videogioco; e per giungere a immagini del numero 300\, sempre ad opera di De Angelis. A cura di alino&alina con Glauco Guardigli \nInaugurazione Venerdì 28 ottobre alle ore 18.00\nOrari: \nSabato 29 – lunedì 31 ottobre 10.00 – 13.00 e 16.00 – 19.00 \nMartedì 01 – domenica 06 novembre 10.00 – 20.00
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