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SUMMARY:Il Secolo Italiano. 1918-2018: com’è cambiata la città a cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale
DESCRIPTION:Mercoledì 12 settembre\, alle ore 17.00\, ultima visita guidata per la mostra “Il Secolo Italiano. 1918-2018: com’è cambiata la città a cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale“. Allestita nella sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich\, la mostra ripercorre i principali cambiamenti della città attraverso cinquanta immagini e costituisce uno degli ultimi eventi di commemorazione del centenario della Grande Guerra\, che si avvia quest’anno alla sua conclusione (1918-2018). Espone materiale proveniente da archivi pubblici e privati sulle opere che l’Italia ha realizzato a Trieste dal 1918 ai giorni nostri.\nLa mostra rimarrà visitabile fino al 16 settembre 2018 con orario dalle 10 alle 18.\nL’ingresso è gratuito.
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SUMMARY:Il secolo italiano. 1918-2018: com'è cambiata la città a cent'anni dalla fine della prima guerra mondiale
DESCRIPTION:Prorogata fino a domenica 16 settembre\nRealizzata nell’ambito degli eventi e delle iniziative collegate al Centenario della Grande Guerra – che prevede manifestazioni connesse con la storia e la cultura del territorio\, attuate anche sviluppando relazioni con reti e sistemi museali\, istituti\, associazioni e altri soggetti privati – la mostra su “Il secolo italiano” esporrà materiale fotografico proveniente da archivi pubblici e privati sulle opere che l’Italia ha realizzato a Trieste dal 1918 ai giorni nostri.
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SUMMARY:Oltre il 90°
DESCRIPTION:La Triestina e Trieste nello sguardo dei fotografi della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed ArteProrogata fino al 15 luglio.\nProseguono anche le visite guidate gratuite\, ogni mercoledì alle ore 17.00. \nLa mostra\, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttore del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e delle Biblioteche dei Civici Musei di Storia ed Arte\, nell’approssimarsi del centenario dalla nascita della squadra di calcio cittadina\, propone un percorso narrativo\, costituito da immagini degli anni Cinquanta e Sessanta di Trieste e della sua squadra\, come fissate dagli obiettivi dei fotografi dell’epoca. L’affermazione in serie A dell’Unione Sportiva Triestina\, nel dopoguerra\, coincide con il consolidamento economico e politico della città che\, progressivamente\, si risolleva tra slanci e contraddizioni\, conquiste e conflitti. L’andamento ascendente e discendente della squadra è\, per certi versi\, speculare a quello della vita dei cittadini triestini. \nL’indagine fotografica è congiuntamente testimone degli eventi sportivi e di quelli di cronaca\, delle trasformazioni economico-sociali e delle abitudini. La rappresentazione fotografica proposta consente di tratteggiare una storia della città e delle sue mutazioni\, sotto molteplici profili: architettonici\, sociologici\, antropologici\, di cui lo sport è parte integrante. \nIntrecciata alla narrazione della quotidianità cittadina\, i fotografi ci restituiscono flash dell’epopea sportiva di quegli anni: il racconto iconografico dei giorni della settimana\, che cattura i momenti pubblici\, il mondo del lavoro\, la vita famigliare\, il tempo libero\, ricomprende anche il tifo alabardato\, evento domenicale per eccellenza. Repertorio antropologico di scatti al maschile\, ma in cui timidamente si affaccia anche la rappresentanza femminile. Tutti\, a vario titolo\, sono protagonisti: giocatori\, pubblico\, tifosi e costume. \nLa straordinaria ricchezza delle immagini presenti nella Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte consente di disporre di testimonianze provenienti da archivi diversi\, tra cui: Ugo Borsatti\, Adriano de Rota\, con cui collabora Fulvio Bronzi\, Silvio Vuga e Marcello Bari\, che fonderanno Attualfoto\, l’agenzia Giornalfoto\, dove lavora anche Vinicio Vallon\, che proseguirà l’attività per conto proprio\, fondando FotoViva (il cui archivio è anch’esso conservato in Fototeca)\, Gianni Anzalone\, Mario Magajna\, Alfonso Mottola\, lo Studio Pozzar. \nDal diario iconografico emerge una rappresentazione fortemente caratterizzata da fede\, dedizione\, gioia\, sofferenza\, passione\, suscitati dalla “Squadra paesana”: la simbiosi della città con la propria squadra\, efficacemente espressa nel nome “Unione”\, capace di far dimenticare per 90 minuti\, la quotidianità.
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SUMMARY:Trieste\, un racconto per immagini
DESCRIPTION:Realizzata dal Circolo Fotografico Triestino\, presieduto da Alida Cartagine\, in coorganizzazione con il Comune di Trieste.\n“La Mostra – spiega Alida Cartagine – racconta con immagini in bianco e nero alcuni aspetti significativi della vita a Trieste dal secondo dopo guerra ai giorni nostri.\nÈ un omaggio dei fotoamatori del Circolo Fotografico Triestino alla città ed è dedicata ai fatti di ogni giorno\, a momenti apparentemente banali (non alla cronaca su cui operano i professionisti) che però\, con lo scorrere del tempo\, si trasformano in storia\, forse con la “s” minuscola\, ma non per questo meno rappresentativa di una realtà in evoluzione e comunque degna di essere ricordata.\n	Immagini preziose\, a cui si aggiunge qualche evento consolidato\, di grande richiamo e sempre attraente\, come la Barcolana.\n	Per regalare agli altri occasioni di incontro\, per far riemergere dalla stanza dei ricordi situazioni lontane\, persone anche sconosciute che sono transitate sul nostro sentiero e personaggi pubblici importanti. Attimi di vita colti e impreziositi dal desiderio di ricerca degli Autori\, istanti unici che si ripropongono a noi con tutta l’energia di ieri. Per camminare nuovamente assieme nell’esperienza del vissuto\, per imparare e migliorare il presente ed il futuro”. \nEspongono: Paolo Bullo\, Vittorio Buzzi\, Anna Calonico\, Antonio Calonico\, Claudio Caramia\, Alida Cartagine\, Marco Cartagine\, Paolo Cartagine\, Rocco Colavito\, Ermanno Comar\, Oscar Costantini\, Lucia Crepaldi\, Carmen Crepaz\, Ferruccio Crovatto\, Vittorio Maria D’Angelo\, Emanuela Dossi\, Paolo Drioli\, Luciano Dubs\, Marina Fonda\, Nino Gaudenzi\, Estella Levi\, Giovanni Lo Greco\, Riccardo Macuglia\, Giulia Manca\, Emma Manestovich\, Stefano Marsi\, Sergio Marsi\, Olga Micol\, Giulio Milion\, Moreno Moro\, Paolo Nigido\, Ernesto Petronio\, Laura Plossi\, Elio Ravalico\, Alessandro Rosani\, Rina Rossetto\, Nevio Saule\, Andreea Sava\, Arianna Simcic\, Fabiana Stranich\, Tullio Stravisi\, Roberta Toso\, Mauro Varagnolo\, Stefania Varagnolo\, Francesca Vernier\, Umberto Vittori e Massimiliano Waiglein.
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SUMMARY:Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota
DESCRIPTION:Mercoledì 30 agosto\, dalle ore 17.00 alle ore 18.00\, nella Sala Selva di Palazzo Gopcevich\, sarà effettuata una visita guidata gratuita della mostra “Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota”. Claudia Colecchia che\, con Stefano Bianchi\, ha curato l’esposizione\, condurrà la visita. Sapiente regista di scena\, Adriano de Rota\, restituisce il racconto della città\, lo sport e il tempo libero nelle sue varie declinazioni con irrefrenabile passione e curiosa partecipazione.\nL’esposizione propone una selezione degli scatti\, alcuni noti\, altri inediti\, degli anni 50 e 60 tratti dal ricchissimo archivio fotografico conservato dalla Fototeca comunale e dal Museo teatrale Carlo Schmidl.\nNell’ultima settimana di apertura della mostra\, i visitatori riceveranno in omaggio una riproduzione dello scatto dei Bagni a Barcola\, immortalato dal fotografo.
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SUMMARY:Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota
DESCRIPTION:La mostra\, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte\, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna\, direttrice del Servizio Musei e Biblioteche\, a cura di Claudia Colecchia\, responsabile della Fototeca e delle Biblioteche dei Civici Musei di Storia ed Arte\, e di Stefano Bianchi\, conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, propone\, nell’occasione del centenario dalla nascita di Adriano de Rota\, una retrospettiva dell’opera del fotografo\, con focus sugli anni Cinquanta e Sessanta\, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich.\nIl patrimonio\, in parte di proprietà della Fondazione della Cassa di Risparmio di Trieste\, narra di luoghi\, volti\, eventi\, momenti pubblici e privati della Trieste nel periodo 1946-1991. Gran parte dei beni fotografici sono descritti nel Catalogo integrato dei beni culturali del Comune di Trieste e consultabili all’indirizzo: biblioteche.comune.trieste.it. Una selezione del materiale è già stata digitalizzata. \norari: da martedì a domenica\, 10-18\, lunedì chiuso. \nCalendario visite guidate gratuite\nmercoledì 26 luglio\, ore 17 \nmercoledì 2 agosto\, ore 17 \nmercoledì 9 agosto\, ore 17 \nmercoledì 23 agosto\, ore 17 \nlunedì 28 agosto\, ore 17 \nmercoledì 30 agosto\, ore 17 \ndomenica 3 settembre\, ore 17
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SUMMARY:Cristalli silenti di Carmelo Nino Trovato
DESCRIPTION:Inaugurazione: sabato 10 giugno 2017 – ore 18.00«La pittura -scrive Philippe Daverio che interverrà all’inaugurazione – è talvolta un’utile cura dell’anima. Lo è inizialmente per chi la genera; ma lo diventa successivamente per chi ha la fortuna di poterla meditare con attenzione. I paesaggi onirici di Nino Trovato sono in quest’ottica emblematici. Acque misteriose scorrono nella sua coscienza sotterranea e appaiono sorgive all’interno di architetture mistiche. Il passaggio suo è proprio questo\, va dal mistero verso la mistica\, dal subcosciente al rivelato».\nIn esposizione si potranno vedere olii ed acrilici\, su tela e su legno\, appartenenti al ciclo delle “Acque sognanti”\, già esposti in importanti sedi sia in Italia che all’estero\, quelli dedicati a “Le porte regali”\, ispirate dall’omonimo libro di Pavel A. Florenskij e gli ultimi lavori dedicati ai “Cristalli silenti”. Florenskij (1882 – 1937)\, grande matematico\, mistico e filosofo russo\, intendeva esaltare la funzione spirituale dell’arte\, in particolar modo della pittura\, che è chiamata a “portare” il Cielo sulla Terra\, cioè a tradurre in forme sensibili il sovrasensibile. Ecco dunque che le opere d’arte spalancano miracolosamente queste sorte di “porte regali”\, almeno per un attimo\, lasciandoci intravvedere il mondo spirituale che “silenziosamente” e solitamente “invisibilmente” permea tutta la realtà.\nScrive ancora Daverio nella presentazione al catalogo della mostra di Carmelo Nino Trovato: «entrare nel suo immaginario equivale all’ingresso nella stanza del mago\, ma solo apparentemente è questa tollerata penetrazione un passo nello spazio. Corrisponde ben di più ad un percorso inatteso nella psiche di questo mago\, nel suo cerebro profondo\, come se si trattasse di vagare nel cervello vero e proprio\, quello anatomico e fisiologico. I dipinti recenti testimoniano più che mai questa curiosa peregrinazione: tendono tutti ad essere divisi simmetricamente in due porzioni apparentemente similari\, quella dei due lobi cerebrali»\nRealizzata in coorganizzazione tra il Comune di Trieste e il Rotary Club Trieste Nord\, la mostra sarà visitabile\, con orario 10.00-18.00\, tutti i giorni dal martedì alla domenica (chiuso lunedì)\, fino al 16 luglio con ingresso libero.  \nNato a Jamiano\, nel Carso goriziano\, nel 1954\, Carmelo Nino Trovato è un pittore architetto che vive e lavora a Trieste. Pittore fin da giovanissimo\, nel campo artistico è stato l’allievo prediletto di un anziano discepolo di Carlo Wostry\, Alfredo Surian\, scomparso nel 1975. Nel 1981 è stata inaugurata una sua pala d’altare nella cinquecentesca chiesa di San Rocco in Arlena di Castro Viterbo e un’altra nel 1983 nel nuovo tempio dedicato a San Francesco a Rieti.\nNel 1985 è invitato e premiato alla biennale d’arte sacra di Venezia: il suo trittico fa parte della collezione del Museo diocesano di Venezia. Aligi Sassu nel 1989 presenta una sua mostra dedicata al ciclo delle “Acque sognanti” al Centro San Fedele di Milano e nel 1991\, sempre su invito di Sassu\, esegue un affresco per il “museo all’aria aperta” di Arcumeggia in provincia di Varese. Nel 1992 Paolo Portoghesi lo invita ad esporre nella galleria “Apollodoro” di Piazza di Spagna. Nel 1995 viene allestita una sua personale al Civico Museo Revoltella di Trieste e nel 1998 un’altra sua personale è ospitata nel castello di Esery Reignier in Francia. Nel 2002 è presente al Museo della Permanente di Milano nell’esposizione della collezione di dipinti rotondi di Duilio Zanni. Nel 2006 Philippe Daverio e Paolo Portoghesi hanno presentato una sua antologica nella sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi a Trieste. E’ il 2011 quando viene invitato ad esporre al Padiglione Italia della 54^ Biennale di Venezia\, manifestazione curata da Vittorio Sgarbi\, nella sede del Friuli Venezia Giulia e sempre in quell’anno Philippe Daverio presenta la sua mostra “Le porte regali”\, allestita nella sala “Rilke” del Castello di Duino.\nTrovato ha al suo attivo la partecipazione a numerose rassegne nazionali ed internazionali\, ed ha allestito mostre personali in Italia ed all’estero. Sue opere sono presenti in 13 musei ed in collezioni pubbliche e private\, in Italia ed in Australia\, Austria\, Belgio\, Canada\, Colombia\, Cuba\, Francia\, Giappone\, Gran Bretagna\, Grecia\, Messico\, Norvegia\, Spagna\, Stati Uniti d’America\, Svizzera\, Venezuela\nL’opera di Trovato ha suscitato in questi anni l’interesse di alcuni dei principali esponenti del mondo culturale. Oltre ovviamente a Philippe Daverio\, solo per citarne alcuni\, Massimo Cacciari\, Vito Mancuso\, Guido Perocco\, Paolo Portoghesi\, Paolo Rizzi\, Aligi Sassu\, Marcello Venturoli e\, a Trieste\, Pino Roveredo e Veit Heinichen.
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SUMMARY:Trieste Città Nuova
DESCRIPTION:L’esposizione\, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, presenterà i risultati degli studi e delle ricerche effettuate nei corsi di tre università: il Politecnico di Vienna\, l’Università di Scienze Applicate di Zurigo – Dipartimento di Architettura e l’Università di Mendrisio.Un’iniziativa che si configura come un’opportunità di confronto e di possibili scenari e proposte per lo sviluppo dell’area del Porto Vecchio e della città di Trieste.\nInterverranno l’assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi e il curatore dell’iniziativa Arch. Luca Paschini.
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SUMMARY:Idrovolanti: l’epopea dei Cant tra le due guerre
DESCRIPTION:L’esposizione racconta dunque\, con ampi dettagli che non potranno sfuggire in primo luogo agli appassionati della storia del volo e degli aeromobili e ai modellisti (oltre ad alcuni modelli e disegni di aerei è presente in mostra anche un pregevole grande esemplare dell’incrociatore della 2° Guerra mondiale “Giovanni dalle Bande Nere” con a bordo un idrovolante da ricognizione)\, una vicenda gloriosa durata 20 anni\, tra il 1923 e il 1943\, e conclusasi definitivamente il 20 aprile 1944 con il bombardamento anglo-americano del Cantiere di Monfalcone e la completa distruzione delle annesse Officine Aeronautiche. Fu un ventennio\, di fatto sostanzialmente coincidente con l’avvento al potere e la durata del Regime Fascista\, che vide la costruzione presso la “divisione aeronautica” del CA.N.T. (sigla di Cantiere Navale Triestino\, poi “traghettato” nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico-CRDA) di oltre 1400 aerei\, fra idrovolanti e “terrestri”\, con il coinvolgimento di fino a 5.000 addetti tra i settori di progettazione e di produzione. Le nove sezioni della mostra danno conto di tutta questa intensa attività\, con approfondimenti specifici dedicati ai principali protagonisti di quest’avventura\, in prima fila i progettisti Raffaele Conflenti e Filippo Zappata (da cui derivo la lettera “Z” che a un certo punto apparve a completare la sigla degli idrovolanti “Cant – Z” appunto) e poi gli sperimentati\, ma spesso anche spericolati\, piloti collaudatori come Mario Stoppani e Gianni Widmer.
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SUMMARY:Da Trieste alla Luna in stereo3D: Vedere il mondo e restargli nascosto
DESCRIPTION:L’esposizione dedicata al Fondo delle fotografie stereoscopiche\, conservato presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste\, offre per la prima volta al pubblico una selezione dei positivi su carta e diapositive su vetro realizzate tra il 1850 e il 1930.\nLa mostra consolida l’intento di far conoscere e valorizzare il patrimonio posseduto dalla Fototeca cittadina\, svelando in questo caso il mondo delle stereoscopiche che\, dal 1851\, anno in cui vengono proposte all’Esposizione internazionale di Londra e affascinano la Regina Vittoria\, diventano così popolari da contribuire significativamente alla diffusione della fotografia\, soprattutto di soggetti turistici. \nLe vedute delle destinazioni turistiche consentono di effettuare i primi viaggi “virtuali” intorno al mondo: di ri-conoscere i luoghi senza conoscerli. Si tratta di uno strumento che precede i successi degli audiovisivi novecenteschi con cui ha in comune l’uso sociale\, la centralità della casa\, la partecipazione della famiglia nella sua interezza\, l’essere oggetto di divertimento e di istruzione al contempo. Lo stereoscopio consente al fruitore di immagini di viaggiare comodamente seduto in poltrona accanto al caminetto\, come dice Charles Baudelaire\, vedere il mondo e restargli nascosto. \nIl fondo delle fotografie stereoscopiche conservato presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte è composto di 728 beni fotografici descritti\, digitalizzati e resi accessibili al pubblico nel Catalogo integrato dei beni culturali. \nLa consistenza numerica e la qualità del fondo fotografico\, arricchitosi nel corso degli anni grazie a diverse donazioni e acquisizioni\, lo rende particolarmente interessante\, sia da un punto di vista storico\, che artistico. \nLa raccolta triestina propone i luoghi simbolo dell’immaginario turistico: Trieste\, le città italiane del Grand Tour\, d’Europa\, dell’Egitto e dell’esotico Oriente\, e persino della Luna. La produzione\, sempre più popolare anche a livello amatoriale\, tuttavia non si limita a raccontare i monumenti e le vedute\, si amplia alla descrizione di tableuax vivants\, scene di genere o ricostruzioni storiche\, con intenti didattici o edificanti\, talvolta anche erotici\, mettendo in posa modelli e comparse. \nTutti insieme costituiscono\, citando lo scienziato\, letterato e grande consumatore di immagini stereoscopiche\, lo statunitense Oliver Wendell Holmes (1809-1894)\, una grande biblioteca fotografica della natura che apre al viaggio\, immergendo lo spettatore in una dimensione sensorialmente avvolgente\, dall’effetto ipnotico e virtuale. \nLe immagini proposte sono principalmente in bianco e nero\, talvolta colorate a mano\, provenienti in gran parte da atelier fotografici attivi in città. \nUna selezione di lastre di Arturo Benussi (1866-1938)\, gentilmente concesse dalla famiglia\, arricchisce l’allestimento estrapolato dal patrimonio comunale. Il fotografo amatoriale triestino di grande talento produce alcune immagini stereoscopiche perlopiù colorate: tratto caratteristico delle stereoscopiche borghesi dei primi del ‘900\, che raccontano Trieste\, il Friuli\, Venezia\, la Dalmazia e la Bosnia. \nOspitata nella Sala Selva\, al piano terra di Palazzo Gopcevich\, la mostra prevede anche uno spazio interattivo dove sarà possibile provare le emozioni della visione stereoscopica. \nApertura da martedì a domenica\ndalle ore 10.00 alle ore 17.00\ningresso gratuito\n\nVisite guidate
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SUMMARY:Mario Magajna / fotograf - fotografo
DESCRIPTION:Qualche giorno fa ricorreva il 100° anniversario della nascita di Mario Magajna (1916-2007)\, grande fotografo triestino. Era da tempo che svariate realtà all’interno della comunità slovena di Trieste sentivano il desiderio di omaggiare questo grande personaggio. Così\, in occasione del centenario della nascita\, lo Slovenski klub\, la Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca nazionale slovena e degli studi\, l’associazione culturale Bubnič Magajna e la Slovenska kulturno-gospodarska zveza – Unione Culturale Economica Slovena hanno unito le forze per ideare il progetto Magajna 100\, realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, con l’appoggio istituzionale del Ministero della Repubblica di Slovenia per gli sloveni nel mondo e con l’aiuto degli sponsor Aurora Viaggi\, vini Parovel\, e della Zadružna kraška banka – Banca di Credito Cooperativo del Carso. Il culmine del progetto\, che include anche una serie di eventi collaterali\, è la mostra Mario Magajna fotografo\, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\, che vuol rendere omaggio a questo grande fotoreporter che ha immortalato mezzo secolo di storia di Trieste. La mostra\, che si terrà al Palazzo Gopcevich (via Rossini 4\, Trieste)\, verrà inaugurata il 21 ottobre alle ore 18.00 e sarà visitabile fino il 4 dicembre tutti i giorni lavorativi (tranne i lunedì) e festivi dalle 10.00 alle 19.00.\nNon è un’esagerazione sostenere che Mario Magajna abbia dedicato la propria vita alla fotografia: lo testimonia infatti il vastissimo archivio di ben 300.000 negativi\, oggi custodito dalla Sezione di storia ed etnografia della Biblioteca nazionale slovena e degli studi. Questo archivio fotografico è frutto dell’instancabile lavoro di Magajna che dal 1946 al 1982 è stato il fotoreporter del Primorski dnevnik\, quotidiano in lingua slovena\, ma ha continuato a collaborarci fino al 1993. L’obiettivo di Magajna nel corso degli anni ha catturato numerosissimi eventi a Trieste e nei suoi dintorni\, e non solo quelli riguardanti la comunità slovena. Certo\, i suoi scatti hanno contribuito fondamentalmente alla costruzione dell’immaginario collettivo di questa comunità: «La sua Trieste è diventata la Trieste di tutti noi»\, come sostiene lo storico Gorazd Bajc in un testo sul fotografo. Ma è anche vero che una gran parte della cittadinanza triestina ancora non è a conoscenza della vastissima opera di questo fotografo e lo scopo di questa mostra\, oltre ad omaggiarlo\, è presentarlo avvicinandolo a tutte le comunità cittadine.\nOltre a questi scatti\, realizzati in un contesto locale (prevalentemente a Trieste\, Gorizia e in Benecia)\, ma non per questo di carattere meno universale\, ci sono quelli che Magajna ha effettuato durante i suoi numerosi viaggi in giro per il mondo\, nel Nord Europa\, in Africa o in Australia\, altro fiore all’occhiello del suo patrimonio fotografico. Non mancavano poi i reportage che scriveva al ritorno\, altra preziosa testimonianza\, in quanto riportavano notizie da terre e tradizioni lontane.\n«Di ogni fotografia che scatto so che entrerà a far parte della Storia. È molto più che scrivere un semplice articolo. È qualcosa di vivo\, che affascina l’uomo.» \nMario Magajna  \n \nMa c’è dell’altro: i ritratti di personaggi famosi\, siano questi celebri statisti o attrici e cantanti. Sfogliando l’archivio di Magajna troveremo scatti del presidente egiziano Nasser e del primo ministro indiano Nehru\, del principe cambogiano Sihanouk e del re Baldovino. Ci sono inoltre svariate fotografie di Tito e di sua moglie Jovanka\, legate a interessanti aneddoti\, e di diversi presidenti italiani. E poi Josephine Baker\, Silvana Mangano\, Claudia Cardinale\, Wanda Osiris\, citando giusto qualche nome. Commentando le foto che aveva scattato in Francia disse: «Potrei mostrarvi le foto di Parigi\, ma non vorrei sconvolgervi con i vestitini microscopici indossati da certe icone di bellezza.» Erano altri tempi\, e Magajna era un galantuomo.
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SUMMARY:Artefatto
DESCRIPTION:Rassegna artistica giovanile internazionale organizzata dal  Comune di Trieste\, aperta ai giovani di tutti i Paesi dai 18 ai 30 anni e\, senza limiti\, a tutte le possibili tecniche e forme espressive delle arti visive (pittura\, fotografia\, scultura\, video\, animazioni\, installazioni interattive). \nSorta in una dimensione inizialmente solo locale\, dall’iniziativa dei PAG (Poli di Aggregazione Giovanile) dell’Area Educazione Università\, Ricerca\, Cultura e Sport del Comune\, la manifestazione – come è stato osservato oggi in sede di presentazione\, alla presenza tra gli altri degli Assessori municipali all’Educazione e alla Cultura – si è via via fortemente sviluppata\, nel corso degli anni\, crescendo di importanza\, qualità e notorietà\, prima a livello nazionale\, quindi\, a tutti gli effetti\, internazionale.\nNon è per un caso dunque se “Artefatto 2016” è riuscita stavolta ad attrarre verso Trieste l’attenzione di ben 132 giovani desiderosi di mettersi artisticamente “in gioco”\, inviando allo scopo le loro opere che sono state poi vagliate da una qualificata giuria (composta da Aurora Fonda\, della AplusA Gallery di Venezia\, quale presidente\, e da Giuliana Carbi di Trieste Contemporanea\, Marcello Monaldi docente di Estetica al nostro Ateneo\, Giovanni Spanu e Mattia Campo dall’Orto).     \n40 sono stati alla fine gli artisti\, in maggioranza italiani ma anche francesi\, greci\, sloveni\, croati e cinesi – con età media di 26 anni\, 18 l’età della più giovane -\, i quali sono stati selezionati tra coloro che meglio hanno saputo cogliere e interpretare il tema proposto per l’edizione di quest’anno\, ovvero “It’s me”; tema che è sorto dall’esigenza di una riflessione attorno all’attuale fenomeno dei “selfie” che gli organizzatori hanno in questi termini “agganciato” ad “Artefatto 2016”: “Nel 2013 il termine “selfie” entra nell’Oxford Dictionary\, che elegge questo neologismo parola dell’anno. Mentre scriviamo\, milioni di self-portrait vengono pubblicati attraverso media digitali: un riflesso della nostra ormai “naturale” condizione di essere connessi attraverso interfacce social. “It’s me” ha invitato i giovani artisti a indagare in termini più generali la necessità dell’uomo di presentarsi all’esterno\, di auto-rappresentarsi e di relazionarsi con gli altri in epoca contemporanea.“\n    E’ interessante osservare come i giovani artisti selezionati\, oltre all’esposizione delle loro opere alla Sala “Selva” del Gopcevic\, guadagneranno\, invece del “classico” premio in denaro\, alcune altre opportunità forse ancor più interessanti e appaganti: l’ospitalità a Trieste per due giorni in occasione dell’evento inaugurale\, nonché la possibilità di presentare i loro portfolio ai curatori dei quattro spazi d’arte della città (Cizerouno\, DoubleRoom\, Econtemporary e Trart) che sceglieranno coloro che\, dal 9 al 14 settembre\, potranno allestire una loro “personale” nella significativa e professionalizzante appendice del progetto intitolata “Artefatto_zoom”. \n    E a tale proposito va anche detto che\, seguendo un “format” d’altronde già collaudato con successo da “Artefatto” nel corso di questi anni\, oltre alla mostra collettiva internazionale che è il fulcro della manifestazione\, vi saranno anche in questa 11° edizione numerose manifestazioni collaterali con tante novità riguardanti\, accanto alle arti visive\, la musica\, vari workshop\, occasioni di incontro\, formazione e informazione\, seguendo un articolato programma che è frutto di un ampio lavoro di rete e di collaborazioni tra istituzioni formative\, realtà culturali\, associative e giovanili. Proprio in tal senso va ricordato che “Artefatto 2016”\, oltre al patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale\, dell’Università degli Studi di Trieste e del Conservatorio di Musica “Tartini” e alla “storica” associazione ai circuiti della BJCEM (Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée) e del GAI (Giovani Artisti Italiani)\, ha la collaborazione della “Casa dell’Arte” di Trieste e la partecipazione dell’Azienda Sanitaria\, del Liceo Classico Linguistico “Petrarca”\, dell’Accademia del Fumetto di Trieste e di BloopersLab\, nonché il supporto di diversi media partner    \n(Collaab\, Discover Trieste\, Radioincorso.it\, TriesteSocial) e di realtà quali la Libreria Lovat e la Libreria e Antico Caffè San Marco.\n    Tutto ciò ha permesso l’introduzione – come detto – di molte novità\, tra le quali va citato – come ha ricordato la direttrice del Servizio Biblioteche\, Istruzione e Politiche Giovanili del Comune Bianca Cuderi – il workshop “Siiiiirene comics: rumori e suoni dell’Ulisse di Joyce” ideato insieme al Museo Joyce Museum e all’Accademia del Fumetto: un invito rivolto ai giovani creativi per realizzare delle illustrazioni che prendano spunto dalle onomatopee tratte dall’11° capitolo dell’Ulisse (“Sirene”\, appunto) in vista del prossimo Bloomsday\, quando i lavori migliori saranno esposti in una mostra diffusa. Il workshop (gratuito) si svolgerà alla Libreria Lovat di viale XX Settembre 20\, nei due sabati del 21 e 28 maggio (per iscrizioni vedi programma).  \n    Inoltre – come ha sottolineato il conservatore del  Civico Museo Teatrale Stefano Bianchi – la collaborazione tra “Artefatto” e il Conservatorio di Musica “Tartini” si rinnova quest’anno con la partecipazione all’evento inaugurale dell’Orchestra Jazz 4.0 dello stesso “Tartini” diretta dal professor Giovanni Maier e si arricchisce altresì di un importante progetto curato dalla Scuola di Musica e Nuove Tecnologie\, supportato dallo “Schmidl”: “Teapot Graffiti” sarà infatti una particolarissima video-installazione multimediale di Adriano Castaldini (studente del Conservatorio selezionato dal prof. Paolo Pachini)\, in cui i suoni degli strumenti meccanici del Museo Teatrale\, campionati per l’occasione\, interagiranno con una serie di immagini grazie alle nuove tecnologie. \n    Altri appuntamenti “collaterali” importanti saranno una serie di speciali visite guidate nell’ambito del programma “Le stanze della musica”\, quando ancora lo “Schmidl” proporrà un attraente approfondimento su “Piani a cilindro\, autopiani e scatole sonore” con esecuzioni dal vivo che sveleranno tutti i segreti degli strumenti meccanici della collezione museale di Palazzo Gopcevic. \n    Uno specifico spazio informativo sarà riservato inoltre a Overnight\, Androna Giovani e progetto Afrodite in tema di promozione della salute e prevenzione\, a cura dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste.  \n    Da evidenziare ancora – e lo hanno fatto con viva soddisfazione i due Amministratori comunali presenti e una docente del “Petrarca” oggi intervenuta – come\, oltre al forte radicamento\, continuità e livello qualitativo che “Artefatto” ha saputo “conquistarsi” nel corso degli anni\, anche rispetto ad altre manifestazioni\, grazie all’impegno del personale comunale che ne è il primo promotore\, sia altresì molto significativa e interessante la specifica collaborazione per questo evento che il PAG e il Museo “Schmidl” hanno intessuto con il Liceo Classico Linguistico “Petrarca” che dal 26 aprile al 20 maggio ha “messo in campo” 32 dei suoi studenti i quali\, con un “progetto di alternanza Scuola/Lavoro” (ai sensi della Legge 107/2015) sono proficuamente già intervenuti nel concreto supporto alle strutture e al personale comunale per la materiale organizzazione di “Artefatto 2016” e lo faranno anche nei prossimi giorni collaborando alla conduzione delle speciali visite guidate “We’re4it’sme” espressamente rivolte agli studenti degli altri istituti superiori cittadini. \n    Da sottolineare infine – lo ha ricordato in chiusura la responsabile dei “progetti di rete” dell’Area Educazione Donatella Rocco – che il Comune di Trieste\, per sottolineare l’importanza di questo progetto espressamente dedicato ai giovani\, ha stabilito l’INGRESSO GRATUITO al Civico Museo d’Arte Moderna “Revoltella” e al Civico Museo Teatrale “Schmidl” PER TUTTI I GIOVANI FINO AI 25 ANNI per tutta la durata della manifestazione.  \n    Intervento finale dell’organizzatrice del programma “fisico” della manifestazione\, Susan Petri\, anch’essa dell’Area Educazione del Comune\, che ne ha illustrato tutti i dettagli nonché  le informazioni per iscriversi a workshop e visite (vedi qui di seguito oppure sui siti www.retecivica.trieste.it e www.artefatto.info; posta: questions@artefatto.info). \nArtefatto 2016 “It’s me” – Giovani artisti in mostra\nPROGRAMMA  \nInaugurazione \nPalazzo Gopcevic\, via Rossini 4 \nvenerdì 13 maggio \nore 18 – 21 \nOrchestra Laboratorio 4.0_Scuola di Jazz del Conservatorio “Tartini” con Roberto Mikuljan_tromba\, Giorgio Giacobbi_sax tenore\, Efrem Scacco\, Bruno Muzzin\, Piero Iuretig_chitarra elettrica\, Simone Lanzi_contrabbasso\, Camilla Collet_batteria. \nUna selezione di arrangiamenti\, curati dall’Orchestra Laboratorio 4.0 celebra gli anniversari della pubblicazione di alcuni album di famosi interpreti della musica jazz contaminandoli con il pop\, il rock\, la musica etnica e contemporanea. \nTeapot Graffiti_Scuola di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “Tartini“\, video installazione multimediale di Adriano Castaldini.\nIl fascino degli strumenti meccanici della collezione del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e la loro interazione con le nuove tecnologie in un’installazione multimediale attiva per tutta la durata di Artefatto. \n#itsmecorner \nun set fotografico interattivo che ha come protagonisti l’hashtag e il pubblico. \n#pianolibero \ndalle ore 20 il pianoforte della Sala “Bazlen” è a disposizione di chi vuole far sentire la “propria” musica.\n#informarsiperamarsi \npromozione della salute e prevenzione nello spazio informativo di Overnight\, Androna Giovani e Progetto Afrodite a cura dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste. \nArtefatto_zoom (riservato agli artisti selezionati)\nLibreria e Antico Caffè San Marco\, via Battisti 18 \nsabato 14 maggio \nore 10 – 13 e 15 – 18 \ncon Cizerouno_Massimiliano Schiozzi\, DoubleRoom_Massimo Premuda\, EContemporary_Elena Cantori\, trart_Federica Luser\, Claudia Cervo \nWe’re4it’sme\, ovvero visite guidate giovani per i giovani \nSala “Selva” di Palazzo Gopcevic\, via Rossini\, 4 \nmartedì 17 – mercoledì 18 – venerdì 20 maggio \nore 10 – 11 e 11.30 – 12.30 \nNell’ambito del progetto di Alternanza Scuola/Lavoro (L.107/15) con il Liceo Classico Linguistico “Petrarca”. \nInfo e prenotazioni: tel. 040-348.5818 (dalle ore 15 alle 19) \nLE STANZE DELLA MUSICA_piani a cilindro\, autopiani e scatole sonore \nCivico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”\, via Rossini 4 \ngiovedì 19 maggio \nore 11\, visita dedicata alle scuole (info e prenotazioni: tel. 040-675.4072\, ore 10 – 13);\nore 17.30\, visita aperta a tutti.\nUna speciale visita guidata con esecuzioni dal vivo per svelare ogni segreto degli strumenti meccanici della collezione del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. \nSIIIIIRENE COMICS_rumori e suoni dell’Ulisse di Joyce \nLibreria Lovat\, Viale XX Settembre 20 \nsabato 21 e 28 maggio \nore 10 – 13 e 14 – 17 \nWorkshop gratuito aperto a tutti i creativi under 31. In collaborazione con il Museo Joyce Museum e con l’Accademia del Fumetto di Trieste \nInfo e iscrizioni: tel. 040-348.5818 (dalle ore 15 alle 19) o 334-8136870
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