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SUMMARY:TELECALI MACOYPSO - Andy Prisney
DESCRIPTION:Andy Prisney e James Joyce uniti dal Bloomsday\, in mostra a Trieste. Telemaco e Calypso\, Bloom e Molly\, anagrammati in illustrazioni e grafiche\, invadono gli spazi della sala Veruda. Raffigurare i capitoli 1 e 4 dell’Ulisse di Joyce: una sfida impossibile\, che si vince solo disegnandola!\nAndy Prisney esiste più nei social che nella vita reale\, è una matita digitale nascosta dietro un segno. Ogni giorno pubblica le sue “vertical pics” intingendo la sua penna digitale nella realtà e nella sua fantasia.
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SUMMARY:Mosaicamente: Omaggio al Genio\, Leonardo da Vinci
DESCRIPTION:Dal 20 maggio fino al 6 giugno\, nella Sala U. Veruda di Palazzo Costanzi\, sarà allestita una mostra di mosaici dedicata al Genio Leonardo da Vinci organizzata dalla Fondazione Bambini e Autismo Onlus con il Comune di Trieste.\n	Da circa un anno Fondazione Bambini e Autismo ONLUS e Comune di Trieste volevano organizzare la mostra di mosaici dedicata al Genio di Leonardo da Vinci ma la pandemia non lo ha permesso. Ora\, seppur con molte restrizioni\, è possibile. Dal 20 maggio fino al 6 giugno si potrà visitare la mostra\, nella sala U. Veruda\, nelle immediate vicinanze di Piazza dell’Unità d’Italia. Causa covid non si potrà fare alcuna inaugurazione\, quindi la mostra partirà alle ore 10 di giovedì 20 maggio un po’ in sordina.\n	Le opere sono state realizzate presso l’Officina dell’Arte di Pordenone\, il Centro regionale per persone con autismo adulte che\, fra i suoi laboratori\, ha quello di mosaico professionale. I mosaici dell’Officina sono già stati esposti a Trieste con grande successo di visitatori negli anni passati. L’ultima mostra fu quella\, sempre in Sala U. Veruda\, dedicata a Gustav Klimt nel 2019.\n	Non potendo presentare l’esposizione ma allo stesso tempo volendo dare alcune indicazioni al visitatore si può dire che all’Officina si è tentato di fare una sintesi del lavoro Leonardesco dividendolo per settori e reinterpretando in maniera assai originale alcune opere del Genio. Sono stati presi in considerazione ad esempio i disegni\, che costituiscono una grande mole del lavoro dell’artista; sono stati realizzati attraverso l’uso di chiodi e viti\, materiali che hanno avuto la forza di reinterpretare i volti dei disegni di Leonardo attraverso un gioco di luci e posizionamenti. Di alcune opere del maestro\, molto note\, sono stati poi ripensati i particolari che hanno destato interesse nei nostri speciali artisti. Vi è anche una piccola sezione dedicata alle macchine che Leonardo inventò e che sono state reinterpretate tridimensionalmente a mosaico. Vi è poi una sezione pop art\, ovvero le opere Leonardesche rivisitate da artisti come Andy Warhol e ripensate a mosaico. Tra queste ultime opere è parso interessante agli organizzatori introdurre anche i “falsi” attribuiti a Leonardo come ad esempio la bicicletta\, falsi che comunque attestano come il mito del genio sia talmente radicato da far credere a molti che la biciletta sia stata una sua invenzione.  \n	La mostra sarà aperta fino al 6 giugno 2021\, con orario da lunedì a venerdì 10-13 / 17-20. Causa Covid\, possono entrare contemporaneamente 6 persone alla volta. Il sabato e la domenica visite su prenotazione telefonando allo 3497440779 con almeno un giorno di anticipo. Ingresso libero.
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SUMMARY:33 Premio Lilian Caraian per le Arti Figurative
DESCRIPTION:Il “XXXIII Concorso per le Arti Figurative” della Fondazione ‘Lilian Caraian’ di Trieste terrà la mostra dei lavori pervenuti presso la Sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi di piazza Piccola 2\, concessa dal Comune di Trieste\, dal 7 al 15 maggio 2021.\nPartecipano trenta artisti con opere che rispecchiano le diverse tendenze dell’arte attuale. \nSono previsti tre premi e giovedì 6 alle ore 17\, giorno di apertura della mostra\, verranno consegnati i premi ai tre vincitori (senza la presenza di pubblico nel rispetto delle disposizioni anti-Covid). \nIl Concorso\, si avvale del sostegno del Comune di Trieste\, della Fondazione Kathleen Casali e del Soroptimist International Club di Trieste. \nLa Fondazione “Caraian”\, sorta nel 1984\, organizza ogni anno concorsi per volontà testamentaria dell’artista triestina Lilian Caraian per premiare giovani artisti della Regione nel campo della Musica e delle Arti figurative. \nLa mostra sarà aperta fino al 15 maggio 2021\, con orario da lunedì a venerdì 10_13 / 17_20\, sabato e festivi su prenotazione: 3470689296 o fondazionecaraian@virgilio.it.
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SUMMARY:Bora vs Scirocco
DESCRIPTION:In Bora vs Scirocco Giulia Crimaldi presenta una cinquantina di opere che racchiudono non solo i luoghi dove vive e ama stare\, ma soprattutto le sue due anime. Quella ombrosa e riservata che racchiude in alcuni splendidi dipinti di antiche e storiche botteghe e quella solare e vivace delle sue origini siciliane\, liberata nei cieli azzurri e nell’opulenza di alcuni oggetti.\nIl percorso che ha scelto non è dei più facili\, anzi. \nLa scelta del figurativo e della natura morta in particolare\, la mette continuamente alla prova sia con se stessa che con la realtà. Osserva gli oggetti\, interviene su di essi e modifica dei dettagli nel tentativo di stupire e di stupirsi. Per questo mette in posa la natura: dipinge fiori\, frutta\, pesci\, libri\, ritratti\, ambienti\, senza alcun ordine gerarchico\, ne cattura particolari e dettagli\, anche quelli che normalmente non notiamo\, rendendoli visibili. \nIl suo è un lavoro paziente e solitario concentrato sull’arte di dipingere. La cura del dettaglio e della composizione\, la naturalezza della pennellata sottolineano la padronanza della tecnica pittorica\, che è sicuramente un dono\, ma anche tanto studio\, ricerca e lavoro. Giulia Crimaldi domina il mezzo pittorico con rara padronanza: il segno è preciso\, la pennellata decisa\, il colore vivo. Ogni singolo oggetto che sia un frutto\, un fiore\, una brocca è definito con attenzione e precisione certosina. La luce\, soprattutto nelle nature morte colpisce i soggetti allontanandoli dal fondo quasi sempre nero. L’amore per i colori saturi e caldi\, per la luce forte e avvolgente instilla nelle forme descritte quel particolare senso di vitalità che ci incanta. \nLa capienza massima della sala espositiva è di 7 persone.  \nLa mostra sarà aperta fino al 12 marzo 2021\, con orario da lunedì a venerdì 10_13 / 16_19. Con cortese preghiera di pubblicazione / diffusione.
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SUMMARY:Chromantic: presentazione mostra e premiazione a Trieste Photo Days 2020 - SOSPESO DAL 6 NOVEMBRE FINO AL 3 DICEMBRE
DESCRIPTION:Venerdì 23 ottobre 2020 alle 19 presso la Sala Xenia\, il critico d’arte Sandro Parmiggiani\, che ha curato l’introduzione del volume Chromantic\, presenterà il progetto assieme all’art director del Trieste Photo Days Angelo Cucchetto. Interverrà anche il fotografo ceco Miloš Nejezchleb\, ospite speciale del volume e della mostra.\nVerranno inoltre premiati il Miglior Autore e le Menzioni d’onore scelte dallo staff di Exhibit Around tra i 169 fotografi selezionati per il progetto. \nLanciato dall’associazione culturale dotART tramite la propria piattaforma Exhibit Around\, Chromantic nasce come ambizioso tributo collettivo ad Alex Webb\, pioniere della fotografia a colori in grado di spaziare dalla fotografia urbana al reportage giornalistico. \nUn progetto corposo\, unico nel suo genere\, che si compone di un prestigioso volume fotografico e di una mostra collettiva internazionale di fotografie e progetti fotografici rigorosamente a colori\, che utilizzano la luce in maniera artistica e originale\, donando vita agli elementi cromatici e trasformando il colore in un linguaggio autoriale in grado di raccontare la realtà contemporanea. \nSono coinvolti 169 autori da tutto il mondo\, selezionati tra gli oltre 430 che si sono candidati all’open call lanciata da Exhibit Around nel dicembre del 2019\, che ha raccolto oltre 4100 foto e 210 portfolio. \nUno straordinario omaggio a Alex Webb che raggiunge il proprio apice ad ottobre 2020 in occasione del Festival Trieste Photo Days con la presentazione ufficiale del volume\, a cui ha collaborato il critico Sandro Parmiggiani\, e della mostra collettiva “Chromantic. Tributo ad Alex Webb”\, coorganizzata con il Comune di Trieste\, nella Sala “U. Veruda” di piazza Piccola 2\, con oltre 150 foto.\nv \n    Mostra aperta da venerdì 23 ottobre a domenica 08 novembre 2020 \n    Sede: Sala “U. Veruda”\, piazza Piccola 2 Trieste \n    Orario apertura mostra: 23-24-25 ottobre 2020: 10_13 / 15_20. Fino all’8 novembre: 10_13 / 17_20. \n    Presentazione e cerimonia di premiazione: Venerdì 23 ottobre 2020 alle 19 / Sala Xenia\, Trieste
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SUMMARY:The Beautiful Life
DESCRIPTION:Martedì 29 settembre 2020 alle ore 17 verrà aperta al pubblico verrà aperta al pubblico la mostra fotografica “The beautiful life” \, promossa dalla Coop. Soc. “Trieste Integrazione” a m. Anffas e realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste.\nLa Cooperativa Sociale Trieste Integrazione a marchio Anffas Onlus in collaborazione con il Comune di Trieste presenta al pubblico cittadino la mostra “ The Beautiful Life”: più di trenta intense fotografie raffiguranti le persone che frequentano il Centro di via Cesare Cantù 45. \nGli scatti nascono da un progetto del 2018 di Patrizia Clementi\, Stefania Span e Sabrina Zafferini; le educatrici proponevano l’uso della fotografia come presa di conoscenza di sé: come strumento di scoperta\, consapevolezza e riconoscimento degli stati emotivi\, come strumento per riconoscere l’essere adulto delle persone con disabilità nella propria unicità e nel rapporto con il mondo. \nA realizzare questi scatti Massimo Tommasini\, fotografo poliedrico che in passato si è cimentato in reportage di realtà complesse come i richiedenti asilo a Trieste o a Idomeni (Grecia) nel 2016\, ma anche come fotografo ufficiale della mostra del Cinema di Venezia dal 2012 e come fotografo di scena e backstage del film “Non odiare” di Mauro Mancini con Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco girato a Trieste. Alcuni dei suoi scatti sono stati esposti alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma. \nDa questi presupposti sono nate delle immagini potenti\, di ragazzi e ragazze\, di uomini e donne che esprimono tutta la loro gioia di vivere\, il desiderio di realizzare le loro passioni\, le difficoltà del quotidiano che accettano di superare con l’apprendimento continuo\, i momenti di tristezza che conosciamo tutti. \nLe splendide stampe sono state realizzate da Cherinfoto che ha anche ospitato i modelli e le modelle per le foto in studio. \nIl risultato è una personale dove i soggetti sono anche autori e dove l’autore\, Massimo Tommasini\, ha colto e dato luce a emozioni profonde ed a gesti quotidiani con grande sensibilità e professionalità. \nUna mostra da vedere\, sentire\, portare dentro e a cui ripensare. \n“The Beautiful Life” sarà visitabile presso la Sala Umberto Veruda dal 30 settembre al 18 ottobre 2020 dal lunedì alla domenica con orario 10-13 e 17-20.
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SUMMARY:Sguardi capovolti. Quando l'incontro rovescia i punti di vista
DESCRIPTION:Il progetto espositivo di Medici con l’Africa Cuamm rielabora il grande archivio storico dell’organizzazione\, raccolto in 70 anni di attività e presenza in Africa.\nVenerdì 11 settembre 2020 alle ore 10 verrà aperta al pubblico la mostra fotografica “Sguardi capovolti. Quando l’incontro rovescia i punti di vista” tratta dall’archivio storico di Medici con l’Africa Cuamm: un viaggio nelle relazioni umane e nell’incontro con l’altro\, promossa da Medici con l’Africa Cuamm e realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste.\nUn viaggio attraverso foto e racconti di medici che nel corso della lunga e affascinante avventura di Medici con l’Africa Cuamm hanno messo al centro del loro impegno l’incontro e la cura dell’altro\, scoprendo che proprio dall’incontro si creano legami forti e indissolubili\, che cambiano le persone e la storia. \nPunto di vista privilegiato è quello dei bambini: al centro di numerosi scatti\, figli di operatori Cuamm e bambini africani\, che con la forza di un sorriso e la semplicità del gioco sanno andare oltre tutte le barriere e le fatiche degli adulti.\nLa mostra ad ingresso libero\,sarà aperta fino a sabato 19 settembre\, con orario feriale e festivo 10_13 / 17_20. \nMEDICI CON L’AFRICA CUAMM  \nNata nel 1950\, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo\, intervenendo con questo approccio\, anche in situazioni di emergenza\, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti. Oggi Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in 8 paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola\, Etiopia\, Mozambico\, Repubblica Centrafricana\, Sierra Leone\, Sud Sudan\, Tanzania\, Uganda) con circa 3.000 operatori sia europei che africani; appoggia 23 ospedali\, 64 distretti (per attività di sanità pubblica\, assistenza materno-infantile\, lotta all’Aids\, tubercolosi e malaria\, formazione)\, 3 scuole infermieri e 1 università (in Mozambico).
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SUMMARY:Naturografie\, un dialogo tra arte\, natura e uomo
DESCRIPTION:Sabato 15 agosto 2020 alle ore 19 nella Sala U. Veruda di Palazzo Costanzi\, Piazza Piccola\, 2 a Trieste verrà aperta al pubblico la mostra “Naturografie\, un dialogo tra arte\, natura e uomo” di Roberto Ghezzi\, evento inserito ufficialmente nella programmazione culturale di ESOF2020 (Trieste città europea della scienza 2020). \nLa mostra è il tassello finale di un progetto artistico e scientifico iniziato a luglio 2019 il cui fine è quello di unire idealmente l’arco geografico costiero dell’alto Adriatico attraverso l’arte e le sue peculiarità geoambientali. \nL’artista Roberto Ghezzi\, insieme ai curatori Elena Cantori\, Monica Mazzolini e Massimiliano Schiozzi\, dopo aver individuato numerosi luoghi in Friuli Venezia Giulia\, Slovenia e Croazia appositamente selezionati considerandone le caratteristiche estetiche\, fisiche\, chimiche e biologiche (flora e fauna)\, ha realizzato le installazioni per la creazione di Naturografie\, originali opere d’arte di sua invenzione mediante le quali uomo e ambiente entrano in profonda e continua connessione. \nIn questo processo creativo Roberto Ghezzi agisce scegliendo il luogo dell’installazione\, il materiale del supporto e il tempo della creazione\, lasciando alla Natura stessa il completamento dell’opera. Nascono così\, dalla mano degli elementi e dalla mente dell’uomo\, le Naturografie: opere che non rappresentano più il paesaggio\, ma lo sono. \nLe installazioni sono state realizzate grazie alla coorganizzazione con il Comune di Trieste in un tratto di Rio Farneto nel parco del Cacciatore\, quindi nel meraviglioso contesto della riserva naturale Val Rosandra con il patrocinio del Comune di San Dorligo della Valle (Trieste) ed in una zona antropomorfa del canale navigabile della zona industriale di Trieste grazie alla collaborazione della ditta Euronautica 2000 srl e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. \nA queste installazioni si aggiungono quelle realizzate nelle riserve naturali di Isola della Cona in collaborazione con il Comune di Staranzano (Gorizia) e di Canal Novo in collaborazione con il Comune di Marano Lagunare (Udine). \nUlteriori installazioni sono state create nel canale Anfora di Aquileia (Gorizia) grazie alla collaborazione del Comune dell’omonima cittadina\, nella riserva naturale di Capodistria “Val Stagnon” in Slovenia e nella riserva naturale alle foci del fiume Quieto in collaborazione con il Comune di Novigrad in Croazia. \nUn sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno creduto nel progetto ed in particolare agli sponsors che hanno fatto sì che si realizzasse: Fondazione Casali\, AcegaApsAmga e ai partners del progetto Kallipolis e Spazio Legno di Trieste. \nLa mostra sarà visitabile sino all’8 settembre 2020 \nOrario: tutti i giorni 10_13 / 17_20
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SUMMARY:Vedrai colori che son contenti. Elisa Vladilo. Interventi ambientali 1995-2019
DESCRIPTION:Prorogata fino a mercoledì 4 marzo\nInaugura venerdì 7 febbraio alle ore 18 presso la Sala Veruda di Palazzo Costanzi la mostra personale dell’artista triestina Elisa Vladilo intitolata Vedrai colori che son contenti. Elisa Vladilo. Interventi ambientali 1995-2019 e promossa da Trieste Contemporanea e realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste e con il supporto della Fondazione Kathleen Foreman Casali. A cura di Alessandra Pioselli\, l’esposizione propone per la prima volta un percorso dedicato ai venticinque anni di lavoro artistico di Elisa Vladilo\, attraverso una selezione dei progetti realizzati in luoghi pubblici e ambienti naturali in Italia\, Austria\, Croazia\, Slovenia\, Gran Bretagna e Mongolia\, dal 1995 al 2019. Temporanei o permanenti\, gli interventi dell’artista triestina Elisa Vladilo sono presentati con fotografie\, video e disegni progettuali\, appunti. \nIl colore costituisce fin dagli esordi il segno distintivo della ricerca di Elisa Vladilo che dalla metà degli anni Novanta interviene nel paesaggio\, in spazi urbani e ambienti interni. Privilegiando il colore puro e tonalità accese di rosa\, giallo\, arancio\, verde e azzurro\, l’artista ha definito una personale gamma cromatica per alterare o enfatizzare le qualità e i significati dello spazio\, modificandone la percezione e l’uso. Realizzati con pittura lavabile o materiali morbidi come il feltro (ad es. The Melting Tower\, Villach\, Austria\, 2012)\, gli interventi di Elisa Vladilo occupano\, modificano\, si sovrappongono\, nascondono o sottolineano elementi architettonici\, spaziali e naturali\, diventando matrice d’inedite sollecitazioni sensoriali e relazionali. Investono l’intero corpo oltre che la vista\, il tatto e l’udito\, talvolta integrando i progetti con un elemento sonoro (ad es. Summertime\, Trieste 2010 o The Sound of Colors\, Celje\, Slovenia 2010). \nI colori di Elisa Vladilo introducono negli spazi naturali e urbani momenti di sospensione giocosa\, anche fiabesca\, aggiungendo sfumature emotive e immaginative che ne riscrivono le funzioni ordinarie. I colori vibranti assicurano allo spazio un inedito potenziale comunicativo\, attraverso una grammatica del colore d’immediata comprensione\, all’apparenza basica e essenziale. Per l’artista il colore solare\, portatore di vitalità\, possiede una potenzialità sociale. Gli interventi cromatici di Elisa Vladilo spesso riscrivono la tessitura urbana creando temporanei luoghi ospitali\, di sosta\, incontro e relazione (ad es. My Favourite Place\, Trieste 2007; DOTCOMmunity\, Trieste 2015; Spazio Linea Superfici\, Trento 2019). \nLa natura collaborativa dei progetti è un aspetto importante del percorso di Elisa Vladilo che ha spesso reso complici persone e abitanti nel processo di appropriazione immaginifica dei luoghi (ad es. Prendo il paesaggio e lo porto con me\, Nervesa della Battaglia\, 2011; Nel blu dipinto di blu\, Trieste\, 2013; Melting Street\, Pola\, Croazia\, 2013)\, giungendo con Rima d’origine (Trieste 2013\, Cambridge\, 2014) a mettere in gioco il tema della cittadinanza culturale. Nel corso della sua pluriennale attività l’artista si è confrontata con una grande varietà di luoghi e di persone che sono da considerarsi una componente attiva e centrale del suo lavoro. Attraverso lo studio del rapporto tra spazio\, corpo e colore\, Elisa Vladilo riflette sul destino degli spazi comuni\, la loro identità\, gli usi e le relazioni. \nElisa Vladilo si diploma all’Istituto Statale d’Arte Nordio di Trieste\, seguono poi gli studi di scenografia all’Accademia di Brera e all’Accademia di Venezia. Lavora nel campo della scenografia\, della grafica e dell’architettura fino al 1989\, quando inizia la sua carriera artistica. Viene selezionata per la mostra Whitechapel Open nel 1998\, nello stesso anno ottiene la borsa di studio della Pollock – Krasner Foundation di New York\, nel 2000 vince una residenza d’artista a Berlino assegnata all’interno di un progetto europeo di scambio tra Berlino e Londra\, città nella quale lavora e risiede per 3 anni (1997-2000). \nAlessandra Pioselli è direttore dell’Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo dal 2010. Insegna Storia dell’arte contemporanea presso la stessa Accademia e Arte pubblica al Master in economia e management dell’arte e dei beni culturali del Sole24Ore (Milano). È\, inoltre\, critico d’arte\, curatore e giornalista pubblicista. Collabora con Artforum (New York). Si occupa di ricerca storica e critica in prevalenza attorno a temi e progetti inerenti alla dimensione civica e urbana dell’arte. Nel 2015 ha pubblicato “L’arte nello spazio urbano. L’esperienza italiana dal 1968 a oggi”\, perJohan&Levi\, (e dedica la copertina del volume all’opera di Elisa Vladilo “My favourite place”\, intervento site-specific del 2007 sul Molo Audace). \n\na cura di Alessandra Pioselli \nmostra promossa da Trieste Contemporanea \nin collaborazione con il Comune di Trieste \ncon il supporto della Fondazione Kathleen Foreman Casali \ncon il supporto della Banca Generali Claudio Stagni Private Banker \ncon l’adesione della Casa dell’arte di Trieste \ne la partecipazione di Sandtex \norario: tutti i giorni 10_13 / 17_20 \ningresso libero
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SUMMARY:Trieste è…
DESCRIPTION:a mostra si compone di settantadue immagini suddivise in sei sezioni: «Trieste è… la Città del Mare»\, «Trieste è… la Città dell’Eredità Asburgica»\, «Trieste è… la Città della Cultura»\, «Trieste è… la Città della Memoria e del Ricordo»\, «Trieste è… la Città della Bora»\, «Trieste è… la Città dello Sport».\nAlla mostra hanno fornito il loro apporto ben trentasette fotografi\, che si sono impegnati per quasi due anni in una ricerca iconografica in grado di offrire un’immagine all’altezza dell’indiscutibile fascino e dell’indubbia attrattiva della città di Trieste. \nLe fotografie in esposizione sono il risultato di una selezione operata fra le immagini pubblicate sulla monografia «Trieste è…»\, edita di recente dal “Circolo Fincantieri – Wärtsilä” e inserita nella prestigiosa collana delle monografie della FIAF\, Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. \nLa rassegna rimarrà aperta al pubblico rimarrà aperta al pubbico sino al 2 febbraio 2020 con orario feriale e festivo 10_13 e 17_20.
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SUMMARY:Mosaicamente: Omaggio a Gustav Klimt
DESCRIPTION:Il 20 Dicembre alle ore 18.00 si inaugura presso la sala U. Veruda di Palazzo Costanzi in Piazza Piccola a Trieste la mostra – Mosaicamente: Omaggio a Gustav Klimt – una mostra organizzata dalla Fondazione Bambini e Autismo ONLUS in collaborazione con il Comune di Trieste. L’esposizione riguarda una serie di mosaici ispirati alle opere più famose di Klimt che sono stati realizzati presso il centro regionale per persone con autismo adulte “Officina dell’arte” di Pordenone\, uno dei centri che la Fondazione ha creato per dare continuità alla presa in carico delle persone con autismo anche dopo l’età pediatrica.\nGustav Klimt fu l’animatore di quel movimento artistico noto come “secessione viennese” che a fine ‘800 si staccò dall’Accademia di Belle Arti per dar vita a un’arte che fosse fusione di arti fuori dai canoni accademici del tempo. Klimt era figlio di un orafo e questa dimestichezza con il metallo prezioso si è riverberata sicuramente in molte sue opere che vanno infatti raggruppate nel così detto “periodo aureo”. Oltre a ciò Klimt fece molti viaggi e visite a Ravenna dove rimase colpito dalla fattura dei mosaici. \nGià queste brevi indicazioni ci fanno capire come stretto è stato il legame tra le opere pittoriche dell’artista e l’arte musiva di cui fu un estimatore e che ebbe in lui un forte influsso artistico. \nAll’Officina dell’arte nel laboratorio professionale di mosaico le persone con autismo adulte\, sotto la guida del maestro mosaicista Davide Shaer\, hanno ripensato alcune delle opere di Klimt partendo dalla loro particolare visione del mondo e quindi delle opere figurative che predilige il particolare alla visione d’insieme. Ne è nata una produzione di mosaici in cui la fusione di tessere\, d’oro e non\, ha dato nuova vita alle opere dell’artista austriaco. Non solo: i manufatti raffinati ed eleganti che rappresentano il lavoro collettivo di molti stanno a dimostrare\, inequivocabilmente\, che le persone con autismo se messe nelle giuste condizioni possono esprimere talenti\, molte volte nascosti e trascurati\, che i più non si aspettano da loro. Infine la mostra\, che è composta da mosaici\, è un vero richiamo alla manualità e all’opera paziente di artisti artigiani che in un’epoca votata alla tecnologia e alla produzione seriale ci ricorda e mantiene vivo l’interesse per quei mestieri che hanno reso il nostro Paese famoso e ammirato nel mondo. \nLa mostra è stata realizzata grazie anche al sostegno di Confartigianato Trieste e Fondazione Ernesto Illy. \nSarà visitabile tutti i giorni dal 21 Dicembre al 6 Gennaio 2020 dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00\, nelle giornate del 24 e 31 dicembre solo dalle 10.00 alle 13.00 ;  i giorni 25 dicembre 2019 e 1 gennaio 2020 la mostra rimarrà chiusa. Nel periodo della mostra gli studenti del Liceo Artistico Nordio di Trieste accompagneranno i visitatori nella visione delle opere. Ingresso gratuito. Per info. direzione@officinadell’arte.org tel. 0434 551463. Altre notizie sulla mostra sui canali social della Fondazione Bambini e Autismo ONLUS.
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SUMMARY:HIV e AIDS: stigma e auto-stigma - Più o meno positivi #9
DESCRIPTION:La mostra di arti visive “più o meno positivi #9” si inserisce nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione\, informazione\, prevenzione e lotta alla discriminazione proposte per il 1° dicembre 2019\, Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS. La manifestazione è organizzata dal Dipartimento delle Dipendenze dell’ASUITs\, in coorganizzazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, con il Comune di Trieste e con le Aziende Sanitarie Regionali AAS2\, AAS5 e ASUIUd\, e gode del supporto dell’Azienda Trieste Trasporti. Partner dell’iniziativa sono le cooperative sociali Reset\, La Collina\, Duemilauno Agenzia Sociale\, La Quercia\, Clu\, Amico e l’ALT-Associazione di cittadini e familiari di Trieste per la prevenzione e contrasto alle dipendenze. A cui si aggiungono altri operatori del territorio come Gruppo78\, Arcigay Arcobaleno\, SISM Trieste\, Radio Fragola\, Officina Samos\, HeadMadeLab e l’associazione I Ragazzi della Panchina di Pordenone. \nLa mostra di arti visive “più o meno positivi #9”\, che inaugurerà domenica 1° dicembre alle ore 12 presso la centralissima Sala Veruda di Palazzo Costanzi\, quest’anno propone ben 25 artisti regionali con opere pittoriche di grande formato di Consuelo Rodriguez e Arianna Ellero\, opere su carta di Alessandro Vascotto e Lorenza Misigoi\, e infine delicate opere su stoffe e tessuti di Loretta Cappanera e Serena Bellini. A questi lavori di grande suggestione che declinano molto significativamente il tema proposto quest’anno\, stigma e auto-stigma\, si aggiungono i lavori di due classi\, 5B e 5D\, del Liceo Artistico “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste\, con ben 20 lavori selezionati tramite un bando aperto e realizzati nelle tecniche più diverse all’interno dei laboratori di pittura dei professori Paride Di Stefano e Renzo Grigolon. \nInoltre\, il giorno dell’inaugurazione dalle 17 alle 18.30\, il pubblico avrà la possibilità di poter godere dell’anteprima dell’opera immersiva\, da fruire con visori Virtual Reality\, “Bye Bye Stigma VR” dell’artista multimediale Antonio Giacomin\, basato sul concept di Leo Schenk e Stefan Silvestri\, prodotto da Hello Gorgeous Foundation (Amsterdam) e fluido.it digital experience (Trieste)\, a cui seguirà una discussione sull’esperienza VR con gli studenti del SISM-Segretariato Italiano Studenti in Medicina di Trieste.\nLa grande mostra a Palazzo Costanzi rappresenta il cuore della manifestazione che sarà caratterizzata anche da molti incontri di approfondimento\, come la tavola rotonda sull’utilizzo della PREP di martedì 3 dicembre alle ore 14 presso la Sala Predonzani del Palazzo della Regione FVG\, ed eventi collaterali\, come il concerto di Lorenzo Fragiacomo di sabato 29 novembre alle ore 21 presso il Teatro Miela o la Poetry Slam di martedì 3 dicembre alle ore 20.30 presso Hangar Teatri.
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SUMMARY:13° Salone d'Autunno dell'Arte Triestina
DESCRIPTION:Venerdì 15 novembre alle ore 11 nella Sala U. Veruda (Trieste\, Piazza Piccola\,2 ) si inaugura il 13° Salone d’Autunno dell’Arte Triestina\, evento storicamente organizzato dal Centro Iniziative Culturali Z04\, con la collaborazione del Comune di Trieste e il sostegno delle Fondazioni Casali. La rassegna sarà affiancata (dal 20 al 26 novembre\, presso la Sala Xenia) dalla Settima edizione di Young Art Selection\, una sorta di “Salone satellite” del Salone d’Autunno che propone i lavori di giovanissimi artisti triestini emergenti che si sono pure ispirati al centenario della Bauhaus. \n“La XIIIa edizione del Salone d’Autunno dell’Arte Triestina ritorna quest’anno alla Sala U. Veruda di Palazzo Costanzi – ricorda Franco Rosso\, Presidente di Z04 – dove nel 2007 debuttò per iniziativa del Centro Iniziative Culturali Z04 all’epoca presieduto da Dante Pisani: lo scopo era e rimane tuttora quello di proporre un appuntamento annuale con il meglio del fare arte a Trieste attraverso la pittura e la scultura. E se il Salone si conferma viaggio nella creatività\, dove colori\, stili e plasticità dialogano magicamente\, la 7a edizione di Young Art Selection che tradizionalmente affianca il Salone\, quest’anno si propone più che in passato come platea di sperimentazione creativa dove si cimentano tanti giovanissimi creativi di talento. Dedicata al centenario della Bauhaus\, e grazie anche alla collaborazione avviata con alcuni docenti dell’Istituto Max Fabiani che seguono l’indirizzo di “Grafica destinata alla comunicazione multimediale”\, quest’anno la “sezione giovani” del Salone (presso la Sala Xenia) propone una selezione della giovane espressività creativa di Trieste attraverso la pittura\, i video\, la fotografia\, il design grafico per la cartellonistica. Ne esce un affascinante caleidoscopio espressivo che rivive coerentemente lo spirito che animò la nascita della Bauhaus\, a Weimar nel 1919\, dando vita ad un laboratorio della modernità estetica attraverso la contaminazione della creatività tra design\, tipografia grafica\, tessile e architettura. Non è casuale che in questo contesto espositivo trovi spazio pure una rassegna personale dedicata a Tullio Sila (che ha contribuito attivamente all’affermazione di Z04 )\, protagonista triestino dell’action painting e attivo per oltre cinquant’anni sul fronte della pittura e delle arti applicate con una cifra espressiva che lo inserisce a pieno titolo nella storia della cultura cittadina”. \nEnzo Santese nella sua presentazione critica pubblicata sul catalogo ricorda come “ il Salone ha la capacità di agire sulla forza centripeta della sua proposta aggregante e di riunire in un contesto estremamente sommosso da stili\, vocazioni e talenti\, varie personalità che esprimono la propria isionomia “intellettuale” e artistica sotto diverse latitudini caratteriali e temperature emotive. La Sala Veruda di Palazzo Costanzi si apre a raccogliere le “voci” di coloro che a Trieste\, nell’Isontino e nelle comunità italiane di Slovenia e Croazia si dispongono a un confronto\, a una verifica e\, quando esistono i presupposti della qualità\, all’apprezzamento degli operatori pubblici e privati del settore. La possibilità di avere sott’occhio l’intreccio di segnali indicatori che provengono dalla ricerca artistica pone gli appassionati e addetti nella condizione di valutare\, programmare ed eventualmente inserire consapevolmente le presenze entro i tracciati dei loro programmi. Qui l’obiettivo è facile anche perché la maggior parte dei partecipanti sono inclusi nelle varie edizioni passate del Salone in virtù dei loro significativi esiti artistici; quindi\, per molti l’edizione attuale è il momento di una conferma dei rispettivi trend di lavoro e di riscontro delle successive acquisizioni poetiche. Anche in questa sede non poteva mancare lo sguardo rivolto alle energie più giovani\, quelle che contengono in embrione la possibilità di lievitare verso posizioni di marcato rilievo. A dir il vero alcuni di questi già fanno notare segni sostanziali che lasciano presagire un futuro denso di sollecitanti sorprese. Ebbene\, lo spazio della Sala Xenia risuona delle presenze della settima edizione della Young Art Selection\, che in questa edizione si richiama a una ricorrenza significativa: il centenario del Bauhaus\, la scuola di architettura\, arte e design fondata da Walter Gropius che fu capace di riflessi e influenza in diverse parti del continente; operando dal 1919 a 1933\, dovette chiudere per le volontà del regime nazista. Accogliendo in sé le tensioni autenticamente innovatrici del movimento creativo internazionale (vi insegnarono\, tra gli altri\, Kandinskij; Moholly-Nagy e Klee) si proponeva come istituto formativo e centro ispiratore per esperienze autenticamente innovative con le forme\, i segni\, i materiali\, la concezione stessa dello spazio d’azione. I giovani sono i più disponibili ad aprire nuove vie rispetto al già acquisito e\, d’altro canto\, quelli provenienti dal “Nordio” appartengono a un istituto che nella sua storia annovera diversi innovatori del credo creativo”. \nArtisti partecipanti al 13° Salone d’Autunno dell’arte Triestina: \nCorrado Alzetta\, Akis\, Franca Batich\, Gabry Benci\, Patrizia Bigarella\, Fulvio Bonazza\, Raffaella Busdon\, Alessandro Calligaris\, Vera Cecchi\, Martina Cernetich\, Ennio Cervi\, Paolo Cervi Kervischer\, Claudia Cervo\, Fabiana Chiarelli\, Edoardo Coral\, Pino Corradini\, Massimo de Angelini\, Patrizia Delbello\, Francesco Demundo\, Manuela De Stefani\, Fulvio Dot (Isontino)\, Aldo Famà\, Christian Fermo\, Alessandro Finozzi\, Antonio Freni\, Ciro Gallo\, Paolo Guglielmo Giorio\, Carlo Fritsch\, Renato Manuelli\, Enzo E. Mari\, Giuliana Martinz\, Mauro Martoriati\, Walter Milan\, Patrizia Mikol\, Samanta Pagano\, Bruno Paladin (Croazia)\, Claudio Palcic\, Paolo Polenghi\, Qing Yue\, Lilli Radoeva Destradi\, Claudia Raza\, Alessandra Rossi\, Franco Rosso\, Caroll Rosso Cicogna\, Tullio Sila\, Claudio Sivini\, Adriano Stok\, Roberto Tigelli\, Bruno Tommasini\, Riccardo Tripodi\, Franco Vecchiet\, Villibossi\, Fulvia Zudic (Slovenia).
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SUMMARY:Short Street Stories
DESCRIPTION:Sabato 26 ottobre\, alle 16.30\, nella Sala Umberto Veruda di Piazza Piccola 2\, avrà luogo la presentazione della Grande mostra collettiva internazionale del progetto Short Street Stories presso la Sala “U. Veruda”\, a un passo da Piazza Unità\, Visitabile dal 25 ottobre al 10 novembre 2019. Orari: lunedì-domenica 10-13 / 17-20.	Sono 173 gli autori da tutto il mondo selezionati per questo ambizioso omaggio alla street photography satirica di Martin Parr e Nick Turpin ideato dalla piattaforma Exhibit Around.\n	Short Street Stories segue il successo dei primi due progetti originali di Exhibit Around: Urban & Human Empathy (2017) e Flowing City (2018)\, che riunivano rispettivamente 49 e 69 fotografi da tutto il mondo.\n	Ideato dall’associazione culturale dotART\, nell’ambito di Trieste Photo Days\, Short Street Stories nasce come ambizioso omaggio collettivo allo stile sardonico di Martin Parr\, Nick Turpin e dei collettivi fotografici In-Public\, Un-posed e Burn My Eye.\n	Foto e progetti rigorosamente street\, che gettano uno sguardo umoristico e satirico sulla società contemporanea. Fotografia “antropologica” dal taglio ironico e scanzonato\, in grado di raccontare attraverso una nuova prospettiva il mondo moderno\, le differenze sociali e i cambiamenti in corso.\n	Un progetto corposo\, unico nel suo genere\, che si compone di un prestigioso volume fotografico e di una mostra collettiva internazionale.\n	Gli autori provengono da tutto il mondo\, selezionati tra gli oltre 530 che si sono candidati all’open call lanciata da Exhibit Around nel dicembre del 2018.\n	Oltre a loro\, un ospite davvero speciale: Nick Turpin in persona\, che ci ha concesso l’onore di aprire il volume di Short Street Stories con alcune sue immagini. È la quadratura del cerchio: il maestro assieme ai continuatori della sua opera.\n	Gli autori di Short Street Stories dimostrano di aver imparato la lezione dei grandi street photographers e la reinterpretano secondo la propria sensibilità e cifra stilistica.
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SUMMARY:Avrelij Lukežič\, pittore-poeta
DESCRIPTION:Lo Slofest\, che si svolgerà nel cuore di Trieste per la quarta volta\, è un’occasione unica per presentare i migliori risultati in tutti i campi della cultura\, dell’arte e non solo\, degli Sloveni in Italia. Allo stesso tempo\, però\, con il suo ricco programma all’interno del mosaico multiculturale e multietnico aggiunge il tassello storico mancante all’insieme storico della città. Nell’insieme degli eventi troverà spazio anche anche la mostra antologica su Avrelij Lukežič (1912-1980)\, a distanza di quarant’anni dall’ultima esposizione in una delle gallerie comunali di Trieste.\nLa mostra e il catalogo sono stati realizzati dallo Založništvo tržaškega tiska – Editoriale Stampa Triestina in collaborazione con la Zveza slovenskih kulturnih društev – Unione dei circoli culturali Sloveni ed il festival Slofest. I curatori della mostra sono Alina Carli e Denis Lupo. \nNell’arco della sua vita e in particolare negli anni del dopoguerra\, Lukežič\, insieme ad Avgust Černigoj\, Lojze Spacal\, Jože Cesar\, Robert Hlavaty e Bogdanom Grom ha dipinto l’immagine artistica della città\, in modo lirico\, a volte quasi espressionista\, nonchè del paesaggio nei dintorni di Zaule\, del Carso e dell’Istria\, utilizzando in primis la tecnica all’olio e successivamente\, causa la mancanza di tempo\, con le tecniche della tempera e del disegno acquarellato. \nLukežič fu un abile falegname\, e arredatore d’interni di successo\, come artista invece fu autodidatta. Le sue opere nacquero dalla pura necessità di creare e trasmettere la propria visione del territorio in cui è cresciuto\, ha vissuto e lavorato. Le sue mostre destarono non poca ammirazione sia tra il pubblico che la critica Slovena ed Italiana. \nIl suo lascito pittorico è vasto\, poichè conta oltre un migliaio di opere\, la maggior parte delle quali sono ora in possesso del figlio Livio\, che è stato anche uno dei promotori di questa mostra e del catalogo. \nLa mostra di sala Veruda (Palazzo Costanzi) è solo un piccolo frammento dell’opera di Lukežič\, realizzata in un irrefrenabile ricerca della perfezione nell’espressione artistica. Saranno esposti paesaggi\, ritratti\, nature morte\, vedute e alcuni disegni acquarellati. \nOrari di apertura: dal 15. 9. 2019 al 19. 9. 2019: 10_13\, 17_20 \ndal 20. 9. 2019 al 22. 9. 2019: 10_20 \nVisite guidate:15. 9. 2019 e 22. 9. 2019 alle ore 10.30
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SUMMARY:Confini
DESCRIPTION:Inaugurazione: venerdì 23 agosto 2019 ore 18.00\nNell’ambito delle manifestazioni del Comune di Trieste\, venerdì 23 agosto\, alle ore 18.00\, nella sala Umberto Veruda di piazza Piccola 2\, sarà presentatè la mostra collettiva “CONFINI”. Presenti in mostra cinque artisti: Tommaso Andrea Bressan\, Pompeo Forgione\, Marcello Mazzella\, Chiara Tambani\, Carlo Vidoni. La rassegna espositiva sarà visitabile con ingresso libero fino all’8 settembre\, tutti i giorni con orario 10.00-13.00 e 17.00-20.00. \nSe cinque artisti in uno stesso spazio si confrontano sul tema del confine\, l’intento può essere quello di verificare quanto le convenzioni o gli ostacoli\, siano materia viva e plasmabile\, quanto la singola ispirazione possa parlarci\, specchiandosi e perdendosi\, nell’identità altrui. Gli artisti in mostra si incontrano a Trieste\, città emblema del senso del confine\, mettendo in dialogo i singoli percorsi di lavoro\, e i propri obiettivi\, indagando alcuni temi a loro cari e ricorrenti.Il catalogo realizzato\, presente in mostra\, contiene i contributi scritti di Sergia Adamo\, Massimo De Grassi e Corrado Premuda. \nScrive Corrado Premuda\, “se i presupposti di questa collettiva sono le linee che delimitano ma comunicano\, e le differenze che esaltano l’unicità\, la sfida lanciata dei cinque artisti è vinta.I linguaggi che si mescolano non temono il confronto con altre voci e altri sguardi offrono al pubblico un interessante punto di osservazione: un punto ottenuto in uno spazio interno\, quello espositivo\, rivolto all’esterno\, la città di Trieste. Da qui partono e si dipanano le storie di cinque artisti che\, contaminando le rispettive cifre espressive\, ci raccontano una bella porzione del nostro quotidiano.” \nLa mostra sarà visitabile sino all’8 settembre 2019\, tutti i giorni con orario 10-13 | 17-20.
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SUMMARY:32° Concorso Caraian per le arti figurative con borsa di studio
DESCRIPTION:Venerdì 9 agosto\, alle ore 18\, nella Sala U. Veruda di piazza Piccola 2\, si inaugura la mostra 32° Concorso Caraian per le Arti Figurative con Borsa di Studio”\, organizzata dalla Fondazione Lilian Caraian con il contributo del Comune di Trieste. 	Il “32° Concorso per le Arti Figurative” della Fondazione ‘Lilian Caraian’ di Trieste va a conclusione. Vi hanno aderito diciassette artisti della Regione\, comprendenti giovani tra i sedici e i trentaquattro anni\, che provengono in gran parte da Trieste\, ma anche da Udine e da Pordenone. Gli artisti nella loro più ampia libertà di espressione\, mostrano linguaggi diversi con la genuinità del sincero approccio all’espressione artistica.\n	Si contendono tre Premi e una Borsa di Studio per la frequenza ad uno stage dell’Accademia Estiva Internazionale di Belle Arti di Salisburgo (Austria). \n	La Premiazione avverrà venerdì 9 agosto\, alle ore 18\, nella Sala U. Veruda\, dove le opere rimarranno esposte fino a domenica 18 agosto. Il Concorso è sostenuto dal Comune di Trieste\, dal Soroptimist International Club di Trieste\, dalla Fondazione Forman Casali e da Marta Gruber Tassini\, che offre la Borsa di Studio per Salisburgo in ricordo dei suoi familiari Silvio e Delia Benco\, Aurelia Gruber Benco\, Carlo Gruber e Anna Gruber\, personalità ben note a Trieste\, ma non solo – anche in particolare a Turriaco\, che ha dedicato loro importanti manifestazioni e pubblicazioni in anni recenti\, per il loro fondamentale apporto alla vita culturale della Regione. \n	Una sezione della mostra è dedicata a Lilian Caraian (1914-1982)\, cui la Fondazione è intitolata\, artista triestina che operò nelle arti figurative\, in campo musicale e nella poesia\, ottenendo significativi risultati e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. In particolare saranno esposte alcune sue opere e sarà visibile un documentario realizzato dalla Fondazione stessa in cui si accostano alcune opere pittoriche\, in sequenza parallela alle sue fasi di maturazione stilistica come descritte nella sua monografia da Valeria De Tullio\, ad alcune liriche della Caraian\, affidate alla voce di Liliana Saetti.  \n	La Caraian costituì un lascito testamentario per realizzare una fondazione avente lo scopo di incoraggiare giovani particolarmente meritevoli nelle arti figurative e nella musica. La Fondazione fu costituita nell’ottobre 1984 con Presidente l’esecutrice testamentaria Bianca De Rosa Di Giorgio (1923-2006).  \n	La mostra rimarrà aperta fino al 18 agosto 2019\, con orario feriale e festivo 10-13/17-20.
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SUMMARY:Mostra di María Sánchez Puyade
DESCRIPTION:Sabato 20 luglio alle 19 a Trieste\, nella Sala U. Veruda di piazza Piccola 2\, si inaugura la mostra personale di María Sánchez Puyade “L’ombra chiara del TEMPO”\, organizzata dall’Associazione Culturale LiberArti con il contributo del Comune di Trieste. \nNel 2013 Adele Colbacchini\, la nonna del marito di María Sánchez Puyade\, si preparava a congedarsi dalla vita regalando ai parenti le sue cose più preziose. Ogni volta che le veniva fatta visita a Thiene essi tornavano con qualcosa: un quadro di San Girolamo\, delle tazzine di porcellana di Nove\, un ombrellino del Settecento\, una vecchia bicicletta Graziella. \nUn giorno Nonna Cocchi disse all-artista di andare ancora una volta in cantina\, a guardare se ci fosse qualcosa di suo interesse. \nScese con suo suocero\, Giovanni Laverda\, e iniziò a curiosare. \nVide una scatola di legno scuro con due musicisti intarsiati sul coperchio. Attratta dal mistero\, la aprì. Dentro\, innumerevoli scatole di cartone rosse e nere. Ne aprì una. Conteneva lastre di vetro. Nel buio della cantina guardò controluce e capì che erano dei negativi. \nUna ricerca di due anni le consentì di capire cosa ci fosse veramente dentro quel cofanetto. All’inizio pensava fossero fotografie di famiglia scattate da diverse persone. Un giorno arrivò alla lastra che diceva “Colón\, Viale di Eucaliptos”. Fu una rivelazione. Alcune erano state scattate nei suoi luoghi d’origine. \nIl marito le aveva parlato di un prete in famiglia\, missionario tra gli indios in America e autore del primo vocabolario dei Bororos. La sua curiosità era stata sempre inferiore al suo rifiuto: era sudamericana\, educata in una scuola di suore (dalla quale era scappata) e riteneva di sapere bene cosa avessero significato le Missioni dalle sue parti. \nNel 2018\, María Sánchez Puyade inaugurò il suo studio d’arte con una piccola mostra ispirata da quelle fotografie. Iniziò il lavoro da capo. Pulì le lastre una a una\, le mise in busta e le archiviò. Aveva 460 lastre circa\, quasi tutte dei negativi. \nv\nIniziò cosi lo “studium” sul Tempo. La prima mostra consisteva in una selezione di 9 fotografie\, segnate da cesure bianche\, tagli e modificate nella tonalità. Questo primo studio le fece comprendere che il cofanetto era in realtà uno scrigno e il suo contenuto\, il più grande dono che le si potesse fare: non un oggetto in sé ma la ricerca di un tesoro e del suo senso\, il suo svelamento. Arrivò alla conclusione che l’autore di tutte le lastre 5×4” era sempre la stessa persona che a volte compariva come un’ombra nei negativi\, riconoscibile dal suo cappello da prete. Aveva fra le mani l’archivio fotografico del Padre Salesiano Antonio Colbacchini. Seppe allora che questo prete le sarebbe stato sempre familiare e che la loro Terra era la stessa. Comprò tutti il libri di Colbacchini che riuscì a trovare\, cercò il materiale che ancora rimaneva in famiglia e iniziò a studiare le antiche tecniche fotografiche di stampa. \nContemporaneamente\, l’antropologa Sabine Kienzl le fornì un nuovo tassello: Claude Lévi-Strauss. Scoprì così che Antonio Colbacchini era la fonte principale a cui Lévi-Strauss aveva attinto per i suoi studi sui Bororos. \nIn una libreria dell’usato di Buenos Aires\, che a lei ricordò uno dei tanti Aleph raccontati da Borges\, trovò uno dei quattro esemplari del racconto Uke Waguu di Padre Colbacchini\, la storia del cacicco che ebbe la visione della Madonna prima di entrare in contatto con i missionari. Gli altri esemplari si trovavano a Sao Paolo\, in una biblioteca di Firenze e in California\, da un cugino di suo marito la cui famiglia è migrata in Nord America a metà del secolo scorso. \nQuesta mostra vuole essere un piccolo Aleph fatto di tempo\, il tempo passato a stampare a contatto\, con la tecnica della cianotipia\, una a una\, le 460 fotografie dell’archivio fotografico di Padre Antonio Colbacchini. Starà ai passanti sapersi fermare a scoprirlo. (María Sánchez Puyade) \nLa mostra rimarrà aperta sino al 4 agosto con orario feriale e festivo 10-13/17-20.
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SUMMARY:Laboratorio Venti 1999/2019 – Vent'anni al vento
DESCRIPTION:Venerdì 31 maggio alle ore 19 si inaugura la mostra “Laboratorio Venti – 1999/2019 – Vent’anni al vento”. Per l’occasione verrà presentato il modellino di una scultura da dedicare alla bora opera dall’artista Maurizio Stagni.L’esposizione intende celebrare\, nello stesso tempo\, i venti anni dell’Associazione Museo della Bora e la bora stessa. Il vento della nostra città raccoglie infatti sempre più interesse intorno a sé. \nNel 2010\, nella stessa cornice di palazzo Costanzi\, l’Associazione Museo della Bora\, sempre in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste\, aveva organizzato la mostra “LaBORAtorio – Alla scoperta del vento di Trieste”\, che attraverso tre sezioni (la bora ieri\, oggi e domani) faceva il punto sui primi dieci anni di attività dell’associazione. La mostra\, aperta per due settimane\, venne visitata da ben 4.700 persone. \nQuesta nuova esposizione intende mostrare nuovi materiali raccolti durante questi anni. Succede che in ogni occasione “il Museo” riceva omaggi e ricordi da tanti triestini. \nLa mostra quindi sarà essa stessa in progress\, prevedendo nuovi contributi dai nostri concittadini. La mostra consentirà inoltre di mostrare installazioni e altri oggetti che attualmente non è possibile esporre nei ridotti spazi del Magazzino dei Venti\, primo nucleo di un museo che sogna di crescere. \nSaranno visibili inoltre reperti a testimonianza delle diverse attività\, realizzazioni e collaborazioni dell’Associazione Museo della Bora in tutti questi anni\, per condividere questo patrimonio di memorie e di idee con la città e con chi la visiterà nel periodo. \nMemoria e creatività. Il percorso del museo e dell’associazione va in queste due direzioni. \nLa mostra cercherà di esprimerle come sempre in una maniera fresca e originale. \nUno spazio importante verrà dedicato all’aspetto scientifico del nostro vento\, grazie al prezioso contributo di alcune realtà di primo piano come OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale\, WWF – Area Marina Protetta di Miramare nonché con l’Unione Meteorologica del Friuli Venezia Giulia. \nLa mostra Laboratorio Venti e l’evento Boramata si fregiano del patrocinio del Comitato triestino proESOF 2020 verso Trieste Capitale europea della ricerca scientifica. \nNei giorni della mostra sono previsti una serie di incontri con realtà scientifiche\, museali e non solo\, a dimostrazione di come la bora e il suo museo siano temi di grande interesse e pieni di connessioni. \nIl primo appuntamento speciale è previsto per sabato 1° giugno alle ore 18.30 con la proiezione unica straordinaria del film “Bora su Trieste”\, il mitico cortometraggio di Gianni Alberto Vitrotti premiato con il Leone d’Argento al Festival di Venezia (1953) molto caro ai triestini. \nDal 7 al 9 giugno alla mostra si affiancherà l’evento “Boramata-La festa del vento nella città della bora” che quest’anno giunge alla sua quinta edizione e che si svolge in piazza Ponterosso\, piazza dell’Unità e piazza della Borsa.
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SUMMARY:La memoria diviene presenza
DESCRIPTION:Sabato 11 maggio alle 11.30 a Trieste\, nella Sala U. Veruda di piazza Piccola 2\, si inaugura la mostra personale ”La memoria diviene presenza” di Gianni Mazzoccoli\, organizzata dall’Associazione Puglia Club di Trieste\, con il contributo del Comune di Trieste e con il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia\, del Presidente della Giunta regionale pugliese\, e dei Comuni di Novoli e Trepuzzi. \nMilitare di professione e artista di vocazione\, Mazzoccoli\, Cavaliere della Repubblica\, ha alle spalle la profonda conoscenza delle tradizioni popolari pugliesi e salentine in particolare. Circa ottanta le creazioni in cartapesta esposte nel capoluogo giuliano\, testimonianza dei costumi popolari del 1700 del Friuli Venezia Giulia\, Puglia e Sardegna. Nativo di San Vito dei Normanni\, figlio d’arte\, allievo di uno dei più famosi cartapestai salentini\, Mario Di Donfrancesco\, Mazzoccoli è certamente uno di quegli artisti capaci di sondare e rappresentare le dimensioni più tradizionali della nostra Storia. \nE’ la riproposizione della memoria\, popolare o eroica che sia\, che contraddistingue il suo percosso creativo e filo conduttore di una ricerca espressiva nell’impiego di materiali poveri (argilla\, cartapesta\, ferro\, gesso\, ecc.) segno della sua vivacità d’artista. La sua opera è ricca di documentazione storica oltre che di abilità creativa in un “medium“ tradizionalmente non nobile ma sempre ricco di tradizione basti pensare alla longevità della tradizione di questi stessi materiali nell’artigianato italiano. \nUn’opera sicuramente di tutela della memoria\, ma non solo. Dietro ad ogni creazione dell’artista salentino traspare un mondo di Valori\, eterni\, infusi di volta in volta\, in un micro universo di costumi popolari e di uniformi militari\, che contraddistinguono anche un filone della sua produzione. Insomma è nelle “divise” in senso lato\, quegli elementi che connotano la nostra “italianità”\, che la sua ricerca artistica si incentra\, espressione e testimonianza\, di un viaggio tra storia ed arte della propria terra\, a formare e impercettibilmente a plasmare anche le coscienze di chi entra a contatto con la sua opera. Sono creazioni da osservare con pazienza\, dunque\, per darsi il tempo di lasciarsi toccare da questa dimensione valoriale\, più segreta e discreta. Perché\, come diceva Saint Exupery ne “Il Piccolo Principe”\, “l’essenziale è invisibile agli occhi”. \nPresentazione della mostra a cura di Monica Ferri. \nLa mostra rimarrà aperta sino al 26 maggio con orario feriale e festivo 10-13/17-20
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SUMMARY:Serena Zors - oltre il cielo\, l'infinito
DESCRIPTION:S’inaugura sabato 13 aprile alle ore 20\, a Trieste\, nella Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2) un’esaustiva rassegna dedicata all’artista Serena Zors\, dal titolo “Serena Zors. Oltre il cielo\, l’infinito”. \nLa mostra\, realizzata con il contributo del Comune di Trieste\, e ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni\, si propone di testimoniare in modo esaustivo – attraverso una ottantina tra dipinti a olio e ad acrilico\, fascinosi oggetti realizzati in modo del tutto originale con la tecnica Tiffany e piccole sculture in steatite – il mondo fantastico di quest’artista speciale\, che dipinge da sempre\, e la sua ricerca condotta dagli anni Ottanta a oggi tra Trieste\, dove ha lasciato il cuore\, e Monaco di Baviera\, dove vive e opera da decenni. Qui ha assorbito il significativo clima artistico-culturale di una città che\, fin dalla seconda metà dell’Ottocento\, è stata una viva e antesignana capitale dell’arte europea\, che ha influenzato il linguaggio e la creatività di molti artisti triestini. \nIn perfetta sintonia con il mondo fantastico di Serena\, Accerboni ha ideato un’inaugurazione multimediale intrisa di magiche sorprese: una performance di arte visiva\, luce\, musica\, poesia e recitazione che movimenterà lo spazio espositivo ma anche la piazza antistante Palazzo Costanzi\, con i colori e le immagini prediletti dall’artista\, accompagnati dalle note composte per l’occasione dal M° Silvio Donati\, musicista d’avanguardia di valenza europea\, e dalle poesie scritte da Serena e interpretate dall’attore Gualtiero Giorgini\, alcune delle quali saranno esposte in mostra accanto ai dipinti. Seguirà un vin d’honneur. \nLe note di Donati\, diffuse nella sede espositiva lungo tutto il periodo della mostra\, fungeranno da accompagnamento e immersione sonora per il visitatore\, avvicinandolo\, attraverso questa sorta d’inedita colonna musicale\, in modo delicato ma nello stesso tempo intenso\, al mondo fantastico\, surreale e onirico della pittura di Serena. \nNella sezione dedicata ai lavori più recenti della Zors troverà spazio il ciclo dedicato al Fuoco\, al Vento e all’Acqua e quello caratterizzato dalle iniziali dei nomi appartenenti a diversi personaggi\, che la Zors interpreta e rappresenta in modo surreale attraverso riferimenti simbolici al loro temperamento e alla loro esistenza. Mediante l’uso delle lettere istoriate\, che raccolgono anche l’eredità dello stile Secession (o Liberty o Art Nouveau)\, la pittrice propone ancora una volta la propria visione positiva del mondo\, spesso dorata come il sole: così appare per esempio nel dipinto “Aurea”. \nAppuntamenti collaterali: \nNell’ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi alcuni appuntamenti collaterali curati da Marianna Accerboni: martedì 23 aprile alle ore 19 ci sarà una visita guidata\, domenica 28 aprile e 5 maggio alle 11 avranno luogo una visita guidata e un laboratorio di disegno e pittura rivolti\, in particolare\, ai giovanissimi. La curatrice è disponibile a condurre visite guidate anche in altri orari e giornate (info e prenotazioni +39 335 6750946). \nAlla fine di ogni appuntamento seguirà un vin d’honneur con vini dell’Azienda Agricola Sancin. \nDOVE: Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi · Piazza Piccola\, 2 · Trieste \nQUANDO: 14 aprile · 7 maggio 2019 \nORARIO: tutti i giorni 10.00 · 13.00 / 17.00 · 20.00 \nA CURA DI: Marianna Accerboni \nCATALOGO: si \nINFO: 335 6750946
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SUMMARY:Mostra personale di Isabel Carafì SENSUAL METROPOLITAN STRUCTURES
DESCRIPTION:Venerdì 15 marzo alle ore 18 nella sala U. Veruda di Palazzo Costanzi si inaugura la mostra personale di Isabel Carafi SENSUAL METROPOLITAN STRUCTURES. Scrive di lei Maria Campitelli – Da qualche anno l’architettura è il tema dominante nell’immaginario artistico di Isabel Carafi. Nello sviluppo di questo discorso si inseriscono di volta in volta tematiche più ampie che riguardano l’umanità\, l’evoluzione socio-politica della società\, le migrazioni\, l’ambiente\, l’ecosistema. Cioè l’architettura diviene uno sfondo\, un simbolo\, un contenitore di altre situazioni su cui l’artista riflette configurandole secondo uno schema che pur nelle continue variazioni propone delle costanti. La costante principale è la presenza delle sue inconfondibili figure umane. Per lo più contratte in piccole dimensioni\, contorte\, deformate\, che s’abbarbicano dovunque\, mobile contrappunto organico all’algida geometria dei profili iperbolici dei grattacieli. Perché certo dell’architettura Isabel Carafi coglie soprattutto la vertigine disumana dei colossi verticali accumulati negli skyline delle metropoli\, da New York a Shiangai. \nSimboli del potere\, anch’essi si deformano\, nella prospettiva dell’artista\, si piegano a diverse coniugazioni a fantasiose colorazioni\, ad accelerate linee di fuga\, irrompendo in una dimensione surreale. Alcuni spunti particolari\, come scorci di scale mobili\, si ripetono\, illustrando una frenesia esistenziale che s’innesta nelle cose\, nelle strutture. E l’umanità distorta\, svolazzante attorno e dentro i colossi accresce questo senso di vita turbinante. La surrealtà si identifica in ulteriori passaggi e contaminazioni\, ad esempio nei fondi bianchi animati da costipate figurine disegnate contrapposte alle colorate architetture fotografate\, sia pure a loro volta alterate. C’è poi l’introduzione dell’elemento “Natura” tra il cemento armato e i tralicci metallici dei grattacieli americani. Curiosamente configurata in tronchi d’albero potenti e aggrovigliati che fanno da sfondo a scheletri architettonici. Perché altrettanto curiosamente i grattacieli si svuotano\, perdono corpo e sostanza\, diventano involucri schiacciati dalla potenza della natura. Un’inversione di ruoli. La natura che s’impone alla capacità umana. E non solo i tronchi\, compaiono anche tracce sfumate di paesaggio\, di deserto\, insomma il pensiero dell’artista si complica e si modifica. Non più solo lo stupore per la capacità progettuale e costruttiva umana\, che sembrava animare prevalentemente i precedenti lavori dell’artista. Un pensiero più complesso s’affaccia\, dando luogo a contaminazioni più sofisticate\, ad allusioni concettuli più approfondite. \nE a proposito di “contaminazioni” l’architettura romana\, ben diversa dalle skyline metropolitane\, suggerisce all’artista soluzioni anche più ardite. Castel Sant’Angelo è preceduto lungo il ponte da inquietanti personaggi – sempre figure contratte e stralunate\, in questo caso striate di sangue – che procedono carponi\, mentre dietro compare un impossibile mare agitato con spruzzi che salgono fino al cielo. E pure il Pantheon è abitato dagli strani personaggi a striscie rosse e la Fontana dei Fiumi di Piazza Navona spegne il suo berniniano calore barocco in attualissime rigide strutture architettoniche. L’eco del grattacielo che sussiste nel rigoglio seicentesco. Il pensiero vaga da una realtà all’altra accostando situazioni opposte e la traduzione visiva le accorpa fisicamente. Una nuova riflessione porta l’artista a comparare il passato con il presente producendo ulteriori “contaminazioni”\, che sono un po’ il segnale del nostro tempo\, modificando di conseguenza gli esiti linguistici finora perseguiti. \nQueste immagini sono tutte fotografie digitali. La mostra si arricchisce anche di un’installazione composta a sua volta da piccole fotografie di città accostate\, un montaggio che attesta la volontà di superare la semplice bidimensionalità fotografica per articolarsi diversamente nello spazio\, e infine un completamento con piccole sculture di ceramica e resina. Sono le figure stravaganti disegnate nelle architetture che si fanno corpo e abitano lo spazio. Con le loro riduzioni\, contrazioni\, testimoniano un’umanità sbigottita\, e al tempo stesso divertita. \nE’ un viaggio nel mondo questo di Isabel Carafi\, nelle grandi città\, con lo sguardo attento a cogliere ciò che cambia e si trasforma.- \nLa mostra rimarrà aperta al pubblico con orario feriale e festivo: 10_13 / 17_20 sino a tutto il 7 aprile 2019.
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SUMMARY:Mostra personale di Isabel Carafì SENSUAL METROPOLITAN STRUCTURES
DESCRIPTION:Venerdì 15 marzo alle ore 18 nella sala U. Veruda di Palazzo Costanzi si inaugura la mostra personale di Isabel Carafi SENSUAL METROPOLITAN STRUCTURES. Scrive di lei Maria Campitelli – Da qualche anno l’architettura è il tema dominante nell’immaginario artistico di Isabel Carafi. Nello sviluppo di questo discorso si inseriscono di volta in volta tematiche più ampie che riguardano l’umanità\, l’evoluzione socio-politica della società\, le migrazioni\, l’ambiente\, l’ecosistema. Cioè l’architettura diviene uno sfondo\, un simbolo\, un contenitore di altre situazioni su cui l’artista riflette configurandole secondo uno schema che pur nelle continue variazioni propone delle costanti. La costante principale è la presenza delle sue inconfondibili figure umane. Per lo più contratte in piccole dimensioni\, contorte\, deformate\, che s’abbarbicano dovunque\, mobile contrappunto organico all’algida geometria dei profili iperbolici dei grattacieli. Perché certo dell’architettura Isabel Carafi coglie soprattutto la vertigine disumana dei colossi verticali accumulati negli skyline delle metropoli\, da New York a Shiangai. \nSimboli del potere\, anch’essi si deformano\, nella prospettiva dell’artista\, si piegano a diverse coniugazioni a fantasiose colorazioni\, ad accelerate linee di fuga\, irrompendo in una dimensione surreale. Alcuni spunti particolari\, come scorci di scale mobili\, si ripetono\, illustrando una frenesia esistenziale che s’innesta nelle cose\, nelle strutture. E l’umanità distorta\, svolazzante attorno e dentro i colossi accresce questo senso di vita turbinante. La surrealtà si identifica in ulteriori passaggi e contaminazioni\, ad esempio nei fondi bianchi animati da costipate figurine disegnate contrapposte alle colorate architetture fotografate\, sia pure a loro volta alterate. C’è poi l’introduzione dell’elemento “Natura” tra il cemento armato e i tralicci metallici dei grattacieli americani. Curiosamente configurata in tronchi d’albero potenti e aggrovigliati che fanno da sfondo a scheletri architettonici. Perché altrettanto curiosamente i grattacieli si svuotano\, perdono corpo e sostanza\, diventano involucri schiacciati dalla potenza della natura. Un’inversione di ruoli. La natura che s’impone alla capacità umana. E non solo i tronchi\, compaiono anche tracce sfumate di paesaggio\, di deserto\, insomma il pensiero dell’artista si complica e si modifica. Non più solo lo stupore per la capacità progettuale e costruttiva umana\, che sembrava animare prevalentemente i precedenti lavori dell’artista. Un pensiero più complesso s’affaccia\, dando luogo a contaminazioni più sofisticate\, ad allusioni concettuli più approfondite. \nE a proposito di “contaminazioni” l’architettura romana\, ben diversa dalle skyline metropolitane\, suggerisce all’artista soluzioni anche più ardite. Castel Sant’Angelo è preceduto lungo il ponte da inquietanti personaggi – sempre figure contratte e stralunate\, in questo caso striate di sangue – che procedono carponi\, mentre dietro compare un impossibile mare agitato con spruzzi che salgono fino al cielo. E pure il Pantheon è abitato dagli strani personaggi a striscie rosse e la Fontana dei Fiumi di Piazza Navona spegne il suo berniniano calore barocco in attualissime rigide strutture architettoniche. L’eco del grattacielo che sussiste nel rigoglio seicentesco. Il pensiero vaga da una realtà all’altra accostando situazioni opposte e la traduzione visiva le accorpa fisicamente. Una nuova riflessione porta l’artista a comparare il passato con il presente producendo ulteriori “contaminazioni”\, che sono un po’ il segnale del nostro tempo\, modificando di conseguenza gli esiti linguistici finora perseguiti. \nQueste immagini sono tutte fotografie digitali. La mostra si arricchisce anche di un’installazione composta a sua volta da piccole fotografie di città accostate\, un montaggio che attesta la volontà di superare la semplice bidimensionalità fotografica per articolarsi diversamente nello spazio\, e infine un completamento con piccole sculture di ceramica e resina. Sono le figure stravaganti disegnate nelle architetture che si fanno corpo e abitano lo spazio. Con le loro riduzioni\, contrazioni\, testimoniano un’umanità sbigottita\, e al tempo stesso divertita. \nE’ un viaggio nel mondo questo di Isabel Carafi\, nelle grandi città\, con lo sguardo attento a cogliere ciò che cambia e si trasforma.- \nLa mostra rimarrà aperta al pubblico con orario feriale e festivo: 10_13 / 17_20 sino a tutto il 7 aprile 2019.
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SUMMARY:Laboratorio e visita guidata - Aldo Famà. Lo stato dell'arte
DESCRIPTION:Nell’ambito della rassegna antologica “Aldo Famà. Lo stato dell’arte”\, allestita alla Sala Veruda di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2) con il contributo del Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura e ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni\, sabato 2 marzo avrà luogo\, a partire dalle ore 11\, un laboratorio condotto dal progettista Daniele Lucà\, esperto in stampa 3D\, che terrà una dimostrazione pratica sull’uso della stampante 3D in ambito artistico. Con tale tecnica sono infatti state realizzate le sculture presenti in mostra\, che rappresentano la traduzione nella terza dimensione delle opere pittoriche dell’artista.\nDomenica 3 marzo alle ore 11 la curatrice terrà una visita guidata. Seguirà una degustazione di caffè offerta dalla Torrefazione Guatemala Caffè di Trieste. \nLa mostra\, che sta riscuotendo ampio successo ed è stata visitata in pochi giorni da più di 1600 persone\, propone – attraverso una sessantina di opere tra oli\, collage\, incisioni\, esempi di arazzi e installazioni\, documenti\, supporti audiovisivi e sculture innovative stampate in 3D – la profonda ricerca condotta dal 1975 a oggi da Famà\, che in settembre compirà ottant’anni. Visitabile fino all’11 marzo con orario tutti i giorni 10.00 – 13.00 / 17.00 – 20.00.
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SUMMARY:Laboratorio e visita guidata - Aldo Famà. Lo stato dell’arte
DESCRIPTION:Nell’ambito della rassegna antologica “Aldo Famà. Lo stato dell’arte”\, allestita alla Sala Veruda di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2) con il contributo del Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura e ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni\, sabato 23 febbraio avrà luogo\, a partire dalle ore 11\, un laboratorio condotto dal progettista Daniele Lucà\, esperto in stampa 3D\, che terrà una dimostrazione pratica sull’uso della stampante 3D in ambito artistico. Con tale tecnica sono infatti state realizzate le sculture presenti in mostra\, che rappresentano la traduzione nella terza dimensione delle opere pittoriche dell’artista.\nDomenica 24 febbraio alle ore 11 la curatrice terrà una visita guidata. Seguirà una degustazione di caffè offerta dalla Torrefazione Guatemala Caffè di Trieste. \nLa mostra\, che sta riscuotendo ampio successo ed è stata visitata in pochi giorni da più di 1000 persone\, propone – attraverso una sessantina di opere tra oli\, collage\, incisioni\, esempi di arazzi e installazioni\, documenti\, supporti audiovisivi e sculture innovative stampate in 3D – la profonda ricerca condotta dal 1975 a oggi da Famà\, che in settembre compirà ottant’anni. Visitabile fino all’11 marzo con orario tutti i giorni 10.00 – 13.00 / 17.00 – 20.00.
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SUMMARY:Aldo Famà. Lo stato dell'arte
DESCRIPTION:S’inaugura venerdì 15 febbraio ore 19 a Trieste nella Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2)\, un’importante antologica dedicata all’artista triestino Aldo Famà\, dal titolo “Aldo Famà. Lo stato dell’arte”.\nLa mostra\, realizzata con il contributo del Comune di Trieste e ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni\, si propone di testimoniare in modo esaustivo – attraverso una sessantina tra dipinti a olio\, incisioni\, collage\, esempi di arazzi e installazioni\, documenti\, supporti audiovisivi e sculture innovative stampate in 3D – la profonda ricerca condotta dal 1975 a oggi dall’artista\, che in settembre compirà ottant’anni. Fiore all’occhiello della rassegna sono proprio queste sculture\, create nel 2016 in collaborazione con Studio Arsenal e Daniele Lucà\, utilizzando una tecnica di assoluta avanguardia che\, partendo dal modello digitale dell’opera\, mediante il programma CAD\, lo stampa e lo traduce nella terza dimensione. Ultimo step è poi la colorazione delle superfici scultoree con pittura acrilica da parte dell’artista.\n\n“Un valente e originale protagonista dell’arte contemporanea\, – annota in catalogo il Sindaco Roberto Dipiazza – pittore rigoroso e nel contempo capace di fantastiche intuizioni\, ricche di calibrati cromatismi\, dai contrappunti formali ricchi di luce e di personalità.\n\nUn artista\, che ha saputo cimentarsi nella pittura\, nell’incisione\, nel collage e nelle installazioni ma anche affrontare la terza dimensione\, tramutando le proprie opere bidimensionali in eleganti sculture animate di vita propria\, avvalendosi in età matura di tecniche di assoluta avanguardia.\n\nUn artista\, che ha amato profondamente anche lo sport\, affrontando prove notevoli e alte in questo campo. Né va dimenticato il suo assiduo impegno quale organizzatore di iniziative culturali\, che lo hanno visto e lo vedono tuttora partecipare in modo molto attivo a manifestazioni artistiche nell’ambito di gruppi molto selezionati.\n\nNella sua viva personalità\, in cui s’incrociano più culture mediterranee – quella dalmata e quella siciliana – il binomio arte e sport si esprime felicemente\, riflettendo quelle caratteristiche che spesso hanno portato ai massimi livelli la cultura\, l’arte e la disciplina sportiva dall’età classica a quella postmoderna e che oggi possono essere\, di certo\, esempio e sprone anche per i giovani\, verso un futuro all’insegna della positività”.\n\nNel testo critico intitolato “Il Razionalismo fantastico di Aldo Famà”\, scrive Accerboni: “È questa\, a mio parere\, un’antologica coerente ed elegantemente poliedrica\, specchio perfetto e calibrato di un artista che con il suo costante\, a volte silenzioso ma brillante\, lavoro di ricerca e sperimentazione\, rappresenta una delle voci più interessanti di riferimento dell’avanguardia triestina e regionale\, allargata però anche alle molteplici esperienze che hanno visto Famà presente all’estero.\n\nUna sperimentazione originale e razionale\, sostenuta da un’attenta e vigile progettualità\, che si accende però molto spesso di guizzi improvvisi di libera energia non solo cromatica ma anche segnica e volumetrica\, a rappresentare un importante intervento nello spazio tridimensionale. Una corsa vivace verso la vita\, tracciata da colori simbolici e brillanti – un rosso\, un giallo\, un’ocra\, il bianco e talvolta il blu – la cui modulazione s’intreccia e respira nell’incontro con una matericità interessante e raffinata\, che crea una sorta di melodia nello spazio circostante\, e nel rapportarsi con una linea decisa che accende un contrappunto ritmico ogni volta diverso.\n\nUna ricerca sul filo dell’avanguardia\, che Famà – prossimo a compiere gli ottant’anni\, di cui due terzi dedicati all’arte – testimonia in questa rassegna\, che va dagli anni settanta a oggi e che ha il suo minimo comun denominatore nella forza della linea\, che ne sostiene potentemente il cromatismo acceso. E in quella della sintesi\, portata avanti nello spirito di evoluzione del concetto di essenzialità che ha condeterminato molti aspetti della cultura e dell’arte del Novecento e del Duemila\, da Montale al ritorno della poesia Haiku”.\n\nIn occasione della mostra il M° Silvio Donati\, illustre musicista triestino dalle frequentazioni internazionali\, ha composto per piano e fagotto il brano “In – solito”\, ispirato alle linee pittoriche di Famà e alla comune passione per il jazz. Il pezzo musicale verrà presentato in anteprima assoluta alla vernice dell’esposizione e ne costituirà la colonna sonora. All’inaugurazione sarà presentato anche un’esaustivo catalogo a colori dedicato alla vita e alle opere di Famà\, a cura di Accerboni con un’introduzione del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e con le foto di Annamaria Castellan e Denis Pitter. Seguirà un vin d’honneur.\n\nLa rassegna si svolge con il patrocinio della Sissa – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati\, Studio Arsenal\, Associazione Amici dei Musei Marcello Mascherini e con il contributo di Torrefazione Guatemala Caffè di Trieste e Cantina Parovel (San Dorligo della Valle\, Trieste).\n\nAldo Famà nasce nel 1939 a Trieste\, dove vive e lavora. E’ autodidatta in pittura e allievo\, per quanto riguarda l’incisione\, di Carlo Pacifico. La sua pittura prende avvio nella seconda metà degli anni cinquanta con degli appunti veloci e incisivi a olio\, dedicati al paesaggio e già orientati verso la dinamica fauve. Si volge quindi verso un infinito geometrico dalle forti\, ma più controllate\, contrapposizioni cromatiche\, segniche e compositive di valenza prettamente simbolica\, redatte secondo una personalissima scala di valori.\n\nHa realizzato anche installazioni di grande dimensione\, arazzi e sculture in pietra. Molto presente anche sul piano organizzativo\, ha fatto parte del Consiglio Direttivo del Sindacato Autonomo degli Artisti Triestini e nel 1982 ha dato vita con altri colleghi al Gruppo 5\, con il fine di sondare nuove ipotesi di indagine nell’ambito dell’astrazione\, ricerca che Famà persegue da cinquant’anni attraverso una pratica pittorica rigorosa e meditata\, intessuta di controllate contrapposizioni cromatiche e di inserti materici ottenuti con lo stesso impasto del colore\, inciso e segnato come fosse un antichissimo graffito.\n\nHa allestito 28 mostre personali ed esposto in quasi 400 collettive e di gruppo in Italia e all’estero\, meritando numerosi riconoscimenti.\n\nAppuntamenti collaterali:\n\nNell’ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi sette appuntamenti collaterali: sabato 23 febbraio\, 2 e 9 marzo alle 11 ci sarà un laboratorio condotto dal progettista Daniele Lucà\, esperto in stampa 3D\, che terrà una dimostrazione pratica sull’uso della stampante 3D in ambito artistico. Domenica 24 febbraio\, 3 e 10 marzo alle 11 la curatrice Marianna Accerboni terrà una visita guidata. Seguirà una degustazione di caffè offerta dalla Torrefazione Guatemala Caffè di Trieste. Lunedì 11 marzo alle 17.30 avrà luogo il finissage condotto da Accerboni sotto l’egida dell’Associazione Amici dei Musei Marcello Mascherini.\n\nDOVE: Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi · Piazza Piccola\, 2 · Trieste\nQUANDO: 16 febbraio · 11 marzo 2019\nORARIO: tutti i giorni 10.00 · 13.00 / 17.00 · 20.00\nA CURA DI: Marianna Accerboni\nINFO: 335 6750946
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SUMMARY:COMUNICA\, dai GRAFFITI agli EMOJI
DESCRIPTION:La mostra internazionale collettiva «COMUNICA: dai GRAFFITI agli EMOJI» esprime il progetto di una ventina di artisti e studiosi afferenti all’associazione culturale 6idea.La comunicazione di oggi\, ben radicata nella rete multimediale\, crea un mondo virtuale\, parallelo e interagente quello reale. Ciò\, in modo indiretto\, conferma l’assioma “Il medium è il messaggio”\, fondamento del pensiero di Mc Luhan ben approfondito nel suo “Gli strumenti del comunicare”\, saggio anticipatorio dell’innovativa realtà creata da Facebook\, Instagram\, WhatsApp e social media in cui l’immagine acquista importanza determinante.\nEmoji\, emoticon\, selfie attirano l’interesse e – più immediati di qualsiasi scritto – semplificano l’espressione delle emozioni e\, suscitando empatia\, sono anche più facilmente memorizzabili.\nCiò avviene – in parallelo – anche in campo urbanistico con i graffiti e i murales che\, sostituendo i manifesti\, si stanno impadronendo dell’arredo urbano e\, almeno parzialmente\, ci fanno ritornare all’epoca delle caverne.\n«COMUNICA: dai GRAFFITI agli EMOJI» – con filmati\, quadri\, pannelli\, istallazioni di diverse tecniche e materiali – riflette proprio questa realtà comunicativa creando con il pubblico anche occasioni di dialogo che\, nello specifico\, saranno integrate da conferenze\, da tavole rotonde e dal saggio di Giuliana Stecchina «Dal graffito all’emoticon. Comunicare oggi».
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SUMMARY:Centro Aiuto alla Vita
DESCRIPTION:Martedì 11 dicembre 2018 alle ore 11 si terrà l’inaugurazione della mostra “Centro di Aiuto alla Vita: da quarant’anni accanto alle donne” organizzata dal Centro di Aiuto alla Vita “Marisa” in coorganizzazione con il Comune di Trieste.\nCuratrice della mostra è la signora Marina Dandri. \nLa mostra rimarrà aperta al pubblico con orario feriale e festivo: 10_13 / 17_20 sino al 31 dicembre 2018. \nNelle giornate del 24 e 31 dicembre la mostra sarà aperta al pubblico con orario ridotto 10_13. \nIl 25 dicembre la mostra resterà chiusa.
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SUMMARY:PIU' O MENO POSITIVI 8
DESCRIPTION:La mostra\, che s’inaugura in occasione del 1° dicembre 2018\, Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS\, s’inserisce nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione\, informazione\, prevenzione e lotta alla discriminazione in tema di HIV e malattie emo/sessualmente trasmissibili. \nIl Dipartimento delle Dipendenze dell’ASUITs organizza dal 1° al 4 dicembre 2018\,\nuna serie di incontri d’interesse culturale e sociale con la coorganizzazione del Comune di Trieste\, con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\,\ncon il supporto di Trieste Trasporti S.p.A. e Coop Alleanza 3.0\, con il contributo di Reset\, La Collina\, Duemilauno Agenzia Sociale\, La Quercia\, CLU\, AMICO\, ALT\,\nin collaborazione con Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute\, Gruppo78\, Arcigay\, SISM Trieste\, Radio Fragola\, Officina Samos\, HeadMadeLab\, Electrique \nhttps://www.facebook.com/events/2224543137824780 \nLa mostra rimarrà aperta al pubblico con orario feriale e festivo: 10_13 / 17_20 sino a tutto il 4 dicembre 2018.
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SUMMARY:Silenzi Urbani
DESCRIPTION:Venerdì 9 novembre 2018 alle 17 nell’ambito del festival Trieste Photo Days si terrà il vernissage della mostra “Silenzi Urbani” presso la Sala “U. Veruda” (Palazzo Costanzi\, Piazza Piccola 2\, Trieste)“Silenzi Urbani” è un omaggio collettivo a Gabriele Basilico curato da Gigliola Foschi che racchiude progetti di Loredana Celano\, Assunta D’Urzo\, Luca Rotondo\, Luca Setti e Marko Vogric. In mostra anche una selezione di positivi scattati da Gabriele Basilico per l’esposizione Trouver Trieste e conservati nella Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste. Un’inedita contaminazione tra passato e presente\, tra il maestro e i continuatori della sua opera. \nLa mostra resterà aperta fino al 25 novembre 2018. Orario: tutti i giorni 10.00-13.00 / 17.00-20.00. Ingresso libero. \n\nIl concept di “Silenzi Urbani” è ispirato a un passaggio del libro Ascolto il tuo cuore\, città di Alberto Savinio\, il cui titolo è stato ripreso per la prima personale post mortem di Gabriele Basilico all’UniCredit Pavilion di Milano nel 2015/2016. \n“Si tratta insomma di vedere le cose che gli altri non vedono: quelle che vivono all’ombra delle sorelle ammirate […]. Si tratta di vedere le cose che vedono anche gli altri\, ma nei momenti in cui gli altri non le guardano\, e quelle dimettono la rigidità della posa\, si abbandonano\, respirano più tranquille.” \n“Silenzi Urbani” vuole proporre un tipo di fotografia che suggerisca il piacere del silenzio e di quiete urbana\, sulla scia dei paesaggi cittadini raccontati da Basilico. Rimuovere l’eccesso di stereotipi visivi\, scoprire “spazi silenti” nelle città sature di rumore. \nLa rassegna mira a entrare in una dimensione di silenzio per ascoltare\, vedere e raccontare le storie trascurate\, i luoghi meno appariscenti e ammirati della città: fotografie che invitino a guardare oltre la superficie di uno spazio urbano caotico o iperfotografato\, per scoprire angoli di quiete nascosta\, per immaginare le dimensioni di una possibile affabilità urbana\, impregnata di silenzi\, mormorii\, fruscii. \nAttraverso le immagini\, ridare voce alle storie racchiuse nelle città (storie private e collettive che s’intrecciano con quelle delle città\, dei suoi cambiamenti politici\, sociali\, urbanistici). Ricercare un linguaggio fotografico che abbassi il tono della voce\, che colga i sussurri\, le ombre\, il non immediatamente udibile\, il non immediatamente visibile. \nAi fotografi coinvolti è stato chiesto di trasformarsi in storici\, in investigatori tenaci\, capaci di restituire dignità a luoghi\, a storie passate e presenti o a edifici dimenticati\, negletti. Si sono dovuti focalizzare sul silenzio dell’ascolto\, del bisogno di vedere diversamente\, con maggior cura e attenzione\, attendendo che le cose dismettano quella “rigidità della posa”\, di cui parlava Savinio e che spesso ritroviamo nelle opere di Basilico. \nProgetti esposti: \n\n Morfeo di Luca Setti\n Hval – La balena di Assunta D’Urzo\n Undefinied City di Loredana Celano\nUn Topo in viaggio di Marko Vogric\nMetropolitan Lullabies di Luca Rotondo\n\nLa lezione di Gabriele Basilico non è solo evocata ma testimoniata grazie alla presenza in mostra di una selezione di positivi dedicati a Trieste scattati dall’autore\, conservati nella Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste. Un’inedita contaminazione tra passato e presente\, tra il maestro e i continuatori della sua opera. \nAngelo Cucchetto\, creatore di Photographers.it e art director di Trieste Photo Days si è occupato della selezione dei progetti in collaborazione con la curatrice Gigliola Foschi. La scelta delle immagini della Fototeca è a cura della responsabile\, dott.ssa Claudia Colecchia. \nIl progetto Silenzi Urbani è a cura di Gigliola Foschi in collaborazione con Accademia del Silenzio\, Photographers.it\, Afi-Archivio Fotografico Italiano\, Festival Fotografico Europeo\, Trieste Photo Days e Cities.
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