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SUMMARY:Trieste 1921. Luoghi storie e memorie
DESCRIPTION:Venerdì 8 ottobre alle ore 11.00\, presso la Sala A. Selva di Palazzo Gopcevich\, in via Rossini 4\, a Trieste\, avrà luogo l’inaugurazione della mostra Trieste 1921. Luoghi storie e memorie che rimarrà aperta fino al giorno 8 dicembre 2021\, con i seguenti orari: da martedì a domenica\, dalle ore 10.00 alle ore 17.00\, lunedì chiuso. Ingresso libero.La mostra è stata ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttore del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Stefano Bianchi\, conservatore del Civico Museo Teatrale C. Schmidl\, Claudia Colecchia\, funzionario direttivo archivista della Fototeca e della Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte e Antonella Cosenzi\, funzionario direttivo archivista dei musei del Risorgimento e Storia Patria.\nNell’ambito delle iniziative finalizzate a celebrare la ricorrenza del centenario del Milite Ignoto\, in stretta connessione con la mostra open air\, itinerario per immagini che attraversa alcuni dei luoghi più attrattivi della città\, il Servizio Musei e Biblioteche propone un’esposizione che narra la Trieste di cento anni fa.\nLa fonte è rappresentata dalle ricche collezioni delle istituzioni culturali comunali: la Biblioteca e la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte\, il Civico Museo di Storia Patria\, il Civico Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan\, il Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl.\nLe opere d’arte\, gli oggetti\, i manifesti\, le fotografie\, i documenti\, i libri\, i giornali\, i francobolli ci aiutano a entrare nel clima di quei giorni di straordinaria intensità: come tessere di un mosaico\, innanzi ai nostri occhi si parano i cambiamenti culturali\, sociali ed economici della città dalla scontrosa grazia\, come ricorda Umberto Saba nel Canzoniere pubblicato anch’esso nel 1921.\nL’excursus alterna la bora di entusiasmo delle feste dell’Annessione e dello Statuto al pathos suscitato dalla cerimonia del Milite Ignoto: evento collettivo fortemente caratterizzato dalla presenza di madri e vedove dei numerosi caduti. Altri focus sono dedicati alla vita dei teatri e a quella dei musei nell’anno in cui si accolgono i cimeli di Guglielmo Oberdan.\nAncora\, dagli scrigni museali emergono variegate testimonianze che riecheggiano le tensioni e gli scontri politici di quelle giornate inaspriti dalla crisi economica e occupazionale.\nLuoghi\, storie e memorie evocati dalle suggestioni e sollecitazioni provenienti dagli archivi e dai depositi\, ci ricordano l’importanza della conservazione della memoria e della sua trasmissione.\nTre brevi video-interviste con i curatori renderanno la mostra fruibile nel tempo e da remoto.
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SUMMARY:Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni
DESCRIPTION:Visto il gradimento del pubblico\, la mostra “Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni” presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich in via Rossini 4\, prorogata fino al 2 febbraio 2020 con i seguenti orari: da martedì a domenica\, 10-17\, prevede nuove visite guidate sempre condotte da Claudia Colecchia\, curatrice della mostra\, nelle seguenti giornate: mercoledì 15 e 29 gennaio\, sabato 1 febbraio\, sempre alle ore 16.\n	Il percorso espositivo si concentra principalmente su quella porzione di Porto Vecchio che oggi sta rinascendo a nuovi usi\, e si articola in più sezioni. Nell’ala interna sono collocate le immagini storiche dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento che testimoniano non solo le diverse sensibilità al servizio della rappresentazione del “luogo”\, ma anche la varietà delle tecniche fotografiche utilizzate: dalle albumine alle gelatine ai sali d’argento\, dalle carte de visite alle fotografie stereoscopiche sino alle cartoline. L’excursus novecentesco si conclude con i reportage degli anni Cinquanta e Sessanta di Adriano de Rota\, Ugo Borsatti e dell’agenzia Giornalfoto. Se nelle fotografie più antiche prevale la veduta\, ora si predilige la fusione dell’uomo con l’ambiente. Dagli scatti prodotti emerge la cifra stilistica del singolo fotografo ma\, al contempo\, una comune sensibilità di fondere i paesaggi fisici con quelli umani. \n	La sala centrale accoglie il visitatore con i positivi di Gabriele Basilico\, commissionati dal Comune di Trieste ed esposti in occasione della mostra Trouver Trieste a Parigi. Da qui prende avvio il tema del vedere fotografico riferito all’architettura del Porto Vecchio: tema rilevante sviluppato dal fotografo che indaga forme\, caratteri\, materiali e tessiture di manufatti e superfici urbane. Sono anni in cui\, l’autore\, costantemente all’inseguimento dei confini\, ama immortalare i porti limes per eccellenza. In una delle ultime interviste rilasciate prima di morire\, Basilico sostiene che gli sarebbe piaciuto fotografare ancora i porti: Tutte le città del mondo sono ormai fotografate e allora vorrei ricominciare dai porti. Sono i luoghi in cui la natura e l’architettura si integrano e si contrastano: ci sono le mie strutture industriali\, ma non su uno sfondo piatto\, ma sul mare e sul cielo. Questa è la perfezione. \n	Nell’ala esterna del Palazzo\, rivolta verso quel canale che fungeva da attracco per le merci\, le immagini esposte narrano il luogo attraverso testimonianze autoriali del XXI secolo\, conservate in archivio. Le stesse sono state realizzate dal fotografo della Fototeca Marino Ierman\, da Eugenio Novajra e generosamente donate dal medesimo\, e da Graziano Perotti\, concesse in occasione del Trieste Photo Days. In questi scatti la fotografia non è mera fonte di documentazione tecnica\, mamedium per la ri-costruzione identitaria del porto: occhi attenti a cogliere lo spirito del luogo e lo stato delle cose\, il battere della pendola del tempo\, tra un passato che non c’è più e un futuro da inverare. \n	L’esposizione è completata da una selezione degli scatti realizzati in occasione dell’Instameet svoltosi a Porto Vecchio\, nel marzo scorso\, nell’ambito della manifestazione della Settimana dell’Amministrazione Aperta\, promossa dagli assessorati alla Cultura e alla Comunicazione in collaborazione con gli Igers FVG e Pasocial. In questo caso\, si tratta di testimonianze visive condivise in modo ubiquo\, orizzontale e simultaneo che\, al di là del valore estetico\, posseggono un valore documentale perché\, come sostiene André Gunthert\, consentono alla fotografia amatoriale di contribuire alla costruzione del racconto dell’attualità e alla sua preservazione. \nINGRESSO LIBERO\nDurata della visita: 50 minuti circa \nAltri appuntamenti disponibili su prenotazione (cmsafototeca@comune.trieste.it)
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SUMMARY:Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni
DESCRIPTION:Mercoledì 18 dicembre\, alle ore 16\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich in via Rossini 4\, Claudia Colecchia\, curatrice della mostra “Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni”\, condurrà l’ULTIMA visita guidata.\nIl percorso espositivo si concentra principalmente su quella porzione di Porto Vecchio che oggi sta rinascendo a nuovi usi\, e si articola in più sezioni. Nell’ala interna sono collocate le immagini storiche dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento che testimoniano non solo le diverse sensibilità al servizio della rappresentazione del “luogo”\, ma anche la varietà delle tecniche fotografiche utilizzate: dalle albumine alle gelatine ai sali d’argento\, dalle carte de visite alle fotografie stereoscopiche sino alle cartoline. L’excursus novecentesco si conclude con i reportage degli anni Cinquanta e Sessanta di Adriano de Rota\, Ugo Borsatti e dell’agenzia Giornalfoto. Se nelle fotografie più antiche prevale la veduta\, ora si predilige la fusione dell’uomo con l’ambiente. Dagli scatti prodotti emerge la cifra stilistica del singolo fotografo ma\, al contempo\, una comune sensibilità di fondere i paesaggi fisici con quelli umani. \nLa sala centrale accoglie il visitatore con i positivi di Gabriele Basilico\, commissionati dal Comune di Trieste ed esposti in occasione della mostra Trouver Trieste a Parigi. Da qui prende avvio il tema del vedere fotografico riferito all’architettura del Porto Vecchio: tema rilevante sviluppato dal fotografo che indaga forme\, caratteri\, materiali e tessiture di manufatti e superfici urbane. Sono anni in cui\, l’autore\, costantemente all’inseguimento dei confini\, ama immortalare i porti\, limes per eccellenza. In una delle ultime interviste rilasciate prima di morire\, Basilico sostiene che gli sarebbe piaciuto fotografare ancora i porti: Tutte le città del mondo sono ormai fotografate e allora vorrei ricominciare dai porti. Sono i luoghi in cui la natura e l’architettura si integrano e si contrastano: ci sono le mie strutture industriali\, ma non su uno sfondo piatto\, ma sul mare e sul cielo. Questa è la perfezione. \nNell’ala esterna del Palazzo\, rivolta verso quel canale che fungeva da attracco per le merci\, le immagini esposte narrano il luogo attraverso testimonianze autoriali del XXI secolo\, conservate in archivio. Le stesse sono state realizzate dal fotografo della Fototeca Marino Ierman\, da Eugenio Novajra e generosamente donate dal medesimo\, e da Graziano Perotti\, concesse in occasione del Trieste Photo Days. In questi scatti la fotografia non è mera fonte di documentazione tecnica\, ma medium per la ri-costruzione identitaria del porto: occhi attenti a cogliere lo spirito del luogo e lo stato delle cose\, il battere della pendola del tempo\, tra un passato che non c’è più e un futuro da inverare. \nL’esposizione è completata da una selezione degli scatti realizzati in occasione dell’Instameet svoltosi a Porto Vecchio\, nel marzo scorso\, nell’ambito della manifestazione della Settimana dell’Amministrazione Aperta\, promossa dagli assessorati alla Cultura e alla Comunicazione in collaborazione con gli Igers FVG e Pasocial. In questo caso\, si tratta di testimonianze visive condivise in modo ubiquo\, orizzontale e simultaneo che\, al di là del valore estetico\, posseggono un valore documentale perché\, come sostiene André Gunthert\, consentono alla fotografia amatoriale di contribuire alla costruzione del racconto dell’attualità e alla sua preservazione.
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DESCRIPTION:Mercoledì 11 dicembre\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich in via Rossini 4\, Claudia Colecchia\, curatrice della mostra “Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni” condurrà due visite guidate: la prima con inizio alle ore 16 e la seconda con inizio alle ore 17.Solo mercoledì 11 dicembre\, la mostra sarà straordinariamente aperta fino alle ore 18.\n	Il percorso espositivo si concentra principalmente su quella porzione di Porto Vecchio che oggi sta rinascendo a nuovi usi\, e si articola in più sezioni.\nNell’ala interna sono collocate le immagini storiche dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento. Alle pareti e nelle vetrine albumine\, gelatine ai sali d’argento\, carte de visite\, stereoscopiche e cartoline testimoniano non solo le diverse sensibilità al servizio della rappresentazione del “luogo”\, ma anche la varietà delle tecniche fotografiche utilizzate. L’excursus novecentesco si conclude con i reportage degli anni Cinquanta e Sessanta di Adriano de Rota\, Ugo Borsatti e dell’agenzia Giornalfoto. \nDurata della visita: 50 minuti circa.\nLa mostra è visitabile fino al 6 gennaio 2020\, da martedì a domenica\, ore 10-17.00\nIngresso libero
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DESCRIPTION:Mercoledì 27.11.2019\, alle ore 16.00\, presso la Sala Selva in via Rossini 4\, Claudia Colecchia\, curatrice della mostra Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni\, condurrà una visita guidata impreziosita da un reading curato da Luisa Cividin su alcune immagini e documenti del Porto Vecchio.Albumine\, gelatine ai sali d’argento\, carte de visite\, stereoscopiche\, cartoline\, album sino alle più recenti fotografie digitali d’autore per arrivare a quelle postate nel social network Instagram\, testimoniano non solo le diverse sensibilità al servizio della rappresentazione del “luogo”\, ma anche la varietà delle tecniche fotografiche utilizzate.\nIl racconto iconografico è composto dagli scatti di Giuseppe Wulz\, Anna Scrinzi\, Giuseppe Malovich\, Adriano Cadel\, Adriano de Rota\, Ugo Borsatti\, Giornalfoto\, Gabriele Basilico che definisce i porti luoghi di strana bellezza\, frammento di storia\, da Marino Ierman\, Eugenio Novajra e Graziano Perotti. \nLa visita guidata gratuita della mostra\, inaugurata nell’ambito del Festival Trieste Photo Days\, rientra nell’ambito delle iniziative del progetto Rotte Globali\, coordinato dall’Istituto Saranz. \nE’ obbligatoria la prenotazione scrivendo a rotteglobali@gmail.com oppure telefonando al 040/415141 dal lunedì al giovedì\, dalle 9 alle 12.
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DESCRIPTION:Mercoledì 6 novembre\, alle ore 16\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich in via Rossini 4\, Claudia Colecchia\, curatrice della mostra “Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni”\, condurrà una visita guidata. \nCalendario delle visite guidate gratuite senza prenotazione: mercoledì 20 novembre ore 16.00; mercoledì 11 dicembre ore 16.00; mercoledì 18 dicembre ore 16.00;\nDurata della visita: 60 minuti circa\nAltri appuntamenti disponibili su prenotazione (cmsafototeca@comune.trieste.it)
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SUMMARY:Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca
DESCRIPTION:Prorogata fino al 2 Febbraio\nIl Servizio Musei e Biblioteche del Comune di Trieste\, in collaborazione con l’Associazione dotART\, per il secondo anno consecutivo\, propone una serie di esposizioni/occasioni volte a indagare l’interazione tra la fotografia contemporanea e i luoghi museali. \nNell’ambito del sesto Trieste Photo Days – Festival di Fotografia Urbana\, il rapporto tra i due soggetti si è ulteriormente consolidato\, proponendo delle esposizioni in cui la fotografia storica della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte dialoga con quella contemporanea\, vagliata dall’art director del Festival Angelo Cucchetto e dal presidente dell’Associazione dotART\, Stefano Ambroset. \nNella mostra “Vedute e visioni di Porto Vecchio negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e dintorni”\, che si inaugurerà giovedì 24 ottobre alle ore 17  alla presenza dell’Assessore Giorgio Rossi\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich a Trieste\, viene proposto un excursus\, curato da Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte\, in cui la fotografia storica si confronta con le fotografie contemporanee dei professionisti Eugenio Novajra e Graziano Perotti e con quelle di Marino Ierman\, fotografo dell’Archivio. Tutte insieme offrono un accattivante puzzle della stratificazione storica di una porzione grandemente significativa della città\, il Porto per l’appunto. Gli sguardi dei fotografi spaziano in libertà dalle vedute a singoli elementi\, abbandonati o vitali\, proponendo molteplici e inediti punti di osservazione e lettura. \nLa mostra\, a ingresso libero\, sarà visitabile dal martedì alla domenica\, dalle 10 alle 17\, fino al 6 gennaio.
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SUMMARY:Il Cinema in posa
DESCRIPTION:Negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste\nLa mostra\, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttore del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e delle Biblioteche dei Civici Musei di Storia ed Arte\, propone un percorso narrativo per vedere il cinema a Trieste\, e non solo\, dal secondo dopoguerra alla prima metà degli anni Sessanta.\nUna ricognizione sistematica dei fondi custoditi in Fototeca di Adriano de Rota e Ugo Borsatti\, di proprietà della Fondazione CRTrieste e qui depositati\, di Giornalfoto e dell’Archivio Comunale\, incrociata con lo studio di altre fonti documentali e bibliografiche coeve\, consente di raccontare il mondo del cinema. I fotografi documentano con continuità la frequentazione dei triestini\, rendendo omaggio\, attraverso la memoria visiva\, a quella moltitudine di luoghi che oggi non esiste più come il cinema Fenice\, l’Excelsior o l’Alabarda perché trasformati in garage\, supermercati\, palestre o negozi. \n\nMercoledì 4 settembre\, alle ore 16.00\, nella sala Selva di palazzo Gopcevich\, in via Rossini 4 a Trieste\, sarà effettuata una visita guidata gratuita della mostra fotografica “Il Cinema in posa negli scatti della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte”.\nLa curatrice\, Claudia Colecchia\, accompagnerà i visitatori illustrando il percorso espositivo costituito da immagini degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta che propone una selezione dei film\, degli attori\, dei registi e delle sale ospitanti\, nonché dei consumatori\, come documentati in Fototeca: itinerario indotto dai fotografi\, veri protagonisti del percorso visivo e insostituibili compagni di viaggio che catturano\, curiosi\, le emozioni\, i volti\, i cappellini\, gli abiti del pubblico al cinema. I ruminatori di lupini come li chiama Tino Ranieri\, poi ruminatori di popcorn.\nLa matrice linguistica di Adriano de Rota\, Ugo Borsatti e dell’agenzia Giornalfoto risente dell’esperienza del cinema neorealista\, raccontando senza orpelli e artifizi un mondo fatto di sale numerose e sempre affollate.\nLa passeggiata fotografica restituisce nomi\, contesti\, avvenimenti ai personaggi ritratti come i triestini Fulvia Franco\, Federica Ranchi\, Mario Valdemarin\, Elio Ardan o ai set come quello di Senilità con Claudia Cardinale\, della La Grande Guerra a Venzone\, con le foto di Vittorio Gassman (di cui\, il primo settembre\, ricorreva l’anniversario dalla nascita avvenuta a Genova nel 1922)\, Silvana Mangano e Mario Monicelli o ai volti noti che arrivano a Trieste per motivi diversi come Federico Fellini alla ricerca di una bellezza fastosa e opulenta che non trova\, Carla Gravina in vacanza con la contessa Marta Marzotto all’Hotel Jolly\, Vittorio De Sica che qui scopre Giorgio Listuzzi\, il protagonista del film Il Tetto. \nAperta liberamente al pubblico tutti giorni da martedì a domenica (chiuso il lunedì) fino al 13 ottobre\, con orario 10.00-17.00\, si propongono visite guidate gratuite (sempre con inizio alle ore 16.00): \nCalendario visite guidate gratuite \nmercoledì 4 settembre\, ore 16 \nmercoledì 18 settembre\, ore 16 \nmercoledì 2 ottobre\, ore 16 \nmercoledì 9 ottobre\, ore 16 \nsabato 12 ottobre\, ore 16 \nAltri appuntamenti disponibili su prenotazione (cmsafototeca@comune.trieste.it)
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SUMMARY:Camillo Castiglioni e il mito della BMW
DESCRIPTION:A Palazzo Gopcevich\, museo della città\, il Sindaco di Trieste e il Presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia è stata inaugrata sabato 29 giugno alle 12 la mostra dedicata a “Camillo Castiglioni e il mito della BMW”\, realizzata dalla Fondazione Franco Bardelli in collaborazione con il Comune di Trieste\, curata da Mauro Martinenzi e Susanna Ognibene e visitabile fino al 21 luglio 2019.\nCamillo Castiglioni\, nato a Trieste il 22 ottobre 1879\, è stato un grande esponente della finanza europea dagli anni ’20 del Novecento e anche l’uomo che ha rilanciato l’azienda BMW dal 1918. Figura poco nota ma di grandissimo livello nella storia dell’Automotive di ogni tempo.\n\nAll’inauguazione della mostra sono stati presenti anche i vertici di BMW Classic nella figura di Fred Jacobs e per il BMW Group l’Hauptabteilungleiter Ulrich Knieps che presenteranno alla mostra la prima motocicletta costruita dal gruppo\, la R32 e\, in anteprima assoluta fuori dai musei BMW\, il primo motore Klein Boxer M2B15\, che è il primo boxer tedesco montato per lo sviluppo del motore della R32\, già nel 1921\, sulla Victoria per volontà di Camillo Castiglioni. \n\nLa mostra è strutturata con andamento cronologico attraverso un ampio apparato fotografico\, corredato da spiegazioni e approfondimenti tematici. Sono esposti documenti di archivio\, fotografie\, giornali d’epoca\, oggetti\, moto d’epoca\, con materiale proveniente da diversi archivi pubblici e privati.
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SUMMARY:Fotomorfosi
DESCRIPTION:Si inaugurerà martedì 30 aprile\, alle ore 18\, alla Sala “Attilio Selva” di Palazzo Gopcevic (in via Rossini 4\, sul Canal Grande di Trieste\, dove sarà aperta al pubblico dal 1 al 26 maggio\, da martedì a domenica\, con orario 10 – 17 e ingresso libero)\, la mostra “Fotomorfosi” del fotografo fiumano Rino Gropuzzo\, realizzata dal Comune di Trieste-Assessorato alla Cultura–Servizio Musei e Biblioteche grazie alla collaborazione e al contributo della Comunità Croata di Trieste-Hrvatska Zajednica u Trstu.\n“L’amore è il generatore della vita. Nella quotidianità qualche volta c’è. Il più delle volte non c’è. Di solito accade quando meno te lo aspetti. Nei segni di tenerezza tra madre e figlio\, nelle gesta inebriate di due innamorati. Tutti pensano all’amore (se pensano)\, parlano (se parlano)\, sentono (se sentono) o dimostrano (se dimostrano). Io invece vedo l’amore attraverso l’obiettivo della macchina fotografica…”. Il messaggio di Gropuzzo arriva forte e chiaro\, basta sfogliare il suo più recente catalogo che accompagna la mostra.\n\nPerché Gropuzzo’ “Rino Gropuzzo – risponde Gian Carlo Damir Murkovic\, Presidente della Comunità Croata di Trieste – è un artista poliedrico\, senza barriere mentali e geografiche\, pronto a gustare con i suoi scatti il mondo circostante in tutte le sue forme. E lo fa da fotografo affermato al quale nulla sfugge\, ma mantenendo sempre quel tratto umano e generoso\, senza precluderci nulla. La mostra che la Comunità Croata propone al pubblico di Trieste e ai suoi ospiti\, ha proprio questo intento: presentare un artista affermato attraverso un percorso pensato ed elaborato che vuole spingere il visitatore a lasciarsi coinvolgere e a non rimanere indifferente. Il titolo stesso ‘Fotomorfosi’ rappresenta uno sprone a cambiare\, a plasmare il nostro approccio\, per guardare l’opera con occhi diversi”.\n\nMa non soltanto. Gropuzzo fa parte di quella generazione di artisti che sono riusciti a “rimanere con i piedi ben piantati nella realtà locale ma con gli occhi rivolti al mondo”\, per citare il critico d’arte Sergio Molesi. Da Fiume è partito per Parigi e per Milano\, entrando in contatto con ambienti artistici che hanno dato vigore alla sua aspirazione\, al suo naturale talento\, fino a portarlo sulle copertine delle riviste di moda\, nelle sale d’esposizione\, nel novero dei grandi autori. Nel suo intento il ritorno a Fiume\, dove vive e dove nasce anche la serie di immagini che compongono la mostra triestina. \n\nL’Autore\, “classe” 1955 e parte del gruppo nazionale italiano di Fiume\, è l’emblema della multiculturalità della città quarnerina\, ma non soltanto. Fiume è anche un luogo d’arte in cui la fotografia ha un ruolo importante e forse unico per i suoi esordi. Ricordiamo che qui vennero realizzati da Salcher nel 1886\, per la prima volta nella storia\, gli scatti di un proiettile in movimento: arte e tecnologia\, la bellezza e l’ingegno che ritroviamo anche nelle ispirazioni di Gropuzzo\, che sceglie ambientazioni particolari in cui esprimersi col suo obiettivo.\n\nDopo i suoi tanti anni di lavoro assiduo e proficuo\, di intensa attività espositiva di grande rinomanza\, il progetto che ora vede la luce a Trieste è una retrospettiva dell’opera di Rino Gropuzzo. Ciò che s’intende esaltare è l’approccio “multistrutturale dell’Autore e il suo talento fotografico” avvertono gli organizzatori\, per cui “si è deciso di suddividere questa mostra retrospettiva in capitoli tematici e cicli che fanno parte della sua opera”. I più significativi sono: la bellezza canonizzata nel motivo del nudo femminile\, il ritratto e la rappresentazione articolata in figure fotografate in studio\, nell’ambiente architettonico (archeologia industriale) e nella natura; cicli narrativi; la figurazione geometrizzante; paesaggi e figurazione organica dei dettagli; la fotografia di moda.\n\nLe opere esposte alla mostra (nate negli ultimi quattro decenni della sua carriera artistica) sono dei testimoni sia dei cambiamenti tettonici avvenuti in quest’arco di tempo nel mondo della fotografia di moda o pubblicitaria\, sia dello sviluppo tecnologico dello stesso mezzo artistico.\n\nDal catalogo “Fotomorfosi”:\n\n“…È molto importante sottolineare che l’espressività delle sue opere è stata determinata dai principi specifici utilizzati proprio nell’ambito della moda e della pubblicità\, di cui si occupa sin dagli inizi della sua carriera di fotografo professionista. Ciò ha inevitabilmente contribuito\, naturalmente\, alla sua padronanza delle tecnologie\, alla precisione e accuratezza che dimostra nel suo lavoro e all’applicazione dell’imperativo estetico; tutte quante caratteristiche fondamentali nei menzionati campi della fotografia applicata. Bisogna anche mettere in rilievo un fatto teorico molto interessante che si riscontra nel processo della sua attività artistico-espositiva: una buona parte delle opere di Gropuzzo sono delle immagini decontestualizzate (rispetto alla loro funzione originale) che attraverso il processo di ri(nominazione) ottengono nuovi significati della prassi artistica istituzionalizzata. Così le opere nate nell’ambito della fotografia applicata\, oppure sperimentazioni e annotazioni fotografiche private dell’autore\, diventano oggetti (più) nuovi\, apprezzabili e valutabili a livello estetico-artistico”.
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SUMMARY:Teatri di guerra\, teatri di pace. Figure e memorie Trieste 1918/1919
DESCRIPTION:La mostra\, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttrice del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Stefano Bianchi\, Claudia Colecchia\, Antonella Cosenzi\, Lorenza Resciniti\, con la collaborazione di Michela Messina\, Gabriella Norio e Cristina Zacchigna ricorda l’ingresso di Trieste in Italia\, attingendo alle ricche collezioni delle sue istituzioni culturali: la Biblioteca e la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte\, il Civico Museo di Storia Patria\, il Civico Museo del Risorgimento\, il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, il Civico Museo Sartorio\, il Civico Museo d’Arte Orientale\, la Biblioteca Civica “Attilio Hortis”.La mostra consolida il comune intento di valorizzare e far conoscere il patrimonio posseduto\, attraverso l’esposizione di manifesti\, fotografie\, disegni\, documenti\, testi letterari\, giornali\, opere d’arte. Manufatti che consentono di narrare la città\, i suoi teatri\, le donne e gli uomini nel periodo che immediatamente precede e segue la fine della Prima guerra mondiale.\nUna selezione delle testimonianze fotografiche originali realizzate da Arnaldo Polacco\, dai Fratelli Avanzo\, da Giuseppe Furlani\, da Umberto Morterra documentano il clima di quei giorni. L’occhio fotografico irrompe sulla scena\, certifica e pubblicizza il fluire della Storia. I fotografi selezionano istanti con palese intento narrativo che evoca rappresentazioni teatrali. Gli stessi selezionano i positivi da donare al Comune: oggi\, a loro volta\, oggetto di discernimento\, finalizzato alla mostra allestita a distanza di un secolo. [vai alla mostra]
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SUMMARY:Aspettando la Barcolana
DESCRIPTION:È allestita nel segno di una consolidata collaborazione tra la Fototeca dei Civici Musei e il Circolo Fotografico Triestino la mostra fotografica collettiva «Aspettando la Barcolana» che si inaugura mercoledì 19 settembre\, alle ore 18.00\, nella Sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich in Via Rossini 4.In mostra quasi duecento scatti di Antonio Calonico\, Alida Cartagine\, Marco Cartagine\, Paolo Cartagine\, Lucia Crepaldi\, Vittorio Maria D’Angelo\, Emanuela Dossi\, Paolo Drioli\, Luciano Dubs\, Giovanni Lo Greco\, Riccardo Macuglia\, Olga Micol\, Paolo Nigido\, Elio Ravalico\, Rina Rossetto\, Arianna Simcic\, Mauro Varagnolo\, Emanuele Vespa\, unitamente a immagini dell’archivio CFT.\nLe immagini\, per lo più inedite\, afferiscono alla tipologia fotografica di documentazione.\nIn tal senso gli autori hanno appositamente ricercato\, prima dello scatto\, gli elementi caratterizzanti delle scene da riprendere\, con il duplice scopo di far convergere l’attenzione dell’osservatore su elementi imprescindibili e\, togliendo il superfluo\, di non diluire il messaggio veicolato.\nLa selezione e la collocazione espositiva delle foto a Palazzo Gopcevich segue criteri di sintesi\, congruenza e coerenza in modo da facilitare la leggibilità delle singole immagini\, e da consentire l’individuazione delle reciproche interrelazioni. \nLa mostra sarà visitabile fino a domenica 30 settembre tutti i giorni ad eccezione del lunedì\, con orario 10-18\, a ingresso libero.
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SUMMARY:Il Secolo Italiano. 1918-2018: com’è cambiata la città a cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale
DESCRIPTION:Mercoledì 12 settembre\, alle ore 17.00\, ultima visita guidata per la mostra “Il Secolo Italiano. 1918-2018: com’è cambiata la città a cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale“. Allestita nella sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich\, la mostra ripercorre i principali cambiamenti della città attraverso cinquanta immagini e costituisce uno degli ultimi eventi di commemorazione del centenario della Grande Guerra\, che si avvia quest’anno alla sua conclusione (1918-2018). Espone materiale proveniente da archivi pubblici e privati sulle opere che l’Italia ha realizzato a Trieste dal 1918 ai giorni nostri.\nLa mostra rimarrà visitabile fino al 16 settembre 2018 con orario dalle 10 alle 18.\nL’ingresso è gratuito.
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SUMMARY:Il secolo italiano. 1918-2018: com'è cambiata la città a cent'anni dalla fine della prima guerra mondiale
DESCRIPTION:Prorogata fino a domenica 16 settembre\nRealizzata nell’ambito degli eventi e delle iniziative collegate al Centenario della Grande Guerra – che prevede manifestazioni connesse con la storia e la cultura del territorio\, attuate anche sviluppando relazioni con reti e sistemi museali\, istituti\, associazioni e altri soggetti privati – la mostra su “Il secolo italiano” esporrà materiale fotografico proveniente da archivi pubblici e privati sulle opere che l’Italia ha realizzato a Trieste dal 1918 ai giorni nostri.
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SUMMARY:Oltre il 90°
DESCRIPTION:La Triestina e Trieste nello sguardo dei fotografi della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed ArteProrogata fino al 15 luglio.\nProseguono anche le visite guidate gratuite\, ogni mercoledì alle ore 17.00. \nLa mostra\, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttore del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e delle Biblioteche dei Civici Musei di Storia ed Arte\, nell’approssimarsi del centenario dalla nascita della squadra di calcio cittadina\, propone un percorso narrativo\, costituito da immagini degli anni Cinquanta e Sessanta di Trieste e della sua squadra\, come fissate dagli obiettivi dei fotografi dell’epoca. L’affermazione in serie A dell’Unione Sportiva Triestina\, nel dopoguerra\, coincide con il consolidamento economico e politico della città che\, progressivamente\, si risolleva tra slanci e contraddizioni\, conquiste e conflitti. L’andamento ascendente e discendente della squadra è\, per certi versi\, speculare a quello della vita dei cittadini triestini. \nL’indagine fotografica è congiuntamente testimone degli eventi sportivi e di quelli di cronaca\, delle trasformazioni economico-sociali e delle abitudini. La rappresentazione fotografica proposta consente di tratteggiare una storia della città e delle sue mutazioni\, sotto molteplici profili: architettonici\, sociologici\, antropologici\, di cui lo sport è parte integrante. \nIntrecciata alla narrazione della quotidianità cittadina\, i fotografi ci restituiscono flash dell’epopea sportiva di quegli anni: il racconto iconografico dei giorni della settimana\, che cattura i momenti pubblici\, il mondo del lavoro\, la vita famigliare\, il tempo libero\, ricomprende anche il tifo alabardato\, evento domenicale per eccellenza. Repertorio antropologico di scatti al maschile\, ma in cui timidamente si affaccia anche la rappresentanza femminile. Tutti\, a vario titolo\, sono protagonisti: giocatori\, pubblico\, tifosi e costume. \nLa straordinaria ricchezza delle immagini presenti nella Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte consente di disporre di testimonianze provenienti da archivi diversi\, tra cui: Ugo Borsatti\, Adriano de Rota\, con cui collabora Fulvio Bronzi\, Silvio Vuga e Marcello Bari\, che fonderanno Attualfoto\, l’agenzia Giornalfoto\, dove lavora anche Vinicio Vallon\, che proseguirà l’attività per conto proprio\, fondando FotoViva (il cui archivio è anch’esso conservato in Fototeca)\, Gianni Anzalone\, Mario Magajna\, Alfonso Mottola\, lo Studio Pozzar. \nDal diario iconografico emerge una rappresentazione fortemente caratterizzata da fede\, dedizione\, gioia\, sofferenza\, passione\, suscitati dalla “Squadra paesana”: la simbiosi della città con la propria squadra\, efficacemente espressa nel nome “Unione”\, capace di far dimenticare per 90 minuti\, la quotidianità.
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SUMMARY:Trieste\, un racconto per immagini
DESCRIPTION:Realizzata dal Circolo Fotografico Triestino\, presieduto da Alida Cartagine\, in coorganizzazione con il Comune di Trieste.\n“La Mostra – spiega Alida Cartagine – racconta con immagini in bianco e nero alcuni aspetti significativi della vita a Trieste dal secondo dopo guerra ai giorni nostri.\nÈ un omaggio dei fotoamatori del Circolo Fotografico Triestino alla città ed è dedicata ai fatti di ogni giorno\, a momenti apparentemente banali (non alla cronaca su cui operano i professionisti) che però\, con lo scorrere del tempo\, si trasformano in storia\, forse con la “s” minuscola\, ma non per questo meno rappresentativa di una realtà in evoluzione e comunque degna di essere ricordata.\n	Immagini preziose\, a cui si aggiunge qualche evento consolidato\, di grande richiamo e sempre attraente\, come la Barcolana.\n	Per regalare agli altri occasioni di incontro\, per far riemergere dalla stanza dei ricordi situazioni lontane\, persone anche sconosciute che sono transitate sul nostro sentiero e personaggi pubblici importanti. Attimi di vita colti e impreziositi dal desiderio di ricerca degli Autori\, istanti unici che si ripropongono a noi con tutta l’energia di ieri. Per camminare nuovamente assieme nell’esperienza del vissuto\, per imparare e migliorare il presente ed il futuro”. \nEspongono: Paolo Bullo\, Vittorio Buzzi\, Anna Calonico\, Antonio Calonico\, Claudio Caramia\, Alida Cartagine\, Marco Cartagine\, Paolo Cartagine\, Rocco Colavito\, Ermanno Comar\, Oscar Costantini\, Lucia Crepaldi\, Carmen Crepaz\, Ferruccio Crovatto\, Vittorio Maria D’Angelo\, Emanuela Dossi\, Paolo Drioli\, Luciano Dubs\, Marina Fonda\, Nino Gaudenzi\, Estella Levi\, Giovanni Lo Greco\, Riccardo Macuglia\, Giulia Manca\, Emma Manestovich\, Stefano Marsi\, Sergio Marsi\, Olga Micol\, Giulio Milion\, Moreno Moro\, Paolo Nigido\, Ernesto Petronio\, Laura Plossi\, Elio Ravalico\, Alessandro Rosani\, Rina Rossetto\, Nevio Saule\, Andreea Sava\, Arianna Simcic\, Fabiana Stranich\, Tullio Stravisi\, Roberta Toso\, Mauro Varagnolo\, Stefania Varagnolo\, Francesca Vernier\, Umberto Vittori e Massimiliano Waiglein.
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SUMMARY:Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota
DESCRIPTION:Mercoledì 30 agosto\, dalle ore 17.00 alle ore 18.00\, nella Sala Selva di Palazzo Gopcevich\, sarà effettuata una visita guidata gratuita della mostra “Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota”. Claudia Colecchia che\, con Stefano Bianchi\, ha curato l’esposizione\, condurrà la visita. Sapiente regista di scena\, Adriano de Rota\, restituisce il racconto della città\, lo sport e il tempo libero nelle sue varie declinazioni con irrefrenabile passione e curiosa partecipazione.\nL’esposizione propone una selezione degli scatti\, alcuni noti\, altri inediti\, degli anni 50 e 60 tratti dal ricchissimo archivio fotografico conservato dalla Fototeca comunale e dal Museo teatrale Carlo Schmidl.\nNell’ultima settimana di apertura della mostra\, i visitatori riceveranno in omaggio una riproduzione dello scatto dei Bagni a Barcola\, immortalato dal fotografo.
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SUMMARY:Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota
DESCRIPTION:La mostra\, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttrice del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e delle Biblioteche dei Civici Musei di Storia ed Arte\, e di Stefano Bianchi\, conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, propone\, nell’occasione del centenario dalla nascita di Adriano de Rota\, una retrospettiva dell’opera del fotografo\, con focus sugli anni Cinquanta e Sessanta\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich.\nIl patrimonio\, in parte di proprietà della Fondazione della Cassa di Risparmio di Trieste\, narra di luoghi\, volti\, eventi\, momenti pubblici e privati della Trieste nel periodo 1946-1991. Gran parte dei beni fotografici sono descritti nel Catalogo integrato dei beni culturali del Comune di Trieste e consultabili all’indirizzo: biblioteche.comune.trieste.it. Una selezione del materiale è già stata digitalizzata. \norari: da martedì a domenica\, 10-18\, lunedì chiuso. \nCalendario visite guidate gratuite\nmercoledì 26 luglio\, ore 17 \nmercoledì 2 agosto\, ore 17 \nmercoledì 9 agosto\, ore 17 \nmercoledì 23 agosto\, ore 17 \nlunedì 28 agosto\, ore 17 \nmercoledì 30 agosto\, ore 17 \ndomenica 3 settembre\, ore 17
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SUMMARY:Cristalli silenti di Carmelo Nino Trovato
DESCRIPTION:Inaugurazione: sabato 10 giugno 2017 – ore 18.00«La pittura -scrive Philippe Daverio che interverrà all’inaugurazione – è talvolta un’utile cura dell’anima. Lo è inizialmente per chi la genera; ma lo diventa successivamente per chi ha la fortuna di poterla meditare con attenzione. I paesaggi onirici di Nino Trovato sono in quest’ottica emblematici. Acque misteriose scorrono nella sua coscienza sotterranea e appaiono sorgive all’interno di architetture mistiche. Il passaggio suo è proprio questo\, va dal mistero verso la mistica\, dal subcosciente al rivelato».\nIn esposizione si potranno vedere olii ed acrilici\, su tela e su legno\, appartenenti al ciclo delle “Acque sognanti”\, già esposti in importanti sedi sia in Italia che all’estero\, quelli dedicati a “Le porte regali”\, ispirate dall’omonimo libro di Pavel A. Florenskij e gli ultimi lavori dedicati ai “Cristalli silenti”. Florenskij (1882 – 1937)\, grande matematico\, mistico e filosofo russo\, intendeva esaltare la funzione spirituale dell’arte\, in particolar modo della pittura\, che è chiamata a “portare” il Cielo sulla Terra\, cioè a tradurre in forme sensibili il sovrasensibile. Ecco dunque che le opere d’arte spalancano miracolosamente queste sorte di “porte regali”\, almeno per un attimo\, lasciandoci intravvedere il mondo spirituale che “silenziosamente” e solitamente “invisibilmente” permea tutta la realtà.\nScrive ancora Daverio nella presentazione al catalogo della mostra di Carmelo Nino Trovato: «entrare nel suo immaginario equivale all’ingresso nella stanza del mago\, ma solo apparentemente è questa tollerata penetrazione un passo nello spazio. Corrisponde ben di più ad un percorso inatteso nella psiche di questo mago\, nel suo cerebro profondo\, come se si trattasse di vagare nel cervello vero e proprio\, quello anatomico e fisiologico. I dipinti recenti testimoniano più che mai questa curiosa peregrinazione: tendono tutti ad essere divisi simmetricamente in due porzioni apparentemente similari\, quella dei due lobi cerebrali»\nRealizzata in coorganizzazione tra il Comune di Trieste e il Rotary Club Trieste Nord\, la mostra sarà visitabile\, con orario 10.00-18.00\, tutti i giorni dal martedì alla domenica (chiuso lunedì)\, fino al 16 luglio con ingresso libero.  \nNato a Jamiano\, nel Carso goriziano\, nel 1954\, Carmelo Nino Trovato è un pittore architetto che vive e lavora a Trieste. Pittore fin da giovanissimo\, nel campo artistico è stato l’allievo prediletto di un anziano discepolo di Carlo Wostry\, Alfredo Surian\, scomparso nel 1975. Nel 1981 è stata inaugurata una sua pala d’altare nella cinquecentesca chiesa di San Rocco in Arlena di Castro Viterbo e un’altra nel 1983 nel nuovo tempio dedicato a San Francesco a Rieti.\nNel 1985 è invitato e premiato alla biennale d’arte sacra di Venezia: il suo trittico fa parte della collezione del Museo diocesano di Venezia. Aligi Sassu nel 1989 presenta una sua mostra dedicata al ciclo delle “Acque sognanti” al Centro San Fedele di Milano e nel 1991\, sempre su invito di Sassu\, esegue un affresco per il “museo all’aria aperta” di Arcumeggia in provincia di Varese. Nel 1992 Paolo Portoghesi lo invita ad esporre nella galleria “Apollodoro” di Piazza di Spagna. Nel 1995 viene allestita una sua personale al Civico Museo Revoltella di Trieste e nel 1998 un’altra sua personale è ospitata nel castello di Esery Reignier in Francia. Nel 2002 è presente al Museo della Permanente di Milano nell’esposizione della collezione di dipinti rotondi di Duilio Zanni. Nel 2006 Philippe Daverio e Paolo Portoghesi hanno presentato una sua antologica nella sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi a Trieste. E’ il 2011 quando viene invitato ad esporre al Padiglione Italia della 54^ Biennale di Venezia\, manifestazione curata da Vittorio Sgarbi\, nella sede del Friuli Venezia Giulia e sempre in quell’anno Philippe Daverio presenta la sua mostra “Le porte regali”\, allestita nella sala “Rilke” del Castello di Duino.\nTrovato ha al suo attivo la partecipazione a numerose rassegne nazionali ed internazionali\, ed ha allestito mostre personali in Italia ed all’estero. Sue opere sono presenti in 13 musei ed in collezioni pubbliche e private\, in Italia ed in Australia\, Austria\, Belgio\, Canada\, Colombia\, Cuba\, Francia\, Giappone\, Gran Bretagna\, Grecia\, Messico\, Norvegia\, Spagna\, Stati Uniti d’America\, Svizzera\, Venezuela\nL’opera di Trovato ha suscitato in questi anni l’interesse di alcuni dei principali esponenti del mondo culturale. Oltre ovviamente a Philippe Daverio\, solo per citarne alcuni\, Massimo Cacciari\, Vito Mancuso\, Guido Perocco\, Paolo Portoghesi\, Paolo Rizzi\, Aligi Sassu\, Marcello Venturoli e\, a Trieste\, Pino Roveredo e Veit Heinichen.
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SUMMARY:Trieste Città Nuova
DESCRIPTION:L’esposizione\, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, presenterà i risultati degli studi e delle ricerche effettuate nei corsi di tre università: il Politecnico di Vienna\, l’Università di Scienze Applicate di Zurigo – Dipartimento di Architettura e l’Università di Mendrisio.Un’iniziativa che si configura come un’opportunità di confronto e di possibili scenari e proposte per lo sviluppo dell’area del Porto Vecchio e della città di Trieste.\nInterverranno l’assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi e il curatore dell’iniziativa Arch. Luca Paschini.
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SUMMARY:Idrovolanti: l’epopea dei Cant tra le due guerre
DESCRIPTION:L’esposizione racconta dunque\, con ampi dettagli che non potranno sfuggire in primo luogo agli appassionati della storia del volo e degli aeromobili e ai modellisti (oltre ad alcuni modelli e disegni di aerei è presente in mostra anche un pregevole grande esemplare dell’incrociatore della 2° Guerra mondiale “Giovanni dalle Bande Nere” con a bordo un idrovolante da ricognizione)\, una vicenda gloriosa durata 20 anni\, tra il 1923 e il 1943\, e conclusasi definitivamente il 20 aprile 1944 con il bombardamento anglo-americano del Cantiere di Monfalcone e la completa distruzione delle annesse Officine Aeronautiche. Fu un ventennio\, di fatto sostanzialmente coincidente con l’avvento al potere e la durata del Regime Fascista\, che vide la costruzione presso la “divisione aeronautica” del CA.N.T. (sigla di Cantiere Navale Triestino\, poi “traghettato” nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico-CRDA) di oltre 1400 aerei\, fra idrovolanti e “terrestri”\, con il coinvolgimento di fino a 5.000 addetti tra i settori di progettazione e di produzione. Le nove sezioni della mostra danno conto di tutta questa intensa attività\, con approfondimenti specifici dedicati ai principali protagonisti di quest’avventura\, in prima fila i progettisti Raffaele Conflenti e Filippo Zappata (da cui derivo la lettera “Z” che a un certo punto apparve a completare la sigla degli idrovolanti “Cant – Z” appunto) e poi gli sperimentati\, ma spesso anche spericolati\, piloti collaudatori come Mario Stoppani e Gianni Widmer.
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SUMMARY:Da Trieste alla Luna in stereo3D: Vedere il mondo e restargli nascosto
DESCRIPTION:L’esposizione dedicata al Fondo delle fotografie stereoscopiche\, conservato presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste\, offre per la prima volta al pubblico una selezione dei positivi su carta e diapositive su vetro realizzate tra il 1850 e il 1930.\nLa mostra consolida l’intento di far conoscere e valorizzare il patrimonio posseduto dalla Fototeca cittadina\, svelando in questo caso il mondo delle stereoscopiche che\, dal 1851\, anno in cui vengono proposte all’Esposizione internazionale di Londra e affascinano la Regina Vittoria\, diventano così popolari da contribuire significativamente alla diffusione della fotografia\, soprattutto di soggetti turistici. \nLe vedute delle destinazioni turistiche consentono di effettuare i primi viaggi “virtuali” intorno al mondo: di ri-conoscere i luoghi senza conoscerli. Si tratta di uno strumento che precede i successi degli audiovisivi novecenteschi con cui ha in comune l’uso sociale\, la centralità della casa\, la partecipazione della famiglia nella sua interezza\, l’essere oggetto di divertimento e di istruzione al contempo. Lo stereoscopio consente al fruitore di immagini di viaggiare comodamente seduto in poltrona accanto al caminetto\, come dice Charles Baudelaire\, vedere il mondo e restargli nascosto. \nIl fondo delle fotografie stereoscopiche conservato presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte è composto di 728 beni fotografici descritti\, digitalizzati e resi accessibili al pubblico nel Catalogo integrato dei beni culturali. \nLa consistenza numerica e la qualità del fondo fotografico\, arricchitosi nel corso degli anni grazie a diverse donazioni e acquisizioni\, lo rende particolarmente interessante\, sia da un punto di vista storico\, che artistico. \nLa raccolta triestina propone i luoghi simbolo dell’immaginario turistico: Trieste\, le città italiane del Grand Tour\, d’Europa\, dell’Egitto e dell’esotico Oriente\, e persino della Luna. La produzione\, sempre più popolare anche a livello amatoriale\, tuttavia non si limita a raccontare i monumenti e le vedute\, si amplia alla descrizione di tableuax vivants\, scene di genere o ricostruzioni storiche\, con intenti didattici o edificanti\, talvolta anche erotici\, mettendo in posa modelli e comparse. \nTutti insieme costituiscono\, citando lo scienziato\, letterato e grande consumatore di immagini stereoscopiche\, lo statunitense Oliver Wendell Holmes (1809-1894)\, una grande biblioteca fotografica della natura che apre al viaggio\, immergendo lo spettatore in una dimensione sensorialmente avvolgente\, dall’effetto ipnotico e virtuale. \nLe immagini proposte sono principalmente in bianco e nero\, talvolta colorate a mano\, provenienti in gran parte da atelier fotografici attivi in città. \nUna selezione di lastre di Arturo Benussi (1866-1938)\, gentilmente concesse dalla famiglia\, arricchisce l’allestimento estrapolato dal patrimonio comunale. Il fotografo amatoriale triestino di grande talento produce alcune immagini stereoscopiche perlopiù colorate: tratto caratteristico delle stereoscopiche borghesi dei primi del ‘900\, che raccontano Trieste\, il Friuli\, Venezia\, la Dalmazia e la Bosnia. \nOspitata nella Sala Selva\, al piano terra di Palazzo Gopcevich\, la mostra prevede anche uno spazio interattivo dove sarà possibile provare le emozioni della visione stereoscopica. \nApertura da martedì a domenica\ndalle ore 10.00 alle ore 17.00\ningresso gratuito\n\nVisite guidate
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SUMMARY:Mario Magajna / fotograf - fotografo
DESCRIPTION:Qualche giorno fa ricorreva il 100° anniversario della nascita di Mario Magajna (1916-2007)\, grande fotografo triestino. Era da tempo che svariate realtà all’interno della comunità slovena di Trieste sentivano il desiderio di omaggiare questo grande personaggio. Così\, in occasione del centenario della nascita\, lo Slovenski klub\, la Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca nazionale slovena e degli studi\, l’associazione culturale Bubnič Magajna e la Slovenska kulturno-gospodarska zveza – Unione Culturale Economica Slovena hanno unito le forze per ideare il progetto Magajna 100\, realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, con l’appoggio istituzionale del Ministero della Repubblica di Slovenia per gli sloveni nel mondo e con l’aiuto degli sponsor Aurora Viaggi\, vini Parovel\, e della Zadružna kraška banka – Banca di Credito Cooperativo del Carso. Il culmine del progetto\, che include anche una serie di eventi collaterali\, è la mostra Mario Magajna fotografo\, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, che vuol rendere omaggio a questo grande fotoreporter che ha immortalato mezzo secolo di storia di Trieste. La mostra\, che si terrà al Palazzo Gopcevich (via Rossini 4\, Trieste)\, verrà inaugurata il 21 ottobre alle ore 18.00 e sarà visitabile fino il 4 dicembre tutti i giorni lavorativi (tranne i lunedì) e festivi dalle 10.00 alle 19.00.\nNon è un’esagerazione sostenere che Mario Magajna abbia dedicato la propria vita alla fotografia: lo testimonia infatti il vastissimo archivio di ben 300.000 negativi\, oggi custodito dalla Sezione di storia ed etnografia della Biblioteca nazionale slovena e degli studi. Questo archivio fotografico è frutto dell’instancabile lavoro di Magajna che dal 1946 al 1982 è stato il fotoreporter del Primorski dnevnik\, quotidiano in lingua slovena\, ma ha continuato a collaborarci fino al 1993. L’obiettivo di Magajna nel corso degli anni ha catturato numerosissimi eventi a Trieste e nei suoi dintorni\, e non solo quelli riguardanti la comunità slovena. Certo\, i suoi scatti hanno contribuito fondamentalmente alla costruzione dell’immaginario collettivo di questa comunità: «La sua Trieste è diventata la Trieste di tutti noi»\, come sostiene lo storico Gorazd Bajc in un testo sul fotografo. Ma è anche vero che una gran parte della cittadinanza triestina ancora non è a conoscenza della vastissima opera di questo fotografo e lo scopo di questa mostra\, oltre ad omaggiarlo\, è presentarlo avvicinandolo a tutte le comunità cittadine.\nOltre a questi scatti\, realizzati in un contesto locale (prevalentemente a Trieste\, Gorizia e in Benecia)\, ma non per questo di carattere meno universale\, ci sono quelli che Magajna ha effettuato durante i suoi numerosi viaggi in giro per il mondo\, nel Nord Europa\, in Africa o in Australia\, altro fiore all’occhiello del suo patrimonio fotografico. Non mancavano poi i reportage che scriveva al ritorno\, altra preziosa testimonianza\, in quanto riportavano notizie da terre e tradizioni lontane.\n«Di ogni fotografia che scatto so che entrerà a far parte della Storia. È molto più che scrivere un semplice articolo. È qualcosa di vivo\, che affascina l’uomo.» \nMario Magajna  \n \nMa c’è dell’altro: i ritratti di personaggi famosi\, siano questi celebri statisti o attrici e cantanti. Sfogliando l’archivio di Magajna troveremo scatti del presidente egiziano Nasser e del primo ministro indiano Nehru\, del principe cambogiano Sihanouk e del re Baldovino. Ci sono inoltre svariate fotografie di Tito e di sua moglie Jovanka\, legate a interessanti aneddoti\, e di diversi presidenti italiani. E poi Josephine Baker\, Silvana Mangano\, Claudia Cardinale\, Wanda Osiris\, citando giusto qualche nome. Commentando le foto che aveva scattato in Francia disse: «Potrei mostrarvi le foto di Parigi\, ma non vorrei sconvolgervi con i vestitini microscopici indossati da certe icone di bellezza.» Erano altri tempi\, e Magajna era un galantuomo.
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SUMMARY:Artefatto
DESCRIPTION:Rassegna artistica giovanile internazionale organizzata dal  Comune di Trieste\, aperta ai giovani di tutti i Paesi dai 18 ai 30 anni e\, senza limiti\, a tutte le possibili tecniche e forme espressive delle arti visive (pittura\, fotografia\, scultura\, video\, animazioni\, installazioni interattive). \nSorta in una dimensione inizialmente solo locale\, dall’iniziativa dei PAG (Poli di Aggregazione Giovanile) dell’Area Educazione Università\, Ricerca\, Cultura e Sport del Comune\, la manifestazione – come è stato osservato oggi in sede di presentazione\, alla presenza tra gli altri degli Assessori municipali all’Educazione e alla Cultura – si è via via fortemente sviluppata\, nel corso degli anni\, crescendo di importanza\, qualità e notorietà\, prima a livello nazionale\, quindi\, a tutti gli effetti\, internazionale.\nNon è per un caso dunque se “Artefatto 2016” è riuscita stavolta ad attrarre verso Trieste l’attenzione di ben 132 giovani desiderosi di mettersi artisticamente “in gioco”\, inviando allo scopo le loro opere che sono state poi vagliate da una qualificata giuria (composta da Aurora Fonda\, della AplusA Gallery di Venezia\, quale presidente\, e da Giuliana Carbi di Trieste Contemporanea\, Marcello Monaldi docente di Estetica al nostro Ateneo\, Giovanni Spanu e Mattia Campo dall’Orto).     \n40 sono stati alla fine gli artisti\, in maggioranza italiani ma anche francesi\, greci\, sloveni\, croati e cinesi – con età media di 26 anni\, 18 l’età della più giovane -\, i quali sono stati selezionati tra coloro che meglio hanno saputo cogliere e interpretare il tema proposto per l’edizione di quest’anno\, ovvero “It’s me”; tema che è sorto dall’esigenza di una riflessione attorno all’attuale fenomeno dei “selfie” che gli organizzatori hanno in questi termini “agganciato” ad “Artefatto 2016”: “Nel 2013 il termine “selfie” entra nell’Oxford Dictionary\, che elegge questo neologismo parola dell’anno. Mentre scriviamo\, milioni di self-portrait vengono pubblicati attraverso media digitali: un riflesso della nostra ormai “naturale” condizione di essere connessi attraverso interfacce social. “It’s me” ha invitato i giovani artisti a indagare in termini più generali la necessità dell’uomo di presentarsi all’esterno\, di auto-rappresentarsi e di relazionarsi con gli altri in epoca contemporanea.“\n    E’ interessante osservare come i giovani artisti selezionati\, oltre all’esposizione delle loro opere alla Sala “Selva” del Gopcevic\, guadagneranno\, invece del “classico” premio in denaro\, alcune altre opportunità forse ancor più interessanti e appaganti: l’ospitalità a Trieste per due giorni in occasione dell’evento inaugurale\, nonché la possibilità di presentare i loro portfolio ai curatori dei quattro spazi d’arte della città (Cizerouno\, DoubleRoom\, Econtemporary e Trart) che sceglieranno coloro che\, dal 9 al 14 settembre\, potranno allestire una loro “personale” nella significativa e professionalizzante appendice del progetto intitolata “Artefatto_zoom”. \n    E a tale proposito va anche detto che\, seguendo un “format” d’altronde già collaudato con successo da “Artefatto” nel corso di questi anni\, oltre alla mostra collettiva internazionale che è il fulcro della manifestazione\, vi saranno anche in questa 11° edizione numerose manifestazioni collaterali con tante novità riguardanti\, accanto alle arti visive\, la musica\, vari workshop\, occasioni di incontro\, formazione e informazione\, seguendo un articolato programma che è frutto di un ampio lavoro di rete e di collaborazioni tra istituzioni formative\, realtà culturali\, associative e giovanili. Proprio in tal senso va ricordato che “Artefatto 2016”\, oltre al patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale\, dell’Università degli Studi di Trieste e del Conservatorio di Musica “Tartini” e alla “storica” associazione ai circuiti della BJCEM (Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée) e del GAI (Giovani Artisti Italiani)\, ha la collaborazione della “Casa dell’Arte” di Trieste e la partecipazione dell’Azienda Sanitaria\, del Liceo Classico Linguistico “Petrarca”\, dell’Accademia del Fumetto di Trieste e di BloopersLab\, nonché il supporto di diversi media partner    \n(Collaab\, Discover Trieste\, Radioincorso.it\, TriesteSocial) e di realtà quali la Libreria Lovat e la Libreria e Antico Caffè San Marco.\n    Tutto ciò ha permesso l’introduzione – come detto – di molte novità\, tra le quali va citato – come ha ricordato la direttrice del Servizio Biblioteche\, Istruzione e Politiche Giovanili del Comune Bianca Cuderi – il workshop “Siiiiirene comics: rumori e suoni dell’Ulisse di Joyce” ideato insieme al Museo Joyce Museum e all’Accademia del Fumetto: un invito rivolto ai giovani creativi per realizzare delle illustrazioni che prendano spunto dalle onomatopee tratte dall’11° capitolo dell’Ulisse (“Sirene”\, appunto) in vista del prossimo Bloomsday\, quando i lavori migliori saranno esposti in una mostra diffusa. Il workshop (gratuito) si svolgerà alla Libreria Lovat di viale XX Settembre 20\, nei due sabati del 21 e 28 maggio (per iscrizioni vedi programma).  \n    Inoltre – come ha sottolineato il conservatore del  Civico Museo Teatrale Stefano Bianchi – la collaborazione tra “Artefatto” e il Conservatorio di Musica “Tartini” si rinnova quest’anno con la partecipazione all’evento inaugurale dell’Orchestra Jazz 4.0 dello stesso “Tartini” diretta dal professor Giovanni Maier e si arricchisce altresì di un importante progetto curato dalla Scuola di Musica e Nuove Tecnologie\, supportato dallo “Schmidl”: “Teapot Graffiti” sarà infatti una particolarissima video-installazione multimediale di Adriano Castaldini (studente del Conservatorio selezionato dal prof. Paolo Pachini)\, in cui i suoni degli strumenti meccanici del Museo Teatrale\, campionati per l’occasione\, interagiranno con una serie di immagini grazie alle nuove tecnologie. \n    Altri appuntamenti “collaterali” importanti saranno una serie di speciali visite guidate nell’ambito del programma “Le stanze della musica”\, quando ancora lo “Schmidl” proporrà un attraente approfondimento su “Piani a cilindro\, autopiani e scatole sonore” con esecuzioni dal vivo che sveleranno tutti i segreti degli strumenti meccanici della collezione museale di Palazzo Gopcevic. \n    Uno specifico spazio informativo sarà riservato inoltre a Overnight\, Androna Giovani e progetto Afrodite in tema di promozione della salute e prevenzione\, a cura dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste.  \n    Da evidenziare ancora – e lo hanno fatto con viva soddisfazione i due Amministratori comunali presenti e una docente del “Petrarca” oggi intervenuta – come\, oltre al forte radicamento\, continuità e livello qualitativo che “Artefatto” ha saputo “conquistarsi” nel corso degli anni\, anche rispetto ad altre manifestazioni\, grazie all’impegno del personale comunale che ne è il primo promotore\, sia altresì molto significativa e interessante la specifica collaborazione per questo evento che il PAG e il Museo “Schmidl” hanno intessuto con il Liceo Classico Linguistico “Petrarca” che dal 26 aprile al 20 maggio ha “messo in campo” 32 dei suoi studenti i quali\, con un “progetto di alternanza Scuola/Lavoro” (ai sensi della Legge 107/2015) sono proficuamente già intervenuti nel concreto supporto alle strutture e al personale comunale per la materiale organizzazione di “Artefatto 2016” e lo faranno anche nei prossimi giorni collaborando alla conduzione delle speciali visite guidate “We’re4it’sme” espressamente rivolte agli studenti degli altri istituti superiori cittadini. \n    Da sottolineare infine – lo ha ricordato in chiusura la responsabile dei “progetti di rete” dell’Area Educazione Donatella Rocco – che il Comune di Trieste\, per sottolineare l’importanza di questo progetto espressamente dedicato ai giovani\, ha stabilito l’INGRESSO GRATUITO al Civico Museo d’Arte Moderna “Revoltella” e al Civico Museo Teatrale “Schmidl” PER TUTTI I GIOVANI FINO AI 25 ANNI per tutta la durata della manifestazione.  \n    Intervento finale dell’organizzatrice del programma “fisico” della manifestazione\, Susan Petri\, anch’essa dell’Area Educazione del Comune\, che ne ha illustrato tutti i dettagli nonché  le informazioni per iscriversi a workshop e visite (vedi qui di seguito oppure sui siti www.retecivica.trieste.it e www.artefatto.info; posta: questions@artefatto.info). \nArtefatto 2016 “It’s me” – Giovani artisti in mostra\nPROGRAMMA  \nInaugurazione \nPalazzo Gopcevic\, via Rossini 4 \nvenerdì 13 maggio \nore 18 – 21 \nOrchestra Laboratorio 4.0_Scuola di Jazz del Conservatorio “Tartini” con Roberto Mikuljan_tromba\, Giorgio Giacobbi_sax tenore\, Efrem Scacco\, Bruno Muzzin\, Piero Iuretig_chitarra elettrica\, Simone Lanzi_contrabbasso\, Camilla Collet_batteria. \nUna selezione di arrangiamenti\, curati dall’Orchestra Laboratorio 4.0 celebra gli anniversari della pubblicazione di alcuni album di famosi interpreti della musica jazz contaminandoli con il pop\, il rock\, la musica etnica e contemporanea. \nTeapot Graffiti_Scuola di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “Tartini“\, video installazione multimediale di Adriano Castaldini.\nIl fascino degli strumenti meccanici della collezione del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e la loro interazione con le nuove tecnologie in un’installazione multimediale attiva per tutta la durata di Artefatto. \n#itsmecorner \nun set fotografico interattivo che ha come protagonisti l’hashtag e il pubblico. \n#pianolibero \ndalle ore 20 il pianoforte della Sala “Bazlen” è a disposizione di chi vuole far sentire la “propria” musica.\n#informarsiperamarsi \npromozione della salute e prevenzione nello spazio informativo di Overnight\, Androna Giovani e Progetto Afrodite a cura dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste. \nArtefatto_zoom (riservato agli artisti selezionati)\nLibreria e Antico Caffè San Marco\, via Battisti 18 \nsabato 14 maggio \nore 10 – 13 e 15 – 18 \ncon Cizerouno_Massimiliano Schiozzi\, DoubleRoom_Massimo Premuda\, EContemporary_Elena Cantori\, trart_Federica Luser\, Claudia Cervo \nWe’re4it’sme\, ovvero visite guidate giovani per i giovani \nSala “Selva” di Palazzo Gopcevic\, via Rossini\, 4 \nmartedì 17 – mercoledì 18 – venerdì 20 maggio \nore 10 – 11 e 11.30 – 12.30 \nNell’ambito del progetto di Alternanza Scuola/Lavoro (L.107/15) con il Liceo Classico Linguistico “Petrarca”. \nInfo e prenotazioni: tel. 040-348.5818 (dalle ore 15 alle 19) \nLE STANZE DELLA MUSICA_piani a cilindro\, autopiani e scatole sonore \nCivico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, via Rossini 4 \ngiovedì 19 maggio \nore 11\, visita dedicata alle scuole (info e prenotazioni: tel. 040-675.4072\, ore 10 – 13);\nore 17.30\, visita aperta a tutti.\nUna speciale visita guidata con esecuzioni dal vivo per svelare ogni segreto degli strumenti meccanici della collezione del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. \nSIIIIIRENE COMICS_rumori e suoni dell’Ulisse di Joyce \nLibreria Lovat\, Viale XX Settembre 20 \nsabato 21 e 28 maggio \nore 10 – 13 e 14 – 17 \nWorkshop gratuito aperto a tutti i creativi under 31. In collaborazione con il Museo Joyce Museum e con l’Accademia del Fumetto di Trieste \nInfo e iscrizioni: tel. 040-348.5818 (dalle ore 15 alle 19) o 334-8136870
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