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SUMMARY:Il tempo di Omero Voce\, corpo\, sguardo di Antonutti
DESCRIPTION:La mostra “Il tempo di Omero Voce\, corpo\, sguardo di Antonutti” dedicata alla carriera teatrale e cinematografica di Omero Antonuttiè stata presentata oggi\, venerdì 4 luglio 2025 nel corso di una conferenza stampa introdotta dall’Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo\, Giorgio Rossi\, presso la Sala “Attilio Selva” di Palazzo Gopcevich in via Rossini 4 a Trieste dove verrà inaugurata nella giornata odierna alle ore 18. \nSono intervenuti il responsabile dei Musei Storici e Conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, Stefano Bianchi\, Mariella Magistri e Franco Però per la Casa del Cinema\, Graziella Moreale Antonutti per l’Associazione Culturale Omero Antonutti e Paolo Quazzolo e Massimiliano Spanu per l’Università degli Studi di Trieste. \n“Il Tempo di Omero. Voce\, corpo\, sguardo di Antonutti” è il titolo dell’esposizione\, in calendario dal 5 luglio al 12 ottobre 2025 e allestita negli spazi al piano terra di Palazzo Gopcevich\, che intende rendere omaggio alla carriera di Omero Antonutti (1935-2019)\, attore di teatro\, cinema\, televisione e celebre doppiatore\, friulano di origini e triestino d’adozione\, nella ricorrenza del 90esimo anniversario della nascita. \nIl percorso espositivo – illustrato nel corso della conferenza stampa – presenta un viaggio tra le molteplici sfaccettature della carriera attoriale di Omero Antonutti\, attraverso un arco di sessant’anni di attività per il teatro\, il cinema e la televisione.
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SUMMARY:Trieste 1954\, la ripartenza: La musica da camera di Giulio Viozzi
DESCRIPTION:Il Trio Pro Musica e la musica per flauto di Giulio Viozzi sono al centro della conferenza-concerto proposta dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” nella Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, in calendario mercoledì 13 novembre 2024 alle ore 17.30\, quale terzo della terna di appuntamenti\, a cura di Stefano Bianchi\, dedicata alla musica da camera di Giulio Viozzi (1912-1984)\, nell’ambito della attività culturali realizzate dal Comune di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nella ricorrenza del 70° anniversario del ritorno di Trieste all’Italia.\nProtagonisti della conferenza-concerto\, al centro della quale figura il Trio composto da Viozzi per il Trio Pro Musica\, sono Giorgio Marcossi (flauto)\, Massimo Favento (violoncello) e Corrado Gulin (pianoforte) del Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum\, coadiuvati per i contributi musicologici e aneddotici da Corrado Maurel\, pubblicista e critico musicale. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. \nNel catalogo delle composizioni di Viozzi scritte per trio\, ai sempre presenti violoncello e pianoforte si alternano il clarinetto\, il violino e il flauto. L’occasione di scrittura fu la presenza in città di alcune formazioni cameristiche particolarmente care all’autore\, tutte formate da colleghi\, amici e compagni d’arte: il Trio Ars Nova di Bruno Bidussi (pianoforte) Giorgio Brezigar (clarinetto) e Guerrino Bisiani (violoncello); il Trio di Trieste di Dario De Rosa (pianoforte)\, Renato Zanettovich (violino) e Libero Lana (violoncello); il Trio Pro Musica di Roberto Repini (pianoforte)\, Bruno Dapretto (flauto) e Adriano Vendramelli (violoncello). \nIl Trio per flauto\, violoncello e pianoforte\, scritto nel 1960 per il Trio Pro Musica\, ha uno stile che sembra una naturale evoluzione di quello proposto nelle precedenti composizioni cameristiche per tre strumenti. Se nel primo movimento (Preludiando – Vivo e nervoso) la scrittura sembra anticipare modelli poi affiorati nel rock impegnato degli anni ’70\, nel secondo movimento (Lento cantabile) Viozzi pare ottimizzare la sua capacità di sviluppo continuo del tema\, innescando e moltiplicando\, potenzialmente senza fine\, l’intreccio espressivo dei tre strumenti\, sfociando poi in un consueto tempo finale (Presto)\, nel quale il gusto della musica popolare riaffiora incontenibile tra richiami stravinskiani e formule ritmiche brillanti. Molto varie e curate sono le «Peripezie» per flauto e pianoforte (Preambolo – Scherzo – Recitativo – Ninna Nanna – Congedo) che Giulio Viozzi scrisse nel 1962 per Milos Pahor\, e che si potranno sentire nell’edizione curata dall’interprete stesso\, Giorgio Marcossi (già allievo di Milos Pahor). Il programma si completa con «Il ruscello magico» per pianoforte (1932) e qualche altra pagina inedita di Giulio Viozzi.
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SUMMARY:Primo appuntamento della terna di conferenze-concerto dedicata alla musica da camera di Giulio Viozzi
DESCRIPTION:Si inserisce nel calendario della attività culturali realizzate dal Comune di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nella ricorrenza del 70° anniversario del ritorno di Trieste all’Italia la terna di conferenze-concerto dedicata alla musica da camera di Giulio Viozzi (1912-1984)\, proposta dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e che ha per protagonisti i musicisti del Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum. \nTre dunque gli appuntamenti in programma nella Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4) con inizio alle ore 17.30 e a ingresso libero\, per tre mercoledì consecutivi\, a partire mercoledì 30 ottobre\, che offriranno all’ascolto le musiche di Viozzi scritte per trio: ai sempre presenti violoncello e pianoforte Viozzi alternò il clarinetto\, il violino e il flauto. L’occasione di scrittura fu la presenza in città di alcune formazioni cameristiche particolarmente care all’autore\, tutte formate da colleghi\, amici e compagni d’arte: il Trio Ars Nova di Bruno Bidussi (pianoforte) Giorgio Brezigar (clarinetto) e Guerrino Bisiani (violoncello); il Trio di Trieste di Dario De Rosa (pianoforte)\, Renato Zanettovich (violino) e Libero Lana (violoncello); il Trio Pro Musica di Roberto Repini (pianoforte)\, Bruno Dapretto (flauto) e Adriano Vendramelli (violoncello). \n  \nLa partenza\, mercoledì 30 ottobre 2024\, è nel segno delle composizioni dedicate al Trio Ars Nova (e al clarinetto)\, con Marta Macuz al clarinetto\, Massimo Favento al violoncello e Corrado Gulin al pianoforte\, che eseguiranno il Capriccio per pianoforte\, l’Improvviso per clarinetto e pianoforte\, A Duke Ellington per pianoforte e il Trio per clarinetto\, violoncello e pianoforte.\n \nDiplomatosi nel 1931 in pianoforte\, Giulio Weutz (poi Viozzi) aveva avuto modo di perfezionarsi con Angelo Kessisoglù\, salendo poi alla ribalta nazionale con la Rassegna dei giovani concertisti nel 1936. Aveva iniziato subito un’intensa attività concertistica ed esecutiva; tuttavia fu sempre più attratto dalla composizione\, arte e disciplina creativa in cui si era regolarmente diplomato nel 1937. Ebbe come mentore Antonio Illersberg\, guida significativa per molti musicisti triestini della sua generazione. Conscio delle difficoltà della sua epoca\, disgregata in stili\, correnti e linguaggi i più diversi\, e caratterizzata da innumerevoli scontri sull’identità stessa del “fare musica”\, Viozzi era solito dichiarare di «aver scelto il rifiuto degli estremismi dell’avanguardia e dell’assoluta dissoluzione tonale\, cercando di riportare la musica vicino agli uomini» con l’intenzione di restituire «alla musica una vera e propria funzione sociale»\, come amava ricordare all’amico Massimo Mila\, compagno di cordata in ricercatissime scalate alpine. Negli anni ’50-’60 fu tra i compositori italiani più eseguiti a livello nazionale senza dimenticare diversi successi a livello internazionale. Il corpus delle opere di Viozzi è imponente: compose 7 opere teatrali (Allamistakeo\, La giacca dannata e Il sasso pagano sono le più rappresentate e conosciute)\, 3 balletti\, musiche di scena\, una ventina di composizioni per orchestra\, una decina di concerti per strumenti solisti e orchestra\, musica per banda\, una notevole quantità di brani cameristici per quasi tutti gli strumenti\, una mole considerevole di musica vocale da camera\, popolare e corale. \n  \nL’eredità artistica di Giulio Viozzi è custodita oggi dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. Grazie alla generosa sensibilità della vedova Gemma Kenich Viozzi\, nel 1991 venivano infatti donati al Museo l’archivio (contenente corrispondenza\, rassegna stampa relativa alle esecuzioni\, testi di conferenze e programmi radiofonici)\, il pianoforte e la biblioteca personale del Maestro. In seguito al successivo legato testamentario del 1998 sono venute ad aggiungersi tutte le musiche di Viozzi: manoscritti ed edizioni a stampa di parti\, spartiti e partiture di un catalogo compositivo comprendente opere\, balletti\, partiture sinfoniche e cameristiche\, rielaborazioni di canti popolari e musica pianistica. \n  \nI successivi appuntamenti sono in calendario mercoledì 6 novembre\, con le composizioni dedicate al Trio di Trieste (e al violino e al violoncello)\, e mercoledì 13 novembre\, con le composizioni dedicate al Trio Pro Musica (e al flauto).\n\nL’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:Zigaina in scena
DESCRIPTION:Il Comune di Trieste\, attraverso il Servizio Promozione Turistica\, Musei\, Eventi Culturali e Sportivi diretto da Francesca Locci\, partecipa con questa iniziativa al progetto nato dalla collaborazione tra il Comune di Cervignano del Friuli\, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e l’Ente Regionale Patrimonio Culturale Fvg (ErpacFvg) e curato da Francesca Agostinelli e Vanja Strukelj.\nL’esposizione è incentrata sui tre lavori progettati da Zigaina per le scene del Teatro Verdi di Trieste tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta: «Il convitato di pietra» di Aleksandr Sergeevič Dargomyžskij (1969)\, «Carmen» di Georges Bizet (1970) e «Goyescas» di Enrique Granados (1982). A dialogare con i bozzetti di queste tre produzioni sono presenti in mostra i tre dipinti di Zigaina di proprietà del Museo Revoltella\, per un omaggio al Maestro attraverso le sue opere custodite nelle civiche collezioni. \nCurata da Stefano Bianchi e Cristina Zacchigna\, con la collaborazione di Elisabetta Buffulini\, Emilio Medici e Cristiano Rossetti\, la mostra si avvale del contributo di Franco Però e Susanna Gregorat\, del coordinamento amministrativo di Francesco Recanati e del progetto grafico e di allestimento di BASIQ. Ad arricchire la rassegna di materiali di proprietà del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, i prestiti della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”\, del Museo Revoltella e della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte.
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SUMMARY:Symphonia\, il suono dell’Europa
DESCRIPTION:Lunedì 17 e lunedì 24 giugno 2024 due nuovi eventi collaterali alla mostra dedicataai 30 anni di vita dell’Orchestra ESYO – European Spirit of Youth Orchestra\n\nProseguono gli appuntamenti collaterali alla mostra fotografica «Symphonia\, il\nsuono dell’Europa» dei fotografi Luigi Ottani e Andrea Semplici\, allestita nella Sala Selva di\nPalazzo Gopcevich\, la cui apertura è stata prorogata fino a domenica 7 luglio 2024. Realizzata\ndall’Associazione culturale SGME – Scuola per Giovani Musicisti Europei\, in co-organizzazione\ncon il Comune di Trieste\, la mostra celebra il trentennale dell’Orchestra Giovanile Europea\nESYO – European Spirit of Youth Orchestra.\nI due nuovi appuntamenti in calendario – nella Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via\nRossini\, 4) con inizio alle 17.30 – si avvalgono della collaborazione del Circolo Fotografico\nTriestino e si inseriscono nel cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, la rassegna di\napprofondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre\nun quindicennio offre su temi e contenuti delle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica\ne del teatro.\nL’appuntamento\, in programma lunedì 17 giugno prevede la presentazione del video\ndocumentario della tournée dell’orchestra in Romania\, organizzata nel 2008\, a sostegno delle\nONLUS italiane che operano in Romania.\nL’appuntamento di lunedì 24 giugno è dedicato alla proiezione di alcuni cortometraggi\nrealizzati tra il 2007 e il 2010\, in occasione dei concerti dell’orchestra alla Konzerthaus di Berlino\,\nal Romanian Atheneum di Bucharest e al Teatro Massimo Bellini di Catania\, che hanno visto la\nanche partecipazione straordinaria del violinista Uto Ughi.\nLa mostra «Symphonia\, il suono dell’Europa» presenta le fotografie di Luigi Ottani e di\nAndrea Semplici\, stampate su cartone da imballaggio. La scelta di stampare le fotografie esposte\nsu cartone da imballaggio\, prodotto da materiale cartaceo riciclato\, rispecchia l’impegno ed il ruolo\nassunto dall’associazione culturale SGME – Scuola per Giovani Musicisti Europei\, dal 2024 anche\nPartner di New European Bauhaus\, di contribuire a rendere il Green Deal un’esperienza culturale\,\ntangibile e condivisa dai cittadini europei. Accanto alle foto\, la mostra offre ai visitatori la possibilità\ndi ascoltare alcune annotazioni\, scritte da Andrea Semplici durante il suo soggiorno con l’orchestra\ne pubblicate in forma di diario sul suo blog personale. I testi\, recitati dall’attrice Roberta Biagiarelli\nsono accompagnati dalle musiche di Antonín Dvořak e di Georges Bizet\, eseguite dall’orchestra\nESYO.\n\nFondata a Trieste nel 1991 in seguito allo scoppio della guerra nei Balcani\, l’associazione\nculturale SGME- Scuola per Giovani Musicisti Europei ha come principale obiettivo promuovere il\ndialogo e il rispetto delle diverse culture europee. Contribuisce allo sviluppo di politiche di vicinato\ne di allargamento dell’UE\, favorendo l’integrazione europea attraverso l’organizzazione di eventi\nculturali e sociali che coinvolgono attivamente i giovani musicisti di talento provenienti da vari\npaesi europei. Dal 1994 promuove e sostiene il Progetto ESYO considerato da molti un\nimportantissimo strumento di crescita dei giovani musicisti d’Europa. Un progetto innovativo che\nha visto crescere musicalmente e umanamente quasi 3000 giovani musicisti di talento.\nIdeata nel 1994 dal violinista e direttore d’orchestra Igor Coretti Kuret\, la ESYO (European\nSpirit of Youth Orchestra) è un’orchestra unica nella composizione\, nel modo in cui si forma\, nelle\nsue finalità. È considerata da molti un esempio d’eccellenza musicale e d’incontro interculturale tra\ni giovani. Un progetto formativo che si è rivelato negli anni uno strumento formidabile per la\npromozione della cooperazione culturale e dell’integrazione europea. La compongono giovani\nmusicisti (tra 13 e 19 anni) che provengono da diversi Stati europei (Albania\, Austria\, Bielorussia\,\nBosnia\, Croazia\, Repubblica Ceca\, Francia\, Germania\, Italia\, Libano\, Macedonia\, Moldavia\,\nNorvegia\, Olanda\, Polonia\, Portogallo\, Romania\, Russia\, Serbia\, Slovacchia\, Slovenia\, Spagna\,\nSvezia\, Turchia\, Ucraina e Ungheria). Vengono selezionati\, mediante audizioni\, tra quelli che\nappaiono come delle eccellenze nei Conservatori e Scuole di Musica dei loro Paesi. Vengono\ninvitati a formare la ESYO prevalentemente nei periodi delle vacanze scolastiche.\n\nL’ingresso alle manifestazioni è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:Nozze istriane
DESCRIPTION:Martedì 11 giugno alle ore 17.30 al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” (Palazzo Gopcevich\, via Rossini 4\, Trieste) sarà dedicato a «Nozze istriane» di Antonio Smareglia un appuntamento straordinario con il ciclo «Fuori Scena»\, in occasione dell’allestimento dell’opera al Teatro Nazionale Croato “Ivan Zajc” di Fiume\, nella nuova originalissima produzione firmata da Marin Blažević per la direzione di Simon Krečič.\n  \nL’incontro si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”e l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi”\, nell’ambito – eccezionalmente nella giornata di martedì – del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, la rassegna di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che lo “Schmidl” da oltre un quindicennio offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro. \n\nAllo “Schmidl” sarà lo storico Francesco Toncich a raccontare «Nozze istriane» col supporto di esempi musicali e video. \n \nDramma lirico in tre atti di Luigi Illica su musica di Antonio Smareglia (1854-1929) l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Comunale di Trieste il 28 marzo 1895. Capace di fondere in un’efficace simbiosi suggestioni tardo-romantiche di area slavo-mitteleuropea e l’eredità wagneriana a una italianissima tradizione verista\, con «Nozze istriane» nel 1895 Smareglia portò in scena l’opera destinata a divenire la più celebre della sua produzione. Aveva lasciato la Germania l’anno prima ed era tornato in Istria per stabilirsi a Dignano. A Illica\, col quale aveva già collaborato\, chiese un libretto per un’opera nuova e questi si ispirò a un fatto di cronaca locale\, un torbido dramma d’amore e gelosia culminante nella morte di uno dei protagonisti\, tema ricorrente all’epoca e di tipico gusto verista. Nella vivace descrizione della realtà istriana\, Smareglia riuscì a conferire al suo capolavoro un senso della misura\, un’eleganza di toni e di timbri musicali lontani dalla violenta passionalità di una «Cavalleria rusticana» o dei «Pagliacci». Sia la composizione che i preparativi per il debutto dell’opera riflettono l’intenzione di Smareglia e Illica di preservare la tradizione popolare della città istriana di Dignano. Lo scenografo e costumista della prima era il pittore Pietro Marchesi\, la cui famiglia possedeva bachi da seta e la più grande industria tessile dell’Istria. I disegni dei costumi e della scenografia mostravano una coscienziosa attenzione e conoscenza della ricerca etnografica e delle rappresentazioni dei costumi tradizionali di Dignano. L’attenzione alla musica popolare e agli abiti “tradizionali” fu infatti ampiamente sottolineata anche dalla stampa triestina dell’epoca. \n  \nOpera oggi di rara esecuzione\, viene riproposta a Fiume in occasione dei 170 anni dalla nascita del compositore istriano. L’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” organizza per il 15 giugno 2024 il pullman per assistere all’opera (per informazioni\, costi e biglietti rivolgersi a info@amiciliricaviozzi.it). \n  \nIngresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili.\n\nConsigliata la prenotazione (indicando nome\, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it
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SUMMARY:Barbablù e La porta divisoria
DESCRIPTION:Lunedì 10 giugno alle ore 17.30 al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” (Palazzo Gopcevich\, via Rossini 4\, Trieste) sarà dedicato a «Il castello del duca Barbablù» di Béla Bartók e a «La porta divisoria» di Fiorenzo Carpi l’ottavo appuntamento con «Fuori Scena»\, il ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste\, nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»: la rassegna di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro. \n  \nL’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. \n  \nIl dittico\, nella produzione firmata da Henning Brockhaus per «Barbablù» e da Giorgio Bongiovanni per «La porta divisoria»\, sarà in scena dal 14 al 23 giugno al “Verdi” di Trieste. Sul podio il Maestro Concertatore e Direttore Marco Angius.\n\nAllo “Schmidl” sarà la musicologa Rossana Paliaga a raccontare le due opere brevi\, col supporto di esempi musicali e video. \n  \n«Il castello del duca Barbablù» fu composto nel 1911\, ma solo dopo una serie di bocciature e rifacimenti la prima rappresentazione ebbe luogo il 24 maggio 1918 al Teatro dell’Opera di Budapest. È un’opera in un atto di Béla Bartók su libretto del poeta\, regista e sceneggiatore Béla Balázs che si rifece alla celebre fiaba «La Barbe Bleue» (1697) di Charles Perrault e al dramma «Ariane et Barbe Bleue» (1901) di Maurice Maeterlinck. L’atto unico è ritenuto la risposta del compositore ungherese all’impressionismo musicale francese\, in particolare all’«Ariane et Barbe-bleu» (1907) di Paul Dukas. Nella lettura di Bartók\, la celebre fiaba dell’orrore intorno a un uxoricida seriale termina con una specie di lieto fine\, in quanto tutte le mogli del duca sopravvivono in splendida prigionia nel suo castello dei misteri. Sul palco due soli interpreti: Barbablù\, baritono\, e la sua ultima moglie Judit\, soprano/mezzosoprano. Quali sorprese riserveranno le chiavi per aprire le porte delle stanze del castello’\n \n«La porta divisoria»\, su libretto di Giorgio Strehler\, è un atto unico ispirato a «La metamorfosi» di Franz Kafka\, su musica di Fiorenzo Carpi. Annunciato per ben due volte nel cartellone della Piccola Scala – nel 1957 e nel 1958\, su commissione di Victor de Sabata – ha avuto la sua prima rappresentazione il 4 settembre 2022 al Teatro Caio Melisso di Spoleto. Quello tra Carpi e Strehler fu un sodalizio umano e artistico durato cinquant’anni (dal 1947 al 1997\, quando la morte li colse a una manciata di mesi di distanza): ne sortirono spettacoli memorabili\, ove la musica aveva un ruolo fondamentale nella restituzione del senso profondo del teatro. Con «La porta divisoria»\, tuttavia\, siamo di fronte a qualcosa di diverso: l’occasione per Carpi di mettere alla prova il suo talento in un’opera vera e propria. Un talento luminoso\, che si ha modo di apprezzare in una scrittura colta\, densa\, timbricamente ricca\, molto libera dai vincoli del serialismo al quale si era pur formato. Incisivo il legame con il libretto di Strehler\, nel segno di una forte teatralità che fa leva su un originale “parlato cantato” che serve benissimo la parola\, rendendola sempre intellegibile. Singolare l’approccio di Strehler/Carpi alla fonte kafkiana: non è il tema dell’alienazione a emergere\, quanto quello della marginalizzazione del diverso\, di chi non può essere iscritto nei rigidi schemi sociali di un vivere borghese e di un gretto conformismo fondato sul denaro e sull’apparenza.\n \nIngresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili.\n\nConsigliata la prenotazione (indicando nome\, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it
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SUMMARY:Viktor Parma – La musa smarrita
DESCRIPTION:“Viktor Parma – La musa smarrita” è il titolo della conversazione tra il musicologo Paolo Petronio e il giornalista Luciano Santin in calendario lunedì 20 maggio alle ore 17.30 nella Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4)\, nell’ambito del cartellone dei “Lunedì dello Schmidl”: la rassegna di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio offre su temi e contenuti delle proprie collezioni al pubblico dei cultori di musica e teatro.\nL’evento si inserisce nel progetto di recupero e valorizzazione portato avanti dal Circolo della Stampa che\, in occasione del centenario dalla morte di Viktor Parma (1858-1924)\, prelude a una più ampia rivisitazione\, con il partenariato del Comune di Trieste. Nel corso dell’incontro\, per gentile concessione di TeleCapodistria verrà proiettato il documentario tematico realizzato per l’emittente\, mentre la soprano Ilaria Zanetti e la pianista Cristina Santin eseguiranno musiche dal vivo.\n\nDi Viktor Parma\, compositore triestino di opere\, operette e varie pagine musicali\, non è rimasta praticamente traccia negli annali della cultura locale (a parte l’omonimo complesso bandistico). Nato nel 1858 in piazza Barbacan 1 da padre sloveno e madre veneziana\, Parma è stato pressoché cancellato dal Gotha italiano e sloveno a causa delle turbolente vicissitudini nazionali e politiche attraversate nel ’900. Fu contrario alla guerra del 1914-’18 e per questo processato. Vent’anni dopo la sua morte\, un suo lavoro fu messo in scena durante l’occupazione nazista di Lubiana\, e in seguito il figlio Bruno\, deportato a Gonars\, nel ’45 ebbe a dichiararsi antifascista ma non comunista.\n\nPrima del finis Austriae ma anche negli anni ’20\, quando Parma assunse la direzione del Teatro di Maribor\, le sue opere in tedesco\, sloveno\, italiano e croato –lingue padroneggiate dall’autore – erano rappresentate in Slovenia\, a Zagabria\, a Praga e in Serbia. Ciò non è avvenuto nella città che gli ha dato i natali. Il capolavoro di Parma è Zlatorog\, tratto dall’omonima Alpensage del poeta Rudolf Baumbach\, originario della Turingia ma a lungo attivo a Trieste\, Gorizia e nel Tarvisiano. L’opera intreccia alcune leggende delle alpi slovene – in particolare il Triglav-Tricorno – con una tragica storia d’amore\, che sarà oggetto delle esecuzioni in programma.\n \nL’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:Piccola storia della scenografia
DESCRIPTION:Lunedì 15 aprile 2024\, alle ore 17.30\, per la rassegna dei «Lunedì dello Schmidl» a cura di Stefano Bianchi alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4) è in calendario il terzo incontro con lo scenografo Paolo Vitale sulla storia della scenografia. L’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi”.\nSulla scia del grande successo registrato lo scorso anno con il ciclo di conferenze «Dietro il sipario»\, Paolo Vitale – con l’apporto di strumenti multimediali – illustra in quattro tappe la storia della scenografia. Il teatro e la scenografia sono infatti legati da un rapporto millenario e indissolubile. Non è possibile parlare della storia della scenografia senza parlare della storia del Teatro e viceversa: drammaturgia\, azione e spazio sono infatti elementi in stretta correlazione e concorrono tutti all’epifania di quel fenomeno prettamente umano che chiamiamo “teatro”.\n\nDopo gli appuntamenti dedicati alla scenografia «Dall’antichità al Medioevo» e «Dal Rinascimento all’Ottocento»\, questa piccola storia della scenografia prosegue il suo viaggio nel tempo e nello spazio scenico approfondendo il periodo delle grandi rivoluzioni teatrali nell’ambito della messinscena che caratterizzano l’Ottocento\, nell’accezione estensiva di ‘secolo lungo’\, ovvero negli anni compresi tra la Rivoluzione Francese e la Prima Guerra Mondiale.\n\nL’incontro conclusivo\, lunedì 27 maggio\, sarà dedicato alla «Scenografia dal 1918 ai giorni nostri».\n\nPaolo Vitale\, dopo gli studi classici a Catania (Sicilia)\, dove è nato nel 1986\, si è laureato a pieni voti in architettura al Politecnico di Milano e ha conseguito un master in Museografia sulla progettazione strategica in aree archeologiche con una tesi sul ri-allestimento di 12 sale del Museo Gregoriano Etrusco presso i Musei Vaticani in Roma. Dal 2014\, lavora al fianco del regista Davide Garattini Raimondi in qualità di scenografo e light designer (La Fenice\, Opéra Royal de Wallonie\, Jerusalem Opera\, Teatro Lirico di Cagliari\, Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste\, Teatro Comunale di Piacenza\, Festival della Valle d’Itria\, Luglio Musicale Trapanese\, Sarzana Opera Festival\, Zamora Little Opera\, Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia). Nel 2018 e nel 2019 ha lavorato al fianco di Katia Ricciarelli per le produzioni di apertura del Teatro Verdi di Trieste («I Puritani»\, «Turandot» e «Aida»). Nel 2020 ha firmato le luci di «Bia. Un passo nuovo\, una parola propria» lo spettacolo vincitore del concorso Macerata Opera 4.0 bandito dal Macerata Opera Festival. Giornalista pubblicista dal 2016\, è stato direttore allestimenti scenici presso il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste dal 2021 al 2023.\n\nIngresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili.\n\nConsigliata la prenotazione (indicando nome\, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it
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SUMMARY:Genesi e storia di un’arte - Conversazione di Ivano Cavallini
DESCRIPTION:Le bacchette di Franco Faccio\, Antonio Smareglia\, Gialdino Gialdini\, Fortunato Cantoni\, Victor de Sabata e Herbert von Karajan in esposizione al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” ci raccontano la storia dell’arte della direzione d’orchestra. Quando e come appare sulla scena musicale il direttore d’orchestra’ Quando e come diventa una figura iconica e quando il dirigere ottiene la dignità di una moderna disciplina dell’arte musicale’ Introdotto da Stefano Bianchi e sollecitato da Stefano Sacher\, a queste domande darà risposta Ivano Cavallini nell’incontro in calendario lunedì 25 marzo 2024 alle ore 17.30\, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, il ciclo di approfondimenti che il Museo Teatrale da oltre un quindicennio offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro.\nGià professore di musicologia all’Università di Palermo\, Ivano Cavallini è autore del volume «Il direttore d’orchestra. Genesi e storia di un’arte»\, di recente pubblicazione per le Edizioni Curci\, nel quale compie un’ampia disamina dei sistemi della direzione d’orchestra in uso dalla fine del Seicento\, quando nacquero i primi complessi moderni\, sino ai primi decenni del Novecento\, l’epoca dominata dal direttore divo e despota del podio.\n\nI temi sviluppati nel volume saranno al centro della conversazione di lunedì 25 marzo\, che illustrerà i percorsi segreti dell’affermazione della “nuova arte”\, prima in Francia e quindi in Germania\, a partire dalla direzione a due\, spartita tra il maestro al cembalo e il primo violino\, passando in rassegna gli scritti di importanti compositori-direttori (tra i quali Schumann\, Berlioz\, Liszt e Wagner) e il lavoro delle prime associazioni concertistiche di Lipsia\, Parigi e Londra. Saranno quindi illustrate le modalità d’uso della bacchetta onde rappresentare il ritmo e il disegno della frase musicale: elemento destinato a diventare qualificante quando si consuma la separazione consensuale tra la composizione e l’esecuzione e si riconosce nel direttore il vero interprete\, ossia il solo artista in grado di tradurre in suono la partitura facendo dell’orchestra il proprio strumento.\n\nL’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:Nabucco
DESCRIPTION:Lunedì 18 marzo 2024 alle ore 17.30\, è dedicato a «Nabucco» di Giuseppe Verdi il quinto appuntamento con «FUORI SCENA»\, il ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, la rassegna di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro. L’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.\nL’opera\, nella produzione firmata da Giancarlo del Monaco per un allestimento del Hrvatsko Narodno Kazalište di Zagabria\, sarà in scena dal 22 al 30 marzo al “Verdi” di Trieste. Sul podio il Maestro Concertatore e Direttore Daniel Oren\, maestro del Coro Paolo Longo.\n\nAllo “Schmidl” un gradito ritorno\, perché sarà il musicologo Paolo Di Nicola a raccontare l’opera del compositore di Busseto\, col supporto di esempi musicali e video.\n\nDramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera\, che trasse ispirazione dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo  «Nabuccodonosor» di Antonio Cortesi\, «Nabucco» venne composto da Verdi dopo un periodo travagliato della sua vita\, durante il quale\, oltre all’insuccesso patito dall’opera comica «Un giorno di regno»\, dovette affrontare il grande dolore per la perdita della moglie Margherita Barezzi e dei due figlioletti Virginia e Icilio. Lo strazio di queste perdite gli provocò un rifiuto totale per la musica\, fino a quando non venne contattato dall’impresario teatrale Bartolomeo Merelli per musicare proprio il libretto di Solera dedicato al re babilonese. Il testo gli piacque talmente che accettò volentieri di musicare l’opera. Nel 1841 venne completata la partitura musicale e il 9 marzo 1842 l’opera debuttò alla Scala con grande successo.\n\nLa prima rappresentazione triestina ebbe luogo dieci mesi più tardi\, l’11 gennaio 1843 al Teatro Grande. A Trieste\, sarebbe seguita una ventina di ulteriori allestimenti (l’ultimo nel gennaio del 2019) presso il Teatro destinato ad essere intitolato a Giuseppe Verdi nel giorno stesso della morte del Maestro (27 gennaio 1901). Ad essi si aggiungono quelli documentati presso il Teatro Fenice (nel 1901)\, l’Anfiteatro Minerva (nel 1907)\, il Teatro Mauroner (sei allestimenti tra il 1846 ed il 1862)\, il Teatro Armonia (nel 1862 e nel 1868) ed il Politeama Rossetti (quattro allestimenti: 1882\, 1885\, 1896 e 1954).\n\nTradizionalmente il «Nabucco» è stata letta come l’opera più risorgimentale di Verdi\, poiché gli spettatori italiani dell’epoca potevano tracciare paralleli tra la loro condizione politica e quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese. Lettura incentrata soprattutto sul famosissimo coro «Va\, pensiero sull’ali dorate» intonato dal popolo ebraico. Il dramma si focalizza però sulle figure dei sovrani di Babilonia Nabuccodonosor II e la sua presunta figlia Abigaille\, ruolo questo tra i più impervi che Verdi abbia composto per la voce di soprano\, che richiede un soprano drammatico d’agilità di inusitata potenza e flessibilità\, come dimostra la sua grande aria del secondo atto «Ben io t’invenni o fatal scritto». La partitura offre momenti musicali di grande suggestione e coinvolgimento come il finale del primo atto\, la preghiera di Zaccaria «Vieni\, o Levita»\, il grande concertato del secondo atto «S’appressan gli istanti» e la preghiera di Nabucco «Dio di Giuda».\n\nIngresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili.\n\nConsigliata la prenotazione (indicando nome\, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it
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SUMMARY:Serata musicale Sinico
DESCRIPTION:È dedicata al compositore triestino Giuseppe Sinico (1836–1907) la conversazione con ascolti di Massimo Favento e Rino Alessi\, in calendario lunedì 11 marzo 2024 alle ore 17.30\, presso la Sala “Bobi Bazlen” al piano terra di Palazzo Gopcevich\, nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, il ciclo di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro.\nSerate Musicali Sinico è il nome di un’esperienza di vita artistica e sociale che si teneva a Trieste presso la Sala di Palazzo “Ara” sicuramente tra il 1872 e il 1873\, forse anche negli anni successivi\, grazie all’attaccamento di un comitato di affezionati melomani cresciuti all’ombra di Francesco Sinico (1810-1865) e Giuseppe Sinico (1836-1907)\, i principali esponenti di quel «Risorgimento musicale giuliano sulle orme del “Padre Nostro” di Dante»\, denominazione progettuale con la quale l’Associazione Lumen Harmonicum ha deciso di riscoprire molte loro opere inedite\, accanto a poche edite\, anch’esse dimenticate. Il tutto in occasione della ricorrenza dantesca (1321-2021) che ha consentito di mettere sotto i riflettori un episodio importante delle vicende risorgimentali della Trieste ottocentesca\, vale a dire la «Festa del Centenario di Dante [organizzata] a cura del Gabinetto di Minerva\, nella Sala Comunale\, la sera di Domenica 14 maggio 1865» con la prima esecuzione del Padre Nostro di Giuseppe Sinico\, forse il momento culminante di quel rapporto creativo che aveva visto uniti padre e figlio\, Francesco e Giuseppe Sinico\, nell’imporsi come cassa di risonanza musicale del movimento risorgimentale di presa di coscienza dell’italianità culturale di Trieste. Dei Sinico è del tutto caduta in oblio l’ampia produzione vocale da camera\, testimonianza significativa del Belcanto Italiano tra Liriche e Romanze da salotto di pregevole quanto originale fattura. Su questo materiale il Lumen Harmonicum ha svolto la propria attività di ricerca arrivando poi ad una produzione discografica in prima assoluta mondiale con ben 5 CD\, di cui tre con musica di Francesco Sinico e due con opere di Giuseppe Sinico:\n\nLa conversazione di lunedì 11 marzo prende le mosse da questo progetto discografico\, con particolare attenzione alle due uscite dedicate a Giuseppe Sinico.\n\nLa scelta di intitolare la raccolta Serate Musicali Sinico nasce dalla volontà di ricreare in maniera esemplificativa quei contesti culturali in cui nacque questa musica\, introducendoli qua e là con momenti di recitazione fac-similari tesi ad illustrare i retroscena\, le occasioni creative e le motivazioni artistiche. Nella realizzazione del progetto\, il Lumen Harmonicum ha coordinato un gruppo di “artisti della voce” dediti a fornire una prima esecuzione delle opere\, offrendo quindi una prima interpretazione di un repertorio che non ha una tradizione esecutiva documentata\, essendo in gran parte sfuggito anche alla pubblicazione editoriale. Protagonisti vocali sono i soprani Federica Vinci e Lucia Premerl\, il mezzosoprano Marina Serpagli\, il tenore Federico Lepre ed il baritono Armando Badia; al pianoforte Corrado Gulin\, al violoncello Massimo Favento e al violino Marco Favento; contributi corali\, nei soli e nei tutti\, sono stati realizzati dai cantori del FL Ensemble diretti da Federico Lepre; voce recitante Adriano Giraldi. A quest’ultimo il compito di interpretare lo stesso Giuseppe Sinico alle prese con i propri amici\, cantori e strumentisti\, tutti impegnati nel preparare alcune delle Serate Musicali Sinico\, in una rievocazione storica di una Trieste ottocentesca tutta da scoprire.\n\nL’ingresso alla manifestazione è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:le stanze della musica allo Schmidl
DESCRIPTION:Nel segno della rinnovata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e ilConservatorio “Giuseppe Tartini”\, è stata presentata questa mattina l’edizione Primavera 2024 del\nciclo LE STANZE DELLA MUSICA. Alla conferenza stampa di presentazione\, sono intervenuti Giorgio\nRossi\, Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste\, Sandro Torlontano\,\nDirettore del Conservatorio “Tartini”\, Stefano Bianchi\, Conservatore del Museo Schmidl e Reana De\nLuca\, Docente di pianoforte e incaricata per il Progetto Musica e Scuola del Conservatorio.\nLa formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di\nvolta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo\nGopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.\nGli appuntamenti sono in calendario tutti i mercoledì di marzo e di aprile\, e saranno proposti in\nun doppio turno: il mattino alle ore 11.00 per gli studenti delle scuole\, con particolare attenzione a\nquelle ad indirizzo musicale (con biglietto scolastico di 1 euro) e il pomeriggio alle ore 17.30 (con il\nnormale biglietto di accesso al Museo).\nPer le scuole interessate al turno del mattino è prevista la prenotazione obbligatoria\nall’indirizzo di posta elettronica museoschmidl@comune.trieste.it\nSi parte mercoledì 6 marzo con il pianoforte e la docente Reana De Luca. I successivi\nappuntamenti saranno dedicati all’arpa (mercoledì 13 marzo\, docente Nicoletta Sanzin)\, al clarinetto\n(mercoledì 20 marzo\, docente Davide Teodoro)\, al canto barocco e al clavicembalo (mercoledì 27\nmarzo\, docenti Romina Basso e Paolo Delisanti)\, al flauto e al quintetto di fiati (mercoledì 3 aprile\,\ndocenti Alice Sabbadin e Antonio Fracchiolla)\, al contrabbasso (mercoledì 10 aprile\, docente\nStefano Sciascia)\, alla chitarra (mercoledì 17 aprile\, docente Eugenio Della Chiara) e alla\nfisarmonica (mercoledì 24 aprile\, docente Corrado Rojac).\nLa partecipazione è compresa nel normale biglietto di ingresso al Museo: intero euro 4\,50;\nridotto euro 3\,50; ridotto studenti euro 1\,00; gratuito per i bambini fino a sei anni non compiuti.\nInfo: www.museoschmidl.it – museoschmidl@comune.trieste.it
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SUMMARY:Il pianoforte
DESCRIPTION:Nel segno della collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e il Conservatorio “Giuseppe Tartini”\, prende il via mercoledì 6 marzo l’edizione Primavera 2024 del ciclo LE STANZE DELLA MUSICA.\nLa formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di volta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.\n\nGli appuntamenti sono in calendario tutti i mercoledì di marzo e di aprile\, e saranno proposti in un doppio turno: il mattino alle ore 11.00 per gli studenti delle scuole\, con particolare attenzione a quelle ad indirizzo musicale (con biglietto scolastico di 1 euro) e il pomeriggio alle ore 17.30 (con il normale biglietto di accesso al Museo).\n\nPer le scuole interessate al turno del mattino è prevista la prenotazione obbligatoria all’indirizzo di posta elettronica museoschmidl@comune.trieste.it\n\nLa partenza è nel segno del PIANOFORTE. A condurre i visitatori alla scoperta di storia\, funzionamento e repertorio dello strumento\, mercoledì 6 marzo alle 17.30 saranno gli studenti della professoressa Reana De Luca.\n\nMelody Zhou\, Ginevra Pagani\, Jacopo Giuliani\, Joel Kakusi e Iryna Lytvynenko proporranno pagine di Johann Sebastian Bach\, Ludwig van Beethoven\, Fryderyk Chopin\, Johannes Brahms e Modest Musorgskij.\n\nI successivi appuntamenti saranno dedicati all’arpa (mercoledì 13 marzo\, docente Nicoletta Sanzin)\, al clarinetto (mercoledì 20 marzo\, docente Davide Teodoro)\, al canto barocco e al clavicembalo (mercoledì 27 marzo\, docenti Romina Basso e Paolo Delisanti)\, al flauto e al quintetto di fiati (mercoledì 3 aprile\, docenti Alice Sabbadin e Antonio Fracchiolla)\, al contrabbasso (mercoledì 10 aprile\, docente Stefano Sciascia)\, alla chitarra (mercoledì 17 aprile\, docente Eugenio Della Chiara) e alla fisarmonica (mercoledì 24 aprile\, docente Corrado Rojac).\n \nLa partecipazione è compresa nel normale biglietto di ingresso al Museo: intero euro 4\,50; ridotto euro 3\,50; ridotto studenti euro 1\,00; gratuito per i bambini fino a sei anni non compiuti.\n\nInfo: www.museoschmidl.it – museoschmidl@comune.trieste.it
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SUMMARY:La musica vietnamita
DESCRIPTION:È la musicista vietnamita Nguyen Thi Thuy Huynh\, in dialogo con lasoprano Laura Antonaz\, la protagonista dell’appuntamento in calendario lunedì 26\nfebbraio 2024 alle ore 17.30\, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\,\nnell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, il ciclo di approfondimenti a cura di\nStefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio\noffre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro.\nNguyen Thi Thuy Huynh ha studiato al Conservatorio di Musica di Ho Chi Minh City\nove si è laureata con un Master in Musica Tradizionale Vietnamita. Suona gli strumenti\nT’rung\, Ty Ba e Dan Bau. Nata a Ben Tre\, Vietnam\, intraprende inizialmente studi di\ndanza per poi scoprire la passione per la musica. Durante e dopo gli studi si è esibita a\nvari eventi e festival in Vietnam e Taiwan. Nel 2014 ha vinto una medaglia d’argento al\nconcorso nazionale per solista ed ensemble. Nel 2018 si è sposata con un cittadino\nitaliano e si è trasferita in Italia. Vive a Trieste con la sua famiglia e continua a coltivare la\nsua passione per la musica.\nSecondo una leggenda cinese\, durante la dinastia Qin\, in una notte tranquilla\, un\npipistrello improvvisamente si posò sopra lo strumento Ty Ba mentre il musicista stava\nsuonando. Egli provò a scacciarlo via per tre volte\, ma il pipistrello continuò a ritornare ed\naggrapparsi alla testa dello strumento rifiutandosi di andarsene. Da quel giorno in poi\,\nogni notte il pipistrello ritornava ad ascoltare il musicista quando suonava. Il giorno in cui il\npipistrello morì\, il musicista si commosse e realizzò un Ty Ba con una testa a forma di\npipistrello per ricordarlo.\nE’ questa una delle storie al centro dell’incontro di lunedì 26 febbraio\, nel corso del\nquale\, attraverso la presentazione degli strumenti della tradizione musicale vietnamita\,\nNguyen Thi Thuy Huynh evidenzierà la presenza della musica in Vietnam quale\naccompagnamento di molte attività della vita quotidiana. Particolare importanza riveste in\nquesta prospettiva il canto popolare (sul fiume\, nei campi\, nelle feste\, nei templi)\, dalle\nninnenanne per i bambini alle canzoni d’amore e d’amore per la patria.\nL’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:Ariadne auf Naxos
DESCRIPTION:Lunedì 12 febbraio a Palazzo Gopcevich alle ore 17.30 è dedicato a “Ariadne auf Naxos” di Richard Strauss il quarto appuntamento con “Fuori Scena”\, il ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, la rassegna di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre 15 anni offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro. \nL’opera\, nella produzione firmata da Paul Curran e ripresa da Oscar Cecchi per un allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Bologna in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia e la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste\, sarà in scena dal 16 al 25 febbraio al “Verdi” di Trieste. Sul podio il Maestro Concertatore e Direttore Enrico Calesso\, maestro del Coro Paolo Longo. \nFrutto della collaborazione fra il compositore tedesco Richard Strauss (Monaco di Baviera\, 1864 – Garmisch\, 1949) e il poeta e drammaturgo austriaco Hugo von Hofmannsthal (Vienna\, 1874–1929) «Ariadne auf Naxos»\, ebbe la prima rappresentazione a Stoccarda\, al Kleines Haus del Konigliches Hoftheater\, il 25 ottobre 1912. Quattro fino ad oggi sono stati gli allestimenti al Teatro Verdi di Trieste: febbraio 1942\, dicembre 1964\, febbraio-marzo 1988 e novembre 2004. \nAllo “Schmidl” saranno le lettere tra il compositore e il librettista Hugo von Hofmannsthal ad introdurci in quel “laboratorio artistico” dal quale nacque «Arianna a Nasso». La prolusione della musicologa triestina Sara Zupančič sarà inoltre accompagnata da brani musicali accuratamente scelti per illustrare lo stile musicale di Richard Strauss\, nel quale riecheggiano modelli mozartiani e wagneriani. \nL’Opera mette in scena il teatro nel teatro\, in una geniale\, poetica e altamente emozionante simbiosi di dramma mitologico e di commedia dell’arte. Il plot è presto raccontato: nella casa di un ricco signore viennese è in programma la messa in scena dell’opera seria «Ariadne auf Naxos»\, commissionata per l’occasione a un giovane compositore di talento\, alla quale seguirà una farsa all’italiana. Arrivano le due compagnie di canto e c’è grande animazione e spirito di competizione\, ogni personaggio ha le sue fisime e tutti si credono primedonne. Inaspettata arriva la notizia che il tempo a disposizione in realtà non è sufficiente per entrambe le esibizioni\, e quindi il padrone di casa ordina che l’opera seria e la farsa siano rappresentate insieme! \nL’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.\n \nIngresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili. Consigliata la prenotazione (indicando nome\, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it.
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SUMMARY:Con Alfredo Lacosegliaz
DESCRIPTION:È dedicato ad ALFREDO LACOSEGLIAZ\, il musicista triestino nato l’11 ottobre del 1953 e scomparso il 28 settembre del 2016\, l’appuntamento in calendario lunedì 22 gennaio 2024 alle ore 17.30\, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl»\, il ciclo di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio offre sulle proprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro.
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SUMMARY:Anna Bolena
DESCRIPTION:Lunedì 15 gennaio 2024 alle ore 17.30\, è dedicato a «Anna Bolena» di GeatanoDonizetti\, il quarto appuntamento con «Fuori scena»\, il ciclo di guide all’ascolto\ndelle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste nell’ambito del cartellone dei «Lunedì\ndello Schmidl»\, la rassegna di approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il\nCivico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” da oltre un quindicennio offre sulle\nproprie collezioni al pubblico dei cultori della musica e del teatro. L’iniziativa si\nsvolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale\n“Carlo Schmidl”\, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la\nFondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.\n\nL’opera\, nella storica produzione firmata da Graham Vick e ripresa da Stefano\nTrespidi per un allestimento in coproduzione tra la Fondazione Arena di Verona e la\nFondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste\, sarà in scena dal 19 al 28\ngennaio al “Verdi” di Trieste. Sul podio il Maestro Concertatore e Direttore Francesco\nIvan Ciampa\, maestro del Coro Paolo Longo.\n\nAllo “Schmidl” saranno il Maestro Fabrizio Capitanio (musicista e musicologo\,\nconservatore Fondi Musicali del Comune di Bergamo e responsabile della Biblioteca\nMusicale ‘Gaetano Donizetti’) e la scrittrice Elisabetta D’Erme a raccontare l’opera\ndel compositore lombardo\, avvalendosi anche di esempi musicali e video.\n\n«Anna Bolena» è stata a lungo descritta come il primo capolavoro di Donizetti.\nOggi sappiamo che il compositore bergamasco aveva già sperimentato soluzioni\nmoderne\, originali ed efficaci ben prima di Bolena e che in essa erano confluiti passi\ne numeri interi provenienti da opere precedenti e meno fortunate. Il risultato è un\ntravolgente vortice di passioni ed emozioni. Tragedia lirica in due atti\, «Anna\nBolena» venne musicata da Gaetano Donizetti tra il novembre e il dicembre del 1830\,\nsu libretto di Felice Romani\, tratto da diverse fonti\, e fu rappresentata con uno\nstraordinario successo per la prima volta a Milano\, al Teatro Carcano\, il 26 dicembre\n1830.\n\nLa prima a Trieste ha luogo al Teatro Grande (l’attuale Teatro Verdi) il 12\nnovembre 1833\, preceduta da un’anteprima del solo primo atto la sera del 17 marzo\n1832\, in occasione della applauditissima ‘beneficiata’ dei coniugi Duprez: il tenore\nLuigi (Gilbert-Louis) e la soprano Alessandrina (Alexandrine Duperron). Negli anni\nimmediatamente successivi\, si susseguono tre ulteriori allestimenti: nella Stagione di\nCarnevale e Quaresima 1834-35 (prima rappresentazione 7 febbraio 1835)\, nella\nstagione di Carnevale e Quaresima 1838-39 (prima rappresentazione 26 dicembre\n1838) e nella Stagione d’autunno 1842 (prima rappresentazione 22 novembre 1842).\nPer il successivo allestimento bisognerà attendere la Stagione 2011-12 (prima\nrappresentazione 17 gennaio 2011).\n\n«Anna Bolena» è l’opera che lanciò la carriera di Gaetano Donizetti e che –\ninsieme a «Maria Stuarda» (1834) e «Roberto Devereux» (1837) – forma la cosiddetta\n“trilogia delle regine”. Racconta le vicende che portarono alla tragica morte della\nseconda moglie di Enrico VIII\, accusata di tradimento e decapitata il 19 maggio\n1536. Enrico VIII è infatti innamorato di Giovanna Seymour e cerca un pretesto per\nliberarsi della moglie\, che tra l’altro non è riuscita a dargli un erede maschio. Gli ha\ndato\, però\, la figlia Elisabetta\, la futura regina d’Inghilterra. Lord Rochefort\,\nconvince Anna\, sua sorella\, a incontrare Riccardo Percy\, il suo primo amore. Il Re sa\ndel loro affetto e ne approfitta per accusare Anna di tradimento\, giustiziarla e sposare\nGiovanna. Nella vicenda è coinvolto anche il paggio Smeton\, segretamente\ninnamorato di Anna. Giovanna\, tormentata dai sensi di colpa\, diventa comunque\nregina\, mentre Anna Bolena viene travolta dal dolore\, perde il senno e viene\ncondannata a morte assieme a Smeton\, Rochefort e Percy\, accusati d’essere suoi\ncomplici. Piena di pagine di puro belcanto\, «Anna Bolena» è contrappuntata da ben\ntre brani concertati di altissima qualità: due nel primo atto (quintetto e sestetto) e uno\nnel secondo atto (terzetto); per non parlare della straordinaria costruzione della\ncomplessa scena finale della pazzia della regina.\n\nIngresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili.\nConsigliata la prenotazione (indicando nome\, cognome e recapito telefonico)\nall’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it
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SUMMARY:Il contrabbasso
DESCRIPTION:È il contrabbasso il protagonista dell’ultimo appuntamento con l’edizione Primavera 2023 del ciclo LE STANZE DELLA MUSICA\, in calendario mercoledì 26 aprile\, nel segno della rinnovata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e il Conservatorio “Giuseppe Tartini”. La formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di volta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.
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SUMMARY:Il flauto traversiere
DESCRIPTION:È il flauto traversiere il protagonista dell’appuntamento di mercoledì 19 aprile con LE STANZE DELLA MUSICA\, nel segno della rinnovata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e il Conservatorio “Giuseppe Tartini”. La formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di volta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.Gli appuntamenti sono in calendario tutti i mercoledì di marzo e di aprile\, e vengono proposti in un doppio turno: il mattino alle ore 11.00 per gli studenti delle scuole\, con particolare attenzione a quelle ad indirizzo musicale (con biglietto scolastico di 1 euro) e il pomeriggio alle ore 17.30 (con il normale biglietto di accesso al Museo).\nPer le scuole interessate al turno del mattino è prevista la prenotazione obbligatoria all’indirizzo di posta elettronica museoschmidl@comune.trieste.it\nA condurre i visitatori alla scoperta di storia\, funzionamento e repertorio del flauto traversiere\, mercoledì 19 aprile alle 17.30 saranno gli studenti del professor Manuel Staropoli.\nGiuliana Casagrande\, Anastasija Kostic\, Ana Jontes\, Noela Ontani e Alessia Quassolo proporranno pagine di Jacques Martin Hotteterre dit “Le Romain” (1674-1763)\, Georg Philipp Telemann (1681-1767)\, Johann Joachim Quantz (1697-1773)\, Giuseppe Ferlendis (1755-1810) e Joseph Bodin de Boismortier (1689-1755).\nIl successivo e ultimo appuntamento di questa rassegna primaverile è in calendario mercoledì 26 aprile e sarà dedicato al contrabbasso\, con gli allievi del professor Stefano Sciascia.\nLa partecipazione è compresa nel normale biglietto di ingresso al Museo: intero euro 4\,00; ridotto euro 3\,00; ridotto studenti euro 1\,00; gratuito per i bambini fino a sei anni non compiuti.\n\nInfo: museoschmidl@comune.trieste.it
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SUMMARY:Le stanze della musica - Maggio 2022
DESCRIPTION:Nel segno della collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” ed il Conservatorio “G. Tartini”\, prende il via mercoledì 4 maggio una nuova edizione del ciclo LE STANZE DELLA MUSICA. La formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di volta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.Gli appuntamenti sono in calendario tutti i mercoledì di maggio\, e saranno proposti in un doppio turno: il mattino alle ore 11.00 per gli studenti delle scuole\, con particolare attenzione a quelle ad indirizzo musicale (con biglietto scolastico di 1 euro) e il pomeriggio alle ore 17.30 (con il normale biglietto di accesso al Museo).
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SUMMARY:Una vita per il balletto. Hommage à Jelko Yuresha - Život za balet. Hommage Jelku Yureshi
DESCRIPTION:Una selezione di splendidi costumi di balletto\, cimeli e documenti\, appartenuti alle étoile della danza mondiale e collezionati dal celebre ballerino croato Jelko Yuresha è esposta al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” di Palazzo Gopcevich (via Rossini 4\, Trieste)\, nella Sala Attilio Selva\, fino al 1 maggio (apertura al pubblico nei normali orari d’apertura del Museo: da martedì a domenica\, orario 10-17). \nLa mostra “Una vita per il balletto. Hommage à Jelko Yuresha” è stata allestita nel segno della collaborazione tra il Comune di Trieste\, la Comunità Croata di Trieste / Hrvatska zajednica u Trstu e il MUO – Museo dell’Arte e dell’Artigianato / Muzej za umjetnost i obrt di Zagabria. Curatori Miroslav Gašparović e Stefano Bianchi\, percorso espositivo di Iva Čukman e Irma Huić.  \nFondato da Carlo Schmidl (1859-1943) nel culto delle memorie del palcoscenico con la lungimirante donazione della sua «raccolta storico-musicale» il Civico Museo Teatrale documenta la vita del teatro e della musica a Trieste dal Settecento ai giorni nostri: manifesti\, locandine\, fotografie\, stampe\, medaglie\, dipinti\, strumenti musicali\, cimeli\, fondi musicali e manoscritti autografi costituiscono l’ossatura di un teatro della memoria che da quasi un secolo incrementa le sue collezioni nello spirito del fondatore. Tre sono le presenze triestine di Jelko Yuresha documentate nelle collezioni del Museo: quella dell’aprile del 1961 al Teatro Comunale “Giuseppe Verdi”\, nelle quattro rappresentazioni della tournée italiana del London’s Festival Ballet\, quella del «Concerto di danza»\, ancora al Verdi\, il 25 novembre 1971 e quella infine di sabato 31 dicembre 1977 e domenica 1 gennaio 1978 al Politeama Rossetti con la Compagnia Balletto Classico Liliana Cosi – Marinel Stefanescu.\nLa mostra è prodotta con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia\, del Ministero della Cultura e dei Media della Repubblica di Croazia / Ministarstvo kulture i medija Republike Hrvatske e della Città di Zagabria / Grad Zagreb. \nŽeljko Jureša\, in arte Jelko Yuresha\, zagabrese di nascita\, mosse i suoi primi passi nella danza sul palcoscenico del Teatro nazionale croato di Zagabria durante la Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra frequentò la Scuola di danza classica di Ana Roje e Oskar Harmoš a Spalato dove gli si presentò l’opportunità di proseguire gli studi in Gran Bretagna. Decisivo fu l’incontro con il grande ballerino e coreografo britannico Sir Anton Dolin che lo invitò a seguirlo nel suo Paese. A Londra conobbe Belinda Wright\, già allora una stella del balletto nazionale\, che diventò presto sua partner sul palcoscenico e nella vita. Durante la sua carriera in Gran Bretagna Yuresha entrò a far parte delle più prestigiose compagnie di balletto\, tra cui il Royal Ballet\, dove Yuresha fu uno dei primi ballerini non Inglesi. Solo qualche settimana dopo entrava a far parte della compagnia anche Rudolf Nureev con cui Yuresha si è spesso esibito.\nPresto divenne una stella del balletto mondiale e questo ruolo l’ha accompagnato per tutta la vita. Oltre agli impegni legati alle esibizioni\, assunse insieme a Belinda l’impegnativo ruolo di ambasciatore del balletto per il British Council. Si esibirono in tale veste sia nei maggiori teatri del mondo che nelle aule scolastiche del terzo mondo portando la magia del balletto anche nelle parti più remote e povere del pianeta.\nNel vortice di balletti\, viaggi\, incontri\, amicizie\, nuove città e paesi nascono le collezioni di Yuresha. Tematicamente espressione della danza ma non soltanto. Sono destinate a diventare parte di un atto creativo che lo contraddistingue e di cui è costellata la sua esistenza. Yuresha espresse la sua creatività istintiva attraverso la danza\, ampliandola alla coreografia\, alla creazione dei costumi di scena\, alla pittura\, alla scrittura\, all’insegnamento\, alla ricerca di nuovi linguaggi. Allievi ed allieve formatisi alla sua scuola sono sparsi ovunque nel mondo\, testimoni della sua opera insieme alle collezioni e alle sue coreografie.\nParte della sua grande collezione\, cioè i documenti e singoli costumi sono già stati donati da Yuresha a prestigiose istituzioni come la New York Public Library\, l’Archivio svizzero della danza\, la Dance Library of Israel a Tel Aviv\, la Newberry Library a Chicago\, la Royal Opera House\, il Victoria & Albert Museum a Londra e la Fondazione Anton Dolin di cui Yuresha fu uno dei fondatori.\nLa maggior parte delle sue collezioni\, tuttavia\, trovò finalmente “casa” presso il Museo dell’Arte e dell’Artigianato di Zagabria. La donazione di Jelko Yuresha si compone di tre raccolte: costumi e accessori\, fotografie\, dipinti\, e libri sul balletto. Ognuna di queste raccolte è unica e straordinariamente ricca\, specialmente se si considera che in Croazia\, nonostante la lunga tradizione del balletto e i successi significativi ottenuti finora\, non esiste un’accademia nazionale di danza o un’altra istituzione simile che si occupi di questa materia in modo sistematico. Di conseguenza non esiste una tradizione nella raccolta e conservazione di un importante patrimonio culturale.\nNaturalmente\, la carriera internazionale dell’artista\, dona un respiro internazionale alla sua collezione attraverso costumi di scena dei maggiori personaggi del balletto ma anche degli interpreti del ventesimo secolo\, ad iniziare da Belinda Wright\, Anna Pavlova\, Maja Pliseckaja\, Michail Baryšnikov\, Margot Fontaine e altri.\nOltre a ciò\, accanto alle sue creazioni\, troviamo anche quelle di artisti prestigiosi come Norman McDowell\, Richard Berkeley Sutcliffe\, André Levasseur. La ricchezza e la varietà dei costumi di scena di Yuresha e Belinda\, ma anche di altre stelle del balletto\, raccolti durante i decenni in cui hanno calcato i palcoscenici del mondo\, segnano anche la cronologia delle migliori produzioni nei più importanti teatri del mondo da Londra a Tokio\, da New York a Mosca e Parigi. Ecco perché la donazione al Museo dell’Arte e dell’Artigianato è destinata a diventare nel futuro uno dei punti di riferimento per qualsiasi studio della storia del balletto mondiale dagli anni Cinquanta del ventesimo secolo fino a oggi.\nUn’altra parte altrettanto importante della donazione è rappresentata dalle fotografie\, molto spesso con gli autografi originali dei grandi del balletto mondiale. Vi si possono trovare alcune rare immagini degli inizi del Novecento\, disegni di una delle più grandi ballerine del primo Novecento\, Ol’ga Spesivceva\, e una serie di altri dipinti e fotografie dall’indiscutibile valore storico\, artistico e soprattutto documentaristico. Lo stesso si potrebbe dire per la raccolta dei libri di balletto che copre l’intero ventesimo secolo e include alcuni rari esemplari che erano e sono tuttora considerati bibliografia di base del balletto
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SUMMARY:Omaggio ad Alfredo Lacosegliaz
DESCRIPTION:È un «OMAGGIO AD ALFREDO LACOSEGLIAZ» in parole e musica quello in programma lunedì 7 febbraio 2022\, alle ore 17.30\, per la rassegna dei «Lunedì dello Schmidl» alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4).Intervengono l’Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo Giorgio Rossi\, il Conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” Stefano Bianchi\, la vedova di Lacosegliaz Cristina Gioachin\, l’archivista Franca Tissi\, il Direttore della Casa della Musica Gabriele Centis\, gli attori Giuliano Zanier e Giuliana Artico. A loro il compito di ricordare la figura del musicista triestino nato l’11 ottobre del 1953 e scomparso il 28 settembre del 2016\, anche attraverso i materiali dell’istituendo Fondo Alfredo Lacosegliaz presso il Museo Teatrale\, grazie alla volontà di farne dono da parte di Cristina Gioachin.
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SUMMARY:Amorosa presenza
DESCRIPTION:CONVERSAZIONE «FUORI SCENA» DI NICOLA PIOVANIa cura dell’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” \nLunedì 17 gennaio 2022\, alle ore 17.30\, per la rassegna dei «Lunedì dello Schmidl» è dedicato ad «Amorosa presenza» di Nicola Piovani l’appuntamento FUORI SCENA\, a margine dell’allestimento in cartellone al Teatro Verdi di Trieste. L’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.
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SUMMARY:Marcello Mascherini. Il teatro
DESCRIPTION:Prorogata fino a domenica 5 settembre 2021 l’apertura della mostra «Marcello Mascherini. Il teatro»\, allestita presso la Sala “Attilio Selva” di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4) quale estensione temporanea del percorso espositivo del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. La mostra è visitabile con orario 10-17 da martedì a domenica (chiuso il lunedì)\, con biglietto di ingresso al Museo (intero euro 4\,00; ridotto 3\,00). \nDi Marcello Mascherini esistono una fittissima bibliografia\, un catalogo generale delle opere plastiche (Allemandi\, Torino 1998) e il ricordo di molte mostre delle sue sculture. Tra le più recenti\, Mascherini e la scultura europea del novecento (Trieste\, Salone degli incanti\, 2007)\, Mascherini e Padova (Padova\, Palazzo Zuckermann\, 2017)\, Marcello Mascherini. Lo scultore dei transatlantici (Monfalcone\, Museo della Cantieristica\, 2017- 2018).\nMa pochi sanno delle opere dello scultore per il teatro\, documentate dal 1948 al 1974\, la cui cronaca fu redatta per la prima volta da Adriano Dugulin\, già conservatore dei Musei Civici di Trieste\, per il catalogo della mostra antologica a Villa Manin di Passariano (1988) con un successivo saggio per la mostra ai Sassi di Matera (2004).\nSi tratta di costumi e scene realizzate per il Teatro Stabile della Città di Trieste (1957-1968)\, per il club privato La Cantina (1958-1974)\, dove Mascherini ricopriva anche il ruolo di regista\, e per il Teatro dell’Opera di Roma (1969-1970). Mancava tuttavia uno studio esaustivo sull’impegno artistico di Mascherini in campo teatrale: regia\, scenografie\, costumi\, feste cittadine (le festose “Cavalchine” al Teatro Verdi di Trieste\, dal 1948 al ’60). \nL’idea editoriale ed espositiva\, promossa dall’associazione Archivio Marcello Mascherini\, è stata subito condivisa dal prof. Paolo Quazzolo\, docente di Storia del teatro nel Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Trieste\, incaricato quale responsabile scientifico del progetto. La spontanea adesione del Comitato di Pordenone della FITA (che dal 2011 organizza il Festival Internazionale del Teatro Amatoriale presso il Teatro Comunale di Azzano Decimo\, rassegna e teatro entrambi intitolati a Marcello Mascherini) è risultata preziosa per ottenere il finanziamento regionale e ulteriori sponsorizzazioni. Enti e associazioni hanno risposto con entusiasmo: tra queste\, il Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste di cui Mascherini fu tra i soci fondatori nel 1946\, ricoprendo poi a vita fino all’83 la carica di direttore della Sezione Arti figurative. \nLa ricerca presso vari archivi\, nonostante le difficoltà poste dal Covid\, ha consentito di realizzare la monografia Marcello Mascherini. Il Teatro\, curata da Paolo Quazzolo e Francesco Bordin per i tipi di Umberto Allemandi (Torino) con i saggi di Cristina Benussi\, Massimo De Sabbata\, Lorenzo Nuovo e dello stesso Quazzolo. Il libro comprende un ricco inserto iconografico\, che integra le selezioni espositive in mostra al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” di Trieste\, dal 4 giugno al 20 luglio\, e al Museo Civico d’Arte di Pordenone\, dal 15 ottobre al 28 novembre 2021. \nI prestiti per le due esposizioni di disegni\, medaglie\, sculture e documenti sono stati concessi dall’Archivio Storico e Audiovisuale della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma\, dallo stesso Civico Museo Teatrale di Trieste e dall’Archivio dell’artista; altre fototeche hanno concesso le immagini d’epoca. In esposizione anche una versione in bronzo\, di collezione privata\, del Ritratto di Giani Stuparich realizzato da Mascherini nel 1944. Lo scrittore triestino fu il primo presidente del Circolo della Cultura e delle Arti che ha festeggiato quest’anno il 75ennale dalla fondazione.
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SUMMARY:Bruno Chersicla. Trieste teatro d’Europa
DESCRIPTION:Promossa dal Comune di Trieste e realizzata dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, la mostra presenta opere di Chersicla di proprietà dei Civici Musei (oltre allo “Schmidl”\, il Revoltella e lo Sveviano) e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, assieme a quelle messe a disposizione dagli eredi e da alcuni amici\, per un omaggio che dedica particolare attenzione all’esperienza collettiva del mega-graffito\, a vent’anni esatti dalla sua realizzazione\, nonché al rapporto di Chersicla con la sua città natale sui binari del teatro e della musica.Sarà visitabile da venerdì 6 marzo a lunedì 13 aprile nella Sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4) la mostra «BRUNO CHERSICLA. TRIESTE TEATRO D’EUROPA»\, la cui inaugurazione non può aver luogo nella data prevista di giovedì 5 marzo in ottemperanza alle disposizioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020\, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020\, n. 6\, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19\, applicabili sull’intero territorio nazionale”. \nvai alla pagina della mostra\nNel mese di marzo 2020 ricorre il ventennale del mega-graffito dedicato a Trieste e al mito di Europa in Piazza Unità d’Italia\, realizzato da Bruno Chersicla con la partecipazione di 4.572 volontari ed entrato nel Guinnes dei primati come dipinto più grande del mondo. Realizzato con l’impiego di 4 tonnellate di colore\, per un’estensione di oltre 10.000 metri quadrati\, il graffito – straordinario per le dimensioni\, l’invenzione e le modalità di realizzazione – è ispirato al Ratto d’Europa\, qui identificata (e quindi idealmente unita) alla personificazione di Trieste\, trasportata dal mitologico toro. Armata di lancia alabardata\, essa esprime la sua vocazione economica in qualità di porta d’Oriente\, quest’ultimo evocato dalla mezzaluna e dal sol levante\, all’interno di una enorme cornice azzurra dal profilo orientale\, costellata dalle stelle simboliche dell’Europa Unita.
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SUMMARY:La fisarmonica
DESCRIPTION:È la FISARMONICA la protagonista dell’appuntamento in calendario giovedì 13 febbraio con LE STANZE DELLA MUSICA\, ciclo realizzato nel segno della collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” ed il Conservatorio “G. Tartini”. La formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di volta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.Gli appuntamenti sono in calendario il giovedì\, da novembre a maggio\, e saranno proposti in un doppio turno: il mattino alle ore 11.00 per gli studenti delle scuole\, con particolare attenzione a quelle ad indirizzo musicale (con biglietto scolastico di 1 euro) e il pomeriggio alle ore 17.30 (con il normale biglietto di accesso al Museo).\nPer le scuole interessate al turno del mattino è prevista la prenotazione obbligatoria telefonando allo 040 675 4072 nei seguenti orari: lunedì e mercoledì 9-16\, martedì\, giovedì e venerdì 9-13.\nA far da ‘cicerone’ nell’appuntamento dedicato alla FISARMONICA\, sarà il professor Corrado Rojac\, mentre la voce dello strumento sarà fatta sentire da Ludovica Borsatti\, Jacopo Cerpelloni\, Aleksander Lesar\, Ilija Ljubić\, Christian Cerisey e Carlo Sampaolesi\, in pagine di Giuseppe Greggiati\, Johann Sebastian Bach\, Hans Brehme\, Antonio de Cabezón\, Franco Donatoni\, Anatoli Kusjakov\, Krzysztof Olczak\, Edvard Grieg\, Ettore Pozzoli\, Alessandro Solbiati\, Volodymyr Runčak\, Claude Debussy e Jindřich Feld.\nI successivi appuntamenti saranno dedicati alla musica da camera\, con gli studenti della professoressa Alessandra Carani (giovedì 12 marzo e giovedì 23 aprile) e all’arpa\, con gli studenti della professoressa Nicoletta Sanzin (giovedì 14 maggio).\nLa partecipazione è compresa nel normale biglietto di ingresso al Museo: intero euro 4\,00; ridotto euro 3\,00; ridotto studenti euro 1\,00; gratuito per i bambini fino a sei anni non compiuti. \nInfo: Tel. 040 675 4072 –  museoschmidl@comune.trieste.it
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SUMMARY:Le Stanze della Musica allo Schmidl - edizione 2019-2020
DESCRIPTION:Nel segno della collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” ed il Conservatorio “G. Tartini”\, prende il via giovedì 14 novembre una nuova edizione del ciclo LE STANZE DELLA MUSICA. La formula è quella\, già sperimentata con successo\, di una speciale visita guidata dedicata di volta in volta ad uno o più strumenti delle collezioni dello “Schmidl”\, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, presentati dai giovani musicisti del “Tartini” e dai loro insegnanti.Gli appuntamenti sono in calendario il giovedì\, da novembre a maggio\, e saranno proposti in un doppio turno: il mattino alle ore 11.00 per gli studenti delle scuole\, con particolare attenzione a quelle ad indirizzo musicale (con biglietto scolastico di 1 euro) e il pomeriggio alle ore 17.30 (con il normale biglietto di accesso al Museo).\nPer le scuole interessate al turno del mattino è prevista la prenotazione obbligatoria telefonando allo 040 675 4072 nei seguenti orari: lunedì e mercoledì 9-16\, martedì\, giovedì e venerdì 9-13.\nPartenza dedicata dunque alla CHITARRA\, giovedì 14 novembre\, con gli allievi della classe del professor Sandro Torlontano.\nI successivi appuntamenti saranno dedicati al saxofono\, con gli studenti della professor Massimiliano Donninelli (giovedì 12 dicembre)\, al contrabbasso\, con gli studenti del professor Stefano Sciascia (giovedì 9 gennaio)\, al pianoforte\, con gli studenti del professor Alessandro Paparo (giovedì 23 gennaio)\, alla fisarmonica\, con gli studenti del professor Corrado Rojac (giovedì 13 febbraio)\, alla musica da camera\, con gli studenti della professoressa Alessandra Carani (giovedì 12 marzo e giovedì 23 aprile) e all’arpa\, con gli studenti della professoressa Nicoletta Sanzin (giovedì 14 maggio).\nLa partecipazione è compresa nel normale biglietto di ingresso al Museo: intero euro 4\,00; ridotto euro 3\,00; ridotto studenti euro 1\,00; gratuito per i bambini fino a sei anni non compiuti. \nInfo: Tel. 040 675 4072 – museoschmidl@comune.trieste.it
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SUMMARY:Il pianoforte sinfonico di Liszt
DESCRIPTION:È nel segno della collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e il Circolo Istria l’appuntamento in calendario lunedì 28 ottobre 2019 alle ore 17.30 a Palazzo Gopcevich (Via Rossini\, 4)\, per il cartellone 2019-2020 dei «Lunedì dello Schmidl».Protagonista d’eccezione il Maestro Giovanni Bellucci\, pianista di fama internazionale\, che interviene sul tema «Il pianoforte sinfonico di Liszt».\nPremio “Editor’s choice” di Gramophone\, Bellucci – secondo la rivista britannica – «è un artista destinato a continuare la grande tradizione italiana»\, storicamente rappresentata da Busoni\, Zecchi\, Michelangeli\, Ciani\, Pollini. Una sua incisione è stata inserita dal magazine «Diapason» nella Top Ten dei dischi lisztiani della storia. La ristrettissima selezione comprendeva – oltre a Bellucci – Argerich\, Arrau\, Ciccolini\, Cziffra\, Kempff\, Zimerman.\nGiovanni Bellucci\, da molti autorevoli critici considerato come uno dei più importanti pianisti del nostro tempo\, condividerà col pubblico le sue riflessioni attorno a quell’utopia tutta lisztiana del pianoforte “sinfonico”.\n«Durante gli anni Trenta dell’800 – anticipa Bellucci – iniziò un processo di massificazione che Hector Berlioz e Franz Liszt profeticamente denunciarono\, parlando pessimisticamente di un degrado dei gusti del pubblico\, un pubblico condizionato da quei critici e quei musicisti che – in modo inequivocabile – Robert Schumann chiamava ‘i filistei’. Trascrivendo la Sinfonia Fantastica di Berlioz\, Liszt inizia un genere\, apre un filone nel quale il pianoforte non è più soltanto uno strumento musicale meccanico\, ma diventa un sintetizzatore di timbri\, colori\, soluzioni tecniche ideate per fare esplodere dentro la cassa armonica i fuochi artificiali di una grande orchestra».\nSolo qualche mese fa\, grazie all’intuito del Circolo Istria\, Unione Italiana\, Regione istriana ma anche Città Fiera di Udine\, Vivai Pinat ed altri sponsor è stato possibile organizzare a Rovigno e Dignano due concerti del Maestro\, dedicati a Berlioz con la Sinfonia fantastica e L’Aroldo in Italia\, con standing ovation del pubblico entusiasta di assistere ad eventi senza precedenti.\nPianista dall’immenso repertorio\, Giovanni Bellucci ha eseguito all’Auditorium du Louvre a Parigi le 19 Rapsodie Ungheresi di Liszt in due memorabili serate consecutive trasmesse in diretta radiofonica da Radio France\, le 9 Sinfonie di Beethoven trascritte per pianoforte da Liszt in 5 récitals al Belem Center di Lisbona\, le 32 Sonate di Beethoven al Teatro Politeama di Palermo\, i 5 Concerti di Beethoven in due serate alla Filarmonica di Torino\, l’integrale delle composizioni di Busoni per pianoforte e orchestra al Teatro Nazionale di Mannheim e al Lingotto di Torino con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI\, la Sinfonia Fantastica di Berlioz/Liszt alla Performing Arts Society di Washington («What spectacular playing Bellucci gave us!»\, titolava il Washington Post) e alla Sydney Recital Hall (ottenendo il premio “Recital of the Year” per il miglior concerto solistico australiano della stagione\, attribuito dal Sydney Morning Herald).\nMartedì 29 ottobre\, alle ore 20\, il Maestro Bellucci sarà in diretta per un’ora dallo studio Hendrix sulle frequenze di Radio Capodistria\, nell’ambito del progetto Radio Live Educa dedicato ai giovani\, con un recital che sarà possibile riascoltare ma anche vedere nei giorni successivi in podcast sulla web radio. \nL’ingresso alla manifestazione di lunedì 28 ottobre è libero\, fino a esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:I Lunedì dello Schmidl. Come nasce uno spettacolo: L'onore perduto di Katharina Blum
DESCRIPTION:Come nasce uno spettacolo: “L’onore perduto di Katharina Blum” è il titolo della conversazione di cui sarà protagonista Franco Però\, Direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e regista dello spettacolo di apertura della stagione\, del quale sono in corso le prove.L’appuntamento è in calendario lunedì 7 ottobre\, alle ore 17.30\, al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” nella sua sede di Palazzo Gopcevich (via Rossini 4)\, per il cartellone 2019-2020 dei Lunedì dello Schmidl.\nIl romanzo breve “L’onore perduto di Katharina Blum” di Heinrich Böll\, nell’adattamento teatrale di Letizia Russo\, annota Franco Però\, si colloca in un duplice filone di “affinità elettive”: in quanto romanzo\, con un’altra bellissima opera letteraria\, uno dei capolavori del secondo Novecento\, ovvero “Lo Straniero” di Albert Camus; in quanto spettacolo con quel fil rouge che connota le scelte drammaturgiche di quest’ultimo quinquennio dello Stabile\, legando gli spettacoli alla grande narrativa (“Scandalo/ Il Testamento” di Arthur Schnitzler\, “I Miserabili” di Victor Hugo ). \nL’irreprensibile e prude segretaria Katharina Blum incontra ad un ballo di carnevale Ludwig Götten\, un piccolo criminale\, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani\, non del tutto consapevole della situazione\, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica\, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges\, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte\, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista.\nLa vita della donna ne è sconvolta: riceve minacce e offese\, i suoi conoscenti vengono emarginati\, il suo onore viene definitivamente compromesso. La polizia e lo Stato non la tutelano attivamente. Dapprima disperata\, poi lucida nel suo isolamento\, Katharina Blum si vendica uccidendo il giornalista e si costituisce alla polizia. Il tema è drammatico\, ma la struttura costruita da Böll è lieve\, piena di simpatia per il personaggio ed ironica. Lo scrittore\, con straordinaria abilità\, per tutto il racconto\, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica\, con i suoi luoghi comuni\, le moralizzazioni spicciole\, le espressioni alla moda\, la sua piattezza intrinseca. Böll scrisse il romanzo negli anni Settanta\, ma la sua critica è perfetta per la deriva dell’attuale mondo della comunicazione\, non solo giornalistica. Oggi paliamo di facebook\, twitter\, degli altri social\, ma Böll ci aveva messo in guardia in modo esemplare molto tempo fa.\nGià nel 1959 osservava: “chi si serve pubblicamente delle parole mette in movimento mondi interi e nel piccolo spazio compreso tra due righe si può ammassare talmente tanta dinamite da far saltare in aria questi mondi…”. Letizia Russo\, fra le più accreditate autrici contemporanee\, ha portato con acutezza dalla pagina alla scena le intuizioni del Nobel tedesco.\nIn “L’onore perduto di Katharina Blum”\, Franco Però dirige naturalmente gli attori di riferimento del Teatro\, applauditi in quasi tutte le ultime produzioni: ad essi per l’occasione si aggiungono Elena Radonicich (applaudita di recente nella popolare fiction “La Porta Rossa”\, oltre che sul grande schermo) che sarà Katharina\, e Peppino Mazzotta che il grande pubblico ha ammirato nel ruolo di Fazio in “Il commissario Montalbano”\, ma che è soprattutto un bravissimo attore di teatro. \nL’ingresso alla manifestazione è libero\, fino a esaurimento dei posti disponibili. \nCOMTS
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