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SUMMARY:Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione
DESCRIPTION:“La compagnia Anagoor è nuovamente protagonista nella Stagione “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Dal 12 al 17 febbraio va in scena infatti “Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione” con Marco Menegoni\, sulla drammaturgia di Laura Curino e Simone Derai che firma anche la regia dello spettacolo”. La Pala\, i Ritratti\, la “Venere Dormiente”\, la “Giuditta”\, i “Tre Filosofi”\, la “Tempesta”\, il Fregio… sette opere del Giorgione da contemplare\, da fare proprie con gli occhi e le sensazioni che riescono a sollecitare. Ne scaturiscono sette meditazioni – una per ognuno dei sopraccitati capolavori – attorno al tema del silenzio\, della natura umana\, del desiderio\, della giustizia\, della battaglia\, del diluvio e del tempo. L’arte pittorica pervade di sé l’anima artistica dei componenti di Anagoor\, ne tocca la sensibilità e dà origine a qualcosa d’altro\, ad un nuovo linguaggio\, fatto di lettura\, teatro\, emozione.\nÈ questo ciò che propone lo spettacolo “Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione” che la compagnia Anagoor propone alla Sala Bartoli dal 12 al 17 febbraio\, nell’ambito del cartellone “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nLa poetica teatrale di questo gruppo\, innovativo e pluripremiato\, che il pubblico dello Stabile ha imparato ad amare\, è raffinatissimo e fortemente comunicativo\, essenziale eppure ricco di contenuti\, connessioni e induzioni.\n“Rivelazione” li porta allo Stabile per la terza stagione consecutivamente\, dopo “Socrate” applaudito al Rossetti nel 2016 e “Virgilio Brucia” .\nQuesta volta il bravissimo Marco Menegoni disegna sulla scena una traccia per avvicinare la platea alla sfuggente figura del Giorgione\, dando voce il disegno drammaturgico firmato da Laura Curino e Simone Derai.\nIl pittore di Castelfranco Veneto – lo stesso luogo in cui è nato ed ha il proprio atelier Anagoor – è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Cercare di metterlo a fuoco è come osservare la costellazione delle sette sorelle\, le Pleiadi: riesce meglio se uno non la fissa direttamente. \nQuesto ha cercato di fare Anagoor: narrare Giorgione attraverso gli occhi di chi lo frequenta fin dall’infanzia e lo rivela per storie concentriche all’ospite stupefatto. In questa sorta di lezione d’arte\, poetica\, sono raccontati l’artista\, il suo tempo\, il respiro delle opere\, il clima che le pervade.\nUn narratore\, di fronte a due schermi\, racconta\, per mezzo di parole\, documenti\, versi poetici ed immagini delle opere del pittore di Castelfranco\, frammenti della Venezia a cavallo tra XV e XVI secolo.\n\n«Volgiamo lo sguardo verso questa ideale costellazione» scrivono nelle note allo spettacolo. «Per ciascun astro una meditazione».\nLa compagnia prende il nome dal racconto di Dino Buzzati “Le mura di Anagoor” è stata fondata nel 2000 a Castelfranco Veneto\, su iniziativa di Simone Derai e Paola Dallan: a loro si sono poi aggiunti Marco Menegoni\, Moreno Callegari\, Mauro Martinuz\, Giulio Favotto\, Silvia Bragagnolo e molti altri\, facendo dell’esperienza un progetto di collettività. Anagoor sperimenta la possibilità di fermare brani di una civiltà che si trasforma per innestarli in una nuova visione: un obiettivo che si sostanzia perfettamente nella loro scelta di assumere quale atelier una antico allevamento di conigli nella campagna di Treviso. “La conigliera”\, appunto\, di cui sono conservate la struttura e l’estetica\, è il luogo dove nascono la loro poetica ed i loro progetti.\n«Il teatro di Anagoor – spiegano i componenti del gruppo – risponde ad un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove le performing arts e la scena ipermediale entrano in dialogo; penetra nei territori di altre discipline artistiche e pretende\, tuttavia\, con forza\, in virtù della natura di quest’arte\, di rimanere teatro».\n\n“Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgione” va in scena alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti da martedì 12 a domenica 17 febbraio per il cartellone “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Le repliche di martedì e venerdì iniziano alle 19.30\, domenica la recita è\npomeridiana alle ore 17\, gli altri giorni lo spettacolo va in scena alle 21.\nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:La ballata di Johnny e Gill
DESCRIPTION:Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia coproduce “La ballata di Johnny e Gill” di Fausto Paravidino con lo Stabile di Torino\, il Théâtre Liberté di Toulon\, il Théâtre La Criée di Marsiglia e Les Théâtres de la Ville de Luxembourg. Una rete di realtà nazionali e estere per dare vita a un progetto multiculturale e attualissimo. Un cast di attori di nazioni diverse permette che in scena si incontrino lingue diverse e diversi linguaggi teatrali\, Repliche al Politeama Rossetti da martedì 5 febbraio”.\nDebutta martedì 5 febbraio alle 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti “La ballata di Johnny e Gill” di Fausto Paravidino\, un progetto a cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha partecipato con grande interesse entrando in rete con altre istituzioni nazionali e estere – oltre allo Stabile di Torino\, il Théâtre Liberté di Toulon\, il Théâtre La Criée di Marsiglia e Les Théâtres de la Ville de Luxembourg.\n\nTra i più importanti e rappresentati drammaturghi europei\, Fausto Paravidino costruisce un grande progetto internazionale sul mito della Torre di Babele e sulla storia di Abramo\, il patriarca delle tre grandi religioni monoteiste. Suo il testo e la regia de “La ballata di Johnny e Gill”\, nel quale gli spunti dalle Sacre Scritture si trasformano in racconto picaresco. Una commedia che mescola lingue e linguaggi teatrali\, luoghi\, culture\, speranze. \nParavidino ha iniziato ad affrontare il progetto dai laboratori per attori condotti con Iris Fusetti a New York\, Ginevra\, Tolone e Lussemburgo sul senso della storia di Abramo e del sacrificio di Isacco. Il tema del Libro si attualizza in quello del viaggio\, della migrazione\, della patria perduta\, dell’abbandono della propria cultura\, dell’essere stranieri tra stranieri.\n«Il percorso di creazione di questo spettacolo è completamente inedito per me – spiega infatti fausto Paravidino – ed è iniziato più di due anni fa quando Iris Fusetti ed io abbiamo pensato di fare uno spettacolo internazionale dove si incontrassero lingue diverse e diversi linguaggi teatrali. Siamo partiti dal mito della Torre di Babele\, abbiamo girato pagina e abbiamo visto che dopo Babele cominciava la storia di Abramo: il patriarca delle tre grandi religioni monoteiste. Dio confonde le lingue. Poi dice ad Abramo: «Vattene dal tuo paese\, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre\, verso il paese che io ti indicherò».\nNon gli dice dove. Abramo parte. Dio stabilisce un rapporto speciale con Abramo basato sulla ricerca di un altrove.\nE Abramo stabilisce un rapporto con Dio basato sul dire “Eccomi” alla ricerca di un altrove. Quest’uomo non sta scappando né da una guerra né da una carestia. Dio gli ha detto quel che gli ha detto e lui ha risposto: “Eccomi”. Così Iris ed io siamo andati a New York\, che è dove normalmente gli Europei come noi emigrano\, a cercare di capire la storia di Abramo.\nSiamo stati stranieri tra stranieri e abbiamo cominciato a cercare indizi e a fare laboratori di ricerca teatrale sul mito di Babele e sulla storia di Abramo. La sua storia è molto bella\, contiene tante avventure che ci parlano in maniera immediata e alcune cose che invece per noi sono misteriose. La Bibbia è un libro sacro che parla di Dio\, ma è anche un mito che parla dell’uomo»\n«(…)Abbiamo formato una compagnia e ci siamo concentrati insieme su questa ricerca» continua l’autore e regista. «Abramo è diventato Johnny\, Sara è diventata Gill\, la Bibbia è diventata una ballata\, dalla scrittura biblica è emersa una forte componente picaresca. Il racconto della storia di Abramo non procede per “quindi” come nel dramma moderno\, ma per “e poi”\, come in Tom Jones o nel Candide.  È uno spettacolo che venendo dalla torre di Babele cerca di ficcare i denti in lingue e linguaggi diversi: è in italiano\, francese e inglese\, contiene contaminazioni di teatro danza\, cinema\, pantomime e teatro musicale. \nE soprattutto è una grande avventura\, che seguendo una famiglia che cerca fortuna affrontando il viaggio e i suoi mille pericoli parla un po’ di Dio e molto di noi».\n\n“La ballata di Johnny e Gill” è scritto e diretto da Fausto Paravidino\, l’ideazione è di Iris Fusetti e Fausto Paravidino. Lo spettacolo è interpretato da Federico Brugnone\, Iris Fusetti\, Fatou Malsert\, Daniele Natali\, Tibor Ockenfels\, Fausto Paravidino e Aleph Viola. Le scene sono di Yves Bernard\, le luci di Pascal Noël\, video di Opificio Ciclope\, i costumi di Arielle Chanty\, le maschere di Stefano Ciammitti\, le musiche di Enrico Melozzi\, la coreografia di Giovanna Velardi\, aiuto regia Maria Teresa Berardelli. \n\nLo spettacolo va in scena al Politeama Rossetti per la stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 5 al 10 febbraio\, dal martedì al sabato le recite iniziano alle 20.30\, di domenica c’è la pomeridiana\, con inizio alle ore 16.\nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Parsons Dance
DESCRIPTION:Lunedì 28 gennaio alle 20.30\, ritornano gli eccezionali ballerini della        Parsons Dance\, amatissima compagnia di danza moderna americana\, fondata\n        dal coreografo David Parsons e apprezzata in tutto il mondo. Nel\n        programma presentato allo Stabile regionale\, coreografie nuove e\n        attesissimi classici”.\n    \n \n    Dare anima alla tecnica\, esprimere – attraverso l’elevatissima preparazione\n    atletica e la capacità interpretativa dei ballerini – emozioni potenti e\n    dirette: sono stati fin dall’inizio questi gli elementi distintivi della\n    Parsons Dance\, che si è imposta come uno dei capisaldi della danza\n    post-moderna “made in USA” ma che fin dalla sua creazione – avvenuta nel\n    1985 ad opera del genio creativo dell’eclettico coreografo David Parsons e\n    del lighting designer Howell Binkley – ha conquistato il cuore del pubblico\n    internazionale\, meritando di essere applaudita in cornici prestigiosissime\,\n    dalla Maison de la Danse di Lione\, al Teatro La Fenice di Venezia…\n \n    Beniamini del pubblico del Rossetti i fantastici ballerini della Parsons\n    Dance ritornano sulla scena lunedì 28 gennaio alle ore 20.30 per una serata\n    unica ospite del cartellone Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia\n    Giulia.\n \n    «I ballerini sono scelti per il loro virtuosismo\, energia e sex appeal\,\n    attaccano il pubblico come un ciclone\, una vera forza della natura» ha\n    scritto della Parsons Dance il New York Times\, traducendo efficacemente\n    sulla carta la perfezione\, la forza dirompente di una danza carica di\n    energia e positività\, acrobatica e comunicativa al tempo stesso\, a cui si\n    aggiunge il raffinato istinto teatrale del coreografo e fondatore David\n    Parsons che ha saputo imprimere con continuità al lavoro della compagnia un\n    segno potente e profondamente coinvolgente.\n \n    L’esempio più emblematico di ciò rimane – fra i molti possibili – la\n    celebre “Caught” del 1982\, coreografia amatissima che Parsons creò per sé\n    stesso e che lascia ogni volta il pubblico senza fiato\, coniugando le\n    incredibili capacità atletiche del danzatore\, a una geniale architettura di\n    luci e salti: una prova difficilissima che si traduce in un momento di\n    danza di assoluta leggerezza e di incredibile sorpresa e gioia per chi\n    guarda.\n \n    La Parsons Dance presenta a Trieste\, con un programma nuovo e affascinante\,\n    che alternerà coreografie classiche ad altre mai danzate sul nostro\n    palcoscenico.\n \n\n    Fra i cult del repertorio figurano “Round My World” (2012)\, “Hand Dance”\n    (2003) e “Whirlaway” (2014). Mentre sarà presentato in Italia\, in anteprima\n    europea\, “Microburst”\, il nuovo brano che ha debuttato nel maggio 2018 al\n    Joyce Theatre di New York: un’audace e brillante performance per quattro\n    ballerini su musica classica indiana composta da Avirodh Sharma. In\n    anteprima europea anche “Eight Woman”\, su musica di Aretha Franklin\n    commissionato a Trey McIntyre proprio per il tour 2019 di Parsons Dance.\n \n    Parsons Dance\, infatti\, non soltanto vanta un vasto e variegato repertorio\n    di oltre settanta di coreografie create da David Parsons\, ma invita\n    affermati coreografi\, come Trey McIntyre e Robert Battle\, a montare loro\n    lavori per la compagnia. Inoltre\, grazie ad un progetto ideato da David\n    Parsons denominato “Generation Now Fellowship”\, vengono commissionati\n    balletti a giovani coreografi americani\, che durante il loro processo\n    creativo sono seguiti e guidati dallo stesso David Parsons. Un’opportunità\n    preziosa che permette a giovani talenti di esprimersi\, imparando da un\n    artista considerato fra i maggiori protagonisti della danza moderna\,\n    pluripremiato e ricercato da grandi artisti di diverse discipline ( da\n    Billy Taylor\, a Stephen Schwartz\, da Milton Nascimento ad Allen Toussaint\,\n    a Donna Karan) con cui ha sempre saputo collaborare trasversalmente\,\n    regalando sorprendenti creatività e potente energia.\n \n    PARSONS DANCE\n \n\n\n            Artistic Director\n         \n\n\n\n            DAVID PARSONS\n         \n\n\n    \n\n\n            General Manager\n         \n\n\n\n            REBECCA JOSUE\n         \n\n\n    \n\n\n            Resident Lighting Designer\n         \n\n\n\n            HOWELL BINKLEY\n         \n\n\n    \n\n\n            Dancers \n         \n\n\n\n            ZOEY ANDERSON\n         \n\n\n\n            JUSTUS WHITFIELD\n         \n\n\n\n            DEIDRE ROGAN\n         \n\n\n\n            SHAWN LESNIAK\n         \n\n\n\n            HENRY STEELE\n         \n\n\n\n            JOAN RODRIGUEZ\n         \n\n\n\n            KATIE GARCIA\n         \n\n\n\n            SASHA ALVAREZ\n         \n\n\n    \n\n\n            MICHAEL MEGLIOLA\, Stage Manager\n         \n\n\n\n            CHRISTOPHER CHAMBERS\, Lighting Supervisor\n         \n\n\n\n            FABRIZIO CAPUTO\, Production Manager \n         \n\n\n    \n\n\n\n\n            PROGRAMMA\n         \n\n\n\n    ROUND MY WORLD\n \n\n    (2012)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting Design by Howell Binkley\n \n\n    Music by Zoe Keating\, “Arrival\,” “Don’t Worry\,” “Walking Man\,”\n \n\n    “We Insist\,” “Legions (Reverie)”\n \n\n    Costume Design by Emily DeAngelis\n \n\n    HAND DANCE\n \n\n    (2003)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting Design by Howell Binkley\n \n\n    Musical arrangement by Kenji Bunch\n \n\n    Costume Concept by David Parsons\n \n\n    EIGHT WOMEN\n \n\n    (2019)\n \n\n    Choreography by Trey McIntyre\n \n\n    Lighting by Howell Binkley\n \n\n    Music by Aretha Franklin\n \n\n    Costumes by Sylvie Rood\n \n\n    Eight Women \n    was commissioned by Parsons Dance for its 2019 season \n \n\n    Intervallo\n \n\n    MICROBURST \n \n\n    (2018)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting by Howell Binkley\n \n\n    Music composed by Avirodh Sharma – Tabla\n \n\n    Costumes by Barbara Delo\n \n\n    The original score for Microburst was commissioned by Parsons\n    Dance\n \n\n\n    \n\n\n    CAUGHT\n \n\n    (1982)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting Concept by David Parsons\n \n\n    Lighting Design by Howell Binkley\n \n\n    Music by Robert Fripp\, “Let the Power Fall”\n \n\n    Costume Design by Judy Wirkula\n \n\n    Caught\n    is maintained in the active repertory of Parsons Dance through generous\n    support from the Jim and Linda Ellis Foundation\n \n\n    \n        \n            Avvertiamo il gentile pubblico che durante il pezzo vengono\n            utilizzate luci strobo\n        \n    \n \n\n    WHIRLAWAY \n    (2014)\n \n\n    Choreography by David Parsons\n \n\n    Lighting by Howell Binkley\n \n\n    Music by Alan Toussaint\n \n\n    Music by Allen Toussaint & The Allen Toussaint Orchestra\n \n\n    Assistant Choreography by Natalie Lomonte\n \n\n    Costumes by Keiko Voltaire\n \n\n    Whirlaway\n    was commissioned by the New Orleans Ballet Association with generous\n    support from Kerry Clayton and Paige Royer; additional support provided by\n    the Parsons Dance Board of Directors\n \n\n\n    \n\n\n    I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti\n    vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del\n    Teatro\, www.ilrossetti.it.\n    Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:La Bibbia riveduta e scorretta
DESCRIPTION: “Dal 23 gennaio ritornano al Politeama Rossetti gli Oblivion ne “La Bibbia riveduta e scorretta” per la regia di Giorgio Gallione. Humour\, musica\, intelligenza\, leggerezza e tanto talento contraddistinguono Graziana Borciani\, Davide Calabrese\, Francesca Folloni\, Lorenzo Scuda\, Fabio Vagnarelli anche in questa nuova e importante tappa della loro carriera. Repliche fino a domenica 27 gennaio\, in abbonamento al Teatro Stabile regionale. Sabato 26 gennaio incontro pomeridiano con il pubblico”. \n«Molto metodo e tanta follia. Ecco gli Oblivion» spiega il regista de “La Bibbia riveduta e scorretta” Giorgio Gallione.  \nCon questo divertente e nuovissimo spettacolo\, gli Oblivion ritornano a Trieste e al Politeama Rossetti dove molte volte sono stati applauditi in passato e dove il pubblico li attende con grandissima curiosità. “La Bibbia riveduta e scorretta” va in scena da mercoledì 23 a domenica 27 gennaio\, ospite della stagione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \n«Cinque straordinari “filosofi assurdisti”\, cinque rigorosi fantasisti (“l’immaginazione è più importante della conoscenza”\, insegna Einstein) – spiega ancora Gallione – cinque ricercatori teatrali che usano il Comico come esercizio di intelligenza critica\, di irriverenza; un’arma radiografica\, acuminata e gentile\, per togliere polvere e noia dal palcoscenico. Cinque instancabili contaminatori\, cinque sorridenti secchioni (per questa Bibbia “riveduta e scorretta” hanno studiato più di tanti seminaristi e teologi…)\, portatori sani di leggerezza (che non è futilità) e di rigore. Perché per rovesciare il senso occorre prima provare a capirlo. Il teatro degli Oblivion è polifonico\, meticcio\, seriamente ridicolo\, onnivoro\, citazionista\, ma sempre personalissimo. Sanno usare la leggerezza (che non è futilità…) come ricerca della precisione\, della sintesi\, dell’agilità\, della rapidità di pensiero e azione teatrale. Essere loro complice in questo viaggio biblico è euforico e mai prevedibile. Significa provare a raccontare “la storia delle storie” entrando in un universo surreale\, musicale e pittorico che\, come tutti i veri creatori/creativi\, cerca di mettere ordine nel Caos. In questo caso\, da un bislacco Big Bang a un novello Jesus Christ Superstar rapper e alieno»…  \nC’è da credere alle parole di un artista dell’esperienza di Gallione riguardo all’irresistibile show “Oblivionescamente” dissacrante.  \nOltre dunque allo humour di Graziana Borciani\, Davide Calabrese\, Francesca Folloni\, Lorenzo Scuda\, Fabio Vagnarelli che il pubblico dello Stabile regionale ama da sempre\, non mancherà la dimensione musicale\, ricca e declinata in modo nuovo. \n  \nGli Oblivion infatti si mettono alla prova per la prima volta con un inedito musical comico: «Ci siamo trovati a discutere che genere di Musical fare. Non trovando un accordo\, abbiamo deciso di farli tutti» scherza nelle sue note Lorenzo Scuda\, autore della partitura.  \n  \n«Complice anche il fatto che con le basi musicali puoi permetterti di avere sonorità che variano da Vivaldi ai Rammstein\, abbiamo deciso di omaggiare tutto lo scibile della storia del Musical dagli anni 20 ad oggi. Ogni scena ha un suo mondo musicale\, un suo sound di riferimento. Citazioni e richiami a Cole Porter\, Stephen Sondheim\, Lloyd-Webber\, al musical Hamilton\, in un Trivial Pursuit completamente inutile in cui dare sfoggio di tutta la propria saccenza. La produzione dei pezzi è stata mastodontica. Ventidue canzoni originali. Ghironde\, Zampogne\, Chitarre Heavy Metal\, Groove Elettronici\, Orchestra Sinfonica\, Orchestra Barocca con Basso Continuo\, Jazz Big Band\, Campionamenti di frammenti di altri musical. Tutto pur di non lavorare…».  \nE il plot’ Come si addentreranno questi eccezionali artisti nel libro più celebre della storia’ Ai testi hanno Pensato Davide Calabrese\, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ed hanno immaginato un quadro davvero particolare. \nSiamo nella Germania di Gutenberg\, intento nella scelta del primo libro da stampare: quand’ecco che gli si presenta il Signore\, con un’autobiografia scolpita nella pietra da editare e diffondere in tutte le case. Ne nasce così il primo braccio di ferro tra autore ed editore della storia\, il primo deciso a restare fedele alla propria opera\, il secondo tutto impegnato nel trasformare in un successo editoriale quello che lui considera un insieme di storie scollegate e bizzarre. Nella tipografia prendono vita le vicende più incredibili dell’Antico e Nuovo Testamento\, che Gutenberg renderà un best-seller. \n  \n 
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SUMMARY:La memoria e la scelta III - Le Scelte
DESCRIPTION: “Giunge alla terza edizione “La memoria e la scelta/III – Le Scelte”\, progetto curato dalla giornalista Paola Pini che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha ideato e realizza in collaborazione con il Comune di Trieste\, con la Mediateca e La Cappella Underground. Ne sono protagonisti gli allievi dei licei di Trieste che dal 22 al 26 gennaio\, in formazioni diverse presenteranno alla Sala Bartoli emozionanti letture\, video e momenti musicali. Divengono così portatori di un messaggio di assoluto valore: scegliere si può\, per far prevalere un atteggiamento a favore della vita. Per la prima volta i ragazzi si esibiranno anche alla Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, dopo la cerimonia del Giorno della Memoria\, domenica 27 gennaio alle 12”. \nCinque serate di spettacolo e di riflessione\, cinque momenti in cui – attraverso un emozionante collage di letture\, momenti musicali\, video – gli allievi dei licei di Trieste si fanno portatori di un messaggio fondamentale per il futuro: scegliere si può. Anche davanti all’abisso più nero si può far prevalere un atteggiamento a favore della vita. \nÈ questo il senso del progetto “La memoria e la scelta/III – Le Scelte” curato dalla giornalista Paola Pini assieme – per la parte cinematografica – a Daniele Terzoli e Gianluca Guerra\, che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha ideato e realizza ormai per il terzo anno\, in collaborazione con il Comune di Trieste\, con il Servizio Pubblico di Mediateca e La Cappella Underground.  \nCiò che rende il progetto ancor più bello\, necessario\, prezioso sta proprio nel fatto che i protagonisti sono i ragazzi – il futuro – gli allievi dei licei “Carducci/Dante”\, “Galilei”\, “Nordio”\, “Oberdan”\, “Petrarca” e “Prešeren” che si alternano sul palcoscenico della Sala Bartoli\, in formazioni diverse\, ogni sera\, da martedì 22 a sabato 26 gennaio sempre alle ore 21. \nA coronare significativamente questa terza edizione è stato poi l’invito da parte del Comune di Trieste a essere presenti con un momento di letture\, musica e canto tratto da “La memoria e la scelta/III” alla Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, dopo la cerimonia del Giorno della Memoria\, domenica 27 gennaio alle 12. \n“La memoria e la scelta/III” si concentra nel 2019 proprio sul sul concetto della SCELTA\, indagato attraverso la memoria ed i suoi insegnamenti. “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Paul Bayard è la base per esplorare alcuni personaggi emblematici\, autori di azioni di opposizione o resistenza non violenta\, capaci di far prevalere un atteggiamento a favore della vita. L’indagine\, di sera in sera\, toccherà diversi episodi e diverse pagine di memoria\, riportando alla luce ricordi\, immagini\, figure esemplari e inducendo la platea alla riflessione. \n  \nCosì martedì 22 gennaio\, la serata verterà sulla figura e sulla scelta di Aristides de Sousa Mendes\, diplomatico portoghese. Dal 1939 fu a Bordeaux e assistette al limitarsi dell’“amichevole neutralità” mantenuta rispetto al conflitto dal suo paese\, che – fu chiaro ad un certo punto – non si sarebbe spinto fino ad abbracciare i valori umanitari e a venire in aiuto ai sempre più numerosi rifugiati. L’amicizia con il rabbino rifugiato Jacob Kruger lo rese sensibile alla situazione degli ebrei\, che dovevano al più presto fuggire dalla Francia\, tanto che decise – contro le leggi e le indicazioni del dittatore Salazar – di rilasciare visti a tutti\, come se non esistessero più nazionalità\, razze\, religioni. Nonostante gli fosse stata revocata la possibilità di rilasciare visti\, e a proprio rischio\, proseguì anche nell’illegalità\, validandone oltre 30.000 e salvando la vita a molte persone. \n  \nIl 23 gennaio saranno al centro delle letture i fratelli Hans e Sophie Scholl\, giovani\, tedeschi eppure capaci nel 1942 – mentre il nazismo era potentissimo\, incuteva terrore e soffocava con la morte ogni espressione di dissenso – di operare come esponenti del movimento “La Rosa Bianca” che resisteva e si opponeva al regime hitleriano e cercava di risvegliare nella popolazione di Monaco l’orgoglio per il nobile pensiero tedesco del passato (Goethe\, Schiller\, Novalis) e di sconfiggere negli individui il senso di solitudine davanti alla minaccia\, e la paura di pensare liberamente. \n  \nGiovedì 24 gennaio ci si interrogherà invece su cosa distingua un carnefice da un ribelle\, ricostruendo la storia del Battaglione 101: non era un’unità militare\, ma un corpo di polizia. Composto di riservisti\, non giovani\, quasi tutti senza esperienza di tipo militare. Quando in Polonia dovettero esercitare i metodi della “soluzione finale” ne furono inizialmente sconvolti\, ma poi si risolsero – all’80%-90% – ad uccidere gli ebrei innocenti\, quasi che il senso di responsabilità individuale fosse attutito dal gruppo\, dalle direttive ufficiali… Quale gruppo\, anche oggi\, è immune da un simile rischio’ Perché solo pochi hanno saputo e sanno scegliere l’umanità’  \n  \nMilena Jesenská è la figura che ispirerà pensiero al pubblico nella serata di venerdì 25 gennaio: giornalista e traduttrice ceca\, celebre per la sua amicizia con Kafka\, Milena è una donna davvero da ammirare. Coraggiosa e vibrante di un amore per la libertà che le diede il coraggio di imporre la propria volontà al volere del padre prima\, e di opporsi poi al fascismo e al nazismo che dilagavano in Europa\, Milena fu infine arrestata dalla Gestapo e internata a Ravensbrück. Ma anche qui seppe lottare per la sua dignità e per la vita delle sue compagne di prigionia.  \n  \nL’ultima serata\, quella del 26 gennaio\, racconterà dell’incredibile opera del pastore protestante André Trocmé e della sua famiglia a Chambon-sur-Lignon. Dopo l’armistizio tra la Germania e la Francia del 1940 e la sua divisione nel territorio occupato dai nazisti da una parte\, e nella repubblica collaborazionista di Vichy dall’altra\, assieme al pastore Édouard Theis\, al direttore della Scuola Statale Roger Darcissac e agli abitanti di Chambon\, i Trocmé decisero di trasformare il villaggio in un grande rifugio per gli ebrei braccati dai tedeschi e dalla polizia francese\, mettendo in piedi una solida rete di protezione sostenuta economicamente da nazioni come la Svezia e la Svizzera e da gruppi religiosi come i quaccheri americani\, gruppi cattolici\, organismi ecumenici e dalla Cimade\, una delle più straordinarie organizzazioni protestanti di soccorso. Sembra ancor oggi miracoloso che con la forza di una guida non impositiva\, come era quella di Trocmé\, un intero paese fosse riuscito a opporre un’azione non violenta e molto ingegnosa al potere ufficiale. \n  \nOgni giorno dal 22 al 26 l’appuntamento sarà alla Sala Bartoli alle ore 21. Il biglietto ha un prezzo davvero simbolico\, soli 3 euro: per una serata che intreccia pensiero\, memoria\, Storia e si esprime attraverso la sensibilità\, l’intelligenza e il talento sorprendente degli allievi dei licei di Trieste. \nI biglietti per i cinque spettacoli si acquistano in prevendita presso i punti vendita del Teatro Stabile regionale. Si possono comperare – fino a esaurimento della disponibilità – anche alla Biglietteria del Politeama prima dell’inizio dello spettacolo. \nRimane invece ad ingresso libero\, come l’intera manifestazione alla Risiera di San Sabba – Museo nazionale\, l’intervento dei ragazzi di domenica 27 gennaio alle 12. \nQui di seguito il programma e gli artisti delle singole giornate. \n  \nMartedì 22 gennaio ore 21 – “Il Console di Bordeaux” \ncon gli allievi del Liceo Petrarca e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “La bontà insensata – Il segreto degli uomini giusti” di Gabriele Nissim \ncon Ginevra de Calò\, Silvia Farina\, Paola Micheletti\, Sara Missio\, Maddalena Rollè\, Mattia Vodopivec \nKatarina Spasic\, Maria Celoro – voci \nDylan Salvador – chitarra \nSamuele Buono – percussioni \nintervento musicale “Avram Avinu”\, “Morena” \n  \nMercoledì 23 gennaio ore 21 – “La rosa bianca” \ncon gli allievi del Liceo Oberdan e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “La Rosa Bianca” di Inge Scholl \ncon Erica Bussi\, Samuele Calabria\, Martina Galanti\, Francesca Occhiogrosso\, Sara Stebel \nAlice Franco\, Francesca Papini – voci \nPietro Furlanetto – violino \nintervento musicale “Papirosn”\, “Bin ih mir a shnajderl” \n  \nGiovedì 24 gennaio ore 21 – “Il battaglione 101” \ncon gli allievi del Liceo Prešeren e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “Uomini comuni. Polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia” di Christopher R. Browningcon Emil Favento\, Antje Gruden\, Johana Kerschbaumer\, Nives Lakovi\, Irene Solaro\, Martina Sosi \nEvita Bertolini\, Mathias Ferluga – voci \nAndrea Furlan – pianoforte \nintervento musicale “Dire-gelt”\, “Shlof majn kind” \n  \nVenerdì 25 gennaio ore 21 – “Milena Jesenska” \ncon gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “Milena\, l’amica di Kafka” di Margarete Buber-Neumann \ncon Paolina Basiaco\, Lorenzo Calacione\, Leo Cattaneo\, Francesca Giraldi\, Piero Ocello\, Ambra Rossi \nIrene Morpurgo – voce \nLeonardo Dante – clarinetto \nintervento musicale “Uv mestechko Ljadi”\, “A yiddishe mame” \n  \nSabato 26 gennaio ore 21- “André e Magda Trocmé a Chambon-sur-Lignon una moderna città-rifugio” \ncon gli allievi del Liceo Galilei e del Liceo Nordio e gli allievi del Liceo Carducci/Dante \ntesti da “Sarei stato carnefice o ribelle’” di Pierre Bayard e “Il tuo fratello ebreo deve vivere” di Philip Hallie \ncon Luca Alberti\, Iacopo Bertotti\, Simone Valente\, Alessio Pessot\, Alessia Rainis\, Beatrice Seppi \nCaterina Trevisan – voce \nMaria Viviani – voce \nGiulia Brussa – violoncello \nintervento musicale “Belc\, majn shtetele Belc”\, “Tumbalalajke” \n  \nDomenica 27 gennaio ore 12\, alla Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale\, dopo la Cerimonia del Giorno della Memoria \ntesti da “LA MEMORIA E LA SCELTA/III” \ncon Mattia Vodopivec\, Samuele Calabria\, Antje Gruden\, Ambra Rossi\, Simone Valente \ngruppo vocale Katarina Spasic\, Maria Celoro\, Evita Bertolini\, Mathias Ferluga\, Irene Morpurgo\, Caterina Trevisan\, Maria Viviani\, Duccio Lin\, Silvia Zappa\, Sofia Deineka\, Francesca Acero \ndirezione Michele Gallas \nintervento musicale “Hatikvah”\, “Shalom aleichem”
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SUMMARY:Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show
DESCRIPTION:Da quindici anni Massimo Lopez e Tullio Solenghi non calcavano assieme il palcoscenico: finalmente i due artisti si riuniscono in uno show che è una serata all’insegna del divertimento e dell’amore per lo spettacolo\, vissuta nell’atmosfera allegra di un incontro fra vecchi amici\, che ritrovano le loro comuni passioni\, la musica\, le gag e ne creano di inedite coadiuvati dalla Jazz Company diretta dal Maestro Gabriele Comeglio.\nTutto è iniziato grazie alla puntata natalizia di una popolare trasmissione televisiva: «La scintilla del ritorno insieme sul palco è scoccata proprio a “Tale e Quale Show”. Carlo Conti da nostro affezionato fan espresse il desiderio di volerci rivedere di nuovo in scena insieme. Da lì è partito tutto\, anche se l’idea di tornare a lavorare in coppia ronzava già da tempo nelle nostre teste\, agevolata dal fatto che\, abitando nello stesso condominio\, la frequentazione e l’amicizia non si sono mai interrotte» spiegano infatti i due artisti. \n«In sede di scrittura e composizione del tutto l’idea dominante è stata subito quella di riappropriarci del nostro marchio di fabbrica che ci ha contraddistinto fin dall’esordio col Trio\, coniugan- dolo su nuovi contenuti. Ne è così scaturito un racconto scenico senza un apparente filo conduttore\, un po’ a scatole cinesi\, dove una semplice frase o una singola intonazione possono agevolare la scena successiva. Rispetto ai precedenti spettacoli si è poi aggiunta una consistente parte musicale\, coadiuvata da cinque musicisti che sono in scena accanto a noi». \nSi assiste così a una carrellata esilarante di voci\, imitazioni\, scketch\, improvvisazioni come i duetti di Gino Paoli e Ornella Vanoni\, alternate a performance musicali.\nIl ritmo è spumeggiante e la platea è trascinata dal divertimento e anche da toccanti emozioni. Lopez e Solenghi infatti sono i due terzi di un Trio indimenticabile\, amato da generazioni di spettatori (e che al Politeama Rossetti si è esibito sia nell’exploit de “In principio era il trio” che in “Allacciate le cinture di sicurezza”) e non potevano mancare di ricordare Anna Marchesini: «l’applauso che ne scaturisce sembra non finire mai. Anche per noi che lo viviamo dal palco rappresenta un momento magico in cui riannodiamo le fila della nostra identità. Quei dodici anni passati insieme hanno inevitabilmente scolpito un po’ di ognuno di noi negli altri due\, è per questo che salendo sul palco ogni sera avvertiamo la meravigliosa sensazione di portare una parte di Anna con noi».
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SUMMARY:Così è (se vi pare)
DESCRIPTION:Coloro che nel 2015 hanno assistito all’“Ivanov” di Cechov – uno dei più ammirati spettacoli di quella stagione – ricorderanno sicuramente il colto e incisivo linguaggio registico di Filippo Dini che firmava quell’allestimento e che era stato già applaudito in passato in veste d’attore (al Politeama Rossetti nel ruolo di Giorgio VI ne “Il discorso del Re”\, e al cinema nei film di Nanni Moretti\, Pupi Avati\, i fratelli Taviani). Nella doppia veste di regista e protagonista\, quest’anno\, affronta un capolavoro pirandelliano che – anche a distanza di un secolo – continua a esprimere un’importante metafora sull’incertezza della verità e delle relazioni. “Così è (se vi pare)” – rappresentata per la prima volta a Milano nel 1917 e pubblicata l’anno successivo – segue di poco la trilogia del “teatro nel teatro” e sostanzia un nuovo raffinato gioco teatrale di Luigi Pirandello\, che attraverso un’architettura drammaturgica da commedia e un’apparente atmosfera da consuetudini borghesi\, teorizza ancora una volta l’impossibilità di afferrare la verità.\nLa pièce si svolge in una città di provincia\, dove l’élite che frequenta il salotto del consigliere Agazzi si muove come un coro pettegolo e cinico\, fra loro solo il dottor Laudisi dà voce – con disincanto – alla ragionevolezza. Il gruppo è incuriosito dal comportamento di tre persone da poco arrivate: la signora Ponza comunica con la propria madre\, la signora Frola\, solo “a distan- za” tramite bigliettini calati in un paniere dalla finestra di casa\, dove il marito – il signor Ponza – sembra tenerla reclusa. Ai vicini\, la signora Frola esprime la propria verità\, e cioè che il genero le impedisce di avvicinarsi in altro modo alla figlia\, e lo accusa di soffrire di una gelosia malata. \nIl signor Ponza invece racconta che la suocera è pazza\, e confonde l’attuale signora Ponza con la figlia\, ormai morta\, che era stata la sua prima moglie. All’indiscreto uditorio allora non resta che convocare la signora Ponza stessa\, per sapere: ma la donna si presenta velata di nero e conferma entrambe le verità\, o nessuna di esse\, proferendo la celebre battuta «Io sono colei che mi si crede». \nCon una scrittura ricca di sottili ragionamenti e di ondate di pathos\, “Così è (se vi pare)” offre agli attori una materia intrigante e vertiginosa\, su cui provare il proprio talento: lo farà con precisione la compagnia di Dini\, in cui il pubblico triestino avrà la gioia di ritrovare\, fra gli altri\, la classe di Maria Paiato\, applaudita protagonista della recente produzione “Play Strindberg”.
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SUMMARY:Il canto della caduta
DESCRIPTION:Artista monfalconese\, ma di formazione e carriera internazionale\, Marta Cuscunà crea seguendo una poetica e linguaggi originalissimi\, esprimendosi attraverso il teatro visuale\, sperimentando e costruendo arte sulla base di uno studio meticoloso. Ne risulta un tipo di teatro singolare\, raffinato e dalla notevole forza emotiva\, premiato in Italia e all’estero\, che il pubblico dello Stabile ha appaludito nel 2014 quando Marta Cuscunà ha presentato “La semplicità ingannata” uno spettacolo per attrice e pupazze\, tappa della sua importante ricerca sulle “Resistenze femminili in Italia”.\nIn scena la presenza di diverse tipologie di pupazzi meccanici progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani: lo spettacolo si inserisce in una tradizione di teatro visuale e di figura\, che scardina l’immaginario legato a questo settore proprio con la scelta di utilizzare\, per la movimentazione\, alcune tecnologie\, comunemente applicate all’industria. Nell’uso di queste figure e strumentazioni\, l’artista cerca «una strada per aprire le porte a un racconto diverso da quello a cui ci hanno assuefatto i telegiornali\, in cui la distruzione bellica è talmente esibita ed esposta da risultare ormai inoffensiva. Vorrei cercare di rendere visibile ciò che caratterizza i personaggi del mito e che porta alla nascita dell’ideologia della sopraffazione: il tradimento della natura umana e del proprio ruolo in favore della spada e del profitto individuale». \nLo spettacolo s’ispira al Mito di Fanes\, parte della tradizione popolare della minoranza Ladina\, che vive nelle valli delle Dolomiti. Il ciclo epico racconta la fine del regno pacifico delle donne e l’avvento della cruenta epoca della spada: è “il canto della caduta nella guerra e nell’orrore”. Dolasilla principessa di Fanes\, è costretta dal padre – assetato di potere e ricchezza – a diventare una Tjeduya\, una guerriera. La scelta sciagurata causa la conclusione del regno pacifico e matrilineare del suo popolo che finisce quasi per estinguersi nel sangue. Il mito vuole che pochi superstiti bambini e l’anziana regina attendano ancora il tempo della rinascita\, nascosti nelle viscere della montagna. Il suggestivo racconto non è estraneo alla nostra cruenta attualità\, e conduce Marta Cuscunà a un’approfondita ricerca attraverso l’archeomitologia e le teorie delle studiose Riane Eisler e Marija Gimbutas: così tramite l’antico mito porta alla luce un affresco perduto di come eravamo e di un’auspicabile alternativa sociale per il futuro dell’umanità.
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SUMMARY:Copenaghen
DESCRIPTION:«Tre attori (gli stessi della prima edizione) di antica scuola e impareggiabile dominio della scena. Massimo Popolizio nelle chiuse dei due atti mi ha commosso. Giuliana Lojodice è come non si fosse mai allontanata da un teatro che aveva abbandonato. Umberto Orsini poi… Orsini è strabiliante – uomo di ironia\, di sottigliezza\, di vitalità tali da pienamente giustificare che l’Argentina sia ogni sera pieno fino ai limiti della capienza». Sarebbero sufficienti queste righe\, firmate da Franco Cordelli – fra i più autorevoli recensori italiani – sulle pagine del Corriere della Sera\, per inserire “Copenaghen” fra gli appuntamenti teatrali da non perdere. Attinente al filone che da alcune stagioni lo Stabile dedica al mondo della scienza\, affrontando argomenti scientifici attraverso il palcoscenico (ricordiamo “La domanda della regina” sull’economia\, “1927-Monologo quantistico” sulla fisica)\, “Copenaghen” unisce il valore del testo di Frayn\, ormai considerato un classico del teatro contemporaneo\, allo spessore di tre protagonisti straordinari\, che sanno interpretare ogni sfaccettatura psicologica dei loro personaggi. Diretti da Mauro Avogadro\, esordirono in questo lavoro nel 1999 e fu – come ricorda Orsini – un successo raro « (…) recensito dalla totalità della critica in maniera entusiastica\, amato da un pubblico sempre numerosissimo\, visto come un evento dai teatri delle maggiori città\, sorprendente per la costante attualità del tema trattato\, che si vorrebbe più di così’» ripreso più volte\, lo spettacolo ritorna ancora davanti a platee che ne rimarranno completamente avvinte. “Copenhagen” si svolge in una strana dimensione: i tre protagonisti – Niels Bohr (Orsini)\, sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Karl Heisenberg (Popolizio) — rievocano eventi del passato\, quando erano ancora vivi.\nL’autore infatti è concentrato su un misterioso incontro avvenuto nella Danimarca occupata dai nazisti\, nel 1941. Lì risiedeva Niels Bohr e il suo allievo tedesco Heisenberg gli fece visita quando entrambi\, probabilmente\, erano vicini al traguardo nella ricerca sulla bomba atomica. I due scienziati però lavoravano su fronti opposti. Cosa indusse Heisenberg a quella conversazione’ Voleva offrire al maestro di origini ebree protezione in cambio di qualche segreto scientifico’ O furono scrupoli morali per lo sviluppo della ricerca a muoverlo’ Quale sarà la verità’ E ce n’è solo una’ L’impianto drammaturgico di Frayn sembra poggiare su quel Principio di Indeterminazione tanto spesso citato nel dialogo fra i due fisici.
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SUMMARY:Lo Schiaccianoci
DESCRIPTION:“Lunedì 17 dicembre alle 20.30\, con “Lo Schiaccianoci” di Petr Ilich Tchaikovsky nella coreografia di Petipa\, si apre la Stagione di Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. In scena gli ottimi danzatori del Classical Russian Ballet di Mosca diretto da Hassan Usmanov”.\nIl Classical Russian Ballet di Mosca apre la Stagione Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, con un’attesa edizione de “Lo Schiaccianoci” di Petr Ilich Tchaikovsky che il pubblico sta letteralmente affollando…\nLo spettacolo va in scena lunedì 17 dicembre alle ore 20.30\, in una recita unica. \nÈ la vigilia di Natale. Il misterioso Drosselmeier\, giocattolaio e orologiaio discendente di una antichissima famiglia di alchimisti\, prepara i suoi doni; è stato invitato da una ricca vedova e dalla giovane figlia Clara a trascorrere la festa di Natale assieme ai loro ospiti. Drosselmeier ha in serbo per gli ospiti l’incanto di una grande bambola meccanica che affascina tutti\, mentre alla dolce Clara ne dona una piccolina e piuttosto brutta: un soldatino-Schiaccianoci\, che la ragazzina dovrà promettere di conservare bene senza farsi influenzare dal suo aspetto…  \nÈ sufficiente che scorrano le prime scene del balletto “Lo Schiaccianoci”\, che si effondano le prime note della meravigliosa partitura di Petr Ilich Tchaikovsky perché il teatro sia invaso dall’atmosfera natalizia e “danzi sulle punte”…\nIl più amato dei titoli del grande repertorio classico ritorna sul palcoscenico dello Stabile a dicembre nella sognante coreografia che Marius Petipa ha basato sulla fiaba di Hoffmann e nell’esecuzione di una compagnia di qualità\, il Classical Russian Ballet di Mosca diretta da Hassan Usmanov. \nFondato nel 2004 il Classical Russian Ballet è riconosciuta a livello internazionale come una delle Compagnie di balletto russo di maggior prestigio. Il corpo di ballo è composto da ballerini provenienti dalle maggiori Compagnie russe\, diplomati all’Accademia di danza del Bolshoi\, all’Accademia di Vaganova e in altre rinomate scuole di danza della Russia.\nApplaudito in Austria\, Germania\, Grecia\, Finlandia\, Israele\, Spagna\, Ucraina\, Giappone\, il Classical Russian Ballet coniuga il fervido apporto di un assieme di artisti di ottimo livello all’amore per l’altissima tradizione del balletto russo fatta di virtuosismo e rigore tecnico\, di una poesia scenica fatta anche di cura dei costumi\, di aderenza all’atmosfera da fiaba… \nIl balletto proposto al Politeama Rossetti dipingerà tutti i passaggi della favola di Hoffmann: nel sogno di Clara\, con la sua bambola che si trasformerà in un soldato vero\, e la difenderà dall’assalto di alcuni temibili topi e la condurrà fuor\, fra i fiocchi di neve\, a intraprendere un viaggio fantastico. \nOgni incontro\, ogni momento diviene occasione incantevole di danza e di musica\, di passi delicati e di assoluto impegno…\nAssieme al suo compagno – che le racconta come per un maleficio abbia preso le sembianze di uno schiaccianoci – la ragazzina vive avventure incredibili\, assieme a personaggi che prima non aveva mai potuto immaginare: ora vede l’Arabia dove il soldato ha conosciuto un giovane sceicco e il suo harem\, la Cina\, la Russia… E c’è poi la terra dei fiori dove l’Ape regina danza con i grilli e proprio lì Clara diventa una splendida principessa e lo Schiaccianoci il suo giovane principe: bello\, intrepido e coraggioso. Ma poi il sogno svanisce… Il risveglio la ritrova nel giardino della casa paterna; le prime luci dell’alba riscaldano l’aria\, e la ragazzina è sola\, con accanto il suo piccolo Schiaccianoci.\nÈ stato dunque soltanto un sogno’ Forse sì ma come tutte le favole\, il racconto è anche metaforico e molto dice sul percorso che Clara farà crescendo\, sbocciando alla vita.
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SUMMARY:Il Maestro e Margherita
DESCRIPTION:È uno dei capolavori della letteratura russa del Novecento\, “Il Maestro e Margherita” romanzo che Michail Bulgakov rielaborò più volte fra il 1928 e il 1940 e che venne pubblicato ormai postumo a metà anni Sessanta\, regalando all’autore – noto fino ad allora soprattutto per “I racconti di un giovane medico” e “La guardia bianca” – la fama internazionale e i più alti riconoscimenti critici. Nell’opera si intrecciano diverse\, stimolanti linee di racconto\, che ritornano efficacemente nella riduzione drammaturgica concepita da Letizia Russo per il Teatro Stabile dell’Umbria\, che ne produce una interessante edizione teatrale.\nLa regia è affidata a uno degli artisti emergenti delle ultime stagioni\, Andrea Baracco\, che restituisce le perturbanti e magiche pagine di Bulgakov attraverso il lavoro realizzato con un eterogeneo gruppo di attori\, di cui fanno parte\, fra gli altri\, la brava Federica Rosellini (che in più occasioni ha lavorato con lo Stabile regionale\, ad esempio in “Hedda Gabler” al fianco di Manuela Mandracchia) e Michele Riondino (in cui gli spettatori riconosceranno il protagonista della fiction “Il giovane Montalbano” e di diversi film)\, che qui affronta il misterioso e significativo ruolo di Woland.
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SUMMARY:Peter Pan
DESCRIPTION:“Che paura che fa Capitan Uncino”\, “La fata”\, la celebre “Viva la Mamma” e poi “L’isola che non c’è”… sulle note del più celebre album di Edoardo Bennato\, Peter Pan volerà fino al Politeama Rossetti\, protagonista di uno dei musical più popolari in Italia. Lo spettacolo – firmato da Maurizio Colombi – ha già superato i 10 anni dall’esordio collezionando costante successo: la colonna sonora riarrangiata per il teatro dallo stesso cantautore ne è sicuramente uno dei punti di forza. Ed un’altra certezza è il talento del regista\, che ha allestito applauditi family show e diretto commedie\, opere e musical anche all’estero. Il suo istinto gli ha suggerito per questa rinnovata edizione di “Peter Pan”\, di puntare sul talento del suo cast – una ventina di interpreti molto generosi – e contemporaneamente sulle possibilità che offrono gli effetti speciali…\nE così divengono assai “spettacolari” il volo di Peter Pan\, che riesce letteralmente a librarsi in aria\, e anche la deliziosa figura di Trilli: mossa dal drone più piccolo del mondo e illuminata di verde\, la simpatica fatina svolazza sfiorando avventurosamente le mani e i capelli di chi è in platea. \nE dunque attenzione agli spettatori\, quando sentiranno suonare il suo campanellino!\nTratto dal romanzo di James Matthew Barrie\, il musical propone la storia del bambino che non vuole crescere mai e abita l’universo meraviglioso che ha incantato generazioni di lettori (e ora di spettatori). \nNon mancherà nessuno dei personaggi che fanno parte ormai dell’immaginario collettivo: oltre a Peter Pan e Trilli\, ci sarà l’irascibile Capitan Uncino con i suoi pirati\, il simpatico Spugna\, il gruppo dei Bimbi Sperduti e il coccodrillo TicTac\, l’unico a far paura al capo dei pirati… \nA impersonarli un cast di artisti che si sono saputi fare largo nel mondo del musical\, a partire da Giorgio Camandona che dopo “Frankenstein Junior”\, “Pinocchio” e “Grease” affronta con gioia il piccolo sognatore di Barrie: «Sembrerà banale\, ma Peter Pan è il ruolo che da sempre desideravo interpretare. \nÈ proprio vero che non bisogna mai smettere di sognare\, perché solo chi sogna può imparare a volare. Seconda stella a destra… non vedo l’ora di arrivare sull’Isola che non c’è!». Al suo fianco ci sarà la delicata Wendy di Martha Rossi (è stata anche Scaramouche in “We Will Rock You”) e un cast in via di definizione con i migliori performer italiani di musical.
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SUMMARY:Sindrome italiana
DESCRIPTION:Debutta martedì 4 dicembre alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti “Sindrome italiana” di Lucia Calamaro\, un progetto di MitiPretese diretto da Manuela Mandracchia\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres che ne sono anche interpreti assieme a Monica Bianchi. Lo spettacolo è una coproduzione che vede il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia al fianco del CTB – Centro Teatrale Bresciano e della Fondazione Teatro Due di Parma. \nÈ molto interessante il tema affrontato da “Sindrome italiana”\, spettacolo che – come sempre\, i progetti delle MitiPretese (Manuela Mandracchia\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres) – racconta e osserva la figura femminile in modo diverso e nuovo rispetto ai clichès e ne fa addirittura lo strumento per indagare e riflettere in modo nuovo\, incisivo\, potente sulla nostra realtà\, sulla politica\, l’etica\, le prospettive sociali del presente. \n“Sindrome italiana” è il termine che nel 2005 due psichiatri ucraini hanno coniato per definire la depressione dilagante tra le tante donne tornate in patria dall’Italia\, uno fra i Paesi che richiede più badanti al mondo. Dopo anni di lavoro domestico e in particolare di cura degli anziani non auto-sufficienti\, spesso per 24 ore al giorno e in condizioni di isolamento\, al ritorno in patria esse presentano stati ansiogeni\, disturbi dell’identità\, tristezza persistente\, disturbi ossessivo- compulsivi\, fantasie suicide.  \n“Sindrome Italiana” va in scena alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti da martedì 4 dicembre alle 19.30 per il cartellone “prosa” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e replica fino a domenica 23 dicembre. Di martedì e venerdì lo spettacolo è in scena alle ore 19.30\, di domenica e sabato 15 dicembre alle 17\, tutti gli altri giorni alle ore 21. \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Tempo di Chet. La versione di Chet Baker
DESCRIPTION:Generali offre alla città di Trieste un grande evento culturale nelle serate di lunedì 3 e martedì 4 dicembre al Politeama Rossetti: “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”\, che sarà interpretata dal grande trombettista di fama internazionalePaolo Fresu.\nLo spettacolo scritto e diretto da Leo Muscato con Laura Perini\, con le musiche originali di Paolo Fresu e in collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nL’iniziativa rientra nel progetto Valore Cultura di Generali. Fino a lunedì 26 novembre i biglietti saranno disponibili in prelazione alle scuole e ai dipendenti del Gruppo Generali al prezzo simbolico di 2 euro. Gli eventuali posti residui saranno disponibili\nallo stesso prezzo a partire da martedì 27 novembre. Basterà rivolgersi alla biglietteria del Politeama Rossetti e ai consueti punti vendita. L’intero importo raccolto dall’acquisto dei biglietti verrà devoluto al Centro Salute per il Bambino di Trieste\, che viene sostenuto da Generali attraverso il progetto The Human Safety Net.\nLo spettacolo di Leo Moscato arriva a Trieste poco dopo il suo debutto assoluto\, al teatro Stabile di Bolzano. La pièce nasce dalla fusione e dalla sovrapposizione di scrittura drammaturgica e partitura musicale e crea un unico flusso organico di parole\, immagini e musica per rievocare lo stile lirico e intimista di Chet Baker\, trombettista geniale e maledetto che ha scritto pagine assolutamente memorabili della storia della musica del Novecento Leo Muscato\, regista di spessore e sensibile all’uso innovativo dei linguaggi teatrali\, indaga nelle complessità di questo personaggio\, nei suoi momenti più fulgidi come in quelli più cupi\, attraverso uno spettacolo che armonizza recitazione\, musica e immagini in un continuo sfalsamento di piani temporali e pone al proprio centro il\nracconto di un uomo dall’incredibile e incontenibile talento e dell’epoca che ha attraversato.\nGenerali – attraverso il progetto Valore Cultura – promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano. L’intento è creare valore condiviso per la comunità attraverso occasioni di fruizione artistica che siano accessibili ad un pubblico sempre più vasto.\nQuesto si realizza con il sostegno e l’ideazione di mostre\, eventi\, iniziative didattiche e di formazione per i più giovani\, esperienze legate alla scoperta delle forme artistiche più celebri e delle istituzioni musicali più prestigiose. Tutto questo\nsupportando la conoscenza del patrimonio artistico e incoraggiando l’innovazione.
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SUMMARY:Misura per Misura
DESCRIPTION:“Paolo Valerio dirige massimo Venturiello e una numerosa compagnia d’interpreti in “Misura per Misura” una fra le più misteriose opere di Shakespeare. Lo spettacolo va in scena da mercoledì 28 novembre alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti per la Stagione di Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Repliche fino a domenica 1 dicembre”. \nUn grande classico illumina la Stagione Prosa dello Stabile regionale: “Misura per Misura”  di Shakespeare arriva al Politeama Rossetti da mercoledì 28 novembre a domenica 2 dicembre.  \nIl testo a tratti cupo e fra i più misteriosi – e perciò intriganti sul piano artistico – appare oggi ancor più tagliente e incisivo: Paolo Valerio\, regista di questa nuova edizione prodotta dallo Stabile di Verona con il Teatro della Toscana e l’Estate Teatrale Veronese\, lo ha compreso chiaramente e ha concepito l’intera messinscena tenendo conto di questa dimensione.\nGli attori\, capitanati da Massimo Venturiello nei panni del Duca\, attraversano la drammaturgia con ritmo incalzante\, incastonati in un’ambientazione che non è collocabile in un tempo definito. Il Duca – ha evidenziato la critica – sembra concepire un “Truman Show” al contrario. La fascinazione del male\, le contraddizioni interiori dell’essere umano\, l’egoismo\, la perdita dei valori fondamentali risuonano dunque con ancor maggiore potenza fra il palcoscenico e la platea e inducono a importanti riflessioni. «Questo malessere umano\, oltre tutti i limiti possibili\, oltre la farsa\, oltre l’ironia\, diventa gioia e dolore di un luogo immaginario ma così reale e vicino\, dove la forza dell’amore e della bellezza silenziosa forse trionferanno sulla schiavitù della paura e dell’istinto. Per ritornare a sognare\, nonostante tutto» scrive il regista\, accennando al finale della commedia che affida la speranza ad un ambiguo\, poetico silenzio. \nLa trama shakespeariana vuole che il Duca di Vienna\, stanco dei vizi e degli eccessi che ammorbano la sua città\, decida di allontanarsi\, affidandone la guida ad Angelo\, uomo coscienzioso e apparentemente morigerato che assume la carica di governatore. In realtà il Duca ha architettato una finzione\, per osservare – assumendo una falsa identità – il comportamento e i pensieri dei propri concittadini. Si traveste da religioso\, prende il nome di frate Ludovico\, ed assiste agli eventi\, talvolta intervenendo in modo da evitare il peggio e prendendo coscienza della deriva intrapresa dalla sua comunità.\nCome gli altri\, anche l’integerrimo Angelo si lascia presto corrompere: da un lato esercita con ottuso rigore il proprio potere condannando a morte il giovane Claudio\, colpevole di attendere un figlio dalla propria fidanzata prima delle nozze. Dall’altro però\, quando la sorella del condannato – la novizia Isabella – si presenta da lui per intercedere e salvare almeno la vita al giovane\, Angelo si lascia tentare e compie un ricatto sessuale: Claudio avrà la vita salva se Isabella si concederà a lui per una notte.\nLa deprecabile proposta scatena un’ondata di sviluppi discutibili: Claudio pur di non morire accarezza la tentazione di sacrificare l’onore della sorella\, lei per salvarsi lascia senza troppi scrupoli che un’altra donna la sostituisca nell’orribile notte con Angelo… Per fortuna la sostituzione è una macchinazione del Frate-Duca che opportunamente mette fra le braccia di Angelo la sua legittima moglie.  \nCosì la commedia si conclude armoniosamente\, con la celebrazione di quattro matrimoni.\nLascia l’amaro in bocca però: perché il finale gioioso e riparatore – a ben guardare – non assicura affatto che l’indomani la società scelga di abbandonare la china di depravazione intrapresa. E ad amplificare questo senso d’inquietudine\, sono certo le assonanze che percepiamo fra la collettività tratteggiata fantasiosamente nei primi anni del ‘600 e quella attuale. È in questo la grandezza di Shakespeare\, l’immensità della sua scrittura\, l’universalità della sua invenzione. \n“Misura per Misura” di William Shakespeare va in scena nella traduzione di Masolino D’Amico e per la regia di Paolo Valerio.\nDaranno vita ai molti personaggi dello spettacolo Massimo Venturiello (IL DUCA\, Vincenzo)\, Simone Toni (ANGELO\, il vicario)\, Roberto Petruzzelli (ESCALO\, anziano lord)\, Francesco Grossi (CLAUDIO\, giovane gentiluomo)\, Alessandro Baldinotti (LUCIO\, uno stravagante)\, Marco Morellini (BARGELLO)\, Simone Faloppa (GOMITO\, gendarme stordito)\, Luca Pedron (SCHIUMA\, gentiluomo sciocco)\, Roberto Petruzzelli (POMPEO\, servo di madama Strafatta)\, Luca Pedron (ABOMINO\, boia)\, Simone Faloppa (BERNARDINO\, detenuto dissoluto)\, Camilla Diana (ISABELLA\, sorella di Claudio)\, Federica Castellini (MARIANA\, promessa sposa di Angelo)\, Federica Pizzutilo (GIULIETTA\, amata da Claudio)\, Alessandro Baldinotti (MADAMA STRAFATTA\, mezzana).\nHa curato i movimenti di scena Monica Codena\, le scene e le immagini sono di Antonio Panzuto\, i costumi sono creazioni di Luigi Perego\, firma le luci Nevio Cavina e le musiche Antonio Di Pofi.\nLo spettacolo è una coproduzione del Teatro Stabile di Verona con il Teatro della Toscana e l’Estate Teatrale Veronese. \n“Misura per Misura” va in scena al Politeama Rossetti da mercoledì 28 novembre a sabato 1 dicembre alle ore 20.30 e domenica 2 dicembre va in scena la recita pomeridiana alle 16.  \nGiovedì 29 novembre alle 18 alla Sala Bartoli si terrà un incontro di approfondimento sullo spettacolo e sul testo a cura del direttore della British School del Friuli Venezia Giulia\, il professor Peter Brown\, che converserà con alcuni egli interpreti di “Misura per Misura”. La conversazione si ripeterà venerdì 30 novembre alle ore 17.30 in lingua inglese.\nL’ingresso a entrambi gli appuntamenti\, è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040.
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SUMMARY:La gioia
DESCRIPTION:Pippo Delbono ritorna a Trieste con il suo nuovo spettacolo “La gioia” e il suo teatro totale\, ricco di emozioni e di immagini. Lo spettacolo va in scena soltanto sabato 24 alle ore 20.30 e domenica 25 novembre alle 16\, ospite della Stagione “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nLe note avvolgenti di “Don’t worry be happy” e l’immagine di un attore che innaffia un giardino per farlo crescere… “La gioia” – il nuovo spettacolo di Pippo Delbono ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sabato 24 e domenica 25 novembre per il cartellone “altri percorsi”– si avvia con questo presagio. \nA patire da questa immagine\, il pubblico che assiste a “La gioia” intraprende un viaggio attraverso differenti situazioni\, attraverso un teatro che ogni sera è diverso perché «è un rito\, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda\, in un comune respiro» riportano le note di presentazione.\nIn effetti sono del tutto particolari l’istinto creativo e  il linguaggio di Pippo Delbono – punta di diamante del teatro italiano – che sgorgano da una ricerca meticolosa e caparbia. Una ricerca che non produce tradizionali messinscene\, ma creazioni totali\, che sono valse all’artista i massimi riconoscimenti del teatro italiano (dal Premio Ubu\, agli Olimpici\, al Premio della Critica) e l’ammirazione dei maggiori festival e palcoscenici internazionali che regolarmente lo ospitano\, assieme alla sua straordinaria compagnia. \nAttori singolari condividono infatti con Delbono una estesa e importante parabola non solo artistica ma esistenziale e offrono alle platee in ogni spettacolo un’esperienza teatrale di straordinaria bellezza e portata emotiva. In questo nuovo spettacolo\, daranno la chiave per cogliere quell’istante di “gioia” che Pippo Delbono rincorre sul palcoscenico\, attraversando un ampio trascolorare di emozioni e partendo dagli estremi più distanti da essa.\n«Fare uno spettacolo sulla gioia – spiega l’artista ligure – vuol dire cercare quella circostanza unica\, vuol dire attraversare i sentimenti più estremi\, angoscia\, felicità\, dolore\, entusiasmo\, per provare a scovare\, infine\, in un istante\, l’esplodere di questa gioia».  \nEcco allora che la prospettiva iniziale dello spettacolo sembra capovolgersi\, con Delbono che scava nel dolore\, nell’angoscia della follia\, nella prigionia e poi via via si avvicina\, incontrando i suoi attori che incarnano personaggi e stati d’animo diversi.\nC’è una citazione del circo con i suoi clown metafisici\, c’è la danza di uno sciamano che libera anime oppresse\, o il ballo spontaneo e felice di una solista sulle note di Henry Salvador. C’è il tango\, che come poche altre espressioni artistiche intreccia malinconia e passione\, e un’ondata di barchette di carta che lasciano spazio a panni e stracci colorati… una citazione scenica di quel «mare nostro che non sei nel cielo» dalla preghiera laica di Erri De Luca. E poi c’è Bobò\, ormai un emblema della compagnia\, che con la sua strana voce e la sua presenza in scena esprime con irraggiungibile efficacia e poesia il bisogno di aprirsi ed aprire spazi alla fantasia\, all’ascolto\, e poi alla gioia.\nCome un demiurgo Pippo Delbono segna la direzione di questo viaggio che si snoda tortuoso e chiude ritornando alla promessa dell’immagine iniziale: pubblico e attori godono di un gioioso trionfo visuale\, di fiori e colori\, in un finale che è frutto della collaborazione fra l’artista ligure e Thierry Boutemy\, fleuriste di spicco internazionale. \n“La gioia” è uno spettacolo di Pippo Delbono interpretato da Dolly Albertin\, Gianluca Ballarè\, Bobò\, Margherita Clemente\, Pippo Delbono\, Ilaria Distante\, Simone Goggiano\, Mario Intruglio\, Nelson Lariccia\, Gianni Parenti\, Pepe Robledo\, Zakria Safi\, Grazia Spinella. \nLa composizione floreale è opera di Thierry Boutemy\, le musiche sono di Pippo Delbono\, Antoine Bataille\, Nicola Toscano e autori vari\, firma le luci Orlando Bolognesi\, il suono Pietro Tirella/Giulio Antognini. I costumi sono a cura di Elena Giampaoli.\nLo spettacolo è una produzione di Emilia Romagna Teatro Fondazione con Théâtre de Liège\, Le Manège Maubeuge – Scène Nationale. \n“La gioia” va in scena al Politeama Rossetti solo sabato 24 novembre alle ore 20.30 e domenica 25 novembre alle ore 16\, per il cartellone “altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  \nI biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro\, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.
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SUMMARY:Un’altra Cenerentola
DESCRIPTION:“Gli allievi dell’Associazione StarTs Lab diretti da Luciano Pasini sono protagonisti di “Un’altra Cenerentola” in scena da venerdì 16 novembre al 2 dicembre. Lo spettacolo\, musicale e ricco di magia è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con l’Associazione StarTs Lab”.\nÈ una scelta coraggiosa e insolita\, ma non azzardata\, quella che ogni anno fa il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, quando produce e inserisce nella propria programmazione ufficiale lo spettacolo degli allievi dell’Associazione Culturale starTs Lab. \nQuesti ragazzi\, diretti da Luciano Pasini\, per un anno studiano teatro nel modo più coinvolgente e completo: i loro sforzi (svolti con serietà e parallelamente agli obblighi scolastici e sportivi) sono necessari per presentarsi in scena ed hanno il risultato di condurre ogni anno a un lavoro degno di essere visto\, valutato e applaudito da un pubblico eterogeneo.  \nSarà così anche per “Un’altra Cenerentola” che va in scena alla Sala Bartoli da venerdì 16 novembre (debutta alle 19.30) a domenica 2 dicembre\, inserita fra gli “Eventi speciali” della stagione 2018-2019. \nL’allestimento nuovo fa seguito a una lunga schiera di successi\, amati da spettatori adulti e “in erba”: dal delizioso “Ventimila leghe sotto i mari” a “ Le avventure di Gian Burrasca”\, da “Il mago di Oz” a “Il sogno di Alice”.\nLuciano Pasini\, direttore del Laboratorio e regista dello spettacolo s’ispira ancora una volta alla letteratura per ragazzi\, con “Cenerentola”.\nPer la verità\, quella interpretata dai giovani attori sarà “Un’altra Cenerentola” perché sul palcoscenico intreccia la “Cenerentola” di Charles Perrault agli accenti reali del romanzo “Wanting mor” di Rukhsana Khan\, pluripremiata scrittrice pachistana\, emigrata in Canada.\n«Cosa unisce la Francia del 1600 all’Afghanistan del terzo millennio’» spiega Luciano Pasini a proposito dello spettacolo. «Un sottile filo rosso tenuto dalle mani di due bambine. Bambini bistrattati\, maltrattati\, abbandonati a volte addirittura venduti e resi schiavi e spesso l’unico strumento che hanno è il sogno. Sognare di poter incontrare un principe che si innamori di te e ti sposi o sognare di poter studiare\, sognare in ogni caso di poter diventare una persona libera e non più dimenticata. Il mio spettacolo non vuole essere un barricadiero teatro di denuncia politica o sociale\, tanto più che sarà edulcorato dalla presenza dei personaggi della fiaba di Perrault addirittura in chiave disneiana\, ma sono certo che lo spettatore attento saprà cogliere il pensiero che mi ha portato ad occuparmi di Cenerentola». \nCome sempre\, gli allievi attori metteranno in gioco tutti i linguaggi del teatro: la messinscena\, così come la loro formazione\, fonde infatti musica\, canto\, coreografia alla recitazione e li impegna in un’espressività “a tutto tondo”. \nFondamentale dunque il contributo delle insegnanti che\, assieme a Pasini\, aiutano pazientemente il loro talento a sbocciare: Noemi Calzolari si occupa dell’educazione al linguaggio e Daniela Ferletta dell’educazione musicale.\nSpeciale anche l’impegno dedicato ai costumi\, fantasiosi capolavori di Sara Bessich che  riescono a connotare anche quella dimensione fiabesca dove è possibile che una fata con “un po’ di velo color del cielo” apra le porte a ogni bambina verso la realizzazione di un sogno.
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SUMMARY:(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione
DESCRIPTION:Converseranno Peppe Dell’Acqua e Nico Pitrelli\nAlle ore 17.30 alla Sala Bartoli si tiene un incontro di approfondimento legato allo spettacolo. L’evento è organizzato dallo Stabile regionale in collaborazione con ProESOF Towards Trieste 2020 Euroscience Open Forum:. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. \nContinua a suscitare consenso\, commozione e nuova consapevolezza “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione”\, la nuova produzione dello Stabile regionale che ha debuttato il 18 ottobre e replica fino all’11 novembre alla Sala Bartoli. \nAllo spettacolo – scritto e interpretato da Peppe Dell’Acqua e Massimo Cirri e diretto da Erika Rossi – sarà dedicato un incontro di approfondimento e discussione che si terrà martedì 6 novembre alle 17.30 alla Sala Bartoli. \nL’evento – che è organizzato dallo Stabile regionale in collaborazione con ProESOF Towards Trieste 2020 Euroscience Open Forum – proporrà una conversazione fra lo stesso Peppe Dell’Acqua e Nico Pitrelli\, autore del libro su Franco Basaglia “L’uomo che restituì la parola ai matti” e responsabile della comunicazione per ESOF 2020.\nI temi della riflessione saranno naturalmente quelli percorsi nello spettacolo: l’azione e la “rivoluzione” di Franco Basaglia letti da un punto di vista privilegiato\, nel quarantennale della Legge 180. \nL’ingresso all’incontro sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.\nIn occasione dell’incontro saranno in vendita i volumi della Collana 180.
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SUMMARY:Trieste Science+Fiction 2018
DESCRIPTION:Dal 30 ottobre al 4 novembre sotto la cupola stellata del Politeama Rossetti ritorna il grande cinema di fantascienza: la 18° edizione del Trieste Science+Fiction Festival\, organizzato da La Cappella Underground\, porta nel capoluogo giuliano le migliori produzioni di genere fantastico\, con oltre venti anteprime cinematografiche mondiali\, internazionali e nazionali e tre concorsi alla presenza di registi\, attori e autori da tutto il mondo.\nA Trieste ritorna anche il Fantastic Film Forum per i professionisti del settore con un’intera giornata dedicata al marketing e al crowdfunding. Non mancano gli attesi Incontri di Futurologia e quelli di letteratura curati con la celebre rivista Mondadori Urania\, le esposizioni\, i workshop e le iniziative per genitori e kids\, i concerti e i dj set che rendono Trieste Science+Fiction Festival un immancabile viaggio nel futuro per gli appassionati e gli esperti della fantascienza. \nLe proiezioni e gli eventi del Trieste Science+Fiction Festival si terranno al Politeama Rossetti\, al Teatro Miela\, al Cinema Ariston e alla Casa del Cinema.
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SUMMARY:A Night in Kinshasa - Muhammad Ali vs George Foreman
DESCRIPTION:Ritorna sul palcoscenico del Politeama Rossetti dopo il successo de “Le Olimpiadi del 1936” Federico Buffa con un nuovo spettacolo che coniuga teatro e sport: “A Night in Kinshasa – Muhammad Ali vs George Foreman”.\nLo spettacolo va in scena soltanto lunedì 22 ottobre alle 20.30\, non replica il 23 ottobre come inizialmente programmato. \n«Un ring prende forma sulla scena\, corde tese sulla quarta parete. È lo stacco deciso che ancora oggi l’umanità pone sul tema aperto dei diritti civili. Federico Buffa\, con la straordinaria capacità di trasmettere l’umanità che sta dietro ogni suo racconto\, mettendo al primo posto – sempre – lo spettatore\, narra le vicende di una sfida che è stata sì un incontro di boxe ma soprattutto il simbolo dell’inizio di una presa di coscienza su alcune tra le tematiche più sentite del secolo scorso. Tematiche che oggi più che mai si ripresentano\, in nuovi scenari\, sempre intrise della medesima irragionevole assenza di pudore. Violenze nei confronti dell’umanità\, della ragione\, della giustizia.  Gesti plateali esibiti fuori contesto riscontrano seguito e pensiero. E il mondo sportivo si conferma attento e presente» scrive  la regista\, Maria Elisabetta Marelli. \n“A Night in Kinshasa – Muhammad Ali vs George Foreman” in un tessuto fatto di musica e di essenziali elementi scenici\, incastona il potente racconto che Federico Buffa offre di una pagina monumentale della storia sportiva e di un altrettanto monumentale personaggio: Muhammad Ali. \nIl tema si confà particolarmente a Buffa\, giornalista e telecronista di Sky che ha studiato sociologia negli Stati Uniti\, famoso per i suoi racconti di grandi eventi sportivi\, ma anche storyteller molto seguito dai millennials sul web: un narratore eclettico e dalle grandi risorse che riesce in una sola serata teatrale a restituire il complesso e inaspettato profilo di Muhammad Ali e a far rivivere la sua vittoria forse più emblematica\, quella di “The Rumble in the Jungle”\, la famosa notte a Kinshasa. \nPer questo Buffa è accompagnato in scena dalle percussioni di Sebastiano Nidi – a richiamare i tamburi dell’Africa – e dal pianoforte del fidato Alessandro Nidi (che lo affiancava anche in occasione de “Le Olimpiadi del 1936). Elementi di un viaggio musicale che è anche geografico e che raccontando di boxe\, dice invece di riscatto sociale\, di diritti civili\, di pace\, di coraggio.
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SUMMARY:La Principessa della Czarda di Imre Kálmán
DESCRIPTION:“Con “La Principessa della Czarda” di Imre Kálmán\, l’operetta ungherese è protagonista al Politeama Rossetti dal 6 all’8 luglio. Ritorna infatti a Trieste il Teatro dell’Operetta di Budapest che del capolavoro musicale offrirà un’edizione accuratissima\, con grande orchestra\, coro ed eccellenti solisti. Fra tutti Monika Fischl che avrà il ruolo del titolo e che ha presenziato alla conferenza stampa eseguendo in anteprima un’aria dalla partitura di Kálmán. Lo spettacolo è ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in esclusiva per l’Italia: i biglietti saranno in vendita da sabato 19 maggio.”\nIl Teatro dell’Operetta di Budapest sarà ospite al Politeama Rossetti dal 6 all’8 luglio con “La Principessa della Czarda” di Imre Kálmán: un evento che approda a Trieste in esclusiva nazionale e che è stato presentato in conferenza stampa venerdì 18 maggio al Café Rossetti\, alla presenza di Sergio Pacor\, Presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, dell’Assessore ai Teatri del Comune di Trieste\, Serena Tonel e – per la compagnia produttrice – di Dániel Vadász\, rappresentante della direzione del Teatro dell’Operetta di Budapest e della protagonista\, il soprano Mónika Fischl. \n«Il ritorno del Teatro dell’Operetta di Budapest al Politeama Rossetti\, dopo il successo ottenuto lo scorso anno con il “Gala” e “La vedova allegra” – ha commentato il Presidente Sergio Pacor – è motivo di orgoglio\, come poter proseguire la collaborazione con questa realtà europea d’eccellenza – per tradizione e livello artistico – che arricchisce la rete di rapporti internazionali del Teatro Stabile\, motivo d’impegno costante. Allo stesso tempo le proposte del Teatro magiaro (quest’anno si tratta de “La Principessa della Czarda”) ci permettono di offrire un tipo di repertorio che in regione e in particolare a Trieste ha grande tradizione\, quello della piccola lirica. Siamo certi di assicurare agli appassionati un piacevole e accurato allestimento\, con orchestra\, coro\, corpo di ballo e naturalmente gli ottimi solisti del Teatro nazionale ungherese\, che ha scelto Trieste come esclusivo riferimento italiano». \nA dare immediatamente prova dello spessore e del talento della compagnia ha provveduto il soprano Mónika Fischl\, vera star del teatro\, che non si è limitata a partecipare alla conferenza stampa presentando il proprio personaggio – interpreterà proprio Silvia\, la “Principessa” del titolo – ma ha addirittura eseguito un’aria dalla partitura di Kálmán\, accompagnata al pianoforte dal Maestro Corrado Gulin. \nSolo un “assaggio” della preziosa\, trascinante musica di Imre Kálmán\, autore ispiratissimo\, che assieme a Franz Lèhar è il maggiore rappresentante dell’età d’argento dell’operetta viennese. \nSecondo gli esperti di piccola lirica – sottolineano dal Teatro dell’Operetta di Budapest\, produttore dello spettacolo – non passa nemmeno un minuto in cui nel mondo (in un teatro\, a un concerto\, alla televisione o alla radio) non risuoni una delle splendide melodie di Imre Kálmán e di certo molte volte si tratterà di brani de “La Principessa della Czarda” che gli valse il massimo della popolarità e del successo come compositore.\nL’operetta debuttò a Vienna\, allo Johann Strauss Theater nel 1915\, ed ebbe un tale esito che replicò per ben 533 serate: successivamente conquistò tutta l’Europa. Nonostante lo scoppio della prima guerra mondiale\, venne immediatamente data in Svezia\, Finlandia\, Polonia\, Russia\, Italia e a Budapest\, nel novembre del 1916. Un anno dopo fu applaudita a New York\, a Broadway\, dove P. G. Wodehouse\, autore del libretto inglese\, decretò che la partitura de “La Principessa della Czarda” non fosse solo la migliore del compositore ungherese\, ma anche una fra le musiche più belle di tutti i tempi. \nIn effetti l’operetta è vivacissima e ricca di melodie diverse\, piena di ritmi e abbandoni\, scritta con estrema raffinatezza tecnica e attraverso notevoli intuizioni del compositore: fra tutte quella di fondere stilemi del folklore ungherese al valzer\, ma sempre con eleganza. Imre Kálmán teneva infatti ben presenti le lezioni e le influenze di Ciaikovskij\, di Puccini e la sua musica anche per questo\, nonostante la partitura abbia “compiuto” il secolo nel 2015\, risulta fresca\, interessante  e coinvolgente. \nAl Politeama Rossetti sarà eseguita dalla notevole orchestra del Teatro dell’Operetta di Budapest\, mentre in scena si ammireranno il coro\, il corpo di ballo e i solisti del Teatro\, impegnati a recitare in italiano e in un allestimento che non lesina in costumi e scene\, necessari per evocare le diverse ambientazioni de “La Principessa della Czarda”.\nL’operetta si svolge fra Budapest e Vienna\, fra le sfavillanti e scatenate atmosfere dell’Orpheum – il locale notturno di Budapest di cui Silvia è la stella – e il raffinato palazzo Lippert-Weilersheim\, dove vive il nobile rampollo di cui\, ricambiata\, la protagonista s’innamora.\nAl centro dell’operetta è infatti una contrastata storia d’amore: il legame fra la celebre cantante di czardas ed il principe Edvino Lippert-Weilersheim\,\, non può durare. Sono contrari all’unione gli aristocratici genitori di lui\, che non solo cercano con ogni mezzo di farlo rientrare a Vienna\, ma addirittura combinano il fidanzamento fra il giovane e la loro prescelta\, la contessina Stasi. Ma il gentile conte Boni\, sempre pronto a scherzare\, il capocameriere Miska e suo fratello gemello Alfonso\, maggiordomo dei Lippert-Weilersheim\, e l’amico Feri\, si alleano invece con Silvia per il bene della coppia d’innamorati. A risolvere nel migliore dei modi l’intricata vicenda\, saranno proprio le loro trame\, una promessa di matrimonio firmata in segreto dal principe e soprattutto una “scandalosa” sorpresa che si nasconde nel passato della sua nobile madre… \nLa compagnia molto numerosa\, è composta da Mónika Fischl (Silvia)\, Zsolt Vadász (Edvino)\, Annamari Dancs (Stasi)\, Máté Kerényi Miklós (Boni)\, Tamás Földes (Zio Feri)\, Alessio Colautti (Miska/Alfonso)\, László Csere (Leopold Maria)\, Bori Kállay (Anhilte)\, Attila Miklós (Arnold Schulteis)\, Gábor Dézsy Szabó (colonello Rohnsdorf)\, Andor Szegedi (Kiss\, notaio).\nL’orchestra è diretta da Makláry László. Gyarmathy Ágnes firma le scene\, i costumi sono di Füzér Anni\, le coreografie di Gesler György.\nLa regia è di KERO®.\nLo spettacolo è una produzione del Teatro dell’Operetta di Budapest – Budapest Theatre Operetta &Musical.		 \nDopo il successo ottenuto lo scorso anno con il Gala e “La vedova allegra” di Léhar\, il Teatro dell’Operetta di Budapest rinnova il proprio rapporto di collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e presenta questo nuovo allestimento a Trieste in esclusiva italiana dal 6 all’8 luglio prossimi\, al Politeama Rossetti. \nLa prevendita dei biglietti si aprirà sabato 19 maggio presso i punti vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e attraverso i consueti circuiti. I biglietti si acquistano anche on line\, attraverso il sito del Teatro www.ilrossetti.it.\nIl prezzo dei biglietti andrà da €59 per i primi posti di Platea agli €19 e naturalmente sono previste riduzioni per gli abbonati del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, per gli Under16 e gli Over65.
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SUMMARY:Il sogno di Giulia
DESCRIPTION:“Il sogno di Giulia”\, ritorna anche quest’anno in ricordo della giovane concittadina Giulia Buttazzoni con la serata musicale che si terrà martedì 19 giugno\, alle ore 20.30\, al Politeama Rossetti di Trieste. All’evento benefico – promosso dalla parrocchia di Santa Caterina da Siena\, assieme ai genitori Roberta e Silvio e al fratello Marco e con il contributo e la co-organizzazione del Comune di Trieste\, in collaborazione con la Polizia di Stato\, e con il patrocinio della Prefettura di Trieste – parteciperanno “The 1000 Streets’ Orchestra”\, Les Babettes\, la Banda Berimbau\, l’Adriatic Express\, il gruppo vocale strumentale dell’Istituto Comprensivo “Iqbal Masih” e Leonardo Zannier in veste di animatore-presentatore e cantante. Special guest star della serata\, sarà Maurizio Vandelli\, leader carismatico e voce solista del più importante gruppo italiano degli anni ’60\, l’Equipe 84.La serata-evento è stata presentata oggi in Municipio dall’Assessore comunale ai Teatri\, Serena Tonel alla presenza del padre di Giulia\, Silvio\, di don Lorenzo Magarelli\, parroco di Santa Caterina da Siena\, comunità che Giulia frequentava\, del Maestro Walter Grison\, direttore della “The 1000 Streets’ Orchestra” e del Comandante della Sezione provinciale della Polizia Stradale Antonio Di Gregoli.\n“Questa seconda edizione vuole essere una vera festa in musica affinchè permanga un intenso ricordo di Giulia con i suoi desideri\, le sue aspirazioni: diventare medico\, aiutare gli altri grazie al suo impegno e la sua passione – ha detto l’assessore Tonel -. Con questa serata vogliamo portare avanti i suoi valori\, i suoi principi\, che sono importanti per tutti i giovani. E per la realizzazione del progetto finalizzato a offrire agli studenti “Deledda-Fabiani” l’opportunità di arricchirsi intellettualmente e come persone attraverso la conoscenza di nuovi luoghi\, popolazioni e culture\, nonché a contribuire alla realizzazione dell’aula di microbiologia dell’Istituto.”\nPer volontà della famiglia\, grazie alla collaborazione della Polizia di Stato – ha sottolineato Don Magarelli – la serata fornirà anche l’occasione per dedicare uno spazio di riflessione ai temi più attuali della sicurezza stradale\, con un appello rivolto non solo ai giovani ma a tutti i presenti in sala\, affinché non succeda più ad altri quanto è accaduto a Giulia.\nL’ingresso alla serata sarà libero\, ma chi lo vorrà potrà contribuire per far sì che “il sogno di Giulia” possa realizzarsi. L’intero ricavato verrà infatti devoluto all’organizzazione di questo progetto di crescita personale e culturale dei giovani e di progresso degli studi medici\, “Il sogno di Giulia”\, appunto.\nRingraziando tutti coloro che sono stati così vicino alla famiglia e che aiutano a mantenere viva la memoria e il ‘sogno di Giulia’\, il papà Silvio\, visibilmente commosso\, ha voluto ribadire che questa serata-evento “sarà il modo migliore per ricordare la sua Giulia\, la sua voglia di vivere\, la sua allegria\, la sua contagiosa risata”.\nIl Comandante Di Gregoli ha messo in evidenza l’importanza di un appuntamento al quale non può mancare la Polizia di Stato e nello specifico la Stradale\, per il messaggio che si vuole dare in particolare ai giovani\, in termini di sicurezza stradale. La maggior parte degli incidenti di oggi – ha detto – avvengono per ‘distrazione’ . In questa occasione\, attraverso dei video\, spiegheremo quanto poco sia sufficiente per evitare appunto la causa principale di tante tragedie.\nPer quanto concerne gli aspetti più prettamente musicali\, gli artisti protagonisti di una festa musicale certamente rivolta ai giovani\, ma con un’attenzione anche per chi ha qualche capello grigio\, saranno “The 1000 Streets’ Orchestra” assieme a Les Babettes\, la Banda Berimbau\, l’Adriatic Express\, un gruppo di 4 ballerini provenienti da Lubiana e il Coro Iqbal Masih\, formato dai bambini della Scuola Collodi e dal Gruppo vocale e strumentale della scuola Rismondo diretto da Anna Stopper. Special guest star della serata\, sarà Maurizio Vandelli\, leader carismatico e voce solista del più importante gruppo italiano degli anni ’60\, l’Equipe 84. Un ospite d’eccezione a cui è lasciata la seconda parte della serata con il quale l’orchestra eseguirà il brano conclusivo del concerto.\nLa serata sarà presentata da Leonardo Zannier che a sua volta canterà anche un brano con la big band.L’evento si svolge in collaborazione con Polizia di Stato con il contributo del Comune di Trieste e con il patrocinio della Prefettura di Trieste.
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SUMMARY:Perlasca. Il coraggio di dire no
DESCRIPTION:Replica straordinaria – lunedì 14 maggio alle ore 20.30 al Politeama Rossetti– per “Perlasca. Ilcoraggio di dire no” lo spettacolo scritto e interpretato da Alessandro Albertin e curato da Michela\nOttolini che per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia rappresenta un vero “titolo record”.\nNon è infatti usuale che uno spettacolo “ospite” sia programmato in due stagioni consecutive –\ncom’è stato nel caso di “Perlasca. Il coraggio di dire no” – né che in entrambe le tranches l’esito sia\ntale da indurre a una nuova replica\, e questa volta nella Sala Assicurazioni Generali\, per soddisfare\nla grande richiesta delle scuole e degli spettatori rimasti esclusi dalle date di marzo scorso…\n“Perlasca. Il coraggio di dire no” scritto e interpretato da Alessandro Albertin e messo in scena a\ncura di Michela Ottolini\, con le luci di Emanuele Lepore\, è una produzione del Teatro de Gli\nIncamminati e del Teatro di Roma in collaborazione con Overlord Teatro e con il patrocinio della\nFondazione Giorgio Perlasca.\nI biglietti per “Perlasca. Il coraggio di dire no” sono disponibili presso tutti i punti vendita del\nTeatro Stabile regionale e naturalmente anche attraverso il sito www.ilrossetti.it. Lunedì 14 maggio\nla Biglietteria del Politeama Rossetti sarà aperta a partire dalle ore 18.
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SUMMARY:Milite Ignoto
DESCRIPTION:“Una sinfonia di lingue e dialetti\, di un Paese che si conosceva e si “incontrava” per la prima volta nel fango delle trincee. In “Milite Ignoto – quindicidiciotto” è questo punto di vista da cui parte Mario Perrotta\, artista pluripremiato\, per raccontare la Prima guerra mondiale\, intrecciando le storie dei soldati agli eventi della Storia. Lo spettacolo è in scena soltanto mercoledì 9 maggio alle 20.30 al Politeama Rossetti\, ultimo titolo della stagione altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.La ricorrenza del centenario della Prima guerra mondiale ha indotto in questi anni ad un’articolata riflessione su questo conflitto\, e molti artisti se ne sono fatti portavoce. Naturale dunque evocare a teatro gli eventi storici del ’14 – ’18 e richiamare attraverso quelle immagini l’angoscia per tanti altri conflitti che continuano a insanguinare il pianeta…\nCon “Milite ignoto”\, pluripremiato spettacolo conclusivo della stagione “altripercorsi” dello Stabile regionale – in scena soltanto mercoledì 9 maggio al Politeama Rossetti – si arricchisce quest’analisi\, con un racconto sulla Prima guerra mondiale\, che con grandissimo talento Mario\nPerrotta svolge in una chiave ancora diversa\, significante\, originale.\nDue sono i cardini attorno ai quali l’autore e interprete articola la sua drammaturgia: da un lato osserva che la Prima guerra mondiale è stata l’ultima in cui il soldato abbia posseduto un valore umano\, una personalità\, la possibilità di una scelta solitaria: successivamente il nemico non ha più una fisionomia\, non ha occhi\, non ci sono “corpo a corpo” ma solo armi devastanti che da lontano distruggono e uccidono.\n«Per “ignoto” – sottolinea infatti Perrotta alludendo al titolo dello spettacolo – ho voluto intendere “dimenticato”: dimenticato in quanto essere umano che ha\, appunto\, un nome e un cognome. E una faccia\, e una voce».\nL’altro focus del pensiero di Perrotta è invece nell’osservare come quel conflitto fosse stato in realtà il primo vero momento di unità nazionale. «È nelle trincee di sangue e fango che gli “italiani” si sono conosciuti e ritrovati vicini per la prima volta – spiega infatti – veneti e sardi\, piemontesi e siciliani\, pugliesi e lombardi accomunati dalla paura e dallo spaesamento per quell’evento più grande di loro. Spaesamento acuito dalla babele di dialetti che risuonavano in quelle trincee. Per questo ho immaginato tutti i dialetti italiani uniti e mescolati in una lingua d’invenzione\, una lingua che si facesse carne viva». \nLo spettacolo è dunque connotato ed espresso da una lingua nuova\, una sinfonia di dialetti e termini sconosciuta e assieme familiare\, capace di esprimere le note dolci e amare della nostalgia e le fratture violente e crude della disperazione e dell’orrore.\nUna lingua giusta per addentrarsi nelle piccole storie\, nelle segrete speranze e paure di ognuno dei soldati in trincea\, soldati che paradossalmente non conoscevano l’Italia oltre i confini della loro città\, della loro regione: eppure le si sacrificarono\, in un conflitto che coinvolse il mondo e per sempre lo cambiò.\nIl Teatro Stabile ha indagato questo evento storico da diversi punti di vista – attraverso un intrecciarsi di produzioni e spettacoli ospiti\, un interessante itinerario di memoria e di pensiero che culmina proprio in “Milite ignoto”: il pubblico ha infatti potuto “leggere” il primo conflitto\nmondiale da diversi punti di vista. Quello di Paolo Rumiz ad esempio\, in “Come cavalli che dormono in piedi” o quello di Gilberto Forti nell’affascinante “A Sarajevo il 28 giugno” che della guerra analizza i fatti scatenanti. E lo sguardo ha poi spaziato su riflessioni universali con “La guerra” di Carlo Goldoni diretto in questa stagione da Franco Però fino a toccare eventi bellici molto più prossimi\, sia nel tempo che nello spazio\, come in “Anomalie” in cui Mauro Covacich racconta delle lotte fratricide nella ex Jugoslavia.\n“Milite Ignoto – quindicidiciotto” è uno spettacolo di e con Mario Perrotta tratto da “Avanti sempre” di Nicola Maranesi e da “La Grande Guerra\, i diari raccontano” un progetto a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi per Gruppo editoriale L’Espresso e Archivio Diaristico Nazionale. Lo\nspettacolo è prodotto da Permàr\, Archivio Diaristico Nazionale\, dueL\, La Piccionaia.\n“Milite Ignoto – quindicidiciotto” va in scena solo mercoledì 9 maggio alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali per il cartellone “altripercorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.\nI biglietti per lo spettacolo sono ancora disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e anche attraverso il sito www.ilrossetti.it.
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SUMMARY:From Bach to Bowie
DESCRIPTION:“Chiusura di spessore internazionale per la Stagione Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, che martedì 8 maggio ospita al Politeama Rossetti il Complexions Contemporary Ballet fondato da Desmond Richardson e Dwight Rhoden. “From Bach to Bowie” traccia un ponte fra passato e presente\, fra classico e contemporaneo: si apre con una coreografia su musiche di Bach e si conclude con un articolato omaggio a David Bowie sulla colonna sonora dei suoi successi. Le coreografie sono di Rhoden\, un incantevole assolo sarà danzato da Desmond Richardson”.\nÈ una serata di danza di elevatissimo livello e di grande fascino quella che chiude il cartellone Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, il prossimo martedì 8 maggio: occasione unica di applaudire nuovamente sul palcoscenico del Politeama Rossetti gli straordinari ballerini del Complexions Contemporary Ballet. \nDesmond Richardson è il primo afroamericano eletto “Principal dancer” dell’American Ballet: un ballerino e coreografo che la stampa americana definisce «una scultura in movimento\, un corpo che è arte\, attraversa il tempo e lo spazio con forza e grazia – ogni parte del corpo è connessa\, mai fermo\, ma il cuore si ferma nella bellezza» (Lara Hartley su Ballet Magazine).\nDwight Rhoden che è stato ballerino principale dell’Alvin Ailey American Dance Theater e ha danzato in molte compagnie importanti\, ha intrapreso con tale successo la carriera di coreografo da essere indicato dal New York Times come «uno dei coreografi più richiesti della nostra epoca» e da avere creato per le più importanti compagnie del pianeta\, dal Mariinsky di San Pietroburgo al New York City Ballet.  \nSingolarmente\, i due sono dunque eccellenti artisti\, ma è assieme che la loro creatività esplode in qualcosa di straordinario: assieme infatti\, nel 1994\, hanno fondato il Complexions Contemporary Ballet\, che nel mondo della danza non ha eguali.\nLa compagnia assume come punto di partenza l’idea che la danza debba rimuovere le frontiere e non rinforzarle. Ecco dunque nascere il loro stile unico e innovativo che germoglia dalla capacità di svincolarsi dai limiti di un preciso stile\, o luogo\, o periodo\, e che invece unisce vari metodi\, modelli\, ispirazioni\, creando una forma di danza aperta ed in continua evoluzione\, che riflette il movimento del mondo e tutte le sue culture. \nIl risultato è un approccio inedito alla danza che\, attraverso il tempo\, si arricchisce riuscendo a “parlare” al pubblico con grande intensità. Lo testimonia la forza con cui i Complexions si sono imposti all’attenzione delle platee e degli addetti ai lavori di tutto il mondo. In questi 24 anni sono stati applauditi nei maggiori teatri negli Stati Uniti\, in tutta Europa e Canada\, Australia\, Nuova Zelanda\, Corea\, Brasile\, Giappone\, Egitto\, Israele\, Giamaica… \nGli appassionati\, a Trieste\, hanno avuto il privilegio di ammirarli già in due occasioni\, sempre ospiti del Teatro Stabile\, la più recente nel 2011: i Complexions sapranno magnetizzare il pubblico anche con questo nuovo spettacolo che traccia un ponte ideale fra passato e presente\, fra classico e moderno\, fra Johann Sebastian Bach e David Bowie.  \n“From Bach to Bowie” si apre con “Ballad Unto…” una coreografia di Rhoden su musiche di Bach in cui è impegnata l’intera compagnia: sette coppie interagiscono in un’intima astrazione sull’amore. Nel secondo atto si succedono quattro coreografie: “Gone”\, per tre ballerini sul tema della fratellanza e della sopravvivenza\, “Testament” una riflessione su fede e devozione espressa in un pas de deux su canti spiritual afroamericani\, “Imprint/Maya” è un emozionante “solo” interpretato dal leggendario Desmond Richardson unendo linguaggio della strada e classico e infine “Ave Maria”\, toccante pas de deux che esplora la spiritualità. Il terzo atto è invece completamente declinato in in tributo a David Bowie: “Star Dust” è la prima parte di un balletto che si ispira all’innovazione e alla personalità camaleontica della grande rockstar\, costruito su brani straordinari come “Lazarus”\, “Life on Mars”\, “1984” e “Modern Love”. \nI posti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti circuiti e punti vendita dello Stabile e tramite il sito www.ilrossetti.it.
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SUMMARY:Dirty Dancing
DESCRIPTION:«Dirty Dancing” è per il teatro un titolo molto più importante di quello che si pensi: infatti rappresenta uno dei pochi spettacoli in grado di portare davanti al sipario persone che non ci sono mai state\, ed è l’unico titolo anglosassone in assoluto il cui allestimento italiano è stato esportato in tutto il mondo\, compreso il celeberrimo West End di Londra» sottolinea infatti il regista nelle sue note. «Le coreografie hanno una connotazione sexy e sensuale in riferimento al titolo dello spettacolo\, balli proibiti\, e la direzione musicale affonda invece nei master originali della celeberrima colonna sonora del film\, per esplodere nel canto live in momenti topici come “Time of My Life”. Le scenografie\, le luci\, i costumi\, le acconciature e il trucco si rifanno invece proprio al periodo\, 1963\, più che sul grande schermo\, dove per ovvie ragioni era evidente un sapore anni ’80\, non più inerente oggigiorno alla messa in scena del titolo\, anche se sempre con qualche eccezione come la trascinante “Hungry Eyes”. La regia\, servita dal disegno del suono\, desiderano scorrere in modo efficiente e “reale”\, come era il film mito\, dove\, per volere dell’autrice\, non sono i protagonisti a cantare\, ma una volta da un giradischi\, una volta da una radio\, o ancora da un pianoforte nella sala da ballo dell’hotel\, sgorgano con nostalgico ricordo le melodie che accompagnano la crescita di Baby\, una ragazza semplice e in gamba\, nel suo passaggio da ragazza a donna\, e della sua ricerca di coraggio per l’affermazione di sé. “Dirty Dancing” è infatti un inno all’affermazione del proprio io: siate quello che sentite di essere\, solo così vivrete il momento più bello\, The Time of Your Life»\n“Dirty Dancing” è scritto da Eleanor Bergstein\, diretto da Federico Bellone \, le coreografie sono di Gillian Bruce\, la supervisione musicale di Simone Giusti\, le scenografie di Roberto Comotti\, i costumi di Marco Biesta e Marica D’Angelo\, il disegno luci di Valerio Tiberi mentre Armando Vertullo firma il suono. Video e Proiezioni sono di Matteo Luchinovich e Virginio Levrio  e le Parrucche di Mario Audello. L’adattamento e la traduzione sono di Alice Mistroni.\nLo spettacolo è prodotto da Wizard Productions e il primo tour italiano di Dirty Dancing è organizzato da Show Bees in collaborazione con Bananas.
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SUMMARY:Mariti e mogli
DESCRIPTION:L’ironia di Woody Allen arriva a teatro grazie al talento di Monica Guerritore e all’intuizione di Francesca Reggiani. Le due attrici portano in scena assieme a un’ottima compagnia “Mariti e mogli”\, gustosa commedia dell’artista statunitense\, che indaga sulle dinamiche di coppia con cinismo e humour. Monica Guerritore ha curato anche la regia dello spettacolo e l’adattamento della sceneggiatura che per la prima volta in assoluto trova la via del palcoscenico. “Mariti e mogli” va in scena al Politeama Rossetti\, per la stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, da mercoledì 4 aprile.\nAl talento di Monica Guerritore e all’intuizione di Francesca Reggiani si deve l’attivo a teatro della  piacevolissima commedia “Mariti e mogli” tratta dall’omonimo film di Woody Allen. Il nuovo appuntamento della stagione “Prosa” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia è in cartellone da mercoledì 4 a domenica 8 aprile. \n«Nella mia scrittura teatrale dalla sceneggiatura del film di Allen tutto accade in una notte piena di pioggia in un luogo che con il passare delle ore diventerà una sala da ballo\, una sala d’attesa\, un ristorante deserto e che costringe gli otto i personaggi (mariti\, mogli\, amanti e altro…) al “girotondo di piccole anime che sempre insoddisfatte girano e girano intrappolate nella insoddisfazione cronica di una banale vita borghese” (Allen). Tradendo le location del film (Manhattan e altro) evoco nel luogo teatrale unico\, i luoghi delle vite coniugali e nelle simultaneità delle relazioni e degli intrecci clandestini\, nelle rotture e improvvise riconciliazioni\, percepisco le “piccole altezze degli esseri umani” cosi familiari a Bergman\, a Strindberg. E nel perdersi in danze all’unisono su musiche bellissime da Louis Armstrong a Etta James\, Cechov e il tempo che intanto scivola via».\nMonica Guerritore\, racconta poeticamente “Mariti e mogli” di Woody Allen\, di cui ha curato l’adattamento\, la regia e che interpreta assieme a Francesca Reggiani\, attorniata da un affiatatissimo cast.  \nIl suo lavoro di scrittura e la sua visione registica hanno convinto l’artista statunitense a consentire che – in quest’occasione per la prima volta in assoluto – la sua sceneggiatura del 1992 venisse portata su un palcoscenico teatrale. \nA considerare l’accoglienza del pubblico\, riservata alla commedia in ogni tappa della tournée\, Woody Allen ci ha visto giusto: lo spettacolo è un successo e coniuga ironia\, divertimento\, all’analisi sottile e “senza sconti” dell’uomo contemporaneo che è tipica di questo autore\, e intreccia riflessione e sorrisi.  \nL’intuizione è stata di Francesca Reggiani: «Considero Allen un genio – ha dichiarato l’attrice al Corriere della Sera – ho avuto occasione di leggere la sceneggiatura e me ne sono innamorata. Lì ho avuto un’illuminazione e ho pensato di proporlo a Monica Guerritore perché ne facesse un adattamento a teatro. È la prima volta che lavoriamo assieme». \nIl plot di “Mariti e mogli” immagina che un nubifragio trasformi una consueta serata fra amici in una claustrofobica occasione per sfoderare “pubbliche confessioni”\, malcelati sotterfugi\, rivelazioni\, intrighi clandestini che divertono il pubblico ma esprimono anche la brillante capacità di penetrazione di Allen nei recessi della psiche e della coscienza dell’uomo contemporaneo\, ritratto in modo assai godibile in tutti i suoi momenti di fragilità\, vigliaccheria o spavalderia. \nLo spettacolo tratteggia i ménage di coppia nella loro sconfortante prevedibilità e la vita nella sua continua capacità di sorprendere: e così se lo scroscio notturno di rivelazioni è aperto da un marito e moglie che annunciano la loro separazione (civile e condivisa soltanto a livello di facciata)\, si finirà per assistere alla loro insospettabile riconciliazione e alla rottura inattesa di un altro legame\, apparentemente inscalfibile. Fra un confronto e l’altro\, fra una battuta graffiante e un’incredibile evoluzione della trama\, si attraversano le vite dei protagonisti cullati da una fluida\, accattivante colonna sonora: un linguaggio musicale che – nell’efficace lettura registica di Monica Guerritore – riesce a sottolineare\, commentare\, accompagnare ogni emozione del testo\, ogni vibrazione che si muove nell’anima dei personaggi.
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SUMMARY:Il Misantropo
DESCRIPTION:“Un capolavoro molieriano come “Il Misantropo” rivela nella lettura della regista Monica Conti\, risvolti ancor più potenti e universali: si sorride e si riflette sulle relazioni umane\, non sempre facili\, e si gode dell’interpretazione accurata di un ottimo cast capeggiato da Roberto Trifirò nel ruolo del titolo. Lo spettacolo debutta alla Sala Bartoli\, nuovo appuntamento della stagione altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, martedì 3 aprile e replica fino a domenica 8 aprile”.\nCon “Il Misantropo” di Molière si riflette sulle relazioni umane\, in particolare nella nuova lettura registica che Monica Conti propone alla Sala Bartoli dal 3 all’8 aprile\, ospite del cartellone “altripercorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \nMesso in scena per la prima volta a Parigi nel 1666\, “Il Misantropo” è uno dei grandi capolavori di Molière e Monica Conti – regista di spicco nel panorama italiano – lo affronta a conclusione di un ciclo di spettacoli che ha costruito basandosi sulla necessità di ripresentare testi classici passando attraverso il corpo dell’attore.\nNon si tratta dunque di una messinscena classica\, con grandi impianti scenografici\, bensì di un lavoro che si concentra molto sull’interpretazione attoriale\, puntando con decisione sull’esplorazione dell’energia e della dinamicità delle relazioni in scena.\nL’indagine delle relazioni umane disvelerà i nodi più universali e senza tempo di questo testo\, trasmettendole con forza. Assi portanti della ricerca registica e del lavoro attoriale sono perciò l’indagine sugli stati d’animo\, in cui non si ricerca in chiave psicologica ma tipologica. Hanno inoltre fondamentale importanza i rapporti\, le situazioni\, i sottotesti e la musica. \nGià ne “Le Intellettuali” (precedente lavoro molieriano di Monica Conti) musicalità e ritmo nei dialoghi avevano costituito per la regista materia d’indagine. Ne “Il Misantropo” prosegue questo lavoro\, teso a dare rilievo al ritmo e al suono non come forme estetiche\, ma come forme di espressione dell’inconscio.\nAnche lo spettatore\, dunque\, aiutato dallo spazio raccolto della Sala Bartoli\, che permette di rapportarsi con gli attori quasi in un continuo “primo piano”\, è chiamato a considerare soprattutto il lavoro degli interpreti in relazione ai temi del testo\, godendosi l’apporto davvero notevole di una preparata compagnia\, con Roberto Trifirò impegnato nel ruolo del protagonista Alcesti. \nQuesti è l’emblema di un ambire disperato e costantemente deluso all’armonia: Alcesti è intransigente\, ma anche il mondo in cui vive è duro\, e in questa sua lotta egli viene talmente frustrato da risultare infine molto comico. Molière lo sapeva bene e lo pone davanti a un “Teatrino del Mondo” di cui egli – puro\, sincero e rigoroso fino al parossismo – non riesce ad accogliere o a perdonare ipocrisie e stupidità. \nIl pubblico lo comprende fin dal primo atto: mentre aspetta l’amata Celimène (per un gioco del destino si è innamorato proprio di una donna vanesia e superficiale) uscita a far compere\, Alceste appare subito impegnato a dichiarare a Filinte la propria incapacità di accettare corruzione e ipocrisia. E a nulla valgono i miti consigli dell’amico: non passa un attimo che Alceste sbatte in faccia al potente Oronte di aver detestato un suo sonetto… Naturale che Oronte non la prenda affatto bene. E con la medesima tragicomica caparbietà si pone in modo “stonato” in ognuno dei suoi rapporti sociali\, traendone insoddisfazione\, rabbia\, infelicità\, fino ad autoemarginarsi dal mondo. «È uno spettatore passivo della vita\, talmente scontento da rimanere immobilizzato a causa del suo avvilimento» dice la regista di questo disperato e disarmonico eroe\, emblema di come l’uomo sia sempre in difficoltà nella percezione di una realtà sfuggente.
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SUMMARY:Sunset Boulevard
DESCRIPTION:Con il debutto nazionale del musical “Sunset Boulevard” nell’edizione originale inglese diretta da Nikolai Foster – il 21 marzo al Politeama Rossetti di Trieste – anche l’Italia celebra il 70° compleanno dell’autore\, il re del musical Andrew Lloyd Webber (nato il 22 marzo 1948). Allestimento ricco costruito sulle suggestioni degli studios cinematografici\, cast capeggiato da una star del West\nEnd del calibro di Ria Jones nel ruolo di Norma Desmond\, la diva del muto incapace di adattarsi al cinema moderno e ossessivamente innamorata dello sceneggiatore Joe Gillis\, che avrà il volto e la voce di Denny Mac.\nAccanto a loro saranno applauditi Adam Pearce (il maggiordomo Max von Meyerling) e Molly Linch (Betty Schaefer). \nRepliche fino a domenica 25 marzo\n\nAnche l’Italia celebra il più grande compositore di musical contemporaneo\, Andrew Lloyd Webber\, che il 22 marzo festeggia il 70esimo compleanno.\nLo fa – il 21 marzo a Trieste – con la prima esecuzione italiana (nell’edizione originale inglese dell’UK Tour e in esclusiva nazionale) del musical “SUNSET BOULEVARD”\, uno dei suoi grandi capolavori assieme a “Cats”\, “Evita”\,“Jesus Christ Superstar”…\nTitoli che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha ospitato in questi anni\, spesso in edizione originale\, e con successo: non è dunque un caso che sia proprio Trieste ad augurare “Happy Birthday\, Sir Andrew Lloyd Webber!”\nE non è un caso che sia stato scelto “Sunset Boulevard”: intervistato dalla BBC nel 2013\, infatti\, lo stesso Webber ha dichiarato che si tratta probabilmente della sua composizione più completa «Libretto\, musica e trama – ha detto – si intrecciano alla perfezione\, in modo diverso e unico rispetto a tutti gli altri musical che ho scritto» e a conferma di ciò\, nella nuova raccolta celebrativa di CD “Unmasked”– uscita il 16 marzo scorso con le hit dei suoi show – Webber ha incluso ben 5 brani tratti da “Sunset Boulevard”.\nAllo stesso tempo\, questo capolavoro arricchisce il significativo percorso dello Stabile regionale che da anni\, nel cartellone Musical\, intreccia alle migliori creazioni “made in Italy”\, ricercate proposte internazionali rendendosi vetrina di importanti produzioni originali\, vere chicche per il pubblico. \n“Sunset Boulevard” tratto dall’omonimo film di Billy Wilder (“Il viale del tramonto” in Italia) arriva al Politeama Rossetti dal 21 al 25 marzo e sarà una delle rarissime possibilità di applaudirlo: fuori dall’Inghilterra lo si vedrà solo a Trieste e Amsterdam.
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SUMMARY:Cronache del bambino anatra
DESCRIPTION:Sonia Antinori racconta attraverso il teatro la difficoltà di essere “imperfetti”. La dislessia è infatti al centro dello spettacolo “Cronache del bambino anatra”\, interpretato da Maria Ariis e Carla Manzon dirette da Gigi Dall’Aglio e ospite della stagione altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da martedì 20 a domenica 25 marzo alla Sala Bartoli.\nUn regista colto e sensibile come Gigi Dall’Aglio\, due interpreti ineccepibili\, che calamitano il pubblico con un efficacissimo intreccio di versatilità e intensità espressiva – le corregionali Maria Ariis e Carla Manzon – e un’autirce\, Sonia Antinori\, che sceglie di affrontare un argomento complesso\, come quello della dislessia\, o – in un orizzonte di più ampio respiro – del rapporto con l’“imperfezione”. \nSu queste basi si fonda “Cronache del bambino anatra” che sarà in scena alla Sala Bartoli dal 20 al 25 marzo\, per il cartellone altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. \nSe negli anni Sessanta\, quando inizia la storia narrata in “Cronache del bambino anatra”\, l’ “imperfezione” di chi soffriva di disturbi dell’apprendimento non era compresa soprattutto per ignoranza\, per mancanza di mezzi attraverso i quali avvicinarsi al problema\, la società di oggi – che ormai possiede questi mezzi (la legge 170\, ad esempio) – rischia tuttavia di mostrare verso ogni imperfezione una sorta di sordo rifiuto. Tende a isolare\, ignorare ottusamente ciò che è imperfetto. E se l’”imperfetto” è un essere umano\, questo atteggiamento si ammanta di pieghe davvero inquietanti. \nÈ dunque teatro fine e necessario\, quello proposto da “Cronache del bambino anatra”. Sonia Antinori ha preparato il proprio lavoro drammaturgico\, anteponendogli un lungo percorso di conoscenza e studio: due anni di ricerca sul campo\, durante i quali ha incontrato persone affette da disturbi dell’apprendimento\, genitori\, studiosi e insegnanti. Da questa esperienza nasce lo spettacolo\, concepito come una favola semplice al cui centro c’è il rapporto – universalmente riconosciuto e fondamentale – fra una madre e un figlio. Il loro percorso di vita è portato in scena attraverso una serie di salti temporali che informano il pubblico sul loro passato\, lo mettono in rapporto al loro presente\, e – teatralmente – offrono alle attrici materia per costruire vere e proprie prove di bravura. \nUna sorta di ciclo d’energia percorre la piéce e il rapporto fra i protagonisti: se all’inizio è quella madre insegnante a sostenere e aiutare il figlio dislessico\, alla fine è invece lui – divenuto adulto\, autonomo e consapevole – ad assicurare serenità alla madre\, a propria volta “imperfetta” a causa dell’avanzare dell’età. \nIn questa parabola di tenerezza\, c’è spazio per raccontare una molteplicità di snodi emotivi: la preoccupazione della madre davanti a quel bambino per cui ha desiderato il meglio e che invece risponde al mondo in modo così “strano”\, poi la comprensione del problema e il senso di colpa per non averlo intuito prima… Ma non basta: ci sono da combattere l’ignoranza della gente\, i pregiudizi\, l’inadeguatezza del sistema scolastico davanti a disturbi dell’apprendimento che attualmente colpiscono poco meno di  2 milioni di persone…\nL’infanzia – che per ogni figlio si vorrebbe spensierata e felice – è in realtà una battaglia per il protagonista e sua madre. E sarà naturale chiedersi\, indotti dallo spettacolo\, quante altre infanzie infelici sarebbero evitabili\, quanti “bambini anatra” non sono stati capiti\, protetti\, accompagnati a diventare adulti e sereni\, attraverso un percorso forse più tortuoso e faticoso\, ma affrontabile e soprattutto efficace. \nIn occasione della spettacolo giovedì 22 marzo alle 17.30 si terrà\, presso la Sala Bartoli un incontro aperto al pubblico. Un’opportunità per dialogare con le protagoniste Maria Ariis e Carla Manzon\, e per approfondire il variegato tema della dislessia grazie all’intervento della signora Erica Sirotich\, presidente della sezione triestina dell’Associazione Italiana Dislessia. Un prezioso racconto a più voci\, dove il linguaggio logico della scienza e quello creativo del teatro accompagnano lo spettatore alla visione dello spettacolo. \n“Cronache del bambino anatra” di Sonia Antinori è interpretato da Maria Ariis\, Carla Manzon per la regia di Gigi Dall’Aglio. È un progetto in collaborazione con Teatro Verdi di Pordenone e Ass. Malte  \n“Cronache del bambino anatra” va in scena da martedì 20 a domenica 25 marzo. Martedì e venerdì le rappresentazioni iniziano alle ore 19.30 alla Sala Bartoli\, gli altri giorni alle 21 e domenica si tiene l’unica pomeridiana alle ore 17.\nI biglietti per lo spettacolo sono ancora disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e anche attraverso il sito www.ilrossetti.it.
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