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SUMMARY:Le prénom
DESCRIPTION:«La nuova messinscena di “Le prénom” – assicura la recensione de La Repubblica – mantiene inalterati musicalità e ritmo della versione francese\, anche grazie alla capace disinvoltura dell’intero cast. Una commedia divertente\, che mette a proprio agio lo spettatore grazie a un susseguirsi continuo di situazioni che poggiano su un dialogare intelligente e arguto. Pubblico travolto da fragorose risate».
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SUMMARY:Platonov
DESCRIPTION:Non ci si aspetti il tradizionale “diaframma” fra spazio dell’attore e platea per il “Platonov” firmato dalla compagnia Il Mulino di Amleto. Gli attori attendono il pubblico di lato\, non c’è segreto\, il tecnico di scena può entrare nell’azione e i protagonisti chiedere l’approvazione dello spettatore… «La volontà di cercare un cortocircuito tra Cechov e il nostro essere giovani uomini e donne\, in un tempo come quello in cui viviamo\, è il cuore e la carne di questo lavoro» asserisce infatti il regista\, Marco Lorenzi. «E se Platonov si chiede “La vita! perché non viviamo come avremmo potuto’” – continua – allora questa domanda deve risuonare forte tra noi e gli spettatori. Niente più deve dividere materialmente attori e spettatori. Questa compresenza può rendere ancora più percettivi i nostri sensi\, più acuto il nostro sguardo e più intenso il nostro ascolto. Ecco il senso e il colore di un percorso: noi giovani artisti dobbiamo essere capaci di dare voce in modo eccezionale alla passione vibrante dei giovani uomini e donne del “Platonov”\, e alla loro sconfitta in un mondo in cui i padri si sono nascosti\, ritirati\, “addormentati”\, un mondo che somiglia così tragicamente al nostro. Un mondo che\, forse\, è il nostro…».
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SUMMARY:Le quattro stagioni
DESCRIPTION:«Ci sono opere che nascono quasi all’insaputa di noi stessi\, nascono come papaveri spontanei tra le rovine o sul ciglio di una strada. E che gioia per l’occhio attento del passante! Con quella spontaneità\, e per stimolare lo spettatore a quella qualità dello sguardo\, ci avviciniamo a “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi» scrivevano Marta Bevilacqua e Roberto Cocconi avviando il progetto de “Le Quattro Stagioni”: lo pensavano inizialmente in forma di danza urbana itinerante. Dopo diverse fasi di sviluppo lo spettacolo ha ora dimensione teatrale e dopo essere stato rappresentato diviso in parti\, sarà in scena a Trieste per la prima volta in forma completa\, nel giorno dell’equinozio: un evento per la compagnia che da alcune stagioni ha intessuto con lo Stabile stimolanti collaborazioni.
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SUMMARY:La Porta Rossa
DESCRIPTION:La serie tv più lunga mai girata in FVG\, con riprese realizzate interamente a Trieste da maggio a ottobre 2018 per 120 giornate di shooting\, un grandissimo successo di pubblico con numeri record per Rai 2 e vendite estere in più di 130 paesi: è la seconda stagione de LA PORTA ROSSA\, e il 20 marzo vorrà rendere onore alla città con una serata di gala al Politeama Rossetti\, organizzata dal Comune di Trieste e da FVG Film Commission\, con il contributo di Confcommercio Trieste e in collaborazione con Casa del cinema di Trieste.\nAlle 21.30\, in contemporanea alla messa in onda su Rai 2\, il pubblico triestino potrà godersi l’ultima attesissima puntata della serie nel salotto buono del Politeama Rossetti\, con ospiti d’eccezione il regista Carmine Elia\, i produttori Tommaso Dazzi e Maurizio Tini e gli interpreti Valentina Romani\, Andrea Bosca e Gaetano Bruno (ma altre presenze del cast potrebbero essere annunciate nei prossimi giorni). \nLa Porta Rossa\, oltre all’incalcolabile ritorno d’immagine per Trieste\, ha portato sul territorio un indotto economico che sfiora i 4 milioni di Euro\, ed ha impiegato continuativamente sul set 35 professionisti locali (più di metà della troupe totale)\, senza contare le decine di attori FVG e le 1.600 comparse. \nMedia partner: Il Piccolo di Trieste. \nI biglietti per la serata del 20 marzo (inizio ore 21.30) saranno in distribuzione GRATUITA (fino ad esaurimento posti) a partire dal 14 marzo alle ore 10.00 presso la biglietteria del Politeama Rossetti (e nei giorni successivi con i consueti orari della biglietteria del teatro). Potranno essere ritirati due biglietti per persona: per velocizzare le operazioni di consegna non sarà possibile scegliere i posti.
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SUMMARY:La rondine
DESCRIPTION:Dopo una formazione nel giornalismo\, il catalano Guillem Clua si è imposto nel panorama del teatro internazionale come una delle voci più innovative e versatili della drammaturgia contemporanea. La critica ha apprezzato la multidisciplinarietà e l’eclettismo della sua produzione teatrale\, che nondimeno risulta molto attenta sia alla scelta degli argomenti che alla finezza della scrittura. Il principale obiettivo di Clua è infatti quello di proporre allo spettatore storie e temi che si possano sentire vicini: per questo fine l’autore ricorre a giochi drammaturgici interessanti\, ritmi incalzanti e anche a contaminazioni con altri codici espressivi\, quelli ad esempio del cinema o dei social. Grazie alla sensibilità di giornalista\, che gli assicura particolare incisività e intuizione\, e in seguito all’esperienza d’autore vissuta in Spagna\, ma anche all’estero\, fra Londra e New York\, Clua possiede una Weltanschauung di ampio respiro ed è molto attento all’attualità. I suoi testi s’incardinano spesso sui grandi temi contemporanei e della politica: le guerre\, la situazione mediorientale\, il cambio climatico\, il pericolo dei nazionalismi…
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SUMMARY:Ermal Meta
DESCRIPTION:Non accenna ad arrestarsi il successo di Ermal Meta\, riconosciuto da pubblico e critica come il nuovo astro della scena cantautoriale italiana. Dal Forum di Assago al Palazzo dei Congressi di Lugano\, di sold out in sold out dalla prima tappa all’ultimo concerto del “Non Abbiamo Armi Tour”\, celebrato con il Disco di Platino per l’album “Non Abbiamo Armi” e con l’Oro per il singolo “Dall’Alba al Tramonto” (in precedenza\, va ricordato anche il Platino per “Non Mi Avete Fatto Niente” con cui ha trionfato a Sanremo). Una serie di successi che vede oggi annunciato un atteso seguito\, con l’annuncio delle date del nuovo tour dal titolo “Ermal Meta a Teatro”\, che vedranno l’artista sui palchi dei principali teatri italiani affiancato dagli GnuQuartet.
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SUMMARY:Alice
DESCRIPTION:“Dopo il trionfale debutto a Roma in prima mondiale arriva dal 6 marzo al Politeama Rossetti “Alice” il nuovo spettacolo dei MOMIX. La compagnia diretta da Moses Pendleton si addentra nel mondo fantasioso di Lewis Carroll e trae da avventure e personaggi della celebre favola inedite e magnetiche ispirazioni tradotte in danza. Repliche fino a domenica 10 marzo”. \n“Alice” – il nuovo spettacolo dei Momix firmato da Moses Pendleton – arriva a Trieste subito dopo aver letteralmente trionfato alla prima mondiale avvenuta lo scorso 20 febbraio\, al Teatro Olimpico di Roma fra applausi scroscianti e standing ovation.\nLa seconda tappa della tournée – da mercoledì 6 a domenica 10 marzo – porta la celebre compagnia al Politeama Rossetti il cui pubblico che ha sempre riservato ai Momix molta ammirazione e affetto: a partire da “Momix Show” nel 1989\, infatti\, e poi con tutti i loro principali spettacoli\, i Momix sono sempre stati ospiti dello Stabile regionale con la loro danza incantevole e sorprendente. \nIl segreto del loro successo (il gruppo è stato fondato da Pendleton 38 anni fa) e della popolarità mondiale ottenuta in una parabola artistica impeccabile\, è nella loro originalissima cifra stilistica\, che scaturisce da una vena d’inesauribile fantasia e immaginazione che ballerini e coreografo traducono in danza\, usando una tecnica perfetta\, un’attenta educazione del corpo\, una concezione delle luci molto sapiente e una rara e teatralissima capacità di rendere i costumi e altri pochi ed essenziali oggetti di scena lo strumento di una magia senza pari… \nQuesto mondo poetico è chiaramente in sintonia con quello che un timido professore di matematica dell’era vittoriana\, Lewis Carroll\, aveva inventato per una bambina di dieci anni e le sue due sorelle\, nel corso di un’escursione fluviale. Più tardi\, Carroll trascrisse quella favola e la fece illustrare da John Tenniel: e da allora generazioni di bambini e di adulti hanno fatto proprio quell’universo assurdo\, curioso\, libero dalla logica\, colorato come un sogno\, pieno di divertimento…\nAppare naturale che i Momix abbiano provato ad entrare in questo mondo\, a lasciarsi ispirare e ad attraversarlo\, restituendone gli scorci più suggestivi e incontrandone le stravaganti creature.\n«Non intendo raccontare l’intera storia di Alice» ha dichiarato Moses Pendleton «ma usarla come punto di partenza per dare libero sfogo all’invenzione. Sono curioso di vedere cosa succederà\, e sto diventando sempre più curioso quanto più conosco Lewis Carroll\, che\, come me\, era un appassionato fotografo. La storia di Alice è piena di immagini e di logica assurda – prima dell’avvento del surrealismo\, esisteva già Alice. “Ask Alice: Chiedilo ad Alice”\, cantava Grace Slick in “White Rabbit” – ma diceva anche “feed your head: nutri la tua mente”.(…) È quindi comprensibile il perché penso che Alice sia una scelta naturale per MOMIX e un’opportunità per noi di scoprire fin dove arriva la nostra fantasia. Con questo spettacolo voglio raggiungere sentieri ancora inesplorati nella fusione di danza\, luci\, musica\, costumi e proiezioni (…) Vedo Alice come un invito a inventare\, a fantasticare\, a sovvertire la nostra percezione del mondo\, ad aprirsi all’impossibile. Il palcoscenico è il mio narghilè\, il mio fungo\, la mia tana del coniglio».». \nE così davanti allo sguardo rapito del pubblico\, mentre il corpo di Alice cresce o si rimpicciolisce\, quelli dei ballerini mutano per mezzo di oggetti\, corde e corpi di altri ballerini e passo dopo passo\, danno vita al Bianconiglio\, al Cappellaio matto\, allo Stregatto\, alla Regina di Cuori e al Bruco che consiglia ad Alice di mordere il fungo su cui è seduto\, con effetti mutaforma: il mondo di “Alice nel paese delle meraviglie” continua a lanciare incantesimi. \nLo spettacolo va in scena da mercoledì 6 a sabato 9 marzo alle ore 20.30\, sabato in replica straordinaria anche alle 16 e domenica solo in pomeridiana alle 16 è inserito nel cartellone “Danza” del Teatro Stabile regionale.\nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Shakespeare/Sonetti
DESCRIPTION:“Valter Malosti come interprete e regista e le coreografie  di Michela Lucenti attraversano il mondo poetico del Grande elisabettiano in “Shakespeare/Sonetti” in scena alla Sala Bartoli da martedì 5 a domenica 10 marzo. Lo spettacolo ricco di sortilegi è inserito nella Stagione “Altri Percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Giovedì 7 marzo alle ore 18 l’approfondimento condotto dal professor Peter Brown a cui interverrà Valter Malosti”.\n«Enigma filologico\, impenetrabile documento\, lettera d’amore a un destinatario sconosciuto\, i “Sonetti” di Shakespeare diventano qui a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani: forse l’unico vero monologo maschile della sua teatrografìa. L’ordine dei componimenti viene ricostruito in una nuova lingua e una nuova drammaturgia. Un complesso romanzo d’amore con quattro figure e una sola voce: con il Narratore dei “Sonetti” Shakespeare crea infatti uno dei suoi grandi protagonisti\, un personaggio clownesco e sboccato\, straziante e disperato\, di allucinata modernità. Una fra le più complesse e grandiose opere di poesia dell’età moderna diventa in questo spettacolo un altare sacrificale\, un evento di grazia e furore\, canto e lamento\, beffa e bestemmia\, che anticipa i grandi canzonieri d’amore del Novecento\, da Auden a Pasolini\, da Salinas a Testori» scrive Valter Malosti presentando “Shakespeare/Sonetti” di cui è adattatore\, regista e interprete e che lo vede collaborare nuovamente con Michela Lucenti e il suo gruppo di lavoro\, fra i più importanti ensemble di teatro-danza contemporanei. \nLo spettacolo è in scena alla Sala Bartoli da martedì 5 a domenica 10 marzo per la Stagione “Altri Percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \n“Shakespeare/Sonetti” conclude un trittico che Valter Malosti ha incentrato sulla produzione shakespeariana “non teatrale”. I Sonetti regalano al regista e interprete preziose ispirazioni\, a partire dal tema: quell’amore patetico e disperato\, infelice e “fuori asse” che un uomo maturo prova per uno molto più giovane di lui. Per costui il poeta sarà disposto a rendersi ridicolo agli occhi della gente\, perché l’amore è limpido e spudorato… La parola di quell’amore allora non è solo strumento di dialogo\, ma – rimandandoci alle stratificazioni della storia – anche invocazione\, elegia\, preghiera\, lamento\, dichiarazione. È rivolta all’indifferente e apollineo giovane cui sulla scena si contrappone il buio della dark lady\, il suo furore umorale. \n«Malosti – chiarisce il critico di “Sipario” Nicola Arrigoni – va in cerca di un sotterraneo diario erotico in cui il far young si scontra con una dark lady di poetico rigore\, incarnata da Michela Lucenti che presta al plot la sua voce su song di Modugno. Ciò che realizza Valter Malosti è un pensiero\, è un teatro di poesia con gli inevitabili e – per l’attore/regista naturali – lasciti beniani che una spontanea stratificazione di senso e semantica sulla possibilità che la poesia sia azione e voce\, pensiero e suono… ciò che inscena Valter Malosti è l’abisso del desiderio\, è quel guardare alle stelle che finisce col consumarti\, è la passione amorosa che avvampa\, ma che è anche dolore e patimento\, è un darsi totale all’altro da sé per riconoscersi e perdersi. Si esce con questo carico di emozioni assistendo a “Shakespeare/Sonetti” e per una serata in teatro non è cosa da poco».  \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511. \nGiovedì 7 marzo alle ore 18 alla Sala Bartoli Valter Malosti parteciperà all’incontro sulla poesia di Shakespeare condotto dal direttore della British School del Friuli Venezia Giulia\, Peter Brown. Come sempre\, l’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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SUMMARY:Un momento difficile
DESCRIPTION:“Un momento difficile” di Furio Bordon\, la nuova produzione del Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con lo Stabile di Catania\, in scena dal 26 febbraio\, tocca con sensibilità i temi della fragilità della vecchiaia e dei rapporti familiari. Da qui la sinergia con l’Associazione de Banfield\, nata affinché il teatro sia anche strumento di sensibilizzazione sociale su tali argomenti delicati e fondamentali. Lo spettacolo e il progetto di collaborazione sono stati illustrati dai vertici del Teatro Stabile e dell’Associazione de Banfield\, dall’autore Furio Bordon e dal protagonista\, Massimo Dapporto”.Sarà in scena al Politeama Rossetti dal 26 febbraio al 3 marzo “Un momento difficile” di Furio Bordon\, nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con lo Stabile di Catania.\nLo spettacolo tratta con delicata ironia e profonda sensibilità i temi della fragilità degli anziani\, della malattia\, del rapporto con i familiari.\nArgomenti che hanno stimolato una sinergia fra lo Stabile e l’Associazione de Banfield che di questi argomenti\, di questo mondo si occupa con impegno e generosità. Tutto ciò nell’ottica di evidenziare come il teatro possa essere anche un’occasione di sensibilizzazione sociale su argomenti e problemi\nfondamentali.\nLo spettacolo e il progetto di collaborazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è svolta alla Casa Viola e a cui sono intervenuti la vicepresidente dell’Associazione de Banfield\, Teresa Squarcina\, la direttrice Giovanna Pacco\, Sergio Pacor presidente del Rossetti –\nTeatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e il direttore Franco Però\, assieme all’autore Furio Bordon e al protagonista di “Un momento difficile” Massimo Dapporto.\n«“Un momento difficile” (che in forma narrativa è pubblicato da Garzanti con il titolo “Stanze di famiglia”) conclude\, dopo “Le ultime lune” e “La notte dell’angelo”\, un progetto drammaturgico svolto nel corso degli anni» chiarisce Furio Bordon. «Personalmente l’ho sempre pensato come una trilogia sulle «età indifese»\, perché\, se è vero che si parla di vicende familiari\, queste ruotano tutte attorno al nodo emozionale di vecchiaia e infanzia\, le due età della debolezza\, gli anni in cui l’individuo è più vulnerabile\, più esposto a prevaricazioni\, violenze\, umiliazioni\, in cui la fortuna di essere nati diventa troppo spesso fatica di vivere e amarezza». \nAl centro di “Un momento difficile” è infatti un figlio che si adopera per assistere l’anziana madre ormai in preda alla demenza e giunta alla fine della sua vita: un compito gravoso e anche molto doloroso. Ma grazie al sortilegio del palcoscenico lo spettacolo farà conoscere quella donna anche da giovane\, la si vedrà felice assieme al padre\, così come resiste e vive nei ricordi del protagonista… Una dimensione essenziale\, quella del ricordo\, come spiega la stessa madre in un momento di lucida dolcezza: «Capirai alla fine – dice al figlio – che con quella povera testa delirante e confusa se n’è andato un mondo. I tuoi genitori\, i tuoi nonni\, i ricordi di tante vite.\nAdesso sei rimasto soltanto tu a testimoniare il nostro passaggio. Continua a farlo\, se puoi. Pensa ogni tanto a quei due ragazzi innamorati che ti hanno messo al mondo e tienili in vita finché vivi tu».\nTemi importanti\, di cui sulla scena sono portatori attori di spessore\, capaci di condensare nella loro interpretazione ironia e commozione\, rigore e abbandono\, come richiede la preziosa poetica di Bordon. Massimo Dapporto ritorna al Rossetti per dare vita allo struggimento e alle emozioni del\nfiglio\, mentre Ariella Reggio\, attrice d’intuito sottile e rigorosa esperienza\, si impegna nel ruolo della madre. Diretti da Giovanni Anfuso\, dividono con loro la scena Francesco Foti e Debora Bernardi.\n«Il teatro – ha dichiarato la vicepresidente dell’Associazione de Banfield\, Teresa Squarcina – è uno strumento per divulgare i temi più importanti che coinvolgono le persone: grazie al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, grazie a Furio Bordon e agli attori Ariella Reggio e Massimo Dapporto\nper aver scelto di mettere in scena uno spettacolo che parla di anziani e parla dei momenti difficili legati all’assistenza di una persona anziana. Portare alla luce questi temi e queste emozioni a teatro\, permette alle persone di elaborarle\, permette di condividere le difficoltà: è lo stesso obiettivo che ci poniamo noi con il progetto di Casa Viola\, mettendo a disposizione attività e consulenza dedicate ai caregiver\, a chi dà supporto agli anziani malati di alzheimer. Questa partnership\, che permette alla nostra associazione di entrare a teatro\, con il duplice obiettivo di raccogliere fondi e di far conoscere i nostri progetti a servizio degli anziani e dei caregiver\, è un grande gesto di amore».\nNelle serate in cui andrà in scena “Un momento difficile”\, dunque\, l’Associazione de Banfield sarà presente nel foyer del teatro con i propri volontari: un modo semplice per dare la possibilità ai triestini di avvicinarsi ai progetti portati avanti ogni giorno dall’associazione. Per il pubblico vi sarà\nanche la possibilità di effettuare delle donazioni all’associazione: «Ringraziamo sin da adesso il pubblico del Rossetti – ha dichiarato Giovanna Pacco\, Direttrice dell’Associazione de Banfield – che vorrà aiutarci con una donazione: quanto raccolto si trasforma immediatamente in ore di assistenza gratuita ai nostri anziani\, in servizi necessari all’assistenza che mettiamo gratuitamente a disposizione di chi fa richiesta\, o in progetti dedicati ai caregiver\, affinché possano ritagliarsi degli spazi per la formazione\, o per trovare ore di sollievo per affrontare la difficile quotidianità dell’assistenza».\n“Un momento difficile” va in scena da martedì 26 febbraio a sabato 2 marzo in orario serale\, con inizio alle ore 20.30 e domenica 3 marzo di pomeriggio alle ore 16.\nI biglietti per lo spettacolo sono in prevendita\, nei consueti punti vendita e circuiti dello Stabile del Friuli Venezia Giulia e tramite il sito www.ilrossetti.it. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.
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DESCRIPTION:“Martedì 26 febbraio alle ore 18 alla Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich il regista e attore Massimiliano Finazzer Flory terrà un incontro sul tema “Leonardo uomo universale” che anticipa e presenta i temi dello spettacolo che lo stesso artista porterà al Politeama Rossetti il prossimo 2 aprile\, quale evento fuori abbonamento. L’incontro è un appuntamento del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste”.È in calendario per martedì 26 febbraio alle ore 18 alla sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich l’incontro con il regista e attore Massimiliano Finazzer Flory\, che s’incentrerà sul tema “Leonardo uomo universale”.\nL’incontro\, a cura dell’avvocato Sergio Pacor\, anticipa i temi dello spettacolo “Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile” che sarà ospite al Politeama Rossetti quale evento fuori abbonamento il prossimo 2 aprile. Interessante dunque seguire la conversazione del protagonista che di “Essere Leonardo da Vinci. Un’ intervista impossibile” ha fatto anche – in collaborazione con RAI Cinema – un interessante film\, pluripremiato all’estero (Winner Best Indie Filmmaker – Top Shorts Film Festival January 2019; Winner Honorable Mention: Narrative Film – Los Angeles Film Awards 2019; Winner Best Actor – Actors Awards Los Angeles January 2019; Winner Best Narrative Feature – Festigious International Film Festival 2019 Los Angeles; Winner Best Indie Filmmaker – New York Film Awards 2019).\nDurante l’incontro Massimilaino Finazzer Flory tratteggerà le tante arti e i tanti profili del Leonardo “uomo universale”: Leonardo e l’ambiente\, Leonardo come primo eco designer della storia\, il suo rapporto fondamentale con la natura\, la sua passione e i suoi pensieri sull’acqua\, il sul rapporto con pittura e scienza\, pittura e scultura\, pittura e musica e poi l’anatomia\, la botanica\, le scienze\nmatematiche… \nL’incontro è organizzato dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste\, martedì 26 febbraio.\nLo spettacolo invece sarà in scena al Politeama Rossetti il 2 aprile alle 20.30: informazioni sul sito www.ilrossetti.it.
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SUMMARY:Einstein e Me
DESCRIPTION:Gabriella Greison è autrice e interprete di “Einstein & Me” in scena al Politeama Rossetti solo lunedì 25 febbraio alle 20.30 . L’appuntamento è inserito nella Stagione “Altri Percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e rappresenta un’occasione di approfondimento di temi scientifici nell’ambito di ProEsof2020.Dopo aver presentato lo spettacolo e il libro “Einstein & Me” nel corso di un affollatissimo incontro con il pubblico al Café Rossetti lo scorso lunedì\, è giunto per Gabriella greison\, il momento di calcare il palcoscenico del Politeama Rossetti per interpretare – lunedì 25 febbraio alle 20.30 – il monologo che dedica ad Einstein e alla figura femminile con cui ha condiviso parte della vita\, del genio\, delle intuizioni. Una donna di cui si è raccontato troppo poco.\nPer lo Stabile regionale – che da alcune stagioni traccia un proprio itinerario di ricerca intrecciando temi scientifici e linguaggi teatrali\, in sinergia con ProEsof\, nell’attesa del 2020 quando Trieste sarà Capitale Europea della Scienza – lo spettacolo rappresenta una nuova occasione di approfondimento e conoscenza.\n«Mileva ha 21 anni ed è seduta tra i banchi della prestigiosissima aula di fisica del Politecnico di Zurigo\, è la quinta donna in assoluto a frequentare una Facoltà scientifica e di questo va fiera. È il 1896 e il mondo sta cambiando. La fisica Mileva è desiderosa di far parte di questo stravolgimento in atto in ogni settore\, con la sua mentalità scientifica vuole dimostrare a sé stessa che una donna può realizzare i propri sogni. Sta vivendo la sua estate più bella. Il suo carattere è tutt’altro che banale: ha l’abitudine di contare gli angoli retti che trova lungo il suo cammino\, le piacciono i treni\, gli elenchi\, e tutto ciò che può essere numerato. È una secchiona\, e non fa nulla per nasconderlo.\nQuesto particolare salta subito all’occhio ai professori e ai compagni di corso\, che reagiscono diversamente. Uno in particolare è completamente estasiato da lei\, un ragazzo spettinato\, spocchioso e perdigiorno\, Albert Einstein. Dopo lunghi mesi di corteggiamento\, in cui condividono\ntutti gli aspetti più sani e belli della vita universitaria\, comprese le nozioni di fisica che studiano insieme\, Mileva cede al Albert\, e si lascia trasportare dall’amore. Mileva per tutto questo tempo ha un’amica immaginaria con cui parlare della sua evoluzione come donna e come scienziata\, Madame Marie Curie\, che per lei è un riferimento indiscusso. Ma arriverà l’autunno nella vita di Mileva\, e poi l’inverno\, con due figli da mantenere e l’esplosione di Einstein come scienziato\, strada che a lei sarà preclusa».\nCon queste parole Gabriella Greison presenta la figura di Mileva Marić\, prima moglie di Einstein che sacrificò la propria carriera per il successo del marito.\nDopo il successo suscitato lo scorso anno dal suo “1927 – monologo quantistico” la fisica\, autrice\, attrice\, giornalista Greison porta sulla scena questo bellissimo personaggio femminile\, troppo trascurato dai biografi di Einstein\, a cui desidera “restituire una nuova primavera ed estate”\, una\ngiusta luce. \nL’amore di Mileva per Einstein è raccontato in parallelo alla passione di Gabriella Greison per la sua figura di scienziato\, ma sono evidenziate anche le difficoltà di Mileva come donna ad imporsi e ad essere ascoltata nel mondo scientifico del suo tempo. La pièce assume allora un ulteriore\nsignificato\, quello di stimolo per le donne di oggi che percorrono il difficile cammino per ottenere un giusto rilievo sociale\, il riconoscimento del proprio ruolo e del proprio valore\, un dignitoso trattamento nel mondo del lavoro: «È proprio grazie a una donna come Mileva – sostiene Gabriella\nGreison – che le ragazze e le donne di oggi possono realizzare i propri sogni\, frequentare facoltà scientifiche e realizzarsi prima di tutto per sé stesse».\n“Einstein & Me” va in scena solo lunedì 25 febbraio alle ore 20.30\, al Politeama Rossetti per il cartellone “Altri Percorsi” I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Salomè
DESCRIPTION:“Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia coproduce “Salomè” di Oscar Wilde che va in scena al Politeama Rossetti dal 19 al 24 febbraio. Il testo\, raramente portato in scena\, si avvale di un cast di soli attori eccellenti\, a partire da Eros Pagni\, Gaia Aprea – che interpreterà il ruolo del titolo – e Anita Bartolucci. La regia è di Luca De Fusco”.\nOscar Wilde scrisse “Salomé” di getto\, a Parigi\, nel 1891 come una fiaba perversa che concedeva molto al gusto di fine secolo\, a quelle seduzioni Art Nouveau\, a quell’innocenza crudele che poi vibrerà in molta produzione letteraria e musicale. Nel destino di “Salomé” – mai rappresentata nella sua forma drammaturgica durante la vita di Wilde – ci fu una partitura: quella splendida e celebre di Richard Strauss. La fama e lo splendore dell’opera ha in qualche modo oscurato la versione originale e il dramma wildiano – a tutti gli effetti un capolavoro – viene rappresentato assai raramente.  \nVi pone rimedio la messinscena firmata da Luca De Fusco\, alla cui produzione il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha voluto concorrere\, proprio per il valore e il significato dell’operazione.\nLo spettacolo\, dopo un grande successo estivo al Teatro Grande di Pompei e nel corso di un’applaudita tournée arriva al Politeama Rossetti\, dove va in scena dal 19 al 24 febbraio\, per il cartellone della Prosa. \nIl regista restituisce “Salomé” al pubblico in modo raffinato\, e affidandola a un assieme impeccabile: ogni figura si staglia piena\, in tutto il suo fascino\, nell’ambiguità e nelle contraddizioni\, in tutti i vibranti passaggi fra dramma e ironia\, seduzione e grottesco\, che appartengono alla scrittura di Wilde. Il merito va a un cast di soli attori eccellenti\, a partire da Eros Pagni che è Erode\, Gaia Aprea\, inebriante Salomé e Anita Bartolucci\, emozionante nel ruolo di Erodiade. \nLo spettacolo è ambientato nel palazzo del tetrarca di Giudea\, Erode Antipa\, che ha sposato l’ex moglie del fratello Filippo\, Erodiade: c’è un banchetto  e intanto sulla terrazza\, due soldati sono incantati dalla bellezza della luna e della principessa Salomè\, figlia di Erodiade.\nNel salone è posta una grande cisterna dove il tetrarca Erode ha fatto rinchiudere il profeta Iokanaan\, spaventato dal suo comportamento: questi infatti urla profezie e condanna i costumi dei monarchi di Giudea.\nAnche Erode è attratto da Salomé ed i suoi sguardi insistenti infastidiscono la principessa\, che lascia il banchetto incuriosita dal prigioniero e chiede alle guardie di potergli parlare. Iokanaan proferisce parole di sdegno contro la corte\, ciononostante Salomé ne è attratta e gli rivela il suo appassionato desiderio di baciarlo. Iokanaan rifiuta inorridito\, mentre il capitano della guardia\, innamorato della principessa\, si uccide. Giungono sulla terrazza Erode ed Erodiade\, il tetrarca blandisce Salomè\, e non difende la moglie dalle invettive di Iokanaan. È infatti troppo preso dalla figliastra e pur di vederla danzare le promette di esaudire qualsiasi suo desiderio. Salomè allora esegue la danza dei sette veli\, posando i piedi nudi nel sangue del capitano della guardia e alla fine chiede a Erode la testa di Iokanaan su un vassoio d’argento\, per poterlo baciare. Sconvolto dalla richiesta\, il tetrarca tenta invano di farle cambiare idea: le promette pavoni bianchi\, gioielli\, metà del regno… Ma Salomè vuol dissetare la sua passione per Iokanaan\, anche se ciò significa mozzargli la testa. Sebbene tema di macchiarsi dell’uccisione di un uomo di Dio\, Erode è costretto a non mancare alla parola data. L’inquietante Salomè bacia finalmente le labbra di Iokanaan ma Erode\, in preda all’orrore\, la fa schiacciare sotto gli scudi dei suoi soldati. \n«Perché affrontare una sfida così difficile’» riflette Luca De Fusco nelle sue note di regia. «Innanzitutto\, appunto\, per il gusto delle sfide. Uno dei modi di innovare il repertorio teatrale non è solo quello di incoraggiare la nascita di nuovi testi\, come peraltro facciamo frequentemente\, ma è anche quello di rimettere in circolazione opere che sono uscite dai cartelloni per pigrizia mentale\, per abitudine\, per poco coraggio\, di registi e teatri. (…) È poi nota la mia passione per le contaminazioni tra teatro\, danza\, musica\, cinema. “Salomè”\, con la sua luna piena incombente e allucinata\, con la sua danza dei sette veli\, sembra quindi un testo ideale per questo teatro “spurio” che prediligo da molto tempo. Credo inoltre di aver qualcosa da dire sulla natura della protagonista. Credo che l’amore/odio di Salomé per Iokanaan sia figlio di quel desiderio mimetico su cui il grande antropologo René Girard ha scritto pagine memorabili. In sostanza\, a mio avviso\, Salomé ama talmente il profeta da volersi trasformare in lui stesso. Non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dell’amore e quindi si specchia nel profeta. Questa intuizione\, spero felice\, porterà ad un finale sorprendente che preferisco non rivelare». \nGiovedì 21 febbraio ore 18 alla Sala Bartoli si terrà un incontro sullo spettacolo “Salomè” di Oscar Wilde: sarà condotto dal professor Peter Brown\, direttore della British School del Friuli Venezia Giulia che offrirà interessanti approfondimenti sull’opera. Il professor Brown converserà con i protagonisti dello spettacolo che saranno presenti all’evento. L’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il giorno successivo alle 17.30 l’approfondimento avverrà in lingua inglese. \nLo spettacolo va in scena alle ore 20.30 da martedì 19 a sabato 23 febbraio e domenica 24 alle 16.\nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511. \nSALOMÈ\ndi Oscar Wilde\ntraduzione Gianni Garrera\nadattamento e regia Luca De Fusco\ncon Eros Pagni (Erode)\, Gaia Aprea (Salomè)\, Anita Bartolucci (Erodiade)\, Alessandro Balletta (secondo giudeo)\, Silvia Biancalana (paggio di Erodiade)\, Paolo Cresta (un sadduceo)\, Gianluca Musiu (giovane siriano/un nazzareno)\, Alessandra Pacifico Griffini (schiava di Salomè)\, Giacinto Palmarini (Iokanaan)\, Carlo Sciaccaluga (secondo soldato)\, Francesco Scolaro (un nubiano/un fariseo)\, Paolo Serra (Tigellino/cappadociano)\, Enzo Turrin (primo giudeo)  \nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\ndisegno luci Gigi Saccomandi\nmusiche originali Ran Bagno\ncoreografie e aiuto regia Alessandra Panzavolta\nuna produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\,\nTeatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Teatro Stabile di Verona \nL’ufficio stampa
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SUMMARY:Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione
DESCRIPTION:“La compagnia Anagoor è nuovamente protagonista nella Stagione “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Dal 12 al 17 febbraio va in scena infatti “Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione” con Marco Menegoni\, sulla drammaturgia di Laura Curino e Simone Derai che firma anche la regia dello spettacolo”. La Pala\, i Ritratti\, la “Venere Dormiente”\, la “Giuditta”\, i “Tre Filosofi”\, la “Tempesta”\, il Fregio… sette opere del Giorgione da contemplare\, da fare proprie con gli occhi e le sensazioni che riescono a sollecitare. Ne scaturiscono sette meditazioni – una per ognuno dei sopraccitati capolavori – attorno al tema del silenzio\, della natura umana\, del desiderio\, della giustizia\, della battaglia\, del diluvio e del tempo. L’arte pittorica pervade di sé l’anima artistica dei componenti di Anagoor\, ne tocca la sensibilità e dà origine a qualcosa d’altro\, ad un nuovo linguaggio\, fatto di lettura\, teatro\, emozione.\nÈ questo ciò che propone lo spettacolo “Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione” che la compagnia Anagoor propone alla Sala Bartoli dal 12 al 17 febbraio\, nell’ambito del cartellone “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nLa poetica teatrale di questo gruppo\, innovativo e pluripremiato\, che il pubblico dello Stabile ha imparato ad amare\, è raffinatissimo e fortemente comunicativo\, essenziale eppure ricco di contenuti\, connessioni e induzioni.\n“Rivelazione” li porta allo Stabile per la terza stagione consecutivamente\, dopo “Socrate” applaudito al Rossetti nel 2016 e “Virgilio Brucia” .\nQuesta volta il bravissimo Marco Menegoni disegna sulla scena una traccia per avvicinare la platea alla sfuggente figura del Giorgione\, dando voce il disegno drammaturgico firmato da Laura Curino e Simone Derai.\nIl pittore di Castelfranco Veneto – lo stesso luogo in cui è nato ed ha il proprio atelier Anagoor – è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Cercare di metterlo a fuoco è come osservare la costellazione delle sette sorelle\, le Pleiadi: riesce meglio se uno non la fissa direttamente. \nQuesto ha cercato di fare Anagoor: narrare Giorgione attraverso gli occhi di chi lo frequenta fin dall’infanzia e lo rivela per storie concentriche all’ospite stupefatto. In questa sorta di lezione d’arte\, poetica\, sono raccontati l’artista\, il suo tempo\, il respiro delle opere\, il clima che le pervade.\nUn narratore\, di fronte a due schermi\, racconta\, per mezzo di parole\, documenti\, versi poetici ed immagini delle opere del pittore di Castelfranco\, frammenti della Venezia a cavallo tra XV e XVI secolo.\n\n«Volgiamo lo sguardo verso questa ideale costellazione» scrivono nelle note allo spettacolo. «Per ciascun astro una meditazione».\nLa compagnia prende il nome dal racconto di Dino Buzzati “Le mura di Anagoor” è stata fondata nel 2000 a Castelfranco Veneto\, su iniziativa di Simone Derai e Paola Dallan: a loro si sono poi aggiunti Marco Menegoni\, Moreno Callegari\, Mauro Martinuz\, Giulio Favotto\, Silvia Bragagnolo e molti altri\, facendo dell’esperienza un progetto di collettività. Anagoor sperimenta la possibilità di fermare brani di una civiltà che si trasforma per innestarli in una nuova visione: un obiettivo che si sostanzia perfettamente nella loro scelta di assumere quale atelier una antico allevamento di conigli nella campagna di Treviso. “La conigliera”\, appunto\, di cui sono conservate la struttura e l’estetica\, è il luogo dove nascono la loro poetica ed i loro progetti.\n«Il teatro di Anagoor – spiegano i componenti del gruppo – risponde ad un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove le performing arts e la scena ipermediale entrano in dialogo; penetra nei territori di altre discipline artistiche e pretende\, tuttavia\, con forza\, in virtù della natura di quest’arte\, di rimanere teatro».\n\n“Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione” va in scena alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti da martedì 12 a domenica 17 febbraio per il cartellone “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Le repliche di martedì e venerdì iniziano alle 19.30\, domenica la recita è\npomeridiana alle ore 17\, gli altri giorni lo spettacolo va in scena alle 21.\nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:La ballata di Johnny e Gill
DESCRIPTION:Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia coproduce “La ballata di Johnny e Gill” di Fausto Paravidino con lo Stabile di Torino\, il Théâtre Liberté di Toulon\, il Théâtre La Criée di Marsiglia e Les Théâtres de la Ville de Luxembourg. Una rete di realtà nazionali e estere per dare vita a un progetto multiculturale e attualissimo. Un cast di attori di nazioni diverse permette che in scena si incontrino lingue diverse e diversi linguaggi teatrali\, Repliche al Politeama Rossetti da martedì 5 febbraio”.\nDebutta martedì 5 febbraio alle 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti “La ballata di Johnny e Gill” di Fausto Paravidino\, un progetto a cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha partecipato con grande interesse entrando in rete con altre istituzioni nazionali e estere – oltre allo Stabile di Torino\, il Théâtre Liberté di Toulon\, il Théâtre La Criée di Marsiglia e Les Théâtres de la Ville de Luxembourg.\n\nTra i più importanti e rappresentati drammaturghi europei\, Fausto Paravidino costruisce un grande progetto internazionale sul mito della Torre di Babele e sulla storia di Abramo\, il patriarca delle tre grandi religioni monoteiste. Suo il testo e la regia de “La ballata di Johnny e Gill”\, nel quale gli spunti dalle Sacre Scritture si trasformano in racconto picaresco. Una commedia che mescola lingue e linguaggi teatrali\, luoghi\, culture\, speranze. \nParavidino ha iniziato ad affrontare il progetto dai laboratori per attori condotti con Iris Fusetti a New York\, Ginevra\, Tolone e Lussemburgo sul senso della storia di Abramo e del sacrificio di Isacco. Il tema del Libro si attualizza in quello del viaggio\, della migrazione\, della patria perduta\, dell’abbandono della propria cultura\, dell’essere stranieri tra stranieri.\n«Il percorso di creazione di questo spettacolo è completamente inedito per me – spiega infatti fausto Paravidino – ed è iniziato più di due anni fa quando Iris Fusetti ed io abbiamo pensato di fare uno spettacolo internazionale dove si incontrassero lingue diverse e diversi linguaggi teatrali. Siamo partiti dal mito della Torre di Babele\, abbiamo girato pagina e abbiamo visto che dopo Babele cominciava la storia di Abramo: il patriarca delle tre grandi religioni monoteiste. Dio confonde le lingue. Poi dice ad Abramo: «Vattene dal tuo paese\, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre\, verso il paese che io ti indicherò».\nNon gli dice dove. Abramo parte. Dio stabilisce un rapporto speciale con Abramo basato sulla ricerca di un altrove.\nE Abramo stabilisce un rapporto con Dio basato sul dire “Eccomi” alla ricerca di un altrove. Quest’uomo non sta scappando né da una guerra né da una carestia. Dio gli ha detto quel che gli ha detto e lui ha risposto: “Eccomi”. Così Iris ed io siamo andati a New York\, che è dove normalmente gli Europei come noi emigrano\, a cercare di capire la storia di Abramo.\nSiamo stati stranieri tra stranieri e abbiamo cominciato a cercare indizi e a fare laboratori di ricerca teatrale sul mito di Babele e sulla storia di Abramo. La sua storia è molto bella\, contiene tante avventure che ci parlano in maniera immediata e alcune cose che invece per noi sono misteriose. La Bibbia è un libro sacro che parla di Dio\, ma è anche un mito che parla dell’uomo»\n«(…)Abbiamo formato una compagnia e ci siamo concentrati insieme su questa ricerca» continua l’autore e regista. «Abramo è diventato Johnny\, Sara è diventata Gill\, la Bibbia è diventata una ballata\, dalla scrittura biblica è emersa una forte componente picaresca. Il racconto della storia di Abramo non procede per “quindi” come nel dramma moderno\, ma per “e poi”\, come in Tom Jones o nel Candide.  È uno spettacolo che venendo dalla torre di Babele cerca di ficcare i denti in lingue e linguaggi diversi: è in italiano\, francese e inglese\, contiene contaminazioni di teatro danza\, cinema\, pantomime e teatro musicale. \nE soprattutto è una grande avventura\, che seguendo una famiglia che cerca fortuna affrontando il viaggio e i suoi mille pericoli parla un po’ di Dio e molto di noi».\n\n“La ballata di Johnny e Gill” è scritto e diretto da Fausto Paravidino\, l’ideazione è di Iris Fusetti e Fausto Paravidino. Lo spettacolo è interpretato da Federico Brugnone\, Iris Fusetti\, Fatou Malsert\, Daniele Natali\, Tibor Ockenfels\, Fausto Paravidino e Aleph Viola. Le scene sono di Yves Bernard\, le luci di Pascal Noël\, video di Opificio Ciclope\, i costumi di Arielle Chanty\, le maschere di Stefano Ciammitti\, le musiche di Enrico Melozzi\, la coreografia di Giovanna Velardi\, aiuto regia Maria Teresa Berardelli. \n\nLo spettacolo va in scena al Politeama Rossetti per la stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 5 al 10 febbraio\, dal martedì al sabato le recite iniziano alle 20.30\, di domenica c’è la pomeridiana\, con inizio alle ore 16.\nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Parsons Dance
DESCRIPTION:Lunedì 28 gennaio alle 20.30\, ritornano gli eccezionali ballerini della        Parsons Dance\, amatissima compagnia di danza moderna americana\, fondata\n        dal coreografo David Parsons e apprezzata in tutto il mondo. Nel\n        programma presentato allo Stabile regionale\, coreografie nuove e\n        attesissimi classici”.\n    \n \n    Dare anima alla tecnica\, esprimere – attraverso l’elevatissima preparazione\n    atletica e la capacità interpretativa dei ballerini – emozioni potenti e\n    dirette: sono stati fin dall’inizio questi gli elementi distintivi della\n    Parsons Dance\, che si è imposta come uno dei capisaldi della danza\n    post-moderna “made in USA” ma che fin dalla sua creazione – avvenuta nel\n    1985 ad opera del genio creativo dell’eclettico coreografo David Parsons e\n    del lighting designer Howell Binkley – ha conquistato il cuore del pubblico\n    internazionale\, meritando di essere applaudita in cornici prestigiosissime\,\n    dalla Maison de la Danse di Lione\, al Teatro La Fenice di Venezia…\n \n    Beniamini del pubblico del Rossetti i fantastici ballerini della Parsons\n    Dance ritornano sulla scena lunedì 28 gennaio alle ore 20.30 per una serata\n    unica ospite del cartellone Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia\n    Giulia.\n \n    «I ballerini sono scelti per il loro virtuosismo\, energia e sex appeal\,\n    attaccano il pubblico come un ciclone\, una vera forza della natura» ha\n    scritto della Parsons Dance il New York Times\, traducendo efficacemente\n    sulla carta la perfezione\, la forza dirompente di una danza carica di\n    energia e positività\, acrobatica e comunicativa al tempo stesso\, a cui si\n    aggiunge il raffinato istinto teatrale del coreografo e fondatore David\n    Parsons che ha saputo imprimere con continuità al lavoro della compagnia un\n    segno potente e profondamente coinvolgente.\n \n    L’esempio più emblematico di ciò rimane – fra i molti possibili – la\n    celebre “Caught” del 1982\, coreografia amatissima che Parsons creò per sé\n    stesso e che lascia ogni volta il pubblico senza fiato\, coniugando le\n    incredibili capacità atletiche del danzatore\, a una geniale architettura di\n    luci e salti: una prova difficilissima che si traduce in un momento di\n    danza di assoluta leggerezza e di incredibile sorpresa e gioia per chi\n    guarda.\n \n    La Parsons Dance presenta a Trieste\, con un programma nuovo e affascinante\,\n    che alternerà coreografie classiche ad altre mai danzate sul nostro\n    palcoscenico.\n \n\n    Fra i cult del repertorio figurano “Round My World” (2012)\, “Hand Dance”\n    (2003) e “Whirlaway” (2014). Mentre sarà presentato in Italia\, in anteprima\n    europea\, “Microburst”\, il nuovo brano che ha debuttato nel maggio 2018 al\n    Joyce Theatre di New York: un’audace e brillante performance per quattro\n    ballerini su musica classica indiana composta da Avirodh Sharma. In\n    anteprima europea anche “Eight Woman”\, su musica di Aretha Franklin\n    commissionato a Trey McIntyre proprio per il tour 2019 di Parsons Dance.\n \n    Parsons Dance\, infatti\, non soltanto vanta un vasto e variegato repertorio\n    di oltre settanta di coreografie create da David Parsons\, ma invita\n    affermati coreografi\, come Trey McIntyre e Robert Battle\, a montare loro\n    lavori per la compagnia. Inoltre\, grazie ad un progetto ideato da David\n    Parsons denominato “Generation Now Fellowship”\, vengono commissionati\n    balletti a giovani coreografi americani\, che durante il loro processo\n    creativo sono seguiti e guidati dallo stesso David Parsons. Un’opportunità\n    preziosa che permette a giovani talenti di esprimersi\, imparando da un\n    artista considerato fra i maggiori protagonisti della danza moderna\,\n    pluripremiato e ricercato da grandi artisti di diverse discipline ( da\n    Billy Taylor\, a Stephen Schwartz\, da Milton Nascimento ad Allen Toussaint\,\n    a Donna Karan) con cui ha sempre saputo collaborare trasversalmente\,\n    regalando sorprendenti creatività e potente energia.\n \n    PARSONS DANCE\n \n\n\n            Artistic Director\n         \n\n\n\n            DAVID PARSONS\n         \n\n\n    \n\n\n            General Manager\n         \n\n\n\n            REBECCA JOSUE\n         \n\n\n    \n\n\n            Resident Lighting Designer\n         \n\n\n\n            HOWELL BINKLEY\n         \n\n\n    \n\n\n            Dancers \n         \n\n\n\n            ZOEY ANDERSON\n         \n\n\n\n            JUSTUS WHITFIELD\n         \n\n\n\n            DEIDRE ROGAN\n         \n\n\n\n            SHAWN LESNIAK\n         \n\n\n\n            HENRY STEELE\n         \n\n\n\n            JOAN RODRIGUEZ\n         \n\n\n\n            KATIE GARCIA\n         \n\n\n\n            SASHA ALVAREZ\n         \n\n\n    \n\n\n            MICHAEL MEGLIOLA\, Stage Manager\n         \n\n\n\n            CHRISTOPHER CHAMBERS\, Lighting Supervisor\n         \n\n\n\n            FABRIZIO CAPUTO\, Production Manager \n         \n\n\n    \n\n\n\n\n            PROGRAMMA\n         \n\n\n\n    ROUND MY WORLD\n \n\n    (2012)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting Design by Howell Binkley\n \n\n    Music by Zoe Keating\, “Arrival\,” “Don’t Worry\,” “Walking Man\,”\n \n\n    “We Insist\,” “Legions (Reverie)”\n \n\n    Costume Design by Emily DeAngelis\n \n\n    HAND DANCE\n \n\n    (2003)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting Design by Howell Binkley\n \n\n    Musical arrangement by Kenji Bunch\n \n\n    Costume Concept by David Parsons\n \n\n    EIGHT WOMEN\n \n\n    (2019)\n \n\n    Choreography by Trey McIntyre\n \n\n    Lighting by Howell Binkley\n \n\n    Music by Aretha Franklin\n \n\n    Costumes by Sylvie Rood\n \n\n    Eight Women \n    was commissioned by Parsons Dance for its 2019 season \n \n\n    Intervallo\n \n\n    MICROBURST \n \n\n    (2018)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting by Howell Binkley\n \n\n    Music composed by Avirodh Sharma – Tabla\n \n\n    Costumes by Barbara Delo\n \n\n    The original score for Microburst was commissioned by Parsons\n    Dance\n \n\n\n    \n\n\n    CAUGHT\n \n\n    (1982)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting Concept by David Parsons\n \n\n    Lighting Design by Howell Binkley\n \n\n    Music by Robert Fripp\, “Let the Power Fall”\n \n\n    Costume Design by Judy Wirkula\n \n\n    Caught\n    is maintained in the active repertory of Parsons Dance through generous\n    support from the Jim and Linda Ellis Foundation\n \n\n    \n        \n            Avvertiamo il gentile pubblico che durante il pezzo vengono\n            utilizzate luci strobo\n        \n    \n \n\n    WHIRLAWAY \n    (2014)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting by Howell Binkley\n \n\n    Music by Alan Toussaint\n \n\n    Music by Allen Toussaint & The Allen Toussaint Orchestra\n \n\n    Assistant Choreography by Natalie Lomonte\n \n\n    Costumes by Keiko Voltaire\n \n\n    Whirlaway\n    was commissioned by the New Orleans Ballet Association with generous\n    support from Kerry Clayton and Paige Royer; additional support provided by\n    the Parsons Dance Board of Directors\n \n\n\n    \n\n\n    I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti\n    vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del\n    Teatro\, www.ilrossetti.it.\n    Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:La Bibbia riveduta e scorretta
DESCRIPTION: “Dal 23 gennaio ritornano al Politeama Rossetti gli Oblivion ne “La Bibbia riveduta e scorretta” per la regia di Giorgio Gallione. Humour\, musica\, intelligenza\, leggerezza e tanto talento contraddistinguono Graziana Borciani\, Davide Calabrese\, Francesca Folloni\, Lorenzo Scuda\, Fabio Vagnarelli anche in questa nuova e importante tappa della loro carriera. Repliche fino a domenica 27 gennaio\, in abbonamento al Teatro Stabile regionale. Sabato 26 gennaio incontro pomeridiano con il pubblico”. \n«Molto metodo e tanta follia. Ecco gli Oblivion» spiega il regista de “La Bibbia riveduta e scorretta” Giorgio Gallione.  \nCon questo divertente e nuovissimo spettacolo\, gli Oblivion ritornano a Trieste e al Politeama Rossetti dove molte volte sono stati applauditi in passato e dove il pubblico li attende con grandissima curiosità. “La Bibbia riveduta e scorretta” va in scena da mercoledì 23 a domenica 27 gennaio\, ospite della stagione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \n«Cinque straordinari “filosofi assurdisti”\, cinque rigorosi fantasisti (“l’immaginazione è più importante della conoscenza”\, insegna Einstein) – spiega ancora Gallione – cinque ricercatori teatrali che usano il Comico come esercizio di intelligenza critica\, di irriverenza; un’arma radiografica\, acuminata e gentile\, per togliere polvere e noia dal palcoscenico. Cinque instancabili contaminatori\, cinque sorridenti secchioni (per questa Bibbia “riveduta e scorretta” hanno studiato più di tanti seminaristi e teologi…)\, portatori sani di leggerezza (che non è futilità) e di rigore. Perché per rovesciare il senso occorre prima provare a capirlo. Il teatro degli Oblivion è polifonico\, meticcio\, seriamente ridicolo\, onnivoro\, citazionista\, ma sempre personalissimo. Sanno usare la leggerezza (che non è futilità…) come ricerca della precisione\, della sintesi\, dell’agilità\, della rapidità di pensiero e azione teatrale. Essere loro complice in questo viaggio biblico è euforico e mai prevedibile. Significa provare a raccontare “la storia delle storie” entrando in un universo surreale\, musicale e pittorico che\, come tutti i veri creatori/creativi\, cerca di mettere ordine nel Caos. In questo caso\, da un bislacco Big Bang a un novello Jesus Christ Superstar rapper e alieno»…  \nC’è da credere alle parole di un artista dell’esperienza di Gallione riguardo all’irresistibile show “Oblivionescamente” dissacrante.  \nOltre dunque allo humour di Graziana Borciani\, Davide Calabrese\, Francesca Folloni\, Lorenzo Scuda\, Fabio Vagnarelli che il pubblico dello Stabile regionale ama da sempre\, non mancherà la dimensione musicale\, ricca e declinata in modo nuovo. \n  \nGli Oblivion infatti si mettono alla prova per la prima volta con un inedito musical comico: «Ci siamo trovati a discutere che genere di Musical fare. Non trovando un accordo\, abbiamo deciso di farli tutti» scherza nelle sue note Lorenzo Scuda\, autore della partitura.  \n  \n«Complice anche il fatto che con le basi musicali puoi permetterti di avere sonorità che variano da Vivaldi ai Rammstein\, abbiamo deciso di omaggiare tutto lo scibile della storia del Musical dagli anni 20 ad oggi. Ogni scena ha un suo mondo musicale\, un suo sound di riferimento. Citazioni e richiami a Cole Porter\, Stephen Sondheim\, Lloyd-Webber\, al musical Hamilton\, in un Trivial Pursuit completamente inutile in cui dare sfoggio di tutta la propria saccenza. La produzione dei pezzi è stata mastodontica. Ventidue canzoni originali. Ghironde\, Zampogne\, Chitarre Heavy Metal\, Groove Elettronici\, Orchestra Sinfonica\, Orchestra Barocca con Basso Continuo\, Jazz Big Band\, Campionamenti di frammenti di altri musical. Tutto pur di non lavorare…».  \nE il plot’ Come si addentreranno questi eccezionali artisti nel libro più celebre della storia’ Ai testi hanno Pensato Davide Calabrese\, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ed hanno immaginato un quadro davvero particolare. \nSiamo nella Germania di Gutenberg\, intento nella scelta del primo libro da stampare: quand’ecco che gli si presenta il Signore\, con un’autobiografia scolpita nella pietra da editare e diffondere in tutte le case. Ne nasce così il primo braccio di ferro tra autore ed editore della storia\, il primo deciso a restare fedele alla propria opera\, il secondo tutto impegnato nel trasformare in un successo editoriale quello che lui considera un insieme di storie scollegate e bizzarre. Nella tipografia prendono vita le vicende più incredibili dell’Antico e Nuovo Testamento\, che Gutenberg renderà un best-seller. \n  \n 
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SUMMARY:La memoria e la scelta III - Le Scelte
DESCRIPTION: “Giunge alla terza edizione “La memoria e la scelta/III – Le Scelte”\, progetto curato dalla giornalista Paola Pini che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha ideato e realizza in collaborazione con il Comune di Trieste\, con la Mediateca e La Cappella Underground. Ne sono protagonisti gli allievi dei licei di Trieste che dal 22 al 26 gennaio\, in formazioni diverse presenteranno alla Sala Bartoli emozionanti letture\, video e momenti musicali. Divengono così portatori di un messaggio di assoluto valore: scegliere si può\, per far prevalere un atteggiamento a favore della vita. Per la prima volta i ragazzi si esibiranno anche alla Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, dopo la cerimonia del Giorno della Memoria\, domenica 27 gennaio alle 12”. \nCinque serate di spettacolo e di riflessione\, cinque momenti in cui – attraverso un emozionante collage di letture\, momenti musicali\, video – gli allievi dei licei di Trieste si fanno portatori di un messaggio fondamentale per il futuro: scegliere si può. Anche davanti all’abisso più nero si può far prevalere un atteggiamento a favore della vita. \nÈ questo il senso del progetto “La memoria e la scelta/III – Le Scelte” curato dalla giornalista Paola Pini assieme – per la parte cinematografica – a Daniele Terzoli e Gianluca Guerra\, che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha ideato e realizza ormai per il terzo anno\, in collaborazione con il Comune di Trieste\, con il Servizio Pubblico di Mediateca e La Cappella Underground.  \nCiò che rende il progetto ancor più bello\, necessario\, prezioso sta proprio nel fatto che i protagonisti sono i ragazzi – il futuro – gli allievi dei licei “Carducci/Dante”\, “Galilei”\, “Nordio”\, “Oberdan”\, “Petrarca” e “Prešeren” che si alternano sul palcoscenico della Sala Bartoli\, in formazioni diverse\, ogni sera\, da martedì 22 a sabato 26 gennaio sempre alle ore 21. \nA coronare significativamente questa terza edizione è stato poi l’invito da parte del Comune di Trieste a essere presenti con un momento di letture\, musica e canto tratto da “La memoria e la scelta/III” alla Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, dopo la cerimonia del Giorno della Memoria\, domenica 27 gennaio alle 12. \n“La memoria e la scelta/III” si concentra nel 2019 proprio sul sul concetto della SCELTA\, indagato attraverso la memoria ed i suoi insegnamenti. “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Paul Bayard è la base per esplorare alcuni personaggi emblematici\, autori di azioni di opposizione o resistenza non violenta\, capaci di far prevalere un atteggiamento a favore della vita. L’indagine\, di sera in sera\, toccherà diversi episodi e diverse pagine di memoria\, riportando alla luce ricordi\, immagini\, figure esemplari e inducendo la platea alla riflessione. \n  \nCosì martedì 22 gennaio\, la serata verterà sulla figura e sulla scelta di Aristides de Sousa Mendes\, diplomatico portoghese. Dal 1939 fu a Bordeaux e assistette al limitarsi dell’“amichevole neutralità” mantenuta rispetto al conflitto dal suo paese\, che – fu chiaro ad un certo punto – non si sarebbe spinto fino ad abbracciare i valori umanitari e a venire in aiuto ai sempre più numerosi rifugiati. L’amicizia con il rabbino rifugiato Jacob Kruger lo rese sensibile alla situazione degli ebrei\, che dovevano al più presto fuggire dalla Francia\, tanto che decise – contro le leggi e le indicazioni del dittatore Salazar – di rilasciare visti a tutti\, come se non esistessero più nazionalità\, razze\, religioni. Nonostante gli fosse stata revocata la possibilità di rilasciare visti\, e a proprio rischio\, proseguì anche nell’illegalità\, validandone oltre 30.000 e salvando la vita a molte persone. \n  \nIl 23 gennaio saranno al centro delle letture i fratelli Hans e Sophie Scholl\, giovani\, tedeschi eppure capaci nel 1942 – mentre il nazismo era potentissimo\, incuteva terrore e soffocava con la morte ogni espressione di dissenso – di operare come esponenti del movimento “La Rosa Bianca” che resisteva e si opponeva al regime hitleriano e cercava di risvegliare nella popolazione di Monaco l’orgoglio per il nobile pensiero tedesco del passato (Goethe\, Schiller\, Novalis) e di sconfiggere negli individui il senso di solitudine davanti alla minaccia\, e la paura di pensare liberamente. \n  \nGiovedì 24 gennaio ci si interrogherà invece su cosa distingua un carnefice da un ribelle\, ricostruendo la storia del Battaglione 101: non era un’unità militare\, ma un corpo di polizia. Composto di riservisti\, non giovani\, quasi tutti senza esperienza di tipo militare. Quando in Polonia dovettero esercitare i metodi della “soluzione finale” ne furono inizialmente sconvolti\, ma poi si risolsero – all’80%-90% – ad uccidere gli ebrei innocenti\, quasi che il senso di responsabilità individuale fosse attutito dal gruppo\, dalle direttive ufficiali… Quale gruppo\, anche oggi\, è immune da un simile rischio’ Perché solo pochi hanno saputo e sanno scegliere l’umanità’  \n  \nMilena Jesenská è la figura che ispirerà pensiero al pubblico nella serata di venerdì 25 gennaio: giornalista e traduttrice ceca\, celebre per la sua amicizia con Kafka\, Milena è una donna davvero da ammirare. Coraggiosa e vibrante di un amore per la libertà che le diede il coraggio di imporre la propria volontà al volere del padre prima\, e di opporsi poi al fascismo e al nazismo che dilagavano in Europa\, Milena fu infine arrestata dalla Gestapo e internata a Ravensbrück. Ma anche qui seppe lottare per la sua dignità e per la vita delle sue compagne di prigionia.  \n  \nL’ultima serata\, quella del 26 gennaio\, racconterà dell’incredibile opera del pastore protestante André Trocmé e della sua famiglia a Chambon-sur-Lignon. Dopo l’armistizio tra la Germania e la Francia del 1940 e la sua divisione nel territorio occupato dai nazisti da una parte\, e nella repubblica collaborazionista di Vichy dall’altra\, assieme al pastore Édouard Theis\, al direttore della Scuola Statale Roger Darcissac e agli abitanti di Chambon\, i Trocmé decisero di trasformare il villaggio in un grande rifugio per gli ebrei braccati dai tedeschi e dalla polizia francese\, mettendo in piedi una solida rete di protezione sostenuta economicamente da nazioni come la Svezia e la Svizzera e da gruppi religiosi come i quaccheri americani\, gruppi cattolici\, organismi ecumenici e dalla Cimade\, una delle più straordinarie organizzazioni protestanti di soccorso. Sembra ancor oggi miracoloso che con la forza di una guida non impositiva\, come era quella di Trocmé\, un intero paese fosse riuscito a opporre un’azione non violenta e molto ingegnosa al potere ufficiale. \n  \nOgni giorno dal 22 al 26 l’appuntamento sarà alla Sala Bartoli alle ore 21. Il biglietto ha un prezzo davvero simbolico\, soli 3 euro: per una serata che intreccia pensiero\, memoria\, Storia e si esprime attraverso la sensibilità\, l’intelligenza e il talento sorprendente degli allievi dei licei di Trieste. \nI biglietti per i cinque spettacoli si acquistano in prevendita presso i punti vendita del Teatro Stabile regionale. Si possono comperare – fino a esaurimento della disponibilità – anche alla Biglietteria del Politeama prima dell’inizio dello spettacolo. \nRimane invece ad ingresso libero\, come l’intera manifestazione alla Risiera di San Sabba – Museo nazionale\, l’intervento dei ragazzi di domenica 27 gennaio alle 12. \nQui di seguito il programma e gli artisti delle singole giornate. \n  \nMartedì 22 gennaio ore 21 – “Il Console di Bordeaux” \ncon gli allievi del Liceo Petrarca e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “La bontà insensata – Il segreto degli uomini giusti” di Gabriele Nissim \ncon Ginevra de Calò\, Silvia Farina\, Paola Micheletti\, Sara Missio\, Maddalena Rollè\, Mattia Vodopivec \nKatarina Spasic\, Maria Celoro – voci \nDylan Salvador – chitarra \nSamuele Buono – percussioni \nintervento musicale “Avram Avinu”\, “Morena” \n  \nMercoledì 23 gennaio ore 21 – “La rosa bianca” \ncon gli allievi del Liceo Oberdan e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “La Rosa Bianca” di Inge Scholl \ncon Erica Bussi\, Samuele Calabria\, Martina Galanti\, Francesca Occhiogrosso\, Sara Stebel \nAlice Franco\, Francesca Papini – voci \nPietro Furlanetto – violino \nintervento musicale “Papirosn”\, “Bin ih mir a shnajderl” \n  \nGiovedì 24 gennaio ore 21 – “Il battaglione 101” \ncon gli allievi del Liceo Prešeren e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “Uomini comuni. Polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia” di Christopher R. Browningcon Emil Favento\, Antje Gruden\, Johana Kerschbaumer\, Nives Lakovi\, Irene Solaro\, Martina Sosi \nEvita Bertolini\, Mathias Ferluga – voci \nAndrea Furlan – pianoforte \nintervento musicale “Dire-gelt”\, “Shlof majn kind” \n  \nVenerdì 25 gennaio ore 21 – “Milena Jesenska” \ncon gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “Milena\, l’amica di Kafka” di Margarete Buber-Neumann \ncon Paolina Basiaco\, Lorenzo Calacione\, Leo Cattaneo\, Francesca Giraldi\, Piero Ocello\, Ambra Rossi \nIrene Morpurgo – voce \nLeonardo Dante – clarinetto \nintervento musicale “Uv mestechko Ljadi”\, “A yiddishe mame” \n  \nSabato 26 gennaio ore 21- “André e Magda Trocmé a Chambon-sur-Lignon una moderna città-rifugio” \ncon gli allievi del Liceo Galilei e del Liceo Nordio e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “Il tuo fratello ebreo deve vivere” di Philip Hallie \ncon Luca Alberti\, Iacopo Bertotti\, Simone Valente\, Alessio Pessot\, Alessia Rainis\, Beatrice Seppi \nCaterina Trevisan – voce \nMaria Viviani – voce \nGiulia Brussa – violoncello \nintervento musicale “Belc\, majn shtetele Belc”\, “Tumbalalajke” \n  \nDomenica 27 gennaio ore 12\, alla Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, dopo la Cerimonia del Giorno della Memoria \ntesti da “LA MEMORIA E LA SCELTA/III” \ncon Mattia Vodopivec\, Samuele Calabria\, Antje Gruden\, Ambra Rossi\, Simone Valente \ngruppo vocale Katarina Spasic\, Maria Celoro\, Evita Bertolini\, Mathias Ferluga\, Irene Morpurgo\, Caterina Trevisan\, Maria Viviani\, Duccio Lin\, Silvia Zappa\, Sofia Deineka\, Francesca Acero \ndirezione Michele Gallas \nintervento musicale “Hatikvah”\, “Shalom aleichem”
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SUMMARY:Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show
DESCRIPTION:Da quindici anni Massimo Lopez e Tullio Solenghi non calcavano assieme il palcoscenico: finalmente i due artisti si riuniscono in uno show che è una serata all’insegna del divertimento e dell’amore per lo spettacolo\, vissuta nell’atmosfera allegra di un incontro fra vecchi amici\, che ritrovano le loro comuni passioni\, la musica\, le gag e ne creano di inedite coadiuvati dalla Jazz Company diretta dal Maestro Gabriele Comeglio.\nTutto è iniziato grazie alla puntata natalizia di una popolare trasmissione televisiva: «La scintilla del ritorno insieme sul palco è scoccata proprio a “Tale e Quale Show”. Carlo Conti da nostro affezionato fan espresse il desiderio di volerci rivedere di nuovo in scena insieme. Da lì è partito tutto\, anche se l’idea di tornare a lavorare in coppia ronzava già da tempo nelle nostre teste\, agevolata dal fatto che\, abitando nello stesso condominio\, la frequentazione e l’amicizia non si sono mai interrotte» spiegano infatti i due artisti. \n«In sede di scrittura e composizione del tutto l’idea dominante è stata subito quella di riappropriarci del nostro marchio di fabbrica che ci ha contraddistinto fin dall’esordio col Trio\, coniugan- dolo su nuovi contenuti. Ne è così scaturito un racconto scenico senza un apparente filo conduttore\, un po’ a scatole cinesi\, dove una semplice frase o una singola intonazione possono agevolare la scena successiva. Rispetto ai precedenti spettacoli si è poi aggiunta una consistente parte musicale\, coadiuvata da cinque musicisti che sono in scena accanto a noi». \nSi assiste così a una carrellata esilarante di voci\, imitazioni\, scketch\, improvvisazioni come i duetti di Gino Paoli e Ornella Vanoni\, alternate a performance musicali.\nIl ritmo è spumeggiante e la platea è trascinata dal divertimento e anche da toccanti emozioni. Lopez e Solenghi infatti sono i due terzi di un Trio indimenticabile\, amato da generazioni di spettatori (e che al Politeama Rossetti si è esibito sia nell’exploit de “In principio era il trio” che in “Allacciate le cinture di sicurezza”) e non potevano mancare di ricordare Anna Marchesini: «l’applauso che ne scaturisce sembra non finire mai. Anche per noi che lo viviamo dal palco rappresenta un momento magico in cui riannodiamo le fila della nostra identità. Quei dodici anni passati insieme hanno inevitabilmente scolpito un po’ di ognuno di noi negli altri due\, è per questo che salendo sul palco ogni sera avvertiamo la meravigliosa sensazione di portare una parte di Anna con noi».
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SUMMARY:Così è (se vi pare)
DESCRIPTION:Coloro che nel 2015 hanno assistito all’“Ivanov” di Cechov – uno dei più ammirati spettacoli di quella stagione – ricorderanno sicuramente il colto e incisivo linguaggio registico di Filippo Dini che firmava quell’allestimento e che era stato già applaudito in passato in veste d’attore (al Politeama Rossetti nel ruolo di Giorgio VI ne “Il discorso del Re”\, e al cinema nei film di Nanni Moretti\, Pupi Avati\, i fratelli Taviani). Nella doppia veste di regista e protagonista\, quest’anno\, affronta un capolavoro pirandelliano che – anche a distanza di un secolo – continua a esprimere un’importante metafora sull’incertezza della verità e delle relazioni. “Così è (se vi pare)” – rappresentata per la prima volta a Milano nel 1917 e pubblicata l’anno successivo – segue di poco la trilogia del “teatro nel teatro” e sostanzia un nuovo raffinato gioco teatrale di Luigi Pirandello\, che attraverso un’architettura drammaturgica da commedia e un’apparente atmosfera da consuetudini borghesi\, teorizza ancora una volta l’impossibilità di afferrare la verità.\nLa pièce si svolge in una città di provincia\, dove l’élite che frequenta il salotto del consigliere Agazzi si muove come un coro pettegolo e cinico\, fra loro solo il dottor Laudisi dà voce – con disincanto – alla ragionevolezza. Il gruppo è incuriosito dal comportamento di tre persone da poco arrivate: la signora Ponza comunica con la propria madre\, la signora Frola\, solo “a distan- za” tramite bigliettini calati in un paniere dalla finestra di casa\, dove il marito – il signor Ponza – sembra tenerla reclusa. Ai vicini\, la signora Frola esprime la propria verità\, e cioè che il genero le impedisce di avvicinarsi in altro modo alla figlia\, e lo accusa di soffrire di una gelosia malata. \nIl signor Ponza invece racconta che la suocera è pazza\, e confonde l’attuale signora Ponza con la figlia\, ormai morta\, che era stata la sua prima moglie. All’indiscreto uditorio allora non resta che convocare la signora Ponza stessa\, per sapere: ma la donna si presenta velata di nero e conferma entrambe le verità\, o nessuna di esse\, proferendo la celebre battuta «Io sono colei che mi si crede». \nCon una scrittura ricca di sottili ragionamenti e di ondate di pathos\, “Così è (se vi pare)” offre agli attori una materia intrigante e vertiginosa\, su cui provare il proprio talento: lo farà con precisione la compagnia di Dini\, in cui il pubblico triestino avrà la gioia di ritrovare\, fra gli altri\, la classe di Maria Paiato\, applaudita protagonista della recente produzione “Play Strindberg”.
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SUMMARY:Il canto della caduta
DESCRIPTION:Artista monfalconese\, ma di formazione e carriera internazionale\, Marta Cuscunà crea seguendo una poetica e linguaggi originalissimi\, esprimendosi attraverso il teatro visuale\, sperimentando e costruendo arte sulla base di uno studio meticoloso. Ne risulta un tipo di teatro singolare\, raffinato e dalla notevole forza emotiva\, premiato in Italia e all’estero\, che il pubblico dello Stabile ha appaludito nel 2014 quando Marta Cuscunà ha presentato “La semplicità ingannata” uno spettacolo per attrice e pupazze\, tappa della sua importante ricerca sulle “Resistenze femminili in Italia”.\nIn scena la presenza di diverse tipologie di pupazzi meccanici progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani: lo spettacolo si inserisce in una tradizione di teatro visuale e di figura\, che scardina l’immaginario legato a questo settore proprio con la scelta di utilizzare\, per la movimentazione\, alcune tecnologie\, comunemente applicate all’industria. Nell’uso di queste figure e strumentazioni\, l’artista cerca «una strada per aprire le porte a un racconto diverso da quello a cui ci hanno assuefatto i telegiornali\, in cui la distruzione bellica è talmente esibita ed esposta da risultare ormai inoffensiva. Vorrei cercare di rendere visibile ciò che caratterizza i personaggi del mito e che porta alla nascita dell’ideologia della sopraffazione: il tradimento della natura umana e del proprio ruolo in favore della spada e del profitto individuale». \nLo spettacolo s’ispira al Mito di Fanes\, parte della tradizione popolare della minoranza Ladina\, che vive nelle valli delle Dolomiti. Il ciclo epico racconta la fine del regno pacifico delle donne e l’avvento della cruenta epoca della spada: è “il canto della caduta nella guerra e nell’orrore”. Dolasilla principessa di Fanes\, è costretta dal padre – assetato di potere e ricchezza – a diventare una Tjeduya\, una guerriera. La scelta sciagurata causa la conclusione del regno pacifico e matrilineare del suo popolo che finisce quasi per estinguersi nel sangue. Il mito vuole che pochi superstiti bambini e l’anziana regina attendano ancora il tempo della rinascita\, nascosti nelle viscere della montagna. Il suggestivo racconto non è estraneo alla nostra cruenta attualità\, e conduce Marta Cuscunà a un’approfondita ricerca attraverso l’archeomitologia e le teorie delle studiose Riane Eisler e Marija Gimbutas: così tramite l’antico mito porta alla luce un affresco perduto di come eravamo e di un’auspicabile alternativa sociale per il futuro dell’umanità.
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SUMMARY:Copenaghen
DESCRIPTION:«Tre attori (gli stessi della prima edizione) di antica scuola e impareggiabile dominio della scena. Massimo Popolizio nelle chiuse dei due atti mi ha commosso. Giuliana Lojodice è come non si fosse mai allontanata da un teatro che aveva abbandonato. Umberto Orsini poi… Orsini è strabiliante – uomo di ironia\, di sottigliezza\, di vitalità tali da pienamente giustificare che l’Argentina sia ogni sera pieno fino ai limiti della capienza». Sarebbero sufficienti queste righe\, firmate da Franco Cordelli – fra i più autorevoli recensori italiani – sulle pagine del Corriere della Sera\, per inserire “Copenaghen” fra gli appuntamenti teatrali da non perdere. Attinente al filone che da alcune stagioni lo Stabile dedica al mondo della scienza\, affrontando argomenti scientifici attraverso il palcoscenico (ricordiamo “La domanda della regina” sull’economia\, “1927-Monologo quantistico” sulla fisica)\, “Copenaghen” unisce il valore del testo di Frayn\, ormai considerato un classico del teatro contemporaneo\, allo spessore di tre protagonisti straordinari\, che sanno interpretare ogni sfaccettatura psicologica dei loro personaggi. Diretti da Mauro Avogadro\, esordirono in questo lavoro nel 1999 e fu – come ricorda Orsini – un successo raro « (…) recensito dalla totalità della critica in maniera entusiastica\, amato da un pubblico sempre numerosissimo\, visto come un evento dai teatri delle maggiori città\, sorprendente per la costante attualità del tema trattato\, che si vorrebbe più di così’» ripreso più volte\, lo spettacolo ritorna ancora davanti a platee che ne rimarranno completamente avvinte. “Copenhagen” si svolge in una strana dimensione: i tre protagonisti – Niels Bohr (Orsini)\, sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Karl Heisenberg (Popolizio) — rievocano eventi del passato\, quando erano ancora vivi.\nL’autore infatti è concentrato su un misterioso incontro avvenuto nella Danimarca occupata dai nazisti\, nel 1941. Lì risiedeva Niels Bohr e il suo allievo tedesco Heisenberg gli fece visita quando entrambi\, probabilmente\, erano vicini al traguardo nella ricerca sulla bomba atomica. I due scienziati però lavoravano su fronti opposti. Cosa indusse Heisenberg a quella conversazione’ Voleva offrire al maestro di origini ebree protezione in cambio di qualche segreto scientifico’ O furono scrupoli morali per lo sviluppo della ricerca a muoverlo’ Quale sarà la verità’ E ce n’è solo una’ L’impianto drammaturgico di Frayn sembra poggiare su quel Principio di Indeterminazione tanto spesso citato nel dialogo fra i due fisici.
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SUMMARY:Lo Schiaccianoci
DESCRIPTION:“Lunedì 17 dicembre alle 20.30\, con “Lo Schiaccianoci” di Petr Ilich Tchaikovsky nella coreografia di Petipa\, si apre la Stagione di Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. In scena gli ottimi danzatori del Classical Russian Ballet di Mosca diretto da Hassan Usmanov”.\nIl Classical Russian Ballet di Mosca apre la Stagione Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, con un’attesa edizione de “Lo Schiaccianoci” di Petr Ilich Tchaikovsky che il pubblico sta letteralmente affollando…\nLo spettacolo va in scena lunedì 17 dicembre alle ore 20.30\, in una recita unica. \nÈ la vigilia di Natale. Il misterioso Drosselmeier\, giocattolaio e orologiaio discendente di una antichissima famiglia di alchimisti\, prepara i suoi doni; è stato invitato da una ricca vedova e dalla giovane figlia Clara a trascorrere la festa di Natale assieme ai loro ospiti. Drosselmeier ha in serbo per gli ospiti l’incanto di una grande bambola meccanica che affascina tutti\, mentre alla dolce Clara ne dona una piccolina e piuttosto brutta: un soldatino-Schiaccianoci\, che la ragazzina dovrà promettere di conservare bene senza farsi influenzare dal suo aspetto…  \nÈ sufficiente che scorrano le prime scene del balletto “Lo Schiaccianoci”\, che si effondano le prime note della meravigliosa partitura di Petr Ilich Tchaikovsky perché il teatro sia invaso dall’atmosfera natalizia e “danzi sulle punte”…\nIl più amato dei titoli del grande repertorio classico ritorna sul palcoscenico dello Stabile a dicembre nella sognante coreografia che Marius Petipa ha basato sulla fiaba di Hoffmann e nell’esecuzione di una compagnia di qualità\, il Classical Russian Ballet di Mosca diretta da Hassan Usmanov. \nFondato nel 2004 il Classical Russian Ballet è riconosciuta a livello internazionale come una delle Compagnie di balletto russo di maggior prestigio. Il corpo di ballo è composto da ballerini provenienti dalle maggiori Compagnie russe\, diplomati all’Accademia di danza del Bolshoi\, all’Accademia di Vaganova e in altre rinomate scuole di danza della Russia.\nApplaudito in Austria\, Germania\, Grecia\, Finlandia\, Israele\, Spagna\, Ucraina\, Giappone\, il Classical Russian Ballet coniuga il fervido apporto di un assieme di artisti di ottimo livello all’amore per l’altissima tradizione del balletto russo fatta di virtuosismo e rigore tecnico\, di una poesia scenica fatta anche di cura dei costumi\, di aderenza all’atmosfera da fiaba… \nIl balletto proposto al Politeama Rossetti dipingerà tutti i passaggi della favola di Hoffmann: nel sogno di Clara\, con la sua bambola che si trasformerà in un soldato vero\, e la difenderà dall’assalto di alcuni temibili topi e la condurrà fuor\, fra i fiocchi di neve\, a intraprendere un viaggio fantastico. \nOgni incontro\, ogni momento diviene occasione incantevole di danza e di musica\, di passi delicati e di assoluto impegno…\nAssieme al suo compagno – che le racconta come per un maleficio abbia preso le sembianze di uno schiaccianoci – la ragazzina vive avventure incredibili\, assieme a personaggi che prima non aveva mai potuto immaginare: ora vede l’Arabia dove il soldato ha conosciuto un giovane sceicco e il suo harem\, la Cina\, la Russia… E c’è poi la terra dei fiori dove l’Ape regina danza con i grilli e proprio lì Clara diventa una splendida principessa e lo Schiaccianoci il suo giovane principe: bello\, intrepido e coraggioso. Ma poi il sogno svanisce… Il risveglio la ritrova nel giardino della casa paterna; le prime luci dell’alba riscaldano l’aria\, e la ragazzina è sola\, con accanto il suo piccolo Schiaccianoci.\nÈ stato dunque soltanto un sogno’ Forse sì ma come tutte le favole\, il racconto è anche metaforico e molto dice sul percorso che Clara farà crescendo\, sbocciando alla vita.
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SUMMARY:Il Maestro e Margherita
DESCRIPTION:È uno dei capolavori della letteratura russa del Novecento\, “Il Maestro e Margherita” romanzo che Michail Bulgakov rielaborò più volte fra il 1928 e il 1940 e che venne pubblicato ormai postumo a metà anni Sessanta\, regalando all’autore – noto fino ad allora soprattutto per “I racconti di un giovane medico” e “La guardia bianca” – la fama internazionale e i più alti riconoscimenti critici. Nell’opera si intrecciano diverse\, stimolanti linee di racconto\, che ritornano efficacemente nella riduzione drammaturgica concepita da Letizia Russo per il Teatro Stabile dell’Umbria\, che ne produce una interessante edizione teatrale.\nLa regia è affidata a uno degli artisti emergenti delle ultime stagioni\, Andrea Baracco\, che restituisce le perturbanti e magiche pagine di Bulgakov attraverso il lavoro realizzato con un eterogeneo gruppo di attori\, di cui fanno parte\, fra gli altri\, la brava Federica Rosellini (che in più occasioni ha lavorato con lo Stabile regionale\, ad esempio in “Hedda Gabler” al fianco di Manuela Mandracchia) e Michele Riondino (in cui gli spettatori riconosceranno il protagonista della fiction “Il giovane Montalbano” e di diversi film)\, che qui affronta il misterioso e significativo ruolo di Woland.
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SUMMARY:Peter Pan
DESCRIPTION:“Che paura che fa Capitan Uncino”\, “La fata”\, la celebre “Viva la Mamma” e poi “L’isola che non c’è”… sulle note del più celebre album di Edoardo Bennato\, Peter Pan volerà fino al Politeama Rossetti\, protagonista di uno dei musical più popolari in Italia. Lo spettacolo – firmato da Maurizio Colombi – ha già superato i 10 anni dall’esordio collezionando costante successo: la colonna sonora riarrangiata per il teatro dallo stesso cantautore ne è sicuramente uno dei punti di forza. Ed un’altra certezza è il talento del regista\, che ha allestito applauditi family show e diretto commedie\, opere e musical anche all’estero. Il suo istinto gli ha suggerito per questa rinnovata edizione di “Peter Pan”\, di puntare sul talento del suo cast – una ventina di interpreti molto generosi – e contemporaneamente sulle possibilità che offrono gli effetti speciali…\nE così divengono assai “spettacolari” il volo di Peter Pan\, che riesce letteralmente a librarsi in aria\, e anche la deliziosa figura di Trilli: mossa dal drone più piccolo del mondo e illuminata di verde\, la simpatica fatina svolazza sfiorando avventurosamente le mani e i capelli di chi è in platea. \nE dunque attenzione agli spettatori\, quando sentiranno suonare il suo campanellino!\nTratto dal romanzo di James Matthew Barrie\, il musical propone la storia del bambino che non vuole crescere mai e abita l’universo meraviglioso che ha incantato generazioni di lettori (e ora di spettatori). \nNon mancherà nessuno dei personaggi che fanno parte ormai dell’immaginario collettivo: oltre a Peter Pan e Trilli\, ci sarà l’irascibile Capitan Uncino con i suoi pirati\, il simpatico Spugna\, il gruppo dei Bimbi Sperduti e il coccodrillo TicTac\, l’unico a far paura al capo dei pirati… \nA impersonarli un cast di artisti che si sono saputi fare largo nel mondo del musical\, a partire da Giorgio Camandona che dopo “Frankenstein Junior”\, “Pinocchio” e “Grease” affronta con gioia il piccolo sognatore di Barrie: «Sembrerà banale\, ma Peter Pan è il ruolo che da sempre desideravo interpretare. \nÈ proprio vero che non bisogna mai smettere di sognare\, perché solo chi sogna può imparare a volare. Seconda stella a destra… non vedo l’ora di arrivare sull’Isola che non c’è!». Al suo fianco ci sarà la delicata Wendy di Martha Rossi (è stata anche Scaramouche in “We Will Rock You”) e un cast in via di definizione con i migliori performer italiani di musical.
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SUMMARY:Sindrome italiana
DESCRIPTION:Debutta martedì 4 dicembre alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti “Sindrome italiana” di Lucia Calamaro\, un progetto di MitiPretese diretto da Manuela Mandracchia\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres che ne sono anche interpreti assieme a Monica Bianchi. Lo spettacolo è una coproduzione che vede il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia al fianco del CTB – Centro Teatrale Bresciano e della Fondazione Teatro Due di Parma. \nÈ molto interessante il tema affrontato da “Sindrome italiana”\, spettacolo che – come sempre\, i progetti delle MitiPretese (Manuela Mandracchia\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres) – racconta e osserva la figura femminile in modo diverso e nuovo rispetto ai clichès e ne fa addirittura lo strumento per indagare e riflettere in modo nuovo\, incisivo\, potente sulla nostra realtà\, sulla politica\, l’etica\, le prospettive sociali del presente. \n“Sindrome italiana” è il termine che nel 2005 due psichiatri ucraini hanno coniato per definire la depressione dilagante tra le tante donne tornate in patria dall’Italia\, uno fra i Paesi che richiede più badanti al mondo. Dopo anni di lavoro domestico e in particolare di cura degli anziani non auto-sufficienti\, spesso per 24 ore al giorno e in condizioni di isolamento\, al ritorno in patria esse presentano stati ansiogeni\, disturbi dell’identità\, tristezza persistente\, disturbi ossessivo- compulsivi\, fantasie suicide.  \n“Sindrome Italiana” va in scena alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti da martedì 4 dicembre alle 19.30 per il cartellone “prosa” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e replica fino a domenica 23 dicembre. Di martedì e venerdì lo spettacolo è in scena alle ore 19.30\, di domenica e sabato 15 dicembre alle 17\, tutti gli altri giorni alle ore 21. \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Tempo di Chet. La versione di Chet Baker
DESCRIPTION:Generali offre alla città di Trieste un grande evento culturale nelle serate di lunedì 3 e martedì 4 dicembre al Politeama Rossetti: “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”\, che sarà interpretata dal grande trombettista di fama internazionalePaolo Fresu.\nLo spettacolo scritto e diretto da Leo Muscato con Laura Perini\, con le musiche originali di Paolo Fresu e in collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nL’iniziativa rientra nel progetto Valore Cultura di Generali. Fino a lunedì 26 novembre i biglietti saranno disponibili in prelazione alle scuole e ai dipendenti del Gruppo Generali al prezzo simbolico di 2 euro. Gli eventuali posti residui saranno disponibili\nallo stesso prezzo a partire da martedì 27 novembre. Basterà rivolgersi alla biglietteria del Politeama Rossetti e ai consueti punti vendita. L’intero importo raccolto dall’acquisto dei biglietti verrà devoluto al Centro Salute per il Bambino di Trieste\, che viene sostenuto da Generali attraverso il progetto The Human Safety Net.\nLo spettacolo di Leo Moscato arriva a Trieste poco dopo il suo debutto assoluto\, al teatro Stabile di Bolzano. La pièce nasce dalla fusione e dalla sovrapposizione di scrittura drammaturgica e partitura musicale e crea un unico flusso organico di parole\, immagini e musica per rievocare lo stile lirico e intimista di Chet Baker\, trombettista geniale e maledetto che ha scritto pagine assolutamente memorabili della storia della musica del Novecento Leo Muscato\, regista di spessore e sensibile all’uso innovativo dei linguaggi teatrali\, indaga nelle complessità di questo personaggio\, nei suoi momenti più fulgidi come in quelli più cupi\, attraverso uno spettacolo che armonizza recitazione\, musica e immagini in un continuo sfalsamento di piani temporali e pone al proprio centro il\nracconto di un uomo dall’incredibile e incontenibile talento e dell’epoca che ha attraversato.\nGenerali – attraverso il progetto Valore Cultura – promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano. L’intento è creare valore condiviso per la comunità attraverso occasioni di fruizione artistica che siano accessibili ad un pubblico sempre più vasto.\nQuesto si realizza con il sostegno e l’ideazione di mostre\, eventi\, iniziative didattiche e di formazione per i più giovani\, esperienze legate alla scoperta delle forme artistiche più celebri e delle istituzioni musicali più prestigiose. Tutto questo\nsupportando la conoscenza del patrimonio artistico e incoraggiando l’innovazione.
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SUMMARY:Misura per Misura
DESCRIPTION:“Paolo Valerio dirige massimo Venturiello e una numerosa compagnia d’interpreti in “Misura per Misura” una fra le più misteriose opere di Shakespeare. Lo spettacolo va in scena da mercoledì 28 novembre alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti per la Stagione di Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Repliche fino a domenica 1 dicembre”. \nUn grande classico illumina la Stagione Prosa dello Stabile regionale: “Misura per Misura”  di Shakespeare arriva al Politeama Rossetti da mercoledì 28 novembre a domenica 2 dicembre.  \nIl testo a tratti cupo e fra i più misteriosi – e perciò intriganti sul piano artistico – appare oggi ancor più tagliente e incisivo: Paolo Valerio\, regista di questa nuova edizione prodotta dallo Stabile di Verona con il Teatro della Toscana e l’Estate Teatrale Veronese\, lo ha compreso chiaramente e ha concepito l’intera messinscena tenendo conto di questa dimensione.\nGli attori\, capitanati da Massimo Venturiello nei panni del Duca\, attraversano la drammaturgia con ritmo incalzante\, incastonati in un’ambientazione che non è collocabile in un tempo definito. Il Duca – ha evidenziato la critica – sembra concepire un “Truman Show” al contrario. La fascinazione del male\, le contraddizioni interiori dell’essere umano\, l’egoismo\, la perdita dei valori fondamentali risuonano dunque con ancor maggiore potenza fra il palcoscenico e la platea e inducono a importanti riflessioni. «Questo malessere umano\, oltre tutti i limiti possibili\, oltre la farsa\, oltre l’ironia\, diventa gioia e dolore di un luogo immaginario ma così reale e vicino\, dove la forza dell’amore e della bellezza silenziosa forse trionferanno sulla schiavitù della paura e dell’istinto. Per ritornare a sognare\, nonostante tutto» scrive il regista\, accennando al finale della commedia che affida la speranza ad un ambiguo\, poetico silenzio. \nLa trama shakespeariana vuole che il Duca di Vienna\, stanco dei vizi e degli eccessi che ammorbano la sua città\, decida di allontanarsi\, affidandone la guida ad Angelo\, uomo coscienzioso e apparentemente morigerato che assume la carica di governatore. In realtà il Duca ha architettato una finzione\, per osservare – assumendo una falsa identità – il comportamento e i pensieri dei propri concittadini. Si traveste da religioso\, prende il nome di frate Ludovico\, ed assiste agli eventi\, talvolta intervenendo in modo da evitare il peggio e prendendo coscienza della deriva intrapresa dalla sua comunità.\nCome gli altri\, anche l’integerrimo Angelo si lascia presto corrompere: da un lato esercita con ottuso rigore il proprio potere condannando a morte il giovane Claudio\, colpevole di attendere un figlio dalla propria fidanzata prima delle nozze. Dall’altro però\, quando la sorella del condannato – la novizia Isabella – si presenta da lui per intercedere e salvare almeno la vita al giovane\, Angelo si lascia tentare e compie un ricatto sessuale: Claudio avrà la vita salva se Isabella si concederà a lui per una notte.\nLa deprecabile proposta scatena un’ondata di sviluppi discutibili: Claudio pur di non morire accarezza la tentazione di sacrificare l’onore della sorella\, lei per salvarsi lascia senza troppi scrupoli che un’altra donna la sostituisca nell’orribile notte con Angelo… Per fortuna la sostituzione è una macchinazione del Frate-Duca che opportunamente mette fra le braccia di Angelo la sua legittima moglie.  \nCosì la commedia si conclude armoniosamente\, con la celebrazione di quattro matrimoni.\nLascia l’amaro in bocca però: perché il finale gioioso e riparatore – a ben guardare – non assicura affatto che l’indomani la società scelga di abbandonare la china di depravazione intrapresa. E ad amplificare questo senso d’inquietudine\, sono certo le assonanze che percepiamo fra la collettività tratteggiata fantasiosamente nei primi anni del ‘600 e quella attuale. È in questo la grandezza di Shakespeare\, l’immensità della sua scrittura\, l’universalità della sua invenzione. \n“Misura per Misura” di William Shakespeare va in scena nella traduzione di Masolino D’Amico e per la regia di Paolo Valerio.\nDaranno vita ai molti personaggi dello spettacolo Massimo Venturiello (IL DUCA\, Vincenzo)\, Simone Toni (ANGELO\, il vicario)\, Roberto Petruzzelli (ESCALO\, anziano lord)\, Francesco Grossi (CLAUDIO\, giovane gentiluomo)\, Alessandro Baldinotti (LUCIO\, uno stravagante)\, Marco Morellini (BARGELLO)\, Simone Faloppa (GOMITO\, gendarme stordito)\, Luca Pedron (SCHIUMA\, gentiluomo sciocco)\, Roberto Petruzzelli (POMPEO\, servo di madama Strafatta)\, Luca Pedron (ABOMINO\, boia)\, Simone Faloppa (BERNARDINO\, detenuto dissoluto)\, Camilla Diana (ISABELLA\, sorella di Claudio)\, Federica Castellini (MARIANA\, promessa sposa di Angelo)\, Federica Pizzutilo (GIULIETTA\, amata da Claudio)\, Alessandro Baldinotti (MADAMA STRAFATTA\, mezzana).\nHa curato i movimenti di scena Monica Codena\, le scene e le immagini sono di Antonio Panzuto\, i costumi sono creazioni di Luigi Perego\, firma le luci Nevio Cavina e le musiche Antonio Di Pofi.\nLo spettacolo è una coproduzione del Teatro Stabile di Verona con il Teatro della Toscana e l’Estate Teatrale Veronese. \n“Misura per Misura” va in scena al Politeama Rossetti da mercoledì 28 novembre a sabato 1 dicembre alle ore 20.30 e domenica 2 dicembre va in scena la recita pomeridiana alle 16.  \nGiovedì 29 novembre alle 18 alla Sala Bartoli si terrà un incontro di approfondimento sullo spettacolo e sul testo a cura del direttore della British School del Friuli Venezia Giulia\, il professor Peter Brown\, che converserà con alcuni egli interpreti di “Misura per Misura”. La conversazione si ripeterà venerdì 30 novembre alle ore 17.30 in lingua inglese.\nL’ingresso a entrambi gli appuntamenti\, è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040.
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SUMMARY:La gioia
DESCRIPTION:Pippo Delbono ritorna a Trieste con il suo nuovo spettacolo “La gioia” e il suo teatro totale\, ricco di emozioni e di immagini. Lo spettacolo va in scena soltanto sabato 24 alle ore 20.30 e domenica 25 novembre alle 16\, ospite della Stagione “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nLe note avvolgenti di “Don’t worry be happy” e l’immagine di un attore che innaffia un giardino per farlo crescere… “La gioia” – il nuovo spettacolo di Pippo Delbono ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sabato 24 e domenica 25 novembre per il cartellone “altri percorsi”– si avvia con questo presagio. \nA patire da questa immagine\, il pubblico che assiste a “La gioia” intraprende un viaggio attraverso differenti situazioni\, attraverso un teatro che ogni sera è diverso perché «è un rito\, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda\, in un comune respiro» riportano le note di presentazione.\nIn effetti sono del tutto particolari l’istinto creativo e  il linguaggio di Pippo Delbono – punta di diamante del teatro italiano – che sgorgano da una ricerca meticolosa e caparbia. Una ricerca che non produce tradizionali messinscene\, ma creazioni totali\, che sono valse all’artista i massimi riconoscimenti del teatro italiano (dal Premio Ubu\, agli Olimpici\, al Premio della Critica) e l’ammirazione dei maggiori festival e palcoscenici internazionali che regolarmente lo ospitano\, assieme alla sua straordinaria compagnia. \nAttori singolari condividono infatti con Delbono una estesa e importante parabola non solo artistica ma esistenziale e offrono alle platee in ogni spettacolo un’esperienza teatrale di straordinaria bellezza e portata emotiva. In questo nuovo spettacolo\, daranno la chiave per cogliere quell’istante di “gioia” che Pippo Delbono rincorre sul palcoscenico\, attraversando un ampio trascolorare di emozioni e partendo dagli estremi più distanti da essa.\n«Fare uno spettacolo sulla gioia – spiega l’artista ligure – vuol dire cercare quella circostanza unica\, vuol dire attraversare i sentimenti più estremi\, angoscia\, felicità\, dolore\, entusiasmo\, per provare a scovare\, infine\, in un istante\, l’esplodere di questa gioia».  \nEcco allora che la prospettiva iniziale dello spettacolo sembra capovolgersi\, con Delbono che scava nel dolore\, nell’angoscia della follia\, nella prigionia e poi via via si avvicina\, incontrando i suoi attori che incarnano personaggi e stati d’animo diversi.\nC’è una citazione del circo con i suoi clown metafisici\, c’è la danza di uno sciamano che libera anime oppresse\, o il ballo spontaneo e felice di una solista sulle note di Henry Salvador. C’è il tango\, che come poche altre espressioni artistiche intreccia malinconia e passione\, e un’ondata di barchette di carta che lasciano spazio a panni e stracci colorati… una citazione scenica di quel «mare nostro che non sei nel cielo» dalla preghiera laica di Erri De Luca. E poi c’è Bobò\, ormai un emblema della compagnia\, che con la sua strana voce e la sua presenza in scena esprime con irraggiungibile efficacia e poesia il bisogno di aprirsi ed aprire spazi alla fantasia\, all’ascolto\, e poi alla gioia.\nCome un demiurgo Pippo Delbono segna la direzione di questo viaggio che si snoda tortuoso e chiude ritornando alla promessa dell’immagine iniziale: pubblico e attori godono di un gioioso trionfo visuale\, di fiori e colori\, in un finale che è frutto della collaborazione fra l’artista ligure e Thierry Boutemy\, fleuriste di spicco internazionale. \n“La gioia” è uno spettacolo di Pippo Delbono interpretato da Dolly Albertin\, Gianluca Ballarè\, Bobò\, Margherita Clemente\, Pippo Delbono\, Ilaria Distante\, Simone Goggiano\, Mario Intruglio\, Nelson Lariccia\, Gianni Parenti\, Pepe Robledo\, Zakria Safi\, Grazia Spinella. \nLa composizione floreale è opera di Thierry Boutemy\, le musiche sono di Pippo Delbono\, Antoine Bataille\, Nicola Toscano e autori vari\, firma le luci Orlando Bolognesi\, il suono Pietro Tirella/Giulio Antognini. I costumi sono a cura di Elena Giampaoli.\nLo spettacolo è una produzione di Emilia Romagna Teatro Fondazione con Théâtre de Liège\, Le Manège Maubeuge – Scène Nationale. \n“La gioia” va in scena al Politeama Rossetti solo sabato 24 novembre alle ore 20.30 e domenica 25 novembre alle ore 16\, per il cartellone “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Un’altra Cenerentola
DESCRIPTION:“Gli allievi dell’Associazione StarTs Lab diretti da Luciano Pasini sono protagonisti di “Un’altra Cenerentola” in scena da venerdì 16 novembre al 2 dicembre. Lo spettacolo\, musicale e ricco di magia è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con l’Associazione StarTs Lab”.\nÈ una scelta coraggiosa e insolita\, ma non azzardata\, quella che ogni anno fa il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, quando produce e inserisce nella propria programmazione ufficiale lo spettacolo degli allievi dell’Associazione Culturale starTs Lab. \nQuesti ragazzi\, diretti da Luciano Pasini\, per un anno studiano teatro nel modo più coinvolgente e completo: i loro sforzi (svolti con serietà e parallelamente agli obblighi scolastici e sportivi) sono necessari per presentarsi in scena ed hanno il risultato di condurre ogni anno a un lavoro degno di essere visto\, valutato e applaudito da un pubblico eterogeneo.  \nSarà così anche per “Un’altra Cenerentola” che va in scena alla Sala Bartoli da venerdì 16 novembre (debutta alle 19.30) a domenica 2 dicembre\, inserita fra gli “Eventi speciali” della stagione 2018-2019. \nL’allestimento nuovo fa seguito a una lunga schiera di successi\, amati da spettatori adulti e “in erba”: dal delizioso “Ventimila leghe sotto i mari” a “ Le avventure di Gian Burrasca”\, da “Il mago di Oz” a “Il sogno di Alice”.\nLuciano Pasini\, direttore del Laboratorio e regista dello spettacolo s’ispira ancora una volta alla letteratura per ragazzi\, con “Cenerentola”.\nPer la verità\, quella interpretata dai giovani attori sarà “Un’altra Cenerentola” perché sul palcoscenico intreccia la “Cenerentola” di Charles Perrault agli accenti reali del romanzo “Wanting mor” di Rukhsana Khan\, pluripremiata scrittrice pachistana\, emigrata in Canada.\n«Cosa unisce la Francia del 1600 all’Afghanistan del terzo millennio’» spiega Luciano Pasini a proposito dello spettacolo. «Un sottile filo rosso tenuto dalle mani di due bambine. Bambini bistrattati\, maltrattati\, abbandonati a volte addirittura venduti e resi schiavi e spesso l’unico strumento che hanno è il sogno. Sognare di poter incontrare un principe che si innamori di te e ti sposi o sognare di poter studiare\, sognare in ogni caso di poter diventare una persona libera e non più dimenticata. Il mio spettacolo non vuole essere un barricadiero teatro di denuncia politica o sociale\, tanto più che sarà edulcorato dalla presenza dei personaggi della fiaba di Perrault addirittura in chiave disneiana\, ma sono certo che lo spettatore attento saprà cogliere il pensiero che mi ha portato ad occuparmi di Cenerentola». \nCome sempre\, gli allievi attori metteranno in gioco tutti i linguaggi del teatro: la messinscena\, così come la loro formazione\, fonde infatti musica\, canto\, coreografia alla recitazione e li impegna in un’espressività “a tutto tondo”. \nFondamentale dunque il contributo delle insegnanti che\, assieme a Pasini\, aiutano pazientemente il loro talento a sbocciare: Noemi Calzolari si occupa dell’educazione al linguaggio e Daniela Ferletta dell’educazione musicale.\nSpeciale anche l’impegno dedicato ai costumi\, fantasiosi capolavori di Sara Bessich che  riescono a connotare anche quella dimensione fiabesca dove è possibile che una fata con “un po’ di velo color del cielo” apra le porte a ogni bambina verso la realizzazione di un sogno.
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SUMMARY:(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione
DESCRIPTION:Converseranno Peppe Dell’Acqua e Nico Pitrelli\nAlle ore 17.30 alla Sala Bartoli si tiene un incontro di approfondimento legato allo spettacolo. L’evento è organizzato dallo Stabile regionale in collaborazione con ProESOF Towards Trieste 2020 Euroscience Open Forum:. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. \nContinua a suscitare consenso\, commozione e nuova consapevolezza “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione”\, la nuova produzione dello Stabile regionale che ha debuttato il 18 ottobre e replica fino all’11 novembre alla Sala Bartoli. \nAllo spettacolo – scritto e interpretato da Peppe Dell’Acqua e Massimo Cirri e diretto da Erika Rossi – sarà dedicato un incontro di approfondimento e discussione che si terrà martedì 6 novembre alle 17.30 alla Sala Bartoli. \nL’evento – che è organizzato dallo Stabile regionale in collaborazione con ProESOF Towards Trieste 2020 Euroscience Open Forum – proporrà una conversazione fra lo stesso Peppe Dell’Acqua e Nico Pitrelli\, autore del libro su Franco Basaglia “L’uomo che restituì la parola ai matti” e responsabile della comunicazione per ESOF 2020.\nI temi della riflessione saranno naturalmente quelli percorsi nello spettacolo: l’azione e la “rivoluzione” di Franco Basaglia letti da un punto di vista privilegiato\, nel quarantennale della Legge 180. \nL’ingresso all’incontro sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.\nIn occasione dell’incontro saranno in vendita i volumi della Collana 180.
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